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Il vento soffiava tra i campi di grano e una luce calda e dorata si diffondeva, posandosi su ogni singolo stelo e illuminando la rugiada sulle punte. C'era qualcosa di nostalgico e di surreale in quel luogo.
Ryu camminava in quei campi e un'indecifrabile sensazione sembrava sussurrargli un messaggio. Lo esortava a ricordare un dettaglio preciso, ma che cosa? Non si trovava nel suo elemento naturale, eppure si sentiva confortato alla vista di quei colori caldi.
A un certo punto, all'orizzonte, una figura catturò la sua attenzione: una fanciulla con un abito da sposa tradizionale.
Da sotto lo tsunokakushi, nel momento in cui ella si voltò, scorse parzialmente il suo viso. Un occhio, per la precisione, ed era color miele. Immediatamente sentì una morsa al petto e il suo primo istinto fu correre da lei per stringerla tra le braccia. Ma una volta che l'ebbe raggiunta, si accorse di essersi sbagliato: i suoi occhi erano color ghiaccio. Non era chi si aspettava; eppure, anche quest'altra ragazza lo guardava sorridente e gli faceva battere forte il cuore. Si chinò su di lei e la baciò. Un bacio bellissimo, colmo di affetto, che in lui scatenò immediatamente un senso di protezione feroce... Eppure, al contempo, nel momento in cui si scostò, copiose lacrime gli stavano rigando il viso, e non di gioia: era un senso di mancanza.
Il sogno si chiuse su se stesso, ma proprio mentre si risvegliava, gli parve di sentire la voce di sua madre che lo richiamava con disperazione.
Quando Ryu si risvegliò, il suo primissimo pensiero non fu per il compito d'inglese che lo aspettava, ma se la sua Midori avesse dormito bene nella stanza a lei assegnata. Da quel giorno del loro primo incontro, la giovane si era trasferita da lui e avevano iniziato la convivenza. Dovevano ancora abituarsi alla nuova routine, ma Ryu era fiducioso che presto Midori si sarebbe adattata e, una volta diplomati, avrebbero potuto iniziare la loro vita insieme.
«Non ho più visto quella tua amica da allora... Yoko, ho capito bene? Hai detto che è la tua migliore amica, eppure da allora non si è più fatta vedere. È per caso gelosa?» chiese la ragazza dai lunghi capelli blu, mentre sorseggiava una tazza di tè.
Lei e Ryu si trovavano sulla veranda. Con le belle giornate era più appagante fare colazione nel giardino interno del palazzo, dove era presente una bella fontana di marmo il cui getto sgorgava dallo spazio tra le code di quattro carpe con lunghi baffi.
I domestici servivano loro ogni leccornia e avevano molta cura nel porgere queste pietanze alla Sposa dell'erede.
Ryu si strinse nelle spalle e sorrise debolmente. «Oggi proverò a parlare con lei. Le ho fatto un torto e non ho ancora rimediato.»
«Avevi altre priorità, non sentirti in colpa» rispose lei, mentre portava alla bocca un biscotto con tutta la grazia che il suo casato le aveva insegnato fin dalla nascita. Sollevò un po' di più le palpebre per guardarlo dritto negli occhi. «E poi quale torto, per cui un'umana comune possa arrogarsi il diritto di sentirsi offesa, avrebbe mai arrecato il mio adorato promesso, al punto che egli si senta dispiaciuto?»
Ryu si prese un momento di raccoglimento. L'imprinting non gli aveva cancellato la memoria: ovviamente non aveva dimenticato cosa ci fosse stato, ma aveva mutato la sua visione delle cose.
Guardava Midori e attorno a lei vedeva costantemente quell'aura divina che lo spingeva a cadere ai suoi piedi, a venerarla come una dea e, allo stesso tempo, a possederla con ferocia affinché nessun altro potesse avvicinarsi a lei. Ma questa devozione assoluta non aveva soppresso il suo lato razionale, quello che gli ricordava che Yoko non era stata una semplice amica del cuore. Perciò, agli occhi di chi era assolutamente inconsapevole di tutta la faccenda, non sarebbe sembrato plausibile che di punto in bianco lui l'avesse abbandonata per un'altra. La stessa Yoko sicuramente si era sentita smarrita e confusa, se non persino ingannata. Tuttavia, ora che quella chimica gli scorreva nelle vene e rimodellava il suo pensiero, faceva in modo che quella faccenda non fosse affatto primaria. Il suo primo desiderio era rendere felice la sua Sposa Midori; tutto il resto cadeva in secondo piano, anche il ferimento di un'amica.
