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← La mia adorata sposa

Creato il 24/08/2026, 12:38 · Aggiornato il 24/08/2026, 12:38

Capitolo 12: Capitolo 11

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
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Se avessero invitato solo Nyankichi con Touko, Ryu e Yoko, sarebbe stato scontato che quest'ultima si fosse rifiutata. Da quando aveva lasciato Ryu, aveva drasticamente calato le interazioni con lui: se voleva andare avanti cercando di dimenticarlo, non poteva certo mantenere i rapporti come prima. Così Reiya acconsentì a invitare tutta la classe, con la scusa di festeggiare gli ultimi mesi che anticipavano il diploma.

La notizia venne accolta dagli studenti con grande entusiasmo: essere ospiti della famiglia di ayakashi più potente era un'occasione più unica che rara. Yoko, perciò, non poteva rinunciare dal momento che tutti i suoi compagni avrebbero partecipato.

Le bocche della 3-A assunsero la forma di una "O" quando di fronte ai cancelli della scuola si presentò un pullman super deluxe di colore blu scuro, che sembrava appena uscito dall'autorimessa. A guidarlo sarebbe stato Takamichi che, a quanto pare, aveva la patente anche per condurre quel genere di mezzi.

Nessuno della scuola aveva ancora visto Reiya Kiryuin in prima persona; perciò, quando l'uomo scese dal pullman e andò incontro a Yuzu per porgerle un galante baciamano, le ragazze presenti si lasciarono andare a un grido di assoluto entusiasmo, provando una profonda invidia per quella loro compagna di classe così fortunata. Reiya poi, trattandosi comunque di un'apparizione pubblica, indossava un gessato chiaro e aveva i capelli ben pettinati all'indietro, esaltando così i suoi occhi dall'iride rossa e la pupilla romboidale.

Yuzu divenne rossa come un peperone, non essendo assolutamente abituata a dimostrazioni di questo genere davanti a tutti. Ma si sforzò di non crollare lì, in mezzo allo spiazzo. Si disse che una Sposa all'altezza non doveva apparire come una ragazza che si scioglie come gelato al sole alla prima carezza. Così, a quel gesto rispose con un bel sorriso e un cortese cenno del capo.

La casa delle vacanze dei Kiryuin era chiaramente una delle tante che già avevano, e per molti già mantenerne una di quelle dimensioni doveva essere un investimento non indifferente. L'edificio era stato eretto su una sorgente termale naturale e diverse vasche erano state allestite lungo tutto il perimetro, dividendole in bagni dalle diverse proprietà benefiche.

L'arrivo in quel luogo venne accolto con un tale fervoe che probabilmente Yuzuko Shinonome sarebbe stata nominata reginetta della classe, almeno fino alla fine dell'anno.

«E noi un posto del genere non ce l'abbiamo?» protestò Touko, rivolgendosi al fidanzato e portandosi le mani ai fianchi.

Nyankichi si grattò la nuca, sorridendo nervosamente. «Siamo pur sempre gatti, preferiamo i luoghi lontani da un'eccessiva presenza di acqua... Però abbiamo una deliziosa villa nei pressi del fiume Sanzu!»

Yoko, Touko e Yuzu divennero improvvisamente viola dalla paura. Innocentemente, il nekomata aveva detto loro che in sostanza avevano casa sul fiume noto in Giappone per essere solcato dalle anime per raggiungere l'oltretomba.

Ryu, invece, non si lasciò andare all'emozione più di tanto: ogni possedimento della sua famiglia era legato all'acqua, che si trattasse di fiumi, terme o del mare. Ma apprezzò lo stesso gli arredi... e soprattutto apprezzò la cortesia dell'oni, seppur il suo aiuto rimanesse formalmente indiretto.

Touko passò poi un braccio attorno a Yuzu e a Yoko, così da spingerle ad andare avanti per andare subito a prendere una camera.

«A-aspetta, le valigie!» esclamò Yuzu, non avendo il tempo di prendere dal portabagagli il suo trolley.

Touko allora si voltò insieme alle altre due amiche, sorridendo sorniona. «Penso che tre forti ayakashi ce la facciano a portare la valigia anche di tre signorine, no?»

«Ma Touko!» piagnucolò Nyankichi, guardando con assoluta sconsolazione la valigia della sua fidanzata che non era "una valigia da signorina", ma probabilmente la cassa destinata a un intero esercito.

«Avrei voluto fare io il primo ingresso con Yuzu» ammise Reiya, accigliato, pur trattenendo la sua aura demoniaca.

