Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
«Avete già scelto l’abito?»
«Sì, indosserò quello verde che mi ha regalato mia madre.»
Era il giorno del tè pomeridiano con la Regina e la principessa Myrcella.
Luned aveva valutato cosa indossa in base a ciò che avrebbero usato le sue sorelle: Sansa aveva scelto un abito azzurro, septa Mordane ne aveva selezionato uno grigio per Arya, questo lasciava lei con solo altre due opzioni, il blu scuro o il verde, ma il primo non le sembrava adatto ad un tè pomeridiano.
«Dove sono le mie sorelle?» Al risveglio non aveva trovato nessuno in camera.
Immaginava che re Robert avesse convocato lord Eddard piuttosto presto ma si era preoccupata non vedendo né Sansa né Arya.
«Sansa ha già fatto colazione ed è andata a chiamare Arya. È uscita questa mattina per andare chissà dove a rotolarsi nel fango, come suo solito.»
Luned sospirò: «Avreste potuto chiedere a me, sa cosa accade quando quelle due vengono lasciate da sole.» Finì di prepararsi con calma con l’aiuto della septa e si alzò. «Vado, forse riesco ancora a raggiungerle e ad impedire loro di farsi fuori a vicenda.»
Era giunta ormai nei pressi della casa reale su ruote quando individuò Sansa tra la folla. Accanto a lei c’era il principe Joffrey, per qualche motivo si era radunata un po’ di gente ma stavano iniziando tutti a disperdersi.
La regina Cersei stava davanti alla porta, insieme a due uomini vestiti in armatura, uno più anziano ed uno più giovane dai lunghi capelli neri. Considerando l’armatura di quest’ultimo e dal suo elmo a forma di corna di cervo, non ci mise molto a riconoscere Renly Baratheon e si soffermò qualche istante in più ad osservarlo. Alto, muscoloso, affascinante, con i capelli raccolti in un codino e un po' di barba, ben curata, occhi di un blu molto profondo. Di certp era affascinante, non somigliava per nulla al fratello maggiore.
L'altro uomo doveva appartenere invece alla Cappa Bianca.
«Oh, Luned, cara.» La regina Cersei la notò poco prima di rientrare insieme ai due. «Stavo dicendo ora a tua sorella che purtroppo il tè dovrà essere annullato, lord Renly e lord Barristan sono venuti fin qui da Approdo de Re e dobbiamo discutere di alcune faccende.»
«Non si preoccupi, mia regina, comprendo la situazione.»
«Ti ringrazio molto. Joffrey ha appena offerto a Sansa di fare un giro insieme lungo il fiume, spero non ti dispiaccia.»
Luned si voltò a guardare la sorella che la osservava con occhi supplicanti. Accennò un sorriso.
«Nulla in contrario ma posso chiedervi cortesemente di farla rientrare prima che faccia buio?»
«Certamente, mia lady.» Il principe Joffrey prese sottobraccio Sansa che sorrideva con aria sognante.
«La affido a voi allora, mio principe.»
«È in buone mani.»
Sansa le sorrise. «Luned, puoi riportare tu Lady alla locanda?»
«Certo, ci penso io. Buona passeggiata.» Luned sorrise divertita mentre osservava la sorella allontanarsi. Rivolse un ultimo saluto alla regina e si allontanò, portando con sé entrambi i meta-lupi.
❅✦❅
Sia Lady che Pioggia erano accovacciate ai suoi piedi, sotto al tavolo.
Ne erano stati montati diversi all’esterno della locanda, per permettere a chiunque della Corte di poter mangiare. Aveva trovato un posto sotto il sole tiepido ed era intenta a leggere uno dei volumi portati da Grande Inverno.
«Vi vedo molto assorta, lady Stark. È così interessante quel vecchio libro?»
Quando alzò lo sguardo sul proprio interlocutore incrociò gli occhi blu di Renly Baratheon.
«Molto, mio lord. Almeno per me.» Gli sorrise con educazione. «Ma non so quanto possa risultare interessante a voi.»
