Sulla Sogliadel Canone

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Capitolo XI

Copertina di Le molte vite dell'Artista
Copertina con AI

Le molte vite dell'Artista

di @sayman

Crossover, Doctor Who (fandom generico) · Classificazione: Generale · In corso

99.518 parole · 13 capitoli · 2 letture · aggiornata il 1 ottobre · nessuna recensione ›

Personaggi

Personaggi originali

Artista

Capitoli

13 capitoli, dal 6 maggio al 1º ottobre

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Riassunto

Riassunto

Questa raccolta presenta brevi avventure incentrate sul misterioso viaggiatore omniversale noto come l'Artista.

Capitolo 11

Il fan tossico

6.770 parole, circa 34 minuti

Copertina del capitolo 11

J-Time se ne stava appoggiato con entrambe le mani alla console, il busto leggermente inclinato in avanti e un grande sorriso stampato in faccia. Viaggiare con Anika era stato... fantastico. Avevano riso, cantato e ballato; le aveva fatto esplorare mondi impossibili e conoscere personaggi famosi che lei adorava, come Michael Jackson, Bruno Mars o Mary J. Blige. Le aveva fatto incontrare anche svariati cantanti alieni, mentre ballavano nelle piste antigravità o sulle dune mobili di Patalonium. 

Certo, le loro avventure non erano state tutte rose e fiori, visto che molti cantanti — come Donna Summer — vivevano in un periodo storico americano che non era molto gentile con le persone di colore. Lui ci era già abituato, vista la sua esperienza secolare, oltre al fatto che il razzismo era una piaga che dilagava in ogni angolo dell'Omniverso: era stato in un mondo dove venivi discriminato e insultato se avevi meno di sedici arti. Per Anika però, per quanto se l'aspettasse, non fu bello. Però, come le disse, se si pensa solo agli aspetti negativi di un'epoca, allora non ci si gode quelli positivi e alla fine, tutto sommato, si erano divertiti.

Un viaggio interessante fu quello in cui cantarono nel castello di Corlys Velaryon, situato nel Driftmark, nel problematico ma affascinante mondo del Trono di Spade, conosciuto come Planetos. Per scherzo si erano fatti anche i capelli platinati come il padrone di casa. Erano riusciti a scattarsi un selfie e, alla fine della fiera, erano rimasti subito simpatici al burbero uomo di mare e alla sua ancor più burbera moglie, Rhaenys Targaryen.

Visto che però J non voleva davvero essere in alcun modo coinvolto nella Danza dei Draghi, non restarono molto, con grande dispiacere di Anika, che trovava quel mondo interessante, non conoscendo ancora la serie TV — nella sua epoca non era ancora...

Visto che però J non voleva davvero essere in alcun modo coinvolto nella Danza dei Draghi, non restarono molto, con grande dispiacere di Anika, che trovava quel mondo interessante, non conoscendo ancora la serie TV — nella sua epoca non era ancora uscita — e non avendo nemmeno letto i libri. Però... qualche dritta a Corlys gliel'aveva data, quello sì. 

Purtroppo ogni cosa bella doveva finire e la sua migliore amica doveva tornare a casa nella sua epoca. Cosa che sapeva bene, visto che tra le persone che aspettavano — tra tante virgolette, visto che grazie ai viaggi nel tempo in realtà agli occhi degli altri non se n'era mai andata — vi era anche la sua vita originale, la rossa Emily, che prima o poi sarebbe tornata a farle visita.

Un rumore di rotelle che strisciavano sul pavimento lo fece voltare con un sorriso. Anika era lì, con i suoi soliti capelli afro e il sorriso solare che tanto la contraddistinguevano. Aveva indossato ancora una volta i vestiti della prima volta che aveva messo piede in quel luogo: una maglietta senza maniche multicolore e dei jeans blu. Portava una valigia che si vedeva chiaramente che stava straripando e anche un borsone sulla spalla destra pieno di cose che aveva comprato in giro per le realtà. Sì, la sua migliore amica aveva un problema.

<< Ok, ci siamo allora... >> sorrise lei, anche se era visivamente triste. Gli addii non erano mai belli. 

<< Yo Anika >> le sorrise lui, << prima che tu vada ho un ultimo regalo per te! >> detto ciò pigiò un pulsante sulla console e la musica partì.

Yo Anika, sogni grandi, visioni aperte,

La vita è un'ottovolante, devi farla scorrere,

L'orologio corre, il mondo gira, niente rewind,

Il cuore batte, la passione è la tua grind.

Iniziò a cantare con un sorriso in faccia. Aveva un messaggio da dirle e voleva che le rimanesse impresso a fuoco nella mente e nel cuore.

Ti sei svegliata con niente tranne un sogno in tasca,

Tempeste davanti provano a spezzarti la traccia,

Ma ragazza, sei fuoco, esplodi come una razza,

Nessuno ti ferma, punta e aggancia.

Anika lo osservò con un grande sorriso, molto probabilmente avendo già capito dove voleva andare a parare.

Insegui i tuoi sogni, senza voltarti mai,

Costruisci la strada su questo percorso storto,

Risorgi dalla polvere, cuore in fiamme,

Sali più in alto, non ti stancare.

Anika doveva inseguire i suoi sogni, perché se lo meritava e anche perché era una cantante straordinaria. Sapeva che cosa ne pensava sua madre, ma J sapeva che un genitore — uno decente, quanto meno — non avrebbe mai bloccato i sogni del figlio, anche se si rendeva conto che non sempre era facile e che molto spesso, come nel caso della madre di Anika, lo facevano solo per proteggerli. Ma era una protezione che però spegneva gli animi e non voleva questo per la sua amica.

