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Creato il 10/08/2026, 12:52 · Aggiornato il 10/08/2026, 12:53

Capitolo 20: Il Lutto

@daisy_eastDaisyEast
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  • Morte
  • Sangue
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Quando Luned aprì la porta, capì. Erano tutti lì, nella sala del trono, chini sul messaggio del corvo, ancora poggiato lì sulla scrivania dentro una gabbia. Le bastò uno sguardo da parte di Willas. Le gambe le tremarono ma non cedette, si costrinse a rimanere composta e fece un passo all’interno della stanza, poi un altro, poi un altro ancora. Raggiunse il suo posto e si sedette.

Le venne passato il messaggio. Lo lesse. Non pianse. Era in lutto per suo padre già da una settimana, nel regno era girata la voce che la nuova sposa di Willas Tyrell fosse impazzita e piangesse la morte di un padre non defunto.

Passava le notti nel Parco degli dèi, sotto ai Tre Cantori, e i pomeriggi nel tempio di Garth, pregando lo Sconosciuto e il Padre. Vestiva di nero, sia nei momenti privati che in quelli ufficiali, alcuni la guardavano con pietà, temendo che la situazione che la sua famiglia stava vivendo l’avesse confusa, e cercavano di consolarla, altri si tenevano alla larga, altri ancora dicevano che bisognava essere pazienti, che si trattasse di qualcosa di passeggero.

Quantomeno, la notizia ufficiale avrebbe smentito quelle voci.

Willas aveva cercato di starle accanto ma lei si era del tutto isolata, fino a quella mattina.

Quando aveva visto arrivare il corvo dalla sua finestra, aveva immaginato quale fosse la notizia che aveva portato.

Con mani tremanti, Luned accartocciò il biglietto: «Condannato a morte per alto tradimento…» Quasi ringhiò.

«Lo ha ammesso lui stesso.» Crane non riuscì a nascondere una certa soddisfazione. «Ha ammesso sul patibolo di aver complottato per prendere il trono quando ancora il sangue di Re Robert era caldo nel suo corpo.»

«Mio padre era conosciuto per essere un uomo sincero, non solo onesto.» Luned lo fulminò con lo sguardo. «Ma non mi sorprenderebbe se questa volta avesse mentito per…» Spalancò gli occhi, ricordando all’improvviso: «Le mie sorelle! Che notizie ci sono su di loro?!» Si voltò verso Willas.

«Nessuna, mia cara. Ipotizziamo siano ancora prigioniere di re Joffrey.»

«Quel moccioso non è un re… non è pronto per esserlo. Mio padre avrebbe dovuto educarlo, insegnarli come regnare, ci sarebbero voluti anni per farlo.»

Alerie parlò: «Secondo indiscrezioni, tuo padre stava per inviare una lettera a Stannis Baratheon, pianificando di farlo salire sul trono al posto di Joffrey.»

La notizia sorprese Luned, tanto che in un primo momento non seppe come rispondere, poi trovò il coraggio, seppur con voce tremante: «Se lo ha fatto, ci sarà sicuramente stato un motivo.» Bevve un sorso d’acqua, poggiò i gomiti sul tavolo e portò la testa tra le mani nel tentativo di pensare, di capire, ma aveva la mente troppo stanca.

Vyrwel parlò: «Abbiamo cose più urgenti a cui pensare, mia signora. Capisco la vostra posizione, ma il nostro compito adesso è portare avanti questo regno mentre fuori da qui infuria una guerra. Potremo pensare dopo a ripulire il nome di vostro padre.»

Luned si voltò verso di lui, notando nella sua voce un pizzico di ironia. Era chiaro che non credeva il nome di suo padre potesse venire reintegrato.

«Ovviamente, abbiamo rifiutato di presentarci ad Approdo del Re e inginocchiarci. Re Renly ha iniziato a richiamare i vessilli di Capo Tempesta, e sappiamo che anche Stannis Baratheon ha radunato una  flotta.»

«Stannis ha reclamato il trono?»

«Esatto. Tuttavia, pare che gli alfieri preferiscano Renly.»

«Casa Florent?» Chiese Willas.

«Appoggeranno Renly.»

Luned sbuffò una risata: «Anche se loro figlia è sposata con Stannis? Ed io che ero sicura ne avrebbero approfittato per dare guerra ai Tyrell.»

Era risaputo che i Florent desideravano ottenere il controllo dell’Altopiano. Quando Aegon aveva unificato i Sette Regni, aveva dato ai Tyrell il controllo del Sud, ma i Florent erano sempre stati convinti di avere una maggiore pretesa a causa del legame di sangue con gli antichi Re dell’Altopiano.

