Vai al contenuto principale

← La mia adorata sposa

Creato il 08/08/2026, 00:44 · Aggiornato il 08/08/2026, 00:44

Capitolo 3: Capitolo 2

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
Scarica EPUB (capitolo)

Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.

Otto anni dopo.

«Attacca, per la miseria, attaccalo!»

«Ma non lo vedo dalla mia angolazione!»

«Ma come non lo vedi? Ce l'hai a un tiro di chiappa solleva quel muso ogni tanto!»

«Ah, eccolo, visto!»

«Colpisci, ora!»

Lo schermo di entrambi i giocatori si illuminò dei bagliori intermittenti dell'avatar di Ryu, che aveva finalmente individuato il suo obiettivo e lo aveva fatto fuori con il suo mitragliatore, attivando la skill speciale a cui solo uno ricco sfondato poteva ambire.

«Lo hai killato?» gli chiese Yoko, avvicinandosi il microfono alla bocca, dall'antro della sua camera.

«Mi pare di sì, ma...» Dei nemici sbucarono da dietro l'angolo all'improvviso. «Un'imboscata!»

«Medic!» urlò la ragazza. «Tranquillo, ora ti vengo ad aiutare.» Presa dalla forte concitazione, afferrò una penna e la stappò con i denti: «Vedranno cosa si prova per aver osato prendere a calci in culo il mio Sposo!»

L'avatar di Yoko sopraggiunse di gran carriera con il suo fucile a pompa. La giovane era dotata di una mira quasi impeccabile e, uno a uno, fece fuori i nemici che avevano quasi ucciso l'avatar del suo amico. Poi gli passò accanto, così da passargli il kit medico. Il personaggio di Ryu si riprese a piena potenza e, presi dalla foga, i due ragazzi iniziarono a strillare mentre compivano una strage.

«Ma la vuoi smettere con questo baccano?! Domani hai scuola!»

Neanche si fossero coordinati, sia la madre di Yoko che il maggiordomo di Ryu spalancarono di colpo la porta delle rispettive stanze, su tutte le furie perché i ragazzi erano ancora svegli a un'ora così tarda e si erano messi a gridare come folli.

«Buongiorno, Yoko» salutò Ryu con flemma, sollevando appena il braccio.

«Buongiorno, Ryu» rispose Yoko, con occhiaie che arrivavano fino a terra.

Benché avesse dato loro fastidio dover staccare proprio sul più bello, entrambi i ragazzi convennero che purtroppo giocare ai videogiochi fino a tarda ora, con la scuola il giorno successivo, non fosse la migliore delle idee... ma probabilmente dopo un paio di giorni avrebbero ripreso questa routine.

Ora entrambi liceali, Yoko e Ryu si erano iscritti allo stesso istituto. Benché gli ayakashi appartenessero a una classe agiata, frequentare una scuola pubblica permetteva loro di vivere più a stretto contatto con gli umani e, di conseguenza, di aumentare le possibilità di incontrare la propria Sposa.

La loro divisa scolastica consisteva in una giacca blu scuro con sotto un maglioncino giallo smanicato e una camicia. Le femmine indossavano una minigonna dello stesso colore della giacca e un fiocco con una fantasia tartan rossa, mentre i maschi portavano i pantaloni e una cravatta, sempre del colore della giacca. Erano ormai al terzo anno, perciò erano prossimi al diploma.

«Hai messo di nuovo male la cravatta, ma non se ne accorgono? E dire che hai domestici che ti seguono persino in bagno» disse Yoko, stringendo lo sguardo e sistemando il nodo della cravatta di Ryu.

«No, meno male che lì ormai hanno smesso!» sospirò il ragazzo, sollevato. «Ma è che mi dà fastidio, dopo un po' me la allento da solo.»

«Eh, non va bene, poi sembri un demone vagabondo!» rispose lei con sarcasmo.

«Ma smettila!» le disse, dandole una spintarella.

«Smettila tu!» rispose lei, ricambiando la spinta.

«Tanto vedi come ti batto al videogioco stasera» insistette lui, ridandole la spinta.

I due si fulminarono, ringhiando, ma proprio in quel momento la campanella della scuola suonò.

«Ah, ci beccheremo di nuovo una nota!» esclamò Yoko, diventando cerea.

«Assolutamente no!» rispose Ryu, prendendola con decisione per mano e iniziando a correre a perdifiato.

