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In quei giorni di convalescenza, anche se non l'aveva detto a nessuno, il pensiero martellante di Yoko era costantemente rivolto a Ryu. Dato che tecnicamente lo avrebbe dovuto lasciar perdere, il suo cuore ostinato continuava a trasmettere nella sua mente i ricordi verdi delle belle giornate passate insieme. Sembrava come un mondo a parte, costantemente avvolto da una nostalgica luce crepuscolare. Una parte di lei continuava a dirsi che da un momento all'altro Ryu si sarebbe presentato e l'avrebbe stretta fra le sue forti braccia o, più semplicemente, le avrebbe mostrato un nuovo videogioco appena uscito e le avrebbe proposto di giocarci. Nella più totale normalità, così come dovevano andare le cose... Ma la realtà le serviva un piatto ben più amaro.
Quando all'ospedale Ryu si presentò insieme a Midori, come una coppia unita che va semplicemente a trovare un'amica che è stata poco bene, il mondo le cadde definitivamente addosso. C'era una sorta di svuotamento assoluto, come se quello capitato già il giorno in cui avrebbero dovuto mettere le cose in chiaro col padre di Ryu non fosse stato già abbastanza avvilente.
Così, anche se il corpo alla fine guarì sotto le attenzioni dei medici, la sua mente però non si era ancora ripresa. O meglio, ci stava provando a piccoli passi, dando modo al suo raziocinio di provare a reagire, come per settimane stava facendo. Ma poi la chiamata con Yuzu aveva spezzato anche quel fragile equilibrio.
Non c'erano più le minacce del signor Yamato, non c'era più la questione dell'imprinting della Sposa, non c'era più il buon senso: Yuzu le aveva detto di aver scoperto la relazione segreta di Reiya con il suo segretario, nonostante nell'oni si fosse manifestata quella magia ancestrale... Allora... Se questo era possibile, anche una parte di Ryu poteva ancora essere legata al ricordo del loro amore! Collegò persino l'evento della terrazza, in cui ebbe quella strana reazione durante la quale Ryu non voleva dire niente della loro relazione con Midori, non per vergogna nei suoi confronti, ma perché ancora la riconosceva come qualcosa di prezioso da custodire tra loro.
Se gli avesse fatto capire chiaramente che lei con lui non si era arresa, che lo amava ancora infinitamente, allora non ci sarebbe stato imprinting o ammonizione del Dio Drago che reggesse. Gli avrebbe ricordato la promessa fatta cinque anni prima e, con un pizzico di fortuna, Ryu avrebbe aperto finalmente gli occhi.
Tuttavia, Yoko non sapeva che quello spiraglio a cui lei si aggrappava era stato reciso proprio quella notte stessa...
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Quella domenica mattina si alzò presto e di soppiatto. Stavolta persino i suoi genitori le avrebbero impedito di presentarsi al palazzo dei Kishinryū, se lo avessero saputo; quindi, uscì dall'abitazione senza farsi sentire.
Non avendo una macchina, dovette prendere i mezzi e così ci volle un po' per arrivare, ma durante quel tragitto, più avanzava e più ogni cellula del suo corpo, anziché scoraggiarla dal fermarsi, la caricava sempre di più di quella convinzione che, con le giuste parole, finalmente avrebbe ritrovato il suo drago.
I cancelli erano aperti e le guardie comunque non avevano nessun ordine di fermarla. Anzi, ora Yoko era nota come un'amica dell'onorevole Sposa, perciò non c'era assolutamente alcun motivo per bloccarla.
Per l'occasione, Yoko aveva di nuovo indossato il tubino e la collana che aveva sfoggiato il giorno in cui era stata lasciata per Midori. In qualche modo sperava che questo avesse ulteriormente contribuito a ricordare a Ryu che lui voleva rivendicarla come sua Sposa in realtà, anche al costo di scontrarsi con il padre.
Ryu e Midori erano nella veranda e i domestici avevano apparecchiato per quattro. Anche loro erano ben vestiti: lei con un altro preziosissimo kimono rosa con dei draghi bianchi, lui con una polo azzurra e un paio di jeans.
«Hai sentito Toukichi e Touko, caro?» chiese Midori, sfiorandogli il dorso di una mano.
Ryu guardò un'ultima volta il cellulare, poi annuì. «Mi ha scritto poco fa Toukichi: c'è un po' di traffico, ma stanno arrivando.»
«Certo che quella storia di Yuzu con sua sorella ha dell'incredibile. Come potevano anche solo credere, quei due folli, di poter aggredire la Sposa del sommo Reiya e passarla liscia? Devono solo ringraziare che lei rimanga la sorella minore di Yuzu e, quindi, in qualche modo Reiya ha creduto che punirla severamente avrebbe ferito anche la sua Sposa.»
