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Creato il 06/05/2026, 10:30 · Aggiornato il 06/05/2026, 10:30

Capitolo 10: Nuovo capitolo

@daisy_eastDaisyEast
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Contenuto Sessuale Esplicito
  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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C’era qualcosa che turbava suo padre ma non riusciva a comprendere di cosa si trattasse.

Stava notte e giorno a lavorare e quando non si occupava degli affari del regno al posto di re Robert, rimaneva chiuso nelle proprie stanze a leggere quel grosso e vecchio libro: Storie e discendenze delle grandi Case nobili dei Sette Regni, completa di descrizioni di molti grandi lord, delle loro nobili signore e dei loro figli.

Una copia l’avevano avuta anche a Grande Inverno e suo padre non aveva mai mostrato alcun interesse in essa. Un paio d’anni prima, Luned aveva provato a leggerlo ma come risultato era stata trovata addormentata in biblioteca da maestro Luwin. Era pesante persino per lei, che era abituata a leggere molto, figurarsi per suo padre che non leggeva da anni un libro che non fosse quello dei conti di Grande Inverno. Avrebbe voluto aiutarlo ma non sapeva come, lui non voleva rivelarle il motivo per cui continuasse a sfogliare quel grosso volume come se stesse cercando una qualche risposta o sul perché lui e le sue guardie andavano in giro a fare domande.

Ned si voltò a guardarla. Accanto a lui vi erano Varly e Jacks. Jory era stato mandato da qualche parte e Luned non sapeva di preciso dove. Le sorrise, come a volerla tranquillizzare, e lei rispose con lo stesso sorriso ma forse meno certo. Avrebbe voluto tanto sapere dove stavano andando. Lui l’aveva invitata a cavalcare insieme a loro in città, aveva una faccenda da sbrigare, le aveva detto, ma dopo gli avrebbe fatto piacere comprarle qualcosa di speciale.

«Ho regalato a Sansa una collana da indossare al Torneo… e Arya ha le sue lezioni di danza.» Le aveva detto. «Vorrei regalare anche a te qualcosa di speciale per tutto ciò che stai facendo.»

Ma Luned gli aveva risposto di non desiderare nulla, lui non si era arreso e l’aveva invitata ad andare con lui in città. Sperava che lei, vedendo qualcosa, cambiasse idea e gli chiedesse di comprargliela.

Si fermarono da un fabbro lungo la Via del Ferro. Non le fu permesso di assistere all’incontro, chissà cosa stava macchinando.

«Rimani pure a guardarti attorno, Luned, se ti piace qualcosa, fammi sapere.»

Il fabbro sorrise, contento: «Io mi dedico più ad armature che a gioielli, mio lord. Ma per vostra figlia sarei lieto di fare un’eccezione.»

Luned sorrise: «Darò volentieri un’occhiata ai vostri lavori mentre voi siete via con mio padre, mio signore.»

Renly le aveva detto che Tobho aveva fatto al sua armatura, quella verde e dorata dall’elmo con le corna da cervo, e anche altre armature che lei avrebbe avuto modo di vedere al Torneo. Guardando gli oggetti contenuti in quella bottega, si rese conto del perché l’uomo più che un fabbro si considerasse un’artista: vide un giovane a lavoro su un’armatura borchiata di ametista.

«Posso chiedere per chi è?» Gli chiese, avvicinandosi.

Lui si voltò e Luned percepì uno strano senso di familiarità alla vista del suo volto e dei suoi occhi. Scacciò subito quella strana sensazione quando si rese conto di starlo osservando un momento più del necessario.

«La nuova armatura di Lord Beric Dondarrion.»

Le ametiste, in effetti, stavano venendo incastonate su un’armatura di un nero lucidissimo e servivano per formare una saetta biforcuta viola.

«Verrà a ritirarla presto, immagino. Lo abbiamo visto arrivare in città poco fa, mentre venivamo qui. È davvero un bel lavoro, sono certa gli piacerà molto.»

Il giovane la osservò divertito: «Mai vista una donna qui dentro, noi non fabbrichiamo gioielli.»

«Come fabbricate le vostre armature?»