Arrivarono giusto un attimo prima che il custode chiudesse i cancelli e i due, appena varcata la soglia, si presero un momento per tornare a respirare.

Con le mani sulle ginocchia e il petto che si sollevava e si abbassava per il fiatone, i due si guardarono, inizialmente sconvolti e poi scoppiando a ridere per averla scampata ancora una volta.

«Hai tutti i capelli arruffati ora» le disse Ryu, per poi darle una fugace carezza. «Ma sei carina lo stesso.»

Yoko divenne improvvisamente rossa e drizzò la schiena come un gatto con il pelo dritto. «Ma... ma... ma non uscirtene ora con queste smancerie, ci vedranno!»

Ryu corrugò la fronte e sbuffò, poi si mise le mani in tasca e iniziò a camminare. «Dai, andiamo, prima che arrivi il professore.»

Talmente abituati alla cosa, Ryu e Yoko non fecero caso ai versetti adulatori delle fan di Ryu. Come tutti gli ayakashi, egli era dotato di una bellezza mozzafiato. Qualunque espressione facesse, in qualunque situazione si trovasse, il suo fascino sovrannaturale lo accompagnava: se da parte delle donne demone c'era comunque una composta ammirazione, per le umane era qualcosa di estasiante. C'era chi si prendeva letteralmente a schiaffi pur di essere vista per prima e magari, incrociando il suo sguardo, sperare che il bel demone drago ne rimanesse folgorato, diventando da quel momento in poi la regina del suo cuore.

Di questa adulazione sfrenata, tra gli ayakashi c'era chiaramente chi se ne approfittava, traendo piacere da quelle adulazioni, e chi invece ne rimaneva indifferente, ritenendo gli esseri umani una specie inferiore, almeno finché non avessero incontrato quella giusta.

Ryu non era tra quelli che se ne compiacevano, ma non era neanche tra coloro che consideravano gli umani delle creature di livello inferiore. Viveva semplicemente la sua vita da liceale, circondato dai suoi amici, che fossero altri ayakashi o umani, cercando ogni tanto di portare a casa un buon voto.

Benché Yoko e Ryu stessero quasi sempre insieme, sapevano che lei non era la sua Sposa. Era palese. Uno ayakashi che trova la sua prediletta prova un amore totalizzante e possessivo. Nemmeno le amiche più strette potrebbero passare troppo tempo con la Sposa se non fosse presente il promesso sposo, o senza che a un certo punto lui pretenda tutte le attenzioni. Ogni richiesta di una Sposa è legge per lo ayakashi, al punto che se la ragazza in questione avesse qualche scopo poco nobile, il suo fidanzato l'avrebbe accontentata senza battere ciglio. Per accettare una condizione del genere, le Spose erano tendenzialmente delle donne miti o comunque con scarsa forza di volontà, se non addirittura con poco amor proprio o, al contrario, erano delle manipolatrici. Era una sottomissione dolce e, dato che Yoko e Ryu, invece di una coppia di fidanzati, erano praticamente cane e gatto, nessuno avrebbe potuto credere che quei due stessero insieme.

Yoko comunque non era ben vista dalle altre ragazze, perché nonostante tutto uno ayakashi di alto rango le permetteva di stargli accanto, persino prendendolo in giro e provocandolo. Gli altri ayakashi, soprattutto quei pochi che effettivamente avevano trovato la propria Sposa a scuola, mal la sopportavano, perché con le loro fidanzate lei si comportava da semplice "amica". Le abbracciava, faceva loro dei regali, proponeva uscite tutto al femminile senza i ragazzi intorno. Cose che nella comunità umana erano del tutto normali tra amiche, ma che per gli ayakashi rappresentavano una sottrazione di attenzioni nei loro confronti.

Inoltre, Yoko non aveva mai sopportato l'imposizione di questo modus operandi, al punto che più volte aveva alzato la voce. Ad esempio, quando la sua amica Touko le aveva portato un pensierino di ritorno da un viaggio, Yoko l'aveva spontaneamente abbracciata per ringraziarla; ma un attimo prima che la ragazza potesse stringerla a sé, Toukichi Nekota — soprannominato dalla fidanzata Nyankichi — l'aveva tirata indietro per abbracciare lui Touko. Yoko sbottò, dicendogli di lasciarla un po' respirare, e quello, punto sul vivo, la fulminò con lo sguardo, con un'aria per nulla rassicurante. Solo l'intervento di Touko era riuscito a smorzare gli animi.

