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Mi svegliai in una stanza buia, in ginocchio su una superficie sopraelevata simile a un tavolo… o a un altare sacrificale.
In fondo Turan mi aveva chiesto di “morire per lei”, la seconda opzione era abbastanza realistica.
Da una fessura quasi impercettibile trapelava la luce del sole, schermata da pesanti tende fisse, illuminando appena il metallo sotto di me, freddo e minimale.
Tagliava di netto la stanza, andandosi a schiantare a pochi centimetri da quello che sembrava lo schermo di una TV di ultima generazione e brillare sulla maniglia asettica che chiudeva la porta impersonale.
«Ah, ci sei anche tu, Satana?» la voce di Astaroth arrivò dall’esterno facendomi trasalire, cosa che mi tese consapevole di essere sopra a qualcosa d’insolito.
Sembrava una cornice antica, finemente intagliata e personalizzata.
Come avevo fatto a non sentirla? E perché ci ero seduto sopra?
«Mammon ha chiamato tutti, dice che deve farci vedere una cosa importante» rispose il Demone dell’Ira «Come se non avessi di meglio da fare. Il livore sui social non si crea senza una mirata linea editoriale.»
«Pensavo ti bastasse colpire la gamba del tavolo con il mignolo del piede» commentò Belzebù.
Decisi che era il caso di scendere da ovunque mi trovassi e cercare un nascondiglio, non prima di aver scoperto su cosa fossi seduto.
Certo che senza luce non si vedeva proprio niente.
Scivolai verso la parete, cercando con le dita un interruttore di qualche tipo.
«Io ti…» la rabbia esplose fin dentro la sala, poi si spense «Calmo, Satana, devi sfogare tutto sui leoni da tastiera» prese un respiro profondo «Voi come ve la passate? So che state cercando ancora quel ragazzo.»
«Purtroppo il nostro ospite funziona a targhe alterne» sospirò Belzebù «Anche lasciandolo a digiuno non è collaborativo. Non che gli dèi possano morire di fame…»
«Potresti lasciar fare ad Asmodeo… a proposito, non è ancora arrivato?» chiese Astaroth.
«Mi sa che è troppo impegnato con quella Libera, o con l’altra… insomma, non può venire» rispose evasivo Belzebù «Però manca anche Leviatano all’appello.»
«Mi avete chiamato?» una nuova voce si aggiunse al gruppo mentre ancora cercavo dove nascondermi. Sotto il tavolo mi avrebbero trovato subito. Non c’era proprio nulla in quella stanza? «Al contrario vostro, il mio piano sta andando esattamente come previsto. Ancora un anno e potremo dire addio a un altro rituale.»
«Non è da te parlare così, Invidia» commentò Astaroth «Belial?»
«Sai benissimo che quel tipo non si muove neanche per mangiare. Non a caso il suo compito è l’unico che è andato a rotoli prima ancora di iniziare» sospirò Satana «Esclusa la pessima figura di Belzebù, ovviamente.»
«L’ho già spiegato! Chi si aspettava che un ragazzino…»
«Se ci siamo tutti inizierei a entrare» li interruppe Astaroth battendo le mani «Sapete che Mammon non ama i ritardi alle riunioni senza un preavviso di quarantott’ore.»
Mi schiacciai dietro la porta mentre aprivano e accendevano la luce prima di me. Astaroth apriva la fila, coi suoi mocassini ametista e un libro – questa volta “Il Campo dei Santi” di Jean Raspail.
A seguire arrivarono – ipotizzai – Satana dai dettagli rosso rubino e gli occhi in fiamme e Belzebù con le iridi arancioni rendendo gli occhiali da sole color tramonto.
Solo a vedere loro tre un brivido mi percorse la schiena.
Erano tutti uguali!
Gessato bianco, occhiali da sole. Sembrava di essere finiti in una riunione degli Uomini Grigi di “Momo” – non che fossero molto diversi, in effetti.
Se non si faceva caso ai colori di scarpe, cravatta e occhi, erano indistinguibili uno dall’altro.
Il che li rendeva ancora più inquietanti.
«E questo?» chiese Satana avvicinandosi al tavolo «Perché c’è un quadro così elaborato sul tavolo?»
Un brivido mi percorse la schiena.
Solo una cosa aveva quel genere di cornice e si trovava nelle mani dei Vizi Capitali: l’Accordo tra Mamarke e Aita.
