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«Bran! Brandon Stark, so che sei lassù!» Luned era in piedi sotto la Torre Spezzata, non intenzionata ad andarsene, le braccia incrociate al petto «Scendi subito o verrò io a prenderti!»
Minacce a vuoto, non sarebbe mai salita su quella torre maledetta nemmeno sotto le torture che, secondo la Vecchia Nan, i Bolton compivano nelle loro segrete
Bran ci cascò in pieno, rivelando la propria effettiva presenza: «Non ne avresti mai il coraggio!»
Luned sogghignò, vittoriosa: «Vogliamo scommettere?»
«Sarebbe una scommessa vinta in partenza!» Parlò di nuovo la voce del bambino, nascosto ancora dentro la torre.
«Che peccato, vorrà dire che leggerò tutta da sola il nuovo libro trovato in biblioteca…»
Attese cinque secondi: «Cinque, quattro, tre, due, uno…»
«Quale libro?»
Aveva abboccato.
«Una storia sui Figli della Foresta che la Vecchia Nan non ci ha mai raccontato… le ho chiesto, pare non la conosca neanche!»
Silenzio di nuovo. Durò poco. Vide la sagoma di Bran fare capolino dalla finestra e arrampicarsi pericolosamente sui tetti. Non osò tenere lo sguardo su di lui, si sentiva svenire solo al pensiero. Sapeva da dove sarebbe tornato a terra, lì dove il suo cucciolo di meta-lupo senza nome lo aspettava.
Non appena vide Pioggia, il cucciolo del fratello le corse incontro e iniziarono a giocare alla lotta.
Quando Bran fu finalmente a terra, il cuore riprese a battere nel petto di Luned che non riuscì a trattenersi dall’abbracciarlo per il sollievo: «Per fortuna sono venuta io a cercarti e non nostra madre. Sai che non le piace quando ti arrampichi.»
«È più forte di me…»
«Lo so, piccolo.» Luned gli scompigliò i capelli. «Le dirò che ti ho trovato nelle stalle a giocare con Hodor.»
Lui sorrise raggiante: «Grazie, sorellona.»
«Anche se so già che non mi crederà mai…» Ma questo non lo disse ad alta voce.
La madre non le credette. Lo comprese dallo sguardo ma entrambe sapevano e lei non venne rimproverata.
La cena fu modesta rispetto a quelle che facevano di solito ma il giorno dopo ci sarebbe stato il banchetto in onore del re e avrebbero avuto modo di mangiare a sazietà. Non si poteva pretendere che i cuochi oltre a preparare un banchetto reale organizzassero una cena lussuosa per quella sera.
Dopo il pasto, come spesso accadeva, Luned pensò in prima persona a mettere a letto Bran mentre sua madre si occupava del piccolo Rickon. Avrebbe voluto parlare con Arya ma lei non voleva saperne.
Luned aiutò il fratellino a sistemarsi per la notte e gli rimboccò le coperte. Si sedette al solito posto su una sedia accanto al letto, prese il libro da sopra il comodino e iniziò a leggere ad alta voce.
«…le lacrime rosso sangue del viso inciso sul tronco iniziarono a scendere copiose mentre le sue preghiere andavano avanti. Piantò i suoi occhi in quelli dell’albero del cuore, terrorizzato. Cosa intendevano dire quelle lacrime…? Lo stavano forse incolpando? Era davvero a causa sua se tutta la sua famiglia era stata spazzata via?»
La voce di Luned si fece grave durante le scene più intense, non doveva nemmeno sforzarsi per dare un tono ad ogni scena, una voce diversa ad ogni personaggio. Secondo Maestro Luwin, aveva un talento naturale. Era per questo che Bran adorava sentirla leggere prima di andare a dormire. Quella sera erano altri pensieri che affollavano la mente del suo fratellino, lei poté intuirlo dai suoi occhi prima ancora che si decidesse a parlarne.
«Sorellona?» Finalmente, lui ebbe il coraggio di interromperla.
«Dimmi, lupetto.» Mise una rosa blu in mezzo alle pagine per tenere il segno e lo ripose sul comodino. «Cosa ti preoccupa stasera?» Iniziò ad accarezzargli con dolcezza i capelli.
«Ho sentito parlare alcuni maestri di palazzo…»
«Mh, il modo migliore per rimanere informati su ciò che accade nel mondo lì fuori. E per procurarsi degli incubi. Credimi, lo so per esperienza. Cosa hai sentito?»
