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Inizialmente fu solo una vibrazione del terreno: le particelle di sabbia iniziarono a rimbalzare come se fossero adagiate su una cassa acustica, poi il mare si ritirò, ripiegandosi su se stesso, e l'odore di salsedine divenne più intenso.
Non c'erano più doveri, non c'era più paura e nessuna sottomissione. Solo un unico obiettivo: proteggere Yoko dal mostro che le stava facendo del male.
L'iride si espanse, inglobando tutto l'occhio di un acceso color acquamarina, i muscoli si fecero più tesi e la pelle si ricoprì di squame azzurre. Il muso mutò, si fece più affilato, più minaccioso: il muso di un drago pronto a mordere la sua preda. La cresta si alzò, spessa e appuntita, e gli artigli fuoriuscirono dalle unghie delle mani e dei piedi.
Reiya osservò la mutazione avvenire sotto i suoi occhi e non ne rimase sorpreso. Inoltre, lui non aveva bisogno di mutare: anche nella forma umana rimaneva superiore a quel pazzo watatsumi che stava minacciando apertamente un oni. Accolse ugualmente la sfida e, senza troppe remore, lanciò via Yoko, la quale rovinò sul terreno sollevando nuvole di sabbia.
Yoko tossì, portandosi una mano al collo, cercando di lottare per riprendere fiato mentre si stringeva al petto l'asciugamano. Con la vista annebbiata, riuscì solo a vedere quelle due aure, una rossa e una azzurra, che si fronteggiavano.
«Fermo!» provò a dire, anche se la voce non le usciva come avrebbe voluto... Che cosa aveva fatto?
Ryu, però, non avrebbe più ascoltato nessuno se non il proprio cuore. Preferiva morire lì, su quella spiaggia, piuttosto che permettere a quell'uomo di fare del male alla donna che amava.
Il mare rispose al suo grido di battaglia e una colonna d'acqua si sollevò vorticante, fino a formare in cima la testa di un drago con le corna a forma di ramo. Pochi istanti dopo, essa si diresse a gran velocità contro Reiya, il quale rispose semplicemente intensificando la sua aura; lì la colonna s'infranse, come se avesse sbattuto contro un muro.
Ryu, però, non si fermò lì e la ricompose per continuare con una serie di attacchi consecutivi.
Reiya lo guardò quasi con pietà, mentre se ne stava semplicemente lì a braccia conserte e il suo avversario, invece, si affannava tanto.
Improvvisamente, però, il terreno sotto di lui cedette come se si trovasse nelle sabbie mobili e iniziò a sprofondare: Ryu, distraendo Reiya con quella serie di attacchi, aveva nel frattempo fatto emergere l'acqua presente sotto la spiaggia e l'aveva resa fanghiglia.
Per non finire completamente inghiottito, Reiya fece esplodere la sua aura, così da allargare una voragine. Fu di quell'apertura, allora, che Ryu approfittò per dividere l'acqua in una serie di dischi rotanti ad alta velocità, taglienti come rasoi. Questi riuscirono a colpire e a tagliare la carne dell'oni, che si lasciò andare a un ringhio di dolore. Braccia, schiena e gambe erano colanti di sangue.
Tuttavia, nemmeno così Ryu terminò l'attacco, perché sapeva che Reiya era in grado di rimarginare le ferite; quindi scattò in avanti e lo fronteggiò direttamente in un corpo a corpo.
L'oni, di conseguenza, non poté concentrarsi sul chiudere le sue ferite, poiché doveva pararsi dai micidiali colpi del drago. Il suono che ne scaturì rimbombò in tutto il circondario, facendo incrinare persino la roccia degli scogli circostanti.
Yoko non poté che rannicchiarsi in se stessa, mentre quelle ondate di energia investivano anche lei.
Ryu colpiva senza esclusione di colpi, dando fondo a un'energia che non sapeva nemmeno lui di possedere, ma che doveva impiegare fino in fondo per cercare di spezzare la difesa di quel colosso.
A un certo punto, però, Reiya sembrò perdere la pazienza. Riuscì ad allargare le braccia del ragazzo e a calciarlo in pieno stomaco, facendolo volare via.
Ryu sbatté con forza contro una parete di roccia, emettendo un suono soffocato dal fiato che si spezza, ma per fortuna non perse coscienza. Vide Reiya ora avvicinarsi a lunghi passi verso Yoko e il suo corpo vibrò in un profondo ringhio. Attingendo ancora alla sua forza, completò la mutazione e, poco prima che l'oni potesse sfiorare di nuovo l'umana, quest'ultimo venne investito in piena potenza da Ryu, ora divenuto un drago completo, emerso all'improvviso dalla coltre azzurra.