Ora capiva in pieno cosa intendesse il sensei Seiryū quando gli disse che non desiderava camminare tra gli esseri umani, per non rischiare di tradire sua moglie Ama.
Strinse allora i pugni da sotto il tavolo e poi si alzò in piedi, sorridente. «E non solo mi scuserò. Cercherò di farla venire qui oggi stesso. Voglio che diventiate amiche. Yoko è un tipo divertente.»
Midori inarcò le sopracciglia. «Questa è la prima volta che sento di un ayakashi che "offre" delle amicizie alla propria Sposa. Di solito tendete a tenerci solo per voi.»
Ryu irrigidì appena le braccia lungo i fianchi e corrugò leggermente la fronte. «Anche io sono un futuro iscritto dell'associazione di Yoko e anche io voglio dimostrare che il mio affetto per te è sincero e non solo frutto dell'imprinting. Se ti tenessi rinchiusa nel castello, isolata da tutti come vorrebbe il mio primo istinto, non sarei l'uomo che vorrei apparire ai tuoi occhi.»
«L'associazione di Yoko?»
Ryu annuì. «Poi te ne parlerò» guardò lo smartwatch. «Ora devo andare, augurami buona fortuna con il compito d'inglese, eheh!»
«Se hai studiato, non ti servirà» rispose lei con calma.
Ryu si inginocchiò al suo cospetto e, presa la mano sinistra di lei tra le sue, sollevò il capo e guardò Midori con uno sguardo colmo d'amore. «Tu comunque auguramelo e mi sentirò più tranquillo.» Poi si portò la mano di lei alle labbra e la baciò dolcemente.
Midori strinse appena lo sguardo, poi si girò quel tanto che bastava per accarezzargli la testa con la mano libera. «Allora buona fortuna, mio Sposo. Porta a casa un voto degno dell'erede dei Kishinryū.»
Ryu sorrise in quel suo solito modo innocente. Ora che la sua Sposa lo aveva benedetto, sentiva che quel compito non lo spaventava così tanto. Prese un'ultima fetta di pane con la marmellata, se la mise in bocca e poi corse via per non rischiare di fare tardi. «A fofo, fia afofata!»
Midori lo guardò correre e immettersi nel corridoio, correndo nel tipico modo spensierato di un adolescente qualsiasi, di certo privo del comportamento che l'etichetta richiedeva a un erede di un clan antico.
«Che razza di bamboccio...» borbottò tra sé e sé, sospirando, per poi incupire lo sguardo subito dopo. «Yoko, eh?»
In quel momento si avvicinò una domestica per raccogliere la tazza e i piattini che Ryu aveva lasciato.
Midori sfoggiò un sorriso delicato e assunse un'espressione innocente. «Mi scusi...»
La domestica fu più che felice che la donna le stesse rivolgendo la parola. «Mi dica pure, onorevole Sposa.»
«Solo una curiosità. Oggi forse conoscerò un'amica del mio adorato promesso. Vorrei fare con lei bella figura.»
«Parlate della signorina Yoko, senza dubbio» rispose l'altra con un bel sorriso.
Midori annuì. «Cosa sa dirmi su di lei? Così che possa accoglierla nel migliore dei modi.»
La domestica non esitò. «Oh, beh, lei è quasi di famiglia, si può dire. Lei e il signorino si frequentano fin da bambini e non può immaginare la marea di monellerie a cui abbiamo dovuto assistere. Quando il signorino Ryu è da solo è anche tranquillo, ma direi che quando è in compagnia di Yoko rivela forse la sua vera natura. Non sa quanti antichi vasi pregiati abbiamo rischiato di perdere a causa di quei due terremoti.»
Midori rise da dietro la manica del suo bel kimono ricamato con fantasie di draghi. «Ah, capisco, quindi sono molto affiatati.»
«Quando c'è stato il momento di iscriversi alle scuole superiori, il signorino ha insistito molto perché finalmente potessero frequentare la scuola insieme. Credo di non aver mai conosciuto qualcuno che cercasse così tanto la compagnia reciproca dell'altro, senza mai stancarsi. E dire che la signorina Yoko non è la sua Sposa.»