«Dicono che il re sta venendo qui a Grande Inverno per chiedere a nostro padre di diventare suo Primo Cavaliere.»
Luned sospirò: «È probabile…» Ammise. Accavallò le gambe. Ci pensava anche lei da un po’ e l’idea la turbava non poco. «Potrebbe volerlo vedere solo per stare vicino a lui per la perdita di nostro zio. In fondo, era stato un padre per entrambi. Allo stesso tempo, il posto di Primo Cavaliere è scoperto e nostro padre è la scelta più probabile dopo Jon Arryn, vista l’amicizia che lo lega a Re Robert.»
«E lui dovrà andare a Sud con il re?»
«Se accetterà, sì. Ma dubito lo farebbe volentieri. Nostro padre ama il Nord. C’è comunque la possibilità che re Robert accetti un no da lui.»
«Se accettasse, mi porterebbe con lui? Potrei diventare cavaliere della Guardia Reale?»
Luned comprese. Bran non era preoccupato che loro padre potesse allontanarsi, era emozionato all’idea di poterlo seguire. Sorrise divertita. Bran sognava la cappa bianca da molto tempo: «Sei ancora giovane ma potrebbe portarti ad Approdo del Re per imparare, per essere addestrato dagli altri cavalieri della Guardia Reale. Questo potrebbe farlo, sì.»
«E tu verresti con me?» Bran le strinse la mano.
Luned si fermò a riflettere: «Può darsi.» Anche se avrebbe preferito rimanere a Grande Inverno. Non lo disse ad alta voce, non voleva rattristare il fratellino: «Non pensiamoci ora.» Gli poggiò un bacio sulla fronte. «Dormi, sarà una giornata pesante domani. Scopriremo presto perché il Re ha voluto viaggiare così tanto per arrivare fin qui.»
Rimase accanto a lui finché non sentì il suo respiro farsi regolare. Il meta-lupo senza nome smise di giocare insieme a Pioggia e saltò sul letto, accoccolandosi accanto a lui.
Una volta che li vide dormire entrambi, richiamò Pioggia con un gesto della mano e lasciò la torre del fratello, incamminandosi verso la propria.
❅✦❅
Fu come se un’onda d’oro e argento invadesse il palazzo. Le centinaia di cavalieri e uomini si riversarono nel cortile, nelle loro armature scintillanti, portando con sé vessilli dai differenti colori.
Il simbolo del cervo nero sopra lo sfondo dorato, simbolo di casa Baratheon, era quello più presente.
Luned aveva sempre pensato che fosse destino suo padre e il re conquistassero insieme il Trono, i loro stessi vessilli portavano colori opposti l’uno all’altro: bianco e argento da un lato, nero e dorato dall’altro.
Il secondo più numeroso era lo stemma dei Lannister: leone dorato su sfondo rosso.
Se non fosse stato per la corona, non avrebbe mai riconosciuto re Robert Baratheon. Quell’uomo era tutto l’opposto del grande guerriero che suo padre le aveva descritto e che lei, nove anni prima, aveva visto di sfuggita: alto, sì, ma la sua pancia era più grande di quella dell’uomo più grasso che Luned avesse mai conosciuto, forse secondo solo ai Manderly. Era vestito con abiti raffinati del tutto diversi dai sobri completi di pelliccia che indossavano lì e le sue guance erano arrossate dal vino.
La famiglia Stark si chinò come da protocollo ma lui, in barba a tutte le buone maniere, si avvicinò e strinse il lord di Grande Inverno in un abbraccio: «Ned! Non vedevo l’ora di godermelo questo tuo dannato ceffo gelato!»
Guardandoli salutarsi come due vecchi amici, Luned non poté fare a meno di sorridere. Non vedeva suo padre così felice da tempo…
Eddard Stark cercò di mostrarsi rispettoso dell’etichetta come sempre: «Vostra Maestà, Grande Inverno vi appartiene.»
Robert Baratheon salutò con lo stesso affetto anche sua madre mentre suo padre baciava l’anello della regina Cersei Lannister: bellissima, con ricci dorati e occhi verdi e uno splendido abito dei colori dell’estate, come se volesse in qualche modo tenere lontano il freddo di Grande Inverno portando le tonalità delle proprie terre.
Robert Baratheon passò a salutare loro figli Stark uno ad uno.
