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Avevano fatto l'amore per la prima volta. L'esperienza più potente di qualsiasi altra magia esistente sulla Terra.
Cullati dal dolce suono delle onde, inebriati dalla brezza mista a salsedine e all'ombra delle palme, i due amanti finalmente riposavano l'uno accanto all'altra.
Ryu era ancora sveglio e non riusciva a toglierle gli occhi di dosso. Dopo tutte quelle emozioni provate in un solo pomeriggio — dalla paura di essere uccisi all'emozione di cavalcare insieme le onde, fino al perdersi l'uno nei respiri dell'altra —, alla fine Yoko era crollata.
Gli occhi color acquamarina di lui indugiarono sul suo petto, ora coperto di nuovo dall'asciugamano, mentre si alzava e si abbassava a ritmo regolare. Le morbide labbra erano umide e leggermente gonfie, sia per via del luogo in cui si trovavano, sia per tutti i baci che lui aveva voluto imprimerle per tutto quel tempo.
Ryu si rese conto che, per quanto fosse investito di un potere elementale eccezionale, nulla avrebbe potuto rispetto a ciò che aveva provato quella sera... Eppure si morse il labbro, colmo di frustrazione.
Yoko mosse appena gli occhi sotto le palpebre, quando sentì una goccia caderle sulla guancia. Poi alzò lo sguardo, trovando immediatamente gli occhi colmi d'acqua del suo fidanzato, che la guardava in un misto di affetto ma anche di sofferenza. La stringeva a sé, e i lunghi capelli blu di Ryu arrivarono a sfiorarle i lati del viso e il petto. Anche nella forma umana manteneva quell'aria selvaggia, figlia di un retaggio di creature forti e maestose.
«Che c'è?» gli chiese piano, sollevando una mano per sfiorargli una guancia con le dita. «Ti prego, parlami.»
Ryu chinò leggermente il capo, con un'espressione sconfitta. «Perdonami... Ma anche così...»
«Nessun imprinting?»
Ryu scosse il capo, afflitto dai sensi di colpa. L'amava, e tanto, ma era l'amore nato dal cuore di tutti quegli anni passati insieme, non quell'energia mistica che gli avevano insegnato avrebbe provato non appena avesse trovato la sua Sposa designata.
«Ti va bene allora se dico che l'imprinting ce l'ho avuto io? Ti ricordo che sono stata io per prima a dichiararti mio Sposo» aggiunse allora Yoko, sorridendo dolcemente.
A Ryu sfuggì una risata liberatoria. «È vero. Allora è perfetto.» Si chinò e la baciò, divertito ancora all'idea che effettivamente fosse stato lui quello scelto per primo: ora si spiegava tutto.
Le passò il dorso della mano sul viso, partendo dalla tempia fino alla punta del mento. Era così bella e giovane, una bellezza rara e piena di gioventù che, essendo di natura umana, purtroppo sarebbe rimasta tale solo per poche decine d'anni. Non che l'avrebbe trovata brutta a novant'anni: ai suoi occhi sarebbe stata sempre un fiore. Ma gli ayakashi potevano vivere anche secoli, il Dio Drago era persino millenario, mentre per gli umani era già un traguardo se raggiungevano i cento anni. Un giorno lei si sarebbe spenta, mentre lui sarebbe rimasto giovane e vigoroso... A meno che non fosse accaduto come per suo padre che, dal momento in cui la moglie era morta, aveva visto questo lutto riflettersi anche sul proprio aspetto.
Si interruppe subito, dicendosi che si stava immergendo troppo in quei pensieri, facendosi sfuggire così il presente. Ora erano lì, entrambi giovani e nel pieno delle loro forze: un momento che sarebbe rimasto per sempre impresso nei loro ricordi.
La ragazza rabbrividì: ormai si era fatto tardi, forse era persino passata l'ora di cena ed era sopraggiunta la notte vera e propria.
«Torniamo indietro, non puoi continuare a stare con solo un asciugamano bagnato addosso. Ti potresti raffreddare!»
«Sto bene, ci sei tu che mi riscaldi» disse lei, sorridendo.
Ma quello che ricevette non fu un abbraccio o l'ennesima frase romantica, bensì uno sguardo annoiato e severo. «Yoko, devo elencarti tutte le volte in cui mi hai rinfacciato il fatto che tu ti ammali e io no?»