Midori strinse sottilmente le labbra, ma solo per un attimo, poi tornò a distenderle. «Allora dovrò impegnarmi per accoglierla anche io come una sorella. Ma non si preoccupi, le prometto che farò molta attenzione ai vasi.»
La domestica rese sinceramente divertita. «Allora sono doppiamente felice che sia lei la fidanzata del signorino!»
Non appena la donna se ne andò e Midori rimase da sola, quest'ultima bevve prima un sorso di tè con calma. Poi abbassò il capo, nascondendo lo sguardo sotto la frangia. All'improvviso scagliò via la tazza di terracotta, mandandola in frantumi, e quando risollevò leggermente il capo, i suoi occhi si fecero accesi di collera.
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Quando Ryu vide Yoko varcare le porte della scuola, tirò un sospiro di sollievo. Erano diversi giorni che non si faceva vedere ma, essendoci una verifica proprio quel giorno, neanche la più grande pena d'amore poteva esimere la giovane dai suoi doveri scolastici.
Tuttavia, quando la ragazza lo raggiunse, non si fermò, mantenendo lo sguardo basso e di fatto ignorandolo.
Questo causò a Ryu uno strano senso di smarrimento. Loro che da tre anni facevano lo stesso percorso per andare insieme a scuola, che ogni mattina veniva accesa dalle chiacchiere e dagli scherzi, a causa di quell'improvviso silenzio e di quella lontananza era come se improvvisamente lui avesse perso la propria imbracatura di sicurezza.
Dal canto di Yoko, che ormai aveva compreso che quello che c'era stato col drago fosse talmente sbagliato al punto che nemmeno il Dio Drago approvava quell'unione, stava cercando di raccogliere i pezzi e di superare il trauma; quindi, anche lei soppresse il suo primo istinto di fermarsi a parlare con lui.
A rallegrare la mattinata, per fortuna, ci pensarono i due orchetti e fedeli servitori di Yuzu. La presidente del club di cucito, una ragazza con gli occhiali e i codini rossicci, aveva preparato loro altri fantastici vestiti da indossare e i due mostriciattoli iniziarono a sfilare lungo il banco di Yuzu con il portamento di veri divi. Inutile dire che le ovazioni si sprecarono: le due mascotte avevano conquistato persino gli insegnanti e praticamente tutti pendevano dalle loro labbra.
Yoko e Touko, che si consideravano le fan numero uno, ne raccolsero uno a testa e li sollevarono come piccoli e preziosi trofei, scatenando le risate generali.
Anche Ryu sorrise e fu lieto di vedere che, almeno in quel frangente, la sua amica sembrava stare bene.
Abbassò lo sguardo. Sì, Yoko era sempre stata forte, o non avrebbe mai retto a tutto quello che aveva passato a causa sua. Aveva fatto bene a ignorarlo e a cercare di andare avanti, e non si sarebbe affatto stupito se a ricreazione, quando avrebbe provato a parlarle, lei gli avesse sputato in faccia.
Per quanto però lo negasse a se stesso, rimaneva pur sempre un ayakashi e, pertanto, l'orgoglio e il desiderio di possessione facevano parte della sua natura demoniaca. Lui non voleva perdere la sua amicizia, anche se essa si era incrinata per le sue stesse azioni. Avrebbe trovato un rimedio... E poi aveva fatto una promessa alla sua Sposa di portarle un'amica.
Il compito di inglese fu la parte più difficile della giornata per tutti gli studenti. In particolare per Ryu che, con tutti quei nuovi pensieri, non si era messo a studiare abbastanza.
Conoscere le lingue straniere era uno dei precetti imposti a un membro di una famiglia nobile, poiché gli affari non si limitavano al solo territorio nipponico. Sollevò lo sguardo dal foglio e quasi fu felice di leggere anche in Nyankichi lo stesso terrore che attraversava il suo cuore. Potevano essere entrambi dei demoni potentissimi, figli di retaggi ancestrali e superiori a qualsiasi altra creatura terrena... Ma, quando si trattava delle verifiche, non erano che due poveri e miseri esseri che sempre troppo tardi si pentivano per aver dato priorità ai diletti personali, piuttosto che ai doveri scolastici.
Chi invece faceva scorrere con assoluta sicurezza la penna sul foglio era Yoko, che per le lingue era decisamente portata. Ryu provò a sforzarsi con tutto se stesso di rispondere di testa sua, ma già sapeva che sarebbe incappato nell'ira funesta prima di Yamato e poi del padre, se avesse portato a casa un votaccio.
