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Tra le sete pregiate del kimono di alta fattura di Midori, che rappresentava la possenza e la forza del Dio Drago, e sotto lo sguardo austero di quest'ultimo, attraverso la statua di giada scolpita in suo onore, si consumò un'unione sacra.
Le spalle del giovane drago vibrarono e scintille di energia demoniaca si sprigionarono nell'ambiente, mentre l'erede maschio dei Kishinryū dava dimostrazione che il suo vigore non riguardasse solo la forza delle sue arti magiche e Midori gli dava dimostrazione che lei fosse la sua vera Sposa, accogliendo quell'energia e donando la propria attraverso carezze e baci. Ma quando l'energia Yang era pronta per essere incanalata nell'essere Yin di lei, quest'ultima lo bloccò, premendo dolcemente sulla sua spalla con la mano pur di scostarlo.
«Solo una volta sposati, amore mio. Con la benedizione del sommo Ryuusuke che benedirà il mio grembo, non prima.»
Gli occhi di Ryu, ebbri di quel piacere che gli aveva arrochito il respiro e imperlato di sudore la pelle, erano due fessure. Non aveva alcuna intenzione di arrestare così quell'atto, non prima di aver risposto completamente al suo istinto primordialie.
Ma Midori era la sua Sposa e lui avrebbe fatto tutto quello che lei gli chiedeva. Non poteva sottrarsi, la sua natura glielo impediva.
«Fammi contenta. Per ora basta così e ti prometto che notti come queste ci saranno in futuro, tutte le volte che il mio ayakashi lo vorrà.» Gli accarezzò dolcemente la guancia e lui le prese il palmo per imprimergli un bacio rovente.
Con un profondo respiro, si scostò da lei e si lasciò andare in modo che quel fulgore di passione non venisse sfogato su di lei. Si passò poi una mano tra i lunghi capelli blu e strizzò un paio di volte gli occhi.
Nel frattempo Midori raccolse le sue vesti per coprire quella candida pelle umida, che ora portava i segni della possessione del drago. Un sorriso composto ma soddisfatto le attraversava il viso e, di sottecchi, guardò il profilo di Ryu.
«Avverti ancora lo squilibrio spirituale?»
Ryu scosse il capo, agitando le ciocche. «È tutto passato.»
«Molto bene» disse Midori, socchiudendo gli occhi. Il rito aveva funzionato alla perfezione.
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«Yoko, vuoi vedere una magia?»
Nell'estate dei loro tredici anni, in cui Yoko e Ryu si erano ritrovati ancora una volta in quel residence, i due giovani erano corsi di nuovo alla loro spiaggia, perché Ryu moriva dalla voglia di mostrare all'amica i nuovi poteri acquisiti in quell'anno di allenamento con il sensei Seiryū, che gli aveva insegnato la manipolazione dell'acqua.
«Certo che lo voglio!» rispose lei entusiasta.
Ryu indugiò per un momento sul costume intero rosa antico di lei, che aveva dei pesciolini di stoffa gialli attaccati, e gli venne l'idea.
«Non ti spaventare, però.»
Yoko fece il broncio e portò le mani ai fianchi. «Ti pare che io sia fifona?» Ampliò il sorriso. «E poi di te mi fido, tranquillo!»
Le guance di Ryu avvamparono all'istante e dovette voltarsi per non darlo a vedere. Il ragazzino si legò i lunghi capelli in una coda di cavallo per concentrarsi meglio, poi si mise carponi sulla battigia e premette le mani sulla sabbia bagnata.
Le ondine che sopraggiunsero si ritirarono immediatamente, dividendosi in due e poi sollevandosi. Gli occhi di Ryu si illuminarono appena, mentre incanalava l'energia demoniaca nell'acqua e la sollevava, fino a creare un tunnel d'acqua.
Yoko sgranò lo sguardo non appena vide, tra spruzzi e gorgoglii, l'acqua non rispondere più alla gravità ma al volere del drago, creando quel passaggio sottomarino.
L'energia demoniaca e il vento generato dai flutti agitarono la chioma blu di Ryu che ora, con lo sguardo intensificato per la concentrazione, le tese una mano.
«Anche adesso non hai paura?»