Stretto tra le sue fauci, Reiya osservò il terreno allontanarsi da lui. Il drago azzurro, lungo almeno dodici metri, con una cresta trasparente, lunghi baffi e due cornetti ramificati, lo sollevò verso l'alto, mentre il mare rispondeva in dei vortici alla presenza di quel giovane signore del mare.
Reiya poté constatare l'incredibile somiglianza con il Dio Drago, anche se avevano due livree diverse ed il Dio era decisamente più grosso.
Il suo aspetto era il tipico drago noto nel folklore giapponese. Simbolo di saggezza e forza, dai suoi occhi fieri alla punta della sua coda. Anche della fortuna, e Ryu ne doveva avere proprio tanta, perché nemmeno così Reiya sentì il bisogno di trasformarsi per pareggiare la forza del drago. Il drago continuava a essere il più debole.
A un certo punto, infatti, mentre il drago si contorceva su se stesso per cercare di stordire l'avversario — sollevando diversi spruzzi d'acqua e battendo la coda con forza sulla superficie del mare —, Reiya trovò la concentrazione che gli serviva per rinforzare il proprio corpo affinché le zanne del drago non raggiungessero i punti vitali e, soprattutto, fece leva con le braccia per aprirgli la bocca.
Il drago marino cercò di opporsi, ma con un ultimo scatto secco Reiya si liberò, si sollevò in aria e poi si voltò rapidamente per sferrargli un pugno sul muso.
Ryu venne scaraventato con violenza contro il mare, ma con un ultimo barlume di lucidità riuscì a sferzare con la coda l'oni, il quale finì anche lui in acqua. Insieme al sangue che usciva copioso dalle grosse narici del drago, emersero gli occhi scarlatti di Reiya.
Ryu lo afferrò con la zampa artigliata e strinse con forza. Fu in quel momento che, tra luci e ombre, gli parve di vedere il vero volto del suo avversario: un mostro cornuto, con la bocca larga e deforme, un cipiglio marcato e la pelle bluastra. Ma fu solo un attimo, perché quando la coltre rossa si diradò, Reiya aveva ancora il suo fascino mozzafiato e la sua espressione marmorea. Di nuovo l'oni riuscì a liberarsi da quella presa per poi muoversi in avanti.
Quando un'esplosione d'acqua investì la spiaggia, scagliandosi contro il cielo stellato e una mezzaluna di sangue, Yoko vide con orrore quell'essere avvolto dall'aura rossa sollevarsi in aria; con un solo braccio alzato stringeva la gola del grosso drago azzurro, il quale era ormai totalmente inerme.
Gli occhi di Reiya erano due braci vive e puntavano dritti a lei e, anche se l'oni non disse nulla, era chiaro che le stesse addossando tutta la colpa di quanto appena avvenuto.
Il demone si sollevò ancora per qualche metro, quel tanto che bastò affinché, con un movimento rotatorio del braccio, potesse scaraventare il drago a mo' di frusta contro la spiaggia; e così, con un potente tonfo che sollevò acqua e sabbia, Ryu venne abbattuto.
«Ryu!» esclamo Yoko, con la voce ancora roca, mentre correva e incespicava tra le basse dune per cercare di raggiungere il ragazzo.
Si buttò in ginocchio al suo cospetto, cercando di sollevare il grosso capo draconico dal cui muso continuava a uscire sangue. Gli occhi erano rigirati: aveva perso coscienza.
Un brivido freddo le corse lungo la schiena non appena avvertì alle sue spalle quella presenza maestosa, mentre l'aura rossa di Reiya si rifletteva sulle scaglie lucenti del drago.
«Non ti avvicinare!» gracchiò girandosi e allargando le braccia, cercando di proteggerlo con il proprio corpo.
"Nonostante la paura, nonostante le lacrime, questa umana osa ancora guardarmi dritto negli occhi" pensò l'oni tra sé e sé.
«Spostati, devo punire questo traditore. Poi tornerò a occuparmi di te» disse con calma.
«No! Mai!» urlò lei, per poi essere colta da profondi respiri che le alzavano e abbassavano il petto visibilmente. «Se devi prendere una vita, che sia la mia! Sono io che ti ho provocato, sono io che ho creato scompiglio. Lui ha commesso solo la sciocchezza di inseguirci.»
«Perché lo avrebbe fatto, secondo te?»
Yoko strinse i denti e serrò gli occhi prima di rispondere con la voce vibrante. «Perché è uno stupido! Gli avevo detto di lasciarmi stare e non mi ha voluto ascoltare» Il respiro si fece sempre più irregolare. «Non punire lui, non punire la sua famiglia per un'umana di poco conto. Uccidimi, dilaniami, mettimi a tacere e non ci sarà più nessuno a frapporsi tra te e la tua Sposa. Nessuno cercherà vendetta per me!»
«Tu lo ami?» chiese Reiya, dopo qualche istante di silenzio.
«Cosa?»