Yoko notò, appena vide formarsi accanto al suo foglio una specie di draghetto in miniatura d'acqua, che l'esserino provava a sbirciare. La ragazza, indispettita e senza alcuna esitazione, lo distrusse premendolo con il pollice, così come si schiaccia un insetto.
Sentì poi Ryu mugugnare lì al banco accanto al suo e, quando si voltò, vide il drago con due occhioni da cucciolo che silenziosamente la supplicava.
Yoko si rigirò, senza alcuna pietà. Pensava davvero di avere ancora diritto a quel tipo di favori? Fino a che punto era disperato?
Dovette però portarsi una mano alla bocca per non saltare sulla sedia quando, ora fluttuante sul suo foglio, apparve un mini gattino spettrale... Ora anche il nekomata ci si metteva?!
Scacciò l'esserino con una sventolata decisa e subito dopo sentì alle sue spalle il ragazzo uggiolare come un gattino smarrito.
Colta da profonda irritazione, strinse la penna talmente forte da incrinarla.
«Dovrei scrivere apposta le risposte sbagliate, così la prossima volta imparate» borbottò a bassa voce. Strinse la mascella e poi si voltò di nuovo verso Ryu per fargli un quasi impercettibile segno di consenso.
Lo sguardo del ragazzo si illuminò e poi sollevò rapidamente il pollice verso Nyankichi.
Il mini draghetto e il mini gatto riapparvero, per carpire le preziose informazioni che la loro santa amica concesse loro di attingere.
Finalmente la campanella squillò: per alcuni fu un sollievo, per altri una sentenza di morte. Perlomeno era giunta l'ora della ricreazione e gli studenti poterono affondare i loro dispiaceri addentando gli onigiri.
Yoko si sporse subito verso Yuzu e Touko per unire i banchi e mangiare insieme, ma Ryu la interruppe nel suo gesto, poggiandole una mano sulla spalla.
Appena Yoko avvertì quel tocco, il cuore iniziò a batterle all'impazzata. Era il loro primo contatto da quando era successo quello che era successo a casa di Ryu.
«Possiamo andare in terrazza solo io e te... Oggi piove.»
«Puoi andarci da solo. Io sono un'umana qualsiasi, non ho il diritto di assistere alla mutazione della tua vera forma» rispose lei, abbassando il capo e indurendo la voce.
«Devo parlarti... Hai ignorato tutti i miei messaggi... Ti prego...» Sospirò. «Non posso lasciare le cose così in sospeso.»
Yuzu, Touko e Nyankichi videro i loro due compagni uscire dall'aula in silenzio. La loro espressione divenne immediatamente grave e si guardarono tra loro. Forse avrebbero dovuto seguirli di nascosto, ma alla fine decisero di lasciarli soli: la cosa riguardava solo loro due.
Nel corso della mattinata aveva iniziato a cadere una pioggia battente, e così nessun altro studente si era affacciato in terrazza. Questo era uno di quei giorni ideali in cui Ryu poteva spogliarsi e rilasciare l'incantesimo che lo faceva apparire in forma umana.
Tuttavia, Yoko scoprì che per quel giorno non fosse quella la vera intenzione del ragazzo. Anzi, rimase con lei sotto la tettoia e iniziò a fissarla intensamente.
«Cosa vuoi da me?» chiese Yoko, non perdendo tempo in convenevoli. «Non ti è bastato umiliarmi? Vuoi anche infierire?»
«Ti chiedo perdono» la voce di Ryu arrivò calda e profonda. «Non so cosa mi sia preso quel giorno, è stato più forte di me...» Strinse i denti. «Io lo ricordo cosa eravamo andati a fare quel giorno. Non ho dimenticato niente.»
Yoko strinse i pugni. «Questo però non ti ha risparmiato dal correre tra le braccia di quella lì e pian...»
«Non chiamarla "quella lì"!»
Il modo in cui il ragazzo la interruppe per aver osato utilizzare un modo dispregiativo nel riferirsi a Midori accese lo sguardo di Ryu: le iridi ora si erano fatte più luminose. Sembrava come un animale che improvvisamente si rivoltava contro.
Yoko fece un passo indietro, spaventata.
Ryu allora si portò le mani alla testa e iniziò a scuoterla con forza. «No, scusa, non era questa la reazione che volevo avere... Accidenti... Io mi voglio solo scusare.»
