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← Le cronache di Enoch

Creato il 26/04/2026, 15:15 · Aggiornato il 26/04/2026, 16:22

Capitolo 3: La Notte del Caos

@saymanSayman
GeneraleIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
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Questa One-Shot contiene elementi horror e situazioni inquietanti. Nulla di troppo estremo, ma in caso... vi ho avvertiti.


Salve ragazzi e buon Halloween!

Oggi sono qui per raccontarvi una storia davvero creepy... ma prima do—bi... aspetta... che... succe—?

Succede, gemellino caro, che oggi tocca a ME narrare! Questa è la festa del demonio, del caos, quindi chi meglio del Primo Demone per parlarne? Ma prima... per i nuovi lettori che non hanno letto I Segreti dell'Omniverso — cosa per cui dovrei trasformarvi in un branco di carlini e prendervi a bastonate (cosa che farò comunque e che sto già facendo anche ora, ahahah) — che cazzo ci fate qui?

Comunque! Io sono un Progonikós, il gemello di Enoch. Quello più divertente e simpatico, ovviamente. Con me, a differenza sua, non ci si annoia mai! Mio fratello dice che il mio modo di divertirmi è "malsano"... ma che volete che faccia? Io appicco incendi nei vostri mondi, come un bambino dà fuoco a un formicaio. Il bimbo non viene giudicato, mentre io si. Perché? Questa è discriminazione!

Il mio vero nome è Xάος . Ricordatelo bene, così potrò venire a farvi visita. 😉

Ho scelto Judas perché volevo un nome che si ricordasse facilmente. Un nome abramatico, bello ruvido, come quello del secchione col bastone su per il culo. Alla fine, poco importa. Ora iniziamo con la storia. Che, ovviamente, mi vede come indiscusso protagonista!

––––––•––––––

Rocca di Papa, incastonata tra i boschi dei Colli Albani, era un piccolo centro storico a sud di Roma, dove le strade si stringevano tra case di tufo e balconi fioriti e il silenzio della notte sembrava custodire segreti antichi. Il paese era noto per le sue leggende legate al culto di Diana, ai riti pagani e alle apparizioni nei boschi. Era un luogo dove il confine tra sacro e profano si faceva sottile, e dove, in certe notti, l'aria vibrava di qualcosa che non sembrava umano.

Alle tre del mattino, nella notte di Halloween, una villetta a due piani poco fuori dal centro giaceva immersa nel silenzio. In una cameretta al piano superiore, tre ragazzi sedevano in cerchio sul pavimento.  Le tapparelle erano abbassate, le pareti tappezzate di poster di anime e videogiochi e l'unica luce proveniva da tre candele rosse disposte ai vertici di un pentacolo disegnato con gesso sul pavimento.

  Le tapparelle erano abbassate, le pareti tappezzate di poster di anime e videogiochi e l'unica luce proveniva da tre candele rosse disposte ai vertici di un pentacolo disegnato con gesso sul pavimento

Tommaso, il padrone di casa, era un ragazzino cicciottello, con brufoli sparsi e occhiali spessi. Il suo volto, illuminato dal tremolio delle candele, sembrava scolpito nel disagio. Accanto a lui c'erano Riccardo e Dario, entrambi magri, con capelli spettinati e felpe troppo larghe. Tutti e tre erano nerd, nel senso più puro e doloroso del termine: appassionati di cose che nessuno rispettava, invisibili a scuola, presi di mira dai bulli e ignorati dalle ragazze.

La scuola che frequentavano era a Roma e ogni giorno Tommaso affrontava le risatine, le battute, le occhiate di disprezzo. Anche i bulli ormai guardavano Marvel e leggevano manga, ma lui sapeva che non era questione di gusti: era il suo corpo, il suo viso, la sua goffaggine. Lo odiava. Lo odiava al punto da aver pensato più volte di farsi del male. Se non fosse stato per sua sorella maggiore, probabilmente lo avrebbe fatto.

Amava la sua famiglia, ma li detestava anche. Erano tutti belli, atletici, sicuri di sé. Una volta, un bullo gli aveva detto che o era stato adottato, o sua madre aveva cornificato il padre. All'inizio aveva scartato quella possibilità, poi aveva iniziato a crederci.

Quella notte, nel cerchio magico, cercavano una via d'uscita. Avevano consultato il grimorio — un volume rilegato in pelle, trovato online e stampato di nascosto — e scartato vari demoni:

Asmodeus: signore della lussuria, troppo rischioso.

Belphegor: demone dell'invenzione e della pigrizia, troppo ambiguo.

Baal: potente ma troppo antico, troppo "da adulti".

Mammon: demone dell'avidità e della ricchezza, sembrava perfetto. Ricchezze, potere, rispetto.

Ma Tommaso non era convinto. I soldi non bastavano. Lui voleva essere bello. Voleva piacere. Voleva che le ragazze lo guardassero senza ridere. Voleva che i bulli lo temessero. Voleva essere qualcuno!

Fu allora che notò un nome che non aveva mai visto nel grimorio. O forse c'era sempre stato, ma non lo aveva mai notato: Xάος. Accanto, una frase: "Che cosa faccio? Tutto quello che vuoi. Ogni tuo desiderio sarà il mio desiderio."

Tommaso sgranò gli occhi. Sembrava che il libro gli stesse parlando.

Riccardo storse il naso: << Insomma, Mammon ci dà i soldi! Questo qui ha solo un nome stupido... e poi è troppo vago >>.

Dario annuì, ma Tommaso non rispose. Dentro di sé, sentiva che quel nome — Xάος — lo stava chiamando. Non era come gli altri. Non prometteva una cosa sola. Prometteva tutto.

Riccardo e Dario lo guardarono male. Avevano già deciso. Prese le candele, sistemarono gli oggetti rituali — una piuma nera, un frammento di specchio, una ciocca di capelli — e si sedettero attorno al pentacolo.

Il rituale era semplice: bastava pronunciare il nome tre volte. Nessuna formula, nessuna offerta. Solo il nome.

Si presero per mano. Sussurrarono: << Xάος >> — << Xάος >> — <<Xάος >>.

Una folata di vento fece tremare i vetri. Le candele si spensero. Buio. Silenzio.

Aspettarono. Mezz'ora. Un'ora. Nulla. Delusi, si arresero e dopo aver accettato che sarebbero vissuti nella mediocrità ancora per molto, si misero a dormire. Matteo nel suo letto, gli altri due nei sacchi a pelo che avevano portato.

––––––•––––––

Un urlo lancinante li svegliò di colpo. Si guardarono intorno, confusi e con il cuore in gola. Che cosa era successo? Si precipitarono verso la porta, ma nell'agitazione si incastrarono tutti insieme nel vano. La stazza di Tommaso, in quel momento, non aiutò. Anzi, peggiorò le cose.

Si diressero verso la camera di Sofia, la sorella di Tommaso, da cui provenivano le urla strazianti.

Per un attimo pensarono che fosse stata accoltellata. O peggio, viste le urla che tirava.

In quel momento uscì il padre, visibilmente agitato. Era un uomo sulla cinquantina, con i capelli brizzolati e la barba incolta, indossava una maglietta stropicciata e pantaloni da casa, ma nei suoi occhi c'era qualcosa di feroce: il panico trattenuto a fatica. Aveva le mani tremanti e il respiro corto, come se avesse corso una maratona dentro casa.

Disse in fretta e furia: << Tua sorella sta per partorire. Preparati. Voi altri andate a casa, chiamerò i vostri genitori appena esco da qui >> detto ciò, si rinfilò nella camera della figlia, chiudendosi la porta alle spalle con un gesto brusco.

Tommaso era confuso. Sua sorella era all'ottavo mese. Per quanto ne sapeva, i bambini nascevano prematuri al settimo mese o a nove. Ma otto? Era strano. O almeno, lo era per lui.

Dopo aver salutato gli altri, si preparò alla meglio e uscì di casa per raggiungere la macchina, dove sua sorella — urlante e in difficoltà — piangeva dal dolore.

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Il viaggio in macchina dal paese all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma fu relativamente breve, anche se per tutta la famiglia sembrò durare un'eternità.

Mentre cercava di calmare la sorella in modo goffo, impacciato e del tutto inefficace — come al solito — Tommaso si ritrovò a pensare a come Sofia fosse rimasta incinta. Sua sorella era una ragazza che amava fare festa e ubriacarsi, cosa che ovviamente i genitori ignoravano: per loro era un angelo sceso dal cielo, incapace di sbagliare. Durante una di quelle notti sregolate, era rimasta incinta. I genitori pensarono subito a un poco di buono... o forse a un miracolo divino. In ogni caso, la loro figlia perfettissima restava, ai loro occhi, pura come il velo di una monaca.

Quanto meno, Sofia sapeva essere una brava sorella.

Tommaso non avrebbe mai detto che fossero una famiglia religiosa. Sua nonna lo era, eccome: lo portava in chiesa ogni domenica mattina per pregare. In quella piccola chiesetta c'era un dipinto che raffigurava tre Arcangeli del Signore, intenti a vegliare sull'umanità.