I sogni, ombre nella notte,

Allunga la mano, afferrali forte,

Credi in te stessa, sei tu la botta,

Accendi la fiamma, falla esplodere.

Immagina il futuro, limpido e sincero,

Ostacoli ci sono, ma non c'è davvero timore,

La speranza negli occhi, visione che è un sentiero,

Continua a spingere, il successo è vicino davvero.

E non lo diceva tanto per dire... conosceva il suo futuro, visto che era il suo passato; sapeva già la fantastica donna e soprattutto la fantastica cantante che sarebbe diventata. Purtroppo la vita tende a dividere le persone, anche i migliori amici e loro due si erano un po' perse per strada... Emily era volata nello spazio, mentre Anika aveva stretto nuove amicizie sulla Terra, visto che — anche se la ragazza davanti a lui non lo sapeva ancora — presto la madre avrebbe deciso di tornare in America. 

Forse erano state proprio le scelte dei loro genitori, che avevano deciso di andarsene da Londra, o i loro diversi gusti, le paure di Emily di vedere i propri cari invecchiare, o semplicemente la vita a farle allontanare, ma grazie ai viaggi nel tempo, in un certo senso, quell'amicizia si era riformata più forte di prima.

Insegui i tuoi sogni, senza voltarti mai,

Costruisci la strada su questo percorso storto,

Risorgi dalla polvere, cuore in fiamme,

Sali più in alto, non ti stancare.

Dopo l'ennesimo ritornello l'amica lo abbracciò commossa, per poi mettersi a cantare con lui quella canzone divertendosi un mondo. Cavolo quanto le sarebbe mancata!

Dopo essersi abbracciati ancora una volta, la ragazza prese le valigie e si incamminò verso l'uscita, ma non prima di aver chiesto con una voce speranzosa: 

<< Ci rivedremo vero? >> sorrise, ma era uno di quei sorrisi tristi. << Voglio dire... rivedrò questa versione di te? Altrimenti lo so che ci sarà Emily, ovviamente >>.

<< Ci puoi giurare >> la tranquillizzò lui e realizzò che forse era stato proprio il fatto che la loro amicizia aveva "rovinato" la loro amicizia. Se lui sarebbe andato a trovarla, allora per Anika gestire due sue varianti non doveva essere stato facile e se il rapper del futuro era con lei allora non c'era spazio per la disegnatrice del passato. Cavolo, i viaggi nel tempo erano un vero casino alle volte!

L'accompagnò all'uscita, aprendole la porta con un inchino come un gentiluomo, facendola ridere, ma quando mise piede nella sua camera, scomparve all'improvviso, avvolta da un'energia rossa.

<< Yo! Ma questa ragazza ha il vizio di farsi teletrasportare o cosa? >> imprecò, mentre con la sua J Sonica analizzava l'energia di smaterializzazione. Poi corse verso la console e infilò il condolo in una presa dedicata. Subito il TARDIS lo portò alla fonte del segnale.

––––––•––––––

Una volta sceso si ritrovò in un ambiente metallico di un grigio scuro uniforme, rischiarato solo da una luce debole che filtrava dall'alto e disegnava ombre lunghe sulle pareti. L'aria era fredda, quasi immobile. Alla sua destra notò una grande porta blindata, massiccia, con una singola luce rossa sopra che pulsava lentamente.

Con un secco rumore di risucchio, il suo TARDIS — che aveva preso l'aspetto di un armadietto di metallo — scomparve nel pavimento, inghiottito da una botola che si era aperta per poi richiudersi un secondo dopo. Quando provò a usare la J Sonica per richiamarlo, scoprì che non funzionava, facendolo allarmare.

<< Ciao!! >> una voce allegra, sia robotica che stranamente umana, ma con qualcosa che non tornava, lo fece sobbalzare. Voltandosi, notò che la parete sinistra mostrava un gigantesco occhio rosso che lo osservava curioso.

<< Ciao, chi sei? >> gli chiese con un sorriso incerto, cercando di essere amichevole, cosa non facile date le circostanze

<< Ciao, chi sei? >> gli chiese con un sorriso incerto, cercando di essere amichevole, cosa non facile date le circostanze.

<< Sono THE ARTIST'S SUPER FAN!! >> urlò lui. << Ti ho scritto molte volte sotto i tuoi video, non mi riconosci? >> chiese con un tono che sembrava sia deluso che arrabbiato.

<< Ehm... no, mi dispiace... >> si scusò lui. Aveva milioni e milioni di fan in tutto l'Omniverso, per non parlare del fatto che in certi mondi era più noto, mentre in altri lo era di meno, oltre al fatto che i fan di J-Time non erano gli stessi di Paradox o delle sue altre vite, visto che praticavano arti diverse.

<< Davvero? >> chiese deluso. << Ma sono colui che ti ha commentato sotto l'annuncio del tuo nuovo film su Web Social X! >>

Il suo film? Lo seguiva da quando era Emilia Stella? Inoltre... quel social fu chiuso proprio perché era pieno di pazzi galattici delle Galassie di Trinian, il che non aiutava a tranquillizzarlo affatto, visto che una terribile idea si stava formando nella sua mente.

<< Yoh, ascolta... posso chiamarti Tim? >>

<< Puoi chiamarmi come vuoi! >>

<< Ok Tim, sono venuto qui per cercare una mia amica, si chiama Anika, l'hai vista? >> J era certo che l'avesse vista. Nella sua testa, il fatto che Tim non l'avesse considerato in passato rendeva fin troppo plausibile che avesse rapito la sua amica per attirare la sua attenzione; ma, non volendo accusare nessuno senza prove, aveva deciso di mantenere un atteggiamento amichevole per il momento.

