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Il giorno dell'Open Day venne ricordato dalla maggior parte dei visitatori come un giorno lieto: proprio durante la visita degli studenti delle medie per scegliere l'istituto in cui iscriversi, un demone della famiglia dei Tengu aveva trovato la sua Sposa. Questo fece crescere molto la popolarità della scuola tra le famiglie umane, che vedevano in questo lieto incontro il segno dell'alta probabilità di accasare le proprie figlie con un demone.
Solo uno tornò a casa in lacrime e con il cuore infranto; solo una, già studentessa del liceo, tornò con graffi, escoriazioni e una rabbia viscerale. E solo un ayakashi provò vergogna per quello che l'imprinting era in grado di fare a un essere considerato superiore a qualsiasi altro abitante della Terra.
Chiaramente anche le cose a casa non andarono meglio, né per Yoko né per Ryu. La prima aveva avuto la sfrontatezza di affrontare un demone ed era stata messa in punizione; l'altro aveva quasi ingaggiato uno scontro con il figlio di una casata alleata per proteggere qualcuno che, per la loro società, era alla stregua di un insetto. Benché Yoko fosse di casa, neanche per lei l'erede del casato avrebbe dovuto rischiare faide interne. Piuttosto, era preferibile che la ragazza ricevesse una punizione esemplare per la sua lingua lunga.
"Quanto ti hanno dato di carcere?" chiese Ryu, inviandole un SMS.
"Domiciliari con il permesso di uscire solo per recarmi a scuola, per due settimane. Tu?"
"A me peggio: per due settimane solo scuola da casa, giusto per far calmare le acque."
"Almeno hai i videogiochi."
"Mi hanno messo il blocco."
"Oh no, questa è una tragedia!"
Ryu sospirò. Sentiva di aver fatto la cosa giusta difendendo Yoko, ed era certo che lo avrebbe fatto per qualsiasi altro amico in difficoltà. Ma suo padre sapeva che Yoko aveva su di lui un ascendente particolare, e per questo aveva reagito con ancora più severità.
A un certo punto, qualcuno bussò alla sua porta.
«Entra pure» disse il ragazzo.
Ad affacciarsi fu Yamato, che fece capolino da dietro l'anta.
«Signorino, è il momento dell'allenamento.»
Ryu si soffermò un attimo a studiarne i lineamenti. Nonostante ormai il suo maggiordomo avesse quarant'anni, sembrava ancora un ragazzo sulla ventina. La forza spirituale degli ayakashi permetteva loro di mantenere fattezze giovanili molto a lungo. Del resto, se dovevano apparire come uomini bellissimi per rendersi gradevoli agli occhi degli umani, non potevano permettersi che il loro fascino sfiorisse entro pochi anni. Solo suo padre si era lasciato andare: avendo trovato la sua Sposa e avendo già un erede, non c'era più motivo di impiegare energie su una bellezza fisica che aveva ormai perso la sua utilità.
Il giovane drago si diresse verso un'ala del castello adibita a palestra. Lì ad attenderlo c'era il suo maestro, il sensei Seiryū. Aveva sui cinquant'anni, ma anche lui sembrava molto più giovane rispetto agli umani della sua età. Aveva folti e ribelli capelli bianchi e occhi color lapislazzulo che, sotto i raggi filtranti attraverso le alte vetrate laterali, sembravano di un blu ancora più intenso. Indossava un kimono da karate, ma quel giorno non si sarebbero dedicati alle arti marziali tradizionali. Il dojo presentava varie pergamene verticali appese con motti o raffigurazioni di draghi. Inoltre, sul lato opposto alle finestre, c'era una vasca in cui si riversavano diversi getti d'acqua. Il legno era chiaro e l'aria che si respirava era fresca come la brezza marina.
Anche Ryu indossava un kimono, ma quello del maestro era nero, mentre il suo era blu.
«Ho saputo della piccola baruffa con quel corvo» disse il maestro, non appena il ragazzo mise piede nella stanza e si presentò al suo sensei con un composto inchino.
«Ha interrotto il lavoro della mia compagna per fare il cascamorto con una ragazzina.»
