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← La mia adorata sposa

Creato il 24/08/2026, 12:33 · Aggiornato il 24/08/2026, 12:33

Capitolo 6: Capitolo 5

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
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Finalmente le due settimane di punizione giunsero al termine per entrambi, e Ryu riacquistò la libertà di frequentare le lezioni.

Quando Yoko lo scorse in lontananza, presso il solito incrocio dove le strade delle loro rispettive abitazioni si congiungevano, si domandò seriamente se la punizione inflitta al drago acquatico non fosse consistita nel privarlo del suo elemento naturale. Il ragazzo che le andava incontro appariva come l'ombra di se stesso: il viso scavato, le spalle curve e le braccia che ciondolavano inerti lungo i fianchi. Avanzava a passo lento, quasi si muovesse grazie a un pilota automatico. Quella mattina i lunghi capelli blu, arruffati e proiettati in avanti, lo facevano somigliare in modo inquietante alla Samara di The Ring, celando il suo sguardo.

«Ryu, santo cielo, ma cosa ti hanno fatto?» gli domandò la ragazza, sinceramente allarmata, affrettando il passo per raggiungerlo.

Il giovane sollevò debolmente il capo, puntando lo sguardo su di lei per poi lasciarsi sfuggire un sospiro teatrale. «Yoko... hai la minima idea di cosa significhi trascorrere quattordici giorni d'inferno senza poter disputare nemmeno un misero match a Tetris?»

La studentessa esalò un profondo sospiro di sollievo: per fortuna non si trattava di torture mistiche, era semplicemente il suo lato nerd a soffrire di una crisi d'astinenza acuta.

«Mi dispiace da morire, posso solo provare a immaginare lo strazio» lo assecondò lei, facendogli pat pat sulla spalla. In realtà non aveva la minima intenzione di immedesimarsi in una simile tragedia; in quel periodo era totalmente assorbita da un nuovo GDR, e se i genitori le avessero sequestrato i dispositivi per due intere settimane, con ogni probabilità l'avrebbero ritrovata appesa al lampadario.

«Se mi concedessi un bacio, sono certo che guarirei all'istante» mormorò Ryu, le labbra che si piegavano in un accenno di sorriso complice e sornione.

Quella richiesta provocò in Yoko una strana sensazione di disagio, riportandole alla mente le confidenze fatte da Yuzu pochi giorni prima riguardo ai "doveri" imposti dal suo oni. Tuttavia, non appena incrociò le grandi iridi acquamarina del drago, supplichevoli e mansuete come quelle di un cucciolo, ogni riserva svanì e un sorriso dolce le fiorì sul viso. Sapeva perfettamente che Ryu non stava esigendo un dazio o un tributo affettivo in cambio di una concessione; il suo era solo il desiderio puro e genuino di sentirla vicina.

Ciò nonostante, la prudenza non era mai troppa. Prima di accontentarlo, Yoko scattò con gli occhi a destra e a sinistra, setacciando i paraggi per assicurarsi che nessun passante, o peggio ancora Yamato, si trovasse nelle vicinanze a spiare quella loro "trasgressione".

Avuta la certezza di essere completamente soli, la ragazza si protese in avanti, premendo con delicatezza le proprie labbra contro quelle di lui. Erano due settimane esatte che entrambi non desideravano altro.

Erano ormai prossimi ai cancelli dell'istituto quando, svoltando l'angolo del vicolo, per poco non si scontrarono con Touko e Nyankichi. I due, che ormai condividevano lo stesso tetto, provenivano come ovvio dalla medesima direzione.

Yoko e Ryu sciolsero fulmineamente l'intreccio delle loro mani, tornando a debita distanza.

«Oh, buongiorno ragazzi!» cinguettò Touko, sfoderando il suo solito temperamento radioso ed entusiasta.

«Buongiorno a voi» replicò Ryu, assumendo un contegno più formale e accennando un misurato cenno del capo.

«Finalmente ti hanno scarcerato, Kishinryū? Che disdetta... per un po' ho assaporato il privilegio di non sentire puzza di pesce di prima mattina!» lo canzonò Nyankichi, sornione.