Yoko fece un passo indietro, titubante. L'istinto di sopravvivenza chiaramente la metteva in guardia dall'azzardare una cosa del genere. Guardando Ryu che sembrava così sicuro di sé, però, alla fine si fece forza e gli afferrò la mano.
«Andiamo!»
Ridendo spensierati, i due ragazzini corsero verso il tunnel e lo attraversarono. L'aria salmastra e fresca li avvolgeva, l'acqua risaliva verso l'alto a ondate e scivolava lungo quella stessa barriera invisibile di energia spirituale. E più si spingevano avanti, più la bellezza del mare si mostrava ai loro occhi: pesci colorati, tartarughe, stelle marine. Un acquario naturale.
Yoko fece scorrere le dita su quella superficie liquida e rise di cuore, mentre Ryu aveva il cuore a mille per essere riuscito a impressionarla.
«Ora rientriamo, non vorrei che ti stancassi troppo» disse Yoko che, pur apprezzando quel gesto, notava che stava avvenendo a scapito degli sforzi del suo amico.
«Aspetta, Yoko» le disse, prendendole il polso, cosa che fece inarcare un sopracciglio alla giovane.
Ryu si strinse nelle spalle e divenne di nuovo rosso come un peperone. «Ecco, io volevo chiederti una cosa.»
«Dimmi pure» disse lei, annuendo.
«Ebbene...» Iniziò a picchiettare gli indici tra loro. «Tu tre anni fa mi hai detto che sono il tuo Sposo, giusto?»
«Giusto.»
Ryu inalò profondamente con il naso. «Ecco... Io volevo dirti che mi sono allenato molto anche perché a quella promessa, che da grandi ci sposeremo, ci credo ancora.»
Yoko divenne rossa a sua volta. «D-davvero?»
«Sì!» sbottò lui. «Tu sei carina e divertente, io sto bene con te... Quindi... Quindi... Volevo chiederti se potessi stringerti la mano e cose così.»
«Ma... Tuo padre non si arrabbierà?» chiese lei, leggermente preoccupata.
«Continueremo come abbiamo fatto, tenendocelo per noi» disse lui, stringendo i pugni. «Ti voglio bene, Yoko, e non ti lascerò mai!»
«Anche io te ne voglio... Quindi me lo prometti?» Lo sguardo di Yoko si fece più intenso.
Ryu annuì con decisione, poi si voltò e vide che lì vicino c'era una tartaruga marina che osservava i due incuriosita, sospesa in quell'acqua fluttuante. Si avvicinò a essa per sussurrarle qualcosa e, quando ebbe finito, la tartaruga si allontanò di gran carriera.
«Che le hai detto?» chiese Yoko, esterrefatta.
Ryu rise e si portò le mani dietro la nuca. «Le tartarughe sono longeve e sagge. Le ho detto che, qualora me ne scordassi, di venirmelo a ricordare.»
Yoko rise e scosse il capo. «Sei proprio uno scemo.» poi si avvicinò e gli dette un bacio sulla guancia che fece d'invenire il drago d'acqua di fuoco.
Quando riemersero dal tunnel per tornare sulla spiaggia erano stanchi, ma la presa delle loro mani era ben salda. Ryu tirò un sospiro di sollievo quando rilasciò la tecnica e si buttò di peso a sedere sul telo.
Yoko, invece, si chinò sulla borsa frigo per recuperare un paio di ghiaccioli che si erano portati dietro, così da fare merenda. Le onde del mare, su cui si riflettevano i bei raggi del sole del pomeriggio, si muovevano calme, con quel loro dolce suono.
Yoko, per la forte emozione, aveva finito il ghiacciolo più in fretta di Ryu, che invece se lo stava gustando con più calma e, colta dalla stanchezza, lentamente scivolò fino a che non appoggiò la testa sulla spalla di lui e chiuse gli occhi. In quel silenzio, tra onde e cicale, i due giovani fidanzati impressero nei loro cuori una promessa importante che, al tempo, non credevano sarebbe mai stata infranta.

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Yoko quella notte vomitò anche l'anima, al punto che i genitori dovettero portarla d'urgenza al pronto soccorso per effettuare degli accertamenti. All'apparenza sembrava non avesse nulla, ma lo stomaco non faceva che contorcersi, al punto che ormai rigettava solo acqua e i medici dovettero farle una flebo.