«Quindi la guerra parrebbe già vinta, se dovessimo basarci sui numeri. Anche se vostro fratello non accettasse di appoggiarci.»

«Lo farà.»

Luned gli aveva scritto poco dopo la partenza di Renly e sapeva che Robb le avrebbe probabilmente dato retta. A dire il vero, lei aveva sperato fino all’ultimo in un accordo di pace con i Lannister… fino a quel sogno, in cui suo padre le aveva detto addio.

I Leoni avevano firmato la loro condanna a morte nel momento in cui gli avevano tagliato la testa e se Renly poteva aiutarli a portare giustizia, a Luned andava bene.

«Anche se, se davvero papà sperava di mettere sul trono Stannis, forse lui è la scelta più giusta…»

Ma lei ormai era la moglie del futuro lord Tyrell e non intendeva tradire in alcun modo il marito, anche lui costretto dalle scelte del padre. Willas si fidava di Mace come lei si era fidata del proprio, di genitore, fino alla fine, e non poteva certo incolparlo per questo.

«Un paio di giorni fa, come sapete, ci è giunta voce che vostro fratello ha catturato Jaime Lannister. Probabilmente sperava di scambiarlo con vostro padre e le vostre sorelle.» Continuò Crane. «Non poteva immaginare che la sorte di lord Eddard fosse segnata.»

Era così? Non avrebbero potuto fare nulla? Suo padre era stato condannato a morte già da tempo, prima ancora che tutto ciò accadesse?

«Potrebbe ancora scambiarlo con le vostre sorelle.»

«Non lo farà.» Luned si versò un bicchiere d’acqua e bevve. «Mio fratello non è uno sciocco. È giovane, impulsivo, ma non è stupido. Non scambierà lo Sterminatore di Re per due ragazzine, anche se si tratta delle sue sorelle. Con il Protettore del Nord? È un conto. Ma ora che lui non c’è più…» Ingoiò il nodo che le si formò alla gola a quelle parole. «…Robb sa bene che se vuole mantenere la lealtà dei suoi alfieri, non può fare una cosa del genere. Jaime Lannister, al momento, è l’ostaggio più importante di questa guerra.»

La riunione si concluse in tarda mattinata e prima di andare via i membri del consiglio le fecero a turno le loro condoglianze, a cui lei rispose in modo quasi apatico. Era convinta di aver pianto ormai tutte le sue lacrime.

Si ritirò nel Parco degli dèi. Da quando era lì ad Alto Giardino, aveva estirpato le erbacce, potato i rami, tagliato alcuni cespugli e aveva iniziato a curare i fiori.

Willas si era offerto di assumere un giardiniere ma lei preferiva fare da sola, sperava gli dèi avrebbero gradito e ascoltato di più le sue preghiere.

Ovviamente, non si esimeva dall’andare a visitare anche il Sept, per rispetto della religione del suo nuovo popolo. A chi la accusava di tradire entrambe le religioni rispondeva:

«Il culto degli Antichi non preclude quello dei Sette.»

In effetti, era così. L’esistenza dei Sette non escludeva quella degli dèi della natura. Ovviamente, non aveva convinto tutti, ma fino a quel momento non aveva avuto problemi seri.

Il popolo aveva saputo della sua idea di aumentare le razioni per i contadini diminuendo quelle dei nobili, e per loro contava più questo della sua devozione all’antica fede. Lei e Margaery erano già acclamate come le lady più gentili e generose dei Sette Regni, questo almeno avrebbe aiutato l’ascesa al trono di Renly. Era stato intelligente in questo, non solo si era assicurato l’appoggio dei Tyrell ma anche una moglie che sarebbe stata molto amata dal popolo.

Per loro avrebbe potuto esserci un lieto fine.

«Ma non per gli Stark…» Mormorò tra sé e sé.

Per loro non ci sarebbe stato alcun lieto fine, le cose non sarebbero più tornate come prima: suo padre non c’era più, Bran sarebbe rimasto storpio, Robb era ora Protettore del Nord e dopo la guerra, se fosse sopravvissuto, avrebbe dovuto sposare una Frey; lei sarebbe diventata Lady Tyrell e chissà se avrebbe più rivisto il Nord...

Cadde in ginocchio davanti all’albero: «Perché…? Mio padre vi è sempre stato fedele… ha sempre fatto la cosa giusta… non meritava questa fine…»

Ned Stark sarebbe stato un buon reggente, persino un buon sovrano, se ne avesse avuto l’occasione. Ma non aveva mai desiderato un ruolo di potere, aveva accettato di diventare Primo Cavaliere solamente perché era leale a Robert. Era un uomo di buon cuore, che seguiva le regole, le tradizioni e si sforzava sempre di fare la cosa giusta, e per questo aveva sofferto molto.