«Cascamorto» rispose l'uomo sorridendo divertito, mostrando un'arcata dentaria bianca e perfetta, ma con i canini particolarmente appuntiti. «Si vede che non hai ancora trovato la tua Sposa.»
«Neanche tu, sensei.»
«Non ne ho bisogno... comunque, bando alle ciance, ragazzo. Non è con le chiacchiere che diventerai il degno erede dei Kishinryū.»
Detto questo, le iridi dalla pupilla romboidale del maestro si illuminarono e l'acqua proveniente dalla vasca si sollevò e lo raggiunse. Essa iniziò a vorticare attorno a lui, dividendosi in due cerchi. Sempre più veloce, sempre più veloce, finché la loro velocità non fu pari a quella necessaria per tagliare il metallo, e solo a quel punto Seiryū li scagliò contro l'allievo. Quest'ultimo, però, temprato dagli anni di allenamento costante, intensificò la sua energia spirituale in modo da acuire i sensi e i tempi di reazione. Si gettò di lato rotolando per schivare il primo attacco, poi, da terra, rotolò ancora per schivare il secondo, finendo infine accovacciato. Immediatamente dopo mosse il braccio con un movimento circolare, così da sollevare una colonna d'acqua orizzontale per contrastare i cerchi che il sensei, grazie alla sua manipolazione dell'elemento, gli stava di nuovo lanciando contro.
Lo scontro tra le due masse d'acqua generò un boato sordo, riempiendo il dojo di una fitta nebbia di spruzzi e vapore. Sfruttando la cortina fumogena temporanea, Ryu scattò in avanti con fulminea agilità. Il legno chiaro del pavimento, sebbene bagnato, non ostacolava affatto i suoi movimenti: la sua natura di drago gli permetteva di muoversi su superfici umide con una stabilità e una grazia sovrumane.
Con un balzo felino si portò a mezz'aria, ruotando il corpo su se stesso. Nel farlo, richiamò l'acqua sparpagliata al suolo e la modellò sotto forma di dozzine di dardi liquidi, scagliandoli dall'alto verso il maestro come una pioggia battente.
Seiryū, senza scomporsi, compì un elegante passo indietro. Mosse le mani in un gesto fluido, quasi stesse orchestrando una melodia invisibile, e l'acqua della vasca si sollevò di colpo erigendo uno scudo concavo che intercettò ed assorbì ogni singolo proiettile di Ryu.
«Buona l'agilità, ma prevedibile la traiettoria!» tuonò il maestro con un sorriso di sfida.
Prima ancora che Ryu potesse toccare terra, Seiryū abbassò di colpo il baricentro ed effettuò uno spazzata rasoterra, non con le gambe, ma manipolando il flusso ai piedi dell'allievo per trasformarlo in un laccio d'acqua pronto a ghermirgli le caviglie e sbilanciarlo.
Ryu avvertì il pericolo grazie ai sensi acuiti. Con un riflesso fulmineo, diede un colpo di reni a mezz'aria; invece di subire la presa, sfruttò la tensione del flusso avversario come trampolino elastico. Vi tese sopra i palmi delle mani, compì una capriola rovesciata a ridosso delle alte vetrate e si portò alle spalle del sensei in un battito di ciglia.
Le iridi chiare del giovane drago brillarono d'intensità. Concentrò tutta la sua energia cinetica nel braccio destro, sferrando un fendente palmo a mano aperta. L'aria stessa parve flettersi mentre una potente lama d'acqua pressurizzata si generava dalle sue dita, sfrecciando invisibile e letale verso il bersaglio.
Seiryū avvertì lo spostamento d'aria solo all'ultimo istante. Con una torsione del busto millimetrica e un'agilità prodigiosa per la sua stazza, schivò l'attacco di puro istinto. La lama d'acqua di Ryu proseguì la sua corsa, andando a impattare contro la vasca di pietra sul fondo del dojo e incidendola profondamente con un netto taglio lineare.