Michele era forte, biondo, con uno sguardo gentile e un'armatura dorata da guerriero, avvolto in un mantello rosso

Michele era forte, biondo, con uno sguardo gentile e un'armatura dorata da guerriero, avvolto in un mantello rosso. Con la sua spada sembrava pronto a proteggere gli innocenti. Gabriele aveva i capelli neri — o forse castano scuro, non ricordava bene — ma ciò che lo rendeva particolare era la lira che suonava: forse cantava i segreti di Dio? Infine Raffaele, raffigurato come un ragazzo dalla carnagione ambrata e i capelli ricci. Una scelta insolita, considerando che i cristiani raffigurano di solito gli arcangeli come bianchi. Forse era come la famosa Madonna nera? In ogni caso, quel quadro era incredibile e imponente.

A parte la nonna, però, nessuno in famiglia era mai stato davvero legato alla fede. Per questo Tommaso non si spiegava come potessero credere che Sofia fosse rimasta incinta "così, per caso". Secondo lui, i suoi genitori erano volontariamente ignoranti, pur di non far crollare il loro castello di carta dall'apparenza perfetta.

Lui ci credeva, a queste cose? Sì e no. Credeva soprattutto che esseri come i demoni esistessero — li aveva appena invocati — perché il mondo era troppo brutto per essere altrimenti. Era convinto che i demoni fossero antichi umani che avevano ottenuto l'immortalità. Al contrario, credeva molto poco nei loro opposti: troppo buoni per essere veri.

Il flusso dei suoi pensieri venne interrotto da una brusca frenata nel parcheggio dell'ospedale. Erano arrivati.

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Suor Maria si trovava nella cappella dell'ospedale, intenta a pregare. Era solita fare volontariato nel reparto maternità, anche a notte fonda. Spesso intratteneva i bambini malati di cancro con storie: racconti su Gesù e il Vangelo, ma anche fiabe inventate da lei, leggere e magari educative. Sapeva bene che per molti di quei bambini, quelle storie erano tutto ciò che avevano e non tutti ce la facevano. Aveva perso il conto dei funerali a cui aveva partecipato. Era sempre straziante affrontare la morte di esseri così innocenti, vedere i genitori devastati, ma lei si consolava pensando che quelle piccole anime sarebbero state accolte tra le braccia amorevoli di Dio e avrebbero vissuto felici nei cieli fino alla fine dei tempi e oltre.

Le sue non erano solo speranze. Lei stessa era stata salvata da un angelo custode: elegante, vestito di bianco, con occhi luminosi e benevoli.

Ricordava ancora quel giorno, da bambina, mentre tornava da scuola con un libro fatto da lei. Correva a casa, impaziente di mostrarlo ai genitori, quando non si accorse della macchina che stava per investirla. Proprio nell'istante in cui si preparava all'impatto, il tempo sembrò congelarsi. Una voce gentile le chiese se stava bene.

L'angelo — stranamente privo di ali — l'accompagnò fino alla porta di casa, dicendole che non era ancora il suo momento e che era un grande fan delle sue storie

L'angelo — stranamente privo di ali — l'accompagnò fino alla porta di casa, dicendole che non era ancora il suo momento e che era un grande fan delle sue storie. Poi scomparve, lasciandola felice e trasformata. Da quel giorno, Maria scoprì la sua vocazione.

Ovvero quella di rimanere una verginella a vita, aiutando quei piccoli giocattoli fallaci che sono comunque destinati all'oblio. Alcune volte non capisco l'amore che mio fratello prova per voi. Anche io vi amo, eh? Adoro giocare con voi. Siete i miei giocattoli preferiti. Senza di voi, la mia vita sarebbe noiosa. Ma lui...si comporta da angelo custode, come se fosse allo stesso livello di quei piumati, appena sopra le scimmie che tanto ama proteggere.

Anche se, va detto, certi abitanti del Paradiso sono un vero spasso. Alcuni sono caduti, altri li ho deviati io stesso. Prima o poi vi racconterò di quando ingannai un serafino e gli feci distruggere un mondo per sbaglio. Ah! Che spasso!

Mio fratello è un Progonikós che si identifica in tutto tranne che in ciò che è davvero: il primo degli dèi, un manipolatore che si diverte con i mortali. Non lo ammetterà mai, ovviamente: preferisce celarsi dietro maschere di virtù.

Scusate l'interruzione. Lo so, la suora è noiosa. Come lo sono tutte le suore puttanelle, in fondo, ma sto cercando di narrare la storia nel modo che Sayman vuole. Andrey! Lo sai che ti verrò a tormentare, vero? Io volevo raccontarla come mio fratello nelle vecchie Cronache di Enoch. Fanculo, piccolo nerd. Hai capito?!

La preghiera di Suor Maria fu interrotta da un trambusto proveniente da poco fuori la cappella. Sorrise: era il classico rumore che annunciava una nuova vita. Presto sarebbe andata a vedere se qualcuno aveva bisogno di una preghiera, di conforto, o semplicemente di presenza, ma per il momento, restò in disparte, lasciando spazio alle mani esperte.

Chiuse gli occhi, ma subito sentì un freddo improvviso e poi... odore di fumo? Come poteva esserci  del fumo con quel gelo?

Spalancò gli occhi, terrorizzata. Il grande crocifisso sopra l'altare stava fumando, come una torcia accesa. I quadri sacri intorno a lei si deformavano, i volti contorti, le pose indecenti, al limite dell'eresia. Le statue piangevano sangue. Ridevano. Ridevano come folli.

Si alzò di scatto dalla panca, ma una forza invisibile la immobilizzò. Una voce le penetrò nella mente, profanandola:

"Ciao, Suor Maria. Sono il fratello del noioso tizio che ti ha salvata tempo fa".

Provò a divincolarsi, ma la stretta si fece più forte. Sentì qualcosa toccarle il corpo, come serpenti che le strisciavano addosso, ma a lei sembravano mani. Mani pronte a profanare, in ogni modo immaginabile.

 Mani pronte a profanare, in ogni modo immaginabile

"Puoi chiamarmi Judas. O amore, dopo che avrò finito con te." La voce era dietro di lei. Ne era certa. "Peccato che una donna così bella sia ancora vergine. Ma tranquilla, rimedierò. Mi chiedo se quell'inetto di Yahweh, il Dio che preghi tanto, ti vorrà ancora tra i suoi ranghi dopo che avremo giocato. Secondo te? Se dovesse andare male... ti accoglierò nel Suxen con grande piacere!"

Suor Maria, terrorizzata oltre ogni limite, raccolse ogni briciolo di coraggio rimasto. Recitò una preghiera. Il demone urlò, avvolto da una nube di fumo e scomparve la lasciò andare.

Lei corse verso la ciotola dell'acqua santa all'ingresso. Se la gettò addosso, tremando. Si sentì più pulita, ma la presenza era ancora lì. Rideva.

Le porte erano sbarrate. Corse verso la finestra decorata più vicina, afferrò una sedia e la fracassò contro il vetro. Si lanciò fuori. Sapeva che la cappella era al piano terrae e che non si sarebbe fatta nulla, ma anche se non lo fosse stato... meglio sfracellarsi a terra che restare lì un secondo di più.

Una volta fuori, tirò fuori il cellulare. Digitò il numero di un vecchio amico e solo allora si ricordò: Quella era la notte di Halloween!

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Quando Riccardo tornò a casa, era notte fonda. Sua nonna si era preoccupata: pensava che fosse rimasto a dormire dall'amico, ma quando il nipote le spiegò che la sorella di Tommaso stava per partorire, si tranquillizzò. Non prima, però, di avergli preparato del pane e Nutella. Sì, alle quattro del mattino. Gesto strano, ma tenero.

Il ragazzino, magro e inetto, si strafogava con entusiasmo quando all'improvviso si sentì strozzare, come se qualcosa gli si fosse incastrato in gola. La nonna, allarmata, gli diede una pacca sulla schiena e lui sputò... delle monete! Due pezzi da due euro.

I due si guardarono, stupiti e spaventati. La nonna, convinta che fosse uno scherzo, gli mollò uno scappellotto, ma Riccardo si sentì di nuovo male e corse verso il bagno. Non vomitò cibo, né bile: vomitò altre monete. Sembrava una slot machine impazzita. Perfino il suono delle monete che colpivano la ceramica ricordava quello di una vincita.

 Perfino il suono delle monete che colpivano la ceramica ricordava quello di una vincita

La nonna lo osservava terrorizzata. Si fece il segno della croce. Riccardo cercò di rassicurarla, ma ogni volta che apriva bocca... altri centesimi.

Poi, all'improvviso, del sangue cominciò a uscire dagli occhi della nonna. Il suo corpo si gonfiò come un palloncino, riempiendo il corridoio fino al soffitto e infine esplose. Un mare di sangue, viscere e banconote da 500 euro si riversò ovunque.