«Non mi fate un uomo di cultura?»
«Al contrario, ma a chi possono interessare le vecchie leggende del Nord?»
Lui le rivolse un sorriso divertito: «Posso accomodarmi accanto a voi?»
«Certamente.»
Lady e Rain alzarono gli sguardi sul giovane uomo mentre questo si accomodava.
«Non preoccupatevi, non sono aggressive.» Luned sorrise vedendolo esitare alla vista delle due.
«Ne siete sicura?»
«Certo. Lady è la più docile della cucciolata e non dovete avere paura di Pioggia a meno che non abbiate cattive intenzioni.» Il sotto testo della frase era chiaro.
Lui, dopo qualche istante di esitazione, si sedette. Le due meta-lupe tornarono ad appoggiare il muso sulle zampe.
«Vi ho convinta di non avere cattive intenzioni, mia lady?»
«Non l’ho mai pensato davvero.»
Dopo qualche istante di sorpresa, lui sorrise. «Mi dispiace aver rovinato il vostro incontro con la regina Cersei.»
«Non si preoccupi, immagino aveste molte cose di cui discutere, con sia il re che la regina lontani da Approdo e senza un Primo Cavaliere a presiedere al Concilio.»
«Esattamente.» Lui sembrò sorpreso dalla sua comprensione. «Quando vostro padre arriverà, sarà tutto più facile.»
«Lo spero. È un uomo molto severo, vi avverto.»
«Ne terremo conto.»
Era una ventata d’aria fresca parlare con Renly Baratheon.
Luned aveva sofferto molto la mancanza di Tyrion Lannister, con lui almeno avrebbe avuto modo di parlare di libri e Storia, invece la maggior parte degli uomini e delle donne della Corte sapeva a malapena distinguere una canzone da una ballata.
Il lord di Capo Tempesta sembrava diverso dai classici gentiluomini del sud a cui si era abituata in quei giorni. Era aperto e spiritoso. Fu una bella compagnia, bevvero anche qualcosa assieme.
Parlando del più e del meno, si ritrovarono ad affrontare il discorso “famiglia”.
«Io sono il più piccolo.»
«Sì, lo so. Il primogenito è vostro fratello Robert, poi c'è lord Stannis, vero? Uomo d’onore, mio padre ne parla molto bene.»
«Oh, sì. Stannis il retto, Stannis il giusto…»
Luned non riuscì a comprendere se fosse ironico o infastidito o entrambe le cose: «Non andate d’accordo?»
«Abbiamo caratteri molto diversi, mettiamola così.»
«Credo di capire cosa intendi.» Ripensò a Sansa e ad Arya, due sorelle ma dai caratteri del tutto opposti. Sarebbero mai andate d’accordo?
«Voi, invece? Com’è essere la maggiore?»
«Non lo augurerei a nessuno.»
Renly scoppiò in una fragorosa risata. «Grazie di essere stata onesta!»
Luned sorrise: «Amo i miei fratelli, non fraintendetemi, ma soprattutto con i più piccoli è difficile…»
Si voltarono sentendo un improvviso trambusto. Il suo cuore perse un battito quando vide Sansa giungere a cavallo, trafelata. Sansa odiava andare a cavallo. Doveva essere accaduto qualcosa.
La raggiunge di corsa, seguita da Lady e Pioggia che dovevano aver fiutato che qualcosa non andava.
«Sansa!» le servì aiuto per calmare il cavallo facendo in modo che la sorella non cadesse rovinosamente a terra. La aiutò a scendere e la strinse tra le proprie braccia, come per proteggerla da tutto e da tutti: «Cos’è successo?!»
«Joffrey… Joffrey è ferito!»
❅✦❅
«Lady Luned, datemi retta, non la troverete per stanotte! È meglio rientrare!»
«Se volete tornare indietro fatelo, lord Renly, ma io non ho intenzione di tornare da mio padre senza mia sorella! Non di nuovo!»
Era notte fonda ormai. Forse l’alba stava per sorgere, non lo sapeva, aveva perso la cognizione del tempo.
