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La città era enorme, affollata di persone, mercanti, prostitute, cavalieri, guardie…
Fuori dalle mura di Grande Inverno, c’era una città chiamata “Città dell’Inverno” ma che durante l’estate era praticamente vuota e si riempiva solo d’Inverno. Luned ricordava vagamente l’ultima volta in cui era stata piena ma era sicura non fosse affollata come Approdo del Re.
Attraversarono la Porta del Drago e proseguirono lungo la Via delle Sorelle per poi virare, arrivati nei pressi del Municipio degli Alchimisti, verso la Fortezza Rossa. Da vicino, il castello era ancora più imponente eppure, una volta vicina, Luned notò ancor di più la differenza con Grande Inverno. Le sette maestose torri circondate dai bastioni di ferro erano impressionanti ma la struttura risultava comunque piccola rispetto a casa sua. Si voltò a guardare le sue sorelle che erano meravigliate ma lei non riusciva ad avere lo stesso sguardo innocente. Le mancava troppo Grande Inverno.
Molti servitori si avvicinarono per aiutare i domestici che suo padre aveva portato dal Nord a scaricare i bagagli. Un ragazzo si staccò dal gruppo per avvicinarsi a loro e si rivolse a suo padre: «Benvenuto, Primo Cavaliere. Mi dispiace disturbarla ma il gran maestro Pycelle ha convocato una riunione urgente del Concilio Ristretto. È richiesto l’onore della sua presenza, non appena per voi fosse conveniente, è chiaro…»
Luned si voltò verso il padre, chiaramente stanco e affamato.
«Per me sarebbe conveniente domattina.» Borbottò lui smontando da cavallo.
L’attendente si chinò profondamente: «Andrò a porgere al concilio il tuo rincrescimento, lord Stark.»
«Non andare a porgere niente, dannazione. Li vedrò. Prega loro di darmi solo il tempo per rendermi presentabile.»
«Sì, mio signore. Se i aggrada, ci siamo permessi di riservarti i quartieri che erano stati di lord Arryn, nella Torre del Primo Cavaliere. Farò portare lassù le tue cose.»
«I miei ringraziamenti.»
Luned attese in silenzio, mentre il padre individuava nella folla il suo attendente, Vayon Poole, il padre di Jeyne, e gli fece cenno di avvicinarsi.
«Sembra che il concilio ristretto abbia immediato bisogno di me. Assicurati che le mie figlie arrivino ai rispettivi alloggi e dì a Jory Cassel di tenerle là. Che Arya non si imbarchi nelle sue solite esplorazioni.»
Lord Poole si chinò e si allontanò mentre suo padre tornava a rivolgersi all’attendente.
Luned capì che non avrebbe aggiunto altro, nemmeno a lei. Smontò da Nebbia e la affidò allo stalliere che si era avvicinato per prelevare i cavalli.
«Mi raccomando, nutritela e fatela riposare come si deve.»
«Non vi preoccupate, mia signora.» Il giovane le rispose con un inchino e si allontanò portando sia Nebbia che il destriero di suo padre.
Seguì Poole verso la Torre del Primo Cavaliere, lei e le sorelle salirono le scale che portavano ai loro appartamenti. Le finestre della torre davano sullo splendido cortile della Fortezza.
Ognuna di loro avrebbe avuto una propria camera,
Luned venne accompagnata nella propria. Non era grande come quella che aveva a Grande Inverno ma era comunque piacevole, con un baldacchino, tende azzurre sia attorno al letto che alle finestre e. Vi era un caminetto, uno scrittoio e un tavolino per mangiare, oltre ad un grande armadio.
Non ci volle molto perché alcuni servitori arrivassero e portassero i suoi bagagli. Voleva sistemare da sola i propri abiti ma le servitrici della Fortezza Rossa insistettero per farlo loro, lei dovette solo rimanere lì a guardarle. Alcune le prepararono un bagno caldo e vollero persino aiutarla a lavarsi ma Luned accettò solo l’acqua calda e si lavò da sola. Non avrebbe permesso a quel posto di cambiarla e aveva bisogno di un lungo bagno caldo dopo tutto ciò che era accaduto ma voleva goderselo in pace, da sola.
Septa Mordane arrivò quando lei uscì dalla vasca e la aiutò a cambiarsi e a spazzolarsi i capelli.
