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← La Trattoria dei Penati

Creato il 10/05/2026, 19:24 · Aggiornato il 10/05/2026, 19:32

Capitolo 13: BONUS XII.V - Ordino una profezia al banco gastronomia (senza endecasillabi né pistacchi)

@jke_scrittricesuipattiniJKE Sui Pattini
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
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POV NERONE

Sospirai battendo il piede infastidito.

Già mi girava storto che dovevo essere partito per quella missione quando potevo essere alla Trattoria a tentare di conquistare il mondo, se poi si aggiungeva che io, l’Imperatore Nerone, dovevo aspettare a un banco di supermercato, beh… capite che non ero proprio dell’umore.

Non sapevo nemmeno cosa mi servisse!

Avevo preso il numero per la ragazza al servizio.

Capelli biondi, occhi pelle di daino, saltava dai salumi alle sue spalle alle affettatrici come una vestale durante un rituale.

Teresina B.

O almeno quello era il nome sul cartellino identificativo.

Mi dava le stesse vibrazione del cibo del puer, forse era per questo che mi ero messo in coda.

Non che avessi molte alternative: quando avevo provato a ordinare il giovane Penati mi aveva redarguito di prendere il numero e aspettare il mio turno.

Non sembrava molto in sé, ma avevo lasciato correre.

Non sembrava mai troppo in sé.

«42!» chiamò con voce squillante.

Alzai il braccio come si faceva verso le insegne, il bigliettino in mano alla stregua di un trofeo: «Presente!»

Tutti mi guardarono schifati, lei rise un po’ in imbarazzo.

«Cosa posso darvi?» chiese cordiale.

Studiai i salumi dietro di lei: «Della mortarum.»

Mi guardò confusa, senza smettere di sorridere: «Come, scusa?»

«Della mortarim» indicai il salume tondo rosa coi lardelli che si trovava dietro di lei.

«Della mortadella, intendi?» chiese gentile.

«E io che ho detto» alzai un sopracciglio.

Batté le palpebre cercando di tornare professionale: «Con o senza pistacchi?»

«Solo col mirto, grazie.»

«Non… ce l’abbiamo col mirto.»

«E cosa ci mettete per mantenerla? Non mi dirai i pistacchi.»

«Il… pepe…»

Mi tamburellai il mento dubbioso: «Il mortarum con il pepe? Sembra interessante, ma lo prendo senza pistacchi – non so perché, ma ho una strana sensazione a riguardo» annuii sicuro «Mezzo chilo, grazie.»

«Lo divido in due pacchetti?»

Ci pensai un po’ su: «Nah. Un unico pacchetto andrà più che bene.»

Si mise ad affettare e io colsi l’occasione di studiare ulteriormente la salumeria.

Sentivo di dover prendere altro oltre al mortarum, ma cosa…

«Ecco a lei!» la vice di Teresina B. mi richiamò al mio ordine.

«Poi mi servirebbe della bresaola…» tamburellai sul vetro pensieroso «…affumicata, sì. Dodici fette un po’ spesse, da fare a listarelle. Ti chiedo di dividerle in sei pacchetti, grazie.»

Corrugò la fronte, poi preparò un paio di fette e controllò la bilancia.

«Devo arrivare almeno a 50 grammi…»

«Allora tre fette per pacchetto, basta?» scosse la testa «Quattro?»

«Quattro sì.» disse chiudendo il primo pacchetto e proseguendo con gli altri.

Chissà perché le avevo fatto una richiesta così assurda: ero passato da dodici a ventiquattro fette, il puer se ne sarebbe fatto una ragione.

Lì per lì non me lo domandai proseguendo con la mia ricerca di ispirazione gastronomica.

«Altro?» chiese passandomi i pacchetti.

«Quella cosa laggù sopra alla mortarum.

«La coppa di testa?

«Esattamente. Tre fette spesse in tre pacchetti separati.»

Corrugò la fronte, alzò le spalle e andò ad affettare

«E poi del Crudo di Crisopoli» mi guardò confusa «Ah, vero, voi siete tornati al nome “Parma”. Sei etti divisi in quattro… no, aspetta, non sarebbe simmetrico. Facciamo otto etti in quattro pacchetti.»

«Va bene…» corrugò la fronte e si mise ad affettare.

Nel frattempo qualcuno mi bussò sulla spalla.

Mi voltai pensando di trovare il puer, e invece erano due distinti signori in giubbotto antiproiettile giallo con scritto “Sicurezza”.

«Siamo a carnevale?» chiese uno dei due guardandomi.

Alzai un sopracciglio: «In che senso?»

«Non penso che tu vada sempre in giro vestito così.»

Mi guardai addosso. In effetti ero vestito da patrizio, che per la mia epoca era un abito normale, ma per gli anni ’20 del duemila era un po’ anacronistico.

«Stavamo andando a una rievocazione storica e siamo passati a fare un po’ di spesa» spiegai esaustivo.

«Con un’arma?» mi chiese una delle due guardie.

Mi guardai nuovamente addosso. Il falcetto!

«Cosa? Questa? Ma no… non vedete che è una lira?»

L’uso della Foschia avrebbe attirato quel cinaedus si mio padre? Probabile, ma farmi arrestare non era ancora nei miei piani.

Attesi un po’, mentre guardavano l’oggetto dubbioso, poi annuirono.

«Ci scusiamo per l’errore» ammise uno dei due «Comunque prossima volta avvisateci. Avete fatto prendere un bello spavento alle commesse.»

«Sarà fatto!» sorrisi mentre si allontanavano. Sospirai e tornai al mio ordine. Teresina aveva appoggiato i pacchetti sul vetro e stava aspettando un mio segnale.

Indicai sotto di me senza nemmeno vedere cosa stavo prendendo: «Quel formaggio lì. Cos’è?»

«Squacquerone» rispose alzando un sopracciglio.

«Ottimo. Circa sempre mezzo chilo diviso in due confezioni.»

«Okay… te lo sigillo con un po’ di pellicola?»

«Meglio, non so nemmeno quando gli servirà» la frase mi venne di getto mentre facevo mente locale su cosa prendere.

Morarum, crudo, coppa, quel formaggio strano, bresaola…

«Ti serve altro?»

«Direi di…» il mio occhio cadde su un prodotto in scansia «Cos’è quello sopra al cartellino rosso?

«Salame di patate, lo abbiamo in offerta adess…»

Non la lasciai finire, con le idee stranamente chiare: «Cinque etti di cui, centocinquanta sottilissimo che si sbricioli, centocinquanta affettato spesso ma non troppo e il restante in fette belle spesse.»

«Faccio sacchetti separati?»

Ci pensai su, poi scossi la mano «Nah, stesso pacchetto andrà benissimo.

«Ottimo…» la sentii brontolare un “stasera lo racconto a Felice (Comuni). Non ci crederà mai.”

Ignorai il commento, guardando il puer con un: «Qui direi che abbiamo finito.»

Non rispose, catatonico ad osservare la ragazza che si muoveva con una faccia da ebete invidiabile.

Lo guardai, scuotendolo appena: «Ehi, terra chiama Francesco!»

Da qui, beh, il resto lo sapete.

Note di capitolo

-In mia difesa l'ho scritto in due ore dopo essermi svegliata alle 5 per andare al lavoro e sorbirmi il Nerone di turno. XD-

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