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← La Trattoria dei Penati

Creato il 25/07/2026, 12:26 · Aggiornato il 25/07/2026, 15:57

Capitolo 23: XXII - Ci facciamo (quasi) arrestare per resistenza a pubblico ufficiale

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
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Sapete quando si dice “è mancata la comunicazione”?

Ecco, questo avvenne più o meno nei cinque minuti dopo l’arrivo dei carabinieri, quando chiesero se fossi Francesco Penati.

«Sì…» risposi con la certezza che mi avrebbero preso e trascinato di nuovo da Astaroth.

«No!» disse Aplu sul mio “sì” con la stessa certezza negli occhi. Mi guardò e cercò di correggere il tiro «Ah, non chiedevate a me. Allora sì.»

«No…» aggiunsi esattamente sul suo “sì”. Ci guardammo, decidendo silenziosamente che avremmo aspettato l’uno la risposta dell’altro «È complicato.»

I due carabinieri rimasero alquanto scettici, poi il più anziano disse calmo: «Lo sai che sei ricercato, vero?»

«Ricercato?» chiese Aplu con una faccia di bronzo invidiabile «E per cosa?»

«Le chiederei di non intromettersi, signor…»

«Lesto Stratos. E comunque, Francesco è mio cugino che mi è venuto a trovare» mi guardò fintamente confuso «Hai fatto qualcosa di illegale, per caso?»

Falsificato documenti, distrutto la vetrata di un centro commerciale, rissa… la lista stava diventando lunga, in effetti.

Ma ipotizzai non fossero lì per questo.

«Potrei… essere scappato dalla casa-famiglia a cui sono affidato» ammisi senza guardarli.

«Non è una cosa illegale, e poi sei maggiorenne, no?» alzò lo sguardo sui carabinieri.

I due lo scrutarono, poi uno di loro gli appoggiò delicatamente la mano sulla spalla: «Venga con me un attimo.»

Aplu si guardò attorno, poi annuì e disse: «Va bene.»

Decisi di tenere lo sguardo basso mentre il secondo carabiniere rimaneva appoggiato tranquillo al tettuccio.

«Perché lo hai fatto?» chiese gentilmente.

Non risposi subito, annodandomi le mani nervoso.

Non ero sicuro mi avrebbero creduto se avessi detto che Astaroth – nella sua figura del Dottor Comuni – aveva provato a rubarmi l’eredità. In fondo mi credevano tutti schizofrenico, e anch’io non riuscivo a capire se lo ero o meno.

«Io…» iniziai a dire.

«Ehi, puer? Chi sono queste persone? Le devo picchiare?» chiese Nerone spuntando dietro al carabiniere.

Lui si voltò serissimo: «Come, scusi?»

Rimasi interdetto, guardando prima l’uno e poi l’altro. Aplu era fuori visuale, ma era anche un mortale, era ovvio che degli umani lo potessero vedere, no?

Nerone annusò infastidito, poi cambiò radicalmente atteggiamento: «Agente, cosa volete dal mio amico?»

Mi lanciò uno sguardo eloquente, fugando ogni dubbio.

Quelli erano umani!

Non potenziati, non semidei.

Mortali puri, come me.

«Voi… lo vedete?» chiesi confuso.

«Certo che lo vediamo, e se continua a fare lo spaccone gli facciamo fare un bel giro in volante» rispose infastidito il carabiniere. In effetti Nerone non si era presentato nel migliore dei modi, soprattutto con dei funzionari di stato «I tuoi tutori hanno detto di averti visto con un ragazzo sospetto con un falcetto, immagino sia lui ad averti convinto a scappare.»

Lo guardai sconvolto.

Astaroth era più subdolo e spaventoso di quanto potessi immaginare, trasformando un problema in una potenziale nuova arma contro la mia psiche.

«Ma il dottor Comuni diceva di non vederlo, e anche il Signor Garbugliozzi» spiegai agitato «Per tutto il tempo che sono stato con loro, dicendo che stavo peggiorando, che non c’era nessuno a parte noi nella stanza» guardai Nerone «Vero? Non me lo sono immaginato.»

«Confermo, confermo» annuì sicuro «Quei due volevano convincerlo di essere pazzo per intascarsi l’eredità, per questo siamo scappati.»

Il carabiniere corrugò la fronte, poi disse: «Non muovetevi.»

Lo osservammo mentre andava a parlare con il suo collega, intento a spiegare ad Aplu la situazione.

Il dio era incredibile: stava fingendo sorpresa in maniera naturale, come se non sapesse davvero della nostra situazione.

Li osservai parlottare, poi tornarono verso di noi.

«Allora, la situazione è questa» disse il più anziano appoggiandosi al tettuccio «Il Dottor Comuni ha sporto denuncia di scomparsa e, per quanto sia allontanamento volontario, la tua patologia ci costringe a prenderti in custodia» guardò Nerone «Possiamo chiudere un occhio sui tuoi amici, per quanto lui sia ricercato per circonvenzione d’incapace.»

«Io sarei accusato di cosa!?» l’Imperatore lo scrutò offeso.