«Mio padre è tornato?»
«No, mia cara. Non ancora.»
«Le mie sorelle?»
«Stanno riposando prima di cena. Arya si lamentava di non poter uscire dagli appartamenti ma tuo padre è stato molto chiaro a riguardo.»
«Lo so, l’ho sentito. Ne approfitterò anche io per riposarmi. Per favore, venite a chiamarmi quando sarà arrivato mio padre.»
«Certo, Luned.» La septa la lasciò da sola.
Luned si alzò dalla specchiera e si affacciò alla finestra: in cortile carri e carrozze continuavano ad arrivare, seguiti da una folla di gente. Gli Stark arrivarono per primi, i cinquanta uomini che suo padre si era portato dalla guardia di Grande Inverno e le famiglie di alcuni di loro, servitori, attendenti… non c‘era ancora traccia della famiglia reale e della corte del Re.
Tirò le tende e si stese sul letto. Era morbido e fresco. Le bastò poggiare la testa sul cuscino e chiudere gli occhi e il sonno la colse.
Le sue zampe affondavano nel soffice e freddo manto bianco. Accanto a lei, suo fratello e sua sorella osservavano quella che i bipedi chiamavano “neve”. La prima volta in cui l’aveva vista, insieme a Luned, le aveva dato una strana sensazione di familiarità, di freddo… di morte. Ma da allora ogni ricordo accompagnato da quella neve era di pura felicità: il calore di un fuoco, in quella strana, alta caverna in qui Luned si sedeva e rimaneva ore e ore con gli occhi incollati su… come li chiamava? “Libri”. Momenti di pace, di serenità, lontani dal rumore innaturale degli altri bipedi. Non era più la stessa cosa, senza di lei, e per qualche motivo quel posto non esisteva più. Non appena si avvicinava, sentiva solo un terribile odore di bruciato e più si avvicinava, più si faceva insopportabile. Alzò lo sguardo e la vide: in parte distrutta, mentre dei bipedi facevano avanti e indietro portando mucchi di pietre, di legno e di “libri” distrutti, poggiandoli sulla neve. Aveva voglia di piangere. Sua sorella le diede un colpetto incoraggiante e ripresero il loro cammino verso un altro di quegli alti rifugi. Salirono tutti e tre le scale e il bipede vestito di ferro all’ingresso li lasciò entrare.
Il fratello di Luned, quello che aveva dormito per tanti giorni, che era stato male, si era svegliato. Poteva ancora percepire in lui che qualcosa non andava, che stava male, non fisicamente ma emotivamente. Tutti e tre saltarono sul suo giaciglio accanto a lui, insieme agli altri loro due fratelli. Lui sembrò subito sentirsi meglio e si rilassarono tutti assieme, in quel caldo e morbido rifugio.
Due colpi alla porta la fece svegliare di soprassalto. Rimase spaesata, da quelle pareti, da quei colori, dalla disposizione dei mobili… abbassò gli occhi sulle proprie zampe. No… sulle proprie mani. Che problema aveva? Scosse la testa. Si alzò e si avvicinò al catino d’acqua per sciacquarsi il viso. Un altro colpo alla porta.
«Avanti.»
«Scusa, Luned.» Suo padre entrò dalla porta. «Non volevo svegliarti.»
«Non preoccuparti, padre.» Si asciugò. «Ho solo… fatto un sogno che mi ha un po’ sconvolta…»
«Ti va di raccontarmelo?» Lui si sedette sul letto e lei lo raggiunse.
Ci pensò un po’, prima di decidere quali parti raccontargli e quali no…
«Bran era sveglio.» Si limitò a dire. Lo aveva sognato più volte, lui che si svegliava, che stringeva la sua mano e passava le giornate con lei in biblioteca…ma mai in quel modo. Era sembrato tutto così vivido, tutto così… reale. Lo aveva visto, non lo aveva sognato. Ne era sicura. E poi… perché in quel sogno lei era Pioggia?
«Spero presto possa diventare realtà.»
Luned annuì: «Com’è andato il primo concilio?»
