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Creato il 02/05/2026, 08:55 · Aggiornato il 04/05/2026, 16:47

Capitolo 5: La Caduta

@daisy_eastDaisyEast
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Contenuto Sessuale Esplicito
  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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La svegliarono all’alba.

I bagagli per la partenza erano pronti. Il mattino dopo sarebbero partiti presto.

Quel giorno sarebbero invece andati a caccia: il re aveva voglia di cinghiale.

Luned aveva preparato la propria divisa da caccia, che iniziava a risultarle stretta sul petto e sui fianchi. Il padre le aveva detto che arrivati ad Approdo del Re glie ne avrebbe fatta fare una nuova.

Raggiunse in cortile il gruppo: suo padre, il re, Robb, Theon, Jon, Tyrion Lannister, Joffrey Baratheon, il Mastino… erano in molti.

Spettro, Pioggia e Vento Grigio avevano già preso il controllo del gruppo di segugi.

Luned sentì gli sguardi degli uomini su di sé, su quella divisa ormai troppi stretta, ma li ignorò.

Lo stalliere le portò Nebbia, la sua giumenta color fumo, già sellata pronta. Accarezzò il muso della cavalcatura e salì con l'aiuto del fratello che si era subito affiancato a lei come per proteggerla da quegli sguardi.

Una volta sul proprio cavallo, Luned notò che Tyrion Lannister sedeva su un cavallo alto quanto i loro, con una sella particolare che gli permetteva di stare seduto in sicurezza.

«Davvero un bel progetto, Lord Tyrion.»

«Avete occhio, mia lady.»

Robb non sembrava molto contento della loro confidenza.

«Avanti, uomini!» La voce di re Robert risuonò per tutto il cortile. «E donne.» Le rivolse un sorriso che Luned ricambiò. «Voglio infilzare la mia lancia in quel cinghiale prima che faccia buio!» Con una fragorosa risata, partì in testa al gruppo.

Tyrion cavalcava accanto ai gemelli: «Ditemi, lady Luned. Siete l'unica ad andare a caccia tra le vostre sorelle?»

«Sansa non ama andare a cavallo. Ad Arya piacerebbe ma mia madre non glie lo permette.»

«Ma lo permette a voi.»

«Visto che le mie altre lezioni vanno bene, non ha motivo di vietarmelo. Anche se non ne è del tutto contenta.»

«Non la ritiene un'attività femminile.»

In realtà non era raro che le donne avessero delle tenute da caccia e accompagnassero gli uomini, soprattutto quando si trattava di cacciare con i falchi, ma Catelyn Stark preferiva le figlie si dedicassero ad altro.

«Mia madre ha promesso a mia sorella Arya un falco da caccia quando avrà l'età giusta.» Continuò a spiegare Luned.

«La piccola selvaggia?»

Le rise: «Sì, è lei.»

«Voi tutti assomigliate per lo più a vostra madre, lei è tutta vostro padre. Mi ricorda un po' vostro zio Brandon, nel carattere.»

«Non ho avuto modo di conoscerlo.»

«Io sì. Aveva un caratteraccio, se mi permettete.» Tyrion la osservò. «Voi invece assomigliate a vostro padre. Gli occhi azzurri sono dei Tully ma lo sguardo è quello degli Stark, così come il vostro sorriso.»

«Lord Tyrion, devo prenderlo come un complimento?»

«Gli Stark e i Lannister non si sono mai piaciuti ma credetemi, lady Luned, il mio è un complimento senza significati nascosti.»

Non sapeva bene perché, ma Luned gli credette. Si fidava di quello strano uomo, benché più di una volta i genitori le avessero detto di non fidarsi dei Lannister. Si trovava bene con lui, a parlare di libri, a scambiarsi opinioni anche differenti sulla storia di Westeros e su altri argomenti. Tyrion Lannister era particolarmente ferrato su ciò che riguardava i Targaryen e i draghi.

«Vi affascinano molto i draghi, vero Lord Tyrion?» Una volta era entrata in biblioteca e gli aveva rivolto questa domanda vedendolo leggere un volume sull'argomento.

«Non ditemi che non avete mai sognato di cavalcarne uno, mia lady.»

«In quel caso si sarebbe trattato di un incubo, non di un sogno, mio lord.»

Era felice e soddisfatta del suo meta-lupo. Ai suoi occhi, Pioggia era meglio di qualunque drago.

Theon li raggiunse, piazzandosi proprio in mezzo con il suo stallone baio, e si rivolse a Luned: «Allora, pronta per il viaggio?»

«Direi di sì.» Luned diede un altro colpo di redini. «Ma credo che dovrò comprare dei nuovi vestiti arrivata ad Approdo del Re, l'inverno arriverà anche lì ma i primi mesi ci sarà molto caldo. Le pellicce e gli abiti pesanti non vanno bene.»

