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Creato il 06/05/2026, 10:08 · Aggiornato il 06/05/2026, 10:08

Capitolo 9: Il Risveglio

@daisy_eastDaisyEast
MaturoIn corso

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  • Contenuto Sessuale Esplicito
  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Suo padre bussò alla sua porta nel pieno della notte per darle la notizia.

Nonostante la tarda ora, c’era caldo, troppo per i suoi gusti. Non si era ancora abituata a quelle temperature. In quel momento non avrebbe potuto importarle di meno perché Bran si era svegliato. Era vivo. Era salvo.

Benché Luned lo sospettasse già da un po’, grazie al sogno avuto giorno prima, averne la conferma fu diverso. Sarebbe rimasto storpio a vita, il suo futuro non sarebbe stato come lo aveva sognato ma un futuro lo avrebbe avuto.

L’albero del cuore del Parco degli dei della Fortezza Rossa era una grande quercia, dalle ramificazioni avvolte da viticci di edera scura. Non era il loro albero-diga ma sarebbe andato bene, per quella notte. Offrirono i loro ringraziamenti e lei pianse, per il sollievo, per la gioia, per il dolore. Avrebbe dovuto scrivergli una lettera, incoraggiarlo, dirgli quanto gli volesse bene e quanto desiderasse poterlo vedere. Pregò gli dei di dargli la forza per andare avanti e di proteggerlo, da chiunque avesse voluto fargli del male.

«So di non meritare il vostro aiuto ma il mio piccolo Bran sì, chiedo pietà per lui, non per me stessa.»

Lei, dal canto suo, avrebbe fatto del proprio meglio per proteggere suo padre e le sue sorelle.

Lei e il genitore furono gli unici a riuscire a superare la notte di veglia fino all’alba. Sansa e Arya cedettero dopo poco al sonno. Al loro risveglio, Sansa mormorò: «Ho sognato Bran. L’ho visto che sorrideva.»

Luned sperava fosse davvero così, così come si era realizzato il suo, di sogno. Abbracciò la sorella e quella volta anche Arya si unì, sotto lo sguardo fiero e commosso di loro padre.

Tornati alla Fortezza Rossa, lei andò dritta verso la propria camera e si gettò sul letto, esausta. Crollò in un sonno profondo e non si svegliò fino all’ora di pranzo, quando Septa Mordane andò a chiamarla e la aiutò a prepararsi.

«Le mie sorelle?»

«Sono già nella Sala Piccola.»

«Mangeremo assieme a tutti gli altri, oggi?»

«Pare di sì, per festeggiare il risveglio del piccolo Bran. Siamo tutti molto felici e non vediamo l’ora ci raggiunga qui alla Fortezza Rossa. Poverino, non potrà più camminare… era un bambino così vivace…»

«Voleva entrare nella Cappa Bianca…» Luned sospirò. «Non potrà più farlo…»

«Potrà comunque diventare il Lord di un castello e alfiere di vostro fratello Robb.»

«Ma non potrà mai avere una moglie, dei figli suoi... È piccolo, al momento questo non lo può capire e forse non ha importanza. In questo momento starà soffrendo per non poter correre con il suo meta-lupo né arrampicarsi più ma un giorno, quando incontrerà una ragazza, soffrirà forse più di adesso...»

«Temo tu abbia ragione, mia cara.» Septa Mordane annuì e continuò a spazzolarle i capelli, guardandola attraverso lo specchio: «E tu? Ancora nessuna proposta?»

«Non che io sappia ma mio padre pensa il torneo possa essere un’opportunità, parteciperanno molti giovani cavalieri.»

«Sono certa molti si faranno avanti per la bella e giovane lady Stark. Hai già l’abito? È una scelta importante.»

«Sto riutilizzando le stoffe di un vecchio abito di mia madre per cucirne uno nuovo, non avevo altri tessuti adatti a queste temperature purtroppo, ma se alla fine sarà come l’ho immaginato, andrà benissimo.» Quando la sua treccia fu finita, Luned si alzò in piedi e si avviò con la sua tutrice fino alla Sala Piccola, la sala da pranzo della Torre del Primo Cavaliere che poteva ospitare almeno duecento persone, chiamata così perché più piccola rispetto alla Sala Grande della Fortezza dove si tenevano i banchetti del Re.

Quando erano solo loro sorelle con loro padre, mangiavano nel salotto di quest’ultimo, più intimo e contenuto, ma spesso decidevano di mangiare insieme a tutto il loro seguito, tra cavalieri e le loro famiglie che li avevano seguiti da Grande Inverno. Il pranzo di quel giorno fu allegro e movimentato, con un brindisi al risveglio del piccolo Bran e discussioni su chi avrebbe partecipato al Torneo e in quale ambito. Alcuni, come Joren, puntavano a vincere la giostra, altri preferivano la mischia, altri ancora come Wylem credevano che la vera prova d’abilità fosse il tiro con l’arco.

