Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
La Contea, la bellissima e collinare terra degli Hobbit, era un luogo idilliaco, abitato da una razza minuta e pacifica. Un'area rurale caratterizzata da dolci colline ricoperte di erba verde brillante, campi coltivati che si estendevano a perdita d'occhio, boschi ombrosi e fiumi serpeggianti, il principale dei quali era il Brandivino.
Le abitazioni degli Hobbit, conosciute come Smial, erano scavate direttamente nelle colline, con porte tondeggianti dipinte di colori vivaci, finestre fiorite e sentieri di pietra levigata. Questo conferiva a Hobbiton un'atmosfera rurale e accogliente.
Poco fuori dalla cittadina, sotto l'ombra maestosa di un enorme albero dalle fronde possenti, forse una quercia secolare, le cui radici affondavano profondamente nella terra, dal nulla si materializzò un cilindro di metallo, la cui superficie rifletteva la luce del sole con sfumature cangianti. La porta del misterioso dispositivo si aprì con un suono sordo e da essa emerse un uomo di mezza età. Aveva i capelli rossi e una barba incolta dello stesso colore, che incorniciava un volto segnato dall'esperienza, ma illuminato da uno sguardo saggio e nobile. Indossava un raffinato completo di velluto rosso, sopra una camicia nera che donava al suo aspetto un'aura enigmatica ed elegante.
Poco dopo, con un passo leggero e aggraziato, una donna lo raggiunge, prendendogli delicatamente la mano. Era bellissima: lunghi capelli castani cadevano con morbide onde sulle sue spalle, incorniciando un volto dai lineamenti nobili e raffinati. Il suo vestito, un capolavoro di eleganza, era nero con sottili rifiniture argentate che creavano delicati giochi di luce a ogni suo movimento. Il taglio dell'abito, pur evocando il fasto rinascimentale della sua epoca d'origine, aveva un tocco moderno e confortevole, adattandosi perfettamente alla sua figura.

I due non erano abitanti di quel mondo. Lui era il Guardiano, giunto alla sua dodicesima vita, un Signore del Tempo multiversale che, in passato, aveva contribuito a salvare la Contea e le terre circostanti. Lei era Vanessa Della Rovere, un'umana della Terra, sua compagna di viaggio e sua moglie.
Mentre osservavano con calma il paesaggio incantevole che si apriva davanti a loro, immersi nel suono dolce del vento tra le foglie e del cinguettio degli uccelli, due piccole manine si aggrapparono con energia alla mano destra del Guardiano, strattonandola con dolce impazienza. La fonte di quel gesto era una bambina, dall'aspetto tenero e vivace, che sembrava la versione in miniatura dell'uomo. I suoi capelli rossi brillavano al sole come fili di rame, mentre i suoi occhi azzurri scintillavano di meraviglia e curiosità. Indossava un delizioso giacchettino blu e un cappello rosso leggermente inclinato sulla testa.
<< Dai, Babbo, andiamo! >> lo incitò Emilia, indicando con entusiasmo la Contea con una manina. La piccola non vedeva l'ora di esplorarla, soprattutto perché sarebbero andati a una festa di compleanno.
<< Emilia, comportati bene e non avere fretta >> l'ammonì dolcemente la madre, chinandosi per toglierle il cappello e la sciarpa dello stesso colore. Non era certo il clima adatto per indossarli. In tutta risposta, la bambina gonfiò le gote e sbuffò, ma il broncio si dissolse rapidamente quando suo padre le arruffò i capelli con affetto.
<< Mamma, hai preso il mio album da disegno con le matite colorate? >> chiese con occhi speranzosi. La madre la guardò con un sorriso. Fin da quando aveva imparato a gattonare, Emilia aveva sempre una matita in mano: il disegno era la sua passione. Vanessa la osservava con orgoglio, vedendo in lei l'anima dei grandi artisti della sua terra natale. Sperava che un giorno la sua arte potesse raggiungere le stelle, ma per ora desiderava soltanto che la sua bambina vivesse la miglior infanzia possibile.