«So che le donne al sud vanno in giro quasi senza vestiti, in estate. Mi piacerebbe vederle, prima dell'arrivo dell'Inverno…»

Luned gli rivolse uno sguardo divertito: «Magari verrai a trovarci…»

Tyrion parlò, Luned non poteva vederlo ma lo sentì: «Posso consigliarti qualche bordello, giovane Greyjoy.»

«Vi lascio a parlare dei vostri bordelli.» Luned, divertita, spronò Nebbia e passò avanti, affiancando Robb e Jon.

Quel giorno tutti e tre i meta-lupi dimostrarono il loro valore. Pioggia, Vento Grigio e Spettro fiutarono il cinghiale, guidarono i segugi fino a lui e lo misero in trappola.

Quando l'animale caricò per difendersi, re Robert smontò dal suo cavallo e Ned gli passò la lancia.

Alcuni smontarono dai cavalli tenendosi pronti ad intervenire, con gli archi tesi o le lance in mano, altri rimasero a cavallo ad osservare.

La lancia di re Robert fu rapida e precisa, la forza con cui venne scagliata fece comprendere a Luned una cosa: re Robert poteva essere l'ombra del grande guerriero di un tempo ma la forza con cui aveva combattuto Rhaegar era ancora presente in lui.

Il cinghiale fu legato a due cavalli e trascinato verso il castello.

Chiacchieravano e ridevano, tutti soddisfatti per l'ottima caccia. Il sovrano era già ubriaco, il suo scudiero non aveva fatto altro che servirgli vino per tutto il viaggio. Si resero conto che qualcosa non andava solo quando raggiunsero le stalle.

Smontarono dai loro cavalli e li consegnarono agli stallieri che rivolsero loro sguardi cupi e dispiaciuti ma nessuno proferì parola, fu uno dei maestri ad avvicinarsi.

«Cos'è accaduto?» Fu suo padre a porre la domanda per primo.

Re Robert divenne serio all'improvviso e si avvicinò per ascoltare, preoccupato.

«Mio lord, io non so davvero da dove iniziare...»

«Non girarci attorno.»

Il maestro, piuttosto giovane tra i maestri del palazzo e arrivato da poco, gli rivolse uno sguardo ansioso: «Il piccolo Bran…»

Luned sentì il cuore fermarsi: «Cos'è accaduto a Bran...?» Si avvicinò. «Parla!» Quasi aggredì il pover'uomo.

«Lui… è caduto…»

Le immagini più terribili iniziarono ad invader la sua mente: Bran a terra, sotto chissà quale torre, il pavimento pieno di sangue, la sua testa distrutta… il suo piccolo corpo in posizione innaturale e senza vita, gli occhi sbarrati, bianchi, vuoti.

«Dov'è…?» La sua voce tremava ma per qualche motivo riuscì a pronunciare quella semplice domanda.

«Maestro Luwin si sta occupando di lui nell'infermeria…»

«Perché non hai detto subito che era ancora vivo?!» Robb quasi strappò il mantello dell'uomo tanto lo strinse forte tra i pugni ma Luned a quel punto era già corsa via.

Le voci di richiamo del padre e dei fratelli le giunsero lontane mentre attraversava il cortile diretta verso l'ala del castello dedicata ad infermeria. Gli occhi erano appannati dalle troppe lacrime, gambe e braccia erano scosse da tremiti ma riuscì comunque ad arrivare, guidata dalla memoria con cui il proprio corpo ricordava ogni singolo centimetro di quel castello.

La porta era chiusa, dentro poté sentire maestro Luwin e altri uomini parlare a voce alta, mentre il vecchio maestro di corte dava ordini agli altri sul da farsi. Luned provò ad entrare ma venne fermata da due guardie posizionate davanti alla porta.

«Lasciatemi andare! Voglio vederlo!» Non si rese conto di star gridando. Si dibatté con tutte le forze, le voci delle due guardie erano solo un brusio confuso, distante. Dovettero intervenire Robb e Jory Cassel a trascinarla via con la forza mentre lei gridava disperata il nome del fratellino: «Bran! Bran!»

❅✦❅

Si svegliò che fuori era buio. Accanto a lei, accoccolata contro il suo petto, c'era Pioggia. Per un momento, rimase a guardare il soffitto, cercando di ricordar cosa fosse successo. I ricordi tornarono a poco a poco: come aveva perso la testa, gli sforzi di Robb e Jory per portarla via, come aveva anche graffiato e preso a calci il su gemello per liberarsi e correre dal minore. Le lacrime iniziarono a scorrere lungo il suo volto. Forse Pioggia percepì il suo stato d'animo perché si sveglio, avvicinò il muso al suo viso e iniziò a leccarle il viso, forse con il tentativo di asciugarlo, ma finì solo per bagnarlo ulteriormente.