<< Certo che so dov'è! L'ho aggiunta alla mia fantastica collezione! >> urlò lui. << Un gran bel pezzo davvero, ma ne ho altri, guarda! >>

Davanti a lui, sul muro in fondo, scesero con un leggero tonfo due capsule criogeniche dove... nel vedere chi c'era nella cella a destra sbiancò, per poi provare una rabbia che non era nella sua natura. Che diavolo ci faceva sua figlia congelata come un pezzo d'esposizione?!

Non si sbagliava: era proprio la sua piccola Alexandra, giovane e castana come se la ricordava, con la solita camicia bianca da vera lavoratrice d'ufficio. Era da tanto tempo che non la vedeva così giovane... il suo funerale, insieme a quello del fratello morti di vecchiaia, fu il motivo per cui Paradox diventò lui...

Vedere l'occupante dell'altra capsula lo fece infuriare ancor di più. Il dolce e tenero Chang, sempre con quell'aspetto paffuto e con i lineamenti tipici della sua origine cinese che lo rendevano ancora più adorabile, non si meritava quello... non dopo che si era preso cura di lui — o all'epoca lei — durante la sua prima vecchiaia.

<< Yo, liberali subito! >> sbottò il rapper, mentre faceva passi avanti e indietro agitato.

<< Perché? Se apro la carta le action figures si rovinano, no? >>

<< Action...? >> represse una bestemmia. << Ascolta... una di loro è mia figlia e vorrei assicurarmi che stia bene >>.

In quel momento, sopra al vetro delle celle si accesero i parametri vitali.

<< Visto? Stanno benone! >>

<< E io come faccio a saperlo? >> chiese. << Sei tu che controlli il luogo, oppure — visto che sei un'enorme macchina — magari sei tu stesso il luogo, quindi potresti aver falsificato le analisi >>.

In realtà sapeva che molto probabilmente non era così, ma voleva trovare una scusa per liberare i due il prima possibile, anche se c'era anche Anika da trovare e chissà chi altro. Alla fine era bravo con le parole e magari riusciva a convincerlo.

<< Ufff e va bene, ma solo perché sei tu >> "sbuffò" l'enorme macchina, e le capsule si aprirono con un sonoro ronzio.

––––––•––––––

Alex era tornata la sera tardi da lavoro e si stava cucinando un piatto salutare nella sua cucina, un ambiente ordinatissimo e luminoso, con ampie vetrate che lasciavano entrare la luce della città. Ogni cosa era al suo posto: i coltelli allineati per grandezza, i barattoli etichettati, il piano di lavoro immacolato e gli elettrodomestici disposti in modo simmetrico. 

Mentre affettava i cetrioli, la sua mente vagò verso il suo dolce fratellino, che in quel momento vagava chissà dove nello spazio insieme a quella pazza della loro madre, Paradox

Mentre affettava i cetrioli, la sua mente vagò verso il suo dolce fratellino, che in quel momento vagava chissà dove nello spazio insieme a quella pazza della loro madre, Paradox.

Era contenta di non essere andata con loro, anche se le dispiaceva aver abbandonato Xavier, ma per lei quella vita... era caos puro e con sua madre sarebbe stato peggio. Adorava la sua quotidianità e non l'avrebbe scambiata per nulla al mondo.

Prima di mettere i cetrioli nell'insalata mista, venne avvolta da una strana luce rossa e subito dopo sentì solo il freddo.

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Chang osservava il laghetto dell'Ospizio di San Cristoforo, che brillava d'argento sotto la calda luce solare, con uno sguardo nostalgico. Era passato un anno da quando la sua paziente preferita, la gentile Emilia, si era rigenerata ed era volata nel tempo e nello spazio. 

Gli mancava: era bello osservarla mentre dipingeva stupendi capolavori, pennellata dopo pennellata

Gli mancava: era bello osservarla mentre dipingeva stupendi capolavori, pennellata dopo pennellata. Inoltre... era anche un po' abbattuto dal fatto che non fosse tornata a salutarlo ogni tanto, anche se giustamente aveva di meglio da fare che andare a visitare il suo infermiere.

Vi erano dei giorni in cui si era pentito di non aver accettato di viaggiare con lei, ma poi si riscuoteva perché sapeva di aver fatto la scelta giusta. Lui era necessario lì: Emilia non era l'unica vecchietta bisognosa di aiuto e, inoltre, aveva una vita da vivere, una vita che tutto sommato — per quanto semplice e ordinaria — gli piaceva. E ora che si stava anche frequentando con una ragazza, gli sembrava ancora più raggiante.

Dopo essersi stiracchiato, decise che era tempo di tornare a lavoro, ma venne avvolto da una strana energia rossa e subito dopo sentì solo freddo.

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Quando la sensazione di freddo cessò, i due si sentirono intorpiditi, come se fossero rimasti seduti per troppo tempo e avessero decisamente bisogno di muoversi. << Fate piano >> disse una voce gentile, mentre Alex si sentiva tirare su delicatamente.

Dopo essersi guardati intorno, sia confusi che spaventati, notarono un rapper afroamericano che li osservava con un grande sorriso, anche se sembrava smorzato dalla preoccupazione.

A Chang parve la classica icona Hip Hop super cool, tanto che si immaginava una musichetta hip hop in sottofondo. Il ragazzo indossava — almeno, così gli sembrava, visto che non era bravo in moda — una giacca varsity blu con maniche bianche e bordi chiari, una maglietta bianca pulita sotto e un cappellino blu girato all'indietro che gli dava quell'aria street rilassata. Il tutto era completato dalla collana d'oro con il pendente a forma di J. Doveva ammettere che il blu gli donava davvero.