Ryu si lasciò sfuggire un sorriso complice. «Ma piantala, gattaccio. Scommetto che se fossi rimasto confinato un altro giorno ti avrei ritrovato sotto la mia finestra a miagolarmi delle serenate!»

«Touko, guarda un po' cosa ho recuperato per Sou e Ao!» esclamò Yoko. Afferrò l'amica per un polso per trascinarla leggermente in disparte, cominciando a frugare freneticamente nella propria borsa a tracolla.

«Oh, cielo... ma sono deliziosi!» squittì la ragazza, le iridi che sembravano brillare come due stelle.

«Visto? Ho rovistato nei vecchi scatoloni in soffitta perché ricordavo di aver conservato gli accessori delle mie vecchie bambole, e non mi sbagliavo!» spiegò orgogliosa, sventolando a mezz'aria due minuscoli completini in stile marinaretta che sarebbero calzati a pennello ai piccoli servitori di Yuzu.

Ryu rivolse un'occhiata interrogativa a Nyankichi, e il demone gatto rispose scrollando le spalle con aria rassegnata. «Quei due minuscoli protettori al seguito di Yuzu hanno scatenato una vera e propria moda. Ormai tutte le studentesse si divertono a confezionare abiti per loro nei modi più assurdi. Quelle due, manco a dirlo, si sono elette a loro fangirl numero uno.»

Touko e Yoko presero a saltellare tenendosi per mano, entusiaste all'idea di mostrare quel bottino a Yuzu.

Fu allora che Nyankichi, con la fulminea agilità felina dei nekomata, cinse i fianchi della propria fidanzata e la sottrasse con delicatezza alla presa dell'amica, stringendola a sé in un abbraccio possessivo.

Yoko lo fulminò con un'occhiata torva, ma scelse saggiamente di mordersi la lingua e trattenersi.

«Certo che il tuo istinto territoriale non si smentisce mai, eh?» commentò Ryu, divertito.

«È più forte di me! Pretendo il monopolio assoluto sulle attenzioni della mia Touko!» protestò il demone, gonfiando le guance con un'espressione quasi infantile.

«Sì, come no. Pensa un po' se non fossi stata io a ingelosirmi, quella volta che ti ho sorpreso a passeggiare con quella tizia!» ironizzò Touko, scoppiando a ridere.

«Ti ho ripetuto un milione di volte che quella donna era mia madre!» si difese lui, prima di prendere a strusciare affettuosamente la guancia contro quella della compagna, proprio come un felino in cerca di coccole. «Però alla fine hai scelto di accogliere il mio sentimento, e io te ne sarò devoto per l'eternità, nya

«A-accogliere?» si intromise Yoko, sbattendo le palpebre, interdetta. «Ma tu non sei la sua Sposa predestinata?»

«Certo che lo sono» confermò la ragazza, annuendo con naturalezza.

«In tal caso, non c'è stato alcuno spazio per una tua scelta autonoma.»

«E invece ti sbagli, Yoko. Questo testone mi si è piantato davanti dal nulla un pomeriggio, mentre camminavo per strada, urlando davanti a tutti che ero la sua Sposa di sangue. Secondo quale bizzarro concetto di romanticismo, avrei dovuto rispondergli su due piedi: "Meraviglioso, prendimi pure, sono tua"?»

Nyankichi scoccò uno sguardo risentito verso Yoko. «È esattamente questo tuo pregiudizio che non riesco a digerire. Dai per scontato che la nostra stirpe sia composta solo da aguzzini e rapitori, pronti a ghermire la propria Sposa per strapparla all'affetto dei suoi cari.»

Yoko non si lasciò intimidire e sostenne il suo sguardo ferino. «Dunque tu mi stai giurando, qui e ora, che se Touko ti avesse respinto fermamente, tu avresti fatto un passo indietro e rinunciato a lei?»