Luned la accarezzò come per ringraziarla del gesto, si alzò e con gambe ancora deboli e doloranti si avvicinò al catino d'acqua calda all'angolo della stanza. Si lavò il viso e diede un'occhiata allo specchio: aveva i capelli totalmente in disordine, gli occhi arrossati, il volto emaciato. Doveva ricomporsi.

Tentò di aprire la porta ma si rese conto di essere stata chiusa dentro, forse per sicurezza. Bussò.

«Mia signora?» Era la voce di Wylem.

«Per favore, potete chiamare septa Mordane?»

Ci fu qualche istante di silenzio, forse dovuto ad un attimo di sorpresa da parte della guardia che rispose infine: «Vado subito.»

Dopo qualche minuto, la porta si aprì e l'anziana Septa, tutrice di lei e delle sue sorelle, entrò.

«Come ti senti, mia cara?»

«Meglio. Chiedo scusa per come mi sono comportata. Come sta Bran?»

«Maestro Luwin si sta ancora occupando di lui.»

Luned tirò un sospiro di sollievo. «È ancora vivo.»

«Hai voglia di mangiare qualcosa? Hai saltato sia il pranzo che la cena, mia cara. Non è un bene.»

«Mangerò qualcosa ma prima volevo sapere se fosse possibile vedere Bran.»

«Non ancora, purtroppo.»

Se lo aspettava ma ci rimase male comunque. Doveva però tenere la mente lucida, non poteva perdere il controllo, non sarebbe servito a nulla, né a Bran né alla sua famiglia.

«Robb…?»

«Posso farlo chiamare.»

«Ve ne sarei grata, septa. Vorrei anche rendermi più presentabile per non farlo preoccupare…»

La Septa diede ordine a Wylem di andare a chiamare Robb e far salire un vassoio dalle cucine. Mentre attendevano, aiutò Luned a sistemarsi i capelli e ad indossare degli abiti puliti per la sera. Sul viso mise una crema per far passare il rossore dagli occhi che le diede subito una sensazione di freschezza. Aveva appena finito di cambiarsi quando bussarono alla porta.

«Entra pure.»

Robb fece il suo ingresso portando con sé un vassoio, aiutato da Wylem che gli teneva aperta la porta.

«Potete andare Septa Mordane, grazie.»

L'anziana tutrice annuì e lasciò la stanza.

Robb si voltò verso la guardia: «Grazie Wylem, puoi andare anche tu.»

I due gemelli rimasero soli. Quando lui poggiò sul tavolino il vassoio con la cena, Luned corse ad abbracciarlo.

«Mi dispiace… mi dispiace tanto, Robb…»

«Lo so Luned, non preoccuparti. Lo capisco. Nessuno tiene a Bran più d te…»

Rimasero abbracciati qualche secondo, o forse qualche minuto. Poi lui si staccò e la fece accomodare: «Mangia qualcosa.»

Quella sera a cena era stato preparato il cinghiale della caccia del mattino, Luned si sforzò di mangiare nonostante sentisse lo stomaco chiuso. Bevve invece volentieri il brodo di verdure.

«Ho preso anche un po' di vino.»

«Ci avrei scommesso, fratello.»

Si sedettero sul letto, le schiene appoggiate allo schienale. Pioggia si accoccolò sopra le loro gambe ma con le orecchie ben tese. Solo allora Luned si rese conto di sentire in lontananza degli ululati.

«Cosa succede?»

«Sono i nostri meta-lupi. Sono tutti rimasti sotto la finestra dell'infermeria da quando Bran è stato portato lì e continuano ad ululare.»

Luned guardò Pioggia. Capì che avrebbe voluto andare anche lei ma aveva paura di lasciare il suo fianco.

Luned la fece scostare, si alzò e le aprì la porta: «Vai pure.»

Pioggia esitò un po', la guardò con la testa piegata di lato come a chiederle se fosse sicura. Ad un cenno affermativo, corse fuori.

Luned chiuse la porta e tornò a sedersi accanto al fratello che le passò un braccio dietro le spalle e le prose la borraccia di vino: «Sembra abbiano capito cosa sia accaduto…»

«Sono molto intelligenti. Forse vogliono stargli vicini a modo loro. In fondo, ricordi cosa ha detto Jon quando li avete trovati?»

«Che erano stati mandati dagli dei per noi…»

Bevvero un altro sorso a testa.

«Cosa è stato deciso per la partenza?»

«Non è stata cancellata ma nostro padre aspetterà di avere notizie sulla condizione di Bran e il re ha accettato. Quindi, per ora, rimarrete tutti qui. Così potremo stare tutti assieme.»