«Anche io» ammise Nyankichi, «ma mi sto sforzando di resistere...»

«Perché?» chiese Reiya.

Nyankichi si strinse nelle spalle e sorrise. «Perché voglio dimostrare a me stesso che io non amo Touko solo perché una magia mistica me lo ha imposto; e se ora mi gettassi in avanti e la separassi dalle sue amiche, credo che non sarebbe degno di me» Allargò il sorriso. «E poi sono uno dei primi iscritti all'associazione di Yoko per ayakashi e Spose che vogliono vederci chiaro su questa faccenda: devo dare il buon esempio!»

Reiya, appreso questo, strinse leggermente lo sguardo, ma si trattenne dall'esprimere giudizi, almeno per il momento.

Nyankichi si fece poi forza e afferrò, oltre al manico della sua valigia, anche quello di Touko: per sollevarla e tirarla, il nekomata dovette davvero attingere alla sua forza spirituale.

Anche Ryu fece lo stesso con la valigia di Yoko, che per fortuna aveva dimensioni "umane", ma la mano ferma di Reiya lo trattenne. Il drago dovette prendersi un momento prima di voltarsi: l'aura rossa dell'oni incombeva su di lui. Una presenza schiacciante, pur non essendo direttamente intenzionata a fargli del male. Reiya era talmente potente rispetto ai casati di ceto medio come il suo e quello dell'amico che, anche a riposo, spingeva ugualmente i demoni all'allerta.

«Una parola sola... Ryūjin Kishinryū, giusto?»

Il ragazzo annuì, per poi voltarsi e fargli un solenne inchino, quale si doveva a una figura di un casato superiore.

«Yuzu mi ha raccontato tutto. Perciò immaginerai che io non approvi realmente questa tua intenzione, vero?»

Ryu, tornando dritto, lo guardò fisso negli occhi. Anche se Reiya era di qualche anno più grande, in altezza e costituzione fisica erano uguali. Forse Ryu era giusto un po' più atletico, dato che la vita del magnate ruotava principalmente tra casa e ufficio.

«Essere promesso a un'esponente del casato degli Ichiryusai è un grande onore e poi voi siete i diretti discendenti del Dio Drago; perciò, rischiare tutto per un'umana qualsiasi è quantomeno...»

«Folle? Sì, mio signore, lo è» rispose Ryu con lo sguardo fiero e fermo. «Tuttavia, se io mi arrendessi così, trascinato semplicemente dalla corrente, credo che lo rimpiangerei per tutta la vita. Se sono davvero l'erede della mia famiglia, allora non posso essere qualcuno che vacilla al primo ostacolo. Troppo a lungo ho rimandato questo momento e ora sto per perdere ciò che davvero conta... ammesso che non sia già troppo tardi.»

Reiya lo fissò a lungo, in silenzio. Nella sua mente ritornarono le parole di Yuzu di qualche giorno prima, di quando le aveva chiesto questo favore. Lo sguardo del drago era davvero carico di determinazione, anche se tutto quello lo avrebbe potenzialmente portato alla sua distruzione.

Alla fine socchiuse gli occhi e poi annuì. «Questo non riguarda il casato dei Kiryuin, ma solo la reputazione del tuo. Io qui ti ho invitato solo ed esclusivamente in quanto compagno di classe della mia Sposa. E se in questo fine settimana sbocceranno o si spezzeranno legami, sarà solo una coincidenza. Posso al massimo augurarti buona fortuna.»

Non pretendeva dall'oni niente di più di questo, perciò lo ringraziò ancora una volta con un solenne inchino, per poi voltarsi e avviarsi a sua volta lungo il viale.

Reiya osservò le spalle del ragazzo mentre si allontanava e, nel frattempo, Takamichi gli si mise accanto.

«Questa questione dell'associazione mi impensierisce» disse a bassa voce il magnate. «Vorrei sapere di più su questa Yoko e sui rapporti con i Kishinryū.»

«Cosa la impensierisce in particolare, mio signore?» chiese il suo braccio destro.

Reiya si fece più cupo. «Sembra una mina vagante.»

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Sistemate le camere e i bagagli, la 3-A non volle perdere un minuto di più, dirigendosi verso le varie vasche a disposizione. Reiya, però, non voleva assolutamente che la sua Sposa si mischiasse con gli altri compagni e che, soprattutto, la vedessero coperta da un solo asciugamano, nonostante fosse circondata solo dalle ragazze. Tuttavia, sapeva che rimanere da sola con lui in quella situazione l'avrebbe messa in grande agitazione, così invitò nella loro piscina privata anche i suoi quattro amici più stretti.