Il maestro si voltò verso di lui, mentre le ultime gocce d'acqua ricadevano al suolo creando un sommesso ticchettio sul legno bagnato. Entrambi i contendenti erano in posizione di guardia, i petti che si sollevavano ritmicamente per lo sforzo, pronti a far scattare la prossima coreografia elementale.
«Oggi sei più grintoso del solito, ragazzo. Deve averti bruciato davvero tanto il fatto che quel corvo abbia interferito nel lavoro del vostro club per esibirsi nella sua danza d'amore» osservò il drago dai capelli bianchi.
Ryu corrugò la fronte. Chiaramente, neanche a lui poteva confidare che la sua rabbia derivasse dall'impossibilità di proteggere apertamente Yoko, senza doversi nascondere dietro la maschera dei colleghi di scuola, solo perché lei non era la sua vera Sposa.
«È che non sopporto le ingiustizie. Non c'era bisogno di ferire la mia amica e umiliare quel povero disgraziato che si è visto di punto in bianco portare via la fidanzata.»
Seiryū scagliò contro l'allievo una serie di proiettili d'acqua, sfruttando il bagnato circostante e creando un attacco a trecentosessanta gradi. Ryu rispose girando su se stesso e dando vita a un vortice a mo' di cupola che lo proteggesse dall'offensiva. Ma, evidentemente, il suo insegnante voleva che accadesse proprio questo, perché scattò in avanti e toccò la cupola con il palmo della mano. Così facendo, incanalò la sua energia spirituale in contrasto con quella di Ryu.
Il ragazzo era naturalmente molto forte, essendo l'erede, ma Seiryū aveva dalla sua anni di esperienza ed era stato lui ad allenarlo: sapeva come imporsi sulla forza di Ryu. Così, lo scudo del giovane divenne la sua stessa trappola: la sfera inglobò il ragazzo e lo sollevò da terra. Essendo un drago marino, Ryu non aveva problemi a rimanere a lungo senza ossigeno, ma anche un drago subisce dei danni se viene messo in una centrifuga.
Con il palmo aperto, Seiryū mantenne il controllo della sfera, mentre con l'altra mano compì dei gesti rotatori. L'acqua al suo interno iniziò a vorticare velocemente, molto velocemente, e Ryu con essa. Quest'ultimo cercò di mantenersi lucido e, soprattutto, di non vomitare per evitare di sguazzare nella sua stessa merenda, ma il suo sensei non sembrava proprio intenzionato a dargli tregua. Sapeva che avrebbe dovuto incanalare anche lui la propria energia per creare una corrente opposta che interrompesse quel moto rotatorio, ma non riusciva a trovare la concentrazione. Si sforzò molto, ma quel tentativo di ritrovare l'equilibrio fece da acceleratore: riuscì a far esplodere la sfera, ma solo perché il suo corpo era mutato improvvisamente, distruggendola con un colpo della sua coda dalla cresta appuntita.
«Ragazzo, quante volte ti ho detto di prendere prima un respiro e poi agire? Ritorna subito nella tua forma umana» lo rimproverò il maestro, incrociando le braccia al petto.
Ryu, prima di farlo, puntellò le braccia al pavimento per riprendere fiato. Sapeva che non doveva mutare per nessuna ragione; sapeva che il suo reale aspetto doveva essere celato al mondo intero affinché la figura di uomini perfetti rimanesse intatta agli occhi degli umani, ma questa consapevolezza non rendeva meno difficile nascondere la sua reale natura.
Fece rientrare la sua forma draconica e poi cercò di rimettersi in piedi. I suoi lunghi capelli blu erano ora appiccicati al corpo; copiose goccioline si staccavano dal mento e dalle punte delle dita per cadere a terra con diversi "plic". Quando era nella forma umana, non era nemmeno più impermeabile.
«Prima che tu abbia trovato la tua Sposa, dovrai aver imparato a controllare questo lato di te alla perfezione, o la terrorizzerai a morte.»
"Non è vero" pensò tra sé e sé Ryu, "lei mi accetta in qualunque modo io appaia... il problema è che non è lei la mia vera Sposa".
«Comunque diventi sempre più forte» proseguì il maestro. «È un vero peccato che tu abbia preferito la scuola pubblica all'accademia Kakuriyo Gakuen. In quanto erede, quella scuola per soli ayakashi avrebbe accelerato di molto la tua formazione.»