<< Ok, per evitare infinite spiegazioni... Tim, puoi sbloccarmi un minimo la mia J sonica? Non ho in mente nulla di folle, tranquillo >>  chiese il rapper. 

<< Uhm... ok? >> rispose la voce meccanica e solo allora i due notarono quell'orribile occhio rosso alla loro destra. Ma che diamine era? 

<< Non mi fido molto però. Ok, ti adoro, ma sento che sei arrabbiato... >> 

<< Hai tu il controllo della situazione. Quindi ti prego... fammi questo piccolo favore >> lo pregò lui. 

<< Ok... procedi pure... >> acconsentì l'altro. 

Dopo aver pigiato la collana, dietro di lui apparvero tre ologrammi di altrettante donne. 

Le prime due Chang le riconobbe all'istante: la tenera vecchina Emilia, con lo sguardo gentile e i capelli rosso fuoco e la possente bionda in cui si era rigenerata

Le prime due Chang le riconobbe all'istante: la tenera vecchina Emilia, con lo sguardo gentile e i capelli rosso fuoco e la possente bionda in cui si era rigenerata. Accanto a lei vi era una donna rock dal sorriso sfacciato e dai colori blu e verdi che... 

<< Mamma?! >> doveva essere la madre di quella ragazza e anche... oh...! 

<< Emilia, Emily, Paradox e... >> si indicò con un sorriso. << J-Time! Stesso Signore del Tempo, vite diverse! >>

L'ologramma scomparve, facendo sbuffare il rapper, visto che Tim doveva averlo disattivato ancora una volta.

<< Ma certo che c'eri dietro tu questo delirio! >> sbottò Alex osservandolo. << Ma poi... sei un tipo! >> Ok, sapeva che poteva cambiare volto — o così aveva capito dalla storia del ritratto cuoca nel TARDIS — ma addirittura poteva cambiare genere?!

<< Yo, non è colpa mia ok? >> sbuffò l'altro.

<< Visto? Le due action figures stanno bene! >> disse eccitato Tim, guadagnandosi un'occhiataccia generale.

<< Come scusa?! >> chiese incazzata Alex, che sperava con tutta se stessa di aver capito male.

<< Sei una sorta di collezionista pazzo? >> chiese timidamente Chang.

<< Cosa?! Non sono pazzo! >> sbottò la macchina. << Ho solo creato la più grande collezione dell'Artista! Ammirate! >>

Con un sonoro rumore, la grande porta blindata accanto a loro si aprì, rivelando una sala più luminosa, piena di vetri brillanti. Una volta entrati, però, inorriditi, scoprirono che quei vetri non erano altro che infinite capsule di ibernazione posizionate sui muri di una grande stanza sferica.

Loro si trovavano su un ponte di ferro rialzato che attraversava la sala da parte a parte, sospeso sopra il vuoto centrale come una passerella industriale, con corrimano metallici e luci fredde che illuminavano il percorso.

J, con orrore, corse su e giù per la piattaforma osservando i volti congelati: persone che conosceva bene, con cui aveva condiviso avventure e pezzi di vita. Vide i membri dei Paradox — escluso Gabriele, perché Tim non era abbastanza folle da tentare di catturare un arcangelo — e non scorse nessuna delle rigenerazioni del Guardiano, segno che Tim non aveva osato toccare nemmeno lui.

Poco più avanti riconobbe Blongbo Patroni, il commerciante di spezie del mondo inverso di Deborah, il vecchio amico blu dalla barba viola che era stato un grande compagno della sua sesta versione.

<< Papà? >>Dall'altra parte, Alex aveva appena individuato Jared Cross: capelli platinati che detestava, abiti rock e tatuaggi ovunque.

<< Papà? >>Dall'altra parte, Alex aveva appena individuato Jared Cross: capelli platinati che detestava, abiti rock e tatuaggi ovunque

Sia J che Alex cercarono subito Xavier, e lo trovarono accanto al padre. J notò che Tim aveva disposto tutti in modo maniacale, come solo un fan ossessivo avrebbe potuto fare.

Alla destra di Jared c'era Vakmar delle Ossa, l'orco guerriero che era stato uno dei tanti amanti di Paradox, insieme ad altre scappatelle della sua versione rockettara. Più in fondo, J scorse anche Milo, il gatto umanoide di Nuova Nuova Terra.

Incazzato più che mai, cambiò ancora una volta sponda e notò un tenero coniglio dal pelo bianco. Chi era? 

Un pò più in là vi era Anika! Eccola, addormentata come se fosse tutto normale, quando non lo era per niente.

L'occhio gigante questa volta apparve in fondo alla stanza, in alto.

<< Allora... vi piace? >> chiese curioso, con un pizzico di eccitazione.

<< Spero che tu stia scherzando >> gli rispose freddo J, con uno sguardo pieno d'odio.

<< Ma non ti senti onorato? È la tua più grande collezione su di te!! >>

<< Secondo te mi sento onorato?! >> lo guardò malissimo. << Hai rapito i miei figli, i miei migliori amici e persone innocenti! Secondo te questo è il modo migliore per onorarmi?! >>

<< Certo!! >> rispose con un pizzico di follia. << Tutta la vita conservata per sempre, non è stupendo? Inoltre... gli altri fan saranno super invidiosi della mia collezione! >>

Chang alzò la mano timidamente. 

<< Non sei a scuola, Chang >> lo ammonì Tim.

<< Questa ragazza è la figlia di Emilia, giusto? >> chiese.

