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Creato il 10/10/2026, 22:07 · Aggiornato il 14/10/2026, 00:26

Capitolo 36: XXXV – Venere nacque da una conchiglia, Turan da una Secchia Rapita

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
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«Sei sicuro?» chiesi confuso. Mi ero schiacciato sui gradini temendo mi venisse addosso nella sua folle corsa verso di noi.

«Non è una scusa per farci venire su a prendere quella dannata secchia, vero?» domandò Empanda.

«Giuro sul mio onore di Imperatore Divinizzato: in passato la “Piazza della Torre” si chiamava “Piazzetta delle Rivendugliole”» alzò le mani «Vero, tutta questa storia andrebbe a mio favore, ma… venite a vedere, è nella storia della torre.»

Mi alzai prima che mi potesse strattonare lui, cosa che lo lasciò confuso, ma non sorpreso.

Alzò le spalle e iniziò a farci strada.

«Hai letto la storia della torre?» chiese Empanda confusa.

«Stavo cercando le indicazioni su come entrare» spiegò evasivo «E poi conoscere le vicissitudini di un luogo è importante per impedire che qualcuno le manipoli.»

«Ogni riferimento al tuo passato è puramente casuale, presumo…»

«Ehi! Solo perché non ricordo tutto quello che ho fatto in America, non vuol dire che…»

«Io mi riferivo a Svetonio, ma comunque…» Empanda si soffermò sugli orari di visita «Qui dice che possono salire massimo venticinque persone e che si sale a orari fissi. La prossima salita è alle tre, ma dovremmo prenotare, e non è detto che…»

«Prenotare? Io!? Oh, nossignore. Piuttosto mi arrampico dall’esterno» commentò offeso l’Imperatore.

«Dice che si possono acquistare i biglietti anche in Via Lanfranco» aggiunsi infilandomi tra i due «Potremmo sentire se c’è posto per la prossima salita.»

«Ma se anche ci fosse – e non è detto che abbiano due posti – come pensi di “richiamare lo spirito” se ci sono altri turisti?» domandò Empanda.

«Em… chissene frega?» commentò Nerone «Noi facciamo il nostro e loro si fanno il loro, così siamo felici tutti.»

«Non… penso che suonare un sonaglio etrusco nel bel mezzo di una visita renda “felici” gli altri visitatori» ammisi stringendo lo scrigno di argilla al petto.

«Posso sempre accompagnarti con la lira chitarra, dato che non ho ancora avuto l’opportunità di suonarla» rispose offeso «Inoltre potrebbe rendere la loro esperienza unica. Anzi, ci dovrebbero pagare per questo servizio.»

«Intanto andiamo a sentire se c’è posto per la prossima salita» proposi «Poi penseremo come suonare all’interno senza che ci caccino dalla torre.»

*** * ***

Non so se fu fortuna o le capacità comunicative di Nerone, però riuscimmo ad accaparrarci due posti per la visita delle tre e tre quarti.

Non avevo mai visto l’Imperatore così entusiasta – forse solo della Sala della Musica e davanti al suo busto di marmo – il che mi calmò un po’.

Non era spaventoso come alla Galleria Estense, ma rimasi comunque sulla difensiva.

Iniziai a scuotere il sonaglio fin dai primi gradini, facendo risuonare la sua melodia tra le pietre antiche e il rumore dei passi che salivano.

«Secondo te è una las… fata come me?» mi chiese Nave circa a metà percorso. Mi stava sulla spalla incuriosita da questo “spirito” che albergava nella Torre della Ghirlandina più di quanto mi sarei aspettato.

«Se deve reagire al sonaglio, immagino di sì» risposi piano.

«Chissà chi è» pigolò. Le sue ali mossero l’aria come se fossero un ventaglio.

«La potresti conoscere?»

«Forse…» si drizzò sulla schiena «I-in fondo non siamo più così tante noi fate italiche, e spesso siamo scambiate per uccellini perché non abbiamo le ali da, beh… fata.»