Luned era la maggiore ma Robb stava in piedi tra lei e sua madre. In quanto gemelli, benché Luned fosse nata qualche minuto prima, si posizionavano sempre a quel modo, poiché Robb era il primo figlio maschio ed erede di suo padre.
«Il giovane Robb! Quanto sei cresciuto, ragazzo!» Re Robert lo salutò con una pacca sulla spalla. «Vedo che ti addestri come si deve!» Osservò i muscoli delle braccia del ragazzo. «Non vedo l’ora di osservarti combattere in qualche torneo!»
Robb sorrise e rivolse al re un lieve inchino della testa: «Grazie, Maestà. Sarebbe un onore per me.»
L’uomo si rivolse poi a lei: «E chi abbiamo qui?» Si soffermò a guardarla, da capo a piedi, il modo in cui il vestito blu notte la avvolgeva. Aveva scelto quel colore per differenziarsi dall’azzurro dell’abito di Sansa e aveva abbinato il suo anello di zaffiri e un fermaglio in argento lavorato in modo da formare una rosa dipinta di blu. La tenne d’occhio per qualche istante e tenne d’occhio soprattutto quel fermaglio prima di rivolgerle un sorriso dolce. «Una perfetta lady di Grande Inverno… sei cresciuta splendidamente, piccola Luned.» Le fece il baciamano sul suo anello con lo zaffiro. «Per gli dei, Ned, i pretendenti arriveranno a frotte! Tua figlia è proprio un fiore!»
Luned arrossì ma nascose il viso imbarazzato con un inchino: «Siete troppo gentile, Vostra Altezza.»
«Affatto, è la verità. Spero mi concederete un ballo durante il banchetto.»
«Ne sarei onorata.»
Lui sorrise soddisfatto e passò a Sansa.
Dopo che il re li ebbe conosciuti e salutati tutti, vennero presentati ai principi.
Il maggiore, il principe Joffrey, era tutto sua madre, riccioli biondi e occhi verdi gelidi quanto quelli della regina. A Luned non sfuggirono gli sguardi tra lui e Sansa; la principessa Myrcella era identica ma il suo sguardo era tutt’altro che freddo, anzi, arrossì chiaramente quando salutò ognuno di loro e guardava Robb con gli stessi occhi con i quali Sansa guardava il principe Joffrey. Luned lo trovò fastidioso e sentì una strana sensazione stringerle lo stomaco. Tommen era piccolo, grassottello ma lei lo trovò adorabile, nei modi goffi con cui la salutò e cercò di mostrarsi fiero quanto il fratello maggiore.
Il re espresse la sua volontà di andare nelle cripte a rendere omaggio ai sepolcri dei loro antenati, la regina provò a protestare, sempre in maniera ben educata, si intende… ma il re rispose con un modo che fece provare a Luned pietà nei suoi confronti. E forse fu ciò che pensarono tutti.
Luned si schiarì la voce e si avvicinò a Ser Jaime Lannister e a lord Tyrion Lannister, i fratelli della regina.
Ser Jaime era il gemello della regina Cersei: alto, biondo, fiero.
Tyrion Lannister aveva avuto la sfortuna di nascere deforme, lo chiamavano Folletto o Nano. Aveva i capelli biondi dei Lannister, sì, ma gli occhi erano uno verde e uno nero, le gambe storte e deformi. Della bellezza dei Leoni di Castel Granito, non aveva nulla.
«Lord Tyrion, Ser Jaime, benvenuti a Grande Inverno.» Sorrise loro gentilmente. «Abbiamo sistemato le vostre stanze nel quartiere degli ospiti, verrete accompagnati e troverete acqua calda per lavarvi e vino. Terremo una festa di benvenuto stasera, al tramonto. Riposate pure fino ad allora.»
«Hai già usato la parola magica, mia lady. Vino.» Il Folletto non le sembrò molto legato all’etichetta.
«Lord Tyrion, ho saputo che amate leggere. Nella vostra stanza ci sono candele in più e ho selezionato personalmente dei libri dalla nostra biblioteca.»
Gli occhi bicolore di lui si illuminarono e così il suo volto che si distese in un sorriso che parve più un ghigno sulla sua faccia deforme: «Siete stata molto cortese, mia Lady. Se questo è il benvenuto che fornite ai vostri ospiti, voglio venire più spesso a trovarvi. Alla biblioteca è possibile accedere liberamente?»
«Ogni volta che vorrete fino all’ora che preferite, finché non danneggiate i nostri volumi.»
«Non ho alcuna intenzione di danneggiarli.»