<< Beh, credo? Mia madre si chiama Emily Paradox, Emilia è il nome che si è scelta in Italia? >> alzò le spalle dubbiosa. << Comunque mi chiamo Alexandra Cross, ma puoi chiamarmi semplicemente Alex >>.

<< Wen Chang, piacere >> le sorrise timidamente.

<< Il mio vero nome è Emilia della Rovere, sono italiana >> spiegò J ai due. << Ma sia Paradox che questa versione di me sono due rigenerazioni americane >>. 

<< Ok >> Chang annuì, per poi guardare il gigantesco occhio meccanico. << Se lei è la figlia di Emilia o Emilio... e lui è nel suo futuro, allora congelarla nel passato non rovinerebbe lo spazio‑tempo o cose del genere? Mi sono spiegato male, ma... >>

<< Chang, ascolta >> disse Alex. << Quello che hai detto forse è vero, non me ne intendo di queste follie, ma non credo che al nostro rapitore importi qualcosa, visto che quelli come lui se ne sbattono delle conseguenze delle loro azioni >>.

<< Non c'è nessuno come me! >> sbottò il robot. << Io sono il fan numero uno! >>

<< Appunto! >> gli rispose la ragazza guardandolo in cagnesco. << Così come lo era Tracy Glittery, la fan numero uno dei Renegade, che aveva pensato bene di rapirmi una volta uscita da scuola a sei anni?! >>

Per quanto per Alex quell'evento non fosse poi così traumatico — era piccolina, e Tracy comunque l'aveva trattata bene, offrendole anche un gelato — lo ricordava come un sogno strano e nulla di più. Solo crescendo si era resa conto della vera e propria situazione, facendola gelare. Molto probabilmente da bambina l 'aveva scambiata per un amica della madre o qualcosa di simile. Il pugno spacca‑molari che sua madre le aveva tirato però non se lo scorderà mai, così come la preoccupazione del padre, che voleva addirittura cambiare città. Emily però gli aveva fatto notare che non sarebbe cambiato niente, visto che i fan tossici stanno ovunque e, beh, aveva ragione, visto che a quanto pare erano anche nello spazio!

Anche J ovviamente ricordava quell'evento. Fu orribile e visto che in quel periodo aspettava Xavier, tirare quel pugno misto all'ansia non le aveva fatto bene, facendole venire una serie di nausee. Ricordava con affetto quando, con Jared, quella sera avevano preso la figlia e, dopo averla coccolata, avevano dormito tutti insieme nel lettone.

<< Quindi complimenti per essere il fan tossico numero uno >> lo prese in giro la ragazza.

<< Ma tu non capisci! Io sto onorando tua madre! Tutte le sue vite! >>

<< Beh, non mi sento affatto onorato, chissà perché?! >> sbottò J.

<< Perché forse non hai ancora visto i posti a te dedicati? >> Tim illuminò tredici capsule situate in alto, dorate rispetto alle altre. Ognuna corrispondeva a una versione dell'Artista. Visto che le capsule erano ancora vuote, J pensò che lui non dovesse essere lì. Non ancora. Molto probabilmente, essendo il protagonista di quella collezione, Tim lo avrebbe tenuto per ultimo, partendo da Emily in su, vista l'ordine maniacale con cui aveva disposto gli altri. Quindi, con ogni probabilità, J non doveva essere lì: lo aveva in un certo senso preso con le mani nel paniere quando aveva rapito Anika. Però... quando era arrivato, la macchina non era sembrata sorpresa di vederlo. Quindi... lo aspettava? O aveva almeno preso in considerazione di essere beccato da una delle sue versioni? Alla fine della fiera era inutile ragionare come un pazzo e poco importava, visto che tanto era lì. Sbuffando, J si passò la mano destra sulla faccia con fare irritato.

<< Oh sì! È giunto quel momento? >> chiese tutto eccitato Tim e i tre lo guardarono straniti. << Dai, lo sapete: il momento in cui J‑Time canta una nuova hit creata sul momento per farmi comprendere un messaggio importante? >>

<< Non canterò per te! >> rispose J truce.

<< Perché? >> l'occhio gigante si abbassò con fare triste.

<< E lo chiedi pure?! >> sbottò. << Non ti meriti una canzone! >>

<< Ma sono il tuo fan numero uno... >> mormorò lui.

<< No, non lo sei. Sei solo uno psicopatico che se ne frega delle vite altrui e delle conseguenze pur di completare la sua collezione di persone. >> J fece un passo avanti. << Un mio vero fan mi rispetta come persona, ama la mia musica e si diverte con me, anche a distanza. Apprezza il lavoro che faccio, ma lo fa con garbo e rispetto. Là fuori >> sorrise << ci sono fan straordinari, che mi hanno fatto fan art, remix, video. Che avevano pianto quando li avevo abbracciati e che mi avevano detto che la mia musica — o beh, le mie arti — gli avevano cambiato la vita in meglio, anche solo per un'ora. >> Il suo sorriso si allargò ancora di più. << Io sono l'Artista e questo è il mio modo di aiutare le persone: con la mia arte. E tu... tu ci stai sputando sopra, calpestando tutto con i tuoi piedoni metallici, ignorando i sorrisi degli altri fan perché, giustamente, tu sei più importante, no? I fan tossici come te non sono veri fan, ma solo piccole persone, che hanno una piccola vita e usano i loro idoli per riempirla, ma nel modo più sbagliato! >>

<< NON È AFFATTO VERO!!! >> La struttura tremò per la furia di Tim. << Quando ti avrò congelato non mi dirai più queste brutte cose! >>

<< Vero, ma tu saprai sempre che te le ha dette e ogni volta che guarderai la sua collezione la guarderai con questo ricordo. Sarà come un veleno che ti corroderà secondo dopo secondo >> gli fece notare Alex.