Lui emise un sospiro stanco e passò due dita sugli occhi: «Vogliono organizzare un torneo in onore della mia nomina… o meglio, Robert vuole una scusa per festeggiare, come durante il compleanno di suo figlio Joffrey. Ma la corona non può permetterselo, siamo indebitati tanto con i Lannister quanto con la Banca del ferro di Braavos.»
«Quanto… costerà…?»
«Quarantamila dragoni d’oro per il primo classificato della giostra, ventimila per il secondo, ventimila per il vincitore della mischia e diecimila per il vincitore del tiro con l’arco.»
«Più i costi dell’organizzazione, immagino…»
«Esattamente. Compresi due grandi banchetti per partecipanti e ospiti, alla fine di entrambe le giornate.»
Luned sospirò e guardò fuori dalle tende. Era buio. «È tardi, padre. Il viaggio è stato lungo e tutt’altro che piacevole. Abbiamo bisogno di mangiare e riposare e domani potrai riflettere a mente più lucida.»
«Sì, forse hai ragione. Mangiamo nel mio salotto, ti va?»
«Volentieri.»
Ned si alzò, poggiò un bacio sulla sua fronte e le infilò qualcosa tra le mani. Le fece cenno di non dire nulla e si avviò verso la porta: «Raggiungici quando ti sarai preparata, Wylem conosce la strada, ti accompagnerà lui.» Chiuse la porta alle proprie spalle.
Luned girò il chiavistello e aprì la busta che il padre le aveva dato in mano. Riconobbe subito la calligrafia di Robb.
“Mia cara sorella,
affido queste parole a nostra madre, sapendo che se ne prenderà cura finché non finiranno nelle tue mani ma ti prego di distruggerle subito dopo. Non rispondermi, non condividerle con nessuno, nemmeno con Sansa e Arya, non sarebbe sicuro. Non ci sarà bisogno di parlarne con nostro padre, quando riceverai questa lettera saprà già tutto.
I primi giorni senza di voi sono stati duri, nostra madre non voleva lasciare il capezzale di Bran. Era irragionevole e non ha voluto prendersi cura degli affari del Regno, ho così dovuto prendere io le redini con l’aiuto del Maestro Luwin. Credo stia andando bene ma avrei preferito avere te al mio fianco, sono certo che avresti saputo meglio di me cosa fare. Continuo a credere che sia ingiusto che tu sia ad Approdo del Re alla ricerca di un marito invece che qui a regnare come ti spetterebbe.
Il giorno che precede quello in cui io ti sto scrivendo, è avvenuta un’altra tragedia: la Torre della Biblioteca è andata a fuoco. Mi dispiace darti la notizia in questo modo, so quanto tu fossi affezionata a quel posto e ai volumi lì conservati. Siamo riusciti a salvare molto poco. La cosa peggiore è che l’incendio non è stato un incidente, era un mero diversivo per lasciare Bran indifeso mentre un sicario cercava di ucciderlo. Nostra madre non ha voluto lasciare la stanza e lei e il metalupo di Bran sono riusciti a proteggerlo. Sia Bran che lei stanno bene, nonostante nostra madre sia rimasta segnata a vita dalla lama del pugnale in acciaio di valyria Sembra comunque essersi ripresa del tutto ed essere tornata tra noi dopo l’avvenimento, ha deciso di venire ad Approdo del Re per vedere nostro padre e parlargli di persona dell’accaduto. Le affiderò questa lettera perché la dia a nostro padre per te. Non credo sia il caso di parlarne a Sansa e ad Arya ma ritengo che tu debba sapere che tra quelle mura potrebbe nascondersi un pericolo. Ti prego, proteggi le nostre sorelle e nostro padre, lui avrà già molto di cui preoccuparsi.
Mi piacerebbe poterti chiedere di riportarli tutti qui e di stare per sempre insieme al sicuro dietro le mura di Grande Inverno ma so che non sarà possibile, quindi posso solo raccomandarti di fare attenzione. Scrivimi, spesso, anche solo per farmi sapere che state bene, ma fa attenzione e non citare nulla che possa comprometterti o far credere che sospettiamo qualcosa.
Mi manchi molto, Luned, non esistono parole per dirti quanto.
Spero di poterti rivedere presto.
Con affetto,
Tuo Robb."