«Allora siete il benvenuto.» Con un sorriso e un inchino, Luned si congedò e raggiunse i propri fratelli.
❅✦❅
Qualcuno bussò alla porta.
«Entrate pure.»
Si aspettava Septa Mordane, invece entrò sua madre: «Sei pronta, tesoro?»
«Quasi.»
Luned per la cena aveva scelto un vestito grigio, abbinato a quello che avrebbe usato Robb: un lungo abito grigio argento con un mantello di lupo dello stesso colore, sul petto il simbolo degli Stark. Il suo gemello avrebbe usato un completo simile ma formato da casacca e pantaloni.
Sua madre la osservò: «Sei bellissima.» La aiutò a sciogliere i capelli e li spazzolò.
«Mai come Sansa. Hai visto come si guardavano lei e il principe Joffrey?» Sorrise divertita. «Ha fatto colpo sull’erede al trono…»
Vide però lo sguardo della madre, nello specchio, farsi cupo.
«È proprio di questo che volevo parlarti…» lady Stark rallentò il braccio fino a fermarsi. «Il re ha chiesto a tuo padre di diventare suo Primo Cavaliere.»
Luned sospirò: «Immaginavo sarebbe accaduto…» Ed era rimasta tranquilla al pensiero, ma ora che tutto si stava rivelando reale ebbe paura. Al solo pensiero di Grande Inverno senza suo padre, avvertì una fitta allo stomaco. «Lui cos’ha risposto…?»
«Ancora nulla. Il re gli ha concesso tempo per pensarci ma sappiamo entrambi che non avrà scelta…» Sospirò. «Si tratta di una posizione di prestigio e sarebbe un onore per la nostra famiglia. Inoltre… non è stata la sola richiesta del re.»
«Cos’altro potrebbe volere da nostro padre?» La sua lealtà, il suo futuro, i sacrifici che Eddard Stark avrebbe dovuto compiere in vista di tale ruolo non erano abbastanza?
«Ciò che è stato loro proibito tanti anni fa.» Rispose sua madre. «Unire le nostre casate.»
Calò il silenzio, interrotto soltanto dalle grida e dalle risate provenienti dal cortile. Il banchetto non era ancora iniziato e metà dei soldati era già sbronza.
«Vuoi dire…?»
«Un matrimonio con il principe Joffrey.»
«Tra lui e me…?»
«No, figlia mia. Tra lui e Sansa.»
Luned non seppe se esserne delusa o sollevata. Non voleva scontri con sua sorella e il principe Joffrey, per quanto alto e bello, non era il genere di marito che desiderava. Sansa lo aveva definito perfetto mentre tornavano nelle loro stanze. Sì, lo era, forse anche troppo. Sua sorella, Robb aveva ragione, sognava ancora i cavalieri e i principi delle ballate che studiavano a memoria, viveva in un mondo di sogni, fiori, danze, cose belle e delicate. Non lei. Se avesse potuto scegliere un marito, avrebbe scelto qualcuno come suo padre: un uomo del nord, austero e forte e allo stesso tempo gentile. Un uomo vero. Non un giovane principe del Sud che tremava al freddo delle lievi nevicate di fine inverno.
Allo stesso tempo, lei era la maggiore, aveva quattordici anni e non aveva ancora un promesso sposo. Era stato il re a chiedere di Sansa o era stato suo padre a proporla al posto suo? Ricordava ancora come il re l’aveva guardata. Sul momento lei non ci aveva pensato ma poi, mentre il re e suo padre scendevano nelle cripte, si era ricordata di lei, di sua zia Lyanna, una volta promessa sposa di Robert Baratheon e amore della sua vita. Lyanna che era morta troppo giovane, Lyanna che amava le rose blu, come lei. Era stata forse indelicata ad indossare quel fermaglio? Il re si era offeso? Eppure lei non somigliava a Lyanna, non aveva i tratti fisici degli Stark.
Tenne quegli interrogativi per sé.
«Sansa sarà felice.» Si limitò a dire.
Lo pensava davvero e lo pensò anche quella notte durante il banchetto. Sua sorella e il principe Joffrey parlavano sottovoce, seduti di fronte a lei.