«Ma... ma io!»
«L'ultima volta che ti sono venuto a trovare eri sommersa dalle coperte, con la borsa del ghiaccio sulla testa e due rotolini di carta nel naso, e mi fissavi malissimo. Sembravi... sembravi...» Ora era tutto chiaro: Yoko non aveva urlato a Reiya perché folle e coraggiosa ma perché, sotto sotto, appartenevano alla stessa specie.
Ryu soffiò dalle narici due nuvolette di energia demoniaca per rinvigorirsi. Romanticismo a parte, proprio per il fatto che si conoscevano da otto anni avrebbe messo la mano sul fuoco che l'indomani lei si sarebbe dimenticata di tutto pur di mettersi a borbottare su quella forma d'ingiustizia.
Si alzò e si allontanò, così da avere spazio e mutare di nuovo in drago.
Yoko si coprì gli occhi con la mano mentre il prodigio avveniva di fronte a lei e, quando la riabbassò, la possente fiera dalle scaglie lucenti era di nuovo lì.
«Andiamo, prima che Touko chiami l'esercito per venirci a cercare» incalzò il watatsumi.
Yoko sospirò, sollevando e abbassando le spalle, rimanendo ancora per qualche istante lì a osservare quella magnifica creatura che rifletteva la magia della notte. Poi, infine, annuì: effettivamente aveva anche una fame da lupi e, dopo tutto quello che era successo, una bella porzione di carne alla griglia non gliel'avrebbe tolta nessuno da sotto i denti.
Atterrarono nella boscaglia vicino alla villa, affinché i compagni di classe ancora in piedi non si accorgessero di un drago marino lungo circa dodici metri che vorticava sulle loro teste.
Takamichi chiaramente avvertì in anticipo la pressione spirituale dell'ayakashi che si faceva sempre più vicino e, ricordandosi che i giovani non avevano indosso che pochi indumenti poco coprenti, li attendeva con due caldi accappatoi appena usciti dalla lavanderia.
L'impeccabile braccio destro di Reiya diede loro il bentornato.
«Aaah!» sospirò Yoko, con i fiorellini tutt'intorno a lei, non appena il caldo cotone asciutto lo avvolse in un caloroso abbraccio.
Ryu fece un inchino di ringraziamento all'oni, poi però si accigliò subito. «Solo per sicurezza: siamo ancora ospiti graditi?»
Takamichi annuì. «Sì, certo, e vi stanno tutti attendendo per cenare insieme.»
Il profumo di carne alla griglia iniziò subito a farli sbavare quando, una volta indossato uno yukata scuro da interni, furono pronti a riunirsi con i loro amici. Anche per la cena Reiya aveva preteso che avessero una stanza a parte, così a tavola c'erano solo lui, Yuzu, Nyankichi e Touko.
Non appena li videro, le due ragazze corsero subito ad abbracciare la loro amica e a chiederle come stesse. Il solito sorriso allegro di lei fece loro tirare un sospiro di sollievo: averli rivisti dopo tutte quelle ore aveva finalmente dissipato il timore che il magnate li avesse fatti a brandelli e avesse gettato il resto ai pesci.
Nyankichi invece si avvicinò a Ryu, anche lui per accertarsi che stesse bene; ma quando il suo naso avvertì delle note particolari, il suo sorriso si fece subito sornione, dandogli una leggera gomitata sul fianco. Ryu distolse lo sguardo, rosso come un peperone.
Una volta seduti a tavola, i loro sguardi leggermente apprensivi indugiarono su Reiya, che invece esibiva un'espressione assolutamente calma, come se non fosse successo nulla; al punto che le uniche parole che rivolse loro, dopo un po' che avevano iniziato a mangiare, furono solo per chiedere se per caso stessero gradendo il pasto.
Più tardi, Yuzu confermò loro che l'oni non fosse davvero irato, ma che avesse dovuto testare la sincerità dei loro sentimenti. Se davvero volevano portare avanti un amore proibito e pericoloso, dovevano farlo solo se realmente convinti. Se tutto fosse andato per il meglio, si sarebbe creata una situazione più unica che rara.