Ma perché ci ero seduto sopra? Che fossi…
«Lo vorrà distruggere, presumo» commentò Leviatano, gli occhi smeraldo che si piantavano sull’oggetto in questione «È l’Accordo di quel “Cuoco Sacro”, giusto? Quel genere di cose non sono facili da eliminare, ma se lo ha messo qui, avrà risolto i preliminari.»
«Dubito fortemente, però mi aveva detto che aveva iniziato a cambiare. Potrebbe essere un indizio, e non solo su questo Accordo» disse Astaroth puntando l’oggetto sul tavolo come un predatore.
“Questo?” pensai “Quindi ne esistono altri…”
Leviatano chiuse la porta e io mi abbassai d’istinto.
Per fortuna erano tutti concentrati a studiare l’Accordo. Solo Satana scrollava i social sul telefono, con un fumo rosso che usciva dall’apparecchio e gli scivolava sulle braccia, venendo assorbito dalla pelle stessa.
Decisi di approfittarne per uscire e schiarirmi un attimo le idee.
Scivolai davanti alla porta, aprendola piano e infilandomi velocemente nel corridoio freddo e spoglio.
«Oh, che stia arrivando Mammon?» chiese Satana facendomi trasalire. Mi schiacciai contro la parete, pregando non uscissero a controllare, poi m’incamminai piano verso destra.
Non sapevo dove stavo andando, ma di una cosa ero certo: volevo uscire da lì quanto prima.
Come c’ero finito? Perché mi trovavo lì? Non m’importava, volevo solo…
«Ehi, tu!» la voce di Satana abbaiò lungo il corridoio facendomi irrigidire «Dico a te! Sei quello nuovo, giusto?»
Mi voltai molto lentamente: «Forse…»
«Che cazzo vuol dire forse?! O sei nuovo o quell’idiota di Mammon ti ha evocato per sbaglio!» gli occhi gli si accesero di fiamme, poi prese un paio di respiri profondi «Per i Social, Satana, per i Social. Non puoi liberare la rabbia con chi che sia» tornò a guardarmi grattandosi dietro la testa «Chi doveva arrivare? Billy? No, Kid ci serve in America, e poi lo dovrei evocare io. Luke Castellan lo abbiamo escluso… Ah, certo! Crasso, giusto?» annuii solo per non dargli torto «Benissimo, benvenuto nella compagnia. Ti hanno già fatto vedere il posto?» scossi la testa e lui strinse i pugni «Sempre a fare le cose a metà, quegl’idioti! Ascolta, aspetta in mensa – in fondo a destra, c’è scritto “Canteen”, non ti puoi sbagliare – dopo ti faccio fare un bel giro del “azienda” come la vuole chiamare Mammon. A quanto pare “Covo per la dominazione del mondo” era troppo malvagio. E noi siamo i Vizi Capitali, capisci!» lo vidi esplodere di nuovo e insistere nel calmarsi «Torno in riunione che è meglio. Se mi senti urlare non ti preoccupare, normale amministrazione.»
Lo guardai allontanarsi con il telefono in mano, sempre preso a fomentare odio su Internet.
Decisi di ascoltare il suo consiglio, proseguendo lungo il corridoio, le mani strette al petto come avessi avuto un’effige sacra al collo.
«In fondo a destra» mi ripetei «In fondo a destra. Non ti puoi sbagliare, c’è scritto…»
«Ottimo, Non mi potevo certo aspettare di meglio da te» la voce di Mammon irruppe nel corridoio facendomi aprire la prima porta disponibile… a sinistra.
Mi trovai di nuovo al buio, questa volta senza nemmeno raggi di luce fuggiaschi da tende pesanti.
Scivolai appena e il grido adirato esplose nella sala.
Un urlo di rabbia e dolore, simile a un pianto funebre.
𐌉𐌕𐌍𐌀𐌑
Santi
La sensazione di vuoto mi attanagliò le viscere, unito al crescente terrore di essere io l’indirizzo della collera che permeava la stanza.
Gli occhi rossi si accesero lontani, puntandomi famelici, poi mi raggiunsero a una velocità innaturale, fermandosi a pochi metri di distanza.
𐌉𐌕𐌍𐌀𐌑
Santi
Sentii il suo respiro addosso mentre rumore di catene tirate risuonava nella stanza. Che fosse legato? E perché?
Orcus è di nuovo irrequieto
Un coro di sussurri iniziò a riecheggiare attorno a me. Un canto stanco, affaticato da quel luogo claustrofobico mentre lapilli si accendevano in giro per la stanza senza fare luce. Punti incandescenti annichiliti dall’oscurità tutt’attorno.
