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← La mia adorata sposa

Creato il 21/09/2026, 23:29 · Aggiornato il 21/09/2026, 23:32

Capitolo 22: Capitolo 21

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
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Nyankichi, Touko e Yoko rimasero a bocca aperta quando Yuzu raccontò loro quanto era accaduto al banchetto annuale degli ayakashi.

Con il fatto che Yoko fosse profondamente abbattuta, anche il giorno successivo i suoi tre amici erano andati a trovarla per starle vicini. Erano rattristati per il fatto che la ragazza non avrebbe concluso l'anno scolastico seguendo le ultime settimane di lezione con loro, ma comprendevano anche che vedere Ryu avrebbe potuto procurarle una crisi.

Tuttavia, aveva promesso loro che almeno per il giorno del diploma avrebbe fatto uno sforzo.


Tra le dita tremanti, Yoko reggeva ancora la raccomandata ricevuta al mattino dalla famiglia Kishinryū che, per scusarsi "dell'incidente", offriva il proprio sostegno finanziario per le cure psicologiche e per la fondazione dell'associazione.


«Quindi offrono il loro aiuto solo perché la famiglia del tuo fidanzato glielo ha imposto?» chiese infine, con lo sguardo basso. «Se allora non è di loro spontanea iniziativa, non posso accettare qualcosa che non sia dettato da un sincero pentimento.»


«Ma Yoko, pensaci!» disse Touko, affiancandosi a lei e prendendola per le spalle.


I ragazzi erano attorno al tavolo basso al centro della cameretta di Yoko, con delle tazze fumanti di tè di fronte a loro.


«Per quello che ti hanno fatto... Che Ryu ti ha fatto... Almeno potrai sfruttare la cosa a tuo vantaggio.»


«Ma io voglio essere supportata da chi crede in me e mi vuole bene, non da qualcuno che lo fa solo per mantenere una facciata» ribatté la ragazza con la treccia laterale, stringendo i denti.


«Ti andrebbe bene il supporto dei Nekota?» chiese Touko, raggiante.


Nyankichi fece per aprire bocca, con una punta di disagio, ma Touko lo fulminò subito con lo sguardo, e così il ragazzo si irrigidì all'istante e annuì.


«Anche Reiya te ne darà, se sarò io a chiederlo» si accodò Yuzu, con il tono leggermente tremante.


«Oh, vedo che anche la principessa qui presente ci sta prendendo gusto!» ridacchiò Touko.


Yuzu divenne immediatamente rossa e si strinse nelle spalle, abbassando lo sguardo. «No, non è così... Io non mi permetterei mai di comandare Reiya» per un attimo il ricordo di sua sorella Karin che, per le sue azioni scellerate, aveva rischiato il guaio diplomatico tra orchi e kitsune le tornò alla mente, «ma sei mia amica e ti aiuterò come posso.» Deglutì. «Sono stata io a chiedere affinché il padre di Ryu ti desse quel supporto. Se non vuoi vederlo come un loro aiuto, vedilo come se fosse il mio.»


Yuzu voleva aggiungere altro, ma ancora non era certa delle sue sensazioni. Quello che aveva avvertito su Ryu potevano essere solo delle suggestioni e lei non era che una semplice umana... Eppure, una parte di sé sentiva che il legame tra lui e Yoko dovesse rimanere tale anche se a distanza, senza reciderlo del tutto. C'era qualcosa che non le tornava, che la inquietava, nascosta appena dietro lo spiraglio di una porta non ancora pronta per essere aperta.


«... E se posso usare il mio vissuto come esempio: il primo passo è accettare ciò che è avvenuto. Non per lasciarsi andare alla resa dei fatti, ma perché essa contribuirà a farti diventare la persona che vuoi essere domani. Il mio augurio per te è che anche tu, proprio come è successo a me, possa trovare quel luogo di conforto che ti rasserenerà il cuore.» Si posò una mano sul petto. «Per me è stato trovare il mio Sposo, ma per te, se questo significherà essere un faro per chi di questo mondo prova timore e sconforto, allora sono pronta ad aiutarti con qualsiasi mezzo.» Sollevò il mento e i pugni sulle ginocchia le tremarono, ma non vacillò. «Meritiamo di essere felici.»


I tre rimasero come sospesi: era forse la prima volta che davanti ai loro occhi si palesava una tale forza d'animo da parte della loro amica. Yuzu, grazie all'amore di Reiya, stava davvero facendo emergere chi fosse davvero.


Yoko la fissò per qualche istante con il fiato sospeso. Poi, però, di getto le buttò le braccia al collo e la strinse forte. Qualche lacrima iniziò a rigarle le guance. «Sì... Hai ragione... Hai ragione.»


I due baby orchi iniziarono a battere le manine, commossi anche loro.


Nyankichi strinse appena lo sguardo e poi guardò di sottecchi la sua fidanzata.

Quasi esitante, provò a prenderle la mano e Touko ricambiò prontamente. I due giovani si fissavano e il nekomata lesse in lei felicità pura. Sembrava davvero che anche Touko avesse trovato in lui la sua felicità... Quindi sperò con tutto il cuore di non deludere mai quella fiducia e quell'amore che, dopo tutto quello che era accaduto, credeva quasi di non meritare.


Yoko, in tal modo, si convinse infine. I suoi genitori lasciarono che la decisione di accettare l'aiuto dei draghi fosse sua, anche se le imposero di non vedere mai più Ryu e di non pensare minimamente di tornare al suo castello.

D'ora in poi ci sarebbe stato esclusivamente un rapporto professionale tra lei e i Kishinryū. Se non fosse stato per la sua amicizia con Yuzu, che era la Sposa di un orco, probabilmente sarebbe morta o rimasta ridotta a un vegetale. Ormai Ryu era tornato a essere considerato dalla famiglia Otose alla stregua di un essere pericoloso e di cui avere terrore, proprio come quando Yoko lo portò alla loro casetta delle vacanze, in quella lontana estate di otto anni prima.


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I mesi passarono.


Yoko, come promesso, si ripresentò a scuola per la cerimonia dei diplomi e venne accolta dai suoi compagni con grande calore.

La vera causa dell'incidente e i dettagli di cosa le fosse accaduto non erano noti agli esterni, anche perché Yoko non presentava alcun segno visibile. Comunque sia, tutti erano felici che almeno per l'ultimo giorno di scuola ella si fosse presentata.

Le sedute dallo psicologo le avevano permesso di trovare quella calma, quel piccolo equilibrio sufficiente per mostrare una perfetta poker face almeno al pubblico, e Yuzu, Touko e Nyankichi non mancarono di tenersela vicino, di stringerle la mano ogni volta che il suo sguardo iniziava a tremare. Anche i piccoli Ao e Sou cercarono di fare la loro parte, strofinando le loro piccole e paffute guance contro quelle della giovane.

Yoko sapeva che poteva contare sui suoi amici, sulla sua famiglia. Non aveva bisogno di altro e, anche se in lontananza il ragazzo dai lunghi capelli blu e gli occhi color acquamarina era lì che osservava con discrezione, non le importava.

Lui aveva la sua Sposa, aveva la sua vita... E in questa vita lei non c'entrava più niente, e le andava benissimo così.



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Le Spose del Destino. L'aspirazione più alta a cui una donna umana nella società moderna possa mai ambire.

Non conta l'età o l'aspetto fisico: l'imprinting agisce in modi misteriosi e l'ayakashi vedrà nella persona designata tutto il suo universo.

Nel momento in cui un demone si dichiara innamorato di te, ricchezza e agi si stendono ai tuoi piedi come un tappeto rosso, e questo prestigio viene esteso anche ai parenti più prossimi.

La Sposa ha la priorità persino sui matrimoni combinati tra ayakashi, che si basano unicamente sulla forza spirituale dei pretendenti per garantire una discendenza forte. Ma nessuna prole nata da un contratto tra famiglie sarà mai superiore a quella ottenuta con la Sposa del Destino.

L'unico modo per perdere questo privilegio è mettere nei guai la famiglia dello Sposo, ma ciò è assai raro: chi mai sarebbe così sciocco da rischiare di rinunciare a qualcosa di simile?

Il caso del Clan delle Volpi rimase per un anno buono sulla bocca di tutti.

Più comune è invece la costrizione di una donna ad accettare il corteggiamento, perché spinta dalla stessa famiglia di origine, mossa dall'avidità o dai debiti accumulati. Come capitò nella famiglia degli Hebizuka, il Clan dei Serpenti, il cui erede Shuto aveva trovato in una fanciulla di nome Azusa la sua Sposa... Ma lei, in cambio... Lo detestava. Se la sua famiglia non fosse stata indebitata, non lo avrebbe mai preso in considerazione e l'odio crescente nei suoi confronti la spingeva a maltrattarlo, mentre lui faceva di tutto per cercare di renderla felice.


L'antica magia era una benedizione per alcune coppie, mentre per altre era una maledizione. E questo valeva sia per le Spose (o gli Sposi, in rari casi) che per gli ayakashi stessi, che si ritrovavano schiavi di un amore totalizzante che non avevano scelto di far nascere, ma che avevano subìto. Così come subivano le donne che si ritrovavano circondate da attenzioni non richieste, spesso spinte al matrimonio dai propri stessi genitori e, nella quasi totalità dei casi, sotto la costante sorveglianza e il senso di possessione del demone che le aveva scelte.


Questa magia non veniva contrastata o studiata, ma accettata, perché era così che andavano le cose. Era un mondo diverso, che nulla aveva a che fare con la modernità. Erano energie ancestrali colme di mistero a cui nessuna creatura terrena o divina che fosse poteva sottrarsi.


In una danza a spirale, Spose e demoni si muovevano e si mescolavano. Le Spose erano un tesoro prezioso e, allo stesso tempo, la possibile fonte della distruzione di un demone.


Tuttavia, questa placida accettazione non era condivisa da tutti, soprattutto dagli umani.

Non era giusto che delle donne fossero costrette a matrimoni forzati e non era giusto che gli ayakashi si macchiassero di azioni ignobili, solo perché succubi di donne prive di scrupoli. 

Ed era qui che l'associazione di Yoko Otose nasceva.

Non provava odio, anche se ne avrebbe avuto tutti i motivi; non provava rammarico, anche se nessuno l'avrebbe biasimata. Lei non voleva il disfacimento di principi ancestrali, lei stessa era stata testimone di cosa fosse la vera unione di questo ritrovamento tra anime. Ma ne desiderava almeno la regolamentazione e voleva creare un centro di supporto per chi si fosse trovata a essere "vittima" di questi eventi, che fosse di primo, secondo o terzo grado. 


Solo i membri più stretti e di fiducia sapevano che i finanziatori dell'associazione fossero gli stessi che l'avevano quasi uccisa. Che l'uomo che pensava di amare e per cui credeva di essere contraccambiata l'aveva attaccata, e lo aveva fatto su comando della Sposa che si era sentita oltraggiata da Yoko.

La volontà di Yoko, però, si era ritrovata ancora una volta a essere superiore a tutto questo. Senza avere paura di chiedere aiuto, senza tenere per sé il dolore dei primi tempi, era tornata, mesi dopo, a respirare.


Nel frattempo, i suoi amici Yuzu, Touko e Nyankichi avevano confermato la loro volontà di iscriversi all'Accademia Kakuriyo Gakuen, l'accademia privata degli ayakashi in cui erano ammessi anche gli Sposi umani.

Yoko, per ovvie ragioni, non fece domanda.

Nessuno di loro, dopo il diploma, si era sposato: si erano accordati che il giorno delle nozze sarebbe avvenuto solo dopo la laurea e solo se si fossero sentiti davvero pronti per il grande passo.


Diversamente andò per Ryu e Midori.

Anche se anche loro si iscrissero all'accademia, le rispettive famiglie non vollero perdere tempo: convolarono a nozze. 


Quel giorno pioveva e Ryu aveva fissato molto intensamente il suo riflesso nel piattino di sakè con dentro, però, del liquido rosso. Ma, nonostante tutto, egli bevve lo stesso il sangue di Midori, e la Ichiryusai fece lo stesso col sangue di Ryu.


«Ora, amore mio, di fronte a noi ci aspetta solo il futuro» disse Midori, chinando la testa sulla spalla di lui e prendendolo a braccetto, una volta rimasti soli nell'antica sala cerimoniale.

Con la mano sinistra si accarezzava il ventre, ancora vuoto ma per il quale era certa che presto avrebbe ospitato il dono della vita... E il potere spirituale e la legittimità sul Dio Drago sarebbero stati quasi totali. 

Ora toccava alla cugina Mikoto completare l'opera, cercando di conquistare Reiya Kiryuin.





Le immagini presenti in questa storia sono generate tramite strumenti di intelligenza artificiale e hanno esclusivamente finalità illustrative. Non rappresentano materiale ufficiale e non sono destinate a diffusione o utilizzo al di fuori di questo contesto.

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