«Con ferro, acciaio, oro, argento, pietre preziose.»

«E come vengono fabbricati i gioielli?»

Lui si zittì e il sorriso gli si gelò in volto.

«Te lo dico io: con ferro, acciaio, oro, argento e pietre preziose.»

«Ci state dicendo che siamo al pari di semplici gioiellieri, mia signora?»

«Vi sto dicendo che siete degli artisti. Come i gioiellieri, i sarti e chiunque usi la propria abilità per creare qualcosa di unico.»

Lui parve sorpreso ma non ebbe modo di risponderle perché venne richiamato dal suo capo, che in quel momento era tornato, insieme a suo padre. Luned distolse lo sguardo, non voleva intromettersi negli affari del padre, uscì dalla bottega e tornò da Varly e Jacks. Attese che il padre tornasse e salirono entrambi di nuovo a cavallo.

«Avete trovato ciò che cercavate?»

«Forse… non ne sono sicuro.»

Non fece altre domande.

Cavalcarono per le strade in silenzio per qualche istante, prima che lui le rivolgesse ancora la parola.

«Se vuoi andare al Torneo, potresti farti fare un abito nuovo.»

«Nostra madre ci ha insegnato a cucirli da noi.»

«Allora ti prenderò delle stoffe. Almeno questo, lasciamelo fare.»

Luned sospirò, capendo che non si sarebbe arreso facilmente: «Va bene.»

Si inoltrarono quindi nella via della seta per osservare gli abiti e stoffe e Luned scelse una bottega. Volle entrare in prima persona a saggiare i tessuti ed osservare i colori.

Uscì dal negozio con una stoffa pregiata del colore dei fiordalisi, dopo essersi divertita a vedere l’espressione del sarto quando gli aveva detto che avrebbe cucito da sola il proprio abito.

«Avresti potuto almeno comprare anche qualche nuovo gioiello.» Ned la guardò.

«Non ne ho bisogno.»

«Indosserai gli stessi? Sei sicura?»

«A me bastano. Non ho bisogno d’altro. Il simbolo della nostra famiglia e i miei zaffiri.»

Suo padre era preoccupato, Luned se ne rese conto. Nessuna lady presentava sempre gli stessi gioielli al Sud… e suo padre non voleva lei sfigurasse o che fosse oggetto di pettegolezzi ma Luned promise a se stessa di rendergli onore.

«Se ne sei certa.»

Si fermarono al grido di una guardia: «Fate largo! Fate largo per Ser Loras Tyrell e lord Willas Tyrell di Alto Giardino, Protettori del Sud!»

Continuavano ad arrivare uomini per il Torneo, cavalieri che volevano dimostrare la propria abilità. Durante l’andata erano stati bloccati per l’arrivo di lord Beric Dondarrion, stavolta a passare fu una carrozza verde e dorata, preceduta da un cavaliere su una puledra bianca in un’armatura argentata con riccioli castani, affiancato da un uomo che portava con sé la bandiera con lo stemma del Tyrell: una rosa dorata su sfondo verde.

Loras Tyrell era diventato Cavaliere in giovane età dopo essere stato scudiero di Renly Baratheon e aveva vinto l’ultimo torneo in onore del compleanno del principe Joffrey.

I Tyrell erano sempre stati uomini tanto belli quanto valorosi in battaglia, suo padre ne parlava bene nonostante nell’ultima guerra fossero stati avversari degli Stark.

«Come mai lord Willas è qui?» Lui ne sembrò sorpreso. «È rimasto infortunato da giovane scontrandosi in Torneo contro un Martell e da allora è zoppo, non è potuto diventare cavaliere.»

«Forse gli fa piacere assistere al Torneo del fratello? So che ser Loras ha vinto l’ultimo in onore del principe Joffrey. Forse suo fratello maggiore vuole appoggiarlo»

«Può darsi ma mi chiedo se gli faccia piacere osservare la giostra visto quel brutto trauma…»

Si fecero da parte per far passare il gruppo. All’interno della carrozza, sedeva un giovane di poco più di una ventina d’anni, molto bello, capelli e barba castani ben curati, gli occhi marroni dei Tyrell e gli stessi riccioli del fratello. Con le mani reggeva un libro davanti al viso. Luned, in un primo momento, cercò di individuare il titolo ma gli occhi le caddero sui lineamenti di lui e vi si soffermarono…

«Luned?»

