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← La mia adorata sposa

Creato il 24/08/2026, 12:36 · Aggiornato il 24/08/2026, 12:36

Capitolo 10: Capitolo 9

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
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Che cosa fossero davvero le Spose, si chiese Yoko. Delle umane predestinate? Delle condannate? Vere donne amate o solo delle incubatrici di demoni che, per rendere più dolce la loro condizione, venivano trattate come regine?

Anche nell'antica Roma, quando Romolo e i suoi organizzarono il ratto delle Sabine, il primo ordine era stato di non trattarle male e di essere per loro dei buoni mariti, anche se in realtà tra quelle che erano state rapite, c'erano persino delle donne già sposate. E quando i Sabini e gli altri villaggi erano in procinto di scontrarsi con i romani, furono le stesse donne rapite a frapporsi, sollevando i loro figli - nati dal frutto di quel rapimento - tra le due fazioni. Così lo scontro non era più avvenuto e si era instaurata una sorta di pace politica.

Mentre continuava a corrucciarsi sull'argomento, nello stereo passava a basso volume una musica pop e una sfera che proiettava nella stanza i tre colori primari — giallo, rosso e blu — girava su se stessa, riempiendo la stanza di colori. Gliel'aveva regalata proprio Ryu affinché potesse avere una sensazione di immersione negli abissi anche nella sua camera. Yoko sollevò le mani e se le osservò, mentre quelle luci colorate le accarezzavano la pelle.

Non aveva detto nulla ai suoi genitori del matrimonio combinato, del fatto che avrebbero potuto perderla per sempre e che un demone mezzo drago e mezza donna le aveva rivelato che lei fosse una Sposa, anche se ancora non si sapeva chi fosse il suo ayakashi predestinato. Si era tenuta tutto dentro, perché non aveva intenzione di raccontare tutto questo ad alta voce e renderlo reale; perciò i genitori erano giunti alla conclusione che la figlia e Ryu avessero solo litigato.

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«Evviva, evviva, evviva, sono così felice!»

Il primo giorno di scuola di ritorno dalle vacanze invernali iniziò con un Nyankichi fuori di sé dall'emozione, mentre correva per la classe. A casa gli erano arrivati gli opuscoli per la sezione universitaria Kakuriyo Gakuen. L'occasione per Touko di iscriversi con il fidanzato in quella scuola si era presentata fin da quando lui si era dichiarato alle medie, ma inizialmente lei aveva rifiutato, prediligendo il liceo pubblico. Ora, però, aveva finalmente accettato, e il nekomata era più che felice di poter condividere altri anni di studio insieme alla sua ragazza. Il Kakuriyo Gakuen era infatti esclusivo degli ayakashi, ma l'accesso era disponibile anche alle Spose, affinché esse imparassero tutti i precetti per divenire delle matriarche, in grado di rivestire il ruolo di mogli dei capoclan.

Non solo Touko, ma anche Yuzu dichiarò che si sarebbe iscritta lì, su consiglio di Reiya, così le due ragazze erano più che entusiaste di poter intraprendere insieme anche quell'esperienza. Yuzu continuava a essere preda dei timori e delle aspettative che forse il suo ayakashi aveva su di lei: non era che una semplice ragazza che non aveva mai avuto molto nella vita, e ora su di lei sembravano gravare compiti davvero importanti.

«Evviva!» esclamò ancora una volta Nyankichi, e Touko riuscì appena in tempo a nascondergli le orecchie da gatto prima che gli altri in classe potessero accorgersene.

«Quanto entusiasmo!» esclamò Yoko non appena entrò in classe, sfoggiando un bel sorriso.

«Guarda qua!»

Nyankichi era corso a un palmo di naso da lei per mostrarle il depliant.

«Oh, ma quindi anche a diciotto anni c'è ancora la possibilità di ricevere la lettera per la scuola di magia e stregoneria di Hog...?»

«No, no, altro che libri fantasy! Qui si fa roba seria, si combatte persino!»