Cercavano Arya ormai da giorni, lei e Nymeria erano sparite da quando quest’ultima aveva azzannato il principe Joffrey ad un braccio. Luned ne era sicura, Nymeria lo aveva fatto perché aveva ritenuto Arya potesse essere in pericolo, tuttavia la situazione era grave. Sua sorella di sicuro sapeva quali rischi correva la sua meta-lupa per aver aggredito il principe ereditario. Chissà cos’avrebbe potuto fare, in preda al panico…
Il viaggio era stato interrotto, si erano fermati come ospiti nel castello di un certo Raymun Darry, non il massimo della comodità, trattandosi di una struttura molto piccola. In quel momento però a Luned non importava nulla di tutto ciò, nei suoi pensieri c’era solo sua sorella.
Pioggia sembrava preoccupata quanto lei per la scomparsa di Nymeria e anche lei passava giornate e nottate fuori, cercando tracce, ululando alla luna a richiamare la sorella.
«Lady Luned.» Renly cercò di nuovo di attirare la sua attenzione. «Siete esausta. Dovete riposare.»
«Come potete sperare che io riesca a riposare quado mia sorella è dispersa lungo il Tridente? Se fosse caduta nel fiume? Magari ha battuto la testa…»
«Lady Luned, si calmi.» Se non fossero stati a cavallo, probabilmente lord Renly l’avrebbe afferrata per le spalle e scossa per calmarla. «Sono certo che vostra sorella sta benissimo ma vostro padre e i suoi uomini la stanno cercando tanto quanto voi, sono uomini forti e addestrati per queste esigenze, voi avete bisogno di riposare. Come si sentirebbe la vostra famiglia con una figlia scomparsa e una ferita, malata o peggio? Inoltre, ricordate di avere anche un’altra sorella che in questo momento ha bisogno di avere qualcuno accanto.»
Luned avrebbe voluto ribattere ma non trovò le parole. Si sentiva in colpa, la verità era quella. Una volta disdetto il tè con la regina Cercei avrebbe dovuto andare a cercare Arya, invece non si era nemmeno chiesta dove fosse. O forse avrebbe dovuto impedire a Sansa di andare a fare quella passeggiata con Joffrey… in ogni caso, tutto ciò era accaduto perché non era stata attenta alle proprie sorelle, non aveva adempiuto al proprio dovere, al proprio giuramento alla madre, e aveva paura.
«Va bene… rientriamo.»
La trovarono quella notte stessa.
Si era messa a letto da meno di un’ora quando Septa Mordane la svegliò con la notizia.
«Dov’è adesso?»
«La regina Cersei ha chiesto che venisse portata nella Sala Grande…»
La Regina… sicuramente avrebbe fatto di tutto per farla pagare ad Arya. Era fuori di sé dalla rabbia da quando il figlio era stato portato da lei ferito e sanguinante.
Si alzò di scatto dal letto: «Per favore, prendete l’abito blu notte.»
«Luned, io non credo che…»
«Subito.»
Non le piaceva dare ordini alla sua tutrice, septa Mordane dopotutto aveva aiutato a crescerla ed educarla, e le era grata, ma era una questione di vita o di morte. In tutti i sensi. Forse, c'era solo un modo per evitare il peggio… non le piaceva, ma era l'unica soluzione alla quale aveva pensato in quei giorni.
Si presentò nella Sala Grande un po’ più in ritardo rispetto a suo padre e alle sue sorelle.
Indossava lo stesso abito blu del primo giorno in cui la famiglia reale era giunta a Grande Inverno, con gli stessi gioielli e accessori, la rosa blu messa ben in mostra.
Arya era un disastro, stanca e sporca, gli occhi arrossati per il pianto. Sansa era in lacrime anche lei, era di solito così ordinata e composta… avrebbe voluto tanto correre ad abbracciarle entrambe, rassicurarle, dire loro che sarebbe andato tutto bene ma si costrinse a rimanere composta e ad osservarle con sguardo severo.