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Da quel fatidico episodio passò qualche altra settimana. I ragazzi decisero di mantenere il loro segreto ancora per qualche tempo, benché ora Ryu dovesse dare fondo a tutte le proprie forze per trattenersi dallo sfogare su Yamato la rabbia per ciò che aveva cercato di fare a Yoko. Lei gli aveva chiesto di perdonarlo, dato che lei stessa lo aveva fatto, ma il ragazzo si ripromise che, non appena avessero detto chiaro e tondo al padre che stavano insieme, avrebbe intimato al maggiordomo di non immischiarsi più, o la furia dell'erede dei Kishinryū si sarebbe abbattuta su di lui.
Perlomeno, ora che i loro migliori amici sapevano tutto, almeno con loro non dovevano più nascondersi e questo diede loro modo di respirare.
Si scoprì che in realtà anche la signora Otose sapeva tutto, quando un giorno non li colse in flagrante a baciarsi. Loro erano diventati paonazzi; lei, invece, si limitò a chiedere a Ryu cosa desiderasse per cena.
Yamato doveva aver capito anche lui che, nonostante l'iniziale rottura, i due si fossero riavvicinati, anche se ultimamente Yoko non andava più a casa loro per mantenere questa sorta di facciata; per questo, a un certo punto, ammonì con voce sommessa il giovane di fare attenzione.
Il giorno dell'incontro con la futura sposa di Ryu si faceva sempre più vicino e questo riempì d'ansia i cuori dei due ragazzi. Avevano deciso che fosse quello il giorno in cui avrebbero detto al capoclan come stavano davvero le cose. Probabilmente ne sarebbe nato uno scontro, ma Ryu non aveva paura di affrontare suo padre. Non dopo che era riuscito a tenere testa persino a un oni.
Ora che però avevano raggiunto un livello successivo del loro rapporto, esso si fece più stretto. Dopo l'isola, riuscirono a trovare anche altre occasioni per stare insieme nel più profondo del suo significato e questo non fece che rafforzare le loro speranze per un futuro felice insieme.
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Quel giorno infine arrivò e li destò dal letto, accogliendoli con il bel sole di febbraio che preannunciava che con il mese successivo sarebbe finalmente tornata la primavera.
Dato che poteva essere il loro ultimo giorno sulla terra, Ryu aveva raccontato a casa che sarebbe andato a dormire da Nyankichi, mentre Yoko aveva detto ai genitori che sarebbe andata da Touko (che poi era dove abitava anche il nekomata, ma chiaramente non aveva specificato la presenza anche del watatsumi).
In realtà avevano affittato una camera d'albergo e avevano cenato tra film e patatine, passando una serata spensierata. Poi i gesti si erano fatti più lenti e ricercati e, prima di andare a dormire, avevano unito ancora una volta i loro corpi.
Il mattino si affacciò a loro, trovandoli abbracciati e ancora addormentati. Avevano il volto sereno, nonostante quello che li avrebbe attesi da lì a poco.
Fu lei a svegliarsi per prima, sorridendo subito dolcemente nel trovarsi a pochi centimetri dal suo viso. Era davvero bello, con quegli zigomi marcati e quelle sopracciglia folte ma curate, la pelle bianca e priva di imperfezioni. Pensò a quanto gli ayakashi fossero dei veri mascalzoni a mostrarsi agli umani così perfetti. Però sapeva anche che la bellezza del suo Ryu non risiedeva solo nell'aspetto fisico.
Gli poggiò una mano sul petto e socchiuse le palpebre per concentrarsi sul battito del suo cuore. Era lì ed era accanto a lei, mentre respirava lentamente, con il volto disteso e immerso in chissà quali sogni.
Si chiese a questo punto se non dovesse iscriversi anche lei alla Kakuriyo: dopotutto non c'era un marchio evidente che attestasse il suo status di Sposa. Se all'atto dell'iscrizione si fosse dichiarata come tale, avrebbe anche potuto passarla liscia... Sperò solo che, finendo in un'università frequentata principalmente da ayakashi, non ci fosse il suo Sposo designato. Che cosa sarebbe accaduto se uno di loro avesse avuto l'imprinting con lei?
«Buongiorno» disse Ryu quando la trovò intenta a preparare il caffè nella macchinetta, abbracciandola da dietro.
«Buongiorno» rispose lei, con le gote appena imporporate. «Pronto a scatenare la forza divina del drago?»
«Con la benevolenza del Dio Drago, sì!» rispose lui risoluto, scaricando un'ondata di energia demoniaca che gli rizzò i capelli alla Super Saiyan.
