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Quando Nyankichi lo aveva strattonato per la giacca, con gli occhi fuori dalle orbite, Ryu si chiese se non gli avesse gettato addosso troppa acqua. Aggiungendo poi il fatto che l'amico volesse aiutarlo a riconquistare Yoko, ebbe la conferma certa del suo sconcerto.
«No, sarebbe del tutto inutile. Io dopo il diploma dovrò sposarmi lo stesso» sospirò e poi indurì lo sguardo. «E ovviamente non voglio che lei sia relegata al ruolo di concubina: il solo pensiero mi fa accapponare la pelle.»
Nyankichi lasciò andare la giacca e fece un passo indietro. «Allora davvero non sei disposto a lottare per lei» disse, abbassando leggermente il capo e lasciandosi sfuggire un sorriso amaro. «Meglio per me: ho quasi creduto che il tuo fosse vero amore, mentre il mio solo un tremendo inganno. Grazie per avermi dato la conferma che non c'era alcun bisogno di allarmarsi.»
Si sistemò poi a sua volta la giacca della tuta, sistemando il colletto alto, e fece per andarsene.
«Hai perso lo spirito combattivo?» chiese Ryu, seguendolo con lo sguardo.
Il nekomata alzò il braccio a metà, in segno di saluto. «Io no, ma tu sì. Continua a fare il cagnolino per tuo padre, asseconda tutte le sue aspettative e genera tanti bei draghetti con questa Midori.»
Ryu lo osservò allontanarsi, ma più l'amico si avvicinava alla porta, più il suo cuore accelerava il battito.
Nyankichi sorrise tra sé e sé, lo sguardo nascosto sotto la frangia castana, quando, arrivando a toccare lo stipite della porta, Ryu gli chiese di fermarsi.
Il nekomata allora si voltò, mantenendo quel finto sguardo indifferente. «Ci vediamo domani a scuola, devo andare a fare i compiti.»
Ryu digrignò i denti, fino a mostrare i canini affilati. Il suo sguardo era acceso e pulsante. «Aiutami a riconquistarla.»
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Quella sera stessa partì l'operazione "Win Yoko Back". Per quest'operazione fu necessario confessare a Touko e Yuzu che Yoko e Ryu avevano effettivamente una relazione. La prima non si dimostrò affatto sorpresa: potevano fare gli innocenti quanto volevano, ma non serviva certo percepire l'aura demoniaca sulla loro amica per capire che quei due se la intendessero. La seconda, invece, era convinta che i due fossero solo amici d'infanzia con una buona intesa, beccandosi così dell'innocente da Touko.
Lo scoglio più grande, certo, rimaneva il convincere il padre di Ryu a farsi andare bene un'umana non prediletta e possibilmente evitare che reagisse scatenando uno tsunami su tutti loro. Ma ancora di più era convincere Yoko che di Ryu ci si potesse ancora fidare, che lui fosse davvero fermo nelle sue decisioni.
«Il tuo Reiya per caso potrebbe aiutarci in questo?» chiese Touko all'amica, il giorno dopo all'ora di pranzo. «Magari potrebbe metterci una buona parola.»
«Ayee!» esclamarono i due orchetti vestiti alla marinaretta, dando man forte alla ragazza.
«O magari glielo potete dire voi, tenerelli come siete» aggiunse, con gli occhi a cuoricino verso i due baby shikigami.
«Non credo che il signor Kishinryū si lasci intenerire da questi qua. È sempre stato un tipo rigido, poi da quando gli è morta la moglie è diventato ancora più chiuso» confessò Nyankichi, sospirando.
Yuzu in quel periodo si stava gradualmente avvicinando al suo oni, seppur avesse ancora delle titubanze sui propri sentimenti. Si portò una mano al cuore, perdendosi nei suoi pensieri e chiedendosi se davvero potesse chiedergli quel favore. L'oni era preso solo da lei e dal suo lavoro; tutto il resto sembrava viverlo con freddo distacco, a meno che non fosse qualcosa che interessasse lei stessa.
«Io... io proverò a parlargli!»
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Quello stesso pomeriggio l'attendeva il lavoro in ufficio. Erano ormai mesi che, per tre volte a settimana, la giovane si recava lì per svolgere i lavori di segreteria e così passare del tempo con Reiya.
Mentre batteva i tasti e compilava moduli, la giovane fece capolino da oltre lo schermo: il potente magnate era anche lui immerso nei suoi conti e accanto a lui il suo braccio destro, Araki Takamichi, gli porgeva dei documenti da confrontare.
Yuzu era convinta che, se avesse formulato la richiesta di aiuto in presenza di quest'ultimo, non sarebbe andata in porto. Doveva aspettare che l'uomo se ne andasse, così da poter rimanere da sola con Reiya e cercare di convincerlo ad aiutare i suoi amici.
Il momento giusto si presentò circa un'ora dopo. Takamichi finalmente decise di concedersi una pausa caffè, lasciandoli finalmente da soli.