Luned rimase qualche istante ad osservare le parole del gemello, le rilesse due, tre volte. Quando ormai le ebbe imparate a memoria, accese una candela con dei fiammiferi e bruciò busta e lettera, tutto insieme. Quando la carta ebbe preso fuoco, lasciò che finisse di consumarsi nel camino. Distolse lo sguardo solo quando fu sicura che non fosse rimasta alcuna traccia, prese un vestito dall’armadio e si sistemò per la cena come se nulla fosse, aprì la porta e lasciò la camera.
❅✦❅
Le trovò sedute già attorno al tavolo del salotto.
Le loro camere affacciavano su un salottino privato. Loro padre ne possedeva uno tutto per sé nei propri alloggi, loro condividevano uno spazio in cui Septa Mordane le faceva riunire per le loro lezioni di ricamo, cucito e musica ma Luned aveva chiesto, per quel giorno, un po’ di privacy con le proprie sorelle. Non si tenevano più il broncio, quantomeno. Sapeva che loro padre avesse parlato con Arya, che da qualche tempo presentava diversi lividi in molte parti del corpo. Ovviamente le era stato confidato il perché, ma solamente a lei.
«Eccovi qui. Bene, siete puntuali! Wylem, appoggiali pure lì.» Sia lei che il cavaliere di Grande Inverno portavano una serie di volumi e pergamene ritirate dalla biblioteca della Fortezza Rossa. Li poggiarono sul tavolo che parve tremare sotto il peso di tutta quella conoscenza.
Sansa osservò interessata la scena, Arya teneva la propria solita espressione annoiata ma si lasciò andare anche lei alla curiosità.
«Cosa sono tutti questi libri?»
«La biblioteca della Fortezza Rossa non è fornita come quella di Grande Inverno ma ci faremo andare bene questo materiale.» Luned aveva sperato di trovare più testi sugli argomenti selezionati ma non era stata così fortunata. «Grazie Wylem, puoi andare.»
«Mia signora…» L’uomo andò via con un sorriso divertito. «Mi dispiace, piccole lady, non vi invidio affatto.» Commentò rivolto alle sue sorelle, mentre usciva.
«Oggi terrò io le lezioni al posto di Septa Mordane.»
«E questi servirebbero per cucire un vestito per il Torneo?» Sansa provò a prendere uno dei grossi volumi.
«Oh, no. Non cuciremo vestiti, non ricameremo fazzoletti o centrini, non canteremo, non balleremo, non suoneremo.» Luned prese posto di fronte ad entrambe. «Oggi tratteremo storia ma dal punto di vista politico.»
Entrambe le sorelle la guardarono con occhi sgranati: «Come sarebbe a dire?»
Luned avrebbe voluto dire loro tutta la verità sull’attentato a Bran, sulla lettera di Robb e sul pericolo che minacciava la loro famiglia, anche lì nella Fortezza Rossa. Non poteva ma era necessario dare loro almeno una spiegazione.
«Ciò che è accaduto al Tridente.» Sapeva di partire con un argomento piuttosto pesante e ancora fresco nelle loro menti ma era necessario. «Si sarebbe potuto evitare se entrambe foste state preparate in anticipo.»
Loro risposero con sguardi ed espressioni cupe.
«Io non sono la persona più indicata, non ho esperienza e solo una serie di conoscenze teoriche a riguardo. Ho seguito alcune lezioni di maestro Luwin insieme a Robb e Bran a Grande Inverno e ho letto di alcuni fatti storici che mi hanno portata a riflettere molto. Tuttavia, nostro padre è impegnato, septa Mordane non è la persona più adatta ad insegnarci e maestro Luwin è a Grande Inverno. Molte donne imparano con l’esperienza, dopo il matrimonio, affiancando il marito nelle questioni che riguardano le sue terre, se è concesso loro di farlo. A Nessuna ragazza, tuttavia, è concesso un insegnamento diretto sulla gestione di un palazzo, sulle trattative politiche ed economiche o sulla diplomazia.»
Arya sembrava improvvisamente interessata: «Esatto, ed è ingiusto!»
«Non solo è ingiusto, Arya. È rischioso.» Luned si alzò. «Mettiamo ciò che è accaduto al Tridente. Come si sarebbe potuto evitare?»
Arya rispose per prima: «Sansa avrebbe potuto ammettere che era stato Joffrey ad iniziare la rissa!»