Yoko rise, vedendo l'espressione buffa con cui scimmiottava una posa da supereroe.
«Spero solo che comprenda... E che realizzi che non si tratti di una frivola ribellione» aggiunse il giovane, incupendo lo sguardo.
Yoko gli prese le mani e cercò il suo sguardo. «Sei il suo unico figlio e ti vuole bene. Forse farà delle storie, ma sa quanto tu sia straordinario... E poi conosce anche me da anni. Non preferirebbe forse una nuora che già conosce rispetto a una perfetta sconosciuta?»
Ryu sorrise con una bella luce negli occhi, grato ancora una volta per il suo sostegno.
Qualche ora più tardi si presentarono così ai cancelli della residenza dei Kishinryū. Il sole era ormai alto e illuminava il giardino ancora spoglio, ma pur sempre curato; non appena esso fosse tornato in fiore, loro avrebbero passeggiato tra quei viali ufficialmente come Sposo e Sposa.
Quando aprirono i cancelli e si avviarono lungo la strada principale, Yamato li incrociò e rimase inespressivo alla vista dei due ragazzi mano nella mano.
Avevano voluto fare le cose per bene, a dimostrazione delle loro serie intenzioni. Ryu, quindi, aveva indossato un completo scuro con tanto di giacca e cravatta e i capelli legati con una coda di cavallo; Yoko, invece, portava un tubino bianco con una collana di perle che il fidanzato le aveva comprato e degli orecchini della stessa fattura. I capelli erano raccolti in una treccia laterale. Sui loro sguardi era vivida una rara determinazione.
«Yoko, quindi ti sei rimangiata la promessa» disse a un certo punto il maggiordomo.
«Mostrale rispetto» lo riprese Ryu, con la voce tesa ma solenne. «Stai parlando con la mia onorevole Sposa. Tu puoi solo chinare il capo al suo passaggio.»
«Mi dispiace, signorino. Ma non lo farò, a meno che vostro padre non lo riconosca ufficialmente.»
«Bene, allora per questa sera mi aspetto che tu presenti le tue scuse ufficiali, altrimenti puoi anche abbandonare questo castello.»
Yoko lo guardò con leggera preoccupazione, ma in quel momento Ryu era concentrato solo a fronteggiare lo sguardo di Yamato. Stava ricoprendo il suo ruolo di erede di famiglia in tutto e per tutto in quegli istanti.
Yamato non poté far altro che lasciare loro libero il passaggio.
L'imponente fontana a forma di drago li accolse nell'atrio con la sua espressione ringhiante e minacciosa; lo scroscio dei flussi idrici risuonava tra le colonne con un rombo quasi assordante. In quel fotogramma sospeso, quel tumulto fluido poteva simboleggiare la ritrovata, rapace fermezza del giovane drago o l'imminente e catastrofica furia di suo padre. Di lì a pochissimi istanti avrebbero finalmente sciolto l'enigma, consci che nulla, da quel secondo in poi, sarebbe mai più tornato lo stesso. Avevano deliberatamente stabilito che quel giorno dovesse coincidere con il ricevimento ufficiale volto a introdurre la promessa sposa, poiché Ryu riconosceva che agire nell'ombra avrebbe arrecato un insulto intollerabile anche a un clan alleato di rango imperiale; e la sua dignità gli vietava di liquidare la dinastia Ichiryusai attraverso l'invio di una fredda e generica lettera di scuse.
Il signor Kishinryū attendeva suo figlio nella sala dei ricevimenti ufficiali, la più grande di tutte, con un enorme arazzo del Dio Drago appeso alla parete di un vivido colore blu oltremare. Su un palco rialzato stavano il capoclan e i suoi consiglieri, inginocchiati e in posizione di attesa. La pavimentazione era un lastricato di marmo verde acqua e bianco, e il tutto era sorretto da colonne di marmo bianco. Una luce intensa proveniva dai finestroni laterali con vetri colorati raffiguranti sagome draconiche. Anche in questa sala, sul lato destro non appena si accedeva attraverso l'alto portone in legno massello, c'era una cascata a parete. Al centro, infine, disegnato sul pavimento, spiccava un enorme drago marino a mo' di spirale.