Lo sguardo dell'oni, attraverso i fumi fluttuanti dell'energia spirituale, si fece ancora più intenso. «Tu lo ami?»
«Sì che lo amo!» ammise lei tra lacrime roventi. «Da quando lo conosco... Ed è proprio perché lo amo che sono pronta a rinunciare a lui, a sparire. Io non sarò mai la sua Sposa, perciò la mia vita non conta nulla per il vostro mondo. Invecchierò prima di lui, persino. Perciò non deve sacrificarsi per qualcuno che comunque morirà molto prima di lui, qualunque cosa faccia.»
Reiya avanzò senza dire nulla. Yoko si appoggiò con la schiena contro il corpo del drago, fino a premere contro di esso, finché alla fine l'oni non fu a meno di un metro da loro.
Il demone sollevò il braccio e Yoko strinse i denti, pronta a ricevere il colpo letale, purché questo servisse a salvare il suo amato Ryu... Ma quel colpo non arrivò mai. Piuttosto, il suo viso venne accolto dalla mano calda di Reiya, il quale le sollevò delicatamente il mento.
Yoko aprì lentamente gli occhi e, quando mise a fuoco, vide che Reiya stava sorridendo dolcemente e l'aura minacciosa era del tutto scomparsa.
«Se non sei tu una Sposa, non ho allora idea di cosa voglia dire.»
Il cuore della ragazza perse un battito.
«Ma...»
Reiya si avvicinò al drago svenuto e gli appoggiò una mano sulla fronte. Socchiuse gli occhi e improvvisamente un'aura di energia avvolse il corpo della creatura. Non era energia maligna, questa volta: Yoko avvertì una profonda benevolenza in essa e, infatti, poco dopo le ferite di Ryu si rimarginarono fino a guarire completamente.
Subito dopo, Reiya prese un profondo respiro e tornò a sorridere. «Seppur mi sia inferiore, il fegato non gli manca. I suoi colpi non erano niente male... Ma io sono semplicemente troppo forte, non aveva alcuna possibilità. Tuttavia, questo non l'ha fermato» Guardò Yoko negli occhi. «Perché quando si ama, si è disposti a fare anche l'impossibile.»
Ora era Yoko a essere rimasta senza parole, ma a Reiya non serviva aggiungere altro. Si allontanò in volo, lasciando così i due ragazzi da soli sulla riva del mare.
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Yuzu, Nyankichi e Touko erano stati portati nelle stanze private di Reiya, in attesa che quest'ultimo tornasse. Nel frattempo, per tutta la villa giravano le voci più disparate. I compagni di classe non avevano ancora capito bene cosa fosse successo e si azzardarono persino a ipotizzare che fosse esplosa una tubatura; per questo si era alzata quella colonna d'acqua.
I domestici li rassicurarono che era tutto sotto controllo, non potendo chiaramente rivelare che il loro signore aveva rapito una compagna e che un altro li aveva inseguiti per combattere pur di salvarla.
Nyankichi, mentre stringeva a sé Touko, la quale era veramente spaventata, alternò lo sguardo prima verso l'esterno, che si affacciava sul cortile di un giardino zen, e poi verso Yuzu, la quale era cerea in viso. I piccoli orchi l'abbracciavano, seduti sulle sue spalle, come a volerla proteggere.
A un certo punto, un'aura rossa scese dal cielo stellato e, sollevando spire d'aria, atterrò nel giardino. Non appena il bagliore si fu dissipato, Yuzu lo riconobbe subito e corse da Reiya con il volto contratto dalla disperazione.
«Cos'è successo? Che cosa gli hai fatto? Dove sono?» La ragazza agitava le braccia, gli dava dei pugni privi di qualsiasi forza e roventi lacrime le scendevano dalle guance. «Reiya, che cosa hai fatto?!»
Reiya le prese i polsi con una presa delicata ma comunque ben salda, per costringerla ad abbassare le braccia.
«Sta' tranquilla, non li ho uccisi, se è questo che temi.»
«Ma perché li hai attaccati? Perché hai rapito Yoko? Loro sono miei amici!»
Reiya sorrise dolcemente. «Proprio perché lo sono, non avrei mai potuto fare loro del male.»
Yuzu lo guardò, ora con aria smarrita.
Il demone allora allargò ancora di più il sorriso e si chinò per cercare meglio il suo sguardo. «Tu mi hai chiesto aiuto affinché Ryu potesse riconquistare Yoko e, a quanto pare, ci sono riuscito.»
«Che cosa... che cosa hai fatto?»
Reiya sorrise e poi si scambiò uno sguardo complice con Takamichi, che nel frattempo li aveva raggiunti.
«Ho solo giocato a fare l'orco della storia, affinché il principe azzurro potesse salvare la sua bella... Anche se alla fine credo che si siano salvati a vicenda.»