«Continua e portiamo in centrale anche te» lo ammonì il più giovane.

«Stavo dicendo» proseguì il più anziano tornando su di me «Non mi sembri un ragazzo che seguirebbe il primo che passa, per cui do per buono che tu ti sia veramente allontanato di tua iniziativa.»

«Ma dovete comunque “arrestarmi”, giusto?» sospirai, poi guardai Nerone e Aplu «Mi riprendo un attimo e vi seguo senza obiettare. Ho appena preso una brutta insolazione.»

«Tutto il tempo che ti serve» mi sorrisero allontanandosi di qualche metro, abbastanza da continuare a tenerci sott’occhio.

«Okay, puer. Qual è il piano?» chiese Nerone «Salire in macchina e scappare?»

«Io sono pronta a partire!» esclamò Empanda sul sedile del guidatore.

Ancora in costume bagnato – ma con un asciugamano a impedire che si rovinassero i sedili – dette un paio di sgasate che fecero voltare verso di noi i carabinieri.

«No» dissi guardando Aplu per conferma «Se lo facessimo sarebbe controproducente: già sono ricercato, se agissimo così si aggraverebbe la posizione di tutti.»

«Ma senza di loro, Giove e compagnia…» iniziò il dio, poi si fece pensieroso, annuendo un paio di volte.

«Se vado da solo, posso risolvere il malinteso, e voi non rischiate di essere inermi in caso di attacco nemico, credo…» scossi la testa «Vi basterà stare dalle parti della centrale: in caso di pericolo potrete intervenire senza compromettere – eccessivamente – la mia e la vostra posizione.»

Nerone alzò un sopracciglio: «A te le insolazioni fanno male.»

«Però il suo piano è funzionale al nostro obiettivo» annuì Aplu «La caserma è un posto sicuro e circoscritto: Adeona approfitterà della situazione per prelevarlo pacificamente, Abeona approfitterà della nostra distanza per attaccare» mi guardò serio «Sei sicuro? Il rischio è alto.»

Non era il piano che avevo in mente, in effetti.

Il mio unico scopo era sistemare i problemi burocratici sulla mia “fuga” e ripartire in cerca della Trattoria di Rimini.

Non mi era proprio venuta in mente una cosa del genere: più che non sicuro, non ero preparato a quel risvolto.

Tuttavia era più rischioso farsi arrestare per resistenza a pubblico ufficiale che un paio di dee da fondere assieme.

Annuì con la sicurezza di un lavapiatti a cui è stato chiesto di cucinare per il Presidente della Repubblica, poi mi alzai e mi avviai verso i carabinieri senza pensare alle conseguenze di quella scelta.

*** * ***

Mi fecero domande per tutto il viaggio: cosa aveva fatto il Dottor Comuni, come si era comportato il Signor Garbugliozzi, se fosse successo qualcosa prima.

Fu, in un certo senso, liberatorio.

Certo, glissai sulle questioni mitologiche – Aplu, Nerone, le visioni – ma per il resto fui abbastanza onesto.

Mi aiutò anche a mettere in ordine ciò che di umano mi era capitato, rendendomi conto che il misterico era una minima parte della marea di disavventure che avevo appena vissuto.

Appena, perché di fatto non eravamo in viaggio da così tanto tempo.

Approfittai di quella discussione anche per capire un po’ meglio Astaroth e i suoi piani.

Le menzogne che raccontava, protetto dalla sua posizione di medico, gli permettevano di piegare a suo piacere il pensiero altrui, così il loro tentativo di farmi ignorare Nerone si era dovuto evolvere in un’accettazione dell’Imperatore.

La follia si era così spostata dalla presenza sua al loro ignorarlo, rendendo ogni cosa che mi circondava una possibile invenzione del mio cervello.

Più ci pensavo e più tutto si faceva inconsistente e fumoso.

Ero davvero partito da San Pasquale di Rocca?

Ero davvero stato a San Luca e avevo davvero salvato Felsina?

Avevo davvero visto il mare?

Solo convincendomi che tutto ciò era reale riuscivo a mantenere una parvenza di… coerenza.

Sanità mentale no, ma coerenza sì.

Che fosse follia o meno, la storia mitologica che mi stava perseguitando aveva un suo senso: tanto valeva abbracciarla e vedere dove mi avrebbe portato, se contro un muro e verso una nuova vita.

In caserma mi offrirono una bibita fresca, proseguendo con le domande per poi andare ad avvisare il Dottor Comuni che mi avevano ritrovato.

Ero consapevole di ciò, ma avvisarlo non significava che sarebbe venuto lui di persona a prendermi, no?

«Francesco?» mi chiamò uno dei carabinieri. Alzai la testa dal libro di cucina etrusca che mi aveva prestato Aplu «Il dottor Comuni vorrebbe parlarti.»

Un brivido mi percorse la schiena: non ero preparato a quel tipo di risvolto. Mi aspettavo che qualcuno – Canidia? Adeona? Il demone dagli occhi arancioni? – mi venisse a prendere, non che mi volesse parlare lui per telefono.

