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← La Trattoria dei Penati

Creato il 08/05/2026, 16:41 · Aggiornato il 08/05/2026, 16:42

Capitolo 6: VI - Fufluns mi analizza meglio del mio psichiatra

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
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  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
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Il corridoio buio era illuminato solo dalla TV accesa, il volume basso a fare da sottofondo alla persona che stava parlando piano al telefono.

«Capisco, ma ti assicuro che gli farà bene» stava dicendo Fufluns steso sul divano come fosse stato un triclinium «E poi è un bravo ragazzo, vedrai che…» mi lanciò un’occhiata furtiva «Ci sentiamo più tardi, caro. O se preferisci venire qui, di posto…» studiò il telefono come un prosciutto stagionato male «Ha riattaccato. Ben svegliato, giovane Penati, dormito bene?»

Non risposi subito, studiando la scena mentre una valanga di domande mi si accumulavano nel cervello.

«Chi era?» chiesi dopo una molto poca accurata selezione.

«Un vecchio amico, nulla di che» scosse la mano tornando a guardare la TV.

«Apollo?» proposi.

Mi guardò stupito, poi rise appena: «Allora non stavi dormendo, giovane Penati.»

Oscillai la mano prendendo un po’ più di confidenza: «Eravate alquanto rumorosi, tu e Nerone» mi chiusi di nuovo nelle spalle «O dovrei darvi il lei?»

«Il tu andrà benissimo» abbassò le gambe in modo da farmi spazio «Vieni pure, hai la faccia di uno che vuole tempestarmi di domande.»

Decisi di accomodarmi a un posto da lui. Non perché avessi paura, quanto piuttosto per una questione di rispetto.

Rimasi in silenzio per un po’, ragionando sull’ordine esatto delle cose da chiedergli: sulla mia famiglia, su Charun e Canidia, su lui e Nerone, infine sulla visione demoniaca appena avuta.

La prima opzione, in realtà, sarebbe stata chiamare il mio analista, ma Fufluns mi dava un’assurda sensazione di sicurezza, come se fosse stato un adulto con cui potevo confrontarmi liberamente.

Forse solo perché era uno sconosciuto e non mi conosceva abbastanza per giudicarmi.

«Tu sai cosa voleva Canidia dalla Trattoria?» chiesi infine.

Il dio si massaggiò il mento pensieroso, poi disse: «La proprietà della Trattoria: anche se svuotato qualcosa me lo ricordo, e sono abbastanza sicuro che l’abbia menzionata un paio di volte.»

«Perché?» in cuor mio sapevo già la risposta, ma volevo esserne sicuro.

«Questo non lo so, non ero completamente in me in quel momento» spostò il dito sulle labbra meditabondo, poi si tamburellò appena sotto il naso «Credo che sia una specie di accordo tra Charun e la tua famiglia, ma se Charun è stato svuotato e ha violato l’accordo…»

«Accordo?» chiesi indeciso.

«Non conosco i dettagli, non essendone direttamente responsabile» sospirò grattandosi la nuca «Mamarke avrebbe saputo risponderti meglio, ma se ha finito il suo ruolo di Penato, non so sinceramente come contattarlo. Tu non ne sai proprio nulla?»

Scossi la testa a sguardo basso: «Però prima che incontrassi Canidia e Charun è passata un'avvocato che voleva comprare il borgo.»

«Quei documenti che abbiamo trovato io e Lucius, presumo» annuì il dio «In effetti il testo citava direttamente l'Accordo, ma come fa il Dottor Comuni a conoscerlo?»

Lo guardai confuso: «Lo psichiatra?»

«L'imprenditore» mi guardò confuso a sua volta «Hanno lo stesso cognome?

«A quanto pare...» alzai le spalle «Ma può capitare di conoscere persone con lo stesso cognome, sarà una casualità» alzai lo sguardo per pochi secondi «Dici che potrebbero essere imparentati?»

Fufluns si fece nuovamente pensieroso, poi scosse la testa: «Non ho abbastanza elementi per confermare ciò, o anche solo per dire che siano collegati. Sospetto? Sì. Sicuro? No» si massaggiò nuovamente il mento «Tuttavia, il fatto che questo imprenditore fosse interessato all'Accardo e che subito dopo sia arrivata Canidia per prendere la proprietà collega sicuramente i due fatti. Ma perché? Costruire un mega resort ultra-minimale mi sembra una cosa abbastanza umana. Brutale, ma umana.»