Yuzu era rimasta senza parole. Reiya non poteva agire direttamente. Non doveva figurare favorevole a quel rapporto misto, per non incorrere anche lui in peripezie burocratiche. Ma doveva averla ascoltata, doveva aver capito e, pur addossandosi la parte del cattivo, si era effettivamente unito all'operazione "Win Yoko Back".
«Non ti ho forse sempre detto che, da quando ci sono io, tu non ti devi preoccupare di nulla?» aggiunse infine, prima di avvicinare le labbra alle sue; e questa volta fu Yuzu a colmare lo spazio.
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Yoko nel frattempo era rimasta lì, aggrappata alla testa del drago, con gli occhi socchiusi, ignorando il freddo della notte che le pungeva la pelle e le intirizziva le dita dei piedi. Con solo un asciugamano a coprirla, era completamente alla mercé dell'inverno di gennaio. Ma non sarebbe andata da nessuna parte: gli sarebbe rimasta accanto finché Ryu non avesse ripreso conoscenza.
Emise un ultimo sbuffo di condensa, prima che le branchie della cresta iniziassero a muoversi e l'intero corpo serpentino iniziasse a vibrare; i muscoli sottostanti presero leggermente a contrarsi, per poi infine emettere un vero e proprio rantolo.
«Ryu?» sussurrò lei, quasi incredula.
L'occhio color acquamarina vicino a lei emerse dalla doppia palpebra, vivo e reattivo. Questo si posò sul viso smarrito e arrossato per il freddo della ragazza, che lo fissava a sua volta con la bocca socchiusa.
«Yoko... stai... stai bene?» le chiese, sollevando parte della bocca con un suono gutturale.
Yoko annuì.
Improvvisamente la nebbia di energia spirituale avvolse quell'imponente corpo e, poco dopo, da esso emerse Ryu nella sua forma umana. Il suo corpo era ancora leggermente in tensione, ma non c'erano ferite apparenti. Reiya l'aveva effettivamente guarito.
Un violento brivido di freddo scosse Yoko, che si abbracciò cercando di proteggersi come poteva. Ryu l'avvolse con le sue braccia: era caldo e accogliente. L'energia demoniaca lo rendeva resistente alle avversità climatiche, adattando la sua temperatura così che il sangue potesse scorrere nelle vene vigoroso, senza farlo tremare.
Yoko poggiò la fronte sul suo petto, beandosi di quel calore e trovando rifugio in esso. Ma fu solo questione di pochi secondi.
«No, lasciami andare. Io non merito tutto questo» fece per divincolarsi, ma Ryu era saldo nella presa.
Emise un ringhio prima di chinarsi su di lei, con il volto contratto dalla rabbia. «Ma che cavolo dici!? Volevi forse che ti spezzasse il collo?»
«Per colpa mia tu, la tua famiglia... tutto perché non sono in grado di tacere. Non dovevi rischiare tutto per me.»
«Io invece lo farei ogni giorno, se servisse a proteggerti... E d'ora in poi non esiterò più» le accarezzò dolcemente la testa. «E mi sono innamorato di te anche per questo tuo lato: tu non ti volti mai dall'altra parte se qualcosa ti sembra ingiusta.» Sorrise, realizzando solo adesso. «Hai sgridato l'erede del clan della famiglia più potente di noi ayakashi, ti rendi conto?»
Yoko si strinse nelle spalle, arrossita, per poi guardarlo con le sopracciglia inarcate. «Mentre tu l'hai persino combattuto.»
«Eh, già!» Se glielo avessero raccontato, che un giorno avrebbe osato una cosa del genere, non ci avrebbe mai creduto. «E lo rifarei ancora e ancora. Per te.»
Yoko chiuse gli occhi e scosse il capo, con il cuore in tumulto. «Stare con me ti mette solo nei guai.» Ancora una volta cercò di respingerlo premono sul petto. «Se non fosse che alla fine Reiya in qualche modo si sia placato, a quest'ora tu, a causa mia...»
Ryu l'abbracciò con ancora più decisione, premendole l'orecchio destro contro il petto affinché potesse sentire il battito del suo cuore accelerato. «Se non per te, per chi altri altrimenti? Tu sei la mia Sposa, e non mi interessa se il resto del mondo dice il contrario.» Le accarezzò piano i capelli e si lasciò andare a un singhiozzo strozzato. «Mi dispiace per non essere stato all'altezza, l'altro giorno. Se mi odi ancora e non vuoi più stare con me, io...» sussultò. «Io lo accetterò.»
Calde e copiose lacrime scesero dalle guance della ragazza, mentre la guancia premeva contro lo sterno di lui, cercando quasi avidamente quel contatto che in realtà non avrebbe mai dovuto esserci.
«Io non ti odio... non potrei mai... Ma non posso farti ripudiare dalla tua famiglia per causa mia. Ora capisco perché il signor Yamato...»
Si morse la lingua: aveva detto troppo.