In poche parole, nel giro di quei tre anni, Yoko era diventata a tutti gli effetti la pecora nera dell'istituto. Aveva pochissime amiche — un dettaglio di cui non le importava minimamente, a dire il vero — e Ryu era l'unico esponente della razza ayakashi a non desiderare segretamente di ridurla in cenere. Gli altri demoni frenavano i propri istinti violenti solo perché la ragazza godeva della protezione del giovane drago; inoltre, farsi macchiare la fedina penale con l'accusa di omicidio per essersi sentiti "minacciati" da una comunissima umana sarebbe stato a dir poco umiliante per il loro lignaggio.

Agli occhi dell'intera società, quelli che Yoko considerava fieri ideali di parità non erano altro che bizzarri deliri di una folle. Nel loro mondo, d'altronde, diventare la Sposa di un demone e sacrificare sull'altare dell'amore la propria libertà individuale era considerato il traguardo più alto e prestigioso a cui una donna potesse mai ambire. Una verità assoluta, accettata e indiscutibile per chiunque. Tranne che per lei.

Un giorno, dopo alcuni giorni di assenza, Yuzu Shinonome, una loro compagna di classe, fece finalmente ritorno a scuola. Le compagne le andarono incontro per salutarla e darle il bentornato, e lei raccontò loro che purtroppo aveva avuto dei problemi a casa e per questo si era assentata.

Yoko, con il mento appoggiato al palmo della mano, osservò con aria annoiata quel capannello di ragazze allontanarsi improvvisamente dalla compagna. A lei, intanto, si era avvicinata l'amica Touko; poiché quest'ultima era seguita da Nyankichi, scattava la silenziosa regola per cui le altre persone dovevano tenersi alla larga, evitando di entrare nella sfera d'influenza della Sposa del demone gatto.

Dopo un rapido scambio di battute, fu Touko stessa a rivelare la verità, anche se così facendo spinse Yuzu al colmo dell'imbarazzo: la loro compagna era diventata la Sposa nientepopodimeno che di Reiya Kiryuin, l'oni appartenente al vertice assoluto di tutte le casate. Il rampollo della famiglia a cui tutte le altre piegavano la testa, sperando di non essere mai fonte della loro rabbia. Persino i Kishinryū erano sotto di loro.

Questa rivelazione causò un'ovazione generale in tutta l'aula.

«Quindi Yuzu ha fatto jackpot» convenne Yoko, sollevando appena la schiena con una lieve nota di stupore.

«Praticamente sì» confermò Ryu, annuendo.

«Allora dovrai abbassare lo sguardo ogni volta che Yuzu sfila tra i nostri banchi, o l'orco potrebbe fare di te serpente alla griglia» ribatté Yoko, mantenendo lo stesso tono flemmatico, mentre allungava il braccio verso il banco del compagno, gli prendeva una delle sue lunghe ciocche blu e gliela agitava.

«Beh... dai... loro non sono così...» le rispose lui, voltandosi e sorridendo nervosamente.

«Despoti e possessivi fino all'ossessione?»

Ryu rise nervosamente.

Quella mattina le nuvole si addensarono sopra la città e, verso l'ora di pranzo, una pioggia quasi incessante si abbatté sulla scuola. Tutti gli altri studenti preferirono quindi consumare i loro pasti direttamente in classe e fare due chiacchiere nei corridoi; per Ryu, invece, quello era il tempo ideale e così con Yoko salirono sul tetto della scuola.

Yoko rimase sotto la tettoia a mangiare il suo bento e a guardare il cellulare, mentre Ryu si tolse la divisa e, rimanendo solo in boxer, mutò parzialmente nella sua forma umanoide per sentire la pioggia scivolare lungo le sue squame. Il semi-drago allargò le braccia e sorrise: in quel momento si sentiva un tutt'uno con la natura.

«Ehi, stai sempre con il cellulare in mano, guarda che ti si abbassa la vista!» le disse poi, agitando le braccia così che qualche goccia d'acqua potesse finire in faccia alla sua amica.

Lei rispose con una smorfia, guardandolo dritto nei suoi occhi azzurri da rettile. «Dai, mi bagni i takoyaki!»

«E allora mangiali e non perdere tempo al cellulare» rispose lui, con aria da professore.