Proprio per questo, lei e suo marito avevano deciso di fermarsi con i viaggi nel TARDIS. Per quanto straordinari, potevano essere pericolosi. Il Guardiano, da quando Emilia era nata, aveva scelto con cura destinazioni pacifiche e la maggior parte delle volte la lasciavano dai coniugi Pond, che erano dei fantastici babysitter.
La decisione definitiva di fermarsi, però, arrivò dopo l'avventura che Emilia aveva vissuto il giorno prima con il Dottore, durante il Natale. A quanto avevano potuto capire, la piccola aveva persino usato degli esplosivi e per poco non era stata catturata da elfi assassini. Per Vanessa, questo era inaccettabile. Non incolpava il Dottore, che agiva sempre con buone intenzioni, ma Emilia aveva solo sei anni. Era troppo piccola per una vita così pericolosa.
Scelsero di stabilirsi a Greve in Chianti, nel cuore della regione vinicola del Chianti, una delle più rinomate d'Italia. Lei e il marito amavano il buon vino ed erano ottimi degustatori. Inoltre, la cittadina si trovava nella provincia di Firenze, una città a loro molto cara e facilmente raggiungibile, specialmente con un TARDIS. Inizialmente avevano pensato di trasferirsi direttamente a Firenze, ma la vita cittadina poteva essere troppo caotica per crescere una bambina. Greve offriva invece la tranquillità di un piccolo paese, simile all'atmosfera serena che li circondava ora nella Contea.
<< Tesoro, che posto è questo? Ovviamente so che siamo nella Terra di Mezzo, ma vorrei sapere il luogo preciso >> chiese Vanessa, mentre anche Emilia la guardava con curiosità.
Era certa che la loro bambina non avrebbe preso bene la decisione di fermarsi. Adorava viaggiare con il "magico salotto", il buffo soprannome che aveva dato al TARDIS, ma era intelligente e avrebbe capito.
<< Questa è la Contea, situata a nord-ovest della Terra di Mezzo, nella regione dell'Eriador >> iniziò a spiegare il Guardiano, con il tono appassionato di chi ama insegnare. << Gli Hobbit sono i principali abitanti della Contea. Sono noti per la loro statura bassa, i piedi pelosi e la passione per la buona cucina, la birra e il tabacco. Vivono in case accoglienti, spesso scavate nelle colline, chiamate Smial >>. Indicò le graziose abitazioni tondeggianti che punteggiavano il paesaggio. << La società Hobbit è pacifica e basata sulla comunità. Non hanno un governo centrale, ma sono guidati da un sindaco eletto. Le principali attività sono l'agricoltura, l'allevamento e l'artigianato. La Contea, con il suo stile di vita semplice e genuino, ricorda di più l'Inghilterra rurale del XIX secolo che il classico immaginario medievale del resto della Terra di Mezzo >>.
<< Che bello, andiamo! >> esclamò Emilia, partendo di corsa verso Hobbiton senza aspettare i genitori.
Il Guardiano alzò gli occhi al cielo con affetto. Grazie al loro legame telepatico, poteva percepire chiaramente l'esplosione di gioia della figlia.
"Non ti allontanare troppo" le disse con la mente.
Emilia si fermò per un istante, guardandosi attorno con occhi sognanti. Poi salutò i genitori con la manina e riprese a correre.
<< Lo sai? A volte invidio il vostro legame telepatico >> commentò Vanessa con un sorriso. Aveva capito che i due avevano comunicato con la mente, perché quando succedeva Emilia alzava sempre lo sguardo e si guardava intorno con un'aria dolce e confusa, come se qualcuno le parlasse dal cielo.
<< Non mi invidierai più quando sarà adolescente >> replicò lui con un sorrisetto.
Lei ridacchiò e, dopo avergli preso sottobraccio, si incamminarono insieme verso la città.