Il giorno dopo non si presentò a scuola e Touko provò a chiamarla per sapere quale fosse il motivo. Al suo posto rispose la madre, che le spiegò cosa le fosse accaduto. I dottori avevano ritenuto necessario tenerla in osservazione almeno per un paio di giorni, per cercare di capire che non ci fosse qualche patologia in corso che non avevano ancora individuato.
Non appena Ryu arrivò in classe, venne investito dalle parole di Touko, Nyankichi e Yuzu, che lo avvertirono della cosa. Il ragazzo si dimostrò dispiaciuto, ma non nel modo che si sarebbero aspettati proprio da lui.
Il nekomata strinse i pugni. "Possibile che l'imprinting lo abbia reso così freddo?" si disse con rabbia.
Tuttavia, tutti e quattro si organizzarono per andare quel pomeriggio a trovarla, sperando che un volto amico potesse risollevarle il morale.
Ryu, però, non arrivò subito, perché prima aveva deciso di passare a prendere Midori, che a sua volta voleva accertarsi delle condizioni dell'amica.
Non appena i tre compagni videro quella bellissima giovane donna, simile a una bambola di porcellana, entrare nella stanza di Yoko, ne rimasero affascinati. Era davvero il riflesso di un retaggio antico e nobile che gli stessi ayakashi temevano.
«Buonasera a tutti» disse, porgendo un cortese inchino. «Mi chiamo Midori Ichiryusai e sono la Sposa di Ryūjin.»
«P-piacere» disse il nekomata, porgendole un rispettoso inchino quale si pretendeva verso la figlia del nobile casato umano, pari a quello dei Kiryuin. «Io sono Toukichi Nekota e lei è Touko, la mia Sposa.»
«Piacere, io sono...»
«Yuzuko Shinonome... La tua fama ti precede, Sposa dell'onorevole Reiya Kiryuin.»
Yuzu ingoiò saliva. Quella ragazza era un essere umano, eppure aveva una profondità nello sguardo quasi inquietante. Ma ancora non ne sapeva abbastanza per capire bene in fondo certi misteri spirituali... Non ancora, almeno.
«Ma ora ditemi, come sta la cara Yoko?» chiese infine Midori, con aria apprensiva.
I tre si fecero da parte per permettere alla coppia di avvicinarsi. Midori si andò a sedere sulla sedia di metallo lì vicino, prendendo la mano fredda di Yoko. «Amica mia, ti prego, apri gli occhi. Siamo tutti qui per te.»
Yoko non rispose, non finché anche Ryu si avvicinò per sfiorarle la spalla. Aprì gli occhi lentamente: le sue iridi color miele erano leggermente acquose. Non appena incrociò lo sguardo del drago, esso tremò. No. Ormai non leggeva più nulla in Ryu. Quegli occhi color acquamarina la fissavano come avrebbero guardato una conoscente qualsiasi. Non c'era più niente. Niente. Aveva dimenticato la promessa.
«Sono molto stanca... Voglio rimanere da sola, per favore» si limitò a dire.
Touko allora suggerì a tutti di scendere al bar dell'ospedale, così da poter lasciare la loro amica a riposare.
«Tranne tu, Yuzu» disse improvvisamente Yoko, con un filo di voce. «Resta.»
Yuzu si strinse nelle spalle, poi si guardò con gli altri quattro, i quali annuirono. Quindi la studentessa rimase nella stanza, chiudendosi la porta alle spalle.
L'odore di disinfettante della stanza asettica le punzecchiava il naso, ma non era certo un problema. Nei pochi secondi di silenzio si udirono solo il picchiettio della flebo e il respiro profondo di Yoko. Avanzò e si andò a sedere accanto alla sua amica.
«Eccomi, dimmi tutto» le disse, prendendole la mano.
Yoko sospirò. «Volevo sapere se fossi felice con Reiya, se ti trattasse bene.»
Le guance di Yuzu si imporporarono, poi annuì. «Mi sento sempre più legata a lui, a dire il vero.»
«Te ne sei innamorata?»
«N-non lo so... Sono molto confusa.»