«In effetti… però questo vi rende uniche, no?»

Arrossì vibrando ancora di più le piume prima di chiuderle sulle spalle imbarazzata: «I-immagino di sì…»

Feci per proseguire verso le scale quando Nerone mi strattono.

Non mi ero nemmeno accorto di averlo superato, in effetti.

«Dove pensi di andare, Puer? Dobbiamo recuperare la Secchia» mi disse indicando il soffitto.

Affrescato di blu con semplici decorazioni quadrate, a stella e a mezzaluna, dal centro esatto scendeva una catena con beh… una secchia. E tenuta anche bene per essere del ‘300.

«Io ti alzo e tu la sganci, pronto?» chiese abbassandosi con le mani a coppa per farmi appoggiare il piede.

Feci per dirgli di no, ma il ricordo di quella mattina era ancora troppo vivido.

Non potevo rifiutarmi, soprattutto su una Torre!

M’infilai il sonaglio in tasca e appoggiai lo zaino a terra, poi guardai verso l’alto e la sua mano.

«Ti do lo slancio e tu mi sali sulle spalle» disse Nerone senza troppi giri di parole.

«Non… sarebbe meglio l’opposto?» proposi «Insomma, tu sei un imperatore, ti rovinerei la giacca.»

«Hai ragione» si tolse la giacchetta di pelle «Levati le sarpe e sali sulle mie spalle» probabilmente notò il mio sguardo confuso «Sei più leggero di me. Forza, voglio sbrigarmi prima che scendano gli altri visitatori.»

Inspirai, mi sfilai le scarpe e mi preparai a saltare.

Primo tentativo, nullo.

Secondo tentativo, uguale.

Al terzo riuscii a mettermi sulle spalle di Nerone, anche se ondeggiammo un po’. Il sonaglio si agitò nella mia tasca riempiendo la sala con il suo tintinnio.

«Fa’ meno casino, puer, o ci sentiranno» commentò l’Imperatore a bassa voce «Ci arrivi?»

Guardai verso l’alto, alzando le braccia: «Mancano poco meno di due metri…»

«È così alto?» mi tolse le mani dalle caviglie prendendo un’espressione pensierosa. Qualcosa mi sorresse prima che perdessi l’equilibrio, la stessa forza che avevo sentito contro il drago a Rimini.

«E se mettessi i piedi sulle mie mani?» propose «Da questa posizione non dovrebbe essere così difficile.»

“Sei matto!?”

Più o meno era quello che stavo pensando, ma ero in una posizione fin troppo delicata per farlo arrabbiare, per cui mi limitai a un: «P-potrei saltare e aggrapparmi alla Secchia…»

«E rischiare di rovinarla? Nono, puer, piuttosto ti sollevo sulle mani» mise i palmi vicino alle spalle «Forza, che non abbiamo tutto il giorno.»

Mi feci il segno della croce, inspirai profondamente e feci un primo passo. Nerone mi strinse il calzino, convincendomi a mettere anche l’altro piede.

Il sonaglio risuonò poco prima che vedessi il pavimento avvicinarsi pericolosamente.

Una persona normale avrebbe coperto la testa, giusto?

Io no.

Io estrassi il sonaglio e lo strinsi al petto per paura che si rompesse con l’impatto.

Giusto per farvi capire le mie proprietà in quel momento.

Nerone mi agguantò prima che mi schiantassi al suolo, le sue braccia strette sulle mie gambe mentre mi trovavo coi capelli a sfiorare il pavimento.

«Uff… per un pelo» commentò «Ora molla quell’allarme etrusco e…»

«Oh, ma quindi eravate voi a fare tutto questo casino» commentò una voce sopra di noi.

Un suono soave, simile a dei sonagli di vetro vibranti al vento.