Emilia corse per le vie della Contea, passando accanto a Hobbit con carretti carichi di frutta e verdura, facendo quasi sbandare alcuni di loro. Dopo essersi fermata su un piccolo ponte di pietra e aver guardato giù nel ruscello sottostante, esclamò a gran voce:
<< Che bello! Questo è il paese dei bambini! >>
Data la statura degli Hobbit e le dimensioni ridotte delle loro case, degli animali e di tutto il resto, la Contea sembrava davvero un villaggio perfetto per i più piccoli.
<< Paese dei bambini? >> ripeté una voce furba alle sue spalle.
<< No, no, questo è il paese degli Hobbit >> aggiunge un'altra voce, altrettanto scherzosa.

Emilia si voltò e si trovò davanti due individui dall'aria vivace e sbarazzina. Il primo aveva un sorriso furbo e lo sguardo attento di chi è sempre in cerca di guai divertenti. Aveva capelli biondo scuro, mossi e un po' spettinati e occhi vispi che sembravano brillare di allegria. Indossava un gilet verde sopra una camicia color crema, con pantaloni marroni corti fino ai polpacci e una giacca lunga.
Il secondo, più alto di qualche centimetro, aveva un'espressione altrettanto maliziosa, capelli castano chiaro arruffati e un'energia travolgente che si percepiva dal suo modo di gesticolare. Il suo abbigliamento era altrettanto vivace: una camicia bianca leggermente sbottonata, un gilet giallo ocra e pantaloni corti color verde scuro. Sopra tutto portava una giacca color vinaccia.
Entrambi avevano i grandi piedi pelosi tipici degli Hobbit e un portamento rilassato, come se la vita non fosse altro che una serie di avventure pronte a essere vissute.
<< Ti piacciono i nostri piedi? >> chiese ridendo uno di loro.
<< Sono strani e buffi >> rispose lei, senza peli sulla lingua e i due scoppiarono a ridere, sicneramente divertiti.
<< Siamo Merry e Pipino, tu? >> si presentarono con un buffo e scoordinato inchino.
<< Sono Emilia! Piacere di conoscervi! >> rispose la bambina con un sorriso radioso.
<< Bene, Emilia! Vuoi venire con noi a raccogliere un po' di buon cibo? >>
<< No, non vuole >> interviene una voce profonda. Il Guardiano si era avvicinato silenziosamente e ora torreggiava su di loro, guardandoli con espressione severa. Merry e Pipino alzarono lo sguardo verso quell'uomo dai capelli rossi e dal completo insolito. << Mia figlia e io dobbiamo andare alla festa di compleanno della piccola Elanor. Festa alla quale, se non erro, siete invitati anche voi >>.
<< E tu chi saresti, signore? >> chiese Merry, osservandolo con un misto di curiosità e cautela.
L'abbigliamento dell'uomo era insolito, ma non era la prima volta che incontravano qualcuno vestito in modo strano: l'ultima volta si trattava di una donna affascinante e generosa che a loro piaceva molto.
<< Conosci per caso il Guardiano? >> domandò Pipino.
L'uomo sorrise con un lampo di malizia negli occhi. << Penso di conoscermi piuttosto bene, Peregrino Tuc >> disse, con la sua voce elegante e piena di mistero. << Vi prego, seguitemi a casa di Sam per ulteriori spiegazioni >>.
Prese in braccio Emilia, che non aveva seguito la conversazione, troppo impegnata a osservare il paesaggio da disegnare, e si incamminò con i due Hobbit al seguito.

Vanessa li aspettava sorridente, seduta sopra un recinto di legno e il Guardiano la osservò con ammirazione. Era bellissima e la sua eleganza le conferiva un'aria nobile anche mentre sedeva in modo informale. A volte si chiedeva come avesse fatto a essere così fortunato da incontrarla.
<< Babbo, fammi scendere! Ho sei anni! >> si lamentò la piccola Emilia, il suo tenero volto imbronciato. Lui acconsentì, anche perché la sua piccolina non era più leggera come un tempo. Gli mancavano i giorni in cui era una pargoletta paffuta e sorridente.

