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«Luned?»
Si svegliò di soprassalto. Un libro le cadde da sopra le gambe e finì a terra.
«Jon…» Riconobbe il fratellastro e sbadigliò, coprendosi la bocca con una mano. Si guardò attorno. Era seduta su una sedia scomodissima, accanto al letto di Bran, all'interno dell'infermeria. La prima cosa che fece fu guardare il fratello. Erano passate due settimane e nulla era cambiato: dimagriva a vista d'occhio, gli occhi erano spalancati e infossati, pallidi ma non totalmente bianchi. Il corpo, sotto le coperte, era piegato in maniera innaturale.
«Ma è vivo, è ciò che conta…»
Secondo maestro Luwin, se avesse dovuto morire sarebbe già morto ma così non era. C'era solo da aspettare si risvegliasse.
«Chissà se ci sente, chissà se è consapevole del fatto che siamo qui, che non lo abbiamo mai lasciato. Chissà se è a conoscenza del futuro che lo aspetta se dovesse svegliarsi…»
Lei non sarebbe stata lì per scoprirlo.
Saputo che Bran era fuori pericolo, re Robert aveva deciso di non rimandare ulteriormente la partenza.
«Devi andare a finire di prepararti.» Jon raccolse il libro che era caduto a terra. Uno dei preferiti di Bran, Luned glie lo leggeva fino a rimanere senza voce, come se potesse aiutarlo a riprendersi.
«Gli altri?»
«Nostro padre e Sansa sono pronti, ho appena visto Arya, stava finendo di chiudere il bagaglio.»
Luned annuì e si alzò dalla sedia, dolorante. Sua madre era accanto al letto anche lei, dall'altro lato, seduta su una sedia uguale. Stava ancora dormendo. Le si avvicinò: «Madre.» La scosse.
Catelyn Stark sussultò: «Cosa succede? Bran?!»
«Sta bene, non preoccuparti. Ti devo salutare…»
Lei sembrò metterci un po' di tempo per comprendere. Negli ultimi giorni non si era staccata dal capezzale del figlio e a volte sembrava del tutto assente.
«Oh, Luned, cosa farò senza di te…?»
Si strinsero l'una all'altra.
«Andrà tutto bene, madre. Bran si riprenderà e tu sarai fiera di me, di Sansa, di Arya, di tutti noi… te lo prometto…»
«Prenditi cura di tuo padre e delle tue sorelle per me.»
«Lo farò.»
Vestita nel suo completo da viaggio grigio-argento, e pronta accanto al proprio cavallo, attese che Robb e Jon la raggiungessero. Robb aveva iniziato a prendersi carico del castello, visto che loro madre era impegnata a rimanere accanto a Bran. Luned lo osservò, sembrava essersi fatto uomo all’improvviso e lei non seppe se essere invidiosa o fiera di lui.
«Luned…»
«Robb…»
Si strinsero in un affettuoso abbraccio che nessuno dei due avrebbe mai sciolto se avessero avuto la possibilità di rimanere così per sempre. Fu lei a staccarsi, a malincuore. Doveva essere lei quella forte, in quel momento, così lui avrebbe trovato il coraggio per proseguire il proprio, di percorso. Senza di lei, senza rimorsi.
«Dovresti governare tu Grande Inverno, Luned… lo sai…»
«Non dirlo, Robb.» Lei gli poggiò un dito sulle labbra. «Ora se tu il Lord di Grande Inverno. Comportati come tale. Non si torna più indietro, da questo momento in poi. Io farò la mia parte al Sud.»
Lui emise un sospiro: «Farò del mio meglio.» Le strinse un'ultima volta la mano prima di lasciarla andare del tutto.
Lei e Jon, a cavallo, raggiunsero loro padre, davanti al gruppo.
«Sicura di non voler viaggiare sul carro con le tue sorelle e septa Mordane, Luned?»
«Sicura, padre.» Andare a cavallo le avrebbe fatto bene. Si voltò un’ultima volta verso Robb, lo salutò con un gesto della mano e lui ricambiò. Seguì il padre e il fratellastro fuori dal cancello di Grande Inverno, trattenendo a stento le lacrime. Ripensò a Bran, a sua madre, alle condizioni in cui li stava lasciando… scosse la testa. Robb sarebbe stato in grado di gestire la situazione. Lui avrebbe fatto la propria parte, lei la sua. Lo aveva giurato agli dei, Antichi e Nuovi. Se Bran fosse sopravvissuto, lei avrebbe fatto il proprio dovere. Doveva. Per la propria famiglia.
❅✦❅
Circa un mese di viaggio. Quello era il tempo previsto per raggiungere Approdo del Re.