«Stavo facendo delle ricerche su questo Reiya. Lo sai che lavora già? È il CEO di una delle multinazionali della sua famiglia. Ed è davvero uno schianto. Stento a credere che la nostra timida e taciturna compagna di classe sia diventata la Sposa di un magnate del genere.»

«Te l'ho detto, non c'è una spiegazione logica. Noi stessi demoni non sappiamo spiegarci il perché; si sa solo che, appena vediamo la donna del nostro destino, ce ne innamoriamo perdutamente a prima vista.»

Yoko abbassò lo sguardo e, con le bacchette, iniziò a giocherellare con la pallina di pastella a base di polpo.

«Ma tu non sei innamorato di me, nonostante questo?»

Ryu si avvicinò alla rete metallica e vi si aggrappò. Tanto non c'era nessuno nel cortile e nessuno si sarebbe accorto che stava trasgredendo le regole, mostrandosi per come era realmente fatto di fronte a chi, secondo le leggi, non sarebbe dovuto essere degno di vedere.

«Certo che lo sono, ma non credo sarà mai come quando troverò la mia Sposa. Mi dispiace essere brutalmente sincero.»

Yoko appoggiò la schiena al muro e si concentrò sulle gocce d'acqua che si staccavano dalla grondaia. «Non ci sono mai stati segreti tra noi, non ti devi scusare. Questo lo so da anni.»

«È già tanto che io riesca ancora a tenere a bada mio padre. Molti nostri coetanei sono già promessi a donne demone, per tutelarsi nel caso in cui non trovino la Sposa in tempi consoni.»

«E di questo ti ringrazio.»

«Non farlo. Se fossi davvero una persona decisa, appena diplomati scapperei con te e ti sposerei, come ci siamo promessi. Ma così manderei in disgrazia la nostra casata e, in quanto erede, non posso fare questo a mio padre, a chi mi vuole bene e mi ha cresciuto.»

Yoko si morse il labbro e sospirò. «E io non voglio che tu lo faccia. Non devi buttare tutto all'aria per me.» Poi sorrise, ravvivandosi: «Mi basta farti il culo a Mortal Kombat!»

Ryu si voltò, la osservò per un attimo e poi sorrise. «Il culo? Senti, senti la grande pro gamer. Chi ti ha salvato più di una volta su LoL? Dovresti essermi devota solo per questo.»

«Sì, nei tuoi sogni, bello!»

La pioggia cominciò a diradarsi e il sole, ormai vicino allo zenit, fece capolino tra le nuvole. Ryu la raggiunse sotto la tettoia. Le gocce di pioggia scivolavano copiose dal suo corpo impermeabile.

Rispetto a quando era bambino, Yoko poté osservare che anche nella forma semi-mutata il ragazzo si era ulteriormente sviluppato: le branchie si erano allungate e fatte ancora più appuntite, i baffi si erano fatti decisamente più lunghi e i muscoli erano più definiti. Quel giorno aveva fatto spuntare anche la coda, che si estendeva naturalmente partendo dalla schiena. Per qualunque essere umano, la vista di una creatura del genere — il vero volto di questi fantastici adoni ricchi sfondati — avrebbe provocato una follia di terrore; Yoko invece, pur mantenendo una certa ammirazione per la sua forma draconica, lo osservava tranquillamente, proprio come faceva quando lui aveva l'aspetto umano.

Il ragazzo si accovacciò al suo fianco e sorrise, assumendo un'aria incuriosita.

«Dimmi un po'... noi parliamo sempre di me e di questa fantomatica Sposa. Ma in quanto membri del comitato d'istituto, tra poco dovremo fare da ciceroni all'Open Day della scuola. Che accadrebbe se, tra quelle matricole, uno di noi ti scegliesse come tale?»

«Gli dirò che non sono interessata e che ho già il mio Sposo» rispose lei, socchiudendo gli occhi.

«Non puoi dirlo ad alta voce, ci metteresti in casini seri e lo sai.»

«Comunque mi rifiuterei. Non siamo in una favola in cui incontri il principe azzurro girando l'angolo.»

«Tecnicamente è proprio così che va.»

«Questo "tecnicamente" con me non c'entra niente.»

«Non potrai opporti.»

«Allora mi toglierò la vita. Non sono il trofeo né l'animale domestico di nessuno, nemmeno il tuo.»

Le pupille del drago si fecero più strette. «Non dirlo nemmeno per scherzo. Non ti permetterò mai di toglierti la vita.»