Cerca vendetta.
𐌉𐌕𐌍𐌀𐌑
Santi
Per suo figlio cerca vendetta.
Ma non è il tempo.
Non glielo permetteranno.
Finché non ci rinnega.
Li vogliono vivi.
𐌋𐌀𐌅𐌔
Sval
Vivi.
Ma è morto.
𐌉𐌈𐌖𐌑
Śuthi.
Morto.
Indietreggiai, pensando di trovare la porta, ma inciampai, cadendo seduto su una poltrona d’ombra.
Feci per rialzarmi e il fumo nero mi avvolse le braccia, bloccandole ai braccioli.
«Quando l’animo umano rinnegò gli dèi, il Nulla prese a corrompere il mondo, partendo dalle terre di Etruria» il soffio mi scivolò nelle orecchie facendomi tremare dalla paura.
Era una sensazione che avevo già provato, e che avrei preferito non sentire mai più.
Cercai di liberarmi, strattonando con quanta forza avessi in forma di penato. Non servì a molto, anzi. Il fumo iniziò a mummificarmi, inglobandomi della sedia.
«Chi è morto tornò in vita a reclamare la sua patria, ma fu soggiogato dal Nulla poiché nel nulla giaceva la sua memoria.
Dimenticato dai suoi stessi eredi, fu il primo ad essere corrotto, usato per distruggere il concetto stesso di memoria. A nulla valsero i suoi avvertimenti, ignorati e derisi da chi era sopravvissuto allo scorrere del tempo.
Fu allora che il Sangue del Sole straniero ritornò dal suo esilio a Oriente, portando scompiglio e salvezza tra coloro che lo temevano.
Eroe dei suoi nemici, bruciò le terre che un tempo erano state conquistate da Giove, donando nuova vita attraverso la cenere delle sue stesse genti.»
«L’ho sempre detto che non sei il più sveglio di noi, ma a tutto c’è un limite» la voce di Mammon irruppe dall’esterno facendo ritrarre il fumo.
Tornai a respirare solo per trovarmi a trattenere nuovamente il fiato mentre la porta si apriva, illuminando la sala a giorno.
E io ero esattamente davanti a loro ancora legato a quella sedia!
«Come ti è venuto in mente che Crasso potesse essere un diciottenne in maglietta bianca e jeans, poi me lo spiegherai.»
«Pensavo gli avessi dato un cambio! Tutti noi diamo un cambio a chi evochiamo. E gli facciamo fare un giro della struttura prima di lasciarli liberi di muoversi» commentò aspro Satana dietro di lui.
«Spera solo che…» i suoi occhi dorati mi si piantarono addosso, poi un ghigno gli incurvò le labbra «Ecco dove ti eri nascosto, ti stavamo cercando ovunque» mi agitai provando a liberarmi, senza successo «Speravo proprio che ci raggiungessi, così potremo studiare un po’ meglio l’Accor…» si fermò, poi lo vidi sbiancare «Non è possibile, tu…»
«Non ve lo lascerò così facilmente» la voce, ora più ferma e amichevole, mi scivolò accanto all’orecchio, le braccia diafane sulle mie e i capelli neri che mi pizzicavano il collo. Portava ai polsi delle catene abbastanza lunghe per muoversi ma non sufficienti per alzarsi dalla sedia a cui era incatenato.
Parla.
L’Ombra del Sole parla.
Lui riesce.
Torna alla ragione.
Per poco.
Torna alla ragione.
«Smettetela!» ordinò Satana facendo esplodere la collera. Le fiamme cremisi brillarono contro le ombre sedute sugli scaffali come bambole di pezza. Alcuni erano lemuri completi, altri avevano qualche dettagli ancora antropomorfo.
Ma la cosa più inquietante erano i cartellini che ognuno di loro portava al collo. Etichette da museo, reperti esposti che resistevano alla corruzione del Nulla.
Torneremo alla vita.
L’umano rinnoverà i patti.
Torneremo nelle terre d’Etruria.
Il Sangue del Sole è risorto.
Non saremo più ombra.
È risorto dalle Terre d’Oriente.
Brucia.
Come profetizzato.
Brucia.
«Quando verrai, salva i Libri Rituales. Sono qui, da qualche parte, basta seguire il Sangue del Sole Straniero» le sue dita mi scivolarono come ragni sulle spalle «Ora torna alla vita, Erede di Mamarke. Noi rimarremo in attesa di te e del tuo cibo.»