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← La Trattoria dei Penati

Creato il 31/05/2026, 01:59 · Aggiornato il 31/05/2026, 01:59

Capitolo 16: XV - Un semidio in abiti talari e una Bestia apocalittica, cosa mai può andare storto?

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
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Il Santuario della Beata Vergine di San Luca era un luogo importantissimo per i bolognesi.

Protettiva in ogni sua essenza, era il posto più suggestivo che avessi visto da quando eravamo partiti dalla Trattoria, col suo stile barocco e il sentore di raccoglimento.

In alto sul Colle della Guardia, custodiva una delle opere, a mio avviso, più belle dedicate alla Madonna: un dipinto su legno incorniciato in una sfarzosa cornice d’oro, argento e pietre, ogni anno l’icona scendeva in città con grande festa dei cittadini credenti.

Si diceva che l’avesse dipinta nientemeno che il Santo Evangelista, per questo l’attributo “di San Luca”.

Tra storia, modi di dire e promesse, era il luogo che più si avvicinava al concetto di rituale non ancora perduto.

«Comunque io sono Don Virgilio, tu?» chiese il prete. Avrà avuto venticinque anni o poco più, i capelli biondo sporco e lo sguardo di chi non voleva stare in quel posto.

«Francesco» risposi affaticato. Non avevo la forza di ammirare le statue di angeli che adornavano il soffitto o i dipinti ai lati della navata. «Grazie per prima.»

«Me lo hai già detto» brontolò incamminandosi verso la sacrestia «Piuttosto, cosa sei venuto a fare?»

«A cercare protezione» spiegai imbarazzato «Un demone c’insegue e questo è il primo posto che c’è venuto in mente.»

Sospirò roteando gli occhi: «Indovino, te lo ha detto un satiro parlando di un “campo estivo”…»

Corrugai la fronte: «No, me lo hanno detto i miei nonni paterni.»

«Ah, strano…» mi appoggiò su una panca, poi guardò verso due persone, un uomo e una donna, sedute poco distante.

Empanda stava dietro di loro ad osservarli mentre prendevano appunti, una su un tablet e l’altro su un planner settimanale.

«Allora, per i fiori… chiediamo sempre a lui. Riesce a stupirmi ogni anno» diceva lei. Occhi azzurri, pelle ambrata e naso delicato leggermente adunco. Un’aureola dietro la testa le illuminava il velo azzurro che le copriva i capelli, risaltando sull’abito rosso perla «Oh, e il coro dei giovani orfanelli! Sono così carini quei bambini.»

«Domani contatto l’associazione, così si organizzano per iniziare le prove» annuì l’uomo. Un signore decisamente più anziano, dalla barba curata e i capelli bianchi. Portava un abito azzurro e un drappo rosso non troppo diversi da quelli della donna, anche lui con un’aureola luminosa.

Il prete li guardò accigliato, studiando Nerone addormentato poco distante e la dea dei viaggi, poi commento: «Perché non li avete legati?»

I due sollevarono la testa: «Perché avremmo dovuto?»

«Perché una è una dea pagana e l’altro è La Bestia, per caso?» rispose sardonico «San Luca, hai vissuto quel periodo, possibile che non lo riconosci?»

L’uomo alzò un sopracciglio, poi si voltò verso l’Imperatore: «Quello è Nerone? Sul serio?»

Don Virgilio si massaggiò la fronte esasperato: «Lo percepisco io che sono un maledetto dal Signore, perché tu non…»

«Benedetto, Virgilio. Sei un benedetto» disse pacata la donna con aria sinceramente angelica.

«Vedervi è una maledizione, non smetterò mai di pensarlo» sospirò mettendosi il crocifisso al collo «Comunque, mentre vi divertivate a pianificare la prossima discesa con mesi di anticipo, il Serpente si è risvegliato. Di nuovo.»

«Ma ci sei tu a proteggere gli sventurati che vengono attaccati, giusto?»

«Ma dovreste essere voi i protettori di…»

«Scusate…» m’intromisi alzando la mano «Vuoi… siete la Beata Vergine e San Luca?»

Don Virgilio alzò un sopracciglio: «Li riconosci?»

«Non dovrei?» chiesi confuso.