Prima che Sansa potesse ribattere ed iniziare una nuova discussione, Luned la fermò con un gesto della mano: «E secondo te, Arya, Sansa avrebbe potuto farlo?»
«Perché no?»
«Perché Sansa è promessa sposa di Joffrey.»
«E quindi?»
«Questo matrimonio è importante per la nostra famiglia. Non si tratta solo di Sansa, del suo futuro, della sua felicità, ma della sicurezza degli Stark, di Grande Inverno e del Nord. Se Sansa avesse umiliato pubblicamente Joffrey ammettendo che lui aveva iniziato il litigio ed era in seguito stato picchiato da una ragazzina più piccola che lui stesso aveva sfidato, una femmina, quali avrebbero potuto essere state le conseguenze al di là della possibile rottura della proposta di matrimonio?»
Arya fece per ribattere ma non riuscì a trovare le parole.
«Ti rispondo io: saremmo state tutte e tre umiliate a vita, il nostro futuro qui alla Fortezza Rossa compromesso. Ci avrebbero additate come le figlie del migliore amico del Re che hanno distrutto un solido, futuro legame tra due delle più potenti casate dei Sette Regni e si sono inimicate la più ricca e potente, che hanno causato la rottura di un importante fidanzamento, rovinato l’amicizia tra i due uomini cresciuti come fratelli. Due uomini che grazie alla loro amicizia hanno conquistato il Trono di Spade.» Luned guardò negli occhi la sorella più piccola. «Ci hai riflettuto, prima di aggredire Joffrey?»
«No… non ci ho riflettuto… ma lui stava per fare del male a Mycah!»
«E qual è stato il risultato? Mycah è morto. Mentre, se non aveste aizzato una lite, si sarebbe al massimo fatto solo un po’ male.»
Arya abbassò lo sguardo e si asciugò una lacrima. «È stata colpa mia…»
Luned le si avvicinò: «No, Arya. Non è stata colpa tua.» La strinse a sé in un abbraccio e, per la prima volta dopo forse anni, la sorellina ricambiò quel gesto d’affetto. «Questo mondo è crudele e lo hai imparato nella maniera peggiore, entrambe lo avete imparato nella maniera peggiore. Saputo che dovevamo partire, nostra madre avrebbe dovuto prepararci, tutte e tre ma è stata impegnata al capezzale di Bran. Io non sono nostra madre, non ho la sua esperienza ma posso almeno darvi qualche base teorica.»
Sansa, che alle lacrime di Arya si era in qualche modo sciolta anche lei, annuì: «Cos’avremmo potuto fare…?»
Luned tornò a girare il tavolo attorno a loro: «Intanto, mantenere calma e freddezza mentale. Nessuna di voi è abituata a riflettere rapidamente e a mente lucida prima di agire. Arya, tu sei troppo impulsiva, Sansa, tu troppo ingenua. Ho sempre pensato che entrambe potreste imparare molto l’una dall’altra.»
«Noi… imparare l’una dall’altra?» Le due si guardarono, sconvolte.
«Esatto. Ma voglio farvi degli esempi storici concreti. Visto che si avvicina un Torneo, perché non studiarne uno recente e importante politicamente?» Aprì uno dei volumi. «Entrambe sapete come è nata la ribellione di re Robert, giusto?»
«Sì, lo sanno tutti.» Rispose Arya. «Rhaegar rapì nostra zia Lyanna, che era promessa sposa di Robert, e la stuprò. Allora re Robert e nostro padre e tutta la nostra famiglia dichiararono guerra.»
«Sì, ma sai da quale evento è partito tutto ciò?»
Nessuna delle due rispose, Luned allora porse loro il libro che aveva aperto: «Il torneo di Harrenhal. Fu lì che Rhaegar Targaryen vide per la prima volta nostra zia Lyanna. Ora, ogni cavaliere che vince un torneo ha il diritto di scegliere una donna tra il pubblico e donarle una corona di fiori, nominandola propria “Regina d’amore e di bellezza”.»
«Oh, com’è romantico…» Mormorò Sansa.