«E la sua onestà lo ha portato alla morte…» Guardò i Tre Cantori con sguardo vacuo. «Perché sono sempre i giusti a morire? Jon Arryn, mio padre, e suo padre e suo fratello prima di lui… e sua sorella Lyanna… mentre Tywin Lannister, i suoi figli e suo nipote prosperano sui cadaveri della mia famiglia… per quale ragione?»

«Sei una sciocca, ragazza mia, se pensi che l’onestà porti da qualche parte.»

Era così stanca che per un attimo pensò la voce provenisse dalle fronde degli alberi, finché non riconobbe il tono pungente dell’anziana voce.

Si voltò e vide Olenna Tyrell avvicinarsi, appoggiata al braccio di una guardia del palazzo.

«Grazie, caro, ora può pensarci mia nipote.»

Luned scattò in piedi e si avvicinò per aiutare l’anziana donna a sedersi su una panca di legno che Mace Tyrell aveva fatto portare lì diversi giorni addietro.

Il ragazzo si congedò con un inchino.

Luned si accomodò accanto a lei.

«Gli dèi, antichi o nuovi, Luned, non ti daranno la risposta che cerchi.» Olenna alzò lo sguardo sui Tre Cantori. «Le divinità sono note per essere imperscrutabili, la loro volontà non è mai chiara. Sempre che della loro volontà si tratti. In questo momento, Alerie sta pregando nel Sept la Madre perché protegga i suoi figli, e probabilmente anche Catelyn Stark sta facendo lo stesso, pregando che tuo fratello torni dalle sue battaglie. Ma anche a Castel Granito ci saranno sicuramente delle donne che la pregano perché salvi i loro, di figli, che combattono contro l’esercito di del Nord e di Alto Giardino.

Luned non l’aveva mai vista in quel modo. Si voltò a guardare le foglie rosse come sangue dei tre alberi intrecciati, era stata così concentrata sul bene della propria, di famiglia, che non aveva pensato a tutti quei poveri uomini e ragazzi che Robb avrebbe dovuto uccidere nella strada per la sua vittoria. Padri, figli, mariti, nipoti, che non sarebbero più tornati a casa dalle loro famiglie. I loro figli sarebbero rimasti orfani, le mogli vedove, i padri avrebbero dovuto seppellire i loro cadaveri quando la natura pretendeva fosse il contrario. Abbassò lo sguardo.

«Non sentirti in colpa, ragazza mia.» Olenna prese la sua treccia e la sistemò sulla sua spalla. Sembrò capire cosa stava pensando. «È del tutto naturale preoccuparci prima delle persone a noi care, è umano. Non c’è nulla di sbagliato nel voler proteggere la propria famiglia.»

«Ma ho fallito… mio padre è morto, le mie sorelle sono prigioniere.»

«Perché sei venuta ad Alto Giardino, Luned?»

«Per sposare Willas.»

«Questo lo so.» Olenna la osservò con un sorrisetto divertito. «Ma non solo per questo.»

«Per volere di mio padre… perché credeva che qui sarei stata al sicuro.»

L’anziana donna non disse nulla, continuò a guardarla come se si aspettasse dicesse altro.

A Luned parve che i suoi occhi le scrutassero l’anima. Parlò: «Perché sapevo che il mio matrimonio con Willas avrebbe potuto tornare utile alla famiglia…»

Lady Tyrell sorrise soddisfatta, come se lo avesse sempre saputo: «Non ti giudicherò per questo, mia cara, non ti preoccupare. Anzi, lo rispetto.»

«Ma io amo davvero Willas…!»

«Lo so e lo sa anche lui, non temere. Ma anche se non lo amassi, io rispetterei comunque la tua scelta. Lo avrei fatto anche io.» Olenna tornò a guardare i Tre Cantori. «Hai messo a rischio la mia famiglia, non ero convinta di questo matrimonio quando ho saputo né quando ti ho vista arrivare. Ma da quando sei con Willas e avete iniziato a governare l’Altopiano insieme, ho capito che sei una ragazza in gamba, e che prendi sul serio il tuo dovere di governare queste terre nonostante tu rimanga legata al Nord. So che Alto Giardino sarà in buone mani, quando né io né mio figlio saremo più qui.» Rimase in silenzio qualche istante. «Ma ricorda, ragazza mia, un giorno potresti trovarti a decidere tra Grande Inverno e Alto Giardino, tra gli Stark e i Tyrell.» La guardò negli occhi. «E allora, quale sarà la tua scelta?» Si alzò, appoggiandosi sul suo bastone. «Inizia a pensarci da adesso.»