A cavallo, senza fare troppe soste e muovendosi abbastanza velocemente, ci sarebbe voluta circa la metà del tempo, ma la Corte del Re, il numero di soldati e armati, la casa reale su ruote che trasportava la regina e i suoi figli, rallentavano di molto il tutto.
La Strada del Re univa il Castello Nero fino a Capo Tempesta, passando per la Capitale, era la via migliore per raggiungere in breve tempo e con comodità Approdo del Re.
Si separarono da Jon poco dopo la partenza, lui avrebbe infine seguito loro zio Benjen fino alla Barriera. Infine, aveva deciso.
Lord Tyrion, per qualche motivo, aveva deciso di voler andare con loro per un po’, per osservare il luogo di cui aveva tanto sentito parlare, quell’enorme muro di ghiaccio che si diceva proteggesse i Sette Regni dai pericoli esterni dell’estremo nord.
Luned, prima che lui si distaccasse dalla carovana, gli porse il proprio pugnale da caccia preferito, con lo stemma Stark inciso sull'impugnatura: «Apparterrai ad una nuova famiglia, d'ora in poi.» Lo guardò negli occhi. «Ma non dimenticarti di noi.»
«Non lo farò, Luned.»
Si abbracciarono. Luned lasciò che lui e Ned si salutassero in privato e affiancò il carro su cui viaggiavano le sue sorelle.
Per lo più, il viaggio consistette nel cavalcare accanto a suo padre, a meno che il re non richiedesse di parlare con lui in privato, dormire in una tenda con le sue sorelle quando non sostavano in una locanda e, quando si fermavano per un’intera giornata o più, stare seduta in un angolo a leggere uno dei libri che aveva avuto il permesso di portarsi da Grande Inverno. Anche se la maggior parte delle volte era costretta a spegnere le liti che scoppiavano tra le sue due sorelle.
Sansa era insofferente. Vedeva quella come una grande opportunità per sé stessa: sposare il principe, avere un matrimonio felice, diventare in futuro regina. Temeva, però, che Arya le avrebbe rovinato tutto.
Per Sansa, Arya rovinava sempre tutto. Era una ragazza selvaggia, Septa Mordane aveva ragione quando la paragonava più ad un animale. Luned concordava. Le piaceva la vivacità di Arya, la sua curiosità, il suo punto di vista differente da quello di molte ragazze della sua età ma era eccessiva quanto il tentare di essere sempre perfetta di Sansa. Avrebbero potuto imparare tanto l’una dall’altra ma erano troppo impegnate ad odiarsi e ad additarsi a vicenda quando qualcosa andava storto.
Luned in quei casi cercava di fare da intermediario, con severità ma anche con meno rigidità rispetto a Septa Mordane, e questo era un grande aiuto per suo padre, che le rivolgeva sempre sguardi di gratitudine.
Per fortuna le sue sorelle non avevano dato spettacolo davanti al resto della Corte, le frecciatine erano state lanciate all’interno delle loro camere o delle tende, e Luned era sempre stata lì per spegnere le discussioni sul nascere. Iniziava a perdere la pazienza, e non era da lei, se ne rendeva conto. Erano tutti nervosi. Era stata dura lasciare casa e lasciarsi indietro il piccolo Bran ridotto in quello stato.
Sentiva Sansa piangere ogni notte, Arya si rifiutava di lasciarsi andare e di parlare con lei.
A volte, Luned avrebbe voluto esser diversa solo per non attirare l'odio di sua sorella minore.
Quella notte avrebbero dormito in una locanda dopo tre giorni passati all’esterno e Sansa ne era più che sollevata ma rimase inorridita quando vide Arya entrare con i capelli incrostati di fango e strani fiori colorati nelle mani arrossate per chissà quale sostanza o animale che aveva toccato.
«Non la voglio nella mia stessa stanza!» Aveva iniziato a gridare. «Sporcherà tutti i miei abiti e non avrò più nulla da indossare per tutto ilviaggio!»
«Se venissi anche tu con me e Mycah invece di stare dietro a quell’antipatico pomposo, vedresti un sacco di cose bellissime!»
«Bellissime?! Un mucchio di fiori selvatici e di animali pericolosi, per poi tornare con i capelli incrostati di fango e melma e con la puzza di cavallo addosso?»
«Basta!» Luned esplose e persino septa Mordane la osservò meravigliata. «Smettetela di gridare tutte e due!» Le guardò entrambe con severità, poi puntò il dito contro Sansa. «Tua sorella ignora ogni singola legge dell’etichetta ma non ha tutti i torti quando dice che dovresti approfittare di questo viaggio per conoscere meglio il posto! Se sposerai Joffrey sarai regina dei Sette Regni e il minimo che potresti fare è conoscere meglio il territorio su cui tu e Joffrey governerete e concentrare i tuoi studi su cose molto più serie che il canto e la danza!»