«Beh... un tantino assillante lo sei stato, ammettilo» intervenne Touko, senza ombra di rancore. «A un certo punto ho temuto seriamente di avere a che fare con uno stalker, prima di rendermi conto che anch'io, nel profondo, cominciavo ad amarti con la stessa intensità.»

«Sì, d'accordo, sono stato insistente» concesse Nyankichi. «Ma credi davvero che ti avrei segregata con la forza se il tuo cuore non avesse ricambiato il mio? Io ti amo, Touko, e benedico ogni giorno il fatto che tu provi lo stesso per me. Quante volte dovrò ancora dimostrartelo?»

Quelle parole, cariche di una vulnerabilità inaspettata, lasciarono Yoko profondamente pensierosa. Accanto a lei, anche Ryu mutò espressione, palesando lo stesso identico turbamento di fronte a quella rivelazione.

«Dai, gattaccio, non arruffare il pelo» intervenne il giovane drago, allungando un braccio per cingergli le spalle in un gesto amichevole. «Siamo tutti felici per voi. E sappiamo bene che non saresti mai capace di costringere una ragazza a subire la tua volontà.»

Proprio in quel secondo, tuttavia, le narici del nekomata fremettero. Nyankichi avvertì una scia olfattiva precisa che lo indusse a stringere impercettibilmente le palpebre.

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Le parole accorate di Nyankichi diedero da pensare a Yoko per tutta la mattinata. Non lo aveva conosciuto prima che si "innamorasse" di Touko, quindi non aveva un metro di giudizio per capire se prima la sua mente ragionasse in maniera diversa. Touko era una graziosa ragazza dai capelli castani, sempre raccolti in una coda alta, con due splendidi occhi cangianti che, a seconda della luce, tendevano all'azzurro o al verde. Era minuta, sembrava quasi una bambolina, ma il suo aspetto non rispecchiava il suo carattere estroverso e schietto. E in qualche modo, vicini, quei due un po' si assomigliavano: era come se la vita avesse detto loro che sarebbero stati bene insieme. Ma se ad esempio, prima, Nyankichi avesse avuto un modello diverso di ragazza ideale, o se addirittura avesse preferito i maschi? Fin dove arrivava "l'amore puro" rispetto alla "vera volontà"?

Certo, cercare di capire un prodigio che nemmeno gli stessi ayakashi sapevano spiegarsi, come poteva riuscirci lei, che era solo una studentessa umana appena diciottenne?

Mentre faceva ciondolare la penna tra il labbro e il naso, si soffermò a osservare le spalle dei suoi due compagni, seduti in file diverse ma disposti sulla stessa riga, l'uno accanto all'altra.

Una volta diplomati, sicuramente si sarebbero sposati. Avrebbero coronato il loro sogno d'amore. Ma non riusciva proprio a capire se essere felice per loro o triste per la loro condanna, suggellata con un timbro su carta prestampata.

Fu verso l'ora di ricreazione che, infine, la studentessa prese la sua decisione: era ancora convinta che la posizione della Sposa fosse nettamente inferiore a quella del suo protettore, ma non poteva nemmeno fare di tutta l'erba un fascio. L'episodio con il tengu le aveva sbattuto in faccia la realtà più cruda di come agisse l'imprinting, accostato a genitori compiacenti nel lasciare che uno sconosciuto prendesse la loro figlia nonostante la presenza di un "terzo incomodo". L'esperienza di Yuzu era invece più agrodolce: la sua amica era sì coccolata, ma allo stesso tempo aveva già dovuto subire una sorta di ricatto sentimentale e le era stata sottratta inizialmente persino la possibilità di indipendenza. Poi c'era l'esperienza di Touko e Nyankichi, che sembrava la più genuina e spontanea, a patto di ignorare il fatto che il nekomata fosse fin troppo avido delle attenzioni della fidanzata.

Tuttavia, nei confronti di quest'ultimo, convenne che forse era stata troppo dura. Touko era felice e lo comandava persino a bacchetta; quando aveva rivelato alla classe chi fosse il promesso di Yuzu, non si era fatta scrupoli nel far capire al fidanzato di essere una fan del bell'oni. Perciò Yoko sentì che, almeno con lui, era il caso di scusarsi per averlo giudicato male.