Mi presi qualche minuto per rispondere, poi proposi con cautela: «Potrebbe c’entrare con lo svuotamento di senso?»

Stavo citando argomenti che non conoscevo appieno, il terrore di aver frainteso qualcosa mi agitava come alle interrogazioni di gastronomia.

Fufluns mi guardò stupito, poi oscillò appena il dito puntandolo verso l’alto: «Potresti aver centrato il punto, giovane Penati» incrociò le gambe sul divano, girandosi verso di me «La Trattoria è da sempre un logo dove umani e dèi si possono incontrare come pari. E non è solo l’accordo a permettere ciò, ma…»

«Il rituale» conclusi ricordando le parole di Canidia «La cucina come rituale… ma come fai a svuotare un rituale?»

«Oh, questo lo so: il metodo più facile è non dargli peso, farlo per convenzione» spiegò Fufluns evocando un boccale di birra «Come magiare perché si deve.»

«Ma senza mangiare non si sopravvive!»

«La carne non sopravvive, lo spirito viene trasferito nell’Aldilà e la memoria rimane nel mondo immanente» scosse la mano «Me lo spiegò tanto tempo fa Mantus – o Northia, adesso non ricordo bene. Comunque, questo per dirti che il mangiare, anche se fatto per sopravvivere… beh, ha comunque un senso.»

Alzai un sopracciglio: «Non… sto capendo molto.»

Spostò lo sguardo sulla TV, la replica di Striscia la Notizia che gli si rifletteva negli occhi.

Rimase a pensare tanto a come rispondermi – ma veramente tanto – poi disse: «Tu vivi in un’epoca in cui il cibo è disponibile per la maggior parte delle persone, indipendentemente che sia buono o di scarsa qualità. Ma in momenti di crisi il mangiare per sopravvivere è la volontà stessa di vivere. Allo stesso modo il rinunciare al cibo può diventare una scelta forte, coraggiosa, e avere pari senso.»

Mi tornò alla mente il confitto anglo-irlandese: c’era una compagna a scuola fissata dell’argomento, e qualcosa lo avevo recepito.

Per esempio, ricordavo che parlava di attivisti arrestati che avevano intrapreso lo sciopero della fame, morendo in carcere.

Allo stesso modo ricordavo i resoconti di zia Elide sulla tessera annonaria e sul fatto che mescolassero il gesso alla farina per far pesare di più il pane, e alla naturalezza con cui raccontava di non essersi fatta problemi a cibarsi anche di quello.

Due approcci, lo stesso significato.

Vivere.

«Forse ho capito» annuii sicuro «Ma perché svuotare di senso un rituale?»

«Per velocizzare la secolarizzazione» spiegò Fufluns. Notò il mio sguardo confuso «Qualcosa mi dice che non ne sai niente.»

«Già…»

«Tecnicamente è la separazione dello stato – o meglio della società civile – dalla religione» sospirò bevendo un po’ di birra «In pratica è l’annichilimento del senso della liturgia e della religione stessa.»

Corrugai la fronte, poi scossi la testa: «Continuo a non capire cosa c’entri con me e con la trattoria.»

Fufluns si mise a osservare il boccale di birra che fluttuava a mezz’aria come a chiedersi se finirlo prima di parlare o dopo: «Noi – divinità, creature, spiriti – siamo nati per dare senso al mondo circostante: dal perché il sole sorge e tramonta alla sparizione dei calzini. Una volta trovata la spiegazione scientifica – o comunque razionale – le manifestazioni di senso come noi non servono più. Ma qualcosa rimane.»

«I rituali» alla fine era sempre lì che si andava a parare.

«Precisamente: si adattano ai tempi, cambiano ruolo o dedica, ma rimangono» annuì Fufluns «Ora, cosa succede se svuoti di senso anche le tradizioni liturgiche?»

«L’annichilimento dell’animo» scossi la testa «Ma è controproducente per le divinità! Perché Canidia dovrebbe…»

«Perché Canidia non è una divinità, non ha rituali legati a lei, sia evocativi che scaramantici. Possiamo discutere del fatto che qualcuno la stia guidando, ma se il loro obiettivo è controllare l’umanità…»

Un brivido mi percorse la schiena. Forse quello che avevo visto in sogno aveva a che fare con questo obiettivo, ma perché lo avevo visto io? Come avevo fatto? Possibile che non fosse solo un incubo?