Ryu non rispose e Seiryū, che credeva di aver capito, sorrise e gli strinse una spalla. «Ah, voi giovani d'oggi. Sognate la storia d'amore con la vostra bella Sposa e frequentare l'accademia vi limita le possibilità... ma fidati di me, che ho sposato una di noi: molto meglio così.»
Ryu sbatté velocemente le palpebre. «Non le dispiace di non averla mai trovata, maestro?»
Seiryū fece spallucce. «Sinceramente? No, affatto. Ama è una donna intelligente e mi ha dato dei figli forti» spiegò, con sincerità nella voce. «Essendo anche lei una dragonessa, comprende quando il mio spirito perde il suo equilibrio e viceversa; ha un'ottima posizione lavorativa e poi...» sorrise divertito «se ci vogliamo fare un fine settimana alle Hawaii, ci basta mutare entrambi in draghi, attraversare l'oceano a nuoto e ritrovarci sulla spiaggia a sorseggiare cocktail entro poche ore. Con un'umana non potrei farlo.»
«Può sempre noleggiare un jet privato.»
Il maestro corrugò la fronte e scosse il capo. «Lascio i cieli ai nostri cugini dell'Aria. Noi siamo Draghi dell'Acqua, preferisco immergermi nel nostro elemento naturale e tornare un tutt'uno con esso.» Portò le mani ai fianchi e guardò un punto indefinito del dojo. «E a questo punto, dopo venticinque anni di matrimonio, direi che se c'era una Sposa per me, era proprio lei.»
Lo sguardo di Ryu si illuminò e il cuore iniziò ad accelerare. Forse si stava esponendo troppo, ma quelle parole gli avevano dato speranza. «Vuol dire che... vi siete scelti?»
L'uomo alzò un sopracciglio e poi annuì. «Direi proprio di sì.»
Ryu non riuscì a trattenere un sorriso, ma quel sorriso scemò quando il maestro aggiunse dell'altro, con uno sguardo improvvisamente velato. «Ed è per questo che mi limito molto nel girare nelle città umane.»
Il giovane drago inghiottì la saliva.
«Il fatto che in cinquant'anni io non abbia mai trovato la mia Sposa prediletta non vuol dire che a questo punto non possa più accadere. Finché respiro, quella finestra non si chiuderà mai, e tu...» Lo guardò dritto negli occhi. «... accetteresti di buttare al vento anni di matrimonio, una moglie fedele e dei figli devoti per una ragazzina incontrata a caso per strada? Perché nel momento in cui la troverò, non solo il mio matrimonio, ma anche i diritti di eredità dei miei figli andranno all'aria, per darli a quelli che avrò con la mia Sposa.»
Ryu fece un passo indietro e scosse il capo. «Ma tutto questo è assurdo. Davvero pensa che potrebbe lasciare così sua moglie su due piedi?»
Seiryū sorrise amaramente. «Oh beh... se me lo chiedi ora, certo: la cosa è fuori dal mondo. Ma se dovesse accadere... io a quel punto sarei già morto.»
Qualche istante di silenzio pesante calò tra i due.
«O meglio...» proseguì «questa parte della mia personalità morirebbe. Perché nel momento in cui avessi l'imprinting, la chimica del mio cervello muterebbe: non vedrei che la mia Sposa e non ci penserei due volte a divorziare, con la stessa facilità e indifferenza con cui si esce a gettare la spazzatura.»
Quelle parole fecero male a Ryu più di quanto si aspettasse. La ricerca della Sposa era considerata qualcosa di bellissimo, una fortuna. Perfino un onore, considerando che non era scontato trovarla. Questa prospettiva, però, metteva tutto in discussione. Sapeva che amare una Sposa ti rendeva schiavo di lei, sapeva che quell'amore sarebbe stato diverso da quello che provava per Yoko; ma la prospettiva di tagliare così i ponti con una persona amata per anni, come se diventasse una completa sconosciuta per dare spazio a una reale estranea, lo destabilizzava non poco.
