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La luce proveniente dalla vetrata rossa del Padre si posò su Renly Baratheon in una scenografia perfetta, che le fece pensare quasi l’orario fosse stato scelto di proposito per permettere quell’effetto. La cosa non l’avrebbe affatto sorpresa.
Renly indossava la sua armatura verde sopra un completo dorato, senza il suo elmo con corna di cervo. Ci pensò la corona a sostituire l’elemento: un anello di rose dorate con una testa di cervo scolpita nella giada posizionata sulla fronte.
«Ha deciso di adottare i colori di casa Tyrell per ottenere ancor di più il favore degli alleati.»
O forse, lo aveva fatto solo per amore nei confronti di Loras. Con Renly, non si poteva mai dire, agli occhi di Luned appariva a volte intelligente e sveglio, altre impulsivo e infantile.
Aveva avuto modo di conoscere meglio Renly Baratheon in quei giorni.
Un uomo buono, di questo ne era certa. Che fosse gentile, carismatico e affascinante, ormai lo avevano capito tutti, e questo lo rendeva un uomo amato… avrebbe potuto davvero essere un buon re, Loras avrebbe potuto avere ragione. Molte sue scelte, tuttavia, Luned non le trovava condivisibili.
Renly le aveva concesso di partecipare alle riunioni del proprio personale concilio, che poi era lo stesso di Alto Giardino, aveva voluto il suo consiglio, i suoi pareri, per qualche motivo. Forse per farle comprendere che desiderava davvero il suo appoggio e quello della sua famiglia? Questo le aveva fatto piacere, e Olenna aveva apprezzato il gesto ma lei ci aveva messo del tempo per decidere se accettare o meno.
«Sai anche tu che rischierei di scontrarmi con lui, Willas.» Aveva detto al marito una sera, mentre erano a cena da soli nei loro nuovi appartamenti. «Ma non voglio impormi in alcun modo su di lui o su tuo padre, non è mia intenzione.»
Il marito l’aveva invece spronata ad accettare: «Sei una donna intelligente, Luned, e molto più di tanti uomini chiusi quella sala.» L’aveva guardata negli occhi. «C’è bisogno che tu imponga i tuoi pensieri e li spinga a ragionare. Il futuro che vuoi tu è lo stesso che voglio io.»
Dal giorno dopo, aveva iniziato a portarla quasi sempre alle riunioni e Luned, con il tempo, aveva imparato a non avere paura di dire la propria. Aveva capito di non essere apprezzata, soprattutto da Vortimer Crane e Ser Igon Vyrwel, che non accettavano che una ragazzina parlasse loro a quel modo. Maestro Lomys, invece, aveva pian piano preso il posto di Luwin nella sua vita, l’aveva aiutata ad ambientarsi, era sempre pronto a consigliarla e darle pareri. In quei momenti, le era accanto tanto quanto Willas e Olenna e le dava coraggio.
Renly a volte le dava ascolto, altre ignorava del tutto i suoi consigli, con educazione, si intende.
«Un bambino.» Si era resa conto Luned. «È solo un bambino.»
E gli uomini di cui si circondava non erano tanto diversi, cavalieri giovani, che avevano combattuto al massimo uno o due tornei ma mai una vera guerra. Nell’esercito erano presenti anche cavalieri e soldati navigati ma Renly non dava loro tanta attenzione quanto la dedicava agli altri, più vicini alla sua età, desiderosi di dimostrarsi all’altezza delle aspettative, sicuri di compire grandi imprese.
«A cosa servono tanti uomini se poi ognuno di loro vale meno della metà dei nomi che affronteremo?»
Barristan Selmy, Jaime Lannister, Sandor e Gregor Clegane erano solo alcuni dei nomi al servizio dei Lannister, e ognuno di loro valevano più della maggior parte dei giovani vicini a Renly. Non c’era da sorprendersi se Wylem aveva rifiutato di unirsi a loro e aveva preferito venire nominato guardia personale di Luned e Willas.
“Seguirò in battaglia solo un vero uomo.” Le aveva detto. “Uno come vostro padre.”
Non poteva non comprenderlo. Forse Renly avrebbe potuto diventarlo, un vero uomo, ma gli serviva ancora tempo. Una battaglia vera, per rendersi conto di cosa fosse realmente la guerra. A tutti loro.
Il septon, emozionato all’idea di svolgere un ruolo così importante, che di solito sarebbe toccato all’Alto Septon del tempio di Baelor, pose la corona sul capo del giovane e recitò le parole di rito: «Nel nome del Padre, del Guerriero e del Fabbro, io ungo questo capo e vi pongo questa corona. Che il Padre ti conceda la saggezza per guidare il Reame, il Guerriero la forza per proteggerlo e il Fabbro la perseveranza per governarlo. Popolo dei Sette Regni, dinanzi agli dèi e agli uomini, io proclamo quest’uomo Re Renly Baratheon, Primo del Suo Nome, Re degli Andali, dei Rhoynar e dei Primi Uomini, Signore dei Sette Regni e Protettore del Reame!"
«Lunga vita al Re! Che il suo regno sia lungo!»
«E un regno di pace.» Pregò Luned. Applaudì e si unì agli incitamenti.
Renly sedette sulla sedia dalla struttura dorata preparata per lui davanti all’altare. Lì, uomini e donne appartenenti alle famiglie nobili dell’Altopiano si avvicinarono per rendergli omaggio. Si chinarono, baciarono il suo anello, chiesero la sua benedizione e gli augurarono di vincere presto la guerra e governare a lungo nei Sette Regni.
Luned e Willas si avvicinarono con calma, vista la situazione della gamba di quest’ultimo.
«Vostra altezza…» Si inchinarono
Renly si alzò e poggiò le mani sulle spalle di entrambi: «Non dovete essere tanto formali. Saremo fratelli entro poche ore. Alzatevi e rimanete al mio fianco, come il resto della famiglia.»
Obbedirono. Si posero a fianco a lui, insieme a Mace Tyrell, che indossava con orgoglio una spilla a imitazione di quella del Primo Cavaliere.
Olenna Tyrell si unì con loro ma tutt’altro che contenta, chiunque la conoscesse poté dirlo e lei di certo non fece nulla per nasconderlo.
Il resto della famiglia si divideva tra chi era felice di quell’alleanza e chi era indifferente o poco convinto. Solo una cosa era certa: Renly Baratheon piaceva al popolo.
Aveva radunato uomini da tutto l’Altopiano e le Terre della Tempesta avevano risposto al suo richiamo senza esitazione.
«Quantomeno, non si può dire che il suo non sia un grande esercito…»
Ma non erano i numeri a spaventare Luned, quanto la personalità lunatica di Renly e il fatto che sembrasse prendere tutto come un gioco.
Robb, tramite lettere, le aveva raccontato certe atrocità…
«Luned?»
Non sentì Willas chiamarla finché non fu scossa con delicatezza su una spalla.
«Scusa, Willas. Ero pensierosa…»
«Me ne sono accorto. Sicura di stare bene?»
Lei annuì.
La sedia venne portata via, tutti ripresero i propri posti e Renly si posizionò in piedi davanti all’altare. Loras, accanto a lui, teneva tra le braccia un mantello con i colori di casa Baratheon e un grande cervo nero incoronato di rose al centro.
Mace Tyrell uscì dal tempio.
Quando rientrò, teneva sottobraccio la figlia, Margaery, stupenda in un abito prettamente dorato con rose ricamate in verde e tessuti di seta di Myr che uscivano dalle maniche e da sotto la gonna. Portava al collo un gioiello dorato con al centro una pietra di giada. Luned lo aveva fatto fare apposta per lei in vista dell’incoronazione, per ringraziarla di tutti gli abiti e i gioielli che la famiglia le aveva donato da quando era giunta ad Alto Giardino.
Era la sposa più bella che avesse mai visto e doveva ammettere che, uno accanto all’altra, Renly e Margaery, davanti all’altare, apparivano come una coppia da sogno, per chi sapeva poco su di loro. Lo sguardo di Luned cadde su Loras, accanto a Renly.
Era come se Margaery sostituisse il fratello e svolgesse le promesse per lui.
Il mantello verde e dorato della sposa fu sostituito da quello oro e nero dei Baratheon.
«Con questo bacio io ti prometto il mio amore e ti prendo come mio signore e marito.»
«Con questo bacio io ti prometto il mio amore e ti prendo come mia signora e moglie.»
Il bacio fu abbastanza credibile per il pubblico.
«Se solo sapessero…» Ma non sapevano.
Erano solo desiderosi di vedere la loro amata Margaery come regina.
I due sposi uscirono dal tempio. La sposa tenne sottobraccio Renly tutto il tempo e gli sorrise, lui la trattò con tutta la cortesia del caso e la aiutò a salire in carrozza.
Luned salì sulla carrozza subito dietro, insieme a Willas e a Garlan e Leonette. La gente fuori, al passaggio, salutava e gridava i nomi dei due nuovi sposi con gioia.
«Regina Margaery!» Avevano già iniziato a chiamarla.
«La nostra bella regina!»
«Re Renly!»
«Sembrano totalmente ignari di ciò che sta per arrivare.» Mormorò.
Eppure, lo sapevano tutti. Ma in quel momento gli occhi, le menti, erano solo per quel felice evento.
Avrebbe tanto voluto avere la loro spensieratezza.
«Non preoccuparti, Luned.» Garlan le rivolse un sorriso comprensivo.
Era un guerriero, prendeva molto più seriamente il tutto, benché anche lui non avesse mai combattuto una vera guerra. Tuttavia, Luned trovava consolatorio il fatto che almeno lui sembrasse avere un po’ di sale in zucca. Garlan era uno che si allenava contro più avversari in contemporanea perché “dubitava in una vera battaglia si sarebbe trovato ad affrontare un solo uomo alla volta”.
«Tuo padre sarà libero prima che tu possa accorgertene.»
«Lo spero davvero, Garlan. Lo spero davvero… è tutto ciò che chiedo…» Riabbracciare la sua famiglia, sana e salva.
Il banchetto fu molto più sfarzoso di quello del suo matrimonio. Mace Tyrell non aveva badato a spese. Vi erano quasi tre tavolate in più e le cucine avevano dovuto lavorare il doppio.
«Luned.» Willas le mise nel piatto un pezzo ben cotto e succulento di maialino da latte. «So che non è facile.» Le strinse la mano. «Ma cerca di rilassarti e di mangiare qualcosa stasera, va bene?»
Lei prese un grosso respiro e cercò di rilassare le spalle e la schiena: «Va bene.» Almeno questo, glie lo doveva. Non si era ancora abituata del tutto alla vita coniugale ma doveva iniziare ad entrare nell’ottica che la sua vita non riguardasse più solo lei, ma anche il marito.
Addentò la fetta di carne e cercò di assaporarla: «Delizioso.»
«Vero?» Lui le sorrise e iniziò a mangiare a sua volta. Le versò del vino, fu galante e dolce come sempre.
Si rilassò, non prestò più tanta attenzione ai due sposi al centro della tavola e alla loro recita di coppia perfetta, ebbe occhi solo per Willas. Si tennero per mano, bevvero, scherzarono a vicenda e si godettero la cena.
«Sei splendida, stasera.» Le sussurrò. «Più della sposa.»
Luned cercò di nascondere un certo imbarazzo al complimento. Quella sera indossava un abito malva chiaro. Willas la adulava sempre, a volte in solitudine, a volte in gruppo e in questi ultimi casi si sentiva troppo al centro dell’attenzione.
Renly si alzò, porgendo la mano a Margaery che accettò con grazia e un grande sorriso in volto ed entrambi iniziarono a volteggiare al centro del giardino, nei loro abiti oro e verdi. Erano entrambi bellissimi.
Garlan e Leonette seguirono subito dopo e anche Mace e Alerie.
Loro rimasero seduti a godersi il dessert, in tranquillità. Finché un giovane all’incirca della loro età non si avvicinò: aveva lunghi capelli castani, legati in una coda, e occhi verdi.
«Mi scusi, mio lord.» Si voltò verso Willas. «Posso avere l’onore di invitare vostra moglie a danzare con me?»
Willas si voltò verso di lei e le sorrise: «Vai pure. Divertiti.»
Luned avrebbe voluto rimanere lì con lui ma non voleva sembrare scortese e accettò la mano che il giovane le porgeva.
«Voi siete, mio signore…?» Chiese mentre raggiungeva il centro del giardino con lui.
«Ser Alyn Kidwell, per servirvi, mia lady.»
«Il secondogenito di lord Kidwell, giusto?»
«Esattamente.»
Kidwell. Edera rampicante verde pallido su muratura nera. Una casa minore di Alto Giardino. Tuttavia, il giovane non aveva nulla da invidiare a molti cavalieri della sua età di casate maggiori. Aveva il fisico di un giovane che si allena costantemente, un bel viso, grandi occhi. Di certo si trattava di un ragazzo affascinante, doveva avere molte pretendenti. Perché aveva chiesto di ballare proprio a lei? Di sicuro c’era la fila…
«Desideravo conoscere la nuova lady di Alto Giardino.»
«Non sono la nuova lady. Non ancora. Mi auguro di non diventarlo tanto presto, auguro a Mace Tyrell una vita lunga e in salute.»
«Sta per andare in guerra e voi e suo figlio Willas prenderete il suo posto.»
«Willas prenderà il suo posto, non io. Ci sarà ancora Alerie Hightower a supervisionare tutto.»
Non capiva dove quel giovane volesse arrivare con quel discorso. Voleva forse insinuare qualcosa? O era solo molto arrogante? Di certo, non aveva peli sulla lingua.
Lui le sorrise, divertito: «Siete molto modesta. O sapete come pretendere di esserlo...»
Ebbe la sua risposta. Quel ragazzo era chiaramente un giovane arrogante e presuntuoso… come osava fingere di sapere chi fosse lei o cosa le passasse per la testa? E poi, aveva davvero il coraggio di parlare così alla sua futura lady? Luned avrebbe potuto giurare di vederlo già caduto in battaglia per aver rischiato troppo, tradito dalla propria sicurezza…
«Mi dispiace essere mancato al vostro matrimonio ma mi dicono che è stato piacevole.»
«Molto.» Cercò comunque di mantenere un tono cortese e di nascondere il proprio disappunto: «I Tyrell sono stati davvero gentili. Mi hanno accolta con calore.»
«Oh, non ne dubito. E procede tutto per il meglio, spero.»
«Intendete a parte la guerra?»
Lui accennò un sorriso divertito: «Sì, a parte la guerra…»
«E il fatto che mio padre sia ancora incarcerato nella Fortezza Rossa e potrebbe essere condannato per tradimento da un momento all’altro?» Lo guardò con freddezza negli occhi: «E che mio fratello Robb a quattordici anni stia guidando un esercito per andare a liberarlo, rischiando la vita in prima linea ogni giorno?»
A quello il ragazzo non rispose e il suo sorriso gli si gelò sul volto. Luned continuò: «E la consapevolezza che le mie sorelle sono prigioniere lontane da casa loro, da sole, spaventate e tenute come ostaggi?» A quel punto interruppe la danza. «Il mio matrimonio procede felice, grazie.» E accettò a quel punto la mano di Garlan che andò in suo supