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La mia più grande passione è insegnare, sul serio! Probabilmente sono stato il primo insegnante della storia. Molti di voi potrebbero chiedersi: "Enoch, perché insegni ai mortali o ad altre categorie? Che ci trovi di divertente?" Altri potrebbero persino dire che insegnare è un lavoro orribile... ma io lo adoro! Mi piace condividere segreti e interagire con voi mortali. Mi piace pensare di migliorare la vita dei miei studenti, o almeno che ciò che insegno possa aiutarli in futuro.
Sia chiaro: non insegno solo i segreti dell'Omniverso, anzi, è piuttosto raro. Di solito mi camuffo da abitante locale e insegno le materie più comuni per quei mondi.
Ho insegnato in luoghi magici, come Hogwarts. Corvonero per sempre! Un giorno vi racconterò di quando ero professore e responsabile del dormitorio della mia casa.

Era sempre interessante mettere alla prova e spronare quel piccolo genio di Silente. La mia carriera mi ha portato anche in mondi scientifici come Krypton o Gallifrey!

In un mondo, ho assunto la forma di un gufo bianco umanoide; in un altro, ho istruito piccoli draghi.

I miei avatar tendono ad avere tonalità di bianco, sia su tutto il corpo che in alcune parti. Adoro il bianco e i colori analoghi: mi ricordano i miei occhi e sono un po' il mio simbolo.

Sono stato un buffo insegnante robot in un mondo dove i loro creatori se n'erano andati da tempo. Ho dispensato segreti in mondi davvero strani. Sono stato un professore-mela e persino un buffo alieno verde dalle molte braccia!

Alcuni dei miei studenti più famosi potreste conoscerli. Alan, in primis!

Ecco dove mi aveva già visto, anche se—come avete letto nel capitolo precedente—non mi aveva riconosciuto. Anche Michele è stato uno dei miei allievi, uno dei migliori, così come tutti gli altri angeli.

Poi c'è stata Scarlett Pendragon... una delusione totale. È già fortunata se la nomino qui. E Ruben! Di lei parleremo in un capitolo dedicato. Anche Emmanuel, il nipote di Elenei, ricevette i miei saggi insegnamenti, anche se non amo parlare di lui. Perché? Eh... lo scoprirete prima o poi. Comunque, Scarlett è sua nipote, quindi... buon sangue non mente, no?
Ah! Come dimenticare il Guardiano? Sì, proprio lui, quello di Guardian Who!

Sì, ovviamente anche i miei figli hanno ricevuto i miei insegnamenti, ma quello è scontato. Voglio dire... sono i miei figli.
Oggi, però, vi parlerò del mio allievo più recente: un ragazzino davvero simpatico che si imbatté nel sottoscritto tramite un pensiero.
Nella ridente e soleggiata cittadina americana di Herkleston, esisteva un luogo magico dove ogni bambino poteva divertirsi come più gli piaceva. C'era chi sfrecciava in bici, chi si fingeva un ninja, chi vendeva merendine creando una vera e propria economia locale e chi costruiva città intere, alcune nelle fogne, altre fatte di cartone. Questo posto, dove i sogni dei bambini prendevano vita, si chiamava il Ruscello. Sebbene fosse solo un semplice bosco in una delle tante versioni della Terra, aveva qualcosa di magico, grazie all'immaginazione dei bambini che lo avevano trasformato in un mondo a parte.

Il bambino più famoso era certamente Craig Williams: pelle scura, capelli neri e occhi attenti, sempre con la sua felpa grigia e il marsupio verde, pronto a ogni avventura. Insieme ai suoi due migliori amici, Kelsey e J.P., viveva ogni tipo di avventura.
Kelsey aveva lunghi capelli biondi spesso spettinati, da cui spuntava il suo inseparabile pappagallino giallo e verde, Mortimer. Indossava un mantello blu che le dava l'aria di una guerriera fantasy e portava sempre con sé una spada di cartone, che in realtà era un rotolo di carta decorato con nastro adesivo.
J.P., il più grande dei tre, era alto e dinoccolato, con capelli rossi arruffati e una felpa arancione e bianca dalle maniche troppo lunghe. Aveva un'aria perennemente distratta, ma il suo cuore era sempre al posto giusto.
Un giorno come tanti, il trio dei Bambini del Ceppo — nome preso dalla loro base segreta, che era appunto un ceppo — si ritrovò per parlare, come al solito, di qualche idea per mitiche avventure o, più semplicemente, di cosa fare quella giornata o nelle successive.
La loro base segreta, all'esterno, sembrava solo un vecchio tronco abbandonato, ma all'interno era tutt'altra storia: cuscini scompagnati, una lanterna a pile appesa a un ramo, mappe disegnate a mano e una scatola di biscotti sempre mezza vuota. Un piccolo regno di avventure, dove ogni oggetto aveva una storia e ogni angolo un segreto.

All'improvviso, Kelsey, con gli occhi brillanti di entusiasmo, mostrò loro un libro intitolato "Infinite DC". << È una lettura fantastica! >> esclamò, sollevando il volume come fosse un trofeo. Il suo pappagallino giallo e verde, Mortimer, dovette volare via dai suoi capelli biondi per non essere travolto dall'euforia. << Parla di due Signori del Tempo che... ragazzi, mi state ascoltando? >>
<< Scusa, ma i compiti delle vacanze ci stanno uccidendo >> borbottò Craig, sdraiato a pancia in giù, la testa imbronciata sopra un libro di storia. Un leggero russare accanto a lui gli fece capire che J.P. si era addormentato.
<< Uffa! >> sbottò Craig, irritato. << Voglio andare fuori a giocare nel Ruscello! Non studiare gente morta da secoli! >>
<< Mia sorella mi ha preso un tutor >> mormorò J.P., svegliatosi forse per via dell'urlo. << Dice che così mi concentro di più... ma io odio quella vecchia signora odiosa che mi fa rimpiangere la scuola >>.
<< Mio padre deve solo provare a prendermi un tutor! >> sbottò Kelsey, sferzando l'aria con fare minaccioso usando la sua spada di cartone. << Oh giusto, papà! >> esclamò, salendo sulla sedia che fungeva da ascensore per tornare in superficie. << Mi ha detto di rientrare prima. Ci vediamo! >>
<< Aspetta! >> la fermò J.P., asciugandosi il moccio con la manica troppo lunga. << Devo tornare a casa anche io... la tutor... >>
Detto ciò, i due bambini uscirono dal ceppo, tirando la corda che faceva risalire la sedia "ascensore".
Rimasto solo, Craig si voltò verso il "soffitto" aperto, da cui filtrava la luce del giorno. Con un sospiro rassegnato pensò: "Chissà se esiste un tutor cosmico che può darmi una mano... "
Poi si addormentò, o forse no del tutto, era più una dormiveglia, quel tipo di sonno che i bambini vivono come un sogno a occhi semiaperti. Fantasticava su questo misterioso tutor: che aspetto avrebbe avuto? Quali avventure avrebbe vissuto? Quali altri bambini avrebbe aiutato?
In realtà, non aveva davvero bisogno di un tutor. Non era un pessimo studente. Non è che volesse un tutor stellare per la scuola, no, quello no, ma sarebbe stato più divertente di uno normale. Una simpatica alternativa, nel caso mai ne avesse avuto uno. Che comunque non voleva. Stava bene così, grazie.

Quando il sonno lo avvolse del tutto, il sogno si fece più vivido. Craig si ritrovò a correre lungo un tempio di marmo lucente, immerso nella luce del sole. Intorno a lui, un bosco rigoglioso, cascate scintillanti e un tempio bianco in lontananza, forse in stile indiano, alla fine di un ponte. Sembrava una versione potenziata del Ruscello che tanto amava. Eccitato, corse verso il tempio, desideroso di esplorarlo.
Ma prima che potesse raggiungerlo, un tonfo seguito da un << Auch! >> lo riportò alla realtà. J.P. era caduto faccia a terra.
<< Tutto bene?! >> chiese Kelsey dall'alto, il suo faccione che occupava gran parte del foro. J.P. alzò una mano con il pollice in su.
<< Sembra di sì! >> rise Craig, aiutando l'amico a rialzarsi. Poi decise di seguirli e tornare a casa anche lui, con la mente ancora persa nel sogno maestoso che aveva appena fatto.
Tornato a casa, Craig trovò i suoi genitori fuori, nel vialetto, intenti a parlare con un uomo sulla quarantina. Sua madre, una donna dalla pelle ambrata, capelli castani raccolti in una coda alta e occhi vivaci, indossava una maglietta verde e jeans chiari. Suo padre, alto e robusto, con barba curata e camicia hawaiana troppo colorata per essere ignorata, era sempre allegro ed energico.

L'uomo con cui parlavano aveva capelli castani con le tempie brizzolate, un volto bonario e rilassato. Indossava una giacca di pelle bianca sopra una camicia azzurra scollata, che lasciava intravedere una canotta bianca e una collana di ferro con una "K" incisa. I suoi occhi azzurri, segnati da qualche ruga, erano gentili, così come il suo sorriso.

<< Craig, tesoro, sei arrivato! >> lo salutò calorosamente sua madre con un sorriso.
<< Figliolo! >> aggiunse suo padre, con il solito entusiasmo. << Vorremmo presentarti il signor Bright, il tuo nuovo tutor! >>
<< CHE COSA?! >> urlò il ragazzino, facendo un'espressione incredula, un misto tra lo spaventato e il confuso, che, combinata alla sua grande facciona, risultava involontariamente comica. << Non mi serve un tutor! >>
Craig era furioso. Probabilmente i suoi genitori avevano preso l'idea dalla sorella di J.P., cosa che lui considerava imperdonabile.
In più, non riusciva a togliersi dalla testa quel sogno. Aveva pensato a un tutor cosmico... e poi, puff, eccolo lì, nella realtà. Strana coincidenza. Troppo strana per non pensarci almeno un po'.
<< Ciao, Craig >> lo salutò il tutor con un sorriso, accovacciandosi per raggiungere la sua altezza, con qualche difficoltà. << Sono certo che diventeremo grandi amici. Inoltre, con me imparerai cose che nemmeno credevi possibili. Fidati >> concluse con un occhiolino.
<< Noi usciamo fuori per cena >> lo informò sua madre, mentre suo padre sembrava entusiasta. << Il signor Bright si è offerto di badare anche a tua sorella, mentre Bernard è al lavoro. >> Dopo avergli stampato un grosso bacio sulla fronte e ricevuto una pacca sulla spalla da suo padre, i due salirono in macchina e partirono.
Una volta soli, Craig lanciò un'occhiataccia al suo nuovo tutor. Il suo sguardo diceva chiaramente che non si sarebbe piegato al suo volere.
<< Che bella casa che hai... definirla "residenza americana.exe" sarebbe riduttivo >> commentò Bright con una smorfia. << Beh, credo che sia un comfort per un morta... >> ma, notando lo sguardo confuso e indagatore di Craig, cambiò subito discorso. << Vieni, entriamo! >>
Una volta dentro, si diressero verso la cameretta di Craig, situata al secondo piano. La stanza era piena di poster di supereroi e mappe del Ruscello, con una scrivania ingombra di libri, fogli e gadget. Sul muro, una lavagna con foto e spaghi colorati formava una sorta di mappa investigativa. Il letto era disfatto e sul comodino c'era una torcia, un walkie-talkie e una pila di fumetti. Non mancava il gigantesco poster di Slide il Furetto, il personaggio preferito di Craig.
Il ragazzino si sedette sulla sedia davanti al suo PC.
<< Allora! >> esclamò il signor Bright, battendo le mani mentre si guardava attorno. << Lezioni di inglese, eh? >>
<< Di storia, in realtà... >> lo corresse Craig, guardandolo di sottecchi, poco convinto.
<< Giusto, storia! Uhm... la storia è una bellissima materia, sai? Quindi dimmi: secondo te, perché è importante studiarla? >>
<< Per prendere un bel voto a scuola? >>
<< Dai, Craig, rispondi seriamente. Sei un ragazzino sveglio >> lo "rimproverò" il tutor con tono gentile.
<< Per... scoprire di più sul nostro mondo, capire cosa ha portato all'epoca in cui viviamo e... magari imparare a non ripetere gli stessi errori? >> disse Craig, mentre la mente gli tornava al giorno in cui avevano scoperto di più sugli antenati del Ruscello. Che belle avventure!
<< Esatto! Dieci punti a Corvonero! >> esultò Bright con un sorriso. << Ora, la storia di Giulio Cesare... >> iniziò a spiegare, camminando su e giù per la stanza, assorto nei suoi pensieri. Era bravo, molto bravo a spiegare. Ascoltare la sua voce era coinvolgente: sapeva davvero come intrattenere e insegnare.
Purtroppo, la mente di Craig, seppur interessata, era ancora più attratta dal Ruscello e dal mistero del Puzzle Cube. Così, si mise a lavorare sulla sua lavagna, collegando foto con spaghi di vari colori, formando una mappa interattiva. La voce del tutor divenne solo un brusio di sottofondo.

<< Craig? >> una voce lontana lo chiamò. << Craig?! Mi stai ascoltando? >> Questa volta la voce era più forte e sembrava appartenere al tutor.

Quando Craig si voltò, si prese uno spavento non da poco. Davanti a lui non c'era più la sua stanza, ma due immensi occhi bianchi che sembravano bucare l'universo stesso. Erano grandi, spaventosi, potenti e irradiavano un'energia infinita.
<< Ora ho la tua attenzione? >> disse una voce profonda, che sembrava provenire dagli occhi stessi.
Craig si ritrovò di nuovo nella sua cameretta.Per un attimo non capì dove fosse. Il cuore gli batteva forte, le mani tremavano.Il signor Bright lo osservava con un sorriso... ma i suoi occhi erano dello stesso colore dell'incubo di prima.
<< Non mi piace chi non mi ascolta mentre spiego >> lo ammonì severamente. << Capisco che sono quasi le sei, che è estate, che fa caldo e via dicendo... ma io sono qui per insegnarti qualcosa, no? >>
<< Chi... chi sei?! >> chiese Craig, brandendo il suo bastone come un'arma e puntandolo verso lo strano individuo.
<< Beh... andiamo, riflettici un secondo >> lo sfidò Bright con un sorriso.
Craig, seppur spaventato, sentiva che quell'uomo non voleva fargli del male. Anzi, il suo istinto gli diceva che era lì per aiutarlo. Calmatosi, rifletté e l'idea più assurda — quella pensata davanti casa — sembrava ora la più plausibile.
<< Voi siete... il tutor cosmico? >>
<< Esatto! Mi presento come si deve: sono Enoch, Guardiano dell'Omniverso, insegnante per passione! >> disse con un inchino. << Ai tuoi genitori però di' che sono solo Henrich Bright. La mia vera identità teniamocela tra noi, ok? >>
<< Quindi io ti ho pensato e ti ho evocato? >> chiese Craig, con gli occhi che brillavano, eccitato all'idea di trovarsi davanti a una sorta di dio.
<< Sì e no. Ti osservo da un po', Craig. Tu e tutte le tue varianti. Sei un bambino molto interessante. Il fatto che cercavi un tutor cosmico era solo una scusa per farmi avanti >>.
Craig era ancora confuso. << Se hai osservato tutte le mie versioni... perché proprio me? >>
<< Perché sei l'unico ad essere entrato nel Nexus! >> rispose Enoch. Craig ripensò al bellissimo ponte. << Esatto, sì, proprio quello. Uno dei modi per accedere alla mia dimora è sognare e avere tanta fantasia! Per fortuna sei stato svegliato prima di avventurarti. I lettori hanno letto del Nexus già lo scorso capitolo, sarebbe noioso ripeterlo >>.
<< Eh? >> chiese confuso Craig, e Enoch ridacchiò.
<< Ora, ascoltami bene, Craig! >> Enoch iniziò a camminare di nuovo. << Alla fine di ogni lezione ti assegnerò un compito. Se prenderai il massimo dei voti, ti darò una magia a tua scelta, che potrai evocare tramite il tuo bastone >>.
<< Wow!! >> esclamò Craig, con gli occhi che brillavano di gioia.
<< Sì, hai detto bene: wow! È quello che sono io, in fondo. Ora però tieniti forte, la lezione sta per partire! >> Con uno schiocco di dita, i due si ritrovarono nell'antica Roma.

Craig si divertì un mondo quel giorno, così come nei giorni seguenti. Enoch divenne presto una figura importante per lui e anche per i suoi amici, che si unirono presto alle straordinarie lezioni del Guardiano dell'Omniverso.
<< Aspetta un secondo >> lo interruppe Craig.
<< Craig... non interrompere la narrazione, grazie >> lo ammonì Enoch con tono teatrale.
<< Sì, ma... la mia sorellina? L'abbiamo lasciata a casa da sola! >>
<< Ah, lei... tranquillo. Annais sta bene. Sta giocando con le sue bambole: le ho animate e le hanno anche preparato la cena... o lo faranno >> lo rassicurò Enoch con un sorriso sereno.
<< Chi è Annais? >> chiese Craig, confuso.
<< Tua sore... ah no, giusto. Quella è la sorella di Gumball, un altro dei miei allievi. Un giorno te lo farò conoscere. Ora vieni, Craig, Cesare ci aspetta! >>
La lezione riprese e Craig si ritrovò immerso in un mondo di storia, magia e scoperte. Ogni giorno era un'avventura, ogni insegnamento un tassello in più nel grande mosaico del mistero che lo circondava. Enoch non era solo un tutor: era una guida, un custode di segreti e forse... qualcosa di ancora più grande.