«Essendo umano, posso avere visioni?» chiesi infine.

«Se ci vedi, non lo posso escludere» spiegò Fufluns annuendo piano «D’altro canto, non sei un aruspice o qualcosa di simile – non ancora, per lo meno – per cui non dovresti averle» piegò appena la testa incrociando le braccia «Hai avuto una visione?»

«Forse…» tenni lo sguardo basso, estraendo il blister di medicine.

Me lo girai tra le dita pensieroso: da quant’era che non le prendevo? Lo avevo assunto quella mattina, dopo aver visto la piccola ombra che muoveva le coperte.

Dopo averle assunte, tuttavia, era scomparsa la mia famiglia e apparsi Canidia, Charun, Fufluns e Nerone.

«Di fatto ho sempre delle “visioni”…» dissi infine «Ombre, demoni, persino la mia stessa famiglia» inspirai profondamente, trattenendo ogni lacrima «Anche quando sono morti i miei genitori ho visto una creatura attaccarci.»

Fufluns alzò le sopracciglia sorpreso: «Questo è già più interessante, giovane Penati, per quanto la tua domanda inizialmente non sembrava fare riferimento a ciò.»

«In effetti…» mi annodai le dita nervoso.

Il dio rimase in silenzio per un po’ osservandomi, poi disse: «Tu credi a quello che vedi, giovane Penati?»

«Io… non lo so» ammisi a sguardo basso «Insomma, se prendo le pastiglie, le ombre svaniscono, ma i miei parenti di solito rimangono.»

«Come vedi queste ombre?» domandò sinceramente incuriosito.

«Demoni dagli occhi rossi…» ammisi.

«Come Charun?»

Annuii a sguardo basso. Il solo pensarci mi fece vedere nuovamente Fufluns come il demone che mi aveva attaccato, sovrapponendosi al ricordo dei miei genitori.

Il dio si fece pensieroso: «Prima hai detto di aver visto un’ombra simile anche quando i tuoi genitori sono morti?» tremai annuendo, consapevole della domanda che sarebbe arrivata dopo «Posso chiederti come sono morti?»

Mi presi il tempo necessario per metabolizzare la richiesta.

In fondo era una domanda a cui ero abituato, non era qualcosa che mi coglieva completamente impreparato, tuttavia era strano sentirselo chiedere da qualcuno che ancora non riconoscevo come reale.

«La polizia ha detto di inedia» ammisi titubante.

Fufluns alzò al sopracciglio: «Qualcosa mi dice, però, che tu non ci credi molto…»

«Diciamo che… due persone adulte non muoiono di fame in una notte, no?» dissi grattandomi dietro la testa «Ma è anche vero che ci trovarono tre giorni dopo: magari erano ancora vivi, quando…» mi fermai stringendomi nelle spalle.

«Quando?»

«Quando è arrivata l’ombra» presi un respiro profondo «Inizialmente avevano ipotizzato una rapina finita male, che fossero stati tramortiti e che non si fossero più ripresi: era estate, faceva caldo, è già tanto se io sono sopravvissuto. Però…»

«Però?»

«Però poi hanno archiviato tutto come incidente domestico.»

Fufluns mi osservò intensamente, poi si sfregò il mento: «Se dovessi darti una spiegazione umana, anche io propenderei per una rapina finita male. Tuttavia da divinità non posso escludere una matrice più… mitologica, diciamo» annuì piano «I tuoi genitori sono diventati Penati?»

Alzai la testa, qualcosa si era acceso nella mia memoria: «No, in effetti non sono diventati Penati.»

«Allora posso ipotizzare che Charun effettivamente sia passato da casa vostra, probabilmente già svuotato» ammise il dio «Il che potrebbe spiegare perché vedi tutte le creature leggendarie come “piccoli Charun”: hai associato le due cose.»

Sbattei le palpebre: non avevo mai valutato quell’ipotesi. In fondo lo psichiatra aveva sempre sostenuto l’idea della schizofrenia, ma se le creature fossero state reali, aveva senso che le avessi associate al trauma senza che fossero creazione di esso.

«Devo andare a cucinare» dissi alzandomi in piedi «Ho… bisogno di schiarirmi le idee.»

E senza aspettare una risposta da Fufluns, scivolai verso le scale.

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