«Mh?» Lei si riscosse e si voltò a guardarlo. «Scusami, padre. Possiamo andare.»

Quando furono di nuovo liberi di proseguire, tornarono cavalcando verso il castello.

❅✦❅

Luned camminava per i giardini della Fortezza Rossa con un libro tra le mani. Aveva il pomeriggio libero e aveva pensato di passarlo in quel luogo incantevole, circondata da rose profumate e sotto la luce del sole. Molta gente, soprattutto donne, viaggiavano seguendo i cavalieri che si spostavano nella capitale: le locande erano piene ma alcuni ospiti erano stati invitati a palazzo e passeggiavano in cortile, in gruppi parlando dell’imminente evento o insieme a delle accompagnatrici. A volte alcune di loro si ritiravano lì per ricamare o prendere il tè assieme e quando la vedevano seduta da sola a leggere le ridacchiavano dietro.

Luned non aveva ancora fatto amicizia con nessuno da quando era giunta, e voci sul fatto che sua sorella avrebbe sposato il futuro re mentre lei, che aveva quasi quindici anni, non era ancora promessa a nessuno, la rendevano oggetto di pettegolezzi. Da quella volta in cui lei e le sorelle erano state viste tirare d’arco nel cortile, le voci sugli strani insegnamenti che impartiva alle minori si erano diffuse a macchia d’olio, molti dicevano che era una tecnica per attirare ancor di più l’attenzione della famiglia reale e del principe Joffrey. Aveva imparato ad ignorare quei pettegolezzi.

Quando iniziò a sentire il collo indolenzito e gli occhi bruciarle, alzò la testa per sgranchirla un po’. Sul giardino affacciavano gli appartamenti di Lord Renly. Notò una figura seduta su uno dei terrazzi, con un braccio appoggiato sulla balaustra un libro tra le mani. Lo stesso giovane che aveva visto sulla carrozza dei Tyrell. Forse lui si accorse di essere osservato perché abbassò lo sguardo su di lei. Luned distolse subito gli occhi. Perché si sentiva così in imbarazzo? Non c’era nulla di male in ciò che stava facendo, giusto? Cercò di tornare a concentrarsi sulla lettura ma sollevò di nuovo la testa per un momento. Lui la stava ancora guardando. Sentì le guance scaldarsi e distolse gli occhi da quelli di lui.

«Ricomponiti. Ti stai comportando come Sansa davanti a Joffrey…»

Non alzò più lo sguardo se non quando si accorse della gente attorno a lei che iniziava a rientrare per cena. Si alzò dalla panca in pietra su cui si era sistemata, recuperò il suo libro e si voltò un’ultima volta verso di lui. Era ancora lì.

Tornò il mattino dopo e anche il pomeriggio e così anche il giorno dopo ancora. Lui era sempre lì, ogni giorno con un abito diverso ma sempre con i colori casa Tyrell. Il terzo giorno, Luned ritardò, aveva indossato uno dei suoi abiti azzurri più belli e aveva intrecciato i capelli con un nastro dello stesso colore, arrivò che lui era già lì e osservava il posto su cui lei sedeva di solito. Sembrava… dispiaciuto? Ma quando la vide parve illuminarsi per poi tornare con gli occhi sul suo libro, uno nuovo, come se fosse stato colto in fragrante nell’atto di fare qualcosa di sbagliato. La cosa le procurò una strana e piacevole sensazione allo stomaco che la fece sorridere. Si stava comportando in maniera ridicola…

Non si erano mai detti una parola, non si erano presentati, benché lei sapesse lui chi fosse… eppure c’era qualcosa di piacevole e intimo in quei momenti, anche quando c’erano altre persone attorno a lei, nei giardini, per Luned esistevano solo loro due.

Il quarto giorno, Luned aveva promesso un’altra lezione alle sue sorelle durante la mattina ma la sua mente era ancora sul bel Willas Tyrell che leggeva sempre nel terrazzo di Lord Renly.