«Touko, dov'è Toukichi?» chiese all'amica di ritorno dal bagno, guardandosi intorno. «Volevo parlargli.»

Touko e Yuzu in quel momento stavano vestendo i due piccoli orchi con i loro nuovi completini, ridendo tra di loro.

«Oh, non c'è, è andato da un'altra parte» disse lei con tono sciolto, mantenendo l'attenzione sulle due creaturine.

«D-davvero? È in grado di stare a più di cinque metri da te?» chiese, sinceramente sconvolta, saltando sul posto.

Touko la guardò con aria annoiata. «E dai, mica siamo legati con il cordone ombelicale! Certo che ogni tanto si scolla, per andare in bagno ad esempio... Comunque, è andato via con Ryu, credo dovessero parlare di qualcosa.»

«Ah, sì?» disse lei, sollevando un sopracciglio.

«Anche tu dovevi parlargli?»

«In un certo senso sì» disse Yoko, annuendo, mentre prendeva una sedia per sedersi accanto a loro. «Ma se ora è impegnato, semmai gli parlerò quando usciamo.»

«Uhn! Uhn!» esclamarono Sou e Ao per accogliere la nuova arrivata e mostrare anche a lei i loro nuovi completini.

Yoko rispose con un doppio cartello da dieci e gli occhi a forma di cuore.

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Nel frattempo Ryu e Nyankichi si erano diretti verso il campo da corsa all'aperto, sedendosi sul pendio erboso. I due stavano mangiando tranquillamente un tramezzino, chiacchierando del più e del meno. Non c'era nessuno nei dintorni e così poterono godersi un po' di pace fuori dal baccano scolastico e riequilibrare la loro energia spirituale, particolarmente affaticata per non addormentarsi all'estremamente lenta lezione del loro professore di storia.

«Allora, Ryu, di cosa volevi parlarmi?» chiese a un certo punto il ragazzo dai capelli castani tendenti al biondo e gli occhi ambrati.

Ryu, in procinto di dare un morso al tramezzino, fermò il gesto a mezz'aria e abbassò il braccio. «Ecco... volevo chiederti qualcosa in più su questa questione delle Spose.»

«Perché? Finalmente è capitato anche a te?» chiese con uno stupore tale come se l'amico gli avesse appena detto di aver vinto alla lotteria.

Ryu sorrise e scosse il capo. «No, non ancora. Per ora le umane sono solo... umane!» Si umettò le labbra. «Però mi chiedevo, o meglio volevo chiederti, che cosa hai provato quando hai visto Touko per la prima volta... Non mi va di chiederlo a mio padre e poi, visto che tu sei mio coetaneo e mio amico, lo capirei meglio.»

Il nekomata divenne leggermente rosso in viso e si alzò in piedi, tale era l'emozione. «Era come se avessi visto la mia luce.» Affondò le mani nelle tasche e sorrise genuinamente. «Hai mai visto l'alba? Hai presente le sensazioni strepitose che dà? Io ho provato esattamente quello, e da quel momento il suo viso non ha mai abbandonato i miei sogni.»

«Prima, però, non provavi altro? Potevi credere che avresti mai provato qualcosa del genere in vita tua?»

«Lo sai che non lo ricordo molto? Non che mi sia venuta l'amnesia, ma ad esempio ho rinunciato ad alcune vecchie abitudini per dare spazio alla sua persona. E a dire il vero non me ne pento nemmeno, non provo nulla al riguardo.»

Ryu corrugò la fronte. «Perciò sei cambiato.»

«Sì, ma non è che se prima odiavo le verdure ora le amo solo perché Touko me le prepara con le sua bellissime manine. Mi fanno ancora schifo, soprattutto gli spinaci, e per quanto la ami... no! Non li mangerò!»

Il ragazzo dai capelli blu stiracchiò un sorriso. «Capisco.»

«Piuttosto» disse d'improvviso il nekomata, abbassando la voce di un paio di toni. «Yoko non è la tua Sposa, giusto?»