<< No, se cancello dalla memoria questo discorso! >> ribatté lui. << Son pur sempre una macchina, ragazzina >>.

<< Forse, ma prima o poi ti verrà voglia di scongelare una delle versioni di Emilia >> si intromise Chang. << E allora sarai punto e a capo, visto che non saranno affatto felici di questo e vivrai uno strano loop >>.

<< Loop o no >> intervenne J. << Se davvero mi rispetti come persona, come Artista, allora libera i miei amici e i miei cari >>.

<< Se lo faccio canterai per me? >> chiese speranzoso.

<< Ma certo >> gli sorrise.

Con un crepitio di energia, le persone all'interno delle teche scomparvero una dopo l'altra, in un lampo di luci rosse, fino a non rimanerne più nessuna. J non sapeva se Tim avesse accettato per non vivere il loop infernale, per rispetto verso di lui o entrambe le cose, ma era solo grato che ora i suoi cari fossero al sicuro. 

<< Ecco fatto, una volta tornati a casa non ricorderanno di essere stati avvolti da una strana energia rossa >> spiegò Tim. << Purtroppo non posso teletrasportare i due con te perché sono fuori dalle loro capsule >>.

<< Non c'è problema, se... >> Un forte tonfo dietro i tre li fece sobbalzare e notarono con gioia il TARDIS che li aspettava con la porta aperta.

Senza farselo ripetere, Alex e Chang corsero dentro.

<< E ora... la canzone?! >> urlò tutto eccitato Tim, ma lo sguardo cupo del rapper diceva altro.

<< Come ti ho già detto... >> si incamminava con passi all'indietro verso la sua nave. << Non te la meriti >>.

Detto ciò, scattò verso la sala console dove, dopo aver pigiato due pulsanti, scatenò un impulso EMP contro Tim, per poi smaterializzarsi via da lì, seguito dall'urlo furioso della macchina.

<< Lo hai distrutto? >> chiese Chang.

<< No, ho solo distrutto il suo sistema di teletrasporto, così non potrà più rapire nessuno >> rispose cupo J. Per quanto non fosse certo che avesse funzionato. Aveva visto che la tecnologia di quel pazzo poteva competere con quella dei Signori del Tempo ed era riuscito a lanciare l'impulso solo perché gli aveva fatto abbassare la guardia. Ma poteva comunque ricostruirla... doveva trovare un modo più definitivo, ma non lo avrebbe fatto davanti alla figlia.

<< Alex... >> le sorrise, per poi abbracciarla. Sia perché le era mancata, sia per sfogare lo stress e la paura accumolati. << Tu e Chang andate a rinfrescarvi in cucina, eh? >> indicò una porta chiusa sul fondo, per poi strizzare le guance del cinese come faceva quando era più giovane.

I due, seppur titubanti, annuirono, lasciandolo lì da solo.

Dopo aver aperto il display olografico con un gesto veloce, osservò Tim. Si trattava di un'immensa sfera meccanica grande come un pianeta, con un gigantesco occhio frontale che ora era abbassato, quasi triste o deluso. Ottimo: non avrebbe notato la sua presenza, anche se si era comunque reso invisibile e schermato.

La sfera fluttuava in uno spazio grigio, con nuvole e fulmini in lontananza. 

La Zona Nulla

La Zona Nulla... una zona dove ogni paradosso o alterazione della realtà non aveva alcun effetto. Potevi cancellare l'intera tua esistenza, ma allo stesso tempo rifugiarti lì per scamparla. Certo, il tuo mondo ne risentiva comunque, ma era la soluzione più vigliacca. Quanto meno, aveva capito come mai Tim non se ne era sbattuto dei loop temporali...

Con uno sguardo pieno d'odio si ricordò che la sua fantastica nave poteva diventare qualsiasi cosa. Qualsiasi. E, visto che era stata costruita dalla Divisione come arma di invasione, poteva trasformarsi anche in un cannone fotonico. Tim aveva rapito tutto ciò che per lui era più importante...

<< Non ha nemmeno visto la parte dedicata ai souvenir e ai gadget a lui dedicati... >> "sospirò" sconsolato Tim.

... ma non era un assassino. Non così e forse, solo forse, sarebbe potuto migliorare. Ma avere pietà di lui e dargli una seconda possibilità non significava fidarsi. Quindi era giunto il tempo di chiamare un vecchio amico, o meglio, il capo del suo vecchio amico. 

Il faccione di Morgan prese il posto di Tim nello schermo olografico. Era come se lo ricordava: un giovane dai capelli argentati, volto serio come una statua e due occhiali che brillavano di luce propria, anche se J sapeva che in realtà erano i suoi occhi a brillare. Indossava la solita uniforme argentata che lo qualificava come direttore della NEXUS, l'organizzazione a difesa dell'Omniverso da lui stesso creata.

<< Artista, a cosa devo la tua chiamata? >>

<< Hai detto Artista? >> chiese una giovane voce divertita e beffarda fuori campo. << Quale? La prima? Stella, Paradox? O Sho Toki? >>

La visuale si allargò e ora, in piedi accanto a Morgan — che si trovava dietro la sua scrivania di mogano con le mani intrecciate — vi era un bel ragazzo dai capelli rossi mediolunghi, sorriso solare che contrastava con l'altro, occhi dorati con la pupilla da serpente e una giacca in pelle lunga e rossa, con sotto una maglia nera. 

Era Fire, suo vecchio amico, eroe dell'Omniverso, figlio adottivo di Anya Morningastar e tante altre cose

Era Fire, suo vecchio amico, eroe dell'Omniverso, figlio adottivo di Anya Morningastar e tante altre cose. Un simpatico ragazzo, alla fine della fiera.