«Il signor Yamato... cosa?» chiese, arrestando improvvisamente le carezze e irrigidendo i muscoli.
«Niente, sono solo sconvolta.»
Le sue dita si serrarono sulla schiena e sulla testa di lei. «Quella notte ci ha messo più tempo del solito a rincasare. Nessuno ci ha dato peso, è pur sempre un uomo adulto con una sua vita privata... Che cosa è successo?»
Yoko non rispose e allora Ryu, con un gesto deciso, la costrinse a guardarlo negli occhi. Quelli di lui erano due braci vive. «Se non parli, giuro che andrò da lui e lo ucciderò, qualunque sia la sua colpa o anche se non ne ha. Rimane pur sempre un mio sottoposto e io dispongo della sua vita. Perciò, a te la scelta, stavolta.»
La pazienza di Ryu, dopo quello scontro quasi mortale, doveva essere del tutto esaurita, perché non sembrava affatto scherzare. Anche se non c'era imprinting, lui avrebbe sparso il sangue in suo nome, a prescindere.
«Se te lo dico... ti prego, non fargli niente. Ha agito solo nell'interesse del clan, non per odio nei miei confronti.»
«Che cosa ti ha fatto, dannazione!?»
Il labbro di Yoko tremò, poi chinò il mento al petto e gli raccontò a bassa voce cosa fosse accaduto la notte di Capodanno. L'unica cosa che omise fu il motivo specifico per cui Kiyohime l'avesse difesa. Lei stessa non accettava il fatto che là fuori ci fosse forse il suo vero Sposo: come poteva desiderare di trovarlo, quando l'unica persona con cui voleva passare il resto della vita era colui che la stava tenendo stretta a sé come se fosse la vita stessa? Colui che ora, dopo tutto quel combattere, si era sporto verso di lei piangendo perché, a causa del suo retaggio, il maggiordomo la stava per uccidere.
«Quindi sei andata avanti con questo ricordo per tutti questi giorni? Hai continuato a sorridere e mi hai persino allontanato, mentre questa cosa ti stava divorando da dentro?»
Anche Yoko si lasciò andare a un ulteriore singhiozzo. «Anche io ti amo, ma non ho poteri magici che ti possano proteggere. L'unico modo che ho è tenerti lontano da me, anche se questo mi strugge... Ma per te io...»
Ryu la baciò in modo deciso, quasi violento. Aveva ora un bisogno tremendo di sentire quel contatto. Le labbra si mossero con ardore sulle sue. Yoko sentì di nuovo il sapore del mare e anche lei, dopo un po', cedette, bisognosa a sua volta di sentire il suo drago contro di sé. Le lingue si sfiorarono, danzarono tra loro, mescolando quelle essenze appartenenti a due mondi diversi che in quell'unione diventavano uno solo.
Ryu le accarezzò il fianco e la testa con dolcezza, e Yoko avvolse le braccia attorno alle sue spalle. Corpo contro corpo, quel bacio appassionato era più eloquente di qualunque altra parola.
Quando si staccarono, fu come riemergere da una lunga apnea. Entrambi socchiusero gli occhi, rimanendo fronte contro fronte e prendendosi un momento di pausa.
Poi gli occhi chiari di Ryu si sollevarono, colmi di una nuova consapevolezza. «Se tu non mi ordini di vendicarti, non lo farò. Ma se dovesse riprovarci, io non risponderò più di me» le disse infine. Era una promessa solenne.
Yoko poté solo limitarsi ad annuire piano, poi si guardò attorno. «Che ore saranno?»
«Non lo so, con le giornate corte mi sembra tardi anche alle cinque del pomeriggio» ammise lui.
«Non oso immaginare in che stato siano Yuzu e gli altri...»
«Credo che se Reiya ci avesse uccisi, avrebbe perso per sempre la sua Sposa. Di conseguenza dovrebbe averla rassicurata del fatto che invece siamo vivi e vegeti.»
«Allora perché ci ha attaccati così?»
Ryu fece per aprire bocca, poi però la chiuse. "Che figlio di..." pensò tra sé e sé, senza però concludere la frase. Gli occhi dolci come il miele di Yoko lo stavano guardando ancora una volta, smarriti e in apprensione. Ryu allora le sorrise e le accarezzò la guancia. «Forse aveva solo la luna storta!» ironizzò.
Una nuova folata di vento fece rabbrividire la ragazza. «La prossima volta mi permetterò di provocare altri demoni solo quando sarò completamente vestita» commentò lei, ora decisamente più rilassata.
Entrambi risero.
Ryu l'aiutò poi ad alzarsi e si guardarono intorno. Si trovavano in una spiaggia molto ampia e lontana dal centro abitato. Essendo in pieno inverno, non c'era nessuno nei dintorni, per fortuna.