Il cuore di Luned ebbe un tuffo ma si alzò comunque per aiutare l’anziana signora. Prima che si allontanassero dall’albero, Luned avvertì un soffio di vento, le foglie rosse frusciarono alle sue spalle. Si voltò. Le parve di sentire un sussurro tra di esse, la voce di un uomo, a lei fin troppo familiare, che le fece avvertire un nodo alla gola:

«L’Inverno sta arrivando.»

❅✦❅

Quella sera, a cena, venne dedicato un minuto di silenzio a lord Eddard Stark. Le campane avevano suonato a lutto ogni ora, da quando la notizia era stata resa pubblica. I pochi vassalli rimasti nell’Altopiano, non andati in guerra, o coloro che facevano le veci di chi era partito, per lo più le mogli, a turno le presentarono le loro condoglianze.

Luned portava ancora il lutto stretto: un abito lungo nero, dal collo alto e con maniche lunghe, nonostante il caldo, ma fatto di un tessuto leggero. I capelli erano raccolti in una treccia da un nastro grigio scuro. Quando entrò nella sala, la maggior parte delle persone fu sorpresa di vederla presentarsi e sussurrarono alle sue spalle al suo passaggio. Lei li ignorò.

«Mi dispiace molto per la vostra perdita, lady Luned.»

«Grazie, lady Redding.»

«Non capisco come si possa pensare che Eddard Stark abbia tradito re Robert… solo uno sciocco potrebbe crederci.»

«Ahimè, gli sciocchi sono ovunque a Westeros, milady…»

Anche nell’Altopiano c’era chi gridava al tradimento, e alcuni iniziavano a dubitare che Luned potesse essere una buona moglie per il giovane Willas. Qualcuno credeva che lei lo avesse sedotto perché a conoscenza del tradimento di suo padre, che fosse stato tutto programmato per avere l’Altopiano dalla loro parte. Si vociferava che avesse sedotto anche Renly Baratheon quando si trovavano ad Approdo del Re.

Nonostante ciò, il popolo era per lo più dalla sua parte, perché lei era la giovane e bella lady Stark che con lady Margaery aveva visitato gli orfanotrofi, aveva voluto la gente comune festeggiasse il suo matrimonio con Willas con suntuosi banchetti, colei che aveva tolto parte del cibo dalla tavola dei nobili per darla ai contadini e permettere loro di sopravvivere al lungo inverno che stava per arrivare.

Avevano smesso di darle della folle, da quando avevano saputo che il Primo Cavaliere era stato davvero condannato a morte, ma iniziavano a girare voci sul fatto che la futura lady Tyrell possedesse strani poteri. Altri credevano si fosse solo trattato dell’istinto di una figlia a cui era stato portato via il padre prematuramente e ingiustamente.

In ogni caso, l’onore di Eddard Stark era noto anche al Sud, e per la maggior parte la gente gridava all’ingiustizia e malediva il nuovo re: Joffrey Baratheon, primo del suo nome.

Quella sera, Luned toccò poco cibo ma parlò cortesemente con gli ospiti, non lasciando trasparire i propri sentimenti, o quantomeno ci provò, ma nessuno la incolpò per gli occhi tristi e asciutti che osservavano loro e la stanza con sguardo vuoto.

«Se hai bisogno di riposo, lo capiranno…» Le sussurrò Willas. «Sicura di non voler tornare nella tua camera? Hai passato quasi sette notti nel Parco degli Dèi, dormendo a malapena…»

«Sto bene. Non voglio apparire scortese o debole, non ora…» Gli rispose, ricambiando la sua stretta di mano.

Rimase fino alla fine del banchetto e salutò tutti gli ospiti quando si ritirarono nelle loro stanze.

«Mi dispiace non essere rimasta con te, oggi.» Sussurrò a Willas mentre si ritiravano nei loro appartamenti. «Ci sono state richieste degne di nota?»

«Ovviamente, molte lamentele per la tua proposta.»

«Immaginavo non sarebbero rimasti contenti. Ma sarà una cosa passeggera. Avremmo potuto togliere loro molto più cibo, e non abbiamo toccato il loro denaro.»

«È quello che ho detto. Alcuni di loro sono però convinti che sia stato uno spreco, visto che il cibo serve per nutrire i soldati.»

«Il cibo che mandiamo all’esercito di Renly è già più del necessario, dubito l’esercito del Nord mangi così bene.»

Willas sorrise: «Devo dire che è utile avere il punto di vista di qualcuno del Nord.»

«Oh, non credere che io abbia vissuto in un luogo privo di comodità, ma di certo era un lusso diverso rispetto a quello dell’Altopiano. Anche io sono nata e cresciuta nella Lunga Estate, Willas.»

«Allora perché ti preoccupa tanto l’arrivo dell’Inverno?»

«Ti ho mai raccontato della vecchia Nan?»