«Ma non ti opporrai se venissi portata via da qualcuno. Altrimenti le vostre casate potrebbero darsi guerra o, peggio, la tua essere coperta di ridicolo, dato che tu con me l'imprinting non l'hai mai avuto.»

Ryu le prese la mano e gliela strinse con la sua artigliata. «Però ci siamo scelti.» Si morse il labbro. «Magari, dopo il diploma, dirò a mio padre che alla fine ti ho riconosciuto come mia Sposa, che ho visto l'universo e tutte quelle manfrine là.»

«Non lo ingannerai, conosce entrambi molto bene. E non te lo permetterà perché, se tu non hai avuto l'imprinting, vuol dire...»

«Non mi interessa» tagliò corto lui.

«I nostri figli potrebbero nascere umani o privi di energia spirituale, se non addirittura esseri informi. Il tuo casato andrà in rovina!» Gli premette una mano sul petto, per dargli una leggera spinta per allontanarlo. «Non preoccuparti, continuiamo a rimanere come siamo, questa conversazione si sta facendo patetica. Quello che il futuro ci riserverà, accadrà solo nel futuro.»

Yoko non lo guardò in viso, ma con la coda dell'occhio le parve di scorgere le iridi del drago farsi più accese e profonde. Quali che fossero i suoi pensieri, Ryu non li condivise con lei, limitandosi a rivestirsi dato che la ricreazione era finita.

ಡ_ಡ_ಡ_ಡ_ಡ_ಡ_

Qualche giorno più tardi arrivò il famoso Open Day. I membri del comitato scolastico, per l'occasione, avevano fatto attaccare striscioni, messo a lucido i trofei della scuola e allestito degli info point con i volantini.

Ryu, Yoko e gli altri tre membri attendevano sulla soglia d'ingresso con una certa apprensione. Avevano ripetuto fino alla nausea tutto quello che c'era da spiegare ai potenziali iscritti. Il futuro del loro istituto era nelle loro mani, e loro le sentivano sudatissime.

I visitatori arrivarono quasi come un'unica ondata e i cinque si aggrapparono l'un l'altro per darsi un ultimo incoraggiamento.

«Buongiorno, benvenuti nel nostro istituto!»

«Che bello avervi qua, per favore, seguitemi!»

«Sì, abbiamo anche il club di ceramica!»

Le danze si erano ormai aperte e, nel cortile della scuola, iniziarono a formarsi i primi gruppi per esplorare l'intero plesso seguendo un percorso preciso.

Inutile dire che il gruppo guidato dall'unico ayakashi era composto quasi esclusivamente da ragazze. I genitori stessi, riconosciuto il prestigioso lignaggio del giovane dai suoi inconfondibili occhi demoniaci, le spingevano letteralmente nella massa, sperando che la loro adorata figlia venisse notata dal demone.

Yoko, invece, venne scelta perché aveva la parlantina più sciolta e sembrava ricordare aneddoti particolari sulla scuola. Tra i più interessati nel suo gruppo c'era anche una coppia di fidanzatini dall'aspetto semplice: lui con gli occhi neri e i capelli castani, lei graziosa, bionda e dagli occhi verdi. Erano molto attratti dalle attività del comitato e Yoko fu più che felice di dare loro tutte le informazioni necessarie, invitandoli a rimanerle accanto così da dare un primo sguardo a quelli che sarebbero stati i loro compiti futuri. Così facendo, la coppia si ritrovò in prima fila e in bella vista. Fu proprio mentre attraversavano il corridoio dedicato ai club scolastici che accadde l'imprevisto.

Uno ayakashi della stirpe dei Tengu stava passando di lì con dei libri in mano. Era un ragazzo del secondo anno con un caschetto biondo, gli occhiali cerchiati e un naso leggermente adunco; aveva l'aspetto del tipico secchione, ma era bello da morire. Era noto per essere uno dei demoni più timidi dell'istituto, ma quel giorno le cose andarono diversamente.

Yoko osservò la scena come al rallentatore: i libri che cadevano con un tonfo, le pupille romboidali dei suoi occhi gialli che si dilatavano, la bocca che si schiudeva. Inizialmente il ragazzo parve congelato sul posto, ma poi, a passo lento ma costante, si diresse verso il gruppo. La ragazza sentì montarle un brivido lungo la schiena.