La ragazza deglutì. Reiya l'aveva aiutata a staccarsi dalla famiglia che la maltrattava, l'aveva curata e accolta nella sua casa. Già così sentiva un debito enorme sulle spalle, perciò non gli aveva ancora mai chiesto un favore personale. Non di questa portata, almeno. Di solito lui le concedeva dei favori a patto di ricevere un bacio sulla guancia, un compromesso che col tempo lei aveva accettato, anche se era ancora vivo in lei il ricordo di quel bacio diretto sulle labbra la notte in cui le aveva assicurato che, essendo ora sua, non avrebbe dovuto preoccuparsi di nulla.
Chiedergli di aiutare Yoko e Ryu significava chiedere a un Kiryuin di immischiarsi negli affari di un'altra famiglia e, anche se gli oni erano ai vertici, non potevano scegliere per gli altri chi far sposare ai propri figli, anche se si trattava di casate inferiori alla sua.
Tuttavia, aveva promesso anche ai suoi amici che li avrebbe aiutati. Ora che sapeva la verità su Ryu e Yoko, aveva finalmente scorto il velo di malinconia che attraversava i due ragazzi e non poté fare a meno di domandarsi quante volte si fossero stretti la mano di nascosto, quante volte avessero dovuto posizionarsi a debita distanza affinché nessuno si accorgesse del loro legame. Ma la burocrazia e gli affari di famiglie ricche e potenti non guardavano a queste cose: Yoko, non essendo una Sposa, non dava alcun vantaggio ai Kishinryū.
«Signor Reiya» disse timidamente la giovane, alzandosi in piedi con una mano vicina al mento ed esitante nel guardarlo negli occhi. «Posso chiederti due minuti? Dovrei parlarti di una cosa.»
Reiya si alzò subito in piedi e girò l'angolo della scrivania. A lunghi passi raggiunse Yuzu. «Dimmi pure, di cosa hai bisogno?»
«Ecco, io...» Così gli raccontò tutto quello che sapeva della situazione dei suoi amici, dei loro ostacoli e del desiderio di Ryu di andare contro la sua stessa famiglia una volta per tutte.
Il giovane magnate ascoltò tutto, annuendo di tanto in tanto, finché Yuzu non ebbe terminato. Quest'ultima poi rimase in attesa di un suo responso.
Lo sguardo di Reiya, appreso tutto questo, purtroppo rimase serio e leggermente accigliato. Le appoggiò le mani sulle spalle prima di darle una risposta. «Hai intuito bene, io sono l'erede dei Kiryuin. Se il padre del tuo amico ha deciso questo per lui, così sarà. Avevano speranze solo se con Yoko ci fosse stato l'imprinting.»
«Ma è davvero così necessario? Perché non sono liberi di amarsi?» chiese lei, tradendo una nota di disperazione.
Reiya si chinò su di lei e le diede un delicato bacio sulla fronte. «Ci sono misteri che purtroppo nemmeno noi possiamo capire. Per me è stata una benedizione: ho potuto conoscerti e scoprire ogni giorno che persona speciale e dolce tu sia.»
«Ma... se io e il mio ex fossimo stati ancora insieme quando ci siamo conosciuti, tu avresti accettato il fatto che io non fossi tua?»
Lo sguardo dell'oni si fece immediatamente scuro, palesando la sua profonda gelosia. Yuzu abbassò gli occhi, temendo di averlo fatto infuriare. Il primo istinto era di scusarsi e di ritornare al suo posto, ma proprio in quel momento le tornò in mente la passione della sua amica Yoko riguardo alla condizione delle Spose sottomesse. Che cosa provava davvero Reiya per lei? Amore vero o solo un senso di possesso?
«Signor Reiya, cosa conta davvero? Amare perché una specie di magia ce lo comanda o perché vediamo nel prossimo il nostro futuro?» Il cuore aveva iniziato a batterle a mille. «Se io e il mio ex fossimo stati ancora insieme, se lui non si fosse innamorato di mia sorella Karin, nel momento in cui tu hai avuto verso di me l'imprinting... Che cosa avresti fatto? Mi avresti davvero strappata via da lui?» Si strinse le mani al petto. «O se tutto questo non ci fosse stato, se io e te ci fossimo trovati e scelti ma tuo padre avesse scelto altrimenti... Non avresti... non avresti fatto nulla?»
Reiya continuò a rimanere chiuso in se stesso, e quel silenzio la spaventava e l'agitava. Alla fine sentì l'istinto di abbracciarsi e iniziò a tremare. «Per favore, non odiarmi per queste parole. Io desidero solo aiutare degli amici in difficoltà.»
«Yuzu, perché reagisci così? Io ti ho promesso che ti avrei sempre amata.»
Sollevando lo sguardo appannato, vide quello sinceramente sorpreso di Reiya.
«Ti prego, non dirmi che hai paura di me.»
Il labbro di Yuzu tremò, poi scosse il capo in segno di diniego. «No, è che io...»