Sansa provò a ribattere ma Luned le fece cenno di non aprire bocca, per poi rivolgersi ad Arya che già sogghignava vittoriosa: «E tu, potresti avere la decenza di andare a farti un bagno quando torni dalle tue esplorazioni senza che ti sia detto da chi è più grande di te! Non azzardarti a presentarti così a cena, non importa se siamo solo noi o se condividiamo il desco con qualche lord e cavaliere, non hai più tre anni, non sei Rickon, ci sono cose che dovresti ormai aver imparato da molto tempo. E non passare tutte le tue giornate a giocare! Non ho nulla in contrario se frequenti questo Mycah ma nostro padre ti ha portata con noi per un motivo: perché imparassi le usanze della corte. Potresti passare almeno un giorno con noi e con queste nuove persone, ti ricordo che gli Stark e i Baratheon presto saranno una famiglia.»
Anche Arya fece per ribattere ma anche a lei Luned fece cenno di non rispondere: «Sansa, aiuta tua sorella a togliersi il fango di dosso e a prepararsi.»
«Che schifo…!»
«Non voglio sentire una sola parola di lamentela! Né dall’una né dall’altra! Muovetevi! Se Arya si presenterà a tavola con solo un grumo di fango addosso, sarete punite entrambe!» Non attese risposta e lasciò la stanza.
Uscì dalla locanda e Pioggia la raggiunse subito, camminando accanto a lei, il manto argentato che splendeva sotto la luce del sole. Molti si fermarono per farle passare, forse perché più spaventati dalla meta-lupa, ma per lei non aveva importanza. Voleva solo camminare e sfogare tutta quella rabbia e tensione che aveva dentro di sé.
Comprendeva Arya, la comprendeva bene, più di quanto lei immaginasse.
“Sangue del lupo”, così lo aveva chiamato suo padre una volta, ma in alcuni nasceva più forte che in altri. Lei aveva avuto la fortuna di nascere con quel sangue molto diluito, misto a quello dei Tully. Era l’unica tra i suoi fratelli ad essere una via di mezzo. Arya, invece, era nata Stark in tutto e per tutto. Per lei doveva essere più difficile, contenere quegli istinti ma avrebbe dovuto imparare a farlo, a riflettere, a usare il cervello, ad allenare la pazienza, o sarebbe finita in guai grossi.
Sansa, al contrario, doveva imparare ad essere meno ingenua, più perspicace, di mentalità più aperta.
«Tu sei la lupacchiotta più grande, vero?»
Una voce bassa, cupa, rauca, la distorse dai propri pensieri. Si voltò, per trovarsi davanti ad un uomo alto e trasandato dal volto sfigurato per metà.
«Ser Clegane.» Salutò con educazione e un piccolo inchino.
«Non chiamarmi Ser.»
«Come preferireste essere chiamato, dunque?»
«Come mi chiamano tutti alle spalle. Mastino andrà benissimo.»
«Come desiderate.»
«E dammi del tu, senza troppe cerimonie. La Regina vuole vederti.»
Ne fu sorpresa ma seguì l’uomo senza storie, con passo deciso.
Non le piacevano i Clegane. Aveva sentito storie orribili sul loro conto. Non erano cavalieri per nobiltà di nascita, il padre dei fratelli Gregor e Sandor, chiamati rispettivamente la Montagna che cavalca e il Mastino, era stato premiato dai Lannister per un aiuto che aveva dato loro in passato e nominato Ser Clegane, il primo della sua famiglia. Il figlio Gregor, suo primogenito, aveva in seguito ereditato tutto ed era definito il Cane Rabbioso di Tywin Lannister. Faceva tutto ciò che il suo Lord gli comandava. Si vociferava di uno stupro a danno di Elia Martell, moglie di Rhaegar Targaryen, durante la Ribellione di Robert, e dell’uccisione brutale di lei e del suo figlio appena nato.
Sul Mastino, Luned non sapeva molto. Si vociferava che anche l’ustione di parte della sua faccia fosse da imputare al fratello maggiore. Quella famiglia le faceva paura.
Giunsero alla casa reale su ruote e Sandor Clegane bussò: «Vostra altezza, ho portato la ragazza.»
La porta si aprì e Luned ad un cenno del Mastino entrò dentro.
Era una carrozza molto grande e sfarzosa, a due piani. Al piano terra era arredata con divanetti comodi, cuscini in seta e un tavolo al centro su cui mangiare. Al piano superiore dovevano essere presenti delle cucce per dormire.
La regina era seduta a sinistra, in mezzo ai due figli più piccoli. Il principe Joffrey non era presente.