«Giusto» rispose Ryu, continuando a dargli le spalle mentre riprendeva ad addentare il suo pranzo.

«E allora perché state insieme?»

«Ahahah! Ma che stai dicendo? C'era erba gatta nel tuo tramezzino?» disse Ryu, cercando di apparire il più naturale possibile. «Io e Yoko ci conosciamo fin da quando avevamo dieci anni, è normale che tu veda in noi una certa complicità.»

«Non mentirmi!» ribatté con voce ferma Nyankichi. «Avevi il suo odore addosso, soprattutto vicino al viso, e anche lei è spesso pregna della tua energia spirituale. È un legame troppo intenso per essere solo vicinanza tra due amici di vecchia data.»

Ryu si voltò e assottigliò immediatamente lo sguardo, non appena vide le iridi accese del nekomata fisse su di lui, da sotto la frangia castana agitata dal vento, e le labbra serrate in una linea sottile. Giudizio? Intento omicida? Ryu, nel dubbio, iniziò a far scorrere più velocemente l'energia spirituale dentro di sé.

«E se ti dicessi che è così? Che cosa faresti al riguardo?» gli chiese, inspessendo la voce e mantenendo il contatto visivo.

Nyankichi ignorò la sua domanda e gliene pose un'altra: «Ryu, secondo te, nel mio, nel tuo o in qualsiasi altro clan non si registrano mai unioni spontanee tra un ayakashi e un essere umano?»

A quel punto il corpo del drago vibrò di un ringhio basso, mentre si alzava in piedi per fronteggiare faccia a faccia il compagno di classe.

«Non lo so e non mi interessa.»

«Deve invece» ribatté l'altro. «Perché ne va della vita di Yoko.»

Ryu irrigidì le braccia lungo i fianchi e strinse i pugni. «Se qualcuno le torce un capello, non mi servirà questo imprinting del cazzo per desiderare la testa di chiunque osi sfiorarla!»

«Persino se si trattasse della tua famiglia? Persino se si trattasse di tuo padre?»

Ryu si morse con forza il labbro, visibilmente combattuto. A sorpresa, Nyankichi sollevò un braccio e gli strinse una spalla. «Noi siamo amici da anni. Tu, come me, non sei spocchioso e non ostenti il tuo status; per questo ciò che ti dico è dettato dal cuore e non dalle regole della nostra società: lasciala. Poni fine a questa cosa, è per la sua incolumità.»

«Mio padre la conosce da anni, perché dovrebbe volerla morta?»

«Tuo padre la vede, rispetto a te, alla stregua di un cane. Ma se scoprisse che invece di un'amicizia la vostra è una relazione vera e propria, la bizzarra situazione cambierebbe: la vedrebbe come se quel cane che aveva accolto in casa avesse deciso di mordergli la mano.»

«Io la amo, hai capito?! Non rinuncerò a lei per nessuna Sposa e per nessun matrimonio combinato. Trovo semplicemente ridicolo il fatto che noi, che ci siamo scelti, dobbiamo vergognarci come dei ladri, mentre per voi altri, che vi limitate a guardare qualcuno negli occhi per dichiarare un amore dettato da chissà quale maledizione ancestrale, tutto questo sia perfettamente accettato!» Visto che ormai l'amico l'aveva smascherato, non c'era più bisogno di trattenersi, e così riversò su Nyankichi tutta la frustrazione che si portava dentro.

Quest'ultimo si limitò a fissarlo negli occhi, mantenendo un'espressione calma. Ryu si era agitato talmente tanto che probabilmente era sull'orlo di rivelare al mondo, in un ruggito, la sua vera forma, a giudicare dal suo doppio battito di ciglia: prima quello normale e poi quello della membrana laterale tipica dei rettili.

«È proprio vero che a te non è ancora successo, altrimenti non parleresti in questo modo. Se con Yoko non è successo, significa che per te non va bene. Normalmente avviene al primo sguardo, perciò, se in otto anni di frequentazione non è accaduto, allora non avverrà mai. Anche nel mondo umano è normale avere delle ex prima di trovare quella giusta. Yoko è stata un'esperienza.»