Alcuni si voltarono verso di lei: guardie Stark, guardie Lannister e Baratheon. Non vide lord Renly. La sua attenzione però tornò subito al re, che aveva voltato lo sguardo verso di lei al suo ingresso, come aveva sperato.
«Luned…» Suo padre le si avvicinò.
«Perdona il ritardo, padre. Stavo dormendo.»
«Figurati. Non c’era bisogno che venissi, la situazione sembra essersi risolta.»
«Davvero?» Ne fu sollevata. Forse, aveva sopravvalutato il tutto.
«Sì. Il metalupo è scappato.» Re Robert si alzò dalla sedia a fatica per via del proprio peso. Prima ancora di avviarsi verso l’uscita, aveva il fiatone. «La questione è chiusa.»
La Regina, però, non sembrava dello stesso avviso: «Tuo figlio si porterà le cicatrici del morso di quella bestia per il resto dei suoi giorni!»
«Chissà che non gli serva da lezione.» Ribatté il Re. «Ned, provvedi a far si che tua figlia sia più disciplinata.»
«Con piacere, maestà.» Rispose lui, e Luned poté percepire nella sua voce il sollievo.
Sembrava davvero essersi tutto risolto.
«Ed io farò lo stesso con mio figlio.» A quelle parole, Robert fece per lasciare la stanza.
La Regina non aveva ancora finito: «E che ne sarà del meta-lupo?»
«Il dannato meta-lupo. Me n’ero completamente dimenticato.»
Luned sentì il suo cuore fermarsi per poi riprendere a battere più rapidamente di prima.
«Non abbiamo trovato traccia del meta-lupo, maestà.» Fu Jory, che teneva Arya tra le braccia, a parlare.
Era così, dunque? Nymeria era scomparsa? I meta-lupi avevano sempre rifiutato di allontanarsi da loro, da quando li avevano presi. Li seguivano come gli anatroccoli le madri non appena usciti dalle uova. Forse Arya era più intelligente di ciò che Luned aveva ritenuto e aveva capito che la cosa migliore per Nymeria fosse essere allontanata.
«No? E allora addio anche a lui.» Per fortuna, il sovrano sembrava interessato a non prolungare quella storia più del necessario.
Ma Cersei Lannister era inamovibile: «Cento dragoni d’oro all’uomo che mi porterà la sua pelle!»
«Pelle costosa. Io non ci voglio avere nulla a che fare, donna. Se proprio la vuoi, quella pelle, la pagherai con l’oro dei Lannister.»
«Non immaginavo che fossi diventato così avaro. Il re che ho sposato mi avrebbe portato la pelle di quell’animale ai piedi del letto prima del tramonto.»
«Niente male come giochetto di magia senza il lupo in questione.»
«Ma noi ce l’abbiamo un lupo. Anzi, due.»
Luned osservò con orrore lo sguardo vittorioso negli occhi della regina. Nemmeno quelli color ghiaccio degli Stark erano così freddi e crudeli e se ne accorse per la prima volta solo in quel momento.
«Come vuoi.»
Un brivido le percorse la schiena alle parole del Re. «Se ne occuperà ser Ilyn.»
Ser Ilyn, il boia.
Tutto in quel momento si fece confuso, le voci di suo padre che cercavano di far ragionare il re, le grida di Sansa e di Arya. Per un attimo, le giunse tutto ovattato mentre la sua mente si rifiutava di metabolizzare cosa le parole di Cersei Lannister comportassero.
«Ricomponiti.» Si disse. «Sei una lady del Nord. Ricomponiti. Fai ciò che avevi programmato, ora. Per Lady e Pioggia.»
Fu come se il suo cervello si spegnesse. Ogni suo movimento, le parole, risultarono automatiche quando fece un passo verso il Re.
«Vostra Altezza.» Si rivolse direttamente a lui, la voce non troppo alta ma abbastanza da attirare l’attenzione su di sé.
Sia suo padre che il sovrano si voltarono a guardarla, interrompendo il loro battibecco.