«Combattere?»

«Certo, per tenere allenati i nostri poteri, anche se ormai la sfida è solo sul campo finanziario...» Si voltò verso Touko e Yuzu. «Mi sembra che facciano persino un corso di autodifesa per le Spose.»

«Non ti conviene che mi metta a frequentarlo» disse con un sorriso sornione la sua fidanzata.

Nyankichi fece improvvisamente gli occhi da cucciolo maltrattato.

«Yoko, ma Ryu oggi non viene?» chiese Yuzu, mentre permetteva ai suoi mini orchi di saltellarle sui palmi, anche loro rimasti coinvolti dall'entusiasmo del nekomata.

Yoko fece spallucce con nonchalance. «Non lo so, non siamo venuti insieme.»

Touko e Yuzu si guardarono negli occhi, del tutto esterrefatte. Era forse la prima volta?

«Buongiorno» disse in quel momento Ryu entrando a sua volta, anche lui sfoggiando un sorriso cordiale.

«Draguccio bello, è vero che verrai con me?» Nyankichi gli si era letteralmente aggrappato addosso, come un gatto farebbe con un tiragraffi. «Alla Kakuriyo, intendo. Ti è arrivato l'opuscolo?»

Ryu stiracchiò un sorriso. «Certo che mi è arrivato... E sì, ormai non posso più esimermi, quindi mi toccherà ritrovarmi le tue palle di pelo attorno ancora per qualche anno.»

«Benissimo!» rispose il nekomata, facendogli le fusa.

«Ma devo ingelosirmi di Ryu, adesso?» confidò Touko con tono disagiato a Yuzu, mentre una goccia di sudore le scendeva dalla tempia.

«Buongiorno, Yoko!» esclamò Ryu, sorridendo.

«Buongiorno, Ryu!» rispose lei, sollevando la mano a metà per contraccambiare il sorriso.

I due si erano rivolti un saluto cordiale che chiunque dall'esterno avrebbe scambiato per un normalissimo rapporto tra due semplici compagni di classe; ma per chi li conosceva, come i loro tre amici, fu inevitabile avvertire passare nella classe una folata di vento gelido.

«Yoko, anche tu ti iscriverai all'accademia?» chiese Yuzu.

Yoko inarcò le sopracciglia, voltandosi verso di lei. «Eh? Io? E che c'entro?»

«Ah, è vero, scusami!» rispose l'altra, preda dell'imbarazzo. Con il fatto che la sua amica fosse sempre in compagnia del Drago dell'Acqua, in qualche modo aveva dimenticato che lei non fosse la sua Sposa, ma solo un'amica. Di conseguenza, a Yoko l'accesso era precluso. Non era nemmeno un'esorcista o qualcuno dotato di poteri spirituali, perciò non avrebbe avuto alcun senso frequentarla.

«Io comunque non credo che farò l'università, vorrei lavorare direttamente» ammise Yoko. «In realtà ho un progetto in testa che spero possiate aiutarmi a sviluppare, dato che riguarda proprio la vostra condizione.»

Nyankichi, Yuzu e Touko la guardarono con aria interrogativa, mentre la ragazza cercava nella cartella alla ricerca degli appunti. Anche Ryu la guardò di sottecchi, ma finché i ragazzi non fossero tornati a rivolgergli la parola, preferiva starsene in disparte.

«Grazie a voi, grazie a questa scuola ho potuto vedere dal vivo questa situazione delle Spose e le loro diverse sfaccettature. E come tu mi hai fatto notare, Toukichi, non posso semplicemente classificarvi tra coloro che decidono che una donna ora vi appartiene e basta

«Infatti! Non siamo così possessivi!» protestò lui.

Yoko lo guardò con aria annoiata, per poi semplicemente rispondere alle sue parole afferrando Touko e stringendola a sé.

Nyankichi fece fumo dal naso, come se fosse una locomotiva pronta a partire sul binario; era diventato rosso dallo sforzo di trattenersi.