«No, non mi sembra.»

Sedettero nel loro salottino, davanti al camino, l’uno di fronte all’altra.

Luned iniziò a raccontare: «Si tratta di un’anziana septa che vive nel nostro castello da molti, molti anni. Non si conosce di preciso la sua età, ma è la persona più anziana che viva nel castello. Quando eravamo piccoli, io e Robb, ci raccontava sempre delle storie. Lo ha sempre fatto con ognuno di noi. Tra queste, ve ne erano molte su lunghi inverni: l’oscurità che piombava sui Sette Regni, il freddo, la fame, madri che uccidevano i bambini pur di non vederli soffrire per la mancanza di cibo…» Sospirò. «E ho letto molte cronache sugli inverni passati.» Si voltò a guardare il camino spento, le fece quasi impressione. Anche in estate al Nord nevicava. «Ho sempre immaginato… di sedere accanto a Robb quando sarebbe diventato lord di Grande Inverno, di consigliarlo… e nella mia mente ho immaginato molte volte quali sarebbero state le scelte migliori da prendere nel caso di un lungo inverno, leggendo quelle cronache. Ne parlavo con maestro Luwin…» Sorrise malinconica a quei ricordi.

«Questo ci sarà molto utile anche qui, anche se questo non è il Nord.» Willas la guardò negli occhi. «Luned… tu sei felice qui?»

«Perché me lo chiedi…?»

«Perché ti sento parlare così spesso di Grande Inverno… delle sue nevicate… della Foresta del Lupo, di tuo fratello…»

«Willas…» Luned gli strinse la mano. «Io sono una Stark di Grande Inverno, sono nata nel Nord e mentirei se ti dicessi che non mi manca casa mia… ma io ti amo, ho accettato di sposarti e di vivere qui, di regnare con te qui ad Alto Giardino.»

«Lo avresti fatto anche se non fossi stata costretta dalle circostanze…?» Lui ricambiò la stretta.

Lei sostenne il suo sguardo: «Sì. Lo avrei fatto. Governare insieme a Robb era il desiderio di una ragazzina, ma ora non lo sono più. È stato difficile scegliere? Sì, lo è stato, voglio essere onesta. Ma io voglio passare il mio futuro con te.»

Willas si alzò in piedi, nonostante la gamba offesa, e si chinò per baciarla, appoggiandosi allo schienale della poltrona di lei.

Luned ricambiò, accarezzando il suo volto. Sapeva che lui in quel momento avrebbe desiderato di più ma si sarebbe trattenuto, per rispetto nei confronti di lei e del suo lutto.

«Vuoi… rimanere da sola anche stanotte, immagino…»

«La tua compagnia mi sarebbe di conforto…» Gli accarezzò i ricci castani. Sì, avrebbe gradito la sua compagnia, ma nulla di più.

Lui capì e annuì.

Quando furono a letto, abbracciati, Luned non poté più impedire ai pensieri e ai ricordi di prendere il sopravvento: rivide il volto di suo padre, quel segno rosso attorno al collo, immaginò il suo corpo davanti al tempio di Baelor, con la testa mozzata; ripensò alle sue sorelle, a Sansa e ad Arya, che non aveva nemmeno salutato prima di partire; ripensò a Robb, che in quel momento forse stava combattendo qualche battaglia, e a sua madre; nella sua mente, semi addormentata, confuse le immagini, e ad un certo punto le parve di vedere Robb senza testa sui gradini del tempio. Sussultò, Willas aprì un occhio e la strinse a sé.

Luned era sicura di aver pianto tutte le sue lacrime, invece in quel momento sentì gli occhi inumidirsi di nuovo. Pianse stretta al petto di Willas, a lungo, forse per ore. Solo una volta esausta riuscì ad addormentarsi, tra i singhiozzi.

❅✦❅

Il mattino dopo Willas la lasciò dormire.

Quando si svegliò, era sola nel proprio letto. Il marito le aveva lasciato un biglietto:

Per oggi rimani pure a riposo, mia cara. Mi raccomando, non affaticarti.

Tuo, Willas

Jeyne la raggiunse per aiutarla a lavarsi e vestirsi. Per quel giorno scelse un abito meno accollato ma sempre nero e a maniche lunghe, in pizzo fiorato.

Decise di ritirarsi nella biblioteca. Forse, leggendo sarebbe riuscita a distrarsi un po’.

Sedette in una poltrona accanto al camino, che era spento viste le temperature di quei luoghi, ma la faceva sentire un po’ come se fosse tornata alla biblioteca di Grande Inverno, e iniziò a sfogliare un piccolo volume di racconti.

Aveva deciso di scrivere a Bran e per consolarlo voleva anche riprendere a scrivergli piccole storie, come quando era arrivata alla Fortezza Rossa. Le parve fosse passata un’eternità, invece si trattava di pochi mesi.