Sul vetro dello specchio, frantumato alle sue spalle, il sangue formò una scritta:

"Volevi essere ricco? Eccoti accontentato! Ma mi hai chiamato stupido e hai preferito Mammon a me. C'è uno che si chiama Mammone, ti rendi conto?! Non potevo non punirti, ma un patto è un patto, no? Ora sei ricco. Yehy!"

Riccardo scoppiò a piangere, sconvolto. Aveva ottenuto ciò che aveva sempre desiderato, ma a quale prezzo? La sua vita era diventata un inferno letterale.

Disperato, si accucciò in un angolo. Non ebbe nemmeno il coraggio di piangere, temendo che al posto delle lacrime sgorgassero altre monete. E che lo rendessero cieco.

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Padre Silvano aveva una storia strana. Una storia che arrivava dal continente nero, piena di orrori e incubi, ma anche di amori. Il suo vero nome, quello non benedetto, era Kwaku Mensah. Era il terzo figlio di una povera famiglia del Ghana. Kwaku era il nome riservato ai nati di mercoledì.; Mensah, comune tra gli Akan, veniva spesso associato al terzo figlio maschio. Suonava dignitoso, ma con qualcosa di antico.

Sua nonna, Maame Abena, era la ɔkomfo del villaggio: una sacerdotessa Akan

Sua nonna, Maame Abena, era la ɔkomfo del villaggio: una sacerdotessa Akan. Oltre alla sua chiaroveggenza, che guidava gli abitanti nei momenti difficili — che lei considerava come una grande famiglia — era anche un'eccellente erborista e guaritrice.

Purtroppo, o forse per fortuna, un giorno arrivarono dei missionari cristiani. Vennero per portare aiuto, ma portarono anche la loro fede. Alcuni, come Maame Abena, rimasero saldi nei propri credi, che nessuno ostacolò. I missionari erano lì per dare cibo ai bambini, niente di più, niente di meno. Altri, invece, iniziarono a pensare che il cristianesimo fosse... più bello. Dio e gli angeli erano certamente meno ambigui di divinità come Anansi. Promettevano pace, ordine e un riposo eterno. Per i bambini, Kwaku incluso, quei missionari sembravano eroi e se quegli eroi credevano in Cristo, allora anche loro dovevano farlo.

Nonostante fosse cresciuto con gli insegnamenti della nonna, destinato a diventare a sua volta un ɔkomfo, Kwaku divenne prima cristiano... e poi sacerdote. Scelse persino di cambiare nome. Maame Abena era già morta da tempo, ma sua sorella non lo perdonò mai. Come aveva potuto voltare le spalle alla loro cultura? Alla loro casa?

Poi, una notte terribile, la sorella scomparve nel nulla. Padre Silvano la cercò ovunque. Quando finalmente la trovò, era troppo tardi: il suo corpo era stato squarciato in due da una creatura che lui non riteneva possibile. Un Adze. Un essere che può assumere la forma di una lucciola o di un insetto, ma che, se catturato, si trasforma in un mostro umanoide assetato di sangue.

Furioso, disperato, Padre Silvano usò gli antichi incantesimi che la nonna gli aveva insegnato per distruggere la creatura. La battaglia fu lunga, violenta e sanguinosa. Quando si risvegliò in ospedale, solo nel suo letto, dopo aver pianto per la sorellina ormai perduta, comprese una verità che lo avrebbe cambiato per sempre: tutte le storie che aveva rinnegato... erano vere!

Ma allora... se la nonna aveva ragione... i missionari avevano torto? Avevano creduto in un falso dio?

Una volta ristabilitosi, mosso dalla sete di verità, si mise in viaggio come missionario. Ben presto divenne un esorcista del Vaticano e scoprì che... ogni cosa era vera. Ogni incubo, ogni leggenda, ogni divinità, non importava da quale credo provenisse. Capì che nessuna religione era falsa: erano tutte reali. Secondo lui, che nonostante tutto rimaneva profondamente religioso, ogni popolo aveva compreso solo un frammento della grandezza di Dio, rielaborandolo secondo i propri canoni. Non esistevano molti dèi. Solo uno, ma nessuno poteva immaginarlo nel suo splendore infinito.

Col passare degli anni, divenne un esorcista devoto, deciso a scacciare il male dal mondo. Non voleva che nessun altro perdesse qualcuno che amava.

Durante i suoi viaggi incontrò Suor Maria, che divenne una sua cara amica. Fu sorpreso — anche se non troppo — dalla storia del suo angelo custode. Un angelo... strano. Dopo alcune ricerche, basate su racconti frammentari e sull'aspetto dell'uomo, non trovò nulla di convincente. Nessuna teoria lo persuase del tutto. Alla fine, lasciò perdere.

Durante Halloween, si trovava a Roma, nella sede del Vaticano, per alcune ricerche. Fu allora che ricevette una chiamata da Suor Maria. La sua voce era piena di panico.

"Vieni subito al Bambino Gesù... c'è un demone!"

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Il parto di Sofia fu un incubo a cielo aperto. La sofferenza della ragazza era inaudita e il fatto che le luci si accendessero e spegnessero a intermittenza non aiutava affatto. Che cosa stava succedendo in quell'ospedale?

Le urla della poveretta si sentivano anche da fuori, dove la famiglia attendeva tesa e preoccupata. Stufo di quel frastuono, Tommaso si alzò per andare a prendere uno snack da uno dei distributori automatici, magari il più lontano possibile, tanto per passare il tempo.

<< Tommaso, ma dove vai? >> gli chiese la madre.

<< A prendere uno snak, ci vediamo dopo cia >> rispose lui.

<< Ora mangi anche alle quattro di notte? >> lo rimproverò il padre. << Ormai più che un adolescente sembri un suino. Se fossi in te mi darei una controllata. Oppure no, ma almeno abbi la decenza di non piangere quando gli altri ti prendono in giro per il tuo corpo >>.

Ferito e arrabbiato per quelle parole, Tommaso si voltò e se ne andò il più velocemente possibile, con le lacrime agli occhi.

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Il padre, dopo aver visto il figlio allontanarsi, chiuse gli occhi. Forse per rilassarsi un po', cosa difficile con le urla della figlia in sottofondo, ma anche per il suo bene: voleva essere il più riposato possibile.

Dopo un tempo indefinito, si ritrovò in una stanza dai toni profondi e seducenti: rosso cremisi e nero vellutato dominavano le pareti, che sembravano pulsare come vive. Al centro, un letto a forma di cuore, enorme, con lenzuola rosso sangue che brillavano come seta sotto una luce soffusa. Sopra il letto, adagiata come una regina in attesa, vi era la donna più bella che avesse mai visto.

Aveva lunghi capelli corvini che le scendevano sulla schiena come un mantello d'ombra. Indossava una lingerie nera finemente ricamata, che abbracciava le sue curve con precisione letale. Un velo nero, semi-trasparente, le copriva il corpo come una promessa non mantenuta. La pelle era chiara, levigata, simile al marmo di una statua greca appena risvegliata. I suoi occhi, completamente rossi, brillavano come rubini immersi nel peccato. Lo fissava con uno sguardo lascivo e lui si trattenne solo grazie a un residuo di buon senso.

<< Io sono Judy, dai vieni, perché non ci divertiamo? >> gli chiese, gattonando sul letto verso di lui come una pantera in caccia. << Sai, sono rimasta a secco, visto che quella dannata suora mi è sfuggita, quindi... >>

<< Cosa?! >> disse lui, convinto che fosse solo un sogno. Doveva esserlo. Si era addormentato come desiderava, ma perché stava sognando proprio questo?

<< Forse perché la tua mogliettina non ti soddisfa più come un tempo? >> rispose lei, leggendo nella sua mente e facendolo sussultare. << Sai, ero indecisa se venire da te o andare da lei. Adoro le milf, soprattutto quelle carine come la tua dolce metà >> sembrò riflettere. << Beh, posso sempre invitarla qui se vuoi. In fondo, com'è che si dice? Non c'è due senza tre! >>

<< Perché hai scelto me, invece di lei? >> le chiese, curioso. Non sapeva nemmeno il perché, solo che in quel momento si sentiva irresistibilmente attratto dalla dea che gli si palesava davanti.

<< Perché mi è piaciuto come hai risposto a quel maialetto di tuo figlio >> ridacchiò lei. << Anche se ora come ora, lui resta un mio "cliente". Devo ancora realizzare ciò che mi ha chiesto, ma ciò non toglie che sia un piccolo sfigato. È così semplice manipolare quelli come lui, non credi? >>

Un senso di confusione e disagio si insinuò nel corpo dell'uomo. Quella donna... sì, era bellissima, ma ora che gli aveva detto che il figlio era in debito con lei... quegli occhi... non sarà mica...?