Yoko sorrise divertita, le sue occhiaie erano profonde. «A questo punto, secondo me, sì» sospirò. «E spero che ti porti tanta fortuna. Perché a me non ne ha portata molta.»
«Non dire così... Anche se sei triste per Ryu... Tu, tu hai ancora una vita davanti!»
«Non faccio che ripetermelo, eppure ieri notte forse finalmente ho realizzato che quei giorni non torneranno più e il mio cuore si è spezzato. Il maglio aveva ragione, ma ho continuato a fare di testa mia.»
Gli occhi di Yuzu si fecero colmi di lacrime. Voleva dirle mille parole, trovare il modo di tirarla su, ma non riusciva a trovare quelle giuste. Per farla stare meglio, Ryu avrebbe dovuto ripudiare la sua Sposa e tornare con lei. Ma un ayakashi, una volta legato a una donna, non la lascerà mai e farà di tutto per lei. E lei lo sapeva bene, avendo convissuto con una sorella viziata e riverita dalla sua kitsune.
«Senti... Te lo posso chiedere un favore?» chiese poi Yoko, con voce roca.
Yuzu si sporse in avanti. «Certo, dimmi pure.»
«Tra un paio di giorni ci sarà il raduno annuale degli ayakashi, tu immagino ci andrai, no? In quanto Sposa di Reiya, mi aiuteresti ad individuare i demoni che sarebbero propensi ad avallare il mio progetto? Non voglio che sia solo una cosa su carta, io questa associazione la voglio creare davvero... Sento che sia la cosa giusta da fare.»
«Io non andrò a tutti i giorni del raduno» ammise Yuzu. «In questi giorni starò dai miei nonni, Reiya ha detto che mi porterà solo l'ultimo giorno, a conoscere i miei...» Improvvisamente fece fumo dalle orecchie. «... I miei suoceri.»
Yoko sorrise divertita, anche se questo le causò una leggera tosse. «Sono sicura che ti adoreranno... Magari convincerai proprio loro, sarebbe una bella fortuna per me, eheh!» Abbassò lo sguardo e sorrise più malinconicamente. «Sai, nonostante io frequenti Ryu da otto anni, non mi ha mai portata. Degli esseri umani, solo le Spose sono ammesse: per tutti gli altri che osano varcare i confini delle loro dimore c'è solo l'oblio. Mi sono quindi sempre chiesta come sia... Tu magari potrai raccontarmelo, quando tornerai.»
Yuzu annuì. «Ma certo... Tu però per allora voglio che ti sia rimessa, mi raccomando.»
Le due amiche si sorrisero dolcemente, in quella promessa reciproca.
Raggiunto il piano del bar, Yuzu si fermò sulle scale a osservare da lontano le due coppie che stavano chiacchierando tra loro. Midori sembrava davvero affabile e con Ryu appariva in perfetta simbiosi: quel medesimo affiatamento che una volta il watatsumi condivideva con Yoko.
Si strinse un pugno al cuore, ricordando il suo primo incontro con Reiya: era ferita, ustionata da Yota Kogetsu che l'aveva punita per aver schiaffeggiato la sua Sposa, Karin. Nonostante lei fosse la sorella maggiore e avesse avuto tutte le ragioni per quel gesto – pur pentendosene –, l'ayakashi l'aveva comunque attaccata e nemmeno i suoi stessi genitori l'avevano protetta, in quanto accecati dalle ricchezze che la kitsune aveva procurato loro, scegliendo la figlia minore come Sposa. Fuggendo, scacciata di casa, era corsa per la città e il fato volle che, durante quel suo vagare, passasse di lì proprio Reiya, che aveva avvertito la sua energia spirituale in cui era racchiuso tutto il suo universo. Dopo essere stata curata dall'oni, quindi, che le aveva confessato il suo amore istantaneo, presa dalla foga lo aveva supplicato di amarla con tutto se stesso... Ma solo recentemente si era resa conto che quella supplica non servisse perché, dal momento in cui Reiya l'aveva trovata, le loro anime si erano legate saldamente.