«Peccato che la nostra Luned non possa partecipare, avrebbe stracciato la maggior parte di quei damerini!» Wylem alzò il calice verso di lei.

«Anche la piccola Arya non se la cava male.» Jory fece l’occhiolino alla più piccola. «È molto più abile di molti di coloro che parteciperanno.»

«Potremmo travestirle da scudieri, che ne dite?»

Ci fu un coro di risate fragorose.

Septa Mordane non sembrava molto felice di quei commenti ma sia Luned che suo padre sorrisero divertiti: «Non fate questi scherzi o Arya potrebbe pensarci sul serio.» E finirono con calma il proprio pranzo. Mentre si alzavano da tavola e si ritiravano nel loro salottino, Sansa le si avvicinò e la trattenne, mentre Septa Mordane e Arya le precedevano.

«Luned, sei sicura che questa lezione di tiro con l’arco sia una buona idea…? Io non sono affatto capace, e poi a Joffrey non piacerebbe…»

«Cosa ti fa credere che non gli piacerebbe?»

Lei sembrò confusa e non trovò subito la risposta: «Agli uomini piacciono le ragazze graziose, eleganti…»

«…e stupide? È questo che credi?» Luned sorrise divertita. «Perché non provi a conoscere un po’ di più Joffrey prima di saltare a certe conclusioni? Molte donne seguono i loro uomini a caccia. Ti sarà utile conoscere meglio l’argomento e provare, prima di saltare a conclusioni affrettate. Inoltre, potrà sempre tornarti utile per il futuro. Comunque sia, oggi voglio tu faccia un’altra cosa…»

Tornarono da septa Mordane e da Arya, che avevano già iniziato a lavorare ai loro ricami. Arya sembrava cercare di non infilzare con aggressività l’ago nel proprio centrino, senza però molti risultati. Luned diede una piccola gomitata a Sansa che si avvicinò con un sospiro alla sorellina.

«Ti faccio vedere.» Cercando di essere gentile, seppur con non molti risultati, Sansa mostrò ad Arya il movimento giusto delle dita e del polso.

Luned si sedette sulla propria sedia e iniziò a lavorare al proprio fazzoletto ricamato. Un paio di notti prima aveva sognato. Era di nuovo nel corpo di Pioggia e sedeva sotto l’albero-diga del Parco degli dei di Grande Inverno. Aveva potuto sentire come Pioggia sentisse la sua mancanza e continuasse a visitare quel luogo per sentirsi più vicina a lei, sedendosi nel punto dove si sedevano sempre quando erano al Nord, insieme. Aveva iniziato così a ricamare uno dei rami dell’albero, usando un fazzoletto avorio su cui potesse distinguersi il ramo bianco ad artiglio. Quel giorno era passata alle foglie rosse. Era un ricamo diverso dal solito, particolare.

«È molto bello.» Commentò Sansa quando lo vide.

«Ti ringrazio.»

«Ti manca molto casa, vero?»

«Moltissimo…»

«Sinceramente non ti comprendo, Luned… io preferisco molto di più questo posto a Grande Inverno. Ma mi dispiace tu non ti senta a tuo agio.»

«Sei molto dolce, Sansa.» Luned si voltò allora verso Arya che sembrava star riuscendo a dare dei punti più dritti del solito al ricamo e sorrise contenta. Forse, le cose non stavano andando poi così male e ringraziò mentalmente gli dei, antichi e nuovi, e soprattutto la Madre per aver ascoltato le sue preghiere.

❅✦❅

Aveva chiesto al padre di occupare per loro il campo da tiro per un paio d’ore. Con la sua autorità di Primo Cavaliere, Ned c’era riuscito e quella mattina Luned aveva fatto alzare presto le sue sorelle. Nonostante non ci fosse ancora il sole in cielo, l’aria era tiepida e indossavano tutte e tre dei completi comodi e leggeri per le temperature altissime di quegli ultimi giorni d’estate. Aveva sentito che tra quelli e l’arrivo dei molti cavalieri per il Torneo, c’erano stati guai in città.

«Dobbiamo proprio…?» Sansa non era per nulla convinta mentre guardava il completo da caccia che Luned le aveva prestato per l’occasione.

«Sì, dobbiamo.» Luned aveva con sé il proprio arco da caccia. Si fece aiutare da Joren, che le aveva accompagnate sotto ordine di Ned, a trovare due archi che potessero andare bene alle proprie sorelle, non che fosse facile vista la loro statura minuta. Il cavaliere sembrava divertito da tutto ciò.