«Capisci? Parli bene ma razzoli male» proseguì Yoko, lasciando andare l'amica prima che al nekomata esplodesse la testa come un vulcano.

«È più forte di me! Lo so che non sei una minaccia, non ti piacciono nemmeno le ragazze!»

«Appunto per questo, e perché ti conosco, questa gelosia è immotivata.»

«Anche il signor Reiya effettivamente lo è molto... Per lui... per lui è un problema persino sapere che prima di conoscerlo io sia stata fidanzata» disse Yuzu, stringendosi nelle spalle. «Non sopporta l'idea che io possa essere stata legata a qualcuno prima di incontrarlo.»

«Gli oni sono forse i più gelosi e possessivi di tutti» ammise Nyankichi, annuendo. «Devi capire che fa parte della nostra natura di demoni.»

«Ma in particolare quando si tratta delle Spose.»

«Certo, sono il nostro centro

Yoko strinse i pugni e aggrottò lo sguardo. «Bene, io non voglio semplicemente accettare la cosa solo perché è così che vanno le cose. Che cosa cambia nella vostra testa? Perché quella persona diventa improvvisamente il vostro intero mondo? Che cosa hanno le Spose di così speciale?»

Ripensò alle parole di Kiyohime e al fatto che le ragazze che venivano investite di questo ruolo avessero una sorta di ascendente speciale nel mondo spiritico. Non sapeva se dirlo anche a loro. Nyankichi era amico di Ryu, non sapeva se potesse fidarsi, e di Touko nemmeno, considerando come aveva spiattellato il segreto di Yuzu di fronte a tutta la classe, quando quest'ultima era ancora scossa da quanto era appena avvenuto nella sua vita.

«Quindi che cosa vorresti fare esattamente?» chiese proprio la Sposa del nekomata.

«Aprire un'associazione dove raccogliere le testimonianze sia delle Spose che degli ayakashi, ma anche delle vittime collaterali di questa situazione, come le persone che prima avevano una compagna e poi se la sono vista portare via solo perché adocchiate da un demone.»

Yuzu sgranò gli occhi. «D-davvero vorresti fare una cosa del genere?»

Yoko annuì. «Ci provo, almeno.»

«Perché ti interessa tanto? Tu non c'entri nemmeno con questa storia e questi sono misteri che riguardano noi ayakashi» disse Nyankichi, incupendo la voce.

Yoko attese forse un attimo di troppo prima di rispondere, ma doveva sforzarsi di apparire sicura di sé. «Non è vero che riguarda solo voi, riguarda anche noi. Facciamo tutti parte di un unico equilibrio e questo "miracolo" influisce sulla vita di tutti noi. Ne cambia drasticamente le sorti... e non ce la faccio a farmi andare bene il fatto che l'unica risposta che mi devo sentire dire sia "è la tradizione". Se posso aiutare a venire a capo di questa cosa, anche se non faccio parte del vostro mondo, sono pronta a fare il primo passo.»

In quel momento, nella mente dei tre si dipinse la figura della loro amica con una fascia in testa con su scritto "banzai", la bandiera del Giappone in una mano, in posizione di grande condottiera mentre il sol levante sorgeva alle sue spalle. Tutti e tre le fecero un applauso di sincera ammirazione.

Anche Ryu, guardando da dietro la spalla, aveva ascoltato tutto con uno sguardo indecifrabile. Ma si costrinse a rimanere lì dove stava, reprimendo qualunque cosa provasse.

I tre si resero disponibili a lasciare le loro testimonianze e Yuzu disse che avrebbe provato a parlarne anche con Reiya.

Lo sguardo di Yoko era assolutamente convinto di quello in cui credeva... e forse, un giorno, di tutto quel mistero ci sarebbe stata almeno una sorta di soluzione scientifica. Qualcosa che rendesse più accettabile e meno spaventoso questo imprinting che così tanto sconvolgeva le vite del prossimo.