Però, invero, aveva ancora dei dubbi, e questi glieli generava non solo il trauma della sua crescita, in cui i suoi stessi genitori avevano annullato il suo amor proprio facendola sentire un peso per chiunque, ma anche il fatto che Ryu, comunque, fosse stato innamoratissimo di Yoko. Possibile che tutto questo fosse davvero saldo come la tradizione voleva fare apparire?
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fonte Google
Le risposte ai suoi dubbi sopraggiunsero proprio due giorni più tardi: Sakurako, colei che era stata la promessa sposa di Reiya prima che quest'ultimo conoscesse Yuzu, aveva voluto vedere quest'ultima e si era recata alla casa dei nonni per conoscerla.
Yuzu venne immediatamente colpita dalla bellezza struggente della nobildonna oni, al punto da provare un immediato senso di vergogna, constatando quanto trovasse incredibile che Reiya avesse annullato il fidanzamento con una tale creatura per un tipo scialbo e impacciato come lei. Con lunghissimi e setosi capelli neri, occhi rossi dalla pupilla romboidale e un sofisticato kimono viola con fantasie floreali, anche lei sembrava il frutto della mano di un artista che nella sua opera ci aveva messo l'anima.
Sakurako, però, non si era presentata per rivendicare il suo diritto sull'erede della Prima Famiglia, ma per avvisarla di qualcosa. Un compito, per la precisione, che lei stessa avrebbe adempiuto per puro senso altruistico: mostrarsi la moglie devota che tutti si aspettavano da lei, mentre in segreto supportava la relazione clandestina di suo marito con il suo fido segretario, Takamichi.
A quella rivelazione, per Yuzu fu come ricevere un macigno sulle spalle, tale fu lo stupore. E, a rafforzare le sue parole, la oni le mostrò persino un album con delle fotografie compromettenti. Le fece quindi capire che, nonostante Reiya continuasse a dire che l'amava, forse anche quella fosse una strategia di facciata, per non far capire nemmeno a lei della sua relazione segreta con il suo segretario.
Quando Sakurako poi si congedò, lasciò Yuzu in un turbinio di pensieri contrastanti che l'avevano appena messa in crisi, risvegliando i suoi vecchi traumi.
Se non bastasse, inoltre, quello stesso giorno si presentarono alla porta dei nonni anche Yota, Karin e i genitori.
Yota, che era stato già punito e minacciato in precedenza da Reiya per aver ferito Yuzu, non si era potuto sottrarre alla richiesta della sua amata Sposa di supportarla in quella irruzione. Così, ipnotizzò le guardie che Reiya aveva posto all'esterno della casa dei nonni di Yuzu e permise a Karin e ai genitori di entrare con la forza.
Yuzu era stata accolta dai nonni paterni grazie alle conoscenze di Reiya, dato che i genitori non l'avevano mai considerata, mentre i nonni le volevano davvero bene. Ma ora Yuzu era la Sposa del più potente tra gli ayakashi, quindi la loro avidità li aveva spinti a cercare di riavvicinarsi alla loro figlia maggiore e a cercare di trascinarla via con la forza, arrivando persino al punto che il padre di Yuzu spinse a terra la propria stessa madre, che si era frapposta per difendere la nipote.
Il tutto si era infine risolto con l'intervento dei piccoli Sou e Ao, che erano teneri quanto incredibilmente potenti, essendo le guardie del corpo che Reiya aveva creato per la sua Sposa. Ma anche quando quella gente se ne fu andata, la paura e l'angoscia ormai le avevano attanagliato il cuore.
La notizia chiaramente giunse anche a Reiya e per questo si creò un conflitto diplomatico proprio durante il raduno in corso, pretendendo di parlare non solo con Yota, ma anche con la capoclan delle kitsune: Nadeshiko Kogetsu, un'affascinante volpe a nove code che nella sua forma umana era una donna avvenente dai lunghissimi capelli argentati e che, nonostante avesse l'aspetto di una trentenne, era persino più anziana dei genitori di Reiya.
Le altre famiglie non si risparmiarono dal fare commenti e dal parlare male delle kitsune, che erano note per i loro soliti inganni. Si credevano furbe e di passarla sempre liscia: forse stavolta i Kiryuin avrebbero dato loro una bella lezione.
«Solo uno stolto affronterebbe così impudentemente il sommo Reiya» commentò il signor Kishinryū, ignorando totalmente che settimane prima il suo stesso figlio avesse osato tanto.