In quel momento, uno Hobbit dalla testa bionda e dal sorriso gentile uscì dalla casa, che si affacciava su un giardino meravigliosamente curato, segno evidente che qualcuno lì dentro aveva il pollice verde. La casa stessa era accogliente e luminosa, con una porta rotonda dipinta di verde e finestre adornate da tende leggere. L'interno, visibile oltre l'uscio aperto, era arredato con mobili di legno massiccio, scaffali pieni di libri e ogni superficie decorata con fiori freschi. Accanto a Sam, con il volto sorridente e gli occhi pieni di dolcezza, c'era sua moglie, che teneva tra le braccia un tenero neonato.
Lo Hobbit si avvicinò con passo deciso e dopo aver salutato Merry e Pipino, rivolse lo sguardo ai tre visitatori.
<< Salve, io sono Samwise Gamgee. Posso avere l'onore di fare la vostra conoscenza? >>
<< Io sono Emilia! >> rispose prima la bambina, poi indicò con orgoglio i suoi genitori. << Lui è il Guardiano, il mio babbo, mentre lei è Vanessa, la mia mamma >>.
<< Quindi lei è il Guardiano. Sono lieto che abbia accettato il mio invito, vi prego, entrate >> disse gentilmente Sam, aprendo il cancelletto di legno per farli passare.
<< Non sembri sorpreso dal mio aspetto, mio vecchio amico >>.
<< Sono già stato avvertito del cambiamento che avete subito >> rispose Sam e il Guardiano pensò subito ad Aragorn e Arwen. Probabilmente erano stati loro a informarlo. Ripensò con un sorriso al viaggio che avevano fatto insieme nel TARDIS, visitando alcune delle città più belle ed eleganti del multiverso.
Entrare nello smial di Sam fu un'impresa per il Guardiano e Vanessa, che dovettero chinarsi per passare dalla porta e muoversi con cautela tra i soffitti bassi. Emilia, invece, entrò con facilità e si guardò attorno con gli occhi sgranati e la bocca aperta per lo stupore. Subito si avvicinò alla figlia di Sam e senza esitazione, la abracciò.
<< Che carina che sei! Sembri una bambola che cammina! >> esclamò, ridendo. Per chiunque fosse più alto, i bambini Hobbit apparivano davvero come adorabili bambole viventi.
La figlia di Sam ricambiò l'abbraccio con un sorriso. << Benvenuta alla mia festa! Vieni, ti faccio vedere dove si mangia! >>
La condusse in una stanza dove un lungo tavolo era imbandito con ogni tipo di prelibatezza. Nonostante il tavolo fosse grande per gli standard Hobbit, Sam aveva deciso di organizzare una festa intima, con la sua famiglia, Merry, Pipino e il Guardiano con la sua. Aveva invitato anche i suoi vecchi compagni d'avventura, ma per vari motivi nessuno era riuscito a venire. L'assenza più pesante era quella di Frodo, che da tempo aveva lasciato la Terra di Mezzo per le Terre Immortali. Sam sospirò. Gli mancava terribilmente il suo più vecchio amico.
Vedendo il Guardiano e Vanessa scomodi, Sam decise di spostare il tavolo in giardino. Era una calda giornata estiva e il sole dorato rendeva il momento ancora più piacevole.
Si mangiò con gusto, tra risate e racconti di vecchie avventure. Ovviamente, il più loquace fu il Guardiano, a cui Sam aveva chiesto di intrattenere tutti con i suoi viaggi nel multiverso. Quando venne il momento dei regali, Emilia fece sfigurare tutti: con il set da disegno che si era portata dietro, aveva realizzato un ritratto della famiglia Gamgee con il bellissimo paesaggio che si vedeva dal ponte. Nonostante i tratti infantili, il disegno era bellissimo, segno di un talento che si sarebbe sviluppato ancora di più con il tempo.