Il ragazzo si scostò quanto bastasse affinché potesse di nuovo mutare in drago marino, emergendo dalla nebbia azzurra di energia demoniaca. Le scaglie lucenti catturavano i raggi della luna, ora tornati argentei.
«Ma che figataaa!» esclamò lei con due stelle al posto degli occhi, la stessa reazione che aveva avuto da bambina quando lo vide per la prima volta trasformarsi.
Ryu sorrise in un ghigno soddisfatto, orgoglioso di aver fatto ancora una volta colpo sulla ragazza che gli piaceva. Gli oni erano considerati gli ayakashi più belli di tutti, per compensare segretamente la mostruosità delle fattezze del loro reale aspetto. Lui invece, si disse vanesio, era figo anche nella forma di drago.
«V-vuoi montarmi in groppa?» le chiese, perdendo improvvisamente il coraggio di guardarla negli occhi.
«Posso?» chiese lei, stringendosi un pugno al petto e con le gote leggermente imporporate.
«Devi, altrimenti come torni indietro?» Ritirò le branchie tra la testa e il collo, così da darle spazio sufficiente per salire e stare comoda.
Un po' incerta, Yoko si aggrappò alla cresta a corolla del drago.
«Sei caldissimo!»
«Mica sono un serpente» sbuffò lui, per poi diventare rosso quando si sentì abbracciato da dietro.
«Che bel tepore» sospirò lei.
«R-reggiti forte, mi raccomando.»
Detto questo, il colossale rettile fece leva sulle zampe posteriori e compì un agile semicerchio sulla battigia, sollevando un piccolo nugolo di sabbia con la punta della coda. Si diresse a passo spedito verso la linea della riva e si proiettò agilmente nel cielo notturno. Sotto l'impatto della sua pressione spirituale, la superficie dell'oceano rispose sollevando creste e lingue liquide; l'aria vibrò per la forza sprigionata e, nel giro di pochissimi secondi, i due amanti si ritrovarono già lontani dalla costa.
Yoko strinse i denti e chinò il capo, cercando di ripararsi dietro la cresta di Ryu, mentre quello si muoveva a gran velocità a pelo d'acqua. I lunghi baffi si agitavano al vento, la coda sferzava talvolta la superficie del mare e le scaglie rilucevano a ondate. Ryu era già un drago fiero e possente, nonostante avesse solo diciotto anni, e il suo solo portamento portava lustro alla sua famiglia.
A un tratto la ragazza, rinvigorita dal brivido di quella fantastica esperienza acrobatica, lasciò erompere una risata cristallina, lanciando gridolini d'esultanza; un suono giulivo che contagiò immediatamente il watatsumi. Ryu scelse di rallentare, concedendosi di prolungare quel volo libero al solo scopo di vederla felice. Nessuno era nei ditorni, in quella notte invernale esistevano esclusivamente loro due, la complicità del mare e il riflesso d'argento della luna.
Il rettile si abbassò ulteriormente di quota, planando finché i piedi nudi di Yoko non andarono a fendere la superficie fresca dell'acqua. La studentessa si protese allora in avanti, immergendo la mano per accarezzare la superficie liquida con la punta delle dita, lo sguardo acceso e colmo di un'emozione purissima.
A un certo punto, all'orizzonte intravidero un isolotto con una fitta vegetazione. Ryu puntò nella sua direzione, approfittando della terra emersa per concedersi entrambi una pausa.
Si abbassò fino a fendere l'acqua e atterrare dolcemente, finché non sentì toccare con le zampe; quindi avanzò fino a raggiungere la riva.
L'imponente ma sinuoso corpo ondeggiò leggermente mentre avanzava sulla sabbia, poi diede il tempo a Yoko di scendere, prima di tornare anche lui nella forma umana.
«Era da tempo che non mi concedevo un volo così lungo!» esclamò, colmo di soddisfazione, stiracchiando le braccia al cielo. «Ti sei divertita?» chiese poi, rivolgendosi alla ragazza.
Non ebbe bisogno di risposte: Yoko lo stava fissando come se fosse una fan che aveva appena incontrato il suo idolo.
«Pensare che i nostri capi non vogliono che ci mostriamo per come realmente siamo» sospirò lui.
«Purtroppo le persone hanno paura di ciò che non comprendono» rispose lei, per poi accarezzargli una guancia, «ma se fosse per me, tu dovresti essere libero di esprimere il vero te stesso tutte le volte in cui ne hai bisogno.»
Ryu le prese allora la mano e le baciò il palmo dolcemente.
Si sorrisero per qualche istante, poi il suono delle onde e la brezza leggera catturarono l'attenzione della ragazza. «Che bello qui!» esclamò, correndo fino a raggiungere la battigia. «Che sia un'isola privata? Non mi sembra di vedere attracchi, però.»
«Chi lo sa» rispose lui, sollevando le spalle.