D'improvviso, Ryu lo prese per il bavero. La sua energia spirituale era talmente aumentata che ora aleggiava attorno a loro sotto forma di una fitta nebbia azzurra.

«Yoko NON è un'esperienza. Ti è chiaro il concetto?!» ringhiò, mostrando i canini affilati.

Nyankichi si lasciò afferrare; non aveva intenzione di ingaggiare una lotta con lui e gli rivolse persino un sorriso amaro. «Mi dispiace davvero, Ryu. Ma credimi, se troverai la tua Sposa, Yoko non conterà più nulla per te. E comunque sia, se non la trovassi, dovrai sposarti lo stesso. Sei il primogenito e unico erede del tuo casato. Quale che sia il tuo destino, quell'umana non c'entra niente.»

Ryu lasciò la presa, con le braccia ora a penzoloni e lo sguardo nascosto sotto la frangia blu. All'improvviso si sentiva completamente svuotato.

«Da parte mia non ti denuncerò» lo rassicurò l'amico. «Non sono un infame e non viviamo nel Medioevo... Ma, a prescindere dall'epoca in cui ci troviamo, non dimenticare mai che noi siamo noi e loro sono loro.»

Il vento portò via quella sentenza, che si depositò con profondo dolore nel cuore del drago d'acqua.

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Il resto della giornata si svolse all'apparenza normale. Quando i due ragazzi rientrarono dalla ricreazione, non diedero modo alle rispettive compagne di intuire cosa fosse successo. In realtà Yoko aveva notato che il sorriso del suo drago era leggermente malinconico, ma con le lezioni che riprendevano non ebbe modo di pensarci troppo a lungo.

Al termine della giornata scolastica, prima che le coppie si congedassero, Yoko si fece coraggio e prese da parte il nekomata, allontanandosi momentaneamente dal resto del gruppo, decisa a fare ciò che si era ripromessa: si scusò per averlo giudicato male e si disse felice che la sua amica avesse trovato un ragazzo tanto bravo e premuroso.

Nyankichi sorrise, apprezzando il fatto che Yoko avesse compiuto lo sforzo di rivedere le proprie idee e di capire finalmente che non era lo spietato e porco demone che lei in qualche modo gli aveva cucito addosso. Si strinsero la mano e il gatto le rivolse un bel sorriso amichevole. Ma quando poi la ragazza fece per ritrarre la mano, lui la strattonò in avanti per far sì che potesse sussurrarle all'orecchio: «Conosco il vostro segreto. Se vuoi che Ryu non venga ripudiato e cacciato dal clan, ponete fine alla vostra storia immediatamente.»

Gli occhi color miele di Yoko si sgranarono, riempiendosi di stupore ma soprattutto di paura. Nyankichi poi la lasciò andare, sorridendole come se niente fosse, per poi correre, agitando le braccia e strizzando le palpebre, incontro alla sua fidanzata per farle le fusa. Quei due eretici avevano sottratto fin troppo tempo a quello dedicato alla sua amata.

Quello stesso pomeriggio, Yoko andò a fare merenda da Ryu. Finalmente la console era stata sbloccata e ora i due poterono riprendere una partita che avevano lasciato in sospeso.

Yamato e la cameriera che portò loro tè e biscotti guardarono con perplessità i due giovani, talmente presi a combattersi con i rispettivi avatar al picchiaduro e a urlarsi contro che ne ignorarono persino l'ingresso.

«Signorino, signorina Yoko, non dovreste mettervi a fare i compiti? Avete una verifica domani» provò a dire il maggiordomo con i suoi soliti e impeccabili modi, accennando un sorriso cordiale.

«Ancora cinque minuti!» risposero in coro.

Yamato rimase con il sorriso, ma più li sentiva urlare e sbraitare come due scaricatori di porto, più la vena sulla sua tempia cresceva e pulsava sempre di più.