«No, ma io non voglio farmi il bagno, mi basta la sauna!» protestò Nyankichi, con Touko e Ryu che dovettero letteralmente prenderlo ognuno per una gamba e trascinarlo, mentre lui si artigliava al parquet.

«Un po' d'acqua termale non ha mai fatto male a nessuno, anzi!» gli disse la fidanzata.

«Ma i gatti e l'acqua sono nemici giurati!»

Ryu allora si scambiò uno sguardo d'intesa con Touko. «Guarda che la tua fidanzata vuole farsi un bagno. Vuoi che ci pensi io a farle compagnia?»

Nyankichi si rimise subito in piedi e gli soffiò a un palmo dal naso. «Pensa alle Spose tue!»

«Siete... siete sicuri che debba esserci anche io?» chiese Yoko, leggermente titubante, mentre si stringeva l'asciugamano al petto. «Io non sono una di voi.»

Yuzu allora le prese la mano e le sorrise dolcemente. «Certo che lo sei. Sei mia amica e averti accanto mi farebbe sentire più tranquilla.»

Yoko le sorrise e poi le prese il braccio, così da avvicinarsi al suo orecchio. «Se quell'orco allunga la mano dove non dovrebbe, tu dimmelo che ci penso io.»

Yuzu si limitò a stiracchiare un sorriso. Ringraziava l'amica per il suo supporto, anche se dubitava che, con le sue sole forze umane, avrebbe potuto fronteggiare l'erede del clan che capeggiava su tutti gli altri.

La vasca termale riposava nel cuore del cortile come uno specchio d'acqua fumante, circondata da grandi rocce levigate che trattenevano ancora un sottile velo di neve. Dai piccoli dislivelli tra un masso e l'altro l'acqua scivolava con un mormorio costante, formando brevi cascate che si dissolvevano nella superficie azzurra, appena increspata dal calore che risaliva verso il cielo.

Tutto attorno, le lanterne di legno diffondevano una luce dorata che si rifletteva sulle pietre bagnate e illuminava delicatamente gli arbusti carichi di neve. Le alte recinzioni di bambù proteggevano la sorgente dal vento più pungente, mentre, oltre di esse, gli edifici della villa dei Kiryuin si intravedevano con i loro tetti scuri imbiancati e le finestre di carta shōji rischiarate da una luce calda e accogliente.

Davanti all'ingresso del bagno, i noren cremisi oscillavano appena, mossi da una brezza leggera, lasciando filtrare il vapore che sfuggiva dall'interno. La neve continuava a cadere silenziosa, posandosi sulle rocce, sui gradini di legno e sui piccoli secchi sistemati accanto alla vasca, ma bastavano pochi istanti perché i fiocchi che sfioravano l'acqua si sciogliessero senza lasciare traccia.

L'aria profumava di legno umido, di pietra riscaldata e di acqua minerale. Il contrasto tra il candore dell'inverno e il tepore della sorgente rendeva quel luogo, un luogo di pace e tranquillità.

Quando Yoko uscì dal lato degli spogliatoi femminili, con solo un grande asciugamano color crema ad avvolgerle l'esile corpo e i capelli raccolti nella solita treccia spessa, ma stavolta arrotolata su se stessa, il ragazzo si morse la lingua. Avrebbe dovuto guardare altrove ma, complice la nebbia che si alzava dall'acqua, non riuscì a non indugiare sulle sue spalle scoperte e strette, sulla linea del petto che emergeva dall'asciugamano proprio dove iniziava lo spacco, e sulle sue gambe dalla pelle morbida. Avrebbe voluto fare come Nyankichi, che andò incontro a Touko per avvolgerla nel suo caldo abbraccio, affinché solo lui potesse godere della vista e della vicinanza della sua Sposa. E per quanto riguardava Yuzu, ovviamente nessun estraneo poteva alzare lo sguardo su di lei: essendo la Sposa dell'oni, lei stessa era superiore a tutti loro, seppur la giovane mantenesse un atteggiamento umile.

Yoko chiaramente non si sedette vicino a lui, ma si mise tra le sue amiche, mentre Ryu si trovava a circa un metro dal suo amico nekomata. Reiya, invece, era posizionato sul lato opposto rispetto a lui.

Le ragazze parlarono tra di loro animatamente e soprattutto — Yoko e Touko in particolare — caddero in profonda adorazione davanti alla vista di Ao e Sou nei loro costumini interi a righe bianche e rosse, stile anni Trenta, con una ciambellina bianca, che si divertivano a nuotare vicino a loro.