«Luned? Ci sei?» Sansa provò a riportarla con i piedi per terra e Arya le schioccò le dita davanti agli occhi.

«Io… sì, scusate ragazze. Ho solo dormito poco bene.»

Le due si guardarono, non convinte.

«Vuoi prenderti la giornata di riposo?»

«Arya ha ragione, stai facendo tanto in questi giorni… ti sforzi troppo. Hai bisogno di rilassarti. Lascia che ci occupiamo noi di te. Ti serve qualcosa? Un tè caldo, una medicina…»

«Posso andare dal maestro Pycelle e chiedergli di venirti a visitare.»

«Dolci alle fragole! Ti piacciono tanto, vado a chiedere in cucina di preparare una torta intera solo per te!»

«Ragazze, ragazze.» Luned fece loro cenno di calmarsi. «Sto bene, davvero, ma vi ringrazio per preoccuparvi tanto. Proseguiamo. Il Torneo è tra pochi giorni.» Indicò uno stemma su una mappa stesa sul tavolo, il simbolo di un uomo impiccato su sfondo blu.

Era così che maestro Luwin aveva fatto memorizzare a Robb e agli altri loro fratelli stemmi, nomi e motti delle casate.

«Casa Trant.» Rispose prontamente Sansa. «Terre della Tempesta, fedeli a casa Baratheon.»

«Chi parteciperà?»

«Ser Meryn Trant, della Guardia Reale.»

«Molto bene Sansa.» Luned indicò un altro stemma, dallo sfondo di due colori, nero e bianco. Sul bianco nuotava un cigno nero, viceversa sullo sfondo nero nuotava un cigno bianco.

«Casa Swann.» Stavolta rispose Arya. «Stonhelm, Terre della Tempesta.»

«Chi parteciperà?»

«Ser Belon Swann, della Guardia Reale.»

Luned indicò un terzo stemma: tre cani neri su sfondo giallo.

Arya si incupì: «I Clegane… Terre dell’Ovest. Partecipano Sandor Clegane, il Mastino, e Gregor Clegane, detto la Montagna che cavalca.»

Luned chiuse la mappa: «Sapete come i Clegane sono diventati cavalieri?»

Le sorelle si guardarono e scossero la testa. Luned iniziò a camminare davanti a loro, avanti e indietro.

«Il primo cavaliere di Casa Clegane era un maestro dei cani a Castel Granito. Un giorno salvò Tytos Lannister, padre di Tywin Lannister, da una leonessa, perdendo una gamba e tre cani. Come ricompensa, Tytos gli diede terre, una fortezza e prese suo figlio Gregor come suo scudiero. I tre cani neri sul sigillo Clegane rappresentano i tre animali che morirono quel giorno per salvare il lord di casa Lannister.» Rimase in silenzio qualche istante che le parole si facessero largo nella mente delle sorelle. «Questo cosa dimostra?»

«Che chiunque può diventare lord…?»

«Esatto, Sansa. Non tutti nascono lord o cavalieri, alcuni lo diventano e non sono addestrati o educati per esserlo. Questo cosa comporta?» Attese, ma non giunse alcuna risposta. «Che non tutti i cavalieri sono belli, nobili, forti e gentili. Non aspettatevi quindi al torneo che tutti combattano valorosamente o secondo le regole, non aspettatevi solo splendidi giovani in armatura scintillante. Potrebbe essere tutto molto diverso da come lo immaginate e dalle canzoni.»

Concluso quel discorso, che parve lasciare l’amaro in bocca alle sorelle, riaprì la mappa e riprese quel gioco.

Lei non aveva mai visto tornei ma Sansa e Arya ne avevano letto solo nelle ballate e nelle canzoni, che edulcoravano e romanticizzavano il tutto. Lei aveva letto molti libri di storia e sentito racconti agghiaccianti. Non voleva le sorelle scoprissero la realtà in maniera troppo drastica.

❅✦❅

Giunse in ritardo. Il giovane lord non era al solito posto e le porte del terrazzo erano chiuse. Luned ci rimase male e ne fu dispiaciuta ma all’improvviso sentì una voce alle sue spalle.