«Sansa, hai letto il libro che ti ho dato?»

«Sì…» Lei provò ad impugnare l’arco così come aveva letto nel manuale ma la sua postura risultò un po’ goffa

Arya alzò gli occhi al cielo e la raggiunse: «Devi mettere le gambe così… e tieni di più le braccia. Il peso va sulle gambe. Allargale.» Forse lo fece per dimostrare la propria superiorità sulla sorella, almeno in quel campo, ma le fu comunque d’aiuto. Arya era già molto passi avanti, realizzò un centro dopo l’altro, almeno finché non si ritrovò ad una certa distanza. Era comunque ancora molto piccola. Sansa non aveva tantissima mira ma un tiro dopo l’altro stava imparando la tecnica e la postura. Si stancò piuttosto velocemente.

«Possiamo fermarci? Ho le braccia indolenzite…»

«Devi lavorare sulla resistenza.» Luned le concesse un po’ di riposo. «Tirare con l’arco richiede concentrazione, pazienza, forza nelle braccia e nella mente.» Le mostrò un altro paio di tiri. Fece centro su entrambi i bersagli. «Sono cose che entrambe dovete sviluppare.»

«Io so tirare con l’arco!» Ribatté Arya.

«Sì ma ti manca la pazienza di un cacciatore.» Si voltò per prendere un’altra freccia e solo allora si accorsero che Lord Renly li stava osservando divertito, appoggiato sulle balaustre in legno che delimitavano il campo. Con lui c’erano anche il Mastino e il principe Joffrey. Alla vista di Sandor Clegane, Arya si incupì e strinse tra le mani arco e freccia come per trattenersi dal colpire l’uomo. Luned poggiò la mano sulla sua come per aiutarla a contenere l’istinto.

Sansa arrossì alla vista del promesso sposo e nascose il viso tra le mani: «Che vergogna…»

«Non dire così, testa alta, mostrati fiera…» Le sussurrò Luned.

La sorella obbedì, tornò dritta e cerco di ricomporsi.

«Non volevamo disturbare.» Lord Renly scavalcò la staccionata con eleganza e si avvicinò. «Ci chiedevamo solo perché stamattina non fosse possibile allenarsi…»

«Ho cercato di occupare due ore in mattinata nella speranza di non disturbare nessuno. Mi sbagliavo.» Luned chinò la testa. «Chiedo scusa se vi ho causato problemi.»

«Nessun problema. È una rarità vedere delle ragazze occupate in questo genere di… passatempi.»

«Una gradita novità.» Il principe Joffrey si avvicinò anche lui e si rivolse a Sansa con un sorriso, lei ne sembrò sollevata. Non si erano rivolti la parola dall’incidente con Nymeria. «Vi appassiona il tiro con l’arco, mia lady?»

«Non esattamente…» Sansa rivolse uno sguardo a Luned come a chiederle consiglio ma lei si limitò a sorridere, non voleva darle consigli, solo vedere come se la sarebbe cavata ma cercò di incoraggiarla con quell’unico gesto. «Sono più le mie sorelle interessate a questo genere di attività ma ho pensato non fosse male provare ad unirmi a loro.»

«Ed è stato un pensiero giusto, mia lady.» Joffrey sorrise. «Se volete, posso darvi una mano.»

L’ora seguente Luned la passò ad osservare la giovane coppia: Joffrey si posizionò dietro Sansa, la aiutò con la postura, con la tensione della corda, e sua sorella sembrava al settimo cielo. La voce si sparse e anche loro padre raggiunse il luogo per osservare cosa stesse accadendo, seguito dal re. Alla vista dei loro figli promessi sposi che passavano del tempo assieme, felici, i due uomini sorrisero e si lanciarono dei commenti e delle battute sul futuro delle loro famiglie unite. Luned sorrise, contenta che tutto ciò che era accaduto al Tridente stesse sbiadendo, lasciando spazio all’allegria e alla gioia.

Quando il sole apparve dietro le torri rosse, illuminandole, uno strano senso di inquietudine la colse, spezzando come un fulmine a ciel sereno quel momento di gioia e tranquillità. Le tornarono in mente le parole del fratello nella lettera: “Tra quelle mura potrebbe nascondersi un pericolo.”

Stava facendo del suo meglio ma sarebbe bastato a scongiurare un pericolo? O ne avrebbe attirati altri? Una famiglia felice e potente attirava attenzioni sia positive che negative e lei aveva l’impressione che non sarebbe stato tanto facile salvare suo padre e le sue sorelle, di certo non sarebbe bastato così poco.

«Se vi piace la caccia come dice vostro padre…» Lord Renly le si avvicinò, interrompendo i suoi pensieri. «…potrei farvi conoscere un amico che arriverà da Alto Giardino per il Torneo. Sono certo avreste molto di cui parlare.»