Ci fu qualche istante di silenzio, Robert Baratheon sembrò vederla davvero solo in quel momento, lo sguardo cadde su quel fiore tra i capelli. Poi, parlò: «Parla pure, Luned cara.»
«Vi ringrazio, Vostra Altezza.» Tenne sempre la testa alta ma lo sguardo basso. Nessun tremore di voce, nessuna ansia. Non poteva permetterselo, non in quel momento. «Mi rendo conto della gravità dell’accaduto e mi ritengo personalmente responsabile. Avrei dovuto essere con le mie sorelle in quel momento e fare qualcosa per evitarlo, era mia responsabilità e sono pronta a pagarne le conseguenze.» In quel momento voltò lo sguardo anche verso la Regina. «Se Vostra Grazia ritiene che debba essere il mio metalupo ad essere punito, comprendo perfettamente.» Doveva mostrarsi dignitosa benché l’idea di perdere Pioggia in modo tanto meschino le desse la nausea. Era necessario che sembrasse pronta ad accettare la cosa, benché non fosse così: «Tuttavia, permettetemi di fare una domanda.» Si voltò di nuovo verso Robert Baratheon: «Ditemi, è davvero così che desiderate iniziare il legame tanto agognato tra la vostra famiglia e quella di mio padre?»
Si alzò un brusio tra gli spettatori. Luned attese che le sue parole colpissero nell’orgoglio il Re. Sapeva che puntare su quel legame era la cosa giusta da fare, specialmente se fosse stata lei a farglielo notare, con quella rosa blu tra i capelli.
«Avete esposto il vostro desiderio di unire gli Stark e i Baratheon, come avrebbe dovuto essere tanti anni fa, tramite il matrimonio tra mia sorella Sansa e vostro figlio Joffrey e gli Stark hanno accettato con onore questa proposta. Desiderate davvero che il loro futuro matrimonio sia per sempre segnato da questo evento, dalla morte del meta-lupo di Sansa, solo perché mia sorella Arya non è stata in grado di educare il proprio?»
«Mio figlio è stato gravemente ferito!» Cersei Lannister irruppe bruscamente, cosa che Luned si aspettava.
«E vi comprendo, mia Regina.» Sia il re che il pubblico avrebbero notato quella differenza di tono. Cersei Lannister, che perdeva gradualmente la propria compostezza, e lei, che invece si mostrava tranquilla e dignitosa nonostante la gravità della situazione.
«Ma ritengo che mia sorella sia stata punita già abbastanza avendo perso Nymeria. Non potrà più avere con sé il proprio meta-lupo, e ne soffrirà per tutta la vita. Ritengo questa sia una punizione già abbastanza dura per lei, mio re.» Non distolse mai gli occhi dal sovrano, continuando a mantenere un tono calmo e pacato. «Inoltre, permettetemi di aggiungere… il meta-lupo è il simbolo della nostra casata. Quei cuccioli, quattro maschi e tre femmine, come noi figli di lord Eddard Stark, sono stati trovati nelle nostre terre, a sud della Barriera. Un dono degli dei, così lo definirono i miei fratelli che li trovarono. Dei vecchi o dei nuovi, credete faccia una qualche differenza? Uccidere due metalupi, tra l’altro appartenenti proprio alle figlie di lord Eddard Stark in persona, potrebbe essere ritenuta un’offesa alla nostra famiglia e al Nord. È così che vogliamo iniziare questo rinnovato legame tra le nostre due casate?»
Si sollevò un altro brusio tra gli spettatori. Re Robert non parlò subito.
«Robert!» Cersei si avvicinò, come per imporre la propria presenza e la propria richiesta, forse comprendendo che la discussione non stesse volgendo a suo favore.
«Tu cosa proponi?» Lui zittì la moglie con un gesto della mano e si rivolse direttamente a lei.