Il Tengu avanzò e superò Yoko, ignorandola completamente, fino a raggiungere la ragazzina bionda. Le afferrò le mani senza nemmeno chiederle il permesso, mentre quest'ultima sembrava rimasta pietrificata. Il giovane la fissò dritto negli occhi con le sue iridi demoniache, che tremavano di una luce profonda e febbrile.

«La mia... Sposa.»

Il silenzio calò nel corridoio tra la folla incredula. Yoko rimase a bocca aperta e il fidanzato della studentessa delle medie impallidì completamente.

Il Tengu sorrise, un sorriso che nelle sue intenzioni doveva essere colmo d'amore, ma che a Yoko sembrò qualcosa di sinistro. «Amore mio, finalmente ti ho trovata.»

«No...» osò intervenire il ragazzo dai capelli castani, posando tremante una mano sopra le loro. «Kikio è la mia ragazza, tu non puoi...»

Il braccio del Tengu si mosse fulmineo e il giovane castano volò via, sbattendo malamente la schiena contro il muro.

«Non devi mai più toccare la mia Sposa, ci siamo intesi?» sibilò lo ayakashi con tono contenuto ma carico di rabbia omicida, mentre continuava a fissare Kikio con gli occhi sbarrati.

Yoko corse immediatamente accanto al ragazzo appena aggredito, cercando di risollevarlo e chiedendogli come stesse. Il giovane tossì e poi sollevò debolmente il capo verso quella che, fino a pochi istanti prima, era la sua fidanzata. «Ma io la amo...» disse con la voce spezzata.

«Lei ora non ti amerà più, perché sono io la sua anima gemella. Non è vero, amore mio?»

Kikio schiuse le labbra, leggermente tremante. Yoko sperò con tutta se stessa che gli dicesse di no, ma proprio in quel momento due grida di gioia si levarono dalla folla: «Nostra figlia è una Sposa! Nostra figlia è una Sposa!»

I genitori di Kikio li raggiunsero immediatamente e, senza pensarci due volte, si prostrarono in profondi inchini per ringraziare quel generoso ayakashi che, tra tutte, aveva scelto proprio la loro bambina. La madre baciò la figlia sulla tempia; il padre, invece, baciò le mani del Tengu, accordandosi sul fatto che quel pomeriggio stesso lo avrebbero aspettato a casa per un tè.

«Ma mamma, Iko...» provò a balbettare Kikio, gettando uno sguardo addolorato verso l'altro ragazzo.

La madre indurì subito lo sguardo. «Lascialo perdere, non è altro che un patetico umano. Tu sei speciale, figlia mia, abbiamo sempre saputo che lo fossi e ora ne abbiamo avuto la conferma!»

In quel momento, uno scrosciante applauso riempì il corridoio. Tutti i presenti si stavano congratulando, commossi per quel lieto evento avvenuto proprio sotto i loro occhi.

Il Tengu passò rapidamente un braccio attorno alle spalle della sua neo Sposa e sollevò l'altro per salutare tutti, sorridente e allegro.

Gli unici a non provare gioia e a non sorridere affatto furono Yoko e Iko. Quest'ultimo, impotente contro un potentissimo demone, poteva solo accettare la realtà; così chinò il capo e iniziò a piangere silenziosamente.

Yoko, percependo il dolore di quel giovane, sentì invece montare una rabbia folle. Con la mascella indurita e gli occhi fiammeggianti, si alzò decisa da terra e a grandi passi raggiunse la coppia. Non ci pensò un attimo e spintonò il Tengu del secondo anno per allontanarlo dalla ragazza.

«Come puoi farlo?! Questa poverina non sa nemmeno il tuo nome ed è fidanzata! Come puoi presentarti così e decretare che lei ora ti appartiene?!»

«Zitta, mocciosa, non sono affari che ti riguardano!» sbottò la madre di Kikio.

«Ah, ma tu sei Yoko della 3-A,» disse il Tengu, il cui sguardo brillò attraverso le lenti degli occhiali. «Non è la prima volta che sento parlare di te... sei solo una povera pazza.»

«Sono pazza perché non casco nel vostro incantesimo dei balocchi?! Siete tanto bellocci per essere gradevoli agli umani, ma sotto sotto non siete che esseri mostruosi!»

«Ora basta, non provocarlo!» ringhiò il padre di Kikio, prendendo Yoko per un braccio.