Yoko si guardò attorno, finché qualcos'altro non attirò di nuovo la sua attenzione: un murice spinoso, una conchiglia a clava, allungata e interamente ricoperta da spine appuntite, bianchissima. La raccolse e se la portò all'orecchio, socchiudendo gli occhi.
«Sento il mare» sussurrò.
«E che dice?»
Yoko li riaprì e guardò dritto nei suoi. «Che non vorrebbe essere in nessun altro posto, in questo momento.»
Ryu la fissò intensamente: sotto i riflessi liquidi, le sue iridi acquamarina sembravano due gemme preziose.
Colmò la distanza in un paio di passi, poi la prese per le spalle in un gesto fluido e spontaneo e premette di nuovo le labbra contro le sue.
Yoko lasciò cadere a terra la conchiglia, così da poter abbracciare il suo drago e perdersi ancora una volta nel suo caldo respiro.
Quando si staccarono, i loro sguardi sembravano quasi preda di un'ipnosi. C'era qualcosa di magico in quel luogo.
A un certo punto, però, Ryu sussultò: Yoko si era portata le mani al petto e aveva sciolto il nodo dell'asciugamano che, di conseguenza, ricadde a terra, scivolando lentamente dal suo corpo.
Il ragazzo sbatté più volte le palpebre, indugiando su quel giovane corpo con indosso solo lo slip nero del costume da bagno. Yoko divenne rossa, incrociò le braccia dietro la schiena e abbassò lo sguardo. «Avevi detto... che per la tua prima notte avresti voluto portare la tua Sposa su un'isola deserta» sorrise timidamente. «Beh, è esattamente qui che siamo in questo momento.»
Ryu sgranò gli occhi e girò il capo freneticamente a destra e a manca: era vero! Se n'era reso conto solo ora.
Tornò poi su Yoko e, leggermente esitante, le sollevò il mento per guardare ancora una volta quel dolce viso.
«Hai ragione: sono qui e sono con la mia Sposa.»
Si chinò di nuovo su di lei e questa volta la baciò più lentamente, più attento, assaporando ogni singolo istante.
Avvertì le orecchie pulsare dall'emozione, ma non volle fermarsi. Passò con la stessa andatura al collo, poi al suo incavo e scese ancora più giù, passando per lo sterno fino a raggiungere l'ombelico. Nel frattempo, le sue forti mani erano scivolate dalle spalle fino ai fianchi. Appoggiò il mento al ventre di lei e guardò verso l'alto, per cercare di nuovo lo sguardo di Yoko, dalle guance rosse e con la bocca socchiusa, come se stesse cercando di regolarizzare il respiro.
Si risollevò quanto bastava per stringere Yoko tra le braccia, invitandola dolcemente a piegarsi verso di lui e facendola accomodare a cavalcioni sulle proprie cosce. Le accarezzò di nuovo il viso e tornò a lambirle le labbra. Poi inghiottì saliva e sbatté le palpebre per un istante, prima di abbassare le pupille romboidali sui piccoli ma sodi seni di lei. Ne sfiorò uno, dapprima con delicatezza; poi, constatando che la ragazza non si ritraeva, prese a massaggiarglielo, strofinando il capezzolo con il pollice finché non lo sentì farsi turgido sotto i polpastrelli.
Yoko si morse il labbro inferiore, mentre la sua mente veniva interamente pervasa da quelle sensazioni tanto inedite quanto piacevoli.
Ryu si fece allora più audace e ghermì anche l'altro seno, mentre i suoi canali auricolari venivano riempiti dai sussulti sommessi della propria compagna. Si piegò poi sul suo torace, afferrando il seno destro direttamente con le labbra e con i denti. Le impresse un morso leggero, per poi accarezzare la pelle con la lingua prima di iniziare a succhiare con trasporto.
Yoko affondò le dita nella sabbia, stringendola tra i pugni, mentre permetteva al ragazzo di esplorare liberamente il proprio corpo. Sussultò impercettibilmente, avvertendo premere sul bacino il desiderio di lui, che si faceva via via più vigoroso e manifesto. Il cuore le batteva con una tale violenza da rimbombarle nelle orecchie come un tamburo.
Ryu infine si sollevò di qualche centimetro e la fissò negli occhi, con le guance avvampate e un'espressione divertita per quel gesto così audace, che rappresentava un'assoluta novità per entrambi.
Ora fu la volta di Yoko di accarezzarlo. Con le dita indugiò sui suoi pettorali, così forti e caldi, fino a scendere lungo gli addominali. Poi, un po' imbarazzata, si spostò leggermente all'indietro, così da poter toccare il suo inguine. La ragazza registrò, colta da una leggera sorpresa, il sospiro profondo di lui non appena ne sfiorò l'intimità. Il corpo di Ryu era teso come una corda di violino e quel tocco, all'apparenza delicato, fu per lui come un'ondata travolgente, che risvegliò qualcosa di primordiale in grado di unire umani e ayakashi. La abbracciò e la fece scivolare di lato, sovrastandola parzialmente. Le passò un braccio sotto la nuca per sostenerla ma, senza più alcun imbarazzo, le prese la mano destra e se la riportò al basso ventre, chiedendole silenziosamente di continuare a toccarlo.