«Si riprenderà, Robb… è il più forte di noi…»

Non dissero altro, rimasero in silenzio a bere dalla borraccia a turno finché il vino non finì ed entrambi si addormentarono, abbracciati.

Il mattino dopo, quando Luned si svegliò Robb non era lì con lei. Si alzò. Le avevano già preparato il catino con acqua calda e pulita. Si lavò il viso ma non si truccò. Il rossore agli occhi era comunque svanito. Indossò un vestito azzurro, legò i capelli in una treccia e raggiunse la Sala Grande per fare colazione con la sua famiglia. C'era anche la famiglia reale con loro.

«Buongiorno.» Salutò con un inchino e andò a sedersi tra il posto di Sansa e quello di sua madre ma notò che l'ultimo era vuoto: «Dov'è nostra madre?» Si voltò verso la sorella.

«Da Bran…» Anche lei aveva pianto ma aveva usato il trucco per nascondere la maggior parte delle occhiaie e del rossore attorno agli occhi.

«Ci sono novità?»

«Non si è ancora svegliato ma lei si rifiuta di lasciare il suo capezzale.»

«Andrò da lei dopo colazione.»

«Oh, sì, ti prego… magari a te darà ascolto…» Sansa poggiò la mano sulla sua come a cercar conforto e Luned ricambiò la stretta.

Si voltò verso Arya ma le guardava il piatto con sguardo duro e il muso lungo.

«Arya, va tutto bene?»

«Ovvio che non va bene!»

Tutti si voltarono verso di lei quando la minore alzò la voce.

«Arya! Che modi sono?» Septa Mordane la rimproverò subito. «Tua sorella voleva solo essere gentile.»

«Sarebbe dovuta rimanere al castello, come noialtre. Invece è andata a cacciare con gli uomini. Sanno tutti che se fosse rimasta a controllare Bran non sarebbe caduto!»

Luned gelò. Non ci aveva pensato. Era andata a caccia con il padre e i fratelli, mentre sua madre era occupata con la gestione del castello… e Bran era rimasto solo… era stata davvero colpa sua…? Sentì le lacrime salirle agli occhi.

«Vale anche per noi se è per questo, Arya.» Intervenne Sansa. «Siamo anche noi più grandi di Bran, significa che siamo anche noi responsabili perché non eravamo con lui?»

Ned interruppe sul nascere la discussione: «Arya, non è colpa di nessuno. Bran si arrampicava sempre, anche a nostra insaputa, è stato un incidente. Avrebbe potuto accadere in qualunque momento.»

Luned abbassò lo sguardo sul proprio piatto e improvvisamente sentì una forte nausea stringerle il petto: «Io… scusate. Padre, vostra altezza, con il vostro permesso…» Si alzò e uscì in cortile per prendere un po' d'aria. Fiocchi di neve cadevano lievi dall'alto, l'aria fredda le diede subito sollievo.

Si incamminò verso il Parco degli dei, sentiva il bisogno di pregare. Mentre si dirigeva verso l'albero del cuore passò davanti ad un piccolo tempietto. Il tempio che suo padre aveva fatto costruire per sua madre, che venerava i sette dei del Sud e non gli dei antichi del Nord. Si fermò. Le sue gambe si mossero da sole. Spinse la porta ed entrò.

Le figure dei Sette erano dipinte sulle pareti: il Padre, la Madre, il Guerriero, la Fanciulla, il Fabbro, la Vecchia, lo Straniero. Sette aspetti di un unico dio, e ognuno era presente anche negli altri sei, le aveva spiegato sua madre.

Lo sguardo di Luned cadde sulle figure del Padre e della Madre. Si chiese perché non esistette la Sorella. Era giusto ci fossero delle divinità che rappresentassero i genitori ma i fratelli e le sorelle, la loro importanza, era sempre sottovalutata. Si avvicinò alla figura della Madre, sotto la quale vi erano più candele che sotto tutte le altre. Accennò un sorriso e ringraziò la propria, di madre, per tenere così tanto a loro. Prese una di quelle candele, non del tutto consumata. Trovò lì un pacco di fiammiferi e la accese.

«Io… so che non vengo spesso qui a pregare.» Guardò l’immagine della donna. «E so di non essere una madre. Però, ti scongiuro… ascolta la mia preghiera. Salva il mio piccolo Bran. Farò qualunque cosa… non piangerò mai più per le scelte di mio padre, non mi lamenterò per il mio futuro, sposerò chiunque mi sarà chiesto di sposare, seguirò mio marito ovunque mi sarà chiesto di andare a vivere. Mi basta che Bran sopravviva e che i miei fratelli siano felici e in salvo… non importa se dovrò portare io tutto il peso al posto loro.»

Rimase lì, seduta, a pregare.

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