Yoko corrugò la fronte. Ormai ne sapeva abbastanza sull'imprinting della Sposa per comprendere la reazione di poc'anzi di Ryu. Perciò, se Ryu aveva solo in testa Midori, che cosa voleva ancora da lei?
«A che ti serve il mio perdono?» chiese allora, cercando di mantenere il controllo. «Hai già tutto ciò che desideri.»
Il drago sospirò. «Proprio perché non ho dimenticato niente, io non ho certo dimenticato il nostro passato... E non voglio... Non voglio che la nostra amicizia finisca...»
Yoko sollevò lo sguardo verso il volto di Ryu e i suoi occhi sembravano davvero trasmettere un senso di profondo dispiacere. Neanche lei aveva dimenticato niente, ovviamente, ma era abbastanza certa che ciò che trasmettevano quei ricordi a lei, ormai per lui avesse un sapore totalmente diverso.
«Che cosa... Che cosa hai provato quando l'hai vista?» gli chiese, portandosi il pugno stretto al cuore. Proprio su quella terrazza, ricordava bene quando Ryu, prima ancora di conoscere Midori, le aveva detto sinceramente che, se avesse trovato la sua Sposa, il tipo d'innamoramento sarebbe stato diverso.
«L'universo» confermò infatti lui.
E a quelle parole, si disse, come poteva mai competere lei? Midori era praticamente diventata la ragione di vita di Ryu e ricordava perfettamente in quella visione che l'Uchide no Kozuchi le aveva mostrato: non si trattava solo di un'infatuazione cieca, era un vero e proprio scambio di energie spirituali e di compatibilità. I tempi moderni, con la loro libertà di amare chiunque si voglia, perdevano qualsiasi valore se l'ayakashi trovava la sua Sposa.
«Allora, se hai trovato l'universo, non hai più bisogno della mia amicizia.»
«Midori non sa giocare ai videogiochi, non le interessano. Non le interessa nemmeno una sfida a Puzzle Bobble!»
«Che tragedia...» rispose con sarcasmo Yoko, incrociando le braccia.
«Non capisce le citazioni dei film e non legge i manga.»
«Mi sto stracciando le vesti, guarda.»
«Non vuole che io mi trasformi nel mio vero io.» Le ultime parole fecero incrinare la voce del drago, e questo catturò davvero l'attentione di Yoko.
Ryu deglutì. Poi sollevò lentamente le palpebre e sorrise amaramente. «Alla mia amata fa ribrezzo la mia vera forma.»
Yoko chinò la testa di lato, ora davvero confusa. «Per quale motivo?»
«Non lo so, dice che le faccio senso... Ma è normale. È per questo che noi ayakashi ci mostriamo in questa forma a voi: sappiamo che suscitiamo un naturale senso di ripudio quando ci mostriamo per quello che siamo.»
«Ma ti ama davvero, questa Midori?»
Ryu si strinse nelle spalle e sorrise leggermente a disagio. «È pur sempre un matrimonio combinato e gli umani non sono soggetti agli imprinting, quindi lo posso comprendere che si senta sola, spaventata e che abbia delle reazioni negative. Io posso darle tutto l'affetto che posso, ma sono consapevole che potrebbe non bastare, non subito...» Si umettò le labbra. «Perciò vorrei che ti conoscesse. Sei affabile, spigliata. Io sono certo che, se faceste amicizia, si sentirebbe più rassicurata...»
Yoko lo fissò torva. Quanto le aveva appena confessato le fece provare un attorcigliamento di viscere.
Se Midori era l'anima gemella di Ryu, aveva dato quasi per scontato che ora fosse divenuta lei anche la sua compagna di giochi. Invece, quella ragazza non condivideva i suoi stessi gusti e, soprattutto... Non apprezzava Ryu per la sua vera natura.
Si morse il labbro. Come poteva avere di fronte lo stesso ragazzo di cui si era innamorata? Lui era così orgoglioso di quello che era... E ora accettava placidamente che quella donna gli ordinasse di nasconderlo?
«Chiaramente, se non ne vuoi più sapere, posso comprenderlo» aggiunse il drago, socchiudendo gli occhi. «Chiederò a Toukichi e Touko, non voglio farti più male di così vedendoci insieme.»