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La colonna d'acqua si alzò pesante e potente, prima di essere raccolta in una sfera acquatica che venne scagliata con forza verso l'avversario. Ma il gatto era agile e saltava molto in alto: gli bastò un calcolo rapido per gettarsi di lato, così che la sfera andò a infrangersi contro la parete del dojo in un'esplosione di spruzzi. Il demone felino però non aveva finito lì: accumulò una palla di fuoco spettrale di colore viola nel palmo della mano e gliela lanciò, ma solo per costringere il drago a pararsi mentre lui scattava in avanti.

Ryu e Nyankichi si stavano allenando nel dojo della residenza dei Kishinryū, lì dove sovente il drago dell'acqua si allenava con il suo maestro; questa volta, però, lo stava facendo con il suo amico nekomata. L'allenamento tra ayakashi era ormai praticato a livello sportivo, un modo anche per non dimenticare mai davvero le proprie origini. La modernità aveva imposto la necessità di adattarsi a uno stile di vita che tenesse nascoste le proprie peculiarità, arrivando a sembrare in sostanza delle persone dotate di poteri magici che ogni tanto sfoggiavano solo per fare scena.

Tuttavia, c'era ancora un mondo profondo e sconosciuto agli umani che non poteva essere loro rivelato, e chiunque provasse ad affacciarvisi senza autorizzazione rischiava di finire in guai seri.

Ryu con un gesto rotatorio del braccio di centottanta gradi, scagliò lateralmente un altro getto d'acqua e Nyankichi fece un importante salto sul posto, piegando bene le ginocchia al petto. Riatterrò piegando appena le gambe e poi riprese la sua corsa per entrare nella difesa del drago e lì cimentarsi in un alcune mosse di arte marziali, sfruttando i pugni e le gambe. I due quindi ingaggiarono un serrato scontro, rinforzando i loro colpi rispettivamente con l'acqua e l'energia delle ombre. I loro sguardi erano accesi, la loro aura demoniaca sprigionata da tutti i pori. Il suono dei colpi rimbombava nella stanza e faceva vibrare l'acqua della vasca.

I due ragazzi sorridevano mentre si combattevano: erano amici di vecchia data e il loro affiatamento era quasi simbiotico. Tuttavia, qualcosa cambiò a un certo punto nello sguardo del watatsumi, che si fece più cupo e chiuso, e questo si rifletté nei suoi colpi. Al punto che il nekomata dovette indietreggiare per cercare di non rimanerne investito. Ryu iniziò persino a ringhiare, e questo spinse istintivamente l'altro a rinforzare la sua energia spirituale per scagliare a sua volta colpi più potenti. Le pareti del dojo iniziarono così a vibrare.

«Ryu, ma che ti prende? Ehi, amico!» provò a dire Nyankichi, ma il suo compagno non sembrava più vederlo davvero.

Il ruggito che emise Ryu gli fece salire un brivido freddo lungo la spina dorsale, al punto che per istinto anche lui arricciò il labbro, mostrando le zanne ed emettendo un ruggito simile a quello di un giaguaro.

Nyankichi comprese in fretta che Ryu stava perdendo il controllo e, prima che le cose potessero precipitare, fece un balzo indietro, il tempo di caricare e scattare in avanti.

Ryu venne atterrato pesantemente sulla schiena da un possente nekomata, un gatto della dimensione di un uomo medio, con una coda biforcuta le cui punte fiammeggiavano di viola, una folta pelliccia castana tendente al biondo, canini spessi e affilati e un paio di corna aguzze vicino alle orecchie. I nekomata non erano notoriamente dei guerrieri, ma creature legate all'oltretomba e all'inganno visivo; tuttavia, se necessario, anche loro erano in grado di tirare fuori gli artigli e, per far rinsavire un amico, quello era proprio uno di quei casi.