«Cinque minuti un corno! Spegnete questo maledetto videogioco e ficcate immediatamente la testa dentro quei libri, sono stato chiaro?!» Il maggiordomo andò talmente fuori di sé che gli spuntarono persino la cresta draconica e la lingua biforcuta.

«S-sì, signore!» risposero i due, che in un paio di secondi avevano spento tutto e si erano messi inginocchiati attorno al basso tavolino, dove i libri di geografia attendevano di essere letti.

Persino l'erede del clan non poteva nulla quando Yamato perdeva le staffe. Quest'ultimo soffiò dal naso condense di energia spirituale e incrociò le braccia al petto.

«Mi riaffaccerò tra un paio d'ore; per allora mi aspetto che almeno uno dei due abbia imparato tutto sulle capitali europee.»

«V-va benissimo!»

I ragazzi incassarono la testa non appena il maggiordomo si chiuse la porta alle spalle, sbattendola.

Per almeno il primo quarto d'ora i due presero sul serio il loro dovere e iniziarono a leggere e studiare; prendevano persino appunti e sottolineavano le pagine. Dopo un po', però, il continuo star così fermi e concentrati diede invece spazio al desiderio di fare qualcosa. Gli occhi chiari del drago si posarono sul profilo concentrato e leggermente accigliato dell'umana, che muoveva le labbra senza emettere suono per leggere il libro di testo. Con fare quasi distratto, il ragazzo allungò l'indice sinistro verso di lei per passarglielo sotto il naso con l'intento di infastidirla.

«Eh no! Ero concentrata!» protestò lei, indignata.

Ryu rise con fare provocatorio. «Mi assicuravo solo che fossi viva.»

«Sono vivissima e per colpa tua dovrò ricominciare da capo!»

«Accidenti, certo che voi umani avete una memoria da far schifo!»

«E allora voi ayakashi non sapete fare due più due! Considerando che ti devo sempre passare il compito di matematica, e il bello è che gestite imperi finanziari... come ci riusciate resta un mistero!» Svincolò una gamba e gli premette il piede contro la coscia, come a volerlo mandare via.

«Magari utilizziamo i nostri poteri magici!» ribatté lui, sorridendo sornione.

«Ah, quindi tuo padre è davvero l'inventore delle lavatrici!» rispose ironica lei.

«No, usiamo metodi più persuasivi... tipo questo!»

In un attimo Ryu si lanciò in avanti per investire la ragazza con il suo peso, così che non potesse sfuggire al suo micidiale solletico che non lasciava scampo.

«Ryu non vale, fermo, sei più forte di me!»

«No, ora subirai l'ira del drago!»

Yoko rise ancora più forte, mentre le dita del ragazzo si insinuavano sotto le ascelle, sul collo, sui fianchi, in tutti i punti che sapeva le avrebbero provocato una risata isterica. Anche Yoko però non fu da meno e, non appena trovò un varco, partì alla carica per vendicarsi, perché anche il drago lo soffriva. A un certo punto sembrò essere in vantaggio lei, al punto che Ryu dovette afferrarle i polsi e immobilizzarla a terra. I due si sorrisero, accaldati e col fiatone, ma felici di quella complicità che avevano fin da bambini.

Ma fu in quel momento che i due si guardarono dritti negli occhi, il silenzio calò tra di loro e la mente di entrambi si riempì di pensieri.

Ryu si piegò in avanti per darle un bacio intenso, così appassionato che le loro lingue presero a danzare, assaporando l'uno il sapore dell'altra. Nel frattempo allargava le narici, inspirando quell'odore di pelle pulita che lo inebriava ogni volta. Lasciò la presa sui polsi per avvolgere il capo di lei con il braccio destro e accarezzarle le ciocche di quei morbidi capelli, mentre la mano sinistra le massaggiava delicatamente il fianco.