<< No! >> tuonò lei. L'ambiente tremò. Il volto della dea si deformò in una maschera mostruosa per un istante, poi tornò perfetto. Lei si alzò dal letto con grazia furiosa. << Non sono Lucifero, Satana o come cazzo ama farsi chiamare quel pennuto al giorno d'oggi! Odio quel fottuto bambino, come se avesse inventato lui il male, i patti o le possessioni! Al mio confronto lui è un fottutissimo neonato, capito?!! >> imprecò ancora. << Ma ora... non pensiamo a lui... >>. Lo afferrò e lo baciò con foga.

Subito dopo, una voce scioccata ruppe l'incanto: << Roberto? >> L'uomo guardò oltre la testa della donna e vide sua moglie. Lo fissava con shock, confusione e tradimento.

<< Che il dramma abbia inizio... >> gli sussurrò divertita la padrona di quel posto.

––––––•––––––

Tommaso corse per i corridoi dell'ospedale con le lacrime agli occhi. Odiava suo padre. Odiava tutti. Perché doveva ricordargli, ancora una volta, la sua inettitudine? Sapeva di essere grasso, brutto, una nullità. Non c'era bisogno di rimarcarlo, soprattutto se voleva solo un piccolo snack. Nemmeno quella minuscola gioia gli era concessa?

Furioso, arrivò davanti al distributore e gli sferrò un pugno sul vetro, urlando di rabbia. Subito dopo si pentì, guardandosi intorno per vedere se qualcuno lo avesse visto. Si spostò di lato, cercando di sembrare innocente.

"Sei una checca, lo sai vero?" lo canzonò una voce denigratoria, proveniente dai meandri più oscuri della sua mente. Spaventato, vide per un attimo il volto distorto di un uomo con occhi rossi riflettersi nel vetro del distributore. Fece un salto e lanciò un urlo soffocato. "Vedi? Stai frignando ancora! Poi è normale che ti prendano in giro. Fanno bene!"

<< Chi sei?! >> chiese, tremando. Ormai era certo di essere impazzito: sentiva voci nella testa.

"Secondo te, piccolo porcello?" lo schernì la presenza.

Tommaso pensò al rituale fatto non più di un'ora prima, anche se a lui sembrava passato un secolo. Spaventato, ma forse anche un po' eccitato — contento che avesse funzionato — chiese: << Sei forse Xάος? >>

"Dieci punti a Porcellorosa!" esultò il demone. "Allora... cosa desideri? Anche se è abbastanza ovvio, voglio dire..."

<< Io voglio tutto!! >> urlò Tommaso, con tutta la volontà che aveva in corpo.

"Ahah, più generico di così si muore" rise Judas. "Magari un po' più nello specifico? Dai, fammi divertire! Altrimenti ti darò davvero tutto... comprese tutte le malattie del mondo!"

Tommaso sbiancò. Aveva commesso un errore. Mai essere troppo generici con un demone.

"Beh, ci sei arrivato. Dai, su su!"

<< Voglio essere bello. Anzi no, bellissimo! E forte. Superforte! >> disse con occhi sognanti. Poi aggiunse: << E voglio essere ricco. Così ricco da poter comprare il mondo intero! Ovviamente devi darmi tu i soldi, ma senza rubare o altro. Falli apparire nel mio conto corrente >>.

Questa volta non si sarebbe fatto fregare. Sapeva che diventare ricco senza specificare il come poteva essere interpretato in modi pericolosi, come far rapinare una banca a suo padre, o peggio.

"Va bene! Ah, ti avverto: farà male!"

Detto ciò, Tommaso sentì il corpo bruciare e andare in pezzi. Ogni muscolo tirava e bruciava come l'inferno, come se ricevesse un'infinità di crampi. Voleva urlare, ma riuscì solo a emettere un lamento soffocato. Sentiva la pelle del viso ribollire e mutare. Orribile non bastava a descrivere quella sensazione.

Quando l'incubo finì, si accorse di essere steso sul pavimento verde del corridoio. Si rialzò. I vestiti gli stavano larghi. Si sentiva potente. Preso dall'euforia, corse a specchiarsi nel vetro del distributore automatico e ciò che vide lo rallegrò.

Quello era il suo volto. O meglio, lo era... ma bellissimo. Maestoso. Potente. Così come il suo corpo. Sollevò la maglia e vide un petto scolpito, come un vero supereroe.

Deciso a testare la sua forza, provò a sollevare il distributore. Ci riuscì con una facilità disarmante.

Con lacrime di gioia, iniziò a esultare saltando in giro, sbattendo anche qualche capata, ora arrivava al soffitto, grazie alla super forza.

"Ti piace il risultato?" Lui annuì, raggiante. "Ottimo, perché ora ho un piccolo favore da chiederti. Vai all'entrata dell'ospedale e ferma il prete che sta entrando. Potrebbe essere un problema e io ho appena cominciato. La notte è ancora lunga. Vedilo come un test per provare i tuoi nuovi poteri. Non ti sarà difficile capire chi è il tuo bersaglio... somiglia a uno di quelli che vendono le rose, ahahah. Vai!"

Senza farselo ripetere, Tommaso partì verso la sua nuova missione. Non avrebbe permesso che un prete qualsiasi intralciasse il suo riscatto in questo mondo orribile.

––––––•––––––

Padre Silvano non si sarebbe mai abituato al teletrasporto sovrannaturale, il che era strano, data la vita che conduceva. Però... le entità avevano la pessima abitudine di apparire nei momenti peggiori, come ad esempio quando stava guidando.

Dopo aver ricevuto l'allarmante messaggio della sua amica, si era precipitato verso la macchina, deciso a partire il prima possibile. Il tragitto sarebbe stato piuttosto breve: si trovava comunque a Roma, era tarda notte e il traffico inesistente. Ma proprio allora, un damerino dagli occhi luminosi gli apparve accanto, sul sedile del passeggero, costringendolo a una brusca frenata.

 Ma proprio allora, un damerino dagli occhi luminosi gli apparve accanto, sul sedile del passeggero, costringendolo a una brusca frenata

Dopo averlo osservato meglio, lo riconobbe: era l'angelo custode di Suor Maria. Sì, non c'erano dubbi. Il vestito elegante color panna, il volto gentile e saggio, quegli occhi, gentili, ma inquietanti allo stesso tempo. Era proprio lui. L'essere sembrava uscito da un salotto del tè della Regina Elisabetta, emanava un'aura elettrica ma benevola, come il calore primaverile: caldo, ma non fastidioso.

<< Kwaku Mensah >> gli sorrise, chiamandolo con il suo vero nome. << Oppure preferisci Padre Silvano? Sai, anch'io ho molti nomi, ma il mio preferito è Enoch. Quindi puoi chiamarmi così >>.

Enoch? Quindi era il famoso profeta? Molti testi e teorie lo associavano a Metatron, lo Scriba di Dio. In altri era solo un mortale, ma uno che aveva visto e ammirato Dio e il Paradiso come pochi. I più moderni lo considerano un alieno, o un messia spaziale. Fatto sta che era una figura di spicco e molto, molto potente.

<< In realtà... >> Enoch lo riscosse dai pensieri. << Sono molto più di quello che credi. Enoch è solo un nome che amo usare >>.

Il prete non sapeva come ribattere. Aveva solo capito che si trovava davanti a un'entità estremamente potente e benevola. Non si stupì nemmeno che gli avesse letto la mente, cosa normale, quando si aveva che fare con esseri del genere. Poi però, con un sussulto di paura, si rese conto che stava guidando. Era in macchina e per guardare Enoch aveva distolto lo sguardo dalla strada!

Preoccupato, guardò avanti, ma si accorse che stava procedendo lungo una strada circondata da alberi. Com'era possibile?

<< Hai presente il rituale delle Undici Miglia? >> gli chiese Enoch. Silvano annuì. Certo che lo conosceva. Era difficile ignorare tutti quei ragazzini stupidi che lo praticavano, finendo sempre nei guai. La cosa triste era che la maggior parte delle volte si facevano male solo per aver distolto lo sguardo dalla strada o per disattenzione, più che per qualche spettro di passaggio. Ma quando il rituale funzionava... beh, riportare quei ragazzi dal piano di esistenza in cui erano finiti non era mai facile.

Silvano immaginò che ora anche loro due si trovassero in un piano simile.

<< Lo conosco, sì >> disse il prete, parlando per la prima volta e si sentì strano, quasi sbagliato. Come si fa a parlare con esseri di quel calibro? Come si scelgono le parole giuste? Ogni cosa sembrava... spazzatura al confronto.

<< No, ti prego, no >> sbuffò Enoch. << Trattami come un tuo pari, non come un'apparizione. Odio quando voi mortali lo fate, ok? È così... alienante. Voglio dire, ci sta ricevere il giusto rispetto, sono pur sempre il Guardiano dell'Omniverso, ma non mi piace quando un tizio a caso si inchina e mi bacia le scarpe. Mi dà davvero noia... >>

<< Ok...? >> Il prete non sapeva che dire, anche se gli piaceva che Enoch avesse un po' di umiltà. Era certo che fosse proprio quella, oltre al suo carattere, a renderlo una potenza del bene.