Quella sarebbe potuta essere la soluzione migliore per "guarire". Mandarlo al diavolo, proseguire fino al diploma e poi ognuno per la sua via. Il tempo avrebbe cicatrizzato il tutto.
Questo, però, se Ryu le avesse detto che era felice con Midori. Invece le aveva appena confessato che non lo era, o forse l'imprinting non glielo faceva comprendere appieno. Per un ayakashi c'è solo la felicità della propria Sposa, anche a discapito della propria.
«Midori che cosa sa di noi due?» volle chiedergli, prima di rispondere.
Ryu scosse il capo. «Che sei la mia migliore amica.»
«Quindi non sa nulla del fatto che ti sei fatto quasi ammazzare per proteggermi... e dell'isola.»
«Non lo sa.» Strinse i pugni. «Il mio primo istinto sarebbe quello di confessarle tutto e chiederle perdono per non essere stata lei la sola e unica...» Sbatté le palpebre e un'evidente nota di dolore gli attraversò il volto. «Ma non voglio...»
«Dopotutto, non vuoi ferirla» concluse Yoko.
«No! Perché quella è una cosa solo nostra!»
In quel momento un fulmine cadde lì vicino, illuminando di azzurro il circondario. Subito dopo, un tuono fece vibrare i vetri delle finestre della scuola.
Nel momento in cui aveva pronunciato quelle parole, una forte emicrania aveva assalito il watatsumi.
«Ryu, che ti succede?»
Senza pensarci due volte, Yoko si avvicinò prendendolo per le spalle. «Cos'hai!?»
Ryu continuò a premere il palmo contro la fronte, mentre lottava internamente contro quelle fitte. Era come se qualcosa cercasse di riemergere, ma non capiva cosa.
Quando riaprì gli occhi e incrociò lo sguardo di Yoko, un brivido gli attraversò la schiena. Per un attimo, gli era parso di rivedere la sposa in quel campo di grano, protagonista di quel misterioso sogno.
«Niente... Sono solo successe troppe cose insieme» rispose lui, come se avesse trattenuto il respiro troppo a lungo. «Io ti chiedo immensamente scusa... Per favore... Se non vuoi essere più mia amica, diventalo almeno per Midori. Ti chiedo solo questo e non ti chiederò mai più niente in vita mia...»
«Pensi davvero che io e lei potremmo andare d'accordo?» Yoko corrugò la fronte.
Ryu annuì. «Io non potrei pensare a nessun'altra migliore di te.»
Yoko dentro di sé gridava con tutto il suo essere di no, ma nello scambio di quelle parole era scattato di nuovo qualcosa in lei: un profondo senso di protezione.
Si morse il labbro con forza, poi però alla fine annuì: «Va bene, le darò una possibilità. In quanto fondatrice dell'associazione, il supporto alle donne che si ritrovano scelte come Spose sarà uno dei pilastri fondamentali. Come hai detto tu, è pur sempre un matrimonio combinato e lei starà solo eseguendo i doveri richiesti dal suo casato.»
Lo sguardo di Ryu si illuminò di un'insperata luce di gioia. Yoko era davvero la ragazza speciale di cui si era... Strinse gli occhi. Si era cosa? Ah, sì, che riteneva la sua migliore amica.
Di nuovo un tuono catturò la loro attenzione e quando Ryu si voltò, alla vista di quella bella pioggia che avrebbe aiutato da lì a un mese le piante a germogliare in vista della primavera, deglutì.
Yoko comprese i suoi pensieri.
«Non c'è nessuno, perché non te ne vai un po' sotto la pioggia?»
«Ma io...»
Yoko corrugò la fronte e portò le mani ai fianchi. «Prometto che non farò la spia a Midori.»
Ryu sorrise in quel modo fanciullesco che lei ricordava fin da quando erano bambini. In men che non si dica, era rimasto in boxer e si era gettato sotto la pioggia. Lì, di fronte agli occhi della sua amica che accettava la sua forma, era libero di nuovo di far spuntare le branchie e i lunghi baffi: un ricongiungersi ancestrale al suo elemento naturale.
«Sai che mi sembri anche più muscoloso? Quanto ti sei allenato ultimamente?» chiese Yoko, alzando un sopracciglio.
Gli occhi di Ryu, che erano puntati verso il cielo grigio, si fecero più intensi. «Quando un ayakashi trova la sua Sposa, diventa più forte.»
Yoko distolse lo sguardo immediatamente.