Dopo pranzo, mentre gli adulti si rilassavano, Vanessa era appoggiata alla spalla del marito, quasi addormentata e Sam che sorseggiava soddisfatto una birra scura, l'allegro terzetto composto da Emilia, Merry e Pipino sgattaiolò via in cerca di guai.
Raggiunsero il campo del vecchio Muddok e rubarono quante più verdure possibili, ridendo e scherzando, finché non si udì il latrato di un cane e il borbottare di un contadino infuriato. Senza pensarci due volte, si diedero alla fuga verso la foresta. Si fermarono solo una volta arrivati tra gli alberi, ansimanti per la corsa. Fu allora che si accorsero che Emilia non era più con loro.
La bambina, senza rendersene conto, si era addentrata nella foresta. Lì la vegetazione era fitta e l'ombra perenne, rischiarata solo da sottili raggi di sole che si facevano strada tra le foglie. Si guardava attorno, il cuore che le batteva forte nel petto. Tutta l'euforia di prima si dissolve, lasciando posto alla paura.
<< Merry? Pipino? Dove siete? >> chiamò con la sua vocina, cercando di orientarsi, ma non c'era nulla di familiare attorno a lei. Il bosco si faceva sempre più inquietante. I rami degli alberi le sembravano artigli pronti a ghermirla, le ombre minacce in agguato. Iniziò a tremare e le prime lacrime le rigarono il volto. Si accovacciò vicino a un albero, stringendosi le ginocchia.
<< Mamma... babbo... >> mormorò, la voce rotta dai singhiozzi. Fu allora che davanti a lei apparve una calda luce abbagliante.

Un vecchio dalla lunga barba bianca e dall'aria gentile la osservava con un sorriso tra il divertito e il paterno. Indossava una veste candida e impugnava un bastone di legno intagliato.
<< Una bambina come te non dovrebbe avventurarsi così nella foresta» disse con dolcezza. Poi le tese una mano. << Andiamo dai tuoi genitori, ti va? >>
Emilia annuì, asciugandosi le lacrime e lasciò che il vecchio la conducesse fuori dal bosco. Una volta fuori dalla foresta, corse subito tra le braccia dei suoi genitori, che la strinsero forte. Poi il Guardiano si avvicinò al vecchio mago.
<< Grazie per aver ritrovato mia figlia, Gandalf. Ti devo un favore >> lo ringraziò il Guardiano.
<< Nessun favore, vecchio amico >> ridacchiò il mago. << Noto con piacere che tua figlia ha la tua stessa abitudine di cacciarsi nei guai >>
Il Guardiano sembrò quasi sbuffare divertito. << Quello che dici sembrerebbe vero, ma è solo una bambina e i bambini sono tutti curiosi di natura. Tuttavia, c'è un motivo per cui io e mia moglie abbiamo deciso di fermarci: vogliamo davvero che Emilia abbia la miglior vita possibile >>
Sospettava già che Gandalf fosse a conoscenza della loro scelta. Quel vecchio mago sapeva sempre più di quanto lasciasse intendere e questo gli ricordava un altro suo amico celeste: Enoch. La differenza tra i due era sottile ma chiara. Enoch era un pagliaccio scherzoso che alternava momenti di leggerezza a una serietà quasi inquietante; Gandalf, invece, era sempre saggio e composto, sebbene anche lui sapesse essere buffo a suo modo.
<< Tu e tua moglie avete fatto la scelta giusta >> disse il mago con calma. << Ed è giusta anche la decisione che ti sei tenuto dentro, quella che non hai detto a nessuno: cancellare piano piano i ricordi della tua bambina sullo spazio-tempo, facendole credere che fossero solo sogni e nulla di più >>. Il Guardiano non rispose, ma Gandalf continuò con un sorriso enigmatico. << Ti avverto, però: per quanto questa scelta sia la più giusta, prima o poi il multiverso busserà alla sua porta... e l'Artista spiccherà il volo >>.