Schiacciato quindi dall'improvvisa supremazia della pressione spirituale di Nyankichi, per Ryu fu come essere scosso da un'ondata stordente. Se il nekomata avesse esitato ancora un po', permettendo al drago di espandere la propria aura negativa, non sarebbe più stato in grado di contenerlo.

«Che mi è successo?»

«Dimmelo tu! Sei stato improvvisamente avvolto da un'istinto omicida! Guarda che sono i gatti a mangiare il pesce, mica il contrario!»

«Tecnicamente sarei un rettile...»

«È uguale, ci mangiamo anche quelli!»

Quando Nyankichi si scostò e rotolò di lato, era già tornato nella sua forma umana. Seduto, semisdraiaito e sostenuto dalle braccia puntellate al pavimento, fece una smorfia contrariata. «Meno male che mio padre non era nei dintorni: non vuole assolutamente che mi trasformi senza un valido motivo.»

Anche Ryu si mise a sedere, passandosi le dita nella folta chioma blu. «Dai, questo era un valido motivo» sospirò. «Ti ringrazio.»

Restarono in silenzio per qualche minuto, in modo da prendersi il tempo necessario a riequilibrare la propria energia spirituale.

Nyankichi finalmente riuscì a riprendere fiato. «Scommetto che c'entra con stamattina. Tu e Yoko sembravate...»

«Io e lei non stiamo più insieme, se ti può far piacere» tagliò corto Ryu.

«Ah!» esclamò l'amico, colto di sorpresa. «Mi dispiace davvero.»

«Ti dispiace?!» ringhiò lui, guardandolo con uno sguardo colmo di rabbia e indignazione. «Sei stato il primo a dirmi che dovevo mollarla... e lei, alla fine, mi ha lasciato.»

Nyankichi sospirò. «Ci stai male e secondo me ci sta male anche lei; perciò, al di là del fatto che fosse giusto o meno, non posso che dispiacermi.»

«Non farlo. Io non la biasimo, del resto è solo colpa mia» rispose Ryu, sospirando e abbassando il capo.

«Perché sarebbe colpa tua?» gli chiese, poggiandogli una mano sulla spalla. «Che cosa avresti fatto?»

«Non ho avuto spina dorsale. A Capodanno mio padre si è presentato con due tipi della famiglia Ichiryusai, annunciando il mio matrimonio combinato con una loro figlia, e io non ho fatto... niente. E quel che è peggio è che tutto questo è avvenuto di fronte ai suoi occhi: era più che normale che, dopo questo ennesimo smacco, mi avesse mandato al diavolo.»

Nyankichi rimase in silenzio, osservando lo sguardo dell'amico, attraversato da un dolore autentico.

«Io non capisco, qualcosa mi sfugge, dico sul serio. Tu ami davvero Yoko, vero?»

«Sì!» sbottò il drago, in un gesto così spontaneo che le sue parole sembravano quasi il frutto di un'onda anomala. «Ma non è abbastanza.»

Il nekomata si passò una mano tra i capelli, sinceramente confuso. «Che Yoko abbia ragione, allora? Che non ci sia davvero un senso logico in questo imprinting? Perché un amore sincero come il vostro non dovrebbe essere sufficiente per far scattare ciò che per me è successo con Touko? Voi vi conoscete da anni, mentre io la mia amata l'ho solo incrociata per sbaglio.» Si portò una mano alla bocca, quasi avesse paura di pronunciare quelle parole, perché ora sentiva anche lui una fitta al petto. «Che sia davvero... tutto frutto di un inganno?»

"Non è come sembra", le parole di Reina riecheggiarono ancora una volta nella mente di Ryu.

«Ma io sto bene con Touko, noi ci comprendiamo, capisci? Siamo un tutt'uno e non vorrei mai separarmi da lei... Ma, se tutto questo fosse solo una specie d'incantesimo primordiale che aiuta noi ayakashi a riprodurci?»