Tutto questo, però, non portò solo allo scompiglio esistenziale di Yuzu e all'ira di Reiya: il fato negativo diede un ulteriore colpo poiché, proprio il giorno dell'assalto, Yoko, che si era finalmente ripresa, avvisata da Touko di quanto fosse capitato alla loro amica, volle chiamare immediatamente Yuzu per sapere come stesse.
«Vuoi che venga a trovarti?» le chiese con il fiato sospeso.
«No, ti ringrazio» rispose Yuzu, scuotendo il capo. «Ti sei appena rimessa, non voglio che ti affatichi per me.»
«Certo che i tuoi sono davvero incredibili! Degli arrivisti patentati, mi dispiace dirtelo.»
«Non... Non preoccuparti... Ormai so da anni di che pasta siano fatti... Non è stata nemmeno la loro irruzione a sconvolgermi più di tanto, in realtà» ammise Yuzu, mentre, sdraiata a letto, fissava con una fitta profonda nel petto quell'album che le era stato consegnato.
«Che altro c'è?»
Yuzu a posteriori si maledì per la sua debolezza. Se avesse avuto la forza di pensare più lucidamente, non avrebbe mai raccontato a Yoko dell'incontro con Sakurako; soprattutto, non le avrebbe parlato del fatto che Reiya, mentre stava con lei, in realtà intrattenesse una relazione con Takamichi, facendo così risvegliare una scintilla che non avrebbe mai più dovuto riaccendersi nel cuore di Yoko.
La sera stessa, infatti, Yuzu scoprì la verità, così come comprese anche i suoi stessi veri sentimenti: quando la scorta la riportò da Reiya, lei gli corse immediatamente incontro, per poi baciarlo con passione, dirgli quanto lo amasse e chiedergli di amare lei soltanto. Poco dopo, parlando con lui, gli confessò di cosa Sakurako l'avesse messa a conoscenza, ma lui arrivò al punto di prendere quelle foto e di gettarle nel cestino, confessando di essere rimasto tristemente stupito del fatto che Yuzu avesse potuto credere a quelle illazioni.
Il giorno dopo, Sakurako e suo fratello Ouga Oniyama vennero convocati per parlare della faccenda. Già il giorno prima Reiya aveva avuto una difficile conversazione con Nadeshiko, che alla fine si era risolta solo con una specie di esilio all'interno della residenza dei kitsune e un'ultimissima possibilità per Karin e i suoi genitori, pena lo scioglimento del fidanzamento con Yota; ora dovette dare fondo a tutta la sua pazienza per affrontare quella questione spinosa.
Sakurako era davvero convinta che Reiya e Takamichi avessero una relazione, ma si scoprì che fosse solo il frutto della fantasia della donna, al punto che aveva commissionato dei manga yaoi con loro due come protagonisti. Chiaramente, quei fumetti vennero inceneriti sotto i suoi occhi sconvolti nel momento in cui Ouga glieli porse.
Perlomeno, quel grande equivoco aveva fatto capire a Yuzu cosa provasse davvero per il suo oni ed ebbe così la conferma definitiva che nel cuore di Reiya, che non si era mai interessato di niente e di nessuno, dietro una perenne maschera di freddezza, ci fosse solo ed esclusivamente lei. La sua Sposa, la sua stessa ragione di essere. Tutto questo lo suggellarono con un ultimo, intenso bacio... Ma fu proprio questo appianamento delle cose che fece ora rendere davvero conto a Yuzu di cosa avesse fatto, raccontando a Yoko che in realtà un ayakashi potesse amare qualcun altro, anche se aveva trovato la sua Sposa.
Un inquietante brivido freddo la colse e, poco dopo, i suoi timori arrivarono come una sentenza spietata.
«Yuzu, è terribile!» le disse Touko, strillando al telefono in preda al terrore.
«Touko, che succede!?»
«Nyankichi e Ryu... Se le stanno dando di santa ragione... Ryu ha ferito gravemente Yoko!»
Nel sentire pronunciare quelle parole, il cellulare cadde dalle mani della ragazza, che impallidì e cercò con gli occhi Reiya, il quale immediatamente incupì a sua volta lo sguardo.