Pensò al fratellino, lo immaginò seduto sulla sedia del lord, a fare le veci del padre e del fratello, in assenza di quest’ultimo. Aveva compiuto da poco gli otto anni…

«Siamo dovuti crescere tutti così in fretta…»

Alla fine, non riuscì a concentrarsi troppo sui racconti. Si alzò dalla poltrona e prese a vagare a vuoto tra gli scaffali, finché non notò un grosso volume a lei familiare. Rilegato in modo un po’ diverso, sì, ma si trattava dello stesso libro…

Raggiunse la Sala Grande per il pranzo.

Willas le porse la mano quando raggiunse il tavolo principale: «Stai bene, cara?»

«Va un po’ meglio, grazie. Non avrei mai pensato di dirlo, ma… forse ho letto troppo. Com’è andata la tua mattinata?»

«Sicura di voler parlare di questo? Non sei costretta a partecipare sempre, soprattutto vista la situazione…»

«Ne sono sicura.»

Sedettero uno accanto all’altra.

Willas sospirò: «Mi è arrivata notizia di un gruppo di profughi in arrivo qui nell’Altopiano, sia via mare che via terra. Fuggitivi delle Terre dei Fiumi, rimasti senza casa, senza cibo, a causa dell’esercito di Tywin guidato da Clegane. La maggior parte dei Lord è preoccupata che possano portare disordini. Consigliano di chiuderli fuori.»

«Le Terre dei Fiumi appartengono a mio nonno… è la sua gente. I lord delle Terre dei Fiumi sono devoti a mio fratello.»

«Dobbiamo agire con molta cautela, mia cara. Vorrei accoglierli tutti, vorrei davvero, per amore nei tuoi confronti, ma dobbiamo agire con prudenza. I razionamenti che hai proposto, hanno creato molto malcontento…»

Luned sospirò: «Ci faremo venire in mente qualcosa… cosa dicono tua madre e tua nonna?»

«Stranamente, mia nonna non ha detto nulla. Vuole avere la tua opinione, prima.»

La notizia non la confortò affatto.

Si disse che aveva bisogno di tutte le proprie forze per affrontare la questione, così si servi due bei pezzi di pernice allo spiedo e iniziò a mangiare, più per necessità che per vero appetito.

Finito il banchetto, si voltò verso uno dei servitori: «Per favore, dite a Wylem di raggiungerci nei nostri appartamenti.»

❅✦❅

Wylem rientrò dopo cinque giorni. Insieme a lui, i pochi ma fedeli uomini che aveva selezionato dalla guardia di Alto Giardino.

Luned lo osservò rientrare attraverso la finestra della propria camera e si recò nel proprio salottino privato. Lui non la fece attendere troppo, la raggiunse accompagnato da maestro Lomys.

Dopo essersi chinato e averla salutata come da protocollo, il cavaliere le porse alcuni fogli di pergamena arrotolati e legati con un nastro dorato: «Ecco i dati che avete richiesto, mia lady.»

«Grazie, Wylem. Puoi andare a riposare, adesso.» Non dovette neanche guardarli, si fidava dell’uomo. Lo congedò senza troppe cerimonie e rimase da sola con il maestro.

Willas li raggiunse poco dopo.

«Com’è andata la riunione?»

«Spingono molto perché non abbiamo ancora agito contro i profughi.» Le spiegò il marito dopo averla salutata con un dolce bacio. «Ma quando ho visto Wylem, ho tirato un sospiro di sollievo e sono corso qui il più velocemente possibile.»

«”Corso”?» Luned gli rivolse un sorriso divertito, uno dei pochi negli ultimi giorni.

Lui ricambiò il sorriso: «Per modo di dire, mia cara.»

Lessero assieme i documenti recuperati da Lomys e i dati raccolti da Wylem, tenendo sempre davanti una copia di una mappa dell’Altopiano su cui segnarono punti, lettere, numeri.

Chiesero sempre consiglio all’anziano e fedele Maestro, che non si fece problemi a criticare apertamente alcune decisioni e a correggerli. Dopotutto, loro erano ancora giovani e inesperti, lui invece aveva affiancato Mace Tyrell per anni. Alla fine, parve loro di riuscire a trovare un accordo.

❅✦❅

La riunione avvenne pochi giorni dopo, in presenza dei lord o di coloro che ne facevano le veci.

Il caos esplose quasi subito, la maggior parte della gente era contraria a lasciar entrare dei perfetti sconosciuti.

«Saranno di sicuro disperati dopo ciò che è accaduto loro, nessuno sa cosa potrebbe fare una persona in quelle condizioni!» Esclamò l’anziano Lowther.