Il Guardiano sorrise con orgoglio. Sapeva fin dall'inizio che Emilia era destinata a brillare tra le stelle. La sua decisione era solo temporanea, pensata per la sua infanzia, non per il suo futuro. Il nome "Artista" non gli era nuovo, ma in quel momento non ricordava dove lo avesse già sentito. Prima che potesse rifletterci troppo, i due Hobbit dispettosi, dopo aver chiesto scusa alla loro piccola nuova amica, corsero dal mago con entusiasmo.
<< Gandalf! Stasera farai i fuochi d'artificio? >> chiese Pipino, gli occhi pieni di speranza.
<< Va bene, va bene, testone di un Tuc! >> sbottò il mago con un sorriso e tutti si incamminarono contenti verso Hobbiton.

Quella sera i fuochi furono spettacolari. Emilia, seduta tra i suoi genitori su una panca, guardava il cielo estasiata. << Babbo, guarda quanti colori! >> esclamò, indicando con la manina un fuoco d'artificio rosso che si spense subito dopo. << Quando torneremo nel magico salotto, voglio disegnarlo! E voglio anche fare un disegno per il nonnino! >> aggiunse, riferendosi a Gandalf.
<< Li farai domani >> intervenne sua madre con dolce fermezza. << Tornati a casa, andrai dritta a letto. Sei in punizione per essere scappata senza avvisare >>.
Nonostante il tono severo, nei suoi occhi brillava la gioia nel vedere sua figlia così felice. Mai avrebbe sperato di avere una bambina nata dall'amore. Per la sua epoca, la miglior prospettiva per una donna era sposare un nobile e generare un erede per continuare la discendenza. Ma lei era stata fortunata: un uomo delle stelle era sceso per prenderla con sé, portandola in un'infinità di avventure. Guardando gli Hobbit ridere e festeggiare, ammise a se stessa che le sarebbe mancato esplorare il multiverso. Tuttavia, come madre, la scelta era facile: sua figlia aveva la priorità.
<< Uffa! >> borbottò Emilia con il broncio.
<< Tua madre ha ragione, signorina. Ci hai fatti preoccupare non poco >> disse suo padre con un sorriso gentile. Tuttavia, nei suoi occhi si leggeva una tristezza senza tempo, il riflesso di un passato lontano.
Aveva combattuto in una guerra sanguinosa e in quella guerra aveva perso suo figlio. Per quanto i millenni avessero attenuato il dolore, esso non era mai scomparso del tutto. Non avrebbe mai permesso che Emilia facesse la stessa fine del fratello. Se necessario, avrebbe dato la vita per proteggerla. Senza dire nulla, li strinse entrambi in un abbraccio. Come Signore del Tempo, sapeva che Vanessa sarebbe invecchiata, in quanto umana e soffriva già al pensiero di vederla appassire, ma il presente era ciò che contava e non aveva senso perdersi in pensieri infausti. Inoltre, anche quando sua moglie non ci fosse più stata, avrebbe comunque avuto Emilia.
A fine serata, quando la folla si disperse per tornare nei propri smial a riposare, anche la famiglia del Guardiano si preparò ad andarsene, ma prima, Emilia volle dare un ultimo abbraccio a tutti.
L'ultimo, ma non meno importante, fu Gandalf. << Grazie per avermi riportato da babbo e mamma, nonnino! >> gli disse con un sorriso dolce.
Il mago si chinò per accarezzarle la testolina, ridacchiando bonariamente. Emilia gli stampò un bacino sulla guancia. << Ci rivedremo, dolce piccola Emilia. >> Lei annuì entusiasta.
Poco dopo, la famiglia entrò nel TARDIS, e la macchina scomparve, diretta verso infiniti mondi e infinite realtà. Realtà che già conoscevano il Guardiano... ma che ben presto avrebbero conosciuto anche l'Artista.
Perché, in fondo, questa è la sua storia.