<< Spoiler >> lo ammonì Morgan.

<< Oh, J-Time! >> gli sorrise il rosso e J roteò gli occhi bonariamente. Inoltre... avrebbe dovuto cancellarsi dalla mente il nome Sho Toki, visto che sembrava essere l'alias di una sua versione futura. Diventerà giapponese? Doveva avere qualche pozione della memoria da qualche parte. << Ehm... visto che le nostre linee temporali sono il delirio puro, ci siamo già incontrati? Intendo con te te, non l'Artista in generale >>.

<< No, non ancora >> gli rispose J e il ragazzo annuì. << Che ci fai da Morgan? >>

<< Lo infastidisco >> rispose lui, facendo gemere il suddetto. J sapeva che i due, oltre a essere amici, erano anche grandi rivali. << Che è successo? Ti vedo scosso >>.

Sbuffando, J mostrò loro l'immagine di Tim e il volto del rosso si fece serio. << La Tecnogramia, più comunemente chiamate le sfere del terrore >>.

<< Sono loro che hanno devastato il mondo di Leonard >> aggiunse Morgan e J realizzò. In effetti Leonard gliene aveva parlato secoli fa.

<< Beh... questa sfera in particolare non ha distrutto un mondo, ma è una mia grande fan, ma... >> qui spiegò loro la sua recente avventura nel dettaglio, anche se ora che si era calmato e non aveva più il sangue alla testa si rese conto che non si ricordava davvero tutto nei minimi dettagli, ma solo le parti più importanti.

<< Certo che tu ogni tanto rischi grosso con i tuoi fan >> sbuffò Fire. << Mio nonno mi aveva detto che quando eri Paradox ti aveva salvato da un folle che ti aveva avvelenato e ora questo? Cavoli, essere famosi deve essere una rottura >>.

<< Anche tu sei famoso >> gli ricordò Morgan.

<< Sì, ma non sono un Super Star >> sbuffò il rosso, facendo ridacchiare J. Sì, si ricordava quando Emmanuel gli aveva salvato il culo, ma all'epoca era la sua vita a essere a rischio e ok, era sbagliato e certi "fan" non dovrebbero esistere, ma era comunque la sua vita con tutti i pro e i contro. Era diverso quando erano i tuoi cari a subirne le conseguenze...

<< Yo, ti ho chiamato perché Tim, la sfera, mi sembra pentita, però... non mi fido abbastanza da fare finta di niente. Quindi... la NEXUS potrebbe tenerla d'occhio? >> chiese lui e Morgan si limitò ad annuire.

<< Sarà fatto >> rispose Fire imitando la voce di Morgan, mentre si sistemava i finti occhiali sulla faccia, beccandosi un'occhiataccia dal suo amico. << Inoltre... davvero quel coso si chiama Tim? >> ridacchiò il rosso.

<< Già... Comunque grazie, allora ci vediamo eh? Vi ho inviato le coordinate della Zona Nulla dove mi trovo >> li salutò divertito J.

<< Bye bye, tanto anche noi dobbiamo andare, la maestra ci aspetta >> detto ciò, lo schermo olografico scomparve.

Da quando i due avevano una maestra? Chi era in grado di allenare due entità come loro? Perché sì, anche se sembravano due ragazzi qualunque, i due erano figli diretti o discendevano dalle più antiche divinità dell'Omniverso e non solo; nel caso di Fire anche da angeli, demoni, divinità egizie e mezzo mondo, oltre al fatto che erano guerrieri con un'esperienza pluri‑millenaria. Vabbè, poco importava alla fine, visto che Chang e Alex erano appena rientrati nella sala console.

<< Emilio, ascolta >> Chang lo guardò. << Mi sono reso conto che non sono mai andato alla festa del cioccolato di Orvieto, ma è in autunno e manca troppo, quindi... >>

<< Yo Chang >> J lo indicò "minaccioso". << Mi chiamo J, ok? Emilio fa schifo >>.

Solo in quel momento Chang si ricordò del fatto che sì, in effetti aveva detto di chiamarsi J-Time, ma sinceramente, visto il panico della situazione, si era scordato.

<< Ma comunque sia, ok, ci sta! >> sorrise il rapper. << Orvieto sia e ho in mente un Orvieto... beh, lo vedrete! >> Dopo avergli fatto l'occhiolino, andò a smanettare nella console.

<< Ma andare in un Orvieto normale no? >> sbuffò Alex, visto che sua madre le cose normali non le faceva nemmeno da uomo. Anche se... con J non provava lo stesso senso di irritazione che provava con Paradox. Sarà forse il fatto che per lei era difficile considerarlo il suo genitore, o perché aveva un carattere apparentemente più chill, ma comunque la prospettiva di viaggiare con lui non le sembrava così orribile. Inoltre sarebbero andati in Italia e non su un pianeta a caso, anche se J aveva accennato a una strana versione di Orvieto.

<< Follow the Flow >> le sorrise J mentre continuava a smanettare, per poi indicare la porta. << Dopo di voi, ragazzi >>.

<< Si ok, ma se è autunno, allora devo andarmi a mettere qualcosa di più pesante >> sbuffò Alex, visto che la sua camicia non era davvero adatta. Anche Chang annuì e J, dopo aver pigiato un pulsante, fece apparire delle vesti pesanti che li fecero stupire entrambi. Alex indossava ora un giaccone caldo color crema con interno in pelliccia sintetica e jeans scuri, mentre Chang aveva una giacca imbottita blu notte con cappuccio e pantaloni termici neri.  J, invece, sfoggiava il suo solito stile da rapper: una giacca varsity blu più pesante, con maniche imbottite e dettagli bianchi, felpa blu scuro sotto, cappellino blu all'indietro e pantaloni larghi termici dello stesso tono

<< Magia! >> urlò lui, per poi uscire dalla porta.