Luned, i suoi fratelli e i giovani principi erano seduti tutti assieme, meno Jon. La cosa le dispiacque ma sapeva che sua madre su questo non transigeva: il figlio bastardo di suo marito non poteva essere paragonato in alcun modo ai suoi figli durante un evento così importante. Era seduto in fondo alla sala, con signorotti di campagna e altra gente del genere ma guardandolo da lontano poteva notare che buttava giù un calice di vino dell’estate alla volta. Sembrava divertirsi, dopotutto… beato lui. A lei ne fu concesso solo uno, di calice di vino. Ed era il più buono che avesse mai bevuto.
Osservò il suo gemello. Guardava il principe con certi occhi…
«Se gli sguardi potessero uccidere…» Pensò_. «…Robb sarebbe già stato decapitato per alto tradimento.»_
«Robb, non vorremmo creare dissapori con i Baratheon.»
«Non mi piace… non mi piace questa cosa, Luned.»
«Perché no?»
«Non mi piace quel tipo.» E sembrò trattenersi dall’urlarlo a tutta la Sala Grande. «Hai visto quel suo sorrisetto? Si crede migliore di tutti noi.»
«Ha dodici anni, Robb. Avrà modo di crescere e maturare, e così anche nostra sorella. Se nostro padre accettasse, non si sposerebbero prima di un anno o due e tanto può cambiare in quel lasso di tempo.» Provò a tranquillizzarlo. E poi, pensò, se loro padre avesse accettato, sarebbe dovuto andare anche lui al Sud come Mano del Re, avrebbe potuto provvedere personalmente ad educare e guidare Joffrey.
«Papà vorrebbe andaste d’accordo.» Aggiunse. «Tu e Joffrey. Come lui e Robert.»
«Quel ragazzino non assomiglia per nulla a Robert Baratheon. Né quello che al momento si sta ubriacando sopra di noi né quello che nostro padre ci ha descritto.»
Su questo Luned concordava. Più che ad un Baratheon, Joffrey somigliava ad un Lannister. Ricordava le storie che suo padre le aveva raccontato sui Leoni… su come a tradimento avevano ucciso il Re Folle conquistando la Fortezza Rossa. Era il motivo per cui lui non li poteva digerire.
Presto, i cupi pensieri vennero comunque messi da parte dalle risate, dal buon cibo, dall’alcol.
Il cervo era delizioso e lo era anche quel buon vino dell’estate portato dal Sud dalla carovana del re.
Così lo erano anche i frutti, anche loro portati dalla corte: morbidi, succosi, dolci come miele… e i dolci fatti con quelle fragole…
Luned amava le fragole. Sansa riteneva che i dolci al limone fossero i migliori ma lei preferiva i frutti rossi.
«Quante ne hai mangiate?» Le chiese Robb ridendo mentre i servitori portavano l’ennesimo cesto. «Non ne rimarranno per nessun altro se continui così!»
«Ce ne sono tantissime al Sud.» Le disse la principessa Myrcella, otto anni appena, che sembrava fare di tutto per attirare l’attenzione di Robb. Appena una bambina… non c’era possibilità Robb la notasse, non ancora almeno. Ma appena avrebbe raggiunto l’età di Sansa, sarebbe stata bella come la madre, Luned ne era convinta. Allora, Robb l’avrebbe considerata una moglie adatta? «E mio padre ne ha fatte portare casse piene, quindi servitevi pure.»
Sapeva come parlare, questo era certo, e come comportarsi a tavola.
«Vi ringrazio, principessa. Dovete essere abituata a questo tipo di feste…»
«Mio padre ne organizza ogni volta che può ma non partecipo a tutte, mia madre non sempre me lo permette.»
E Luned poteva capire il perché: Myrcella era una bellissima bambina, con tutti i tratti dei Lannister e da grande sarebbe sicuro stata identica alla regina Cersei. In un’ambiente del genere, pieno di rampolli di buona famiglia, lord e cavalieri, ubriachi e molesti, chissà cosa avrebbe potuto accaderle. Sarebbe bastato perderla di vista un momento.
Ben presto, le balie, le tutrici e le damigelle iniziarono a portare via i ragazzini più piccoli.
«Stanotte vieni a leggermi una storia?» Le chiese sottovoce Bran mentre le passava accanto, come se temesse di farsi sentire da tutti gli altri bambini della sua età.
«Non credo di potere, Bran. Ma ho lasciato il libro sul tuo comodino, continualo pure, e domani ti leggerò ben due capitoli, è una promessa.»