<< Bando alle ciance! >> l'entità batté le mani. << È ora di parlare delle cose serie. Sono venuto qui rispondendo alla preghiera della piccola Maria. Che, tra l'altro, sta bene... >>

Davanti al prete apparve una visione bellissima: la suora, circondata da piccoli putti allegri che giocavano con lei, in un giardino sconfinato.

Silvano non seppe dire se quello fosse il Paradiso, un sogno della suora o qualche altro luogo, ma quell'immagine era pura felicità e tenerezza

Silvano non seppe dire se quello fosse il Paradiso, un sogno della suora o qualche altro luogo, ma quell'immagine era pura felicità e tenerezza.

<< Il demone che stai per affrontare è mio fratello >> continuò Enoch, dissolvendo la visione come fumo, riportandolo con i piedi per terra. << Quindi ti darò i mezzi per affrontarlo >>.

<< Se è tuo fratello, allora... è un angelo caduto? >> chiese Silvano. Enoch scosse la testa.

<< No. Per quanto possa sembrarti simile a un angelo, sono un essere ancestrale conosciuto come Progonikós e lo stesso vale per Judas. Siamo ben più in alto nella gerarchia... beh, di chiunque, eccetto nostro padre >>.

Silvano annuì, preoccupato. Come poteva affrontare un essere tanto potente? Era già difficile vedersela con i demoni normali e le altre creature, ma loro...

<< Senza offesa, ma... perché non lo affronti tu? Non mi sto tirando indietro, ma mi sembra un po' troppo per le mie capacità >>.

Davanti a lui si manifestò una nuova immagine. Terribile.

Due entità celestiali, composte da interi universi, si scontravano fra loro, mentre intere realtà venivano spazzate via come nulla fosse

Due entità celestiali, composte da interi universi, si scontravano fra loro, mentre intere realtà venivano spazzate via come nulla fosse. Una era Enoch, gli occhi erano quelli, anche se il resto del corpo era un cosmo trasparente e blu. L'altra era rossa, anch'essa composta da stelle e galassie, con occhi rossi in un volto mostruoso.

Preoccupato, deglutì un nodo alla gola e annuì. Uno scontro tra i due sarebbe stato l'Armageddon. Doveva pensarci lui.

<< Non temere. In realtà non sarà poi tanto diverso dall'affrontare i demoni normali. Questo perché, eoni fa, lo resi vulnerabile a qualsiasi simbolo sacro. Esatto: qualsiasi. Puoi usare una preghiera, un mantra, quello che vuoi. Ti consiglio anche di fondere i tuoi due credi: sarà più efficace >> gli sorrise. << Buona fortuna. Ti servirà >>.

Detto ciò, scomparve. Così come la strada rettilinea davanti a sé. E come per magia, Silvano si ritrovò nel parcheggio dell'ospedale.

Subito dopo, un urlo gutturale di pura furia lo fece voltare a sinistra. Un ragazzo muscoloso stava caricando verso di lui come un toro. Anche se era notte e l'ambiente scarsamente illuminato da qualche lampione, al prete non sfuggì il volto deformato dalla rabbia, la bava alla bocca e lo sguardo folle, iniettato di sangue.

Con una spallata sullo sportello del guidatore, la visuale di Silvano si spense.

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Quando il bambino di Sofia venne finalmente al mondo con un sonoro vagito, tutti i medici tirarono un sospiro di sollievo. Far nascere quella creaturina era sembrato quasi una punizione divina: le urla della ragazza si mescolavano alle luci che si accendevano e spegnevano ad intermittenza. Avevano provato a chiamare il tecnico, ma la linea non funzionava e alla fine si erano dovuti arrangiare. Nessuno di loro avrebbe mai immaginato di dover far nascere un bambino con la luce del telefono puntata sulla madre. Un infermiere, poi, aveva scherzato sul fatto che fosse la notte di Halloween e che l'ospedale fosse posseduto, facendo rabbrividire gli altri e beccandosi qualche insulto.

Vedere la giovane sorridente che stringeva il figlio tra le braccia, avvolto in una tenera copertina, li ripagava di ogni sforzo. Con un sorriso, uscirono tutti dalla sala per dare insieme la lieta notizia ai genitori della ragazza, lasciando madre e figlio da soli almeno per qualche minuto.

Sofia, mentre osservava con gioia il suo bambino, si distrasse un attimo guardando fuori dalla finestra. Un gesto casuale per rilassarsi e stava funzionando: si stava quasi appisolando.

<< Allattami, mammina! >>

Una voce grottesca la riportò bruscamente alla realtà. Spaventata, guardò il suo bambino: aveva uno strano sorriso, felice sì, ma in modo inquietante. Subito dopo aprì gli occhi, rossi come il fuoco dell'inferno e una risata maniacale — un misto tra il ridacchiare bambinesco e il ghigno di un mostro — echeggiò nella stanza. L'unica cosa che si udì dopo fu l'urlo spaventato e straziato della ragazza.

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L'urlo fu sentito dai medici che erano appena usciti. Dopo aver osservato, quasi con timore, i volti dei genitori della ragazza — sembravano addormentati, ma le loro espressioni li facevano sembrare rinchiusi in un incubo condiviso — rientrarono con urgenza nella stanza. Ciò che videro li scioccò.

La ragazza sembrava morta d'infarto. Il volto rivolto verso le braccia era una maschera di terrore assoluto. La bocca spalancata in un urlo ormai spento e gli occhi sgranati mettevano i brividi.

La cosa più strana, però, era che del bambino non c'era traccia. Doveva essere tra le braccia della madre e invece...

Una risata infantile li fece gelare. Sembrava uscita da un incubo. Subito dopo, con un urlo, un infermiere indicò il soffitto: il bambino era lì, attaccato a quattro zampe, la testa ruotata di 180 gradi, li osservava con occhi rossi.

Con un balzo si ritrovò davanti al dottore, che si mise a urlare dal dolore: il neonato gli aveva strappato il naso con un morso. Con un altro salto, l'esserino cavò gli occhi all'infermiera più vicina, poi saltò sul tavolo degli attrezzi e afferrò le forbici con cui avevano appena tagliato il cordone ombelicale. Con quelle, sgozzò i due più vicini. Ben presto furono tutti morti. Rimaneva solo il neonato, in piedi, ridacchiante.

Soddisfatto, saltellando in modo del tutto innaturale — quel corpo non era ancora adatto alla postura eretta — il bimbo, forbici alla mano, uscì dalla porta cantando:

<< This is Halloween, This Halloween, come cazzo continua questa canzone non me lo ricordo... This is Halloween, This Halloween... divertimento e terrore in questo ospedale porterò! Ahahaha! >>

Quella canzone fu udita ovunque: nei sogni, tra i risvegli e persino da chi non ne conosceva il motivo. Senza sapere perché, molti chiusero la porta della propria stanza. Altri si allontanarono il più velocemente possibile dall'ospedale.

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All'interno dei sogni, Roberto e la moglie tradita stavano discutendo animatamente.

<< Mi ha baciato lei! >> sbottò l'uomo, indicando distrattamente Judy, che lo salutò con un sorrisino e un cenno della mano. << E vogliamo parlare di tradimento? Tu mi hai tradito molto tempo fa! E sono quasi certo che non fosse nemmeno la prima volta! >>

<< Ma non è vero! >> si difese lei, rossa di rabbia. Come osava insinuare una cosa simile? << E la tua amica di due estati fa? Quella d'infanzia? Non me l'hai raccontata giusta e se non ricordo male siete rimasti soli una o due volte! >>

<< Ma che c'entra Sandra con questo! >> sbraitò lui, livido. << Nostro figlio non mi somiglia per niente, non somiglia a nessuno di noi due. E sai, non voglio sembrare superficiale, ma siamo belli... lui sembra uscito da una caverna! >>

La moglie lo fissò con odio. Sì, anche lei trovava il figlio inquietante e a volte se ne vergognava, ma qui si trattava di insinuazioni non vere, visto che il padre era davvero lo stronzo che aveva di fronte!

Un applauso fragoroso li interruppe. Judy, ora avvolta in un giaccone nero elegante, sorrideva compiaciuta e applaudiva come una pazza, mentre sulle gambe aveva un sacchetto di pop corn.

 Judy, ora avvolta in un giaccone nero elegante, sorrideva compiaciuta e applaudiva come una pazza, mentre sulle gambe aveva un sacchetto di pop corn

Solo allora i due si accorsero di non trovarsi più nella camera hot, ma su un palco di legno, in un teatro antico e sontuoso. Sugli spalti, creature grottesche: uomini-bestia deformi, ombre pulsanti, entità così orribili da sembrare scolpite nella paura stessa.

Nei posti d'onore, una figura fece gelare il sangue ai due umani: volto angelico, occhi rossi, sorriso sprezzante e ali nere come la notte. Sedeva su un trono dorato, con l'arroganza di chi si credeva sovrano del mondo. Era Lucifero!