«Quando qualcuno viene portato all'ossessione e inculcato fin da piccolo di essere speciale, sono questi i risultati» rispose Ryu, per poi contrarre le sopracciglia. «La cosa incredibile è che Yota, che è mio pari rango, sapeva benissimo a cosa andasse incontro dando man forte a questa sconsideratezza. Pur di accontentare Karin, ha messo persino in pericolo la sicurezza del suo clan.»
Midori fece spallucce. «È il prezzo di trovare la propria Sposa praticamente in chiunque. Anche nelle complete idiote che si credono degli esseri speciali solo perché capita loro una cosa del genere.» Il sorriso si fece più sottile. «Tu invece sei fortunato, amore mio. La tua Sposa è nata e cresciuta in questo mondo. Non dovrai mai subire l'onta di avere una sciacquetta qualsiasi al tuo fianco.»
Ryu le sorrise, ma in qualche modo era un sorriso leggermente forzato.
Pochi secondi dopo, una domestica annunciò che avevano visite. Midori e Ryu si alzarono, pronti a ricevere la coppia di amici, ma i loro volti divennero cerei quando invece dall'ombra della veranda si presentò Yoko, e in quegli abiti particolari.
«Yoko, perché sei qui?» le chiese Ryu, andandole per primo incontro. «Ti sei appena rimessa! Dimmi almeno che ti hanno accompagnata.»
Yoko, anziché rispondere alle sue domande, fece un paio di rapidi passi, lo afferrò per le spalle quel tanto che bastava per farlo abbassare e gli impresse sulle labbra un bacio intenso, carico di tutto quell'amore che sperava tanto di trasmettergli e salato dalle sue lacrime, colme di speranza.
Le labbra di Ryu avevano il sapore del mare e a lei erano mancate tantissimo. Premette appena un po' di più con le dita sulle sue spalle, mentre quell'atto si consumava.
Ma quel gesto durò poco, perché Ryu l'afferrò a sua volta per le spalle e la staccò con un gesto secco.
«Che ti salta in mente!?» chiese lui, sconvolto.
«Ryu, ti prego! Ricordati! Ricordati di me! Tu mi ami ancora, io lo so! Nel profondo del tuo cuore la tua promessa esiste ancora!»
«Che promessa?» chiese Midori, che di punto in bianco era diventata una maschera di marmo. Aveva per ora un aspetto composto e rigido, ma i suoi occhi erano già diventati due fessure.
«Che non mi avrebbe mai lasciata!» rispose senza alcuna esitazione Yoko, con lo sguardo acceso. «Io non sono mai stata la sua semplice amica d'infanzia. Noi stiamo insieme da ben otto anni, sono io la sua vera Sposa!»
Midori la fissò con gelo. «Tu non sei la Sposa di nessuno. L'imprinting lo ha avuto con me e questo è un dato di fatto.»
«L'imprinting non conta niente! Un ayakashi può continuare ad amare qualcun altro, anche se ha trovato la sua Sposa. E io e Ryu ci apparteniamo, le nostre energie spirituali sono già state mescolate!»
«Ah, allora è per questo che è stato necessario rinforzare il rito...» disse con un sibilo la Ichiryusai.
«Basta così, Yoko!» l'ammonì Ryu, che la fissava con un misto di preoccupazione e severità. «È chiaro che stai ancora male e non pensi lucidamente. Non preoccuparti, chiederò al signor Yamato, appena ritorna, di riportarti a casa e ci dimenticheremo di questa faccenda. Non è successo niente, ti perdono.»
«Ma Ryu...» balbettò Yoko tra le lacrime. «Tu mi ami ancora, io lo so.»
Ryu la fissò intensamente, poi socchiuse gli occhi e sospirò. «No, Yoko, mi dispiace. Non è così. So che quanto successo non ti ha dato il tempo di elaborare, posso comprenderlo. Ma sapevi che, quando sarebbe successo, le cose sarebbero cambiate. Tu stessa mi hai ricordato più volte che non fossi il mio destino, ed è così in effetti.» Tornò dritto con la schiena. «Io però non ti odio. La nostra amicizia non è intaccata. Prendiamo una tazza di tè e poi torni a casa. Tra poco arriveranno anche Toukichi e Touko per il brunch, così saluterai anche loro.»
«E no! Non vorrai fargliela passare liscia!?» La voce austera di Midori, che ora aveva un'espressione attraversata dall'indignazione, sopraggiunse come una lama infuocata tra di loro. «Non solo si è approfittata della mia amicizia, ha anche osato umiliarmi con quelle sue gesta e le sue parole.»
«Perdonala anche tu» disse Ryu, andandole incontro. «L'hai vista come stava all'ospedale. È in piedi, ma non è in sé.»
«Non mi interessa. Se ha avuto la forza di venire fin qui, baciarti e dire quelle cose, per me è sufficiente per non soprassedere.»
«Ma se a te fa persino schifo la sua vera forma e non c'è una passione che vi accomuna!» ringhiò Yoko. «Se sei la sua Sposa, dovresti amare ogni cosa di lui: dal modo in cui sorride, a come ti guarda e persino a come si commuove quando c'è una scena particolarmente tragica in un film. Come puoi essere la sua anima gemella, se con lui non condividi niente?» Le braccia le tremarono lungo i fianchi.
«Yoko, smettila anche tu» disse Ryu a denti stretti e aggrottando la fronte.
Midori sorrise con una nota di malignità. «Oh, ma c'è una cosa che abbiamo condiviso, invero.» Accarezzò dolcemente una guancia di Ryu, il quale reagì con un profondo sospiro a quel tocco delicato. «Anche con me ha già scambiato i flussi energetici... E fidati, c'è differenza tra il giacere con una donna qualsiasi – molti ayakashi lo fanno, approfittando del loro status, non è una novità – e farlo con la propria Sposa. Non è solo un'unione carnale, ma dello spirito... E dubito che il vostro lo sia stato.»
Yoko si morse con forza il labbro e nascose lo sguardo sotto la frangia. Dunque ora Ryu aveva fatto quell'esperienza anche con Midori. Non era più una cosa "solo loro". Si era perso nei respiri e nel profumo della sua Sposa, erano diventati un tutt'uno... Mentre lei non era stata che un'esperienza?
«Tu ti sei battuto persino con Reiya per me!» tentò, con un ultimo disperato gesto.
Midori inarcò un sopracciglio e fissò male Ryu. «Hai davvero rischiato di far cadere in malora la casata per questa qui?»
Ryu si strinse nelle spalle. «Beh, non potevo mica permettere che la uccidesse...»
«E per questo hai rischiato lo sterminio della tua famiglia! È assolutamente increscioso. Dovresti essere punito per questo...» Lo sguardo si assottigliò e si fissò su Yoko con un'espressione sinistra. «Puniscila.»
«Che?» chiese Ryu, incredulo.
Un brivido freddo corse lungo la schiena di Yoko.
«Ha umiliato la tua Sposa e non solo. Con la sua seduzione ti ha persino fatto rivoltare contro l'erede della Prima Famiglia, mettendo a rischio la tua. Merita una punizione.»
«Va bene, le vieterò d'ora in poi di venire qua.»
«Sei idiota anche tu!? Ovvio che non mi accontento di una pedata. La devi "punire".»
«Vuoi che mi faccia del male?» sbottò Yoko. «Guarda che potrebbe essere arrestato.»
Midori rise di gusto. «La polizia!? Tu entri in casa di un ayakashi, molesti il mio Sposo e pensi che la polizia interverrà? Proprio perché frequenti i demoni da anni, tu stessa dovresti sapere che "certe faccende" rimangono solo negli affari di famiglia e che la polizia umana si guarda bene dall'intervenire. Gli ayakashi hanno costruito i propri imperi sulla terra. Non governano più seminando paura e distruzione, ma hanno trovato un metodo ben più subdolo e accettato: il denaro.» Soffiò dalle narici. «E quindi pensi che il ferimento di una scemetta qualsiasi, che credeva nella favola del grande amore che supera ogni ostacolo, possa interessare alle autorità?»
Si voltò poi verso Ryu e gli fece un cenno col capo.
Yoko sbiancò quando vide di nuovo il drago avvicinarsi, questa volta con un'espressione dura e ostile. Strinse gli occhi, spaventata per quello che avrebbe potuto ricevere. E un colpo le arrivò, ma non era nulla di "terribile", bensì uno schiaffo che le fece immediatamente iniziare a pizzicare la gota sinistra.
«Ryu...» disse tra le lacrime, guardandolo sconvolta. Da ragazzini era capitato che facessero a botte, ma era quel tipo di lotta che poteva verificarsi tra amici o fratelli, con il quale si risolveva tutto nel giro di pochi minuti, tornando il secondo dopo a ridere e scherzare. Quello schiaffo, invece, aveva qualcosa di totalmente diverso e più doloroso del colpo in se stesso.
«Vattene, Yoko. Non sei più una persona gradita in questa casa» disse lui, mantenendo lo sguardo fermo e cupo.
«Tutto qui?» Ora era anche Midori ad avere la voce spezzata e anche lei stava piangendo. «È tutto qui l'amore del mio ayakashi nei miei confronti? Quella donna mi umilia e lui non fa nulla per difendermi? Perché non esaudisci il mio desiderio, perché non la punisci per ciò che mi ha fatto?»
Ryu perse un battito e anche Yoko. Lo sguardo del drago tremò. «Ma... Ma che cosa vuoi che le faccia? Mica posso...»
«Certo che puoi» ringhiò Midori, che ovviamente quel pianto lo aveva simulato. «Mostra a questa impudente quali sono le conseguenze per chi osa offendere la Sposa del casato Kishinryū.»
Il ragazzo iniziò a respirare in maniera affannosa e a scuotere il capo. «Non puoi chiedermelo.»
«Il mio ayakashi non mi ama, il mio ayakashi non mi protegge!»
Yoko, con il cuore in gola, lo prese per le braccia. «Ryu, non ascoltarla, me ne vado da sola. Non dare retta a questa pazza!»
«Non osare chiamarla "pazza"» le disse, mentre il suo corpo vibrava di un ringhio profondo.
«Ma non vorrai davvero farmi del male!» esclamò Yoko, ora spaventata, facendo un passo indietro.
Midori cadde in ginocchio, nascondendo il viso tra le mani e iniziando a singhiozzare. «Sono così triste, quella donna mi ha ferita così profondamente e il mio drago non fa nulla per proteggermi.»
Yoko aveva perso la voce, mentre passava terrorizzata lo sguardo da lei a lui.
«Mi dispiace, Yoko, davvero non volevo arrivare a questo punto, ma non ho altra scelta.» La voce era sinistra, irriconoscibile.
«Sì che ce l'hai!» gridò lei.
Ryu scosse il capo e poi lo abbassò. «Vedi, Yoko, io non dimentico nulla di quello che abbiamo vissuto, non ho perso la memoria.» Sollevò di nuovo la testa e ora anche lui stava piangendo ed era attraversato da un sorriso che trasmetteva disperazione e gioia allo stesso tempo. «Ma vedi, lei è la mia adorata Sposa e tu hai osato ferirla, ed è mio dovere proteggerla.»
«Ah, buongiorno signori Nekota» disse la domestica che aveva introdotto in precedenza Yoko, accogliendo Nyankichi e Touko all'ingresso della dimora. «Il signorino, l'onorevole Sposa e la signorina Yoko vi aspettano nel giardino d'estate.»
Nyankichi e Touko si guardarono interrogativi, non aspettandosi che ci fosse anche Yoko per l'occasione. Ma non poterono lasciarsi andare a ulteriori domande quando, quasi arrivati all'ingresso del giardino indicato, un boato d'acqua esplose nelle loro orecchie: Ryu aveva attivato una tecnica d'acqua proprio lì, in quel momento, e il nekomata ne avvertì chiaramente la pressione demoniaca sprigionarsi all'improvviso.
Quando sopraggiunsero, anche i loro occhi si riempirono di terrore. Mentre Midori sorrideva malignamente in un angolo, Ryu stava infierendo con dei potentissimi getti liquidi contro Yoko, la quale veniva sbattuta da una parte all'altra: contro le colonne di marmo, la fontana o sul terreno.
Era arrivata a un punto in cui ora non avvertiva più il suo corpo: dopotutto, non era che una semplice creatura umana alla mercé della violenza di un demone. Con un ultimo schianto, la collana di vere perle che Ryu stesso le aveva regalato andò in frantumi e, proprio mentre era sull'orlo di perdere coscienza, lei fissò quelle preziose sfere bianche che avrebbero dovuto essere un simbolo dell'amore di Ryu per lei... Ma ormai quel Ryu che conosceva se ne era andato per sempre.
Gli occhi demoniaci di Ryu erano due braci vive: l'ira del drago era pronta ad abbattersi per l'ultima volta su quella stolta che aveva osato ferire la sua Sposa. Sollevò la mano, caricando il fatale attacco, e poi la riabbassò.
Fortunatamente quel gesto non si compì perché, proprio all'ultimo istante, esso venne intercettato da uno spesso muro di fuoco fatuo che si contrappose al potente getto d'acqua.
Un ayakashi, per istinto innato, è spinto a proteggere esclusivamente la sua Sposa, al costo anche di sfidare i casati per lei, e questo Touko lo sapeva bene. Perciò, per scongiurare l'eventualità che Nyankichi agisse troppo lentamente, era stata lei a gridare al fidanzato di proteggere Yoko; questo aveva permesso a quest'ultimo di scattare in maniera fulminea prima che si consumasse la tragedia.
«Ma ti ha dato di volta il cervello?!» sbottò Nyankichi con gli occhi pulsanti di furore e avvolto dai focherelli fatui del suo potere. «Ti rendi conto di cosa hai fatto?»
«Sì. Ho protetto la mia Sposa» rispose Ryu, che nemmeno di fronte al suo amico aveva smesso di far girare i vortici d'acqua attorno a sé, pronti per essere scagliati nuovamente. «Yoko le ha mancato di rispetto e l'ha fatta piangere.»
Il nekomata passò rapidamente lo sguardo sulla donna alle spalle del watatsumi, a qualche metro di distanza, e poi tornò su quest'ultimo. «A me non sembra tanto disperata.» Fece un passo avanti, mostrando i canini felini. «E poi ti rendi conto o no di chi hai attaccato? Come può Yoko essere una minaccia per la tua Sposa!?»
«Sono affari di famiglia» si limitò a dire il drago d'acqua con tono impassibile. «Toukichi, spostati. Non sono cose che ti riguardano. Ricordati che sei l'erede del tuo casato: non creiamo problemi diplomatici per un essere umano.»
Il ragazzo dai capelli castani e la felpa blu fece un passo indietro, esterrefatto. Anche lui aveva avuto il suo imprinting, ma mai avrebbe commesso una cosa del genere... O forse sì? Del resto, anche lui in passato aveva fissato torvo Yoko, già solo per il fatto che quell'ostinazione nel non voler accettare quel genere di rapporto esclusivo lo aveva fatto arrabbiare, per il semplice motivo che lei volesse essere libera di abbracciare la sua amica. E se Yoko o chiunque altro avesse fatto qualcosa che avrebbe fatto piangere la sua Touko o, peggio, lei gli avesse chiesto di attaccare qualcuno che l'aveva offesa, avrebbe davvero agito in modo così diverso da Ryu? Il cuore iniziò a martellargli dolorosamente nel petto, risvegliando quei dubbi che nei giorni precedenti lo avevano assalito.
Ryu credette che quella esitazione fosse il gesto silenzioso del suo amico per mettersi da parte ma, proprio quando era pronto per lanciare un nuovo attacco, il nekomata intensificò la propria aura.
Nel frattempo Touko si era gettata in ginocchio al cospetto di Yoko ma, quando provò a muoverla, la sua amica si lasciò andare a un gemito di dolore. Fu in quel momento che Touko si rese conto dello stato grave in cui versava Yoko e la prima cosa che le venne in mente fu quella di chiamare Yuzu, mentre il suo fidanzato iniziava una lotta aspra contro il proprio amico d'infanzia.
Quando il signor Yamato tornò dalle sue commissioni, già dal cortile esterno avvertì la pressione spirituale del suo giovane padrone e del nekomata. Nel castello si era generato il caos perché, non avendo ricevuto ordini diretti, nemmeno le guardie sapevano se doversi frapporsi tra Ryu e colui che era suo amico praticamente dai loro primi passi. Il maggiordomo sgranò gli occhi non appena giunse al giardino d'estate e vide i due giovani distruggere gli arredi, colpendosi di santa ragione con le loro tecniche innate e le mosse di karate.
Vide Midori seduta su una sedia bianca che in silenzio osservava lo scontro con aria solenne, e vide dal lato opposto la Sposa del nekomata cercare di mantenere sveglia Yoko, inerme sul prato.
Quando anche Touko si accorse della presenza dell'uomo, il suo sguardo si riempì di speranza. «Per favore, signor Yamato, intervenga! Ryu è impazzito. Ha attaccato Yoko!»
Yamato assunse un'espressione sorpresa ma, prima che potesse muovere un passo, anche Midori parlò: «Quella ragazza mi ha mancato di rispetto e ha rischiato lo sterminio del nostro casato. Ha meritato la sua punizione e, se non fosse stato per il loro arrivo, di questa faccenda non ci sarebbe già più alcun problema.»
Touko vide allora con sconcerto come Yamato porgesse un cortese inchino alla sua signora, per poi voltarsi e guardare di nuovo verso lei e la povera Yoko. «La signorina Yoko era stata avvisata più volte di non interferire. Ha semplicemente avuto ciò che meritava; lei e il suo fidanzato dovreste smetterla immediatamente o rischierete il litigio tra le nostre famiglie.»
«Tutto questo è folle!» sbottò Touko tra le lacrime. Del resto, anche lei non era che una semplice ragazza di città, perciò il fatto che tutto questo si riducesse a un mero orgoglio e ad affari tra clan semplicemente la disgustava.
La lotta tra i due eredi esplose al centro del giardino con un boato elementale distruttivo, illuminato dai bei raggi del mattino che filtravano nella corte. Ryu scattò per primo muovendosi nella rigida e potente stabilità della posizione Zenkutsu-Dachi, scagliando una combinazione ravvicinata di pugni Gyaku-Tsuki. Ciascun colpo era amplificato da getti d'acqua pressurizzata che saettavano come proiettili liquidi dalle sue nocche. Nyankichi , muovendosi con la micidiale e fulminea agilità felina, eluse l'assalto con un repentino gioco di gambe laterale ed eseguì un perfetto bloccaggio Uchi-Uke, deviando la traiettoria fluida del drago.
Avvolto all'istante dalla sua spaventosa aura demoniaca, il nekomata contrattaccò scatenando i segreti del proprio casato. Con una rapida torsione del bacino, scagliò un potentissimo calcio circolare Mawashi-Geri, rilasciando contemporaneamente tre Hitodama, le leggendarie sfere di fuoco fatuo fluttuanti. I proiettili spettrali, accesi di un sinistro colore verde e rosso, saettarono nell'aria tracciando spirali luminose sotto lo sguardo solenne di Midori. Ryu reagì con freddezza chirurgica: ruotò le braccia nella parata Shuto-Uke e richiamò a sé l'elemento naturale, sollevando dalla vicina fontana di marmo una muraglia d'acqua rotante che intercettò le sfere. L'impatto tra il fuoco fatuo e la massa fluida generò un violento sfrigolio, saturando l'ambiente di un denso e asfissiante vapore spirituale.
Sfruttando la nebbia come schermo visivo, Nyankichi balzò a mezz'aria stendendo i palmi in avanti e gridando con furente determinazione. Dalle sue dita eruppero le Onibi, le fiamme demoniache incendiarie di colore blu cobalto, che piombarono dall'alto a mo' di pioggia meteorica, minacciando di incenerire il lastricato. Ryu, costretto a difendersi, indurì la mascella e si radicò al suolo nella solida posizione del cavaliere, il Kiba-Dachi. Sollevò entrambi i pugni sferrando un devastante Morote-Tsuki verso il cielo: l'acqua si condensò istantaneamente assumendo le fattezze araldiche e ruggenti delle fauci di un drago marino, che si innalzò contro le Onibi, inghiottendo le fiamme blu in una spaventosa deflagrazione di fumo e risonanze elementali.
I due amici d'infanzia si ritrovarono a un palmo dal viso, i respiri aspri e i canini felini di Nyankichi che ringhiavano contro le iridi acquamarina romboidali di Ryu. Le tecniche di karaté si fondevano in una danza spietata e simmetrica, distruggendo le fioriere di marmo e le colonne della veranda ad ogni impatto energetico, mentre l'acqua della fontana e le Hitodama rosse continuavano a orbitare freneticamente attorno alle loro figure in un parossismo di pura violenza bellica.

«Toukichi, basta così, fatti da parte o dovrò andarci più pesante. Le tue tecniche non sono adatte per un lungo scontro» gli disse Ryu, con l'affanno.
«Smettila tu e chiedi perdono a Yoko per ciò che le hai fatto!» sbottò il nekomata, che era più stanco del suo avversario. «Ho ancora altri assi nella manica e non ho paura di utilizzarli. Ricordati che la morte stessa è un'alleata della mia casata.»
«E tu vorresti davvero arrivare fino a questo punto per proteggerla!?»
«Come avresti fatto tu, se non avessi perso il senno!» urlò Nyankichi con tono roco e disperato.
Ryu restrinse lo sguardo e una sorta di fitta mentale lo attraversò come uno spillo; il suo respiro tremò. «Ormai quel tempo è passato... I miei doveri sono solo verso Midori.» Si voltò verso quest'ultima che, anche senza pronunciare alcuna parola, era chiaro che stesse attendendo che il suo drago terminasse l'opera. «Perciò, se non vuoi toglierti di mezzo, considererò anche te come qualcuno che vuole mancare di rispetto alla mia Sposa» concluse, tornando sull'amico con occhi luminosi.
L'energia demoniaca gli agitò i lunghi capelli blu, mostrando quanto la sua forza stesse man mano crescendo. Grazie alla Sposa, lui era diventato molto più forte dell'ultima volta in cui si erano confrontati.
Nyankichi reagì a quella nuova forza improvvisa, facendo emergere le orecchie con il pelo dritto e le due code sulle cui punte bruciavano dei fuochi fatui; le zanne e gli artigli emersero, facendogli assumere un aspetto più ferino.
Ma proprio mentre il combattimento minacciava di raggiungere toni ben più seri, il cielo si riempì all'improvviso di nuvole nere e una tempesta di fulmini si scagliò nell'aria. Uno in particolare finì proprio tra Ryu e Nyankichi che, quindi, vennero sbalzati via ai lati opposti. La fontana di marmo andò in mille pezzi e il getto d'acqua esplose libero.
«Basta così!» esordì una voce potente e, quando tutti alzarono lo sguardo, videro avvolto in una nube demoniaca rossastra Reiya Kiryuin, che aveva in braccio Yuzu la quale, viola dalla paura, si aggrappava al compagno, spaventata per quell'altezza vertiginosa.
Tutti i presenti si ammutolirono, mentre vedevano l'erede della Prima Famiglia scendere tra di loro con quell'aura pesante e minacciosa.
«Con l'auto ci avremmo impiegato troppo» spiegò l'uomo una volta arrivato a terra, mostrandosi come sempre in quel suo elegantissimo abito nero di taglio italiano. «Vedo che siamo arrivati appena in tempo.»
Una volta che anche Yuzu ebbe i piedi a terra, corse immediatamente verso le due amiche, capendo subito che Touko non esagerava quando al telefono le aveva detto che Yoko era gravemente ferita.
«Mi dispiace tanto» disse affranta, mentre accarezzava la treccia castana di Yoko. «È tutta colpa mia.»
«Esigo delle spiegazioni» impose di sapere l'oni, con gli occhi rossi fiammeggianti.
Il signor Yamato gli porse un solenne inchino. «Mio signore, nulla di cui lei debba scomodarsi. Sono questioni interne a questo casato.»
«Siamo sotto il raduno annuale degli ayakashi e qui vedo l'erede dei Kishinryū combattere contro quello dei Nekota, mentre i rispettivi padri sono nel mio palazzo a brindare con il mio saké. Certo che è anche affare mio.»
Midori si alzò allora dalla sedia e anche lei porse un cortese inchino, ma meno profondo di quello di Yamato, in quanto il suo casato, seppur umano, era considerato alla pari di quello dei Kiryuin.
«Il mio Sposo mi stava proteggendo. Stava adempiendo al suo dovere e il nekomata si è messo in mezzo. I Kishinryū sono le vittime qui.»
«Che bastarda!» sibilò Touko a denti stretti.
Reiya si voltò verso Ryu, che si era appena rialzato, barcollando. Lo sguardo dell'oni era gelido. Semmai avesse provato rispetto per il giovane drago, questo si era ormai completamente dissipato.
«Yuzu, come sta Yoko?» chiese con tono fermo.
Yuzu si sollevò, tirando su con il naso, piena di lacrime. «Reiya, ti prego, aiutala. Le ha spezzato tutte le ossa!»
«Mi dispiace, ma...» Ryu non riuscì a finire la frase che a Reiya bastò sollevare e stendere il braccio destro perché l'aura rossa si allungasse e si solidificasse in un lungo e muscoloso arto, che prese per il collo Ryu e lo sbatté contro il muro di marmo. Lo sguardo era collerico, le ciocche brune si agitavano a causa delle correnti ascensionali che lui stesso emanava.
«Stolto, ti sei dimenticato che Yoko è una delle migliori amiche di Yuzu e le tue azioni hanno fatto piangere la MIA Sposa!»
«Mio signore! Stava facendo il suo dovere, non ha trasgredito ad alcuna regola!» provò a intervenire Yamato, diventato cereo.
«Credevo che ci tenessi a quella ragazza, invece le hai voltato le spalle al primo capriccio della tua fidanzata.»
«Io ci tengo ancora a lei» provò a dire Ryu, con voce strozzata, «ma la mia Sposa ha sofferto per lei!»
«È così, sommo Reiya, ha agito per conto mio» disse Midori, accigliata. «Si ricordi che è pur sempre il mio Sposo e io sono una Ichiryusai.»
Reiya, però, ignorò anche lei. In quel momento c'erano solo lui e lo sconsiderato giovane drago.
«Dici che ci tieni a lei, ma stavi per ucciderla. Che razza di affetto è il tuo?» disse cupo.
Una lacrima scese dagli occhi di Ryu. «Non lo so. Non so più niente... Io... Io devo proteggere la mia Sposa, senza guardare in faccia a nessuno. È questo il principio della magia ancestrale.» Ormai aveva un filo di voce.
In quel momento, le sopracciglia di Reiya si contrassero in maniera quasi impercettibile: c'era un dolore reale che attraversava il watatsumi in quel momento.
Reiya ritirò la tecnica e Ryu, sull'orlo dello svenimento, cadde pesantemente a terra.
«Parlerò con tuo padre.» Si voltò verso Nyankichi. «E anche con il tuo. Anche si è trattato di un nobile gesto, non devi mai dimenticarti che le lealtà tra i clan possono essere sottili come carta velina: basta una scintilla come questa.»
Nyankichi - tornato con l'aspetto umano - si grattò la nuca, imbronciato.
«E tu non mettere in mezzo la tua famiglia: sei di un ramo cadetto, non la figlia di Mamoru. Dal momento che sei la Sposa dei Kishinryū, dovresti piegare di più la testa al mio cospetto.»
L'erede dei Kiryuin, senza perdere tempo ad aspettare eventuali repliche da chissà chi, a lunghi passi si diresse verso le tre ragazze. Si piegò su un ginocchio e poggiò una mano sulla schiena di Yoko, che respirava appena.
L'attimo dopo, una luce bluastra avvolse l'intero corpo e Yuzu assistette nuovamente a quel prodigio che mesi prima aveva curato anche lei dall'ustione al braccio.
Yoko gemette appena mentre le ossa si risanavano, e le sue due amiche le strinsero entrambe la mano per farle sapere che erano con lei.
«Ora sta bene» disse Reiya. «Almeno il suo corpo è sanato.»
"Solo quello" pensò tra sé l'oni con dispiacere.
La prese poi in braccio e iniziò a incamminarsi. «Ormai Takamichi dovrebbe averci raggiunto con l'auto.»
«A questo punto andiamo anche noi, il nostro autista non se ne sarà ancora andato» disse Nyankichi, rimettendosi in piedi, non senza sforzo.
Touko gli andò incontro, abbracciandolo e scostandogli le ciocche di capelli sudate per accertarsi che stesse bene. Quel tocco fu come acqua fresca dopo una lunga arsura per il nekomata, che si chinò su di lei per poggiare la fronte contro la sua.
Anche Ryu, nel frattempo, era stato soccorso dal signor Yamato per aiutarlo a rimettersi in piedi.
Il drago e il gatto incrociarono lo sguardo, ma fu il primo ad abbassarlo, colmo di dispiacere, mentre il secondo rispose con un soffio indignato.
Il gelo calò tra la servitù mentre il sommo Reiya, con accanto la sua Sposa, con passo fiero e schiena dritta, attraversava il cortile di quel casato inferiore a lui, seguito dall'erede dei Nekota con la consorte, anche lui con un'espressione profondamente offesa.
Reiya adagiò con cura Yoko, sveglia ma in realtà completamente assente, nel sedile posteriore e Yuzu le si mise accanto per abbracciarla e cullarla. Quest'ultima si sentiva profondamente in colpa verso la sua amica, per averle dato quella falsa speranza che l'aveva ridotta in quel modo.
«Credo che non si riprenderà tanto facilmente, stavolta» disse Reiya, «perciò sappi che non c'è problema se, finché non troverà la forza di tornare a vivere, tu voglia starle accanto. I miei genitori li puoi sempre conoscere un'altra volta e il raduno ci sarà anche il prossimo anno.»
Yuzu ingoiò la saliva e poi annuì.
«No, Yuzu» disse Yoko con un filo di voce, mentre con la testa era appoggiata alla sua spalla. «Ci tenevi molto, non devi rimandare per me.»
«Ma Yoko, è per colpa mia se...»
«No, la stupida sono stata io che non imparo mai la lezione. Sapevo che non c'era futuro e ho continuato e continuato e, anche se mi hai dato tu l'ultima speranza, dovevo agire più saggiamente. Perciò ora non sconvolgere i tuoi piani per me.»
Le guance di Yuzu si rigarono di nuovo e le bruciarono. Strinse di più l'amica a sé e se la tenne stretta come un oggetto prezioso.
«Poi c'è l'associazione, ricordi? È il mio unico scopo ormai. Ma non per Ryu, d'ora in poi non farò più nulla in suo nome...»
Yuzu sentì il cuore stringersi. Ma, a questo punto, forse era meglio così.
Ora che le acque si erano calmate, al castello dei draghi d'acqua i domestici e i tecnici per riparare la fontana si riversarono in giardino per eseguire in silenzio le proprie mansioni.
Il signor Yamato intanto aveva preso a incanalare il suo flusso energetico nel corpo del suo giovane padrone per ristabilire la sua aura e sanare eventuali ferite... Ma anche per Ryu le ferite fisiche erano solo secondarie.
«Accidenti, chi avrebbe mai immaginato che il sommo Reiya arrivasse a invadere casa nostra» commentò Midori, accigliata. «E mi ha pure insultata... Ma chiaramente per lui dovrò ingoiare il rospo.» Si diresse poi a lenti passi verso Ryu, che nel frattempo teneva lo sguardo nascosto sotto la frangia. Sgranò gli occhi per lo sconcerto quando provò ad accarezzarlo e lui le schiaffeggiò la mano con stizza.
«Per colpa tua ho fatto del male ai miei migliori amici! Ho fatto del male a Yoko!»
Midori fece un passo indietro. «Ma che dici? Hai fatto il tuo dovere. Non lo hai portato del tutto a compimento, ma hai fatto ciò che ti ho chiesto. Il tuo unico scopo è proteggermi, oltre che diventare il futuro amministratore dell'impero di tuo padre. Che ti importa di quel gatto e di quella completa idiota?»
Yamato dovette fare un passo indietro per non essere toccato dalle fiamme roventi dell'aura di Ryu.
Midori invece non si lasciò scoraggiare. «Ryu, tu mi ami? Faresti di tutto per me? Non sono il tuo universo?»
Ryu non rispose, ma digrignò i denti mostrando le zanne.
Midori indurì per un attimo la mascella, ma non mutò espressione. Anzi, si fece ancora più languida. «Mi hai protetta, mio amato, e io sono così felice» allargò le braccia. «Avanti, permettimi di ringraziarti con un caloroso abbraccio. Scalda il mio cuore, scalda il mio corpo con le tue forti braccia.»
Il maggiordomo conosceva bene i doveri del suo casato e il fatto che al suo padrone fosse capitata una Sposa di alto rango, che dimostrava di volere il suo ayakashi al proprio fianco, avrebbe dovuto renderlo sereno. Eppure, non riuscì a evitare un attorcigliamento di viscere quando, curvo di spalle e non tanto dissimile da uno zombie, con un sorriso esausto, Ryu si sporse verso Midori fino a inginocchiarsi al suo cospetto e abbracciarla forte, come se fosse la sua ancora. Midori si piegò su di lui e lo abbracciò dolcemente, con fare materno.
«Il mio dolce ayakashi, il mio bel drago. Che ti importa di quelli là quando hai me? Sono solo io la ragione della tua esistenza.»