Molti gli diedero man forte.

Lady Yelshire, che faceva le veci del marito, partito per la guerra, si alzò in piedi: «Deve esserci un modo. Tutte quelle donne e i loro bambini, lasciati nei boschi a morire di fame o peggio… qualcosa dobbiamo pur fare.»

Molte donne ovviamente concordavano con lei, ma Luned si trovò sorpresa nello scoprire che la maggior parte di loro concordava comunque con lord Lowther.

«Non si tratta solo di donne o bambini, ma anche di uomini. Quasi tutti i nostri sono partiti in guerra, mentre mogli, madri e figlie sono rimaste sole a casa, indifese. Abbiamo già i nostri briganti a cui pensare, dobbiamo lasciare che mascalzoni, banditi e criminali entrino nelle nostre case e approfittino di povere giovani donne?!»

Luned guardò Willas. Lui si alzò e provò a chiedere la calma ma acquietare gli animi richiese molto tempo. Alla fine, il giovane erede Tyrell si fece aiutare da Lomys a recuperare il documento che lui e Luned avevano redatto.

«Io e mia moglie abbiamo provato a programmare un piano in quattro punti da mettere in atto, ovviamente con il vostro consenso, che permetta l’ingresso dei profughi nell’Altopiano con beneficio di tutti.»

Una risata si alzò tra la folla. Era lord Westbrook, non era partito insieme all’esercito di Renly ma aveva mandato con lui i propri tre figli.

«Con tutto il rispetto, mio signore, ma abbiamo già avuto modo di conoscere i decreti impartiti dalle idee di vostra moglie. Oltre al cibo ora vuole toglierci anche le nostre case e la nostra sicurezza, in favore degli uomini di suo nonno materno?»

Un’altra protesta si alzò ad uno dei tavoli: «Ha ragione!»

«Non ci si può fidare della figlia di un traditore!»

Luned si costrinse a rimanere tranquilla, benché iniziasse a sentire il lupo dentro di lei ringhiare e premere per uscire.

«Stai calma, Willas sa come gestire questa gente…»

Invece fu Olenna a parlare, alzandosi: «Lord Westbrook, dopo il decreto di mia figlia, avete sofferto la fame?»

Lui impallidì e anche gli uomini che gli stavano dando man forte si zittirono.

«No? E voi altri?» La Regina di spine passò con lo sguardo tutti gli altri lord e lady lì presenti.

Nessuno fiatò.

«Ditemi, quanto cibo è avanzato dalle vostre tavole, nelle ultime settimane?»

Ancora, nessuno osò rispondere.

Willas prese allora la parola: «E ditemi, Maestro Lomys, quanti razionamenti siamo riusciti a mandare al re Renly per i festini e i banchetti che ha organizzato lungo il suo viaggio nella Strada delle Rose?»

«Il trenta percento in meno di quelle programmate, signore, ma non abbiamo ricevuto lamentele dall’esercito, anzi, pare che l’ultimo banchetto sia stato molto apprezzato dal re ed egli manda i propri ringraziamenti»

Con dati alla mano, nessuno ebbe il coraggio di parlare più, benché Luned comprese da molti sguardi che erano ben lontani dall’acquietare tutti i nobili dell’Altopiano.

«Durante le riunioni degli ultimi giorni, ho raccolto i vostri consigli.» Willas proseguì il proprio discorso. «E li abbiamo utilizzati per mettere su carta alcune idee che potrebbero portare giovamento alle nostre terre e aiutare i profughi delle Terre dei Fiumi, concedendoci così anche l’apprezzamento da parte di Hoster ed Edmure Tully, che ora possiedono di nuovo il controllo di Delta delle Acque grazie a Robb Stark.»

Aprì uno dei fogli, reggendosi in piedi senza bastone solo con la gamba sana: «Grazie a maestro Lomys, e ovviamente alle vostre segnalazioni, abbiamo avuto modo di appurare che molte terre agricole risultano svuotate per via della guerra, la manodopera scarseggia e questo, alle porte della fine dell’estate, rischia di creare problemi alle nostre scorte.»

Ci fu un brusio di assenso.

«Per sopperire a questa mancanza di manodopera, proponiamo di accogliere i profughi delle Terre dei Fiumi come forza lavoro.»

Il brusio si fece più forte, ma stavolta era di totale dissenso.

«Siete dei folli!»

«Donare le nostre terre a degli sconosciuti?!»

Willas si dovette sforzare per riottenere la calma: «Silenzio, per favore! Se mi lasciate parlare, vi sarà tutto più chiaro!»

Quando l’ordine si fu ristabilito, riprese: «Ovviamente, non doneremo le terre ai profughi.»