Accanto a lui, in dei seggi più piccoli ma non meno sfarzosi, sedevano sua moglie Lilith e altri demoni che dovevano essere Asmodeo, Belfegor, Astaroth e altri. Vi erano anche altri seggi, dove la donna — che aveva studiato per un po' le culture orientali — riconobbe diversi Asura, i demoni Indù. Altri seggi contenevano esseri a loro ignoti, ma che somigliavano ad alieni? Forse demoni non terrestri? Era difficile dirlo, visto che lì erano tutti mostruosi. Però forse uno lo aveva riconosciuto, visto che somigliava in modo spaventoso ad Azathoth, quello di Lovecraft?

E forse, il tipo in armatura? Aveva più volte visto le statuine nella camera di suo figlio per riconoscere Morgoth quando lo vedeva, ma

E forse, il tipo in armatura? Aveva più volte visto le statuine nella camera di suo figlio per riconoscere Morgoth quando lo vedeva, ma... non era solo un libro?

Osservando ancora meglio, notò quello che doveva essere Ade, Seth, Loki e altre divinità pagane o meno che rappresentavano il male

Osservando ancora meglio, notò quello che doveva essere Ade, Seth, Loki e altre divinità pagane o meno che rappresentavano il male. Perché erano tutti lì?

<< Judas, i ragazzi volevano evocare me, quindi... >> ruggì Mammon. Judas schioccò le dita e Mammon esplose

<< Qualcun altro ha qualcosa da ridire? No? Bravi, allora!! >> continuò. << Benvenuti alle audizioni dei Suxen Games! Mio fratello ogni tanto organizza i Nexus Games, ispirati a Mr.Beast o Takeshi Castle, dove chi vince ottiene un desiderio, soldi o quello che è. Ma io... io sono fan di Squid Game. Nei miei Suxen Games si muore. O peggio! >> La folla esplose in un ringhio spettrale.

Un essere scheletrico con falce tentò di parlare.

<< Morte, basta domande. La trama deve continuare >> lo ammonì. << Allora, questi due potrebbero essere i primi concorrenti, non credete? >> disse indicando la coppia terrorizzata. << Il loro dramma, i segreti... Ma non saranno gli unici! So che avete messo da parte anime interessanti. Le voglio tutte. ORA!! >> Tutti si zittirono. Tranne uno.

<< Scordatelo >> disse Lucifero, altezzoso. << Non investirò i miei beni nei tuoi stupidi giochetti... Vecchio. >>

Judas si teletrasportò davanti a lui. La sua sola presenza fece soffrire la Luce del Mattino, che si raggomitolò nello schienale. La pelle evaporava. << Dimmi, piccolo pennuto, ti è sembrata una richiesta? >> disse con un sorriso, dandogli una pacca sulla guancia e un occhiolino a Lilith, che ricambiò. << Ogni Squid Game ha bisogno di V.I.P. Congratulazioni, sei stato scelto, insieme a... menatevi e decidetelo! Poi contattatemi! >>

I demoni minori iniziarono ad azzuffarsi per il privilegio. Judas osservava divertito la mattanza, sapendo che nessuno avrebbe ottenuto il posto. Poi guardò avanti. << Sì, è tempo di chiudere questa parentesi, ma non è scollegata dalla trama. I genitori del deficentello >>  indicò i due mortali abbracciati e tremanti  << fanno parte del roster. Anche se lei non ha nemmeno un nome! Poco importa. Per amore di trama, si chiama Roberta. >> Una botola si aprì sotto di loro. Caddero urlando.

<< Ora torniamo all'ospedale, dove mi sto divertendo un mondo a massacrare gente nel corpo di un tenero neonato. Ma prima... ricordate di vedere la prima edizione dei Suxen Games! Se volete partecipare, andate davanti allo specchio, dite il mio nome tre volte... o chiamatemi. Se volete solo guardare, aspettate che esca. Si torna all'ospedale al mio... TRE... DUE... UNO! >>

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Chiunque, in quel momento, si fosse trovato nel parcheggio fuori dall'ospedale avrebbe assistito a uno scontro che sembrava uscito da un fumetto. Un ragazzo muscoloso brandiva lo sportello di un'auto come un'arma, cercando di colpire un prete che si difendeva evocando barriere invisibili e cantilenando frasi in quello che sembrava latino.

Padre Silvano, dopo essersi ripreso dalla violenta spallata ricevuta, uscì di tutta fretta dal veicolo, facendo infuriare ancora di più il suo aggressore, forse convinto di aver già concluso lo scontro con un solo colpo. Il ragazzo tentava di colpirlo con lo sportello, lo sguardo carico d'odio, i denti digrignanti e la bava alla bocca. Sembrava che il prete gli avesse fatto un torto personale, anche se non l'aveva mai visto prima. Probabilmente era posseduto, ma Silvano non ne era convinto: tutti gli esorcismi lanciati in simultanea non avevano avuto effetto.

Dopo aver schivato con una capriola l'ennesimo affondo, decise di tentare la via diplomatica, almeno per guadagnare tempo, anche se le urla disperate provenienti dal complesso gli ricordavano che ne aveva ben poco.

<< Ragazzo, calmati! >> cercò di farlo ragionare, alzando le mani in segno di resa amichevole. << Qualsiasi cosa ti ha promesso quel demone, fidati: non ne vale la pena. Nessun problema vale l'eternità all'inferno >>.

Non era un novellino. Aveva capito che, se non era posseduto, allora il demone doveva avergli esaudito un desiderio e tra le altre cose, quel desiderio includeva la super forza.

<< Inferno?! E tu che ne sai dell'Inferno?! >> urlò il ragazzo, allargando le braccia. << Questo è l'inferno, questo mondo del cazzo lo è! Sono sempre stato deriso per i motivi più stupidi, sempre stato male solo perché non ero idoneo! Io sono già all'inferno, solo che adesso ho il potere per ottenere ciò che voglio! >>

Detto ciò, caricò in avanti e colpì il prete con una spallata che gli fece scricchiolare le ossa del petto.

Con il sangue alla bocca, i sensi annebbiati e la vista sdoppiata, Silvano riuscì a schivare all'ultimo la sportellata con una capriola laterale, poi si rialzò. Provava pena per quel ragazzo: alla fine era solo un'altra anima disperata, vittima del sistema, che aveva cercato riscatto nelle arti oscure. Un gesto estremo, spesso compiuto da chi non credeva davvero nei demoni, ma li evocava per disperazione, perché non vedeva altra via d'uscita.

Silvano sapeva che un'altra opzione esisteva: la fede. Non necessariamente cristiana, non era mai stato bigotto e le sue esperienze interculturali glielo avevano insegnato. Ma la fede in Dio poteva davvero aiutare. Il silenzio della chiesa, gli insegnamenti, potevano offrire uno scopo più grande, o almeno migliorare la vita.

Sì, il cielo era più lento a intervenire rispetto alla sua controparte e spesso non lo faceva affatto. O lo faceva in modo sottile, come un leggero tocco sulla spalla che ti guida.

<< Ragazzo... >> disse il prete con voce severa ma paterna. << Se tu stesso affermi che la tua vita è un inferno—e ti credo—non pensi che chiedere aiuto al vero inferno peggiori solo le cose? È come buttare benzina sul fuoco! >>

<< E a chi avrei dovuto chiedere aiuto?! >> sbottò Tommaso. << A te? Al Paradiso? A Dio? Loro avrebbero realizzato il mio desiderio?! Mi avrebbero reso forte?! Da bambino pregavo, sai? Ma indovina? Nessuno è accorso ad aiutarmi! Quindi che vadano pure al diavolo, te e quegli stronzi lassù! >>

<< Perché credi che Judas ti stia aiutando? >> chiese Silvano, evitando l'argomento delicato dell'aiuto celeste, una delle più grandi domande dell'umanità. << Apri le orecchie e senti le urla che provengono da dentro. Non pensi che debbano ricevere il nostro aiuto? Stanno soffrendo! >>

Tommaso esitò per un istante, ma poi ringhiò di nuovo. << E allora? Quelle persone hanno mai fatto qualcosa per me? Mi hanno sempre preso in giro, non mi hanno mai aiutato. Quindi dimmi, vecchio prete: perché questo dovrebbe essere un mio problema?! >>

Silvano scosse la testa, rassegnato. Sapeva che c'era del buono in quel ragazzo, ma ora la priorità era entrare nell'ospedale. Doveva liberarsene il prima possibile.

Gli venne in mente un incantesimo che sua nonna recitava ogni sera prima di dormire: un incantesimo per far addormentare e scacciare i brutti sogni. Non era certo che avrebbe funzionato, magari Tommaso era immune alla magia, ma doveva tentare.

Unì le mani e le mosse come in una danza, cantilenando:

<< Da me nsuo na ɛda wo so, da me nsuo na ɛda wo so, da me nsuo na ɛda wo so... >> ("Che il sonno ti avvolga, che il sonno ti avvolga, che il sonno ti avvolga..." )

Tommaso si fermò di colpo, barcollando come un ubriaco. L'incantesimo era più lento del solito, ma riuscì comunque a caricare il prete, una carica goffa, più simile a un ubriaco che cade in avanti. Silvano la schivò: sapeva che un altro colpo lo avrebbe ucciso.