«Ti senti bene?» gli chiese il maestro, vedendolo improvvisamente cupo.
«S-sì, sto bene. È che trovo incredibile che, nonostante la nostra immensa potenza, ce ne sia una ancora più grande che non ci permette di scegliere» ammise il ragazzo.
«Se persino il casato degli oni ne è soggetto, noi non possiamo farci assolutamente niente. Possiamo solo sperare che questo causi meno danni possibili a entrambe le parti.»
"Allora non è il mio caso", si disse Ryu, cercando a non lasciarsi andare oltre le parole di questo pensiero.
Quando tornò in camera sua per riposare, il sole stava già iniziando a sparire dietro l'orizzonte. A quell'ora, quando la luce diventa dorata, il giardino d'autunno si impreziosiva di qualcosa di nostalgico e allo stesso tempo pacifico. L'acqua delle fontane si riempiva di gemme d'oro che schizzavano ovunque, e le foglie si sollevavano leggermente, sospinte dal vento. Le sue guardie si aggiravano tra quei viali, passeggiando con calma, godendosi anche loro una pace garantita dal forte casato di appartenenza; l'acqua nei loro occhi catturava anch'essa la bellezza naturale di quell'astro.
Accarezzato dalla brezza serale e dal calore dei raggi morenti che si insinuavano attraverso la finestra, Ryu socchiuse gli occhi e la sua mente vagò a una di quelle tante estati al residence fuori città, in cui passava le vacanze con Yoko. Lì, su quella stessa spiaggia in cui lei lo aveva visto trasformarsi in drago, avevano deciso di trascorrere la notte ad osservare le stelle cadenti. In quel particolare ricordo erano solo delle matricole del primo anno, ma avevano già le idee chiare sul loro futuro e su cosa chiedere alle stelle.
«Ryu, quando troverai la tua Sposa, la porterai qui a cercare Orihime e Hikoboshi?» gli aveva chiesto la ragazza.
Ryu le aveva stretto la mano e si era girato a guardarla. Poco prima avevano fatto il bagno e i lunghi capelli castani incorniciavano il bel viso di Yoko, mentre alcune goccioline erano ancora attaccate alle sue lunghe ciglia, esaltando il suo sguardo color miele.
«Ma non lo sto già facendo?» disse lui, sorridendo allegro.
Lei rispose abbassando gli occhi: «Non sono io il tuo destino.»
«Allora scappiamo da esso» disse lui, rinvigorendosi e sollevandosi con la schiena. «Stasera stessa. Mi trasformo e tu mi salirai in groppa: ce ne andremo su un'isola sperduta e non sapranno mai dove siamo.»
«E abbandoneresti tutto? La tua famiglia, la tua quotidianità, per vivere una vita da fuggitivi, sperando che tuo padre non individui mai la tua energia spirituale?» rispose lei, sollevandosi a sua volta e guardandolo con aria preoccupata.
«Anche tu lasceresti la tua famiglia» ammise lui, rattristato. «Ti mancherebbero, non è vero?»
Yoko annuì. «Forse sono ancora gli unici sani di mente su questa Terra: mi vedono accanto a uno ayakashi e non fanno carte false per gettarmi tra le tue braccia.»
«Pensare che quando tua madre mi ha conosciuto era sbiancata, e ora a momenti farebbe lavare i piatti anche a me, se non fosse che si ricorda che sono un ospite!» rise lui.
«Non le dire mai che un paio di tecniche del tuo clan possono diventare ottimi sostituti di lavatrice e lavastoviglie, o potrebbe dimenticarsene!»
Entrambi risero di cuore, per poi passare a qualche secondo di silenzio, godendosi il placido suono delle onde illuminate dalla luna piena.
«Comunque, davvero... se tu la trovassi... cosa ti piacerebbe fare con lei? Che cosa ti aspetti?» chiese Yoko, prendendo un po' di sabbia per poi farla scivolare tra le dita, mentre stringeva le gambe al petto e poggiava la testa sulle ginocchia, senza guardarlo.