«Ehi, Toukichi, basta, riprendi fiato» ora toccò a Ryu sostenere l'amico, prendendolo per le spalle. «Io scommetto che, anche senza questo, vi sareste amati genuinamente lo stesso. State davvero bene insieme e Touko è una ragazza intelligente: se avesse sentito odore di un semplice gatto marpione, vedi dove ti mandava!»

Nyankichi rispose a quella battuta con una mezza risata e si asciugò una lacrima. «È vero, io non riesco proprio a immaginare una vita senza di lei. Pensa che la prima volta che lo abbiamo fatto ero talmente emozionato che anche in quel momento mi sono spuntate le orecchie!»

Ryu sollevò di colpo le mani dalle spalle del nekomata, diventando completamente rosso. «Che cosa avete fatto voi?!»

«Eh, non si può dire... Tante fusa, comunque!» rispose l'altro, tutto rosso a sua volta, con le mani alle guance e l'espressione di chi ha i cuoricini che escono dalla testa.

«Anche attraverso quello hai ulteriormente capito che eravate connessi?»

«Penso che sia uno dei punti principali» ammise Nyankichi, tornando più serio.

Ryu si alzò e iniziò a camminare nel dojo, con le mani affondate nelle tasche.

«E voi? Che cosa hai provato quando è successo?» chiese il nekomata.

Ryu chiuse gli occhi e strinse le sopracciglia. «No, non siamo mai arrivati a quel punto... Ma tanto, visto che non eravamo destinati, va bene così. Voglio sinceramente per lei che un giorno trovi qualcuno con cui non sia più costretta a nascondersi nell'ombra per vivere il suo amore.»

Improvvisamente una sfera di fuoco fatuo venne scagliata verso di lui e, con un rapido gesto di taglio della mano, il drago parò il colpo, dividendola in due.

«A me non sembri affatto privo di spina dorsale. Anzi, se reagissi così come fai in combattimento, non avresti paura di niente.»

Ryu sorrise, grato del sostegno del suo amico.

Con un colpo di reni, il nekomata si rimise in piedi, pronto a riprendere l'allenamento. Si sentiva di nuovo rinvigorito, ma prima volle chiedergli: «Sai già com'è questa Ichiryusai? Bella, brutta, timida, antipatica...»

Ryu scosse il capo. «Lo scoprirò solo quando la vedrò, so solo che si chiama Midori e ha due anni in più di noi.»

«Uh, una ragazza più grande!» esclamò con la faccia da gattino caricaturale, circondato da fiorellini, il nekomata.

Questo, però, non indorò la pillola per il suo amico. Era chiaro che non gliene importasse assolutamente nulla. Le iridi color acquamarina di Ryu si sollevarono, perdendosi nei caldi raggi pomeridiani che lentamente scomparivano da sotto la finestra.

Nyankichi non poté fare a meno di studiarne il profilo e di sentirsi ancora una volta dispiaciuto. Lo conosceva da quando erano piccolissimi e, anche se la loro frequentazione non era stata assidua come quella della sua amica umana, anche lui riteneva di conoscerlo abbastanza. Non si trattava di aver rinunciato a una ragazza: era come se una parte di sé gli fosse stata sottratta. La sua energia spirituale era lacerata e poteva seriamente destabilizzarlo.

«Nnhghn... sono stato veramente un idiota!» sbottò il gatto, andando su tutte le furie.

Ryu lo fissò sbigottito, al punto che una spallina della giacca della tuta gli scivolò di lato, quando vide il nekomata prima da una parte e subito dopo dall'altra mentre cercava di graffiare le colonne di marmo del dojo.

«Si può sapere che ti prende?»

«Mi prende che sono solo uno scemo! Chi le ha decise queste regole? Accidenti, sarò il primo a iscrivermi all'associazione di Yoko!»

«Ma che...»

Nyankichi gli si piantò davanti e lo strattonò, prendendolo per i lembi della giacca. I suoi occhi erano due braci vive. «Devi cercare di riconquistare Yoko!»

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