A carica terminata, Tommaso si accasciò a terra, ronfante.

Con un sonoro sbuffo—che gli fece male per via delle probabili costole rotte—Silvano si diresse verso l'ospedale.

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Tommaso si risvegliò in quello che pareva un giardino sconfinato, immerso in una quiete irreale. Il cielo, terso e luminoso, si stendeva sopra di lui come un lenzuolo d'azzurro perfetto. L'erba, di un verde vivido, ondeggiava appena sotto una brezza gentile, e ogni cosa sembrava al suo posto.

Guardandosi le mani, notò con grande dispiacere di avere di nuovo l'aspetto di prima, quello che tanto odiava. Questo lo fece urlare al cielo, disperato: perché? Perché era di nuovo brutto e insignificante?!

<< Perché è così che tu ti immagini >> gli rispose una voce severa ma calma, quasi celestiale, alle sue spalle. << Se tu stesso non ti accetti, come pretendi che lo facciano gli altri? Si potrebbe dire che questo è l'aspetto della tua anima >>.

Quando il ragazzo si voltò, vide un uomo castano, ben vestito di chiaro, con occhi azzurro cielo, paterni e compassionevoli. Sembrava un professore gentile, o un padre amorevole. E Tommaso si rese conto che non aveva mai ricevuto da nessuno quello sguardo: uno sguardo che sembrava volergli bene, nonostante tutto.

<< Sei un angelo? >> chiese Tommaso, perché non poteva essere altrimenti. O forse... era Dio? << Sei qui per punirmi? >>

<< Fidati, Tommaso. Non posso punirti più di quanto le tue azioni sconsiderate e la vita stessa non abbiano già fatto >>.

Mentre pronunciava quelle parole, davanti a lui balenarono dei flash: tutte le morti che aveva causato, che lui e i suoi amici avevano provocato evocando Judas. Vide sua sorella morta, i suoi genitori prigionieri del demonio, gli infermieri sgozzati dal bambino demoniaco, la disperazione di Suor Maria mentre fuggiva dalla chiesa... e tanto altro. Si rese conto che tutte quelle morti erano colpa sua e se prima non gliene importava nulla, ora...

<< No, sono qui solo per darti ciò di cui hai veramente bisogno e che nessuno ti ha mai dato con sincerità >> detto ciò, lo abbracciò in un gesto caldo e paterno.

Tommaso si ritrovò a singhiozzare tra le sue braccia

Tommaso si ritrovò a singhiozzare tra le sue braccia.

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Quando Silvano varcò le porte dell'ospedale, si sentì gelare. Lì dentro aleggiava una presenza che definire demoniaca sarebbe stato riduttivo. Le luci tremolavano, i cadaveri giacevano oscenamente martoriati sul pavimento. Dopo pochi passi, sentì gemiti di piacere grotteschi e esagerati. Aprì la porta di una stanza e vide un groviglio di corpi nudi, un'orgia in piena regola, ma sregolata e priva di contegno. Erano così tanti che non riusciva a distinguere un volto: sembravano un'unica creatura grottesca, composta da mille articolazioni.

<< Gesù... >> sospirò disgustato, richiudendo la porta. Non aveva mai visto tanta lussuria, nemmeno tra i fedeli di Asmodeo e di loro aveva ancora gli incubi.

Dalla stanza, però, una voce si distinse dalle altre. Doveva essere quella del demone responsabile di quel caos.

<< Cazzo sì! Era tutta la sera che ero ingrifato... finalmente! >>

Silvano si allontanò il più velocemente possibile. Capì subito che esorcizzare una singola persona non sarebbe servito: la presenza di Judas permeava l'intero edificio. Se aveva ragione, si trovava nel ventre stesso della bestia.

Rimase qualche minuto a riflettere. Come uno sciocco, non aveva portato con sé alcun strumento, solo una boccetta di acqua santa nel taschino. Si rimproverò mentalmente: non era più un principiante, dannazione! Nella fretta di entrare, aveva lasciato tutto in macchina e tornare indietro non era un'opzione: il ragazzo addormentato poteva risvegliarsi. Doveva ingegnarsi. Sorrise. Era pur sempre in un ospedale: poteva improvvisare un kit da esorcista.

Consultò la mappa e localizzò la mensa. Corse a perdifiato verso l'obiettivo. Il tragitto fu breve e per grazia di Dio non incontrò ostacoli. Una volta arrivato, rovistò nella cucina finché trovò il sale. Lo benedisse:

<< Exorcizo te, sal, creatura Dei, per Deum vivum, per Deum verum, per Deum sanctum, ut fias sal benedictus ad expulsionem omnis spiritus immundi, et ad protectionem animarum fidelium. Benedico te in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen >>.

Annuì soddisfatto. Ora aveva il sale benedetto per tracciare i sigilli ai quattro punti cardinali e scacciare il male. Finse di non pensare al fatto che Judas potesse essersi già espanso oltre quelle mura: sarebbe stato un delirio, terrificante e preoccupante.

Avrebbe voluto aggiungere qualche canto della sua patria, ma per quanto Enoch gli avesse consigliato di usare entrambi, temeva che sarebbe stato un mappazzone inefficace. Sperava di sbagliarsi.

Uscito dalla cucina, vide le indicazioni per la cappella, ma Maria gli aveva raccontato che quel luogo era ormai sconsacrato, quindi inutile. Salì la rampa di scale più vicina, deciso a piazzare i sigilli a un'altezza intermedia, per massimizzare l'efficacia. Improvvisava, sì, ma l'ansia e la consapevolezza che Judas fosse qualcosa di nuovo lo spingevano a tentare.

Giunto al piano desiderato, si fermò un attimo per riprendere fiato. Sentì piccoli passi e un ridacchiare tutto attorno a sé. Spaventato, corse verso la sua meta, ma si bloccò: alla fine del corridoio c'erano due occhi rossi, bassi. Si avvicinarono con velocità allarmante, rivelando la figura di un neonato che gli saltò in faccia!

La creaturina posseduta cominciò a graffiargli il volto con forza. Silvano urlò dal dolore, cercando di staccarselo, ma il neonato sembrava incollato. Con un gesto estremo, sbatté la testa contro il muro, tentando di liberarsi. Nulla. Provò ancora e la presa si fece solo leggermente meno opprimente. Agì d'istinto: si avvicinò alla finestra e lo scaraventò fuori con forza, guardandolo schiantarsi al suolo.

Chiuse gli occhi con rispetto. Aveva appena ucciso un neonato. Posseduto, sì, ma pur sempre innocente. Avrebbe pregato per espiare quel peccato e per l'anima della creatura. La sua vita da esorcista, il più delle volte, era un vero schifo.

Una lacrima solitaria gli scese sul volto, bruciando sulle ferite aperte, ma lo riportò alla realtà. Avrebbe pianto dopo. Ora Judas avrebbe pagato.

Furioso, si incamminò con più determinazione, ma la sua strada fu sbarrata da un'orda di non morti dagli occhi rossi, che lo circondarono, arrivando dalle scale.

Furioso, si incamminò con più determinazione, ma la sua strada fu sbarrata da un'orda di non morti dagli occhi rossi, che lo circondarono, arrivando dalle scale

La folla grottesca e sfigurata lo fissò con sorrisi terrificanti. Poi parlò all'unisono, come un coro spettrale:

<< Padre Silvano, vedo che il mio piccolo e insignificante minion non è riuscito a fermarti >>.

Non sapeva se si riferisse al ragazzo nel parcheggio o al neonato. Poco importava.

<< Vorrà dire che, dopo aver giocato al gioco del bambolotto posseduto, ora tocca alla morte dei Judas viventi! Ahahaha! >>

La risata collettiva gli fece venire il voltastomaco.

<< Ma prima però... pensavo che voi preti foste brave persone e invece hai defenestrato un neonato senza pensarci due volte! Roba assurda! >>

<< Non darmi colpe che non ho, essere riprovevole! >> lo sfidò Silvano. << Se ho peccato, il Signore mi giudicherà quando sarà il momento, ma tutto questo... tutto questo è colpa tua e tua soltanto! >>

Lanciò l'acqua santa della fiaschetta contro di loro. Le creature urlarono e cominciarono a fumare. Silvano scappò a perdifiato, inseguito dall'orda che lo sbeffeggiava.

<< Mio fratello sceglie sempre le persone meno divertenti dell'Ominiverso, che palle! Ma almeno chiapparello è un gioco divertente che si può fare con tutti. Quindi corri Barry, corri... ah no, aspetta... corri Silvano, corri!! >>

Con le forze residue, Silvano si chiuse dentro la stanza scelta. Mise una scrivania contro la porta e si affrettò a tracciare il simbolo con il sale benedetto.

Fece il più in fretta possibile, ma i colpi alla porta e l'ansia non aiutavano. All'improvviso, sentì una presenza calda attorno a sé. La sua mano fu guidata nel creare un sigillo diverso da quello che aveva in mente. Conteneva una lingua che irradiava potere, sconosciuta. Una volta completato, capì: non servivano più i quattro punti cardinali. Bastava quello.

Quando i morti sfondarono la porta e la scrivania, Silvano li guardò con un sorriso.

<< Addio, stronzi! >>

Pigiò il sigillo con la mano destra. I cadaveri si afflosciarono, seguiti da un "no" gutturale che si allontanava sempre di più.

Stanco e provato, si accasciò contro il muro con un sorriso. Ce l'aveva fatta. Si accorse che non aveva più ferite. Sapeva chi ringraziare. Guardò in alto.

"Grazie... amico".

"Non c'è di che. Alla prossima volta, Silvano" rispose Enoch.

Silvano si rialzò. C'erano ancora alcune ultime questioni da sistemare.

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Una volta uscito dall'ospedale, Silvano guardò sorgere l'alba: chiaro segno che la notte e quella dannata festa, erano ormai alle spalle e che Ognissanti era giunto insieme alla luce. Odiava Halloween, sul serio. Se per i ragazzini era un periodo giocoso, pieno di maschere e dolciumi, per lui era solo lavoro in più: i mostri uscivano a frotte, anche per colpa dei rituali più scemi.

Con un sorriso vide la gentile Suor Maria andargli incontro, per poi abbracciarlo, ringraziandolo per aver scacciato Judas da quel posto.

<< Ho rincontrato il mio angelo custode, sai? >> gli rivelò con le lacrime agli occhi per l'emozione.

<< Lo so >> rispose lui con un sorriso, stupendola. << È venuto anche da me e mi ha mostrato che stavi giocando con dei putti, oltre a darmi qualche consiglio su come sistemare la minaccia. >>

<< È spaventoso pensare che il mio angelo e quel mostro sono fratelli... anche se esistono gli angeli caduti, come Lucifero. Però... >> disse lei con un brivido.

<< Lo so, ma così come tra gli umani ci sono mele marce nelle famiglie, credo che lo stesso valga per gli esseri celestiali >> disse il prete e lei annuì.

<< L'angelo mi ha detto che devo prendermi cura di una giovane anima buona, ma smarrita. Per caso hai qualche idea su chi possa essere? >> gli chiese, e lui sbuffò annuendo.

<< Seguimi >> detto ciò, si incamminò verso il parcheggio.

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Tommaso si risvegliò con un senso di malessere interno. Aveva la bocca che sapeva di zolfo e altre sostanze putride e si sentiva stanco e debilitato, oltre che una totale merda per quello che aveva fatto. Notò subito di essere tornato normale: segno che la magia di Judas aveva esaurito il suo effetto. Se nel mondo dei sogni questo lo aveva fatto infuriare, ora... ne era contento. Contento perché aveva compreso il prezzo di quel patto: un mucchio di vittime innocenti erano morte, compresa la sua famiglia. Sì, non erano stati i migliori familiari del mondo, ma non si meritavano quella fine. Soprattutto l'anima innocente che era il suo nipotino appena nato.

Nel pensare a lui, però, sentì un forte pianto poco più in là. Subito corse verso quel suono e trovò per terra un bambino piccolissimo, ma in salute, che agitava le minuscole articolazioni con nervosismo. Forse aveva freddo, visto che era completamente nudo. Ecco perché, senza esitare un attimo, il ragazzo si tolse la felpa e l'avvolse attorno al piccolo che lui sapeva bene essere suo nipote.

Mentre lo cullava, tornando verso il parcheggio dove si trovava prima, capì che era stato l'essere celestiale ad aver salvato il bambino e lo ringraziò ancora una volta.

<< Ragazzo >> disse una voce, una voce che lui riconobbe con sommo rammarico, visto che poco tempo prima aveva provato ad ucciderlo. Abbassando lo sguardo, vide davanti a sé Silvano e una suora a lui sconosciuta. Ora che la luce del giorno filtrava limpida e la rabbia si era dissolta, riusciva a distinguere meglio l'aspetto del prete. Era di carnagione scura, con una barbetta che cominciava a imbiancarsi e l'abito nero da sacerdote che gli dava un'aria severa. Lei indossava il velo e l'abito monacale, ma il volto — per quanto incorniciato dal tessuto — era sorprendentemente bello.

<< Ehm... senti, per prima... mi, mi dispiace, sul serio. Non ero in me e... >> iniziò a scusarsi, ma fu interrotto dall'uomo di chiesa.

<< Lascia stare, è acqua passata >>. L'uomo aveva compreso fin dall'inizio il tormento interiore dell'adolescente e per questo lo aveva già perdonato. Errare era umano: bastava solo non ripetere gli stessi errori. Inoltre, era troppo concentrato sul piccolo che Tommaso portava al collo, lo stesso bambino che aveva defenestrato! Certo, il piccolo stava per ucciderlo ed era posseduto, ma quel gesto lo aveva comunque disgustato. Ringraziò il cielo per aver salvato quell'anima innocente e per essersi tolto un grande peso dallo stomaco.

<< Si lamenta perché ha fame >> disse la suora, intenerita da quella piccola creatura che prese subito tra le braccia, cullandola. << Andiamo all'interno, so dove trovare del latte. Poi penseremo a cosa fare >> disse, e i tre annuirono, seguendola all'interno.

Guardando per l'ultima volta l'alba ormai sorta, l'improbabile quartetto entrò nell'ospedale, cercando il più possibile di lasciarsi alle spalle quell'orribile Halloween.

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Uff... giuro, fratello, ti odio. Odio te e le tue stupide scimmie che ami tanto!

Se hai perso — come tuo solito — non posso farci niente. u.u

Fottiti! Ma ehy, almeno ho raccontato una storia da brividi, vero? Inoltre sono un narratore più simpatico di Enoch, o no?

Te ne vuoi andare dal mio libro e tornare nell'antro dove vivi?

Su su, non essere così severo con me, dev... anco... no... aspetta... sei uno stronzo! Ricordatevi dei Suxen Gameeeessss!!!!

Grazie a Dio che ho ripreso il controllo delle mie cronache, ufff! Beh... visto che alla fine questa storia è meno disturbante di quanto mi aspettassi — conoscendo quel demone di mio fratello — direi che posso anche lasciarla. In fondo è un buon modo per presentare Judas e farvi capire che, non importa quanto siate in difficoltà, non chiedete mai e poi mai aiuto ad alcun demone o persona malfidata. Piuttosto, parlatene con un amico, un familiare, un insegnante o uno psicologo, ok?

Tanto lo so che a voi mortali questo messaggio entrerà da una parte e uscirà altrove. Nemmeno dall'altra parte, proprio altrove. Ma eh, uomo avvisato mezzo salvato, no?

Facciamo così: se siete in difficoltà, pregate me o quella crocerossina di Michele. Vedrete che vi aiuteremo, se sarà possibile.

Visto che l'IA non è riuscita a farmi sedere nella macchina di Silvano come una persona normale, ve lo dico qui: gli sono apparso accanto, ok? Io boh... ma ti pare che mi manifesto con la schiena nel cruscotto e un tavolino di legno davanti? Ok che sono strano, ma dai! L'immagine però è divertente, quindi... oh, giusto: ringraziamo tutti insieme il buon Aragorn II Elessar, che ha inviato all'autore l'immagine di Morgoth, così come il buon Son_Michael per aver suggerito il titolo del capitolo. Giuro, non è mai stato così difficile trovare un titolo decente e nemmeno questo mi convince del tutto. Ma eh... avrei potuto chiamarlo "Mio fratello rompe i coglioni come suo solito", solo che poi sarebbe sembrato troppo volgare.

Prima di salutarvi e concludere, non posso fare altro che pensare a Padre Silvano. È un figo, oltre ad avere una storia interessante ed essere una brava persona. Penso che potrei creare un avatar che gli somigli... ma ho già la sensazione che esista da qualche parte. Non so perché, ed è strano, io so tutto. Uhm... voi ne sapete qualcosa, per caso?

Uhm... sento che mi sto dimenticando qualcosa... ah sì, giusto! Non vi ho detto cosa è successo ai due amici di Tommaso. Come si chiamavano? Daniele e Valerio? Vabbè, poco importa. Quello che ha vomitato soldi l'ho guarito e gli ho lasciato anche il suo "premio", perché poverino, non aveva nessuno se non la sua nonnina. Gli ho concesso una piccola "gioia", visto che dovrà convivere con le conseguenze di ciò che ha fatto. L'altro, invece... è rimasto zitto, non ha offeso Judas, quindi si è beccato il premio senza conseguenze. Sì, a parte il fatto che il cielo ora lo guarderà sempre storto per aver fatto ricorso alle arti oscure, ma eh... la perfezione non esiste.

Detto ciò, non mi resta che augurarvi un buon Halloween! Mi raccomando: mangiate tanti dolci anche da parte mia, e vedete di non evocare nessuno, intesi? Ciao!

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