«Comprendo perché la regina Cersei, dopo questo evento, non si senta sicura ad avere dei meta-lupi ad Approdo del Re.» La nauseava l’idea di dare ragione alla Regina ma non doveva sembrarle ostile. «Non siamo ancora troppo lontani da Grande Inverno… due degli uomini di mio padre potrebbero riportare a casa Lady e Rain. Rimarranno al Nord, insieme ai loro fratelli, nel nostro castello.»
Il silenzio che seguì fu assordante ma si costrinse a rimanere lo sguardo basso, benché morisse dalla voglia di guardare Re Robert negli occhi per capire che cosa pensasse.
«Per me non c’è alcun problema.»
Il sollievo che seguì quelle parole per poco non la fece crollare. Costrinse le proprie gambe a rimanere salde e le lacrime a non uscire, non ancora. «Vi sono immensamente grata, Vostra Altezza.»
Ciò che seguì furono le grida della Regina Cersei che seguivano il sovrano fuori dalla sala grande e il pianto di sollievo di Sansa.
❅✦❅
Approdo del Re fu costruita attorno a tre grandi colline, che prendevano il nome da Aegon Targaryen e dalle sue sorelle, Visenya e Rhaenys, che la fondarono. Sulla più grande, l'Alta Collina di Aegon, situata nell'angolo orientale, svettava la Fortezza Rossa, il cui colore ricordava il fuoco dei draghi che una volta i Targaryen cavalcavano.
Luned non aveva mai visto un drago, ma l’immagine della fortezza battuta dal sole che sorgeva oltre il mare fu di certo impressionante. Eppure…
«È così… piccola» Mormorò, mentre il cavallo di suo padre la affiancava.
La struttura era più piccola di Grande Inverno. Fu una delusione.
«Di certo non siamo più al Nord.»
«No, di certo no…»
Passarono qualche istante in silenzio, dietro di loro il resto della carovana degli Stark arrancava per raggiungerli. Si erano separati dai Baratheon per non alimentare i dissapori con Cersei Lannister dopo ciò che era accaduto.
Era stato doloroso separarsi da Pioggia, e per Sansa lo era stato salutare Lady ma quantomeno le due metalupe erano vive, e chissà se non avrebbero trovato Nymeria durante il viaggio. Certo, le speranze erano poche, e benché Luned soffrisse per ciò che provava Arya, credeva in fondo si fosse meritata quella punizione. Era a causa sua se Nymeria aveva aggredito Joffrey, poco importava se fosse stato il principe ad iniziare la rissa. Comprendeva Arya e il suo spirito di libertà ma ciò non doveva ripercuotersi sulla loro famiglia. Doveva capire quando era il caso di fare buon viso a cattivo gioco. Ciò che sua sorella non si era meritata, era stata la morte del povero Mycah per mano del Mastino, e sembrava incolpare lei.
“Hai pensato solo a Pioggia, non ti importava nulla di me o di Nymeria o di Mycah!”
Quelle parole le rimbombavano nella mente. Avrebbe potuto davvero fare di più? Il solo pensiero la tormentava…
«D’ora in poi sarà tutto diverso. Non si torna indietro.» Suo padre la riscosse dai suoi pensieri.
«Abbiamo già superato quel confine da un pezzo, padre.»
«Hai ragione…»
Rimasero qualche altro istante in silenzio ad osservare quel panorama, il mare in lontananza, il porto, i quartieri della città, le tre colline, le sette porte…
«Luned, non ho avuto modo di parlare da solo con te dopo ciò che è accaduto al Tridente.»
«Non dovete, padre.»
«Sì invece, devo.» Lui la guardò dritta negli occhi: «Io devo dirtelo. Devo dirti quanto sono fiero di mia figlia.»
Luned abbassò lo sguardo: «Non ne sono degna.»
«Hai la politica nel sangue, figlia mia, una cosa in cui noi Stark, devo ammetterlo, non siamo molto ferrati... ma forse è il momento di coinvolgere sia te che le tue sorelle in questo mondo. Perché quello non è un castello.» Il protettore del Nord indicò la Fortezza Rossa. «Quello è un covo di serpi.»