Arya storse il naso. «È una stupidaggine…»
«Entrambe avete ragione ed entrambe avete torto.» Luned sorrise divertita dalla loro ingenuità. «È anche e soprattutto un gesto politico. Di per sé non ha molta importanza se non alimentare la vanità di una donna e ottenere i suoi favori, non è nemmeno necessario che un cavaliere lo compia. Un cavaliere che decidesse di farlo, se non sposato può dimostrare interesse verso una ragazza ancora ufficialmente libera e così far comprendere alla famiglia di lei che intende corteggiarla e chiederla in sposa e questo da un padre o da un fratello può essere molto apprezzato. Nel caso invece un uomo sia già sposato, può incoronare la moglie per dimostrare che il loro matrimonio è forte, solido, felice, ed è sempre una buona cosa per rassicurare il proprio popolo, i propri alfieri ma soprattutto minacciare i nemici, perché una coppia solida a capo di una casata o di un castello è un’alleanza da temere.»
Sansa e Arya sgranarono gli occhi come se non l’avessero mai vista in quel modo, nessuna delle due.
«Ma Rhaegar era sposato e nostra zia Lyanna promessa a Robert… giusto?» Sansa poggiò le braccia sul tavolo e si sporse in avanti.
«Esatto. Rhaegar è andato contro ogni etichetta, non ha incoronato sua moglie Elia Martell, che comunque era bellissima, e ha donato i fiori a nostra zia, già promessa ad un altro uomo. Una corona di rose blu dell’inverno, che nostra zia amava. Questo fa intendere che probabilmente l’aveva preparata di proposito, sapendo già a chi darla… ma potrebbe anche solo essere stato uno scherzo del destino.» Luned si sedette. «Se Rhaegar non fosse stato accecato dall’amore, dalla lussuria e se fosse stato più saggio, avrebbe incoronato sua moglie e cercato di dimenticare nostra zia e avrebbe risparmiato una guerra che ha distrutto tutta la sua famiglia e ucciso altrettanti bravi uomini.»
Cadde il silenzio. Luned sperava entrambe le sue sorelle avessero compreso: un gesto egoista, guidato dai propri istinti non moderati dalla propria intelligenza poteva portare a catastrofi inimmaginabili. Dopo qualche istante, si tolse il fermaglio con la rosa blu tra i capelli e lo poggiò al centro del tavolo: «Secondo voi perché l’ho indossato quella notte, al Tridente?»
Sansa sgranò gli occhi: «Era il fiore preferito di Lyanna.»
«Esatto. A cosa credi sia servito?»
Dopo qualche istante, gli occhi di entrambe le sorelle si illuminarono. «Re Robert ha dovuto darti ascolto per forza…» Sussurrò Arya.
Luned annuì: «Non si è trattato di un gesto di cui vada molto fiera, manipolare re Robert in quel modo… tuttavia, dovevo trovare il modo di proteggervi. Entrambe.» Strinse le mani di entrambe le sorelle. «Sono lieta di esserci riuscita. Tutto questo per farvi capire che se metteremo sempre la nostra famiglia prima di ogni altra cosa, andrà tutto bene. Anche essere fedeli ad un matrimonio che non ci rende felici ma che concede vantaggi alla nostra famiglia, può essere d’aiuto.»
Arya incrociò le braccia e mise il broncio: «Io non voglio sposarmi…»
Luned le sorrise: «Non c’è nulla di male, Arya. Non è un gesto così umiliante come pensi, anzi, indica coraggio e senso di sacrificio e una grande forza d’animo. Ricordatelo sempre entrambe: essere donna non significa avere solo il proprio aspetto e il proprio corpo da donare benché, come vedete, l’abbigliamento quella volta è stato molto utile.» Luned indicò il fermaglio. «Tante guerriere che Arya ammira come Nymeria, Rhaenyra, Visenya… avevano la spada, i draghi, un addestramento militare ma non è necessario saper combattere per ritenersi una donna forte. È la vostra mente che dovete allenare.» Lasciò che riflettessero su quelle parole. «Bene, per oggi abbiamo finito. Voglio che i prossimi giorni leggeste questi.» Prese due libri dalla pila e li porse alle sorelle, a Sansa un volume sul funzionamento della caccia, ad Arya uno sulle regole dell’etichetta.
«A cosa mi serve questo?» Sansa iniziò a sfogliare, stranita.
«Perché la lezione della prossima settimana verterà sul tiro con l’arco.»