Lui se ne andò, dispiaciuto. Anche Arya venne mandata a letto, a Sansa fu permesso di rimanere. Lei e le sue amichette, tra cui Jeyne Pool, onnipresente ogni volta che Sansa si trovava in un posto, ridacchiavano e civettavano. Scosse la testa. Così come era impossibile addomesticare Arya, cosa strana visto che lei c’era riuscita con un meta-lupo, era impossibile impedire alle amiche di Sansa di comportarsi come ochette starnazzanti. Sansa non lo faceva mai, era sempre composta, come una vera lady ma era evidente che si divertiva tanto quanto loro a parlare di lord, cavalieri, matrimoni, pettegolezzi. Glie lo si poteva leggere negli occhi.
Luned pregò che entrambe le sorelle crescessero e imparassero almeno l’una dall’altra, visto che lei non era riuscita ad essere d’esempio per nessuna di loro…
«Lady Luned?» Re Robert si avvicinò. «Ora potreste concedermi quel ballo?»
Forse per via dell’ebrezza causata dal vino e dalla bontà del cibo, nonché dall’influenza della gente allegra che danzava tra i tavoli, Luned accettò senza esitazione.
«Con piacere, vostra Altezza.»
Re Robert era ubriaco già dal suo arrivo a Grande Inverno, lo era ancor di più dopo quello sfarzoso banchetto ma Luned si divertì comunque a danzare con lui. Si reggeva in piedi senza problemi nonostante l’alcol in circolo e sembrava conoscere le danze tipiche del posto, probabilmente grazie al tempo passato con gli Stark in passato. Quando finirono di danzare, Luned era senza fiato e Robb, Jon e Theon ridevano divertiti.
«Ti sei fatta valere!» Il gemello le diede una pacca sulla spalla.
«Non è stato facile.» Mormorò lei, ridendo per l’euforia.
Si sedette di nuovo al proprio posto. Un brivido le attraversò la schiena. Si voltò, verso il tavolo rialzato dietro di loro, dove sua madre stava parlando con la Regina. Per un momento, le era parso che qualcuno la stesse guardando… e non in maniera piacevole.
I suoi genitori, e il Re e la Regina, si ritirarono poco dopo la mezzanotte.
Molti rimasero a divertirsi ma Luned diede la buonanotte al fratello e a Theon e si alzò. Non si diresse subito verso la propria torre, si sentiva inquieta ed era sicura non sarebbe riuscita a dormire. Voleva fare una passeggiata e scaricare quella tensione che sentiva addosso, l’allegria e l’euforia erano svanite all’improvviso. Fu raggiunta da Pioggia.
Ai meta-lupi non era stato permesso partecipare al banchetto tra loro, tranne che a Spettro, poiché Jon si era seduto con i signorotti di campagna che avevano il permesso di portare i loro cani, purché rimanessero in fondo alla sala.
Le sue gambe la portarono senza che se ne rendesse conto davanti alle cripte. Prese una torcia appesa lungo le pareti e iniziò a scendere la ripida scalinata.
Pioggia la precedette ma ogni tanto si fermava per aspettarla, i suoi occhi forse la aiutavano a distinguere meglio le forme nel buio ma Luned non aveva la stessa abilità quindi procedette più a rilento.
Giunsero infine al lungo corridoio affiancato da due lunghe file di statue: le tombe degli Stark del passato. Su ognuna di esse era stata scolpita una statua che rappresentava l’uomo o la donna sepolti, con ai piedi due metalupi.
«Forse noi saremo gli unici ad avere scolpiti con noi i nostri metalupi personali…» Mormorò Luned, un po’ tra sé e sé e un po’ a Pioggia mentre camminavano con solennità tra quelle statue.
Man mano che si andava in fondo, iniziarono ad apparire volti più recenti, più riconoscibili. Eccoli lì: suo nonno Rickard Stark, suo zio Brandon e sua sorella Lyanna Stark. La conca accanto era conservata per suo padre e dopo sarebbe spettato a loro: Robb, Brann, Rickon… a lei e alle sue sorelle solo nel caso non si fossero mai sposate o se fossero morte giovani, altrimenti il loro posto sarebbe stato accanto ai mariti, nei castelli in cui sarebbero andati a vivere.
Mentre rifletteva su questo e osservava quelle conche vuote, vide un’ombra ergersi dietro la propria. Pioggia iniziò a ringhiare. Forse per via della tensione che aveva ancora addosso, dopo quel brivido avuto durante il banchetto, Luned non riuscì a muoversi. La torcia le cadde di mano, si spense e il suono rimbombò tra le pareti della cripta.