Rimbombava tra il legno e la volta, come se chiunque stesse parlando lo stesse facendo da dentro alla Secchia.

«Certo che ce ne avete messo di tempo, e dire che i miei indizi erano abbastanza semplici» la voce si fece più nitida e cristallina, seguita da un frullio d’ali e un fischio da uccellino in picchiata.

Pochi secondi e mi trovai davanti alla faccia una fata italiana dai capelli rossi mossi e gli occhi verde foglia con un leggerissimo strabismo di Venere. Ripiegò le coloratissime ali da gruccione dietro la schiena mentre appoggiava con leggerezza i piedi nudi sul pavimento.

Ori e gioielli di pregevole fattura le adornavano il corpo, vibrando in ogni suo movimento e creando una sinfonia rituale seducente.

Il ricco abito ricordava i vestiti delle nobili etrusche con qualche aspetto moderno, come uno spacco da Jessica Rabbit che le arrivava poco sopra la coscia e lo scollo che faceva risaltare il seno nel pieno della maturità femminile.

La pelle candida e curata profumava di oli pregiati.

«Ben arrivato, Francesco» sorrise dandomi un colpetto sulla punta del naso con la manina minuta. Ad occhio doveva essere più grande di Nave, ma non di molto, al massimo aveva tutta la testa in più di lei «Io sono Turan, piacere di conoscerti.»

«Turan…» ripetei «Eri tu coi legionari che…»

«Ooh, allora un certo Imperatore che si atteggiava ad Apollo ha mantenuto qualche potere divinatorio» commentò tagliente volteggiando su a guardare Nerone dritto negli occhi «Come te la passi, megalomane? Vedo che sei in ottima forma per essere… morto.»

«Tu, dannata…» l’Imperatore mi lasciò facendomi battere la testa a terra. Nulla di che, ma comunque sentii il colpo «Non mi avevi detto di essere uno spirito!»

«Spirito? Io!? Mi sento profondamente offesa!» si spostò i capelli con la mano «Ero – e sono – una dea.»

«Questo spiega molte cose» annuì Nerone, poi scosse la testa e tornò a guardarla infastidito «Resta il fatto che potevi dirmelo!»

«Tu potevi arrivarci, se è per questo» alzò le spalle Turan prima di fare una capriola a mezz’aria per evitare di essere presa dall’Imperatore «Insomma, solo Venere è bella quanto me, e non ne sono sicura.»

«Venere?» chiesi «Siete una dea della bellezza?»

«Una? LA dea della bellezza – infatti non mi sono fusa con le mie controparti» vibrò le ali multicolore «Non hai mai sentito “Giaci con Turan e poi muori”? Quando Mamarke era in attività lo dicevano tutti.»

«Ah, ci scherzi pure?!» esclamò Nerone «Dopo che mi hai fregato…»

«Fregato? Io? Ma se ti ho dato la notte migliore della tua vita…»

«Mi hai…» si fermò stringendo i pugni.

«Ti ricordo che grazie a me la tua dinastia è sopravvissuta, e poi ti avrebbero ucciso loro. Ti ho regalato una morte onorevole» Turan gli punzecchiò la guancia «Dovresti vedere l’ultima erede, ti somiglia mol…»

«Ripeto, potevi dirmelo che eri una dea.»

«Mi avresti chiesto di salvarti.»

«Ovvio.»

Turan gli dette un cricchetto sulla fronte: «Mai inimicarsi gli oracoli, dovresti saperlo. Ah, vero… lo hai scoperto solo tre anni fa.»

Nerone la guardò accigliato, poi offeso: «Cosa c’entrano gli oracoli, adesso?»

«C’è tempo e luogo per ogni cosa, ma non ora, Neronuccio» gli punzecchiò nuovamente la guancia «Adesso devo aprirvi lo scrigno che vi ho fatto trovare. A proposito, vi è piaciuto il tour? Modena è stupenda in questo periodo.»