«Mi farebbe piacere.» Luned sorrise.

Quando terminarono l’allenamento, che si protrasse più delle due ore previste, le tre sorelle tornarono insieme al padre verso i loro appartamenti.

«È stato bellissimo! Joffrey è così bravo, e gentile…! Mi ha chiesto se mi farebbe piacere andare a caccia con lui, qualche volta!»

Arya aveva di nuovo uno dei suoi bronci: «Pensavo odiassi la caccia e andare a cavallo…»

Sansa sembrò non udirla ma prese la sorellina per le spalle: «Grazie, Arya, e grazie anche a te, Luned, per questa esperienza. Credevo Joffrey mi odiasse… ma è grazie a voi se ho potuto rivederlo e scoprire che mi amerà anche se non mi comporterò come una perfetta lady! Al Tridente, ho pensato che il mio apparire ignorante e stupida lo avrebbe conquistato... mi sbagliavo!»

Arya fu sorpresa da quello slancio d’affetto. Non si scompose ma non riuscì nemmeno a nascondere che non le facesse piacere: «Non sei stupida. Lo saresti solo se ti fingessi tale per piacere ad un ragazzo e anche lui sarebbe stupido nell’amarti per questo.» Senza dire altro, andò in camera sua per prepararsi per il pranzo.

Luned sorrise. Fu felice di vedere che le due iniziavano a legare. Forse avrebbe dovuto costringerle a quegli studi molto tempo prima…

Ciò che desiderava con la lezione di quel giorno non era tanto insegnare a Sansa a tirare con l’arco o a combattere, non era necessario benché utile, bensì aiutarla a comprendere come fare esperienza di ciò che aveva sempre ritenuto inutile potesse in realtà fornirle un punto di vista più ampio. Sembrava aver funzionato, in qualche modo.

Andò in camera sua e aprì l’armadio. Ne approfittò per poggiare il suo abito ancora incompleto sul letto, lo avrebbe proseguito quel pomeriggio. Trovò anche un abito verde che era stato di sua madre e che aveva usato lei quando aveva l’età di Sansa. Sarebbe bastato aggiungere qualche dettaglio e sarebbe stato perfetto per il Torneo. Se lo meritava, con tutti i progressi che aveva fatto. Avrebbe trovato anche qualcosa di carino da far indossare ad Arya, così entrambe sarebbero state bellissime al Torneo. In quanto figlie del Primo Cavaliere, non potevano certo far sfigurare loro padre.

Chiamò le domestiche per riempire la vasca da bagno e mentre loro scaldavano l’acqua si sedette allo scrittoio, prese un foglio bianco, piuma e inchiostro e iniziò a scrivere:

“Mio carissimo Bran,

non hai idea di quanto la notizia del tuo risveglio ci abbia rese contente. È tutto più facile da quando sappiamo che presto torneremo a vederti, sveglio e sano. Non vediamo l’ora di averti qui con noi. Il Torneo in onore della nomina di nostro padre a Primo Cavaliere è dietro l’angolo, ci stiamo preparando benché lui non sia molto contento dello spreco di denaro che l’evento richiede ma non sono argomenti da trattare in una lettera, né ciò di cui voglio parlarti. Voglio raccontarti solo cose belle, che possano strapparti un sorriso e farti sentire meglio.

Oggi Sansa ha tirato d’arco. Sembra incredibile, vero? Sto cercando di insegnare a lei e Arya a comprendersi, rispettarsi e volersi bene. Non so se sto facendo la cosa giusta ma spero che questo in futuro possa aiutarle ad essere persone migliori. Se tu fossi qui, mio piccolo Bran, sarebbe tutto più facile… mi manchi, infinitamente, mio piccolo lupacchiotto. So che al momento sembra tutto cupo e grigio ai tuoi occhi ma vedrai che le cose si sistemeranno con il tempo. Presto, saremo di nuovo tutti assieme ed io ti leggerò di nuovo le storie della buonanotte, ti farò vedere tutta la Fortezza Rossa. Sai che si vocifera ci siano passaggi segreti? Potremo cercarli assieme, tutti e quattro, io, tu, Sansa e Arya. Anche Tommen e Myrcella sono felici che tu stia bene e vorrebbero rivederti. Quindi, riprenditi, mio piccolo Brandon, così da poter tornare presto qui da noi. Ti aspettiamo tutti a braccia aperte. A questa lettera aggiungo una storia che ho trovato in questi giorni nella biblioteca della Fortezza Rossa così che tu possa leggerla, immaginando sia la mia voce a raccontartela, o fartela leggere da Robb o da Luwin prima di addormentarti.

Con affetto e tanto amore,

la tua Luned.”

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