Reiya la strinse a sé, affondando il viso nella sua chioma castana. «Ho capito. Ma io non sono come i tuoi genitori: io non ti ordinerò di startene al tuo posto e di sottometterti, ritenendoti qualcuno di inferiore. Te l'ho promesso quella notte in cui ti ho trovata e non mi rimangio la parola.» Rimase in silenzio per qualche secondo e, da sotto le ciocche dei capelli di lei, strinse appena il suo sguardo rosso. «Se tu fossi stata ancora con il tuo ex — benché odi l'idea che qualcuno possa aver posato le sue labbra su di te prima di me —, io non ti avrei strappata via se questo ti avesse fatto soffrire; e, se invece io non ti avessi riconosciuta come Sposa, anche in quel caso lotterei. Appartenendo a due mondi diversi, l'imprinting ci ha solo fatto da tramite, ma sono convinto che, se ci fossimo conosciuti in altre circostanze come è capitato ai tuoi amici, io ti avrei scelta ugualmente.»
Yuzu sbatté velocemente le palpebre e un paio di lacrime le rigarono il viso. Reiya si scostò, così da guardarla negli occhi e sorriderle dolcemente. «Tu sei una ragazza speciale, Yuzu» le disse accarezzandole la testa, come era solito fare. «E per te lottare vale la pena. La tua felicità per me conta davvero.»
A quelle parole, il cuore di Yuzu si riempì di calore. Non sapeva ancora se si trattasse di sincero amore, ma sicuramente ormai Reiya non era più un estraneo per lei. Così gli concesse il sorriso più bello che potesse donargli e, per l'oni, questo fu sufficiente per farlo arrossire e sospirare.
«Tu ci tieni davvero ai tuoi amici? Non sei tenuta a fare nulla che tu non voglia. Questa può diventare una faccenda pericolosa, non è solo una storiella tra ragazzini innamorati, tienilo bene a mente.»
Yuzu si morse il labbro, esitante, ma poi annuì. «Se posso dare anche solo una piccola mano, io voglio contribuire.»
Reiya annuì in segno d'intesa. «Chiaramente non posso parlare apertamente con il capoclan dei Kishinryū, spero che anche questo tu lo tenga bene a mente.»
Yuzu annuì.
«Posso però aiutarvi a far riconciliare quei due in modo indiretto. Poi starà tutto nelle mani di Ryūjin Kishinryū e nella sua reale volontà di ribaltare le cose... e non escludo un'aspra lotta. Se davvero andasse come da loro sperato, questo creerebbe un precedente.» La voce si fece più bassa e grave. «Noi ayakashi non siamo molti rispetto alla popolazione mondiale, quindi è importante che la linea di sangue pura venga preservata e non scialacquata. Non si tratta di lignaggio, si tratta di compatibilità dell'energia spirituale. La loro unione potrebbe persino condurre a un matrimonio sterile, per quanto ne sappiamo.»
Yuzu sgranò gli occhi. «Non credevo... non credevo che il nostro ruolo fosse così importante.»
Reiya le accarezzò la guancia. «Se si trattasse solo di magia e se l'unione mista potesse avvenire con chiunque, non credi che in secoli e secoli si sarebbero già formate delle coppie come la loro?»
Ora Yuzu capiva un po' di più le difficoltà dei suoi due amici, in particolare di Ryu, che doveva praticamente scegliere tra la persona che amava e il futuro della sua famiglia.
«Se il padre di Ryu dovesse convincersi, quindi...?»
«I Kishinryū lo farebbero a loro rischio e pericolo, e le casate cadette a loro affiliate potrebbero persino ribellarsi e cercare di spodestarli» rispose l'oni con assoluta certezza.
«Quinto non dovrei avallare la loro causa?»
«Se vuoi salvare loro la vita no, ma è anche pur vero che, se questo sentimento è forte come dici, Ryu a questo punto potrebbe fare tutto da solo e comunque portarsi alla rovina» si umettò le labbra. «Possiamo semmai sperare che a un certo punto trovi la sua vera Sposa o, se davvero il matrimonio non porterà a nulla di buono, che convoli a nozze una seconda volta con un demone della sua specie.»
Le prese le mani e gliele baciò. «Facciamo così: per questo fine settimana invita i tuoi amici, saranno ospiti alla mia casa termale fuori città. Ci concediamo un paio di giorni di riposo. Così facendo, il tuo amico avrà modo di riavvicinarsi a lei, sempre che lo voglia ancora. Se non funzionerà, sappi che il tuo l'hai fatto e la storia andrà come dovrà andare. Ti va bene questo?»
Yuzu ci riflettò un po' e poi annuì, soddisfatta. «Grazie, signor Reiya.»
«C'è solo una condizione, però.»
Yuzu diede per scontato che fosse il solito bacio sulla guancia e così si sporse in punta di piedi verso di lui. L'uomo sorrise divertito, ma questa volta la abbassò. «La condizione è che tu smetta di chiamarmi "signor Reiya". Tu non sei una mia sottoposta, ma la mia preziosa Sposa. Per te sarò sempre e solo Reiya.»
La ragazza sorrise dolcemente. «Va bene... Reiya.»
L'oni deglutì appena, poi si chinò su di lei e le sfiorò delicatamente le labbra.