«Lady Luned.»

Si voltò e il suo cuore ebbe un sussulto. Lord Renly passeggiava tra le aiuole seguito da ser Loras e lord Willas Tyrell, quest’ultimo appoggiato ad un elegante bastone che lo aiutava a trascinare la gamba malandata, tenuta dritta da cinghie di cuoio.

«Lord Renly.» Cercò di non far tremare la voce. «Era da un po’ che non ci vedevamo.»

«Vero. Dal Tridente. Mi dispiace per ciò che è accaduto ma ho saputo che avete gestito egregiamente tutta la situazione.» Lui le rivolse uno dei suoi sorrisi smaglianti e le baciò la mano in segno di saluto.

«Renly, non ci presenti la tua amica?» Fu il più giovane dei Tyrell a parlare, ser Loras.

«Avete ragione, scusatemi. Lady Luned, loro sono Lord Willas Tyrell, erede di Alto Giardino, e suo fratello minore, ser Loras. Loras è stato mio scudiero prima di divenire cavaliere. Non fatevi ingannare dalla giovane età, è già più abile di tanti veterani. Loras, Willas, lei è Lady Luned Stark, primogenita di lord Eddard Stark, Primo Cavaliere del re.»

«Lady Luned Stark…?» Lord Willas parve sorpreso. Il suo sguardo cadde sulle sue mani che tenevano un nuovo volume.

«Sì, mio signore. Sono io.» Luned abbassò lo sguardo, imbarazzata. Di certo ai suoi occhi non doveva essere apparsa come una lady. Non aveva gli abiti raffinati delle altre fanciulle o i loro gioielli.

Lui si fece avanti, prese una delle sue mani e la baciò sul dorso: «È un onore, lady Luned.» Le rivolse un sorriso dolce e gentile che le mozzò il fiato. «Vi ho vista spesso leggere qui in giardino.»

«Vi conoscete già?» Renly e Loras parvero sorpresi.

«Ho visto spesso lady Luned da queste parti, gli ultimi giorni.»

«Anche io vi ho visto spesso impegnato a leggere, mio lord. Avete trovato qualcosa di interessante qui alla biblioteca della Fortezza Rossa?»

«Nulla che non avessi già letto più volte.»

«Purtroppo la biblioteca di questo castello è molto piccola e poco fornita, almeno rispetto a quella di Grande Inverno.»

«L’avete visitata?»

Renly a quel punto si fece avanti: «Lady Luned fa spesso visita alla biblioteca e prende in prestito vari volumi. Ha educato di persona le proprie sorelle minori alla storia, alla politica e alla diplomazia.»

«Lord Renly esagera.» Si affrettò a dire lei. «Parlo loro di Storia, nulla di più, perché dalla storia possano partire per costruirsi un futuro migliore. Ciò che imparano, dipende da loro.»

Willas le rivolse un altro sorriso: «Mi sembra un’ottima idea, mia lady. Ho saputo che vostra sorella Sansa è stata promessa al principe Joffrey, se ha preso un minimo della saggezza che voi mi state dimostrando in questo momento, sarà una regina degna di questo nome.»

Le parole la fecero arrossire.

Renly fece cenno a due domestici di avvicinarsi: «Tè, per favore. Ci sediamo sotto quel gazebo. Lady Luned, unitevi a noi, così possiamo continuare la chiacchierata.»

«Non voglio disturbare…»

«Non disturbate.» Loras le fece cenno di accomodarsi.

Si sedettero attorno al tavolo rotondo del gazebo che venne ben presto preparato per l’ora del tè dai domestici.

Willas le si sedette accanto: «Ho sentito di meta-lupi a sud della Barriera, mia lady. È vero?»

«Lo è. Sette cuccioli, la mia famiglia li ha accolti e li abbiamo cresciuti personalmente. Dopo che uno di loro ha ferito il principe Joffrey, la regina Cersei non li ha voluti alla Fortezza Rossa e non abbiamo potuto portarli.» Luned non voleva raccontare la storia in ogni suo dettaglio, avrebbe potuto sembrare cercasse di accusare la sovrana ed elevarsi a salvatrice dei poveri meta-lupi e non voleva. Stava facendo tanto per rinsaldare quella rottura con i Lannister…

«Certo, comprendo. Peccato, mi sarebbe piaciuto vederli.»