Anche Nyankichi e Ryu si univano talvolta alla conversazione. Essendo solo in sei, era possibile passare quei momenti lontani da occhi indiscreti e soprattutto orecchie.

Reiya manteneva il suo naturale riserbo, limitandosi a sorridere e ascoltare, anche se ogni tanto avvicinava a sorpresa Yuzu a sé per poterle dare un bacio sulla testa o semplicemente sentire il calore della sua pelle bagnata.

A un certo punto, però, si affacciò Takamichi, che anche in quell'occasione indossava il suo completo nero. Anche lì l'uomo svolgeva il suo ruolo in maniera impeccabile: chinò il capo e sussurrò qualcosa all'orecchio dell'oni, che però nessuno dei presenti poté udire.

Le cose filarono lisce per ancora una decina di minuti, almeno finché Reiya, nelle sue continue richieste d'attenzione verso la propria Sposa, non la afferrò con più vigore e se la strinse al petto. Le portò un pollice sul labbro inferiore e la fissò intensamente.

«Ma, ma, ma Reiya, che fai?»

«Sei troppo bella perché io possa resistere ancora a lungo. Ne ho bisogno.»

La testa di Yuzu fumò, ma non era dovuto al calore delle terme: era totalmente in imbarazzo, soprattutto perché lui si stava comportando in maniera così audace persino davanti ai suoi amici.

«Per favore, lasciami andare. Ti do un bacio sulla guancia, se lo desideri.»

Lo sguardo dell'oni si fece più intenso. «Non mi basta un bacio sulla guancia a questo punto.»

«Ti ha detto che non vuole essere abbracciata così. Ti è entrata l'acqua nelle orecchie?» A parlare fu Yoko, che si era alzata in piedi con lo sguardo fermo.

La coppia alle sue spalle divenne improvvisamente viola dalla paura. La loro amica aveva davvero osato parlare così a un Kiryuin?

Reiya strinse di più Yuzu a sé e guardò Yoko dritta negli occhi. «Lei è la mia Sposa, lei è legata a me e io a lei. Avere il suo affetto è un mio diritto.»

«Diritto? Mostrami il foglio in cui c'è scritto chiaro e tondo che ti dà il diritto di allungare le mani, anche quando questa cosa la fa sentire a disagio! Forse è lo stesso foglio in cui ti è stato dato il diritto di farla licenziare da dove lavorava, senza interpellarla prima?»

«Ah, già... mi è stato riferito» disse Reiya dopo un attimo di silenzio. «Tu sei l'idealista folle. Non approvi questo rapporto tra ayakashi e Spose.»

Yoko strinse i pugni. «A volte credo che sia una pratica abusata. Soprattutto da chi non capisce la differenza tra sana gelosia e assoluto possesso!»

«Nel momento in cui la dolce Yuzu ha accettato di divenire la mia Sposa, il resto della sua vita è diventato mio» Reiya lo disse con una tale tranquillità che Yoko non poté più trattenersi dal mostrarsi rabbiosa. Glielo aveva anticipato alla sua amica: se quello esagerava, ci avrebbe pensato lei.

«Per questo fonderò un'associazione dove si metteranno in chiaro le cose!» urlò, poggiandosi una mano al petto e sporgendosi verso l'oni con gli occhi che erano diventati due braci. «Forse ci sono casi in cui l'imprinting ha permesso a due persone davvero destinate a stare insieme di trovarsi, ma per molte altre questa è solo una lurida scusa per allungare le mani su ragazze innocenti!»

A quel punto tutto precipitò nel caos.

Nyankichi riuscì a prendere in braccio Touko appena in tempo per portarla al sicuro via da lì. Lo stesso valse per Yuzu, che invece venne recuperata da Takamichi.

Da fuori, gli altri studenti poterono vedere solo un'enorme colonna d'acqua che veniva sollevata e poi due scie — una rossa e una azzurra — che si allontanavano a grande velocità dalla villa.

Yoko riuscì a respirare appena, nella semi-incoscienza, mentre una mano ben salda la teneva stretta e un braccio la serrava per i fianchi. Chiunque l'avesse ghermita, con occhi rossi e fiammeggianti, ribolliva di rabbia.

Dietro di loro qualcuno ruggiva e li inseguiva, e l'acqua vorticava tutt'intorno a loro, finché alla fine non si disperse del tutto.