«E allora che si scusi, a iniziare da Iko, che per miracolo non si è rotto la schiena! Davvero volete affidare vostra figlia a un mostr...» Improvvisamente una forte folata di vento si alzò dal nulla e Yoko volò via. In contemporanea, delle piume nere, dritte e affilate, le sfrecciarono accanto, ferendola.

«Non ti è permesso frapporri tra l'ayakashi e la sua Sposa, patetica umana» sentenziò lui, con lo sguardo acceso e il corpo avvolto da un'energia demoniaca scura, attorniato da penne nere.

Yoko rovinò malamente a terra, strusciando per un paio di metri. Sentì immediatamente il corpo intorpidito e i tagli bruciavano. Seppur tremante e completamente spaventata per ciò che era appena successo, provò comunque a sollevarsi puntando i gomiti a terra per fronteggiare con lo sguardo quell'essere.

«Il preside ti espellerà per questo, bastardo.»

L'ayakashi sorrise, divertito da quelle parole. «Secondo te chi preferirebbe espellere, il ricco figlio di una famiglia di demoni o una donnetta comune?» Riavvicinò a sé Kikio, la quale teneva lo sguardo basso e non faceva nulla per opporsi. «Appena sarà maggiorenne, io e la mia adorata ci sposeremo e, nel frattempo, potrà venire a vivere da me. Sarà viziata, coccolata, non le mancherà niente; non avrà bisogno di lavorare e, in cambio, dovrà solo allietare le mie giornate con il suo dolce sorriso. Tu come lo chiami questo?» le chiese, con un dolce sorriso.

«Circuizione» rispose Yoko.

Il Tengu perse del tutto la pazienza e caricò una nuova folata d'aria per scagliare altre penne contro la studentessa. Questa volta non le avrebbe lasciato scampo e nessuno avrebbe osato opporsi. Anzi, dal punto di vista degli spettatori, quella nel torto era lei, che voleva frapporsi al loro amore.

Fortunatamente, un attimo prima che la tragedia potesse verificarsi, un'ondata d'acqua si interpose a quella delle penne, disperdendole, nello sgomento generale. Dalla penombra emerse Ryu, con gli occhi accesi e il corpo avvolto da una forte pressione spirituale di colore ceruleo.

«Non osare.»

«Ma che vuoi?! Non è la tua Sposa, che ti importa di lei?»

«È comunque una mia amica, nonché una mia collega del comitato. Non ti permetto di torcerle un capello, hai persino interrotto il suo lavoro.»

«L'ho fatto per una buona causa! Ma lei si è opposta. A quest'ora starebbe continuando il suo giro, se non si fosse messa a fare l'anticonformista» corrugò maggiormente la fronte. «Sta osando mettere in discussione i miei sentimenti per la mia Sposa, ti rendi conto? Vuole spaventare Kikio con le sue assurdità!»

Ryu allargò le narici e sembrò fare un enorme sforzo per contenersi dal rispondergli a tono.

«Proprio perché lei è fatta così, tu, che sei un potente ayakashi, ti lasci turbare da parole vane? Prendi la tua Sposa e i suoi genitori, appartatevi e parlate tra di voi, ma lascia perdere il resto.»

In silenzio, i due si fronteggiarono. Occhi negli occhi, l'energia spirituale del vento contro quella dell'acqua. Le persone rimasero con il cuore in gola: da lì a poco poteva risolversi tutto o tramutarsi in una catastrofe.

Alla fine, però, si verificò la prima opzione. Il Tengu biondo fece cenno alla ragazza e ai suoceri di andare altrove e si allontanarono. Nel frattempo, Ryu aiutò Yoko a rialzarsi, ma questa, dopo un rapido cenno di ringraziamento, tornò da Iko per aiutarlo a sua volta a rimettersi in piedi. Nessuno degli altri esseri umani fece o disse niente, se non lanciare loro uno sguardo pietoso.

Yoko si scusò con i presenti, dicendo che doveva andare in infermeria per curare le sue ferite e quelle dello sfortunato ragazzo, e lasciò così tutto in mano a Ryu, che ora doveva gestire entrambi i gruppi da solo. Quest'ultimo dovette sopprimere un urlo di frustrazione, perché l'evento non aveva causato nei presenti alcuna angoscia. Al contrario, anche i genitori del gruppo di Yoko spinsero in avanti le proprie figlie, sperando che fosse la volta buona anche per qualcuna di loro.

Quel giorno, venne ricordato dai visitatori, come uno dei più fortunati.

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

Caricamento…