«Mio fratello ama molto gli animali.» Loras intervenne nella discussione. «Addestra i migliori mastini e falchi da caccia di tutti i Sette Regni.»

«E cavalli.» Sorrise Renly. «Loras deve ringraziare lui per la sua stupenda puledra, che lo ha accompagnato alla vittoria nell’ultimo torneo.»

«E spero possa fare lo stesso anche questa volta.»

«Mio fratello e Renly esagerano.» Willas si rivolse direttamente a lei. «È solo una mia passione. Sapete, dopo il mio incidente ho dovuto rinunciare a molte cose… amo la caccia ma non posso tirare da terra, mi sono dovuto addestrare ad usare arco e balestra da cavallo, e per aiutarmi mi affido ai miei mastini e falchi.» Il suo sguardo cadde sul bastone da passeggio accanto a lui dal pomo a forma di rosa dorato. «Vi sembrerò patetico…»

«Affatto.» Luned rispose a tono di voce un po’ più alto di quanto avrebbe voluto. «Io… intendo dire… che è ammirevole. Non so se avete saputo dell’incidente di mio fratello Brandon.»

«Sì, la voce mi è giunta.»

«Si è svegliato ma… rimarrà a vita spezzato. Non potrà camminare, non riesce più a controllarsi dalla vita in giù.»

«Mi dispiace molto.» Willas si fece cupo.

«Io spero anche lui riesca a ritrovare la sua strada, anche se non sarà quella che aveva immaginato per sé fino ad adesso. È un bambino intelligente e pieno di risorse, sono sicura che potrà superare la difficoltà.» Certo, era una cosa che le piaceva ripetersi, perché pensava che così facendo anche Bran se ne sarebbe convinto ma sapeva non sarebbe stato affatto facile.

«La mia situazione non è minimamente grave come quella di vostro fratello ma capisco cosa significhi vedersi il proprio futuro precluso. Se posso dare una mano in qualche modo, fatemelo sapere, sarò felice di scrivergli personalmente della mia esperienza, se potrà aiutarlo a sentirsi meglio.»

«Siete troppo gentile, lord Willas.» Lo era davvero, tanto da non sembrarle reale.

Spesso aveva criticato Sansa per i suoi sogni ad occhi aperti sul principe Joffrey ma in quel moment si disse che forse era stata troppo severa. Willas Tyrell le parve così simili ai principi belli e di buon cuore delle ballate.

Entrambi i Tyrell furono molto gentili con lei, condivisero storie su Alto Giardino e su Grande Inverno. Willas parve dispiaciuto nel comprendere dell’incendio della Biblioteca.

«Un vero peccato, so che lì erano raccolti molti volumi rari e unici.»

«Secoli di sapere, uniche copie integre di molti manoscritti rari… sono riuscita a salvare ben poco e solo perché ho insistito per portarmi dietro alcuni titoli a cui ero molto legata.» Ovviamente, nascose il fatto che l’incendio fosse stato tutt’altro che accidentale. «A volte il fato è crudele…»

«La vostra famiglia ne ha passate molto, ultimamente.» Annuì Renly. «È un’ingiustizia. Conosco lord Eddard da anni, è un uomo onorevole, non ha meritato né l’incidente del figlio né questa perdita né ciò che è accaduto al Tridente.»

Luned annuì: «Siete molto gentile, lord Renly.»

Il tè proseguì parlando del più e del meno finché per Luned non fu ora di andare.

«Vi ringrazio per il tè, miei lord.» Si alzò e fece un inchino.

«È stato un piacere.» Willas si alzò a sua volta, la salutò con un inchino e la osservò, per poi voltarsi imbarazzato verso il fratello e lord Renly.

Luned credette comunque di capire cosa lui intendesse chiederle: “Ci sarete, domani?”

Rispose con un sorriso, sperando lui comprendesse cosa significasse: “Ci sarò”.

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