A quel punto, lasciò la parola a Luned, che si alzò. Si sforzò di parlare con calma davanti a quegli sguardi d’odio: «Sotto mio ordine, alcune guardie di Alto Giardino sono andati incontro ai profughi, li hanno stabiliti poco fuori dai nostri territori e hanno ottenuto i nomi e le generalità di ognuno, delle famiglie, di ciò che trasportano con loro, di quali lavori svolgevano nelle loro terre d’origine. Abbiamo creato un piano con l’obiettivo di stabilire ognuno di loro in un territorio spopolato, in una fattoria o in un allevamento disabitato. Se questa proposta verrà accettata, alla fine della guerra, quando e se i vecchi proprietari torneranno, i loro territori verranno loro restituiti, con un accordo per la divisione delle provviste coltivate durante la loro assenza, e i profughi verranno riportati a Delta delle Acque.»

Lomys si alzò: «Terremo conto dei nomi che abbiamo segnato, dei territori che verranno affidati ad ognuno di loro, così da poter alla fine della guerra riconoscere ai legittimi proprietari i possedimenti di ogni terreno.»

Questo sembrò tranquillizzare qualcuno, ma non tutti: «E come faremo per gli rifornimenti?»

«I profughi potranno tenere una percentuale programmata da tutti noi in accordo dei raccolti e delle produzioni. Tutto il resto finirà nelle casse del Regno, e verrà distribuito in tutto il regno come ci siamo accordati durante l’ultimo decreto.»

Ovviamente, nominare l’ultimo decreto fece insorgere di nuovo la rabbia di molti lord e lady, ma Luned cercò di non farsi intimidire: «In questo modo, tuttavia, possiamo essere sicuri che nel giro di qualche mese le percentuali delle ricchezze dei granai cresceranno di nuovo.»

Questo sembrò calmare qualcuno.

«Inoltre.» Willas intervenne di nuovo. «Tra molti di questi profughi ci sono lord che hanno perso i loro castelli, guerrieri e cavalieri sia giovani che anziani. Essi verranno accolti qui ad Alto Giardino, in cambio formeranno una guarnigione di controllo per tenere d’occhio i profughi e il loro comportamento qui nell’Altopiano. Saranno autorizzati a praticare sanzioni e a riferire subito a noi l’infrazione di qualunque regola. In quel caso, chi le ha infrante, verrà subito cacciato e rimandato indietro nelle Terre dei Fiumi sotto scorta.»

Si alzarono molte voci di assenso.

«Come sarebbero distribuiti questi profughi?»

Lomys a quel punto prese la parola: alcuni fabbri o apprendisti tali sarebbero stati smistati nelle varie botteghe dell’Altopiano, per dare man forte alle produzioni di armi, che erano ovviamente cresciute con l’arrivo della guerra; lo stesso per molti altri produttori, che fossero di cibo, di stoffe e sete. Madri vedove con figli piccoli avrebbero ricevuto vitto e alloggio in cambio di aiuto nei lavori prettamente femminili.

«Ovviamente, contiamo sul vostro appoggio per trovare loro una dimora stabile.» Willas interruppe il maestro solo per un momento.

Poi, arrivò la distribuzione delle terre: famiglie composte da madri, padri e figli avrebbero ricevuto le fattorie rimaste vuote, giovani abbastanza in forze sarebbero stati mandati come garzoni e braccianti in quelle ancora abitate ma senza forza lavoro.

Tre furono i luoghi prettamente colpiti dal decreto: la Torre Acquechiare di casa Florent, i confini Settentrionali dei Rowan, le Terre dei Meadwos, nella Valle Erbosa.

Lady Rowan non parve dispiaciuta dall’idea: «Era da tempo che mio marito valutava di creare nuove terre coltivabili, nuova forza lavoro ci sarà utile ora che la maggior parte dei giovani è in guerra.»

Anche i Meadwos non ebbero nulla in contrario: «Con il viavai dell’esercito di re Renly lungo la Strada delle Rose, ci servirà non poco aiuto. Anche io sono d’accordo.»

Ovviamente, lady Melara Crane, moglie di lord Florent, non sembrava molto contenta. Era chiaro che prendeva quel decreto come un tentativo di imporre ancora una volta la volontà dei Tyrell sulla loro famiglia, nonché un modo per tenerli d’occhio.

Alla fine, tutti gli accorgimenti presi da Willas, Luned e dal loro concilio convinsero la maggior parte dei rappresentanti delle famiglie. Il decreto venne approvato, seppur non all’unanimità.

Alla fine della riunione, Luned si ritirò nelle proprie stanze per riposare, con un misto di sollievo e di agitazione. Il progetto era riuscito, ma sapeva anche che lei e Willas si erano creati nuovi nemici.

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