Il capofamiglia alzò un sopracciglio quando a varcare quella soglia non rimbombò solo un paio di piedi, ma due. Lo sguardo di tutti si fece più accigliato non appena notarono che il giovane erede era accompagnato dalla sua amica d'infanzia e che si tenevano stretti per mano.
Yamato rimase fermo sull'uscio con le braccia dietro la schiena, nell'impeccabile postura richiesta dal suo ruolo.
La tensione che si creò era talmente palpabile da poter essere tagliata con un coltello. Erano settimane che Yoko non si faceva vedere alla tenuta, e ora si trovava al fianco di Ryu; quella loro espressione decisa non lasciava presagire nulla di buono per il clan, e le parole successive del giovane ne diedero conferma.
«Padre. Sono venuto a presentarti la mia Sposa» disse solennemente il ragazzo.
Il signor Kishinryū strinse le dita sulle ginocchia. «È uno scherzo?»
«No, nessuno scherzo. Lei è la mia Sposa designata, perciò mi sono presentato qui solo per dirti che rifiuto cortesemente l'offerta dei nostri alleati, perché non ce n'è più bisogno.»
«Lei non è la tua Sposa» rispose imperativo lui. «L'imprinting si manifesta all'istante, non dopo otto anni.»
«Siamo un caso speciale, allora. E comunque a me non serve. Io e Yoko ci amiamo, e questo è un dato di fatto. Sono venuto qui per chiederti la tua benedizione e di accettare questa mia scelta.»
Il vecchio drago ringhiò e gli occhi gli divennero più accesi. «Anche se fosse davvero la tua Sposa, ormai abbiamo accordi con gli onorevoli Ichiryusai e sai bene che cosa potrebbe avvenire se dovessimo scatenare la loro collera. Abbiamo già rischiato in passato.»
«Anche allora tu volevi ottenere un riconoscimento e ricordo la tua passione, benché fossi molto piccolo. Siamo noi i diretti discendenti del Dio Drago, era stato più che normale fare appello al clan affinché anche da noi risiedesse il suo tempio!» Strinse i pugni. «Ebbene, sappi che quell'ardore è stato trasmesso a tuo figlio, che a sua volta sta lottando per ciò che crede» Fece un passo avanti. «E io credo nell'amore che io e Yoko nutriamo l'uno per l'altra; perciò mi duole anticiparti che non accetterò un tuo no come risposta.»
Gli occhi di Ryu si accesero dello stesso ardore del padre. Avevano un'aura simile, a maggior conferma che il giovane drago fosse il suo erede legittimo.
«Avrei dovuto troncare questa storia, ma ho voluto assecondare i capricci di un bambino. Ma ora tu sei un uomo e non asseconderò anche i tuoi» rispose il capoclan, iniziando a saturare l'aria con la sua energia spirituale.
Ryu abbracciò istintivamente la compagna per proteggerla da quella carica feroce.
«Signor Kishinryū, per favore, ci ascolti, anche lei ha avuto una Sposa umana, dopotutto...» provò a dire Yoko, con tono leggermente tremante.
«Non ti azzardare a mettere in mezzo mia moglie, ragazzina. Lei ERA una Sposa. Tu sei solo il passatempo di mio figlio!» tuonò l'uomo, alzandosi in piedi.
«Tu non ti azzardare a rivolgerti a lei in quel modo» ribatté Ryu mostrando i canini allungati e facendo aleggiare anche lui l'energia demoniaca. «E se la mamma fosse ancora tra noi, mi avrebbe dato sicuramente man forte.»
«Se tua madre fosse stata ancora in vita, io non sarei stato distratto» Guardò Yamato, lanciandogli uno sguardo accusatore. «E queste porcherie tra le mie mura non sarebbero mai avvenute.»
A quelle ennesime parole prive di rispetto nei confronti della sua Sposa, un profondo ringhio furente partì da Ryu. I suoi occhi si erano fatti ancora più luminosi e l'aura demoniaca si intensificò a tal punto che i suoi capelli iniziarono a ondeggiare verso l'alto. I muscoli erano talmente tesi che le vene iniziarono a emergere da sotto la pelle.
Allora anche il padre, vedendo come il figlio lo stesse apertamente sfidando, rispose con un altrettanto ruggito furente.
Yoko fece un passo indietro con il cuore che batteva a mille. Ciò che finora era rimasto relegato nei suoi incubi stava diventando realtà.