Riusciò a sentire poi solo il fragore del mare, prima di atterrare violentemente su una spiaggia, senza che però chi l'aveva rapita mollasse la presa dal suo collo.

«Lasciala andare!» urlò Ryu, tornando nella forma umana dopo aver macinato in forma draconica quei chilometri in pochissimi minuti, pur di inseguire Reiya che, evidentemente infuriato e indignato per le accuse di Yoko, aveva deciso di ghermirla per finirla da qualche parte, lontano dalla vista degli umani.

«Questa ragazzina ha oltrepassato ogni limite, non mi importa che è amica di Yuzu. A nessuno permetterò mai di frapporsi tra me e la mia Sposa.» rispose l'oni, con un'aura rossa che lo avvolgeva in maniera visibile e sollevando con il solo braccio destro la ragazza.

Yoko cercava disperatamente di respirare. Le dita erano serrate come una morsa di acciaio. Cercò con entrambe le mani di staccarsi da quella presa ma era come cercare di sradicare un albero secolare dal terreno.

«Lasciare andare, ti ho detto!» ringhiò Ryu facendo un passo avanti e anche lui ricaricandosi di energia spirituale che si manifestò in nuvolette azzurre tutto intorno a lui. I canini si fecero più lunghi e dalla pelle iniziò ad emergere il bagliore delle sue squame lucenti.

Reiya, invece, non aveva bisogno di mutare la sua forma per trasmettere la sua autorità e la sua potenza, e non si sentì per nulla intimidito dalle minacce del drago.

«Capisci che cosa vuol fare e in cosa consistono le sue idee? In quanto erede al vertice degli ayakashi non posso soprassedere, anche se si tratta di una ragazzina che all'apparenza non ascolterebbe nessuno. Basta un solo seme prima di scatenare una pianta infestante.»

«E che cosa avrebbe detto di male? Stava solo difendendo la sua amica da un uomo che, dal suo punto di vista, si comporta in maniera sbagliata!» provò a dire Ryu, facendo un altro passo avanti.

Reiya strinse un po' di più la presa e la ragazza gemette di dolore. Provò allora a scalciare, senza preoccuparsi che così avrebbe potuto allentare l'asciugamano: a quel punto era questione di pura sopravvivenza. Ma, pur colpendolo, anche in quel caso l'oni non se ne curò: era come prendere a calci una roccia.

Con sguardo quasi annoiato, Reiya guardò Yoko che nemmeno così smetteva di combattere. «Muori.»

Reiya doveva solo stringere appena di più e il fragile collo dell'umana si sarebbe spezzato come uno stecco; ma una sfera d'acqua, lanciata a grande potenza, lo colpì in pieno petto, spingendolo indietro di qualche metro pur senza farlo vacillare.

Con addosso solo i costumi, la differenza atletica dei due ayakashi era più evidente: ma, nonostante Reiya fosse appunto meno muscoloso, la sua energia spirituale era almeno cento volte superiore a quella di Ryu. Tuttavia, quest'ultimo non aveva esitato a colpirlo per interrompere il suo gesto.

«Quindi vuoi davvero salvarla?» disse l'oni quasi con stupore, una volta ritrovata la stabilità. Non era caduto: aveva solo creato due profondi solchi con i talloni nella sabbia, nonostante quel colpo, per chiunque altro, avrebbe potuto sfondare la cassa toracica.

«Certo che lo voglio» rispose il drago, leggermente ansante e senza abbassare lo sguardo.

Reiya sorrise sottilmente. «Se lo fai, sei consapevole di quali saranno le conseguenze? Non solo lei, non solo te. Il tuo intero clan verrà sterminato. E nessuno, dico nessuno, verrà ad aiutarvi, perché nessuno oserebbe mai mettersi contro un Kiryuin, neanche il tuo amico nekomata.» Fece una breve pausa e ciò che aggiunse lo disse in tono grave, differente dalla compostezza mostrata nella voce fino a un attimo prima. «Perciò scegli, cucciolo di drago: o lei o la tua famiglia.»

Yoko provò a pronunciare qualche parola, a divincolarsi, ma Reiya le aveva completamente spezzato il respiro.

In quel momento il vento si alzò e le onde sembrarono rispondere a quei momenti di tensione, infrangendosi sulla battigia e sugli scogli con prepotenza. Il sole stava anch'esso esalando i suoi ultimi respiri e l'ultimo raggio morente fece appena in tempo a illuminare gli occhi di Ryu, che si erano accesi di determinazione.

Aveva preso la sua decisione.

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