Ryu si strinse nelle spalle. «Non saprei, a dire il vero. Magari giocherei con lei ai videogiochi, studieremmo insieme, faremmo il bagno... alla fine quello che io già faccio con te.» Si umettò le labbra. «Mi aspetto solo di essere felice e di far felice lei. Magari ci scambieremmo il primo bacio in una notte come questa, la porterei al ristorante o al cinema e poi, per la nostra prima notte...» si interruppe, diventando improvvisamente rosso.
«Ah! Da quando pensi a quello, draghetto?» lo punzecchiò Yoko, premendogli un indice sulla guancia.
«Beh... ho sedici anni ormai... e poi... e poi se mi devo sposare e mandare avanti il casato, quello è uno dei miei doveri» balbettò il giovane.
«Pare sia così» concordò lei. Si fermò per un attimo e il labbro le tremò. «E quindi? Per la prima notte?»
Ryu non se ne accorse, perché Yoko aveva nascosto lo sguardo sotto la frangetta. Cercò di controllare l'emozione e poi, dopo un battito di ciglia, disse: «Beh, per la prima notte, penso dovrebbe essere speciale. Non in camera da letto, come un antico rituale di accoppiamento. Io sono un Drago dell'Acqua, vorrei trasformarmi di fronte a lei non per spaventarla, ma solo per portarla in un luogo bellissimo, fatto solo per noi due. La farei salire in groppa e poi la porterei su una spiaggia come questa.»
«Ti auguro che sarà così, allora» rispose lei, stringendogli la mano.
Ryu deglutì e con le dita dei piedi scavò nella sabbia. Indossavano solo il costume da bagno e, con la coda dell'occhio, il ragazzo indugiò un secondo di più sul fisico asciutto della sua amica, sulla curva dei suoi fianchi, sulla lucentezza della pelle umida.
«Beh, questa spiaggia è esattamente quella dei miei sogni» disse, leggermente esitante. «E mi trovo con chi voglio stare.»
Yoko doveva aver capito l'antifona e così divenne improvvisamente rossa. «Ma no, no, non sono ancora pronta per quello!»
Ryu divenne rosso a sua volta. «No, scusa, scusa! Non intendevo quello, mi dispiace!»
Tra di loro aleggiò l'imbarazzo più totale, al punto che si ritrovarono entrambi in ginocchio, l'uno di fronte all'altra, con lo sguardo basso e il cuore martellante.
Anche in quella posizione, però, Ryu poté sentire chiaramente il profumo di Yoko, e Yoko avvertire l'energia fresca, simile alla sorgente di una fonte pura, che il drago emanava naturalmente. Lentamente, entrambi sollevarono il capo e si guardarono negli occhi. Con ancora un velo d'imbarazzo nei loro sguardi, si sorrisero.
«Ecco...» provò a dire Yoko. «Per quello no... ma, ma forse per il nostro primo bacio sì. Se anche tu ti senti pronto.»
Ryu esitò un attimo, poi annuì. Non si erano mai baciati prima, se non sulle guance. C'erano stati abbracci, rincorse, persino tirate di capelli, ma quello mai. I suoi occhi color acquamarina si posarono sulle labbra rosee della giovane e in quel momento non vide che quelle. Si chiese se non bastasse quello per far scattare finalmente l'imprinting; probabilmente, per loro funzionava solo in modo diverso.
Si avvicinarono lentamente con le teste e socchiusero le palpebre. Yoko strinse leggermente i pugni, cercando di contenere l'emozione, e quando finalmente le loro labbra si sfiorarono, lei ebbe l'impressione di aver baciato il mare stesso.
Prima esitanti, poi man mano le loro bocche iniziarono a conoscere quella dell'altro. Era piacevole, confortante, e si poterono persino permettere il lusso di essere impacciati, perché ciò stava avvenendo con qualcuno che conoscevano e di cui potevano fidarsi.
Risero, divertiti, quando poi si scostarono e diventarono di nuovo color pomodoro. Ryu si chiese anche come avesse resistito a non far impennare le branchie dall'emozione... ma questo pensiero scemò subito, perché si rese conto di un'altra cosa: no, nemmeno così l'imprinting era avvenuto.