Con le guance in fiamme, senza nemmeno trovare il coraggio di guardare cosa lei stessa stesse facendo, assecondò la richiesta, muovendo la mano su quella pelle sensibile e in tensione, ora libera dalla costrizione del boxer.
Vide così il ragazzo farsi sempre più ansante, sempre più scoperto, mentre cercava febbrilmente i suoi occhi come se fossero un'ancora.
A un certo punto Yoko sentì la mano sinistra di lui scivolarle sotto lo slip e, con le dita, Ryu iniziò ad accarezzarla, finché esse non affondarono nel suo punto più delicato.
Le narici di Yoko si allargarono per inspirare aria, mentre il suo corpo sembrava quasi non appartenerle più. I piedi si contraevano, mentre il bacino ondeggiava leggermente, desideroso ancora e ancora di quel contatto che non avrebbe voluto da nessun altro se non da lui solamente.
Gli occhi color miele della giovane indugiarono sulla battigia bagnata, mentre le onde la lambivano con delicate ma costanti carezze.
Raggiunto il culmine dell'eccitazione, Ryu finì di sfilarsi del tutto il costume, erigendosi su di lei in quella possenza ereditata dal sangue del suo clan. Lo sfilò anche a lei, mentre la ragazza cercava di regolare i battiti del proprio cuore. Lo desiderava anche lei con tutta se stessa ma, essendo la prima volta, non sapeva bene cosa aspettarsi: se avrebbe fatto male, se dovesse lasciar fare tutto a lui o se anche lei dovesse trovare il modo di contribuire.
Quando Ryu si sdraiò su di lei, Yoko gli passò le braccia attorno alle spalle. Tremava leggermente, ma non voleva affatto ritrarsi: quello era il momento magico che stavano tanto aspettando.
Anche nella testa di Ryu passarono esattamente gli stessi pensieri. Poteva combattere un oni tranquillamente, mentre quella situazione lo lasciava brancolare del tutto nel buio, come quando si trovava di fronte a un compito di matematica e quelle formule erano per lui aramaico antico. Fortunatamente, però, anche in quell'occasione la sua amata era lì per aiutarlo, anche a costo di farsi siglare il compito. Sostenuto così dai baci e dalle carezze di Yoko, trovò la forza di andare fino in fondo.
Mosse piano il bacino e provò a spingere, anche se stranamente trovò un'insolita resistenza; ma, prima di chiedersi se l'anatomia umana fosse per caso diversa da quello che credeva, la risata argentina della ragazza gli risolse l'arcano: «Quello è il mio inguine!»
«Ah, scusa!» rispose lui, imbarazzato.
Con la testa che gli fumava, si prese allora il membro nella mano destra e provò così a trovare il punto giusto. Yoko premette la fronte contro la sua spalla, mentre si preparava a quell'esperienza simile al tuffo da un trampolino altissimo.
Fu una strana sensazione mentre i due corpi si univano. Era pieno inverno, eppure faceva caldo. Il respiro del drago era profondo e vibrante, e avvolgeva la ragazza in un abbraccio confortante. Tra le sue braccia lei si sentiva protetta e contraccambiava con baci e carezze. Senza alcuna esperienza, lasciarono che a guidarli fossero l'istinto e tutti quegli anni di complicità tra giochi e risate.
Mentre le loro bocche si schiudevano e lasciavano sfogare le forti sensazioni che li travolgevano, fu come fare un viaggio a ritroso nel tempo: il primo giorno in cui lei lo aveva trovato imbronciato tra gli alberelli di clerodendro perché si era sbucciato le ginocchia, le corse lungo la spiaggia, l'emozione di vederlo trasformarsi parzialmente in drago... E poi ancora i pomeriggi passati a sfidarsi ai videogiochi, a prendersi a cuscinate, a dibattere su chi avesse ragione per qualsiasi cosa. Era una complicità rara che aveva abbattuto gli ostacoli della diversità, una forza interiore profonda che li aveva spinti a scegliersi e ad amarsi, nonostante fosse pericoloso.
Su quella spiaggia deserta non c'erano altri che Ryu e Yoko, soli nel loro mondo personale.
A un certo punto, preso da quelle emozioni così totalizzanti, sulle braccia di Ryu spuntarono le squame e anche il viso si fece più ferino, con i lunghi baffi che uscivano dai lati della bocca. Deglutì e guardò Yoko come per scusarsi, ma lei scosse il capo e lo baciò: era il suo Sposo e lo amava in qualunque sua forma.