«Non dovete arrivare fino a questo punto, vi prego!» urlò Yoko, frapponendosi all'improvviso con le braccia larghe. «Signor Kishinryū, non sono ribellioni o capricci: noi ci amiamo davvero. Per favore, ci ascolti!»
«Ragazzina, sei consapevole di ciò che stai chiedendo al nostro signore e in che posizione hai messo suo figlio?!» tuonò uno dei consiglieri. «Tu ci porterai grande sventura, sarai la rovina del nostro clan!»
«Non è vero! Io sono una...»
«Mio signore, la delegazione del clan Ichiryusai è arrivata» annunciò Yamato, sovrastando la voce di Yoko.
Il capoclan allora si ricompose, facendo scemare l'aura demoniaca in un ultimo sbuffo. «Falli entrare» acconsentì l'uomo.
Ryu rimase ancora in tensione, ma anche lui dissipò l'energia del Reiryoku. Ora che la delegazione era arrivata, avrebbe ribadito anche in faccia a loro che erano venuti inutilmente.
«Gli onorevoli Ken e Toshi Ichiryusai presentano al vostro cospetto Midori Ichiryusai» annunciò il maggiordomo.
I passi alle loro spalle, Yoko li avrebbe ricordati lontani eppure vicini. Non c'era alcuna fretta in essi. Forse Midori, chissà, era anch'essa emozionata. Si era chiesta così tante volte che genere di ragazza fosse. Forse neanche lei voleva trovarsi lì e appena avrebbe saputo che il fidanzamento era andato a monte, avrebbe tirato un sospiro di sollievo.
Una lunghissima chioma blu, lunga fino a metà delle cosce, si sollevò leggermente non appena la giovane donna varcò la soglia. I suoi occhi erano color ghiaccio e la sua pelle era chiara come la conchiglia trovata su quell'isola, la notte della prima unione tra Ryu e Yoko.
Indossava un kimono azzurro su cui erano ricamati motivi draconici e tra i capelli era infilato un pettinino d'osso con incisi dei fiorellini azzurri.
Una bellezza straordinaria ed eterea, figlia di un clan benedetto dal Dio Drago affinché potesse mantenere l'equilibrio tra il mondo dei mortali e quello degli spiriti. Di conseguenza, il suo aspetto rappresentava la purezza del sangue e la natura prodigiosa dei suoi poteri divinatori innati.
Appena Yoko si voltò e la vide, assunse immediatamente un'aria sorpresa, ammirandone sinceramente la bellezza e il portamento.
... Ma tutto questo non durò che pochi istanti. Perché improvvisamente sentì freddo. Di quel freddo non reale, ma che ti attanaglia le ossa e il cuore, e improvvisamente ti senti solo nel bel mezzo di un luogo privo di protezione.
Dapprima fu solo un lieve sussulto, poi un lieve sussurro.
Non voleva voltarsi, non voleva alzare lo sguardo, ma non riuscì a trattenersi dal farlo: le pupille di Ryu erano dilatate.
Il suo corpo tremava, imperlato all'improvviso di sudore.
Yoko provò a stringergli di più la mano per sostenerlo... Per ricordargli che la sua Sposa era lì al suo fianco.
Ma ormai per Ryu questo non era più vero.
Quando il ragazzo la lasciò per andare incontro a Midori a grandi passi, Yoko rimase pietrificata e un pallore istantaneo si diffuse sul suo viso.
Il tempo sembrava estremamente rallentato, mentre sul volto dei presenti si dipingeva lo stesso identico stupore.
Ryu, al cospetto di Midori, rimase per un istante a fissarla con uno sguardo acceso, misto a incredulità e meraviglia. Poi prese delicatamente le mani di lei tra le sue.
«Ryu...» provò a dire il capoclan.
«Padre, ti chiedo scusa per poco fa» disse improvvisamente il giovane. «Sembra che infine io avessi torto.»
«Torto?» ripeté il padre con una voce un po' più morbida, poiché già iniziava a capire.
Yoko sperò con tutta se stessa, lo gridò con tutta la forza che aveva nel cuore, di non aver capito anche lei cosa fosse appena successo.
Ma quando Ryu si voltò a guardare tutti loro, con un sorriso che arrivava da orecchio a orecchio e due occhi che brillavano di pura emozione, ogni dubbio si dissipò.
«Sì, perché ti comunico di aver appena trovato la mia vera Sposa.»