«Sei stata…» l’Imperatore si morse il dito per non imprecare.

«Cosa vuoi che sia: l’ultimo Penati che è venuto qui non poteva vedermi, ma mi ha detto che suo figlio ci sarebbe riuscito e di aiutarlo se fosse giunto a richiamarmi. Mi sono voluta divertire un po’ dopo tutti questi anni d’attesa» mi scivolò nuovamente davanti «Immagino sia tu, Francesco. Anche perché non sembri sorpreso di vedermi.»

«Mi… ci sto abituando…» ammisi alzandomi a sedere, il sonaglio ancora stretto in mano. Stavo ancora metabolizzando le sue parole: tra i suoi trascorsi con Nerone e tutta la storia della “dea della bellezza” non ci stavo capendo più niente. Decisi di dare priorità alle varie domande «Mio padre è stato qui?»

«Immagino di sì» mi venne così vicino che mi s’incrociò la vista «Avete gli stessi occhi, due turchesi di rara bellezza. Anche Mamarke li aveva così, per questo li ho resi una caratteristica resistente alle generazioni» si allontanò guardando sognante Nerone «Esattamente come i suoi splendidi capelli rossi. Ah, se solo riuscissi a metterli assieme. Verrebbe la bellezza fatta persona che Narciso spostati.»

«Non hai risposto, dea estinta» commentò Nerone.

«Estinta? IO!? Indebolita, certo – certi sfregi architettonici sono un insulto alla bellezza – ma non sono ancora morta» disse offesa «Comunque, sì, immagino che fosse tuo padre che è venuto qui con quel blocco d’argilla che solo io sarei riuscita ad aprire.»

«Lo ha creato lui?» chiesi recuperando lo zaino e prendendo lo scrigno ritirato in banca.

«No, lo aveva ereditato, ma che sapeva sarebbe giunto il momento di aprirlo dopo la sua morte» spiegò Turan volandomi vicino e appoggiando l’orecchio al contenitore «Ooh, ora capisco perché servo io. La bellezza che trasuda dal contenuto rischia di rovinarsi senza le giuste attenzioni.»

«Sapeva che…»  in effetti se sapeva che avrei visto al di là della Foschia, non era da escludere che sapesse che sarebbe morto. Ma come faceva a saperlo? «Può aprirlo?»

«Senza alcun problema» annuì raggiante scivolando sui bordi sigillati dell’argilla. Il suo tocco sprigionava profumo di fiori e incensi rituali, odori che per me erano un campanello d’allarme: riti di passaggio segreti che solo le ragazze dovevano fare per diventare donne.

Cambi che io avrei dovuto vivere con divinità – e modalità – diversi.

L’argilla scricchiolò, aprendosi a libro e mostrando… un codice miniato.

La rilegatura era curata, ma non professionale, le miniature eleganti a tema cibo – stiamo pur sempre parlando di un cimelio di famiglia – avevano un non so che di rustico e antico, ma soprattutto…

«Sono in etrusco» commentai sorpreso «E qui c’è la traduzione in latino! Ma… di cosa si tratta?»

«Un libro mooolto antico» commentò Turan «Ma non sono io l’esperta di scrittura. Però conosco chi può aiutarci, ma questo, al contrario dell’aprire, richiede un costo.»

«E rieccoci» brontolò Nerone grattandosi dietro la testa «Sentiamo, cosa vuoi da mangiare?»

«Oh, no, l’offerta magari dopo, quando mi chiederai di darti la vera Secchia Rapita» disse furbetta. L’Imperatore fece per controbattere, ma lei fu più veloce, guardandomi dritto negli occhi «Muori per me, Francesco.»

E prima che me ne potessi rendere conto, il mio cuore le restò sulle labbra.

Note di capitolo

-Prossimo Capitolo-

-Mi reinvento Detective Spirituale-

Ci leggiamo presto, ciao ciao! -w-

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