«Luned, cara. Accomodati.»
Obbedì alla regina e ricambiò il sorriso di Myrcella. Il piccolo Tommen arrossì non appena la vide e le porse un fiore bianco.
«Che pensiero gentile. Grazie, mio principe, non dovevate.» Luned lo accettò con un sorriso dolce e lo mise tra i capelli cosa che sembrò fare piacere al piccolo.
«Tommen, Myrcella, vorrei parlare per un po’ da sola con Luned.»
«Certo, madre.» La principessa si congedò graziosamente e portò con sé il fratello.
«Ci sai fare con i bambini.» Cersei Lannister le sorrise.
«Sono cresciuta con quattro fratelli più piccoli, mia regina.» Luned sorrise.
«E so che sei stata di grande aiuto a tua madre. È una cosa rispettabile. Vino, cara?»
«No, grazie. Per me è presto. Bevo al massimo un bicchiere a cena.»
«Non lo diremo a nessuno.» Senza attendere risposta, la Regina le versò un calice di vino rosso.
Luned comprese che non si trattava di una richiesta ma di un ordine mascherato come tale e non poté non accettare ma bevve a piccoli sorsi: «Posso chiedervi come mai mi avete invitata?»
«Oh, a dire il vero volevo mandare un messaggio alla tua Septa per invitare te e le tue sorelle a prendere un tè domani pomeriggio ma ho pensato di consegnare a te l’invito e nel mentre farti qualche domanda. Le tue sorelle sono molto piccole, non vorrei sconvolgerle con certi discorsi…»
«Chiedete pure.»
«Volevo sapere se avete avuto notizie di vostro fratello Brandon.»
Luned si fermò con il bicchiere a mezz’aria ed emise un sospiro: «No, non ancora. Quando l’ho lasciato era come sempre.»
«Credete davvero ci siano speranze che si svegli?»
«Maestro Luwin è speranzoso. Dice che Bran è molto forte e lo dimostra il fatto che sia sopravvissuto. Ha una forte volontà e questa potrebbe aiutarlo.»
La Regina annuì ma bevve un sorso di vino in silenzio. Luned poté leggerle negli occhi che qualcosa le stava passando per la mente ma non riuscì a capire di cosa si trattasse, la Regina non lasciò trasparire alcun sentimento, positivo o negativo.
«Scusami tanto, Luned. È solo che…» Cersei tornò subito a parlare. «Bran ha la stessa età di Tommen ed io… ho visto tua madre in quelle condizioni e per un momento mi sono chiesta: se ci fossi io ora al posto suo? Se quel bambino fosse il mio Tommen? Io non oso immaginare il dolore…»
«Siete molto gentile, mia Regina. Davvero. Ma mia madre è forte. So che probabilmente non vi è sembrato così perché l’avete vista trascurarsi ma credetemi, è forte, e lo è anche Bran. Andrà tutto bene, ne sono sicura.»
«Lo spero davvero per voi.» Cersei Lannister sorrise e si protese in avanti. «Come hai preso la separazione dal tuo gemello? Robb, dico bene? Ricordo ancora quando lasciai Castel Granito per venire ad Approdo del Re e dovetti separarmi da Jaime…»
Luned non ci aveva mai pensato, forse perché non aveva visto spesso i gemelli Lannister insieme, ma in fondo anche loro condividevano lo stesso legame che avevano lei e Robb. Emise un sospiro: «Non è stato facile ma sapevamo entrambi che questo momento sarebbe arrivato. Se io fossi nata uomo o lui donna, forse avremmo avuto ancora qualche anno da passare insieme. Ma non è stato così.»
«Comprendo. Io dovetti separarmi da mio fratello quando mio padre sperò di riuscire a promettermi in sposa a Rhaegar Targaryen senza successo. E quando Jaime divenne guardia reale, io venni riportata invece a Castel Granito. Adesso viviamo insieme alla Fortezza Rossa ma… temo comunque che quegli anni passati separati abbiano in qualche modo modificato il nostro rapporto.»
Luned osservò il proprio calice, ormai vuoto: «Accadrà lo stesso a me e Robb…?» Trovava la sola idea insopportabile.
«Immagino dipenderà dal futuro che tuo padre sceglierà per te.»
Luned si versò dell’altro vino: «Allora temo non saremo fortunati come voi e ser Jaime. Dubito riusciremo a vivere nello stesso castello.»
Cambiarono argomento e si organizzarono per il tè del pomeriggio dopo.
Quando Luned scese dalla carrozza, era ormai buio ed era ora di cena.
Arya era pulita, sistemata ed ebbe la decenza di provare a comportarsi educatamente. Sansa era cupa e silenziosa. Luned sentì il proprio malumore crescere ancor di più.