––––––•––––––

Quando uscirono vennero inondati dalla folla e dall'odore del cioccolato. Le bancarelle si susseguivano una dopo l'altra: alcune esponevano tavolette scolpite come opere d'arte, altre fontane di cioccolato che scorrevano in colonne lucide, altre ancora piccoli dolci colorati disposti in piramidi perfette. C'erano zone dedicate al cioccolato fondente, con stand più scuri ed eleganti, altre piene di luci e decorazioni per il cioccolato bianco e una parte della piazza era riservata ai maestri cioccolatai che modellavano figure e sculture direttamente sul posto, con spatole, stampi e piccoli bruciatori a fiamma viva. Passarono anche davanti alla "via delle creme", dove venivano preparate mousse e cioccolate calde di ogni tipo e alla zona dei laboratori, dove i visitatori potevano creare il proprio dolce personalizzato usando stampi, glasse e decorazioni.

<< Yo, certo che siete dei veri golosoni >> li prese in giro J, mentre si appoggiò con ambo le braccia a un belvedere formato da un muretto in roccia.

<< Il cioccolato è buono >> disse Chang mentre mangiava l'ennesimo cioccolatino al cioccolato bianco e Alex annuì, anche se, visto che ci teneva alla dieta, ne aveva mangiati pochi e ne aveva presi altri per portarli a casa.

<< Certo che lo è, ma cavolo, vi ho detto che vi avrei portato in un Orvieto particolare e voi, troppo presi dalle leccornie, non avete nemmeno notato quello! >> indicò un gigantesco pianeta gassoso simile a Giove che si stagliava sopra di loro. Quel mondo era sia bellissimo che spaventoso, sembrava che da un momento all'altro dovesse cadere sulla terra. Nel cielo vi erano anche svariate lune, visibili nonostante la luce del sole.

I due lo osservarono a bocca aperta, tanto che il cioccolatino di Chang finì spappolato a terra.

<< COSA!! >> urlò il tenerello stupito.

<< A dire il vero io mi sono guardata intorno per vedere se gli umani avessero tre occhi o se le case fossero diverse... >> sbuffò Alex.

<< In questa realtà, la Terra è una delle tante lune di quel bestione lassù >> spiegò J con un sorriso, per poi battere le mani. << Fine della spiegazione, torniamo alla fiera >> disse, facendo ridacchiare i due.

All'improvviso si imbatterono in una bancarella molto più vistosa e vaporosa delle altre. La negoziante, una ragazza sui venticinque anni, era bellissima, quasi come una bambola di porcellana, con capelli platinati e un vestito elegante color arcobaleno. Il suo sguardo sembrava quasi perso, ma allo stesso tempo vispo.

Vendeva dolci che emanavano un profumo inebriante: alcuni avevano colori impossibili, sfumature che cambiavano mentre li muovevi; altri sembravano brillare come se avessero piccole particelle luminose all'interno; altri ancora avevano forme geomet...

Vendeva dolci che emanavano un profumo inebriante: alcuni avevano colori impossibili, sfumature che cambiavano mentre li muovevi; altri sembravano brillare come se avessero piccole particelle luminose all'interno; altri ancora avevano forme geometriche perfette, come cristalli di zucchero. Tutti erano così belli da far venire l'acquolina in bocca solo a guardarli.

<< Ne voglio uno... >> Chang si avvicinò più goloso che mai, ma fu bloccato da J.

<< Yoh, non mi fiderei troppo di quei dolci >>.

<< Già... sembrano radioattivi >> concordò Alex. << Inoltre la venditrice sembra fuori di testa >>.

<< Oh lo è, Cherise è la rigenerazione più folle e colorata di tuo nonno >> ridacchiò J, facendole sgranare gli occhi. << Ecco perché, anche per non alterare la storia, le staremo a debita distanza. Dai, andiamo >>.

Giunta la sera, dopo essersi mangiati una pasta tipica di Orvieto — umbrichelli al tartufo, seguiti da un secondo di cinghiale in umido con contorno di verdure locali — tornarono al belvedere di prima, dove avevano visto il mondo nel cielo. Di notte il gigante gassoso era ancora più spettacolare: le sue bande color rame e oro brillavano come fossero illuminate dall'interno e le lune attorno a lui sembravano piccole lanterne sospese nel vuoto. L'intero cielo era attraversato da riflessi morbidi che davano alla città un'atmosfera irreale, quasi magica.

J, appoggiato al cornicione con ambo le braccia, non guardò il mondo, ma le due fantastiche persone con cui era. Persone che gli avevano cambiato la vita al meglio e che, anche se nel suo presente aveva perso, ora erano di nuovo lì con lui e questo gli riempiva il cuore di gioia.

 Persone che gli avevano cambiato la vita al meglio e che, anche se nel suo presente aveva perso, ora erano di nuovo lì con lui e questo gli riempiva il cuore di gioia

Dopo aver abbracciato entrambi con le braccia, visto che era in mezzo ai due, si ritrovò a osservare il cielo, chiedendosi dove lo avrebbe portato il destino.

Note al capitolo

Fire è un mio vecchio personaggio che però, per vari motivi, si è sviluppato nelle storie del mio amico Emaforte0, autore dei citati Anya e Emmanuel. 

Finalmente Fire è tornato a casa!

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Sul capitolo intero. Le note ai passaggi stanno a margine del testo.

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