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Arrivò così l'ultimo giorno della riunione annuale degli ayakashi. Ryu quasi non aveva dormito, pensando alle rivelazioni del padre della sera precedente. Si era reso veramente conto per la prima volta degli intrighi che si celavano dietro bei sorrisi e che anche chi era alleato poteva, in realtà, essere qualcuno che cospirava alle spalle.
Questo allora gli fece venire in mente un'altra verità: se i rapporti con i nekomata si fossero ulteriormente incrinati, avrebbero rischiato grosso. Il clan dei gatti era di natura spirituale, come i draghi dello spirito, e anch'essi erano legati all'oltretomba. Ma se per i draghi riguardava l'accesso a una terra sacra e quindi all'elevazione dell'anima, i nekomata invece giocavano letteralmente con la morte. Le loro arti di necromanzia erano note, benché solo i membri di più alto prestigio potessero avere accesso a quelle tecniche. Ma Nyankichi era l'erede dei Nekota e questo significava che un giorno le avrebbe apprese anche lui. I nekomata infatti – oltre alla manipolazione dei fuochi fatui che già di per sé sono anime intrappolate – potevano resuscitare e utilizzare i cadaveri, muovendoli come burattini a loro piacimento, e tra i segreti non ancora ufficializzati si diceva fossero persino necrofagi per assorbire il potere energetico delle proprie vittime.
Nyankichi era sempre stato un caro amico, un po' scanzonato, come lui un po' troppo pigro con i compiti e con Touko era letteralmente un gatto in amore; ma ora che era successo tutto quel caos, le parole che al tempo la signora Mikami gli sussurrò all'orecchio, riguardo allo stare all'erta anche con gli amici, gli sembrarono un consiglio decisamente utile da tenere a mente.
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Per l'occasione, Ryu doveva indossare un kimono blu lapislazzuli legato ai colori del suo casato, su cui era riportato lo stemma kanji della famiglia all'altezza del cuore, ricamato con un motivo a forma di squame. Anche lui, come il padre, stavolta avrebbe indossato il copricapo a forma di testa di drago, che richiamava la corona del re drago di Biwa; ma fu felice di non essere stato costretto anche a tingersi i capelli di rosso, solo per richiamare ulteriormente l'avo.
Quando il ragazzo si diresse nell'androne principale, dove c'era la grande fontana, e lì trovò il padre, quest'ultimo sorrise benevolo dicendo che sembrava pronto per sposarsi.
Ryu strinse le labbra al riguardo.
Il padre indossava il medesimo copricapo dorato, che era intrecciato ai lunghi capelli argentati, ma il suo kimono era bianco, segno di anzianità, e con dei motivi a conchiglie.
Fu la volta quindi dell'arrivo di Midori che, per la presentazione del suo abito, aveva intensificato la propria aura sacra che, quindi, la faceva sembrare brillare di luce propria.
«Ma quello...» Ryu lo riconobbe subito.
«Sì, è uno dei kimono di Reina. Era un peccato lasciarli intoccati per così tanti anni. Chi se non la Sposa poteva meritare di indossarlo?»
La ragazza indossava un pregiatissimo kimono color acquamarina con la fantasia di piante di posidonia. I capelli erano tirati su, acconciati nella maniera tradizionale giapponese, e un pettine riportante un giglio bianco di mare svettava sulla sua testa. Come sempre, lei si muoveva con grazia e regalità: una creatura uscita da un libro di racconti, una persona degna di essere riconosciuta come una principessa del Palazzo del Drago.
«Non stare lì impalato, valle incontro.»
Il signor Kishinryū aveva preso il suo restare immobile come se si fosse incantato ma, in realtà, Ryu lo aveva fatto perché i suoi ricordi erano tornati a sua madre. Da piccolo si attaccava alle sue vesti e cercava sempre le sue attenzioni. Ma, quando era morta, quei kimono erano ciò che rimaneva di lei; nei momenti di solitudine, egli poteva nascondersi tra quei preziosi tessuti e inspirare il suo odore.
Ma ora che erano stati consegnati a Midori, presto avrebbero avuto il suo profumo, e così di sua madre non sarebbe rimasto che un vago ricordo.
Tuttavia fece come richiesto: le andò incontro e le fece un baciamano. Poi la prese per mano e, con lei e il padre, si avviò alla macchina.
Portare un membro degli Ichiryusai al banchetto annuale degli ayakashi era qualcosa di più unico che raro. Benché fosse noto che la Prima Sposa fosse stata la capostipite del casato degli umani, c'era ancora una forte distinzione tra eventi pubblici e privati, e il banchetto annuale rientrava nella seconda questione. Midori, quindi, costituiva la prima Ichiryusai, dopo secoli, a venire ammessa al loro evento privato.
In quel frangente, però, non sarebbe stata una Ichiryusai, ma una Kishinryū; di conseguenza, tutto ciò che accadeva all'interno dell'evento non poteva essere comunicato al mondo esterno, neanche alla sua stessa famiglia di origine, e questo Midori lo giurò solennemente.
«Voglio andare a vedere l'albero di ciliegio in cui si dice che sia sigillato lo spirito della Prima Sposa» confessò la giovane donna. «Pensate che me lo concederanno?»
«I Kiryuin sono molto gelosi di quell'albero» le disse il suocero.
Midori si accigliò. «O forse hanno paura che i famigli della Prima Sposa si mostrino a me, nelle cui vene scorre il suo stesso sangue.»
Lo sguardo del signor Kishinryū brillò e Ryu fu certo che l'uomo si stesse già immaginando questa eventualità. Se così fosse stato, allora il fatto di ribaltare la sovranità degli oni con i draghi sarebbe stato ancor più legittimo.
La strada che percorsero si snodava attraverso una fitta vegetazione su cui era stato applicato un incantesimo: solo gli invitati potevano raggiungere il palazzo, mentre per tutti gli altri c'era la condanna di vagare per sempre in quei boschi.
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Era ormai pomeriggio inoltrato quando finalmente arrivarono e lì, ad attenderli, la servitù oni li accolse con il rispetto che si doveva a un casato nobile.
Quando entrarono, molti colli si girarono. La presenza di un membro del casato umano protetto dal Dio Drago, coloro dei quali persino i Kiryuin temevano di scatenare l'ira, destò curiosità ma anche timore. E questo probabilmente Midori lo sapeva bene, perché col mento alto e un passo composto avanzò nel salone.
Avendo giurato che in quel frangente sarebbe stata solo una Kishinryū, in realtà non avrebbe potuto chiedere a sua cugina Mikoto di scatenare il Dio Drago su chi le faceva un torto... E poi questo sarebbe andato contro i piani originali.
«Ryu, senti... Riguardo a quanto detto in macchina prima...» disse il signor Kishinryū all'orecchio di Ryu.
«Vuoi che troviamo il modo di avvicinarci a quell'albero, vero?» Ryu assottigliò lo sguardo.
«Ci siamo capiti.»
Se questo doveva essere il piano anche di Midori, per affermarsi magari sul casato principale, allora lei aveva compiuto un errore di valutazione ordinandogli di attaccare Yoko. Se fosse stata davvero più lungimirante, a quest'ora Reiya non ce l'avrebbe avuta con loro e, quindi, chiedergli quel favore sarebbe forse stato possibile. Ora, invece, avrebbe dovuto trovare un modo di arrivarci senza essere notati.
Strinse gli occhi. Da una parte era felice se non ci fossero riusciti... Almeno il sacrificio della sua amica non sarebbe stato fine a se stesso.
"Come stai?" si chiese tra sé e sé. Ma sapeva di non possedere poteri telepatici.
«Amore, non lasciarmi da sola.» Midori gli si aggrappò al braccio e gli diede un bacio sulla guancia, e questo fu sufficiente al giovane drago per smettere di preoccuparsi. Ora c'era da fare da cavaliere alla sua Sposa.
Finalmente le porte si aprirono e da lì emerse Chiya Kiryuin con a braccetto un'imbarazzatissima Yuzu, che indossava uno splendido kimono rosso con sopra la stampa di fiori di ciliegio, uccelli sacri e un pattern a cerchi incrociati.
In altri tempi, se fossero rimasti amici, Ryu avrebbe riso bonariamente di lei per la sua faccia buffa, ma sapeva di non essere più in quella posizione; così fece come tutti gli altri: si inchinò al suo cospetto per dare il benvenuto alla neo Sposa dell'erede dei Kiryuin.
«Che donnina scialba» confidò Midori da dietro il ventaglio, con una punta di malignità.
Ryu corrugò la fronte, ma non avrebbe svergognato la sua Sposa.
I rappresentanti delle casate andarono incontro a Yuzu per poter avere tutti quanti l'occasione di scambiare due parole e cercare la sua benevolenza.
La coppia osservò molto attentamente la situazione, ma per ora preferì non muoversi. Era chiaro che avvicinare la nobile Sposa in quel momento non fosse una buona strategia. Se Ryu non era stato punito più severamente per aver provocato il pianto di Yuzu, era perché sicuramente quest'ultima gli aveva chiesto di non infierire oltre il colpo già inferto. Era stata una grande fortuna che Yuzu avesse un gran cuore e che fosse stata sua amica un tempo, Ryu dovette ammetterlo.
Cercare di uscire in giardino per avvicinarsi all'albero sembrava non essere fattibile. Per quanto quasi tutto lo sfarzoso palazzo dei Kiryuin – una magione multipiano con arredi settecenteschi, ma con un tocco di modernità – fosse accessibile, c'erano aree precluse per limitare la zona del banchetto. Per quell'anno l'evento era al coperto.
«Mi dispiace, ma sembra che non possiamo fare niente» disse Ryu.
«Ti arrendi di già?» sbottò Midori, per poi iniziare a mordersi l'unghia del pollice, facendosi pensierosa. «Se solo quella smorfiosa della tua ex non fosse stata amica sua, non ci troveremmo in difficoltà con la nobile Sposa. È tutta colpa sua.»
Ryu schiuse le labbra, come per dire qualcosa, ma in quel momento accadde l'impensabile: Karin, la sorella minore di Yuzu, la cui posizione era già in bilico, aveva osato spingere quest'ultima dalle scale.

Reiya però fu rapido di riflessi e avvolse la sua compagna in un'aura di energia azzurra, che la tenne sospesa a mezz'aria fino a farla atterrare dolcemente.
Ma se quel pericolo era scampato, Yuzu comunque non era uscita incolume: poco prima che la spingesse, Karin le aveva persino graffiato il volto e strappato un fermaglio della sua bella acconciatura.
Il corpo del ragazzo vibrò, riconoscendo quella spaventosa energia demoniaca dell'oni che in passato si era già abbattuta su di lui. Ma questa volta, per fortuna, la rabbia di Reiya non era rivolta a lui, bensì a Karin e di conseguenza al casato delle kitsune.
Proprio lì, di fronte agli occhi di tutti gli ospiti, poteva verificarsi un eccidio senza precedenti e le volpi sarebbero scomparse dalla faccia della terra.
All'ultimo minuto, però, emerse colei che era considerata seconda, nella gerarchia del potere spirituale, solo a Chiya Kiryuin, la capoclan delle kitsune in persona: Nadeshiko Kogetsu, che a sua volta era arrabbiata con il membro del suo casato Yota Kogetsu.
La coppia era già stata punita per quanto commesso pochi giorni prima, al punto da tagliare il sostegno economico ai genitori di Karin e da confinare quest'ultima nel palazzo delle kitsune finché non si fossero calmate le acque. Ma la ragazza aveva insistito sul voler andare al banchetto e Yota non si era potuto rifiutare, ma si era raccomandato con la fidanzata di non provocare in alcun modo quella che una volta era stata sua sorella, perché ormai Yuzu era a un livello irraggiungibile, protetta aspramente dal più forte di tutti loro.
Tuttavia, la ragazza non aveva ascoltato il monito e ora avrebbe pagato la conseguenza delle sue azioni.
Il sangue poteva essere sparso quella sera, ma fu ancora una volta il buon cuore di Yuzu a fare la differenza che evitò una tragedia. Così Nadeshiko, per salvare la faccia del suo clan, fece qualcosa di raro quanto la presenza della Ichiryusai: con la benevolenza della Prima Famiglia, lei ruppe ufficialmente il fidanzamento tra Yota e Karin.
Yota cadde in ginocchio ai piedi di Karin, mentre quest'ultima sembrava non capire fino in fondo, a causa dello stato agitato. Yota ne era sconvolto, tremava, aveva gli occhi paonazzi, ma lì dove finisce la magia inizia la politica e Karin aveva commesso un errore diplomatico imperdonabile: attaccare deliberatamente la Sposa dell'orco, lei che non era altri che la consorte di un vassallo.
Il tutto si risolse quindi con la cacciata di Karin e di Yota dal banchetto. Nel frattempo, si era diffusa la voce che persino i genitori di Yuzu, anch'essi imperterriti a cercare di ritornare nelle grazie della figlia, avessero scioccamente provato ad attraversare la foresta incantata.
Inevitabilmente, Yuzu rimase turbata da questo ennesimo attacco da parte dei suoi familiari che per tutta la vita non l'avevano praticamente considerata, ma che ora non smettevano di tormentarla, chi per gelosia o chi per arrivismo; ma per fortuna, i suoi giovani suoceri sembravano non volere che la serata si concludesse con delle tensioni tra clan.
Chiya Kiryuin quindi prese la parola quando tutti si riversarono nella sala allestita per la cena, con i posti rigorisamente assegnati per rango e specie, per ringraziare tutti per essere venuti lì quella sera e per aver dimostrato un'immediata accoglienza alla neo-Sposa di loro figlio Reiya.
La sala era ampia e sontuosa, immersa in una luce bassa e calda che proveniva dai numerosi candelabri dorati. Le pareti erano rivestite da pannelli lignei finemente intagliati, alternati a decorazioni dorate e a pesanti tendaggi blu scuro.
Al centro si estendeva un pavimento di marmo chiaro, attraversato da elaborate decorazioni geometriche e motivi floreali blu che incorniciavano l’ampio spazio centrale. Nella parte superiore della sala si trovava un palco basso in legno scuro, impreziosito da bordature dorate, sul quale era collocato un microfono. Alle sue spalle si innalzavano grandi pannelli decorativi, ornati da paesaggi e motivi tradizionali giapponesi.
Ai lati del palco erano disposti grandi vasi ornamentali colmi di rami fioriti, mentre lungo le pareti si trovavano mobili settecenteschi, credenze e tavolini in legno scuro dalle forme elaborate. Un pianoforte a coda occupava un angolo della sala, affiancato da una sedia imbottita.
Nella parte inferiore della stanza erano disposti numerosi tavoli rotondi, ricoperti da tovaglie chiare e apparecchiati con porcellane, calici, posate e candelabri. Al centro di ciascun tavolo spiccavano composizioni floreali che diffondevano ombre delicate sul marmo circostante. Le sedie, dalle strutture lignee scure e dagli schienali riccamente decorati, completavano l'elegante arredamento.
L'intera sala aveva così un'atmosfera raffinata e teatrale, nella quale gli elementi settecenteschi si mescolavano alle decorazioni di gusto giapponese.
Ryu si guardò attorno mentre prendeva posto, ma ancora non era riuscito a trovare né Touko né Nyankichi, temendo a questo punto che la coppia non si fosse presentata affatto – anche perché sarebbero stati anche i primi ad accorrere dall'amica, dopo quello che le era successo.
«Padre, non dovevo riappacificarmi con Toukichi questa sera?» chiese allora a bassa voce, sporgendosi verso il vecchio drago.
«Sembra che per questa sera non sia venuto» ammise il padre. «Pare che Touko non si sentisse bene e, di conseguenza, neanche lui si è presentato.»
Ryu si limitò ad annuire. Allora nemmeno quella sarebbe stata la serata in cui avrebbe fatto pace con il suo amico... Sempre che quella finestra avesse ancora uno spiraglio aperto.
Il discorso del capoclan degli oni proseguì: all'apparenza era un discorso allegro, da buon tempone, come l'indole che mostrava sempre al pubblico, esaltata ancora di più dal fatto che avesse l'aspetto di un ventenne. Ma per chi sapeva leggere tra le righe, per chi sapeva che quell'aspetto innocente non fosse che una facciata, era chiaro che in realtà si celasse un monito per tutti i casati a non riprovare mai più a fare una cosa del genere.
Il tutto sarà stato pure risolto con un'umiliazione pubblica da parte dei trasgressori, ma tutti sapevano che quella non fosse la norma e, se Yuzu fosse stata di un'altra pasta, probabilmente per quella cena la ragazza avrebbe avuto servita la testa della sorella su un piatto d'argento.
Tra chi comprese l'antifona ci fu anche Midori che, improvvisamente, si alzò da tavola per dirigersi con passo lento ed elegante verso il rialzo ove Chiya Kiryuin stava parlando al microfono, lasciando Ryu e il padre stupiti.
«Onorevole signore...» disse la giovane donna, porgendo un cortese inchino. «... Io, Midori Ichiryusai, appartenente alla casata da cui nacque la Prima Sposa, sono davvero sconcertata per quanto accaduto alla splendida Sposa del vostro onorevole figlio.»
L'oni la guardò con un misto di stupore: non si aspettava questo intervento e il modo in cui lei si era posta trasmetteva tutta la grazia di cui era capace.
Midori socchiuse gli occhi e chinò di più il capo. «Anche le mie azioni in passato hanno offeso – seppur involontariamente – l'onorevole Sposa e, perciò, intendo rassicurare il vostro casato che, da parte mia e della famiglia del mio Sposo, mai si verificherà qualcosa di così increscioso.» Si volse verso i tavoli. «E con l'occasione, inviterei ad avvicinarsi anche tutte le altre Spose presenti, per unirsi a me e giurare fedeltà e appoggio a Yuzuko Shinonome.»
Immediatamente lo struscio delle sedie anticipò l'avvicinarsi delle Spose nei pressi del palco. Donne di tutte le età, in una sfilata di kimono di altissima fattura, si disposero su più righe, in attesa che a sua volta Yuzu salisse sul palco per dare loro la propria benedizione.

La ragazza era molto imbarazzata, ma lo stesso Reiya a questo punto la esortò a salire.
A braccetto con Sara Kiryuin, con un pugno stretto al cuore, Yuzu salì il gradino di legno, per poi ritrovarsi di fronte a quello stuolo di dame che sembravano uscite da un'altra epoca. Tutte loro, come lei, condividevano questo destino incredibile, la più alta aspirazione a cui potessero mai ambire, e al centro, in prima fila, si trovava Midori che aveva assunto un'aria dispiaciuta. Fu proprio lei che, a sorpresa, si inginocchiò per prima a piegare la schiena, pur senza arrivare a toccare il pavimento con la fronte. Lo fece con un movimento talmente fluido che le vesti si sollevarono leggiadre per un attimo.
Subito dopo la seguirono nel medesimo gesto anche le altre Spose.
Yuzu le osservava una a una, non sapendo molto bene che fare.
«Di' semplicemente loro grazie» Reiya era apparso alle sue spalle, sussurrandole quelle parole all'orecchio. «Ma, se c'è qualcun altro che vuoi punire, questo è il momento giusto.»
Lo sguardo di Yuzu si fece scuro. La sua amica era stata gravemente ferita nel corpo e nello spirito a causa della rabbia di Midori.
La sera stessa, dopo aver riportato Yoko a casa, Yuzu non aveva chiesto l'uccisione di Ryu, non era nella sua natura, ma si era domandata cosa si potesse fare per punire l'azione. Tuttavia, le motivazioni della coppia, burocraticamente parlando, erano più che legittime secondo le leggi degli ayakashi: Yoko aveva insultato Midori e importunato Ryu; approfittando della loro amicizia, aveva cercato di circuire lo Sposo, ferendo moralmente la Sposa. Inoltre, erano stati attaccati per primi da un membro dei nekomata, senza che questi avesse nemmeno provato a chiedere spiegazioni. Midori, poi, faceva parte degli Ichiryusai, mentre i Kishinryū erano tra le famiglie più fedeli, nonché discendenti del Dio Drago. Far subire delle punizioni pesanti a quella coppia che non aveva mai mancato direttamente di rispetto ai Kiryuin avrebbe creato un precedente pericoloso. Se Yoko non fosse stata amica di Yuzu, tutto quello che Ryu aveva fatto alla sua ex fidanzata o lo scontro con Nyankichi, per la Prima Famiglia, non avrebbe avuto la minima rilevanza.
Reiya però in quel momento stava offrendo a Yuzu la possibilità di vendicarsi, utilizzando la sua posizione di Sposa tra le Spose. Tuttavia, la ragazza si chiese se potesse davvero utilizzare questo suo potere per uno scopo che, alla fine dei conti, era di natura puramente personale.
Forse avrebbe potuto vietare loro di sposarsi dopo il diploma di Ryu, ma comprese che, se lo avesse fatto, avrebbe interferito con un'imposizione dall'alto della famiglia Kiryuin, creando quindi un precedente, e la paura di compromettere la famiglia del suo fidanzato la intimoriva. Ma, allo stesso tempo, Yoko non poteva rimanere impunita, solo perché il suo ruolo in quel mondo era minore o nullo. Lei stessa sapeva cosa si provasse a essere rifiutata da chi avrebbe dovuto amarla e proteggerla.
«Ringrazio tutte le Spose per il loro appoggio...» provò a dire, seppur la voce le tremasse. Reiya le strinse affettuosamente la spalla. «Spero anche io di essere per voi qualcuno in cui trovare fiducia e supporto. Sono... Sono nuova a questo mondo, perciò, per favore, abbiate pazienza con me.» Porse di scatto un inchino, suscitando la tenerezza e l'applauso dei presenti.
Yuzu, però, non aveva ancora finito di parlare. «Midori Ichiryusai» deglutì, cercando la forza di non far trapelare il suo forte batticuore. «Per colpa tua una mia cara amica è stata ferita.»
Midori sollevò lentamente il capo per guardare dritta negli occhi la Sposa dell'orco.
«E questo... Io non lo posso accettare...»
Ryu irrigidì immediatamente il corpo, il suo istinto di protezione iniziò a fargli ribollire le vene, ma cercò di trattenersi, almeno finché Yuzu non avesse finito di parlare.
«... Ma non sarei migliore di te se ora chiedessi al mio Sposo di attaccarti o di farlo combattere contro Ryu. Pertanto, affinché io possa perdonare te e lui, voglio che supportiate Yoko affinché possa istituire la sua associazione. Non dovrà mai essere a corto di fondi e non dovrete imporre le vostre idee sulle sue regole.»
«Volete quindi che i Kishinryū sostengano Yoko Otose come se fosse una Sposa del casato?» chiese Midori, accigliandosi.
Yuzu si accigliò a sua volta e annuì. «Se non farete come richiesto, non sarete più invitati a questi eventi, non sarai mai ben vista da me e Ryu non verrà mai ben visto da Reiya.»
Il signor Kishinryū strinse con forza i denti. Essere esclusi dalla società avrebbe condannato il casato a divenire un lupo solitario perché, se suo figlio e Midori fossero stati fuori dalla grazia dell'erede della Prima Famiglia e della sua Sposa, allora nessun altro, persino i loro cugini, avrebbe voluto avere nulla a che fare con loro. E anche se, quindi, un giorno il suo piano fosse stato portato a termine, a quel punto, però, non avrebbero avuto alleati e sarebbero così apparsi come semplici usurpatori.
Non c'era altra scelta.
Il capofamiglia del clan dei draghi dell'acqua, insieme al suo primogenito, percorse la sala con sguardo fermo e schiena dritta, per poi porgere un rispettoso inchino ai Kiryuin.
«Onorevole sposa» disse il drago anziano, «ciò che è accaduto due giorni fa comprendo che vi abbia profondamente turbata e voglio quindi porgervi personalmente le mie scuse. Si poteva agire diversamente, questo è vero. Ma, come anche il sommo Reiya comprenderà e come anche gli onorevoli capostipiti qui presenti, la protezione di una Sposa è prioritaria e primordiale.» Socchiuse gli occhi, poi li riaprì. «Al di là di ciò, è stata offesa una giovane donna e questo ha ferito i vostri sentimenti; se supportare Yoko Otose nei suoi progetti per il futuro potrà appianare le cose, allora io, Tatsuo Kishinryū, faccio la solenne promessa di adempiere a questa richiesta. Finanzierò inoltre il percorso di ripresa di Yoko, affinché possa ben presto lasciarsi tutto questo alle spalle.»
I membri dei Kiryuin e dei Kishinryū si fissarono intensamente negli occhi. Un confronto silenzioso che poteva significare un'intesa o una promessa di vendetta.
«Tutte le Spose possono tornare al loro posto ora» disse Sara con tono composto.
In un fruscio di tessuti, le donne si alzarono e presero a sfilare tra i tavoli, per ritornare ognuna al proprio posto. Tranne Midori, che rimase al fianco del fidanzato e del suocero, in attesa che la Prima Famiglia desse anche a loro il permesso di congedarsi.
«Dunque i Kishinryū e gli Ichiryusai si sono di nuovo riappacificati, dopo anni di discussioni e di scontri sulla sede dello spirito del Dio Drago» osservò Chiya con un sorriso sottile. «Ed è persino la tua Sposa del Destino, cucciolo di drago?»
Ryu annuì solennemente.
«È davvero una magnifica coincidenza, forse persino un ritorno alle origini.» L'oni si soffermò su Midori in particolare. «Erano anni che non nasceva una sacerdotessa del Drago, e tua cugina Mikoto è nata appena in tempo, quando l'ultima era appena morta.»
«Siete molto informato, mio signore» ammise Midori, socchiudendo gli occhi.
«Siete nostri alleati, no? Non ci dovrebbero essere segreti tra di noi.»
Yuzu, pur non capendo quei discorsi e non sapendo se al momento li volesse davvero approfondire, preferì invece concentrarsi sul volto di Ryu, che appariva impassibile. Il suo amico aveva davvero un'aria diversa, quasi irriconoscibile. Quando era libero dall'imprinting, il suo sguardo era molto più allegro, spontaneo. Ora era cupo, vivo quel tanto che bastava per respirare.
Non avendo seguito il resto della conversazione, sbatté le palpebre quando, a un certo punto, Midori si aggrappò al braccio del fidanzato con fare allegro e lo vide: non era nulla di distinguibile, forse più che altro una percezione, anche perché lei che ne poteva sapere delle aure? Ma non seppe dirsi il perché, era come se quella della ragazza ghermisse quella del ragazzo e così Ryu reagiva, con un dolce sorriso e una carezza verso di lei.
La cosa le fece girare la testa e Reiya lo notò subito, il piccolo sbilanciamento di postura della sua Sposa, così le fu subito accanto, prendendola per le spalle.
«Troppe emozioni tutte insieme» disse con tono comprensivo il capofamiglia degli oni. «Andiamo tutti a cenare, ho una gran fame!»
Lui e il signor Tatsuo Kishinryū si scambiarono reciprocamente un inchino e ognuno tornò al suo tavolo.
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Sfortunatamente per Midori, non si presentò mai l'occasione per potersi avvicinare al ciliegio sacro dei Kiryuin. Dopo l'incidente di qualche ora prima con Yuzu e Karin, la sorveglianza sembrava essere diventata persino più attenta. E la ragazza si chiese se per caso Chiya e Sara Kiryuin non avessero intuito il suo piano, perché le guardie sfilavano soprattutto vicino al suo tavolo.
La serata quindi si concluse nell'apparenza della cordialità e del buon umore. A un certo punto si avvicinò anche il padre di Nyankichi e Ryu si alzò immediatamente per porgere almeno a lui le sue scuse per il combattimento con l'amico. Il capofamiglia dei nekomata, pur non mostrando eccessiva allegria, accettò comunque le sue scuse e ammise la speranza che anche il suo stesso figlio riuscisse a farsi sbollire la rabbia il prima possibile, anche perché tra qualche mese, frequentando insieme l'università, sarebbe stato un peccato se avessero iniziato senza la compagnia di un amico.
Al termine dell'evento, tutti i capofamiglia resero un ultimo omaggio alla famiglia Kiryuin, per poi dirigersi verso l'uscita.
Dato che il viaggio era lungo, Ryu si allontanò momentaneamente verso i bagni.
In realtà non doveva andarci per davvero, ma aveva bisogno di lavarsi il viso e riordinare un po' le idee. L'imminenza del diploma gli aveva ricordato che, dopo di esso, si sarebbe anche sposato. Ma era davvero pronto? Midori sarebbe stata finalmente sua moglie e, di conseguenza, sua in maniera indissolubile, ma da lì sarebbe iniziato anche il piano soverchiante del padre. Forse era ancora troppo giovane per reggere tutto questo sulle sue spalle, ammise a se stesso.
«Ryu.»
Uscito dal bagno, venne colto di sorpresa da una voce familiare: Yuzu lo stava aspettando.
Quando il ragazzo si voltò verso di lei, lei reagì con il suo solito fare timido, come se ancora si sentisse come una figura fastidiosa per il mondo intero.
«Che ci fai qui da sola? Dov'è Reiya?»
«Gli ho detto che avevo bisogno anche io del bagno e, senza Karin ora nei dintorni... Ecco, non c'è alcun pericolo...»
«Mi sei venuta a cercare?»
Yuzu annuì, poi abbassò lo sguardo. «In realtà Touko e Nyankichi oggi non sono venuti per rimanere vicino a Yoko.»
Ryu socchiuse gli occhi. «Me lo immaginavo.»
«Ha perso ogni energia vitale.»
Ryu abbassò lo sguardo a sua volta. «Mio padre le troverà i migliori psicologi. L'aiuteranno a superare la faccenda e a... Dimenticarmi.»
«Vuoi davvero essere dimenticato da lei?» Yuzu si accigliò appena, facendo un passo avanti.
«Yuzu, le ho fatto del male. Neanche come amico sono più degno di esserle vicino, e Midori la odia.»
«Ma tu le volevi fare davvero del male?»
Ryu ingiò saliva, poi corrugò la fronte. «Non subito... Ma sì, quando l'ho attaccata non ho avuto esitazioni. Lei aveva turbato Midori.»
Yuzu ricordò chiaramente lo sguardo impassibile di Yota quando levò la mano verso di lei e diede fuoco al suo braccio, e solo perché aveva avuto un battibecco con sua sorella che le aveva strappato il vestito.
«Ryu!» sbottò allora la Sposa dell'orco. «Ma tu vuoi rimanere ancora promesso a Midori? Vorresti che chiedessi che venga annullato anche il tuo fidanzamento!?»
In quel momento il drago impallidì e il cuore iniziò a battergli forte. Yuzu gli stava davvero offrendo quella finestra? Lo sguardo della ragazza era acceso come mai glielo aveva visto fino ad allora.
«Io... Io...» Iniziò a balbettare Ryu, ora appoggiandosi con la mano destra alla parete di marmo e respirando affannosamente.
«Sei cambiato, Ryu... E tanto... E ti stai consumando!» Non sapeva nemmeno lei da dove le uscissero quelle parole: era come se qualcosa di antico stesse nascendo in lei, ma la questione era ancora troppo acerba per averne piena consapevolezza.
Ryu strizzò gli occhi. C'era qualcosa... Qualcosa che continuava a combattere dentro di lui. «Y-yoko...» sussurrò a un certo punto, ma qualunque cosa volesse dirle, la voce di Midori sopraggiunse dal fondo del corridoio.
Non appena Ryu incrociò lo sguardo con la sua Sposa, si lasciò andare a un sorriso febbrile, come se la sua sola presenza gli avesse appena schiarito la mente.
Yuzu vide quindi Ryu ritornare fermo e dritto, senza più alcuna esitazione nello sguardo. «Non preoccuparti, Yuzu, sto bene come sto. Amo Midori e non vedo l'ora che divenga mia moglie.»
Midori li raggiunse e Ryu le prese dolcemente le mani.
«Lei è la mia adorata Sposa e non vedo l'ora di poterle infilare la fede al dito.»
«Ovviamente, onorevole Sposa, sei invitata al nostro matrimonio» disse Midori, con tono ilare.
Yuzu si strinse nelle spalle e poi annuì.
«Perdonaci, ma il nostro autista ci sta aspettando. Grazie per la serata e non vedo l'ora di partecipare al prossimo raduno» disse Midori.
Yuzu guardò lei, poi guardò Ryu. Quella sensazione di oppressione che le era parso di notare prima a cena era del tutto scomparsa. Ryu e Midori avevano ora il giusto equilibrio in un ciclo di mescolanza reciproca, proprio come era alla base degli Sposi del Destino.