«Non succede spesso, e tendenzialmente è gente che parla di dèi pagani e mostri mitologici che li inseguono» spiegò incrociando le braccia «Vero è che pure tu ti accompagni a gente bella strana…»

«In realtà Empanda è una nostra vecchia amica» spiegò la Beata Vergine mentre la dea annuiva entusiasta «Tu, Virgilio, eri troppo piccolo per ricordare, ma le abbiamo già dato rifugio assieme a due cuochi itineranti in pensione.»

«Parlate di Maria e Pietro Penati?» chiesi incuriosito.

«Li conosci?» chiese San Luca.

Mi strinsi nelle spalle: «Erano i miei nonni paterni.»

I due santi si guardarono, poi si alzarono lasciando tutto il materiale e mi si avvicinarono amichevoli.

«Caro! Non immaginavamo che il nipote di Maria e Pietro fosse un figlio di dio» sorrise la Beata Vergine amorevole. Mi annusò appena, poi mi guardò confusa «Però non porti il loro odore.»

«Sono appena stato stritolato da un serpente gigante…» ammisi. Non mi lavavo dal giorno prima, e tra cadute e scontri, dovevo avere un odore nauseabondo.

«A parte quello, non odori di…» San Luca si trattenne, poi guardò Don Virgilio «Puoi preparargli un letto? Credo abbia bisogno di riposarsi.»

«Facciamo che gli preparo anche l’asciugamano per farsi la doccia» disse il prete infastidito. Guardò Empanda e Nerone, poi si avvicinò a quest’ultimo «Comunque lui lo lego, voi fate quello che vi pare.»

Non obiettai, anche perché a parte una corda sui polsi e togliergli il falcetto dalla cintura, non fece molto altro.

I due santi aspettarono che si fosse allontanato, poi San Luca disse: «Il fatto è che non odori di semidio.»

Scossi la testa: «Avete il concetto di semidio?»

«Tra coloro che cercano rifugio e accordi pregressi, li abbiamo accettai come parte della nostra realtà da diverso tempo» spiegò la Beata Vergine «Inoltre il Serpente si sveglia ogni volta che sente un semidio passare.»

«Anche quel prete è un semidio, giusto?» chiese Empanda spuntando vicino a noi.

«Virgilio ha una storia un po’ particolare» ammise la santa abbassando appena lo sguardo con un sorriso dolce «Sapete che nella mia icona c’è un bambino, vero?»

«In effetti mi stavo chiedendo dove fosse…» ammisi, poi sgranai gli occhi «Aspetti, Don Virgilio è figlio suo?»

«Oh, no no» disse rapida «Ma ogni generazione il guardiano precedente cresce un bambino di una divinità minore. Sono secoli che è così: è un sistema di autodifesa del Colle.»

«Virgilio è l’ultimo in ordine d’arrivo.» spiegò San Luca «Lo portò Don Dante, il precedente guardiano. È stato lui ad addestrarlo a combattere il Serpente ogni volta che si sveglia, solo che…»

«Non vive bene l’essere un semidio» concluse Empanda.

«Finché c’è stato Dante non ha avuto problemi, poi ha iniziato la scuola dell’obbligo in città» spiegò San Luca «Ha iniziato a confrontarsi con gli altri ragazzini e, soprattutto, con gli insegnati. I tempi sono cambiati, e un ragazzino che dice di vedere la Madonna non è più un miracolato come in passato. Inoltre era cresciuto da un prete, senza genitori “veri”…»

Rabbrividii pensando alla mia situazione, non sentendo la parte successiva.

In fondo l’avevo vissuta in prima persona, anche se in modo diverso: il mondo dei servizi sociali e degli affidi ai miei occhi era qualcosa di terrificante.

«Dante ha continuato a proteggerlo in segreto, seguendo ogni suo passo. Dalle elementari, al liceo fino all’università. Prima diritto e poi teologia» disse la Beata Vergine «Ma quando è tornato per prendere i voti, ha dato la colpa a noi per quello che gli era successo.»

«Ma non è giusto!» esclamò Empanda «Appena scende, gliene…»

La Beata scosse la testa: «Va bene così, abbiamo accettato il suo odio.»

«Ma…» iniziai mentre la stanchezza si faceva sentire «Se vi reputa responsabili, perché rimane?»

«In memoria di Dante» ammise San Luca. Si trattenne da dire qualcosa, poi aggiunse «Sarà il caso che vi rinfreschiate, dovete averne vissute tante. A cena potrete raccontarci cosa vi ha portato qui, se vi va.»

Annuii sfinito.

L’essere al sicuro mi aveva spompato, anche volendo proseguire la conversazione, sarei finito a chiudere gli occhi.

Mi accasciai sulla spalla della Madonna, il profumo di incenso e mirra che mi cullava, addormentandomi beatamente.

*** * ***

Mi svegliai con Nerone che inveiva contro chi lo aveva legato e Don Virglio che minacciava di passarlo da parte a parte con la croce-spada.

«Ti ho preparato tutto» mi disse il prete dopo che San Luca aveva sedato gli animi «Ma per il cambio spero che siate attrezzati voi.»

«È già andata Empanda a prendere i loro bagagli» sorrise la Beata Vergine, poi notò il mio sguardo assonnato in cerca di dove andare per l’appartamento del prete «Da quella parte, sali le scale e troverai una porta semi aperta.»

«Grazie» rantolai alzandomi ancora intontito e incamminandomi col braccio stretto al petto.

Don Virgilio mi seguì, anticipandomi con un paio di passi rapidi: «Vieni, forza, ti accompagno io.»

«Grazie.»

«Conosci solo quella come parola?» sospirò allungandomi la mano su per le scale «Cosa sono quei fogli che ti porti dietro? Non li hai mollati nemmeno mentre dormivi.»

Li strinsi ancora di più, poi abbassai lo sguardo: «È complicato…»

Accettò riluttante la mia risposta, aprendo la porta dell’appartamento e andando dritto verso il bagno.

«Per stanotte ho sistemato Empanda in salotto e te in camera mia» spiegò leggermente più affabile «La Bestia dormirà di sotto circondato da icone sacre, in modo che non faccia passi falsi.»

«Non credo che servirà» dissi mentre entravamo in bagno e faceva partire l’acqua in modo che si scaldasse.

Io iniziai a svestirmi usando una mano sola. Non per imbarazzo, ero abituato a fare la doccia in comune, però non volevo mollare i documenti.

Non so dirvi il motivo, ma avevo il terrore che lasciandoli andare sarebbero svaniti, tornando nelle mani del Signor Garbugliozzi e del Dottor Comuni.

«Per questo starò anch’io sotto a controllarlo» mi guardò confuso «Capisco che siano importanti, ma non farei la doccia con quei fogli» allungò la mano «Passa qua, li terrò io mentre ti lavi.»

Li strinsi ulteriormente – ormai mi entravano nello sterno – inspirai a fondo e valutai la situazione.

Sì, decisamente non potevo portarmeli in doccia, ma glieli consegnai comunque con una certa riluttanza.

Inutile dirlo, gli cascò l’occhio sulla prima pagina: «Un atto notarile?»

«È complicato…» ammisi a sguardo basso.

«Certo che hai un lessico ampio tu…» alzò appena lo sguardo «Posso leggerlo?»

In fondo mi aveva salvato la vita, come potevo dirgli di no?

Annuii titubante.

«Lo leggerò mentre ti aspetto» spostò lo sguardo verso la cucina «Oggi la perpetua non c’è, spero che vi vadano bene un paio di zuppe riscaldate.»

«Posso cucinare io, se vuoi…» dissi piano «Sono un cuoco, quando i demoni non provano a internarmi.»

Mi guardò stupito, poi alzò le spalle: «Se te la senti.»

«È anche un modo per ringraziarvi.»

«Adesso non dire assurdità» si girò per allontanarsi «Mi fa piacere aiutare dei poveri cristi come me.»

Chiuse la porta del bagno piano mentre finivo di spogliarmi.

Appoggiai i vestiti piegati sul lavandino mentre l’odore di serpente mi arrivava violentemente alle narici.

Fino a quel momento non lo avevo sentito, forse perché ce l’avevo addosso.

Il Serpente aveva parlato di qualcuno che lo aveva avvertito che potevo vederli anche da umano. Probabilmente Astaroth, ipotizzando che avremmo cercato rifugio al Santuario.

Non mi stupiva nemmeno troppo che lo avesse intuito: non c’era posto più sicuro che mi venisse in mente.

Forse il complesso delle Sette Chiese, ma sarebbe stato troppo in centro per arrivarci col Pandino Euro “-5” dei nonni.

M’infilai in doccia, assaporando il caldo purificatore sulla schiena, sulla testa e sulle spalle.

Sentii i muscoli sciogliersi e gli arti indolenziti riprendere energia. Persino le ossa mi sembrarono fare meno male.

Mi grattai via ogni grammo di sporcizia, insaponandomi diverse volte e giocando a far sparire la “cricca”.

Non so come la chiamiate voi, comunque è tutto quell’insieme di polvere e pelle morta che esce sfregandosi con forza addosso mentre ci si sta lavando.

Si creano come dei rotolini grigi, la pelle diventa ruvida e farinosa, per cui quando torna liscia e morbida ha quel non so che di appagante.

Lo so, sembra una cosa schifosa, ma per me è rilassante, per non dire purificatorio.

Una volta fatta quest’operazione catartica, mi presi qualche minuto per ragionare sulla situazione.

Da quando avevo ricevuto l’oracolo, non ero riuscito a pensarci seriamente – o a parlarne con Nerone – ma visti gli ultimi sviluppi doveva essere in qualche modo legato al piano di Astaroth e del Signor Garbugliozzi.

In entrambi i casi avevano parlato di Trattorie al plurale, che ne esistessero più di una?

Ma solo una conoscevo, ed era quella a San Pasquale di Rocca.

Non volevo pensare ai trafiletti su Nerone o alla minaccia che proveniva dagli dèi pagani, mi volevo concentrare su cosa fare una volta uscito dal Santuario.

«Tutto a posto?» chiese Don Virgilio «Ti ho portato i vestiti puliti.»

«Grazie» dissi finendo di sciacquarmi «Scusa, mi ero distratto.»

«Fa niente, succede spesso a quelli come te. Dopo, se ti va, vorrei sapere cosa ti ha portato qui» disse con un brontolio «E perché La Bestia sembra così preoccupato per te.»

Rimasi in silenzio, indeciso se rivelargli del patto o meno: «Perché lo chiami così?»

Rimase per alcuni secondi in silenzio.

«Sai cos’è l’Apocalisse?»

«La fine del mondo?» spensi l’acqua, allungando la mano a prendere l’asciugamano. Don Virgilio me lo passò appoggiandosi sul lavandino.

«Intendo il libro, comunque… sostanzialmente era una critica alla politica persecutoria romana» spiegò senza troppi giri di parole «La Bestia è identificata con il 666, che tradotto in numerologia ebraica diventa Neron Qesar» si lasciò sfuggire una smorfia infastidita «Scommetto che è stato lui a risvegliare il Serpente. Perché San Luca lo ha portato dentro al Santuario?»

Lo guardai confuso: «Non… sarebbe più corretto chiedersi com’è riuscito a entrare? I-insomma, se Nerone è la Bestia e gli archi che portano a San Luca sono 666… non dovrebbero essere la stessa cosa?»

Don Virgilio alzò un sopracciglio, poi si fece pensieroso: «In effetti è strano. Un demonio che prova a entrare finisce in due modi: o non riesce a passare o si brucia. Per questo molti figli di dèi pagani vengono qui: loro non sono identificati come demoni, ma i mostri che li inseguono sì.»

«Quindi esiste un rifugio per…»

«No» mi guardò malissimo «E non ho intenzione di farlo. Tengo a bada il Serpente, gli do un posto temporaneo dove nascondersi poi ogniuno per la sua strada» si alzò infastidito «Sono le sei. Vestiti pure con calma, la dea pagana è andata a prendere un po’ della spesa che avete fatto per cucinare stasera. Credo che voglia delle olive all’ascolana.»

«Ne parla d’altro da quando abbiamo…» chiuse la porta prima che finissi.

Andrea avrebbe agito praticamente allo stesso modo.

Mi asciugai il meglio possibile e mi vestii rapidamente.

Dopo la doccia ero decisamente più energico, e la voglia di cucinare era tanta.

Purtroppo Empanda non era ancora arrivata, così scesi nuovamente in sacrestia.

Nerone era seduto a gambe incrociate, le mani in avanti e lo sguardo che presagiva un “appena mi libero brucio tutto”. Aveva provato a rompere la corda a morsi senza troppo successo, ma a parte quello non vedevo segni di fuoco o altro.

«Puer, finalmente!» esclamò allungandomi i polsi «Avanti, slegami e sloggiamo, che questi mi stanno già abbastanza sul culo. Soprattutto il pretino» gli sedetti accanto, incrociando anch’io le gambe «Puer, ti ho detto…»

«Perché mi hai aiutato prima?» chiesi senza un reale motivo «Se fossi impazzito tu avresti avuto campo libero, giusto?»

Nerone mi guardò con un sopracciglio alzato, poi distolse lo sguardo.

«Mi hai ricordato una mia conoscenza e mi hai fatto pena…» brontolò guardando un punto imprecisato della porta della sacrestia, poi ghignò calcolatore «E comunque sei il mio cuoco sacro, solo io posso farti terrorismo psicologico, puer

Tenni lo sguardo basso.

Non ero sicuro di preferire lui ad Astaroth, ma almeno non aveva cercato di rubarmi l’eredità.

«Perché non bruci le corde?» domandai.

Lui s’irrigidì, poi borbottò un qualcosa d’incomprensibile.

«Come hai detto?»

«Posto… scherma… poteri…» brontolò.

«Eh!?»

«Questo posto scherma i poteri divini, contento!?» esclamò infastidito girandosi verso di me «Prova a chiedermelo di nuovo e usciti di qui ti metto un GPS nei pantaloni» alzai le mani «Allora? Sei venuto qui a percularmi? Non sarebbe da te…»

«Non… credo ci riuscirei…» ammisi, poi chiesi «Conosci una dea con un chiodo?»

«Ovvio che la conosco: è Nortia, dea del ciclo annuale» rispose con un’alzata di spalle «Perché?»

«Ho avuto una visione mentre ordinavi in gastronomia» spiegai a sguardo basso.

«Uuh! E ti ha dato una profezia?»

«Credo di sì…» tamburellai le dita sulle gambe «Mi ha recitato una poesia da nove terzine in endecasillabi concatenati.»

«Dante Alighieri mi mancava come profezia, comunque, cosa ti ha detto?»

«Ha parlato di Trattorie, di itinerario gastronomico e che tutto l’universo ci vuole morti… e di cercare il senso perduto» ammisi «E non so perché mi ricordo l’oracolo a memoria.»

«Oh, quello è normale. Sennò non sapresti dove andare appena finisce di recitarlo. Ma backup mitologico a parte, cosa ti ha detto su di me?»

Abbassai lo sguardo, unendo e staccando i pollici nervoso.

Non ero sicuro che dirgli “rischi di tradirmi” fosse la cosa migliore da fare. Rischiava di diventare una profezia che si autoavvera, ed era l’ultima delle cose di cui avevo bisogno.

Poi mi ricordai la visione di lui da bambino e di quando aveva bruciato Roma. Di come si vedesse, di cosa volesse diventare.

«Che potresti diventare un eroe…» mentii senza guardarlo.

Rimase un po’ ad osservarmi, gli occhi stretti ad analizzare ogni mio tic, poi ghignò e si accasciò contro la parete alzando il pugno verso l’alto: «Hai sentito, pater! Diventerò un eroe, alla faccia tua!» tornò a guardarmi «Ora, qual è il piano?»

«Capire da dove cominciare?» proposi «Forse incrociando il tuo ordine in salumeria con le Trattorie che dovrei ereditare.»

«In che senso…»

«Sappiamo che dobbiamo seguire una via gastronomi…» Empanda mi interruppe entrando con tutta la spesa fatta prima.

«Oh, sei in ordine, giovane Penati!» sorrise mentre le davo una mano con un paio di sacchi «Non sapevo cosa ti servisse, per cui ho portato tutto.»

«Nessun problema, ci serve per capire come proseguire il viaggio… credo.»

«La smetti con questi “credo”? Devi essere sicuro di ciò che pensi, altrimenti nessuno ti prenderà mai sul serio» Nerone mi dette una spallata delicata.

«Perché tu già lo fai, vero?» commentò Empanda.

«Io ho la patente per non prendere sul serio nessuno a parte me stesso» alzò le spalle l’Imperatore, poi scese dalla panca «Allora? Andiamo a mangiare? Tutto il casino di oggi mi ha messo una certa fame.»

E senza aspettare il permesso di nessuno s’incamminò verso gli appartamenti di Don Virgilio.

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