Era una linea sicura, silenziosa, non intercettabile da Nerone o da altri miei compagni.

Non sarebbe venuto a prendermi: voleva che fossi io a uscire.

Tamburellai sul libro, ragionando sulle conseguenze di quella scelta.

Non avrebbe potuto costringermi a guardarlo o farmi del male fisico, ma era pur sempre violenza psicologica.

Fattibile anche da remoto.

Annuii, alzandomi con molta calma dopo essermi sistemato lo zaino sulle spalle.

Attesi qualche minuto prima di prendere il telefono, inspirando profondamente un paio di volte.

«Non serve, se non vuoi» mi disse uno dei carabinieri onestamente preoccupato. Possibile che mi credessero?

No, doveva esserci qualcosa sotto.

Presi la cornetta.

«Pronto…»

«Francesco!» la voce di Astaroth, nella sua versione da Dottor Comuni, mi fece rabbrividire. Non era mai successo, forse perché prima non ero consapevole di ciò che voleva fare «Stai bene? Il tuo amico ti sta trattando bene?»

«Tutto bene…» dissi piano. Strinsi il telefono, avrei voluto mettere giù subito. Allora perché non ci riuscivo? «Alberto è una brava persona, inoltre lo vedono anche gli altri…»

Mi pentii di quell’affermazione.

«Perché dici così? Qualcuno ha messo in discussione la sua esistenza?» disse cordiale.

«Voi e il Signor Garbugliozzi?» mi pinzai la radice del naso mentre la mia voce tremava di dubbio. Non solo stavo cadendo nella sua trappola, ma gli stavo pure dando l’aggancio per la risposta successiva.

«Noi? Ne sei sicuro?»

Inspirai cercando di darmi coraggio: «Sì, ne sono sicuro…»

Rimase in silenzio alcuni secondi.

Secondi che parvero minuti.

Minuti immaginari che passavano come l’eternità.

«Francesco…» disse pacato. Mi preparai alla frase successiva «Sei tornato a prendere le pastiglie dopo la nostra ultima visita?»

«Visita? No, era una riunione improvvisa per la mia eredità» cercai di riprendere il controllo dei miei ricordi.

Trattenni le lacrime: perché non riuscivo ad assecondare le sue parole, mettendo in dubbio ogni sua affermazione?

Eppure sapevo che era quello il suo scopo: distorcere la mia percezione della realtà.

«Sei venuto nel mio studio, Francesco» la sua voce calma e riflessiva era qualcosa che mi perseguitava da otto anni: troppi per iniziare a ribellarsi, probabilmente «Il tuo amico era preoccupato delle visioni che stavi avendo, e mi hai spiegato che avevi finito le pastiglie, ma non eri riuscito ad andarle a prendere di nuovo e così avevi saltato un paio di dosi.»

«No, non è andata così, io…» inspirai profondamente. Dovevo mantenere la calma, ricordare come aveva fatto Don Virgilio, non lasciargli spazio e cercare di dargli ragione. Era difficile, ma era l’unico modo che avevo per non impazzire «Ha ragione, mi confondo…»

«Non mentire, Francesco» la sua voce si fece leggermente più seria «Sappiamo entrambi cos’è successo la centro commerciale.»

Quell’affermazione mi mandò in confusione.

Mi stava dando ragione? Perché? Che me lo stessi immaginando?

Quale versione dovevo seguire, adesso? Quella vera o quella falsa ma vera?

Inspirai profondamente, non dovevo lasciargli spazi di alcun tipo e iniziare a trovare risposte che non gli permettessero di ribattere.

Non era facile, non in così poco tempo.

Non senza esserne abituato.

Inspirai profondamente.

Come avrebbe fatto Nerone? Eccetto estrarre il falcetto e incenerire tutto.

Se solo mi fossi ricordato come rispondeva alle domande scomode…

Un lampo mi passò nella mente-

Nerone tagliava il discorso, lo troncava sul nascere.

Non lo ignorava, non lo negava. Lo chiudeva.

Ma io non dovevo semplicemente chiudere, dovevo lasciarlo senza possibilità di replica.

Un “so quello che ho visto” gli avrebbe dato un aggancio.

Se avessi chiuso la chiamata senza rispondere avrebbe potuto usarlo contro Nerone o Empanda.

Dovevo cambiare strategia, trovare una formula tutta mia che funzionasse in quella circostanza.

«Qualsiasi risposta darò sarà sbagliata a priori» dissi con una risolutezza non mia.

Si fermò, la voce che cambiava cadenza.

Non era più il Dottor Comuni a parlare, consapevole che non funzionava più.

«L’influenza del tuo amico è qualcosa di fastidiosamente irritante» disse Astaroth, la voce demoniaca che interferiva con la linea telefonica.

«Meglio Nerone che…»

«Nerone hai detto?» una risata gli sporcò la voce demoniaca «E io che pensavo solo di farti perdere un po’ di tempo. Grazie per quest’informazione, ci vediamo presto, Francesco.»

E mentre provavo a capire cosa fosse successo, un rumore di scosse elettriche mi scivolò pericolosamente vicino alle orecchie.

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