Normalmente quello era il massimo dell'intimità finora raggiunto; avevano compiuto da poco diciotto anni e non avevano mai avuto fretta di fare nulla. Il loro rapporto si basava soprattutto sul gioco e sulla compagnia reciproca, piuttosto che sulle tipiche effusioni tra coppie. Ma quella volta Ryu tentò di fare di più: dal fianco fece scivolare la mano più su, fino a sfiorarle il seno e, dopo un attimo di esitazione, la mano si strinse delicatamente su di esso. Yoko reagì immediatamente diventando rossa, non aspettandosi un simile gesto. Ryu però non si fermò lì e le sue labbra, dalla bocca di lei, passarono all'incavo del collo, tempestandolo di baci, finché alla fine non decise di farle un succhiotto. Sentì il respiro di lei farsi più profondo, più vibrante, mentre entrambi scoprivano sensazioni che ancora non avevano nemmeno immaginato. La mano con cui le stava accarezzando i capelli ora la abbassò, portandogliela sotto la gonna e sfiorando con le dita lo spazio tra l'inguine e le mutandine, non osando ancora avvicinarsi alla sua intimità.

Yoko si vedeva sovrastata da quella massa di capelli blu, che lei gli accarezzava dolcemente, mentre il fidanzato si muoveva su di lei come un'onda che ti copre e ti avvolge.

Fu però quando Ryu cercò di insinuare la mano sotto la camicetta e sotto il reggiseno che lei si bloccò. «No, aspetta, non è ancora il momento.»

«Come non è ancora il momento?» chiese il ragazzo, la voce già roca, mentre il desiderio cresceva.

Ryu continuò a massaggiarla e ad accarezzarla, cercando il modo di farla cedere, ma in realtà ottenne l'effetto opposto. «No, Ryu, fermati. Non mi va, non così.»

Il corpo del drago iniziò a vibrare, mentre continuava a inebriarsi dell'odore di lei e le dita sfioravano quella giovane pelle.

«Ryu, fermati. Ora! Non voglio!»

Il ragazzo si fermò e semplicemente si adagiò a peso morto su di lei, nascondendo il viso nell'incavo del suo collo. Yoko provò un forte batticuore, sia perché il ragazzo per qualche secondo non sembrava più essere lui, sia perché ora era totalmente immobile, come privato della vita.

«Ma che ti è preso?» provò a dire con voce incerta. «Perché adesso? Non volevi passare la tua prima volta su un'isola deserta, in un luogo magico? Questo non mi è sembrato magico.»

«Infatti» rispose lui, lasciandosi andare a un singhiozzo. «Nemmeno così... nemmeno così io mi innamoro veramente di te.»

Quelle parole la ferirono come una lama dritta al cuore.

«Speravo che così... magari se andiamo avanti... magari così l'imprinting avverrà e noi non dovremo avere più paura.»

A quelle parole, Yoko lo abbracciò e gli baciò la testa affettuosamente, mentre un paio di lacrime le rigarono il viso. Forse era un potente ayakashi, forse con la sua forza poteva ridurre in poltiglia anche l'uomo più robusto, ma in quel momento il suo drago non era che un fragile ragazzo, vittima di un'ingiustizia sociale e di antichi retaggi.

«Non dobbiamo avere paura, altrimenti sarebbe come ammettere che il mondo ha ragione» provò a dire lei, anche se le parole di Nyankichi le rimbombavano ancora in testa.

Anche per Ryu l'eco di quelle parole era assordante.

I due amanti si guardarono negli occhi, entrambi con le iridi lucide. Poggiarono la fronte l'una sull'altra, sapendo che ogni singolo tocco, ogni cosa che superasse il limite della normale amicizia, era una violazione delle leggi ancestrali. Ma come potevano opporsi a quella che era la loro vera natura?

Si sollevarono da terra con molto sforzo, come se avessero avuto sulle spalle un macigno opprimente. Si asciugarono le lacrime a vicenda e si risistemarono le divise scolastiche. Con cura, Yoko gli risistemò la cravatta; con dolcezza, Ryu le rifece la treccia. Prima che Yamato rientrasse, dovevano tornare impeccabili, come se niente fosse successo. Come se tra loro non ci fosse altro che un'amicizia qualsiasi.

Tuttavia, non sapevano che una piccola sfera d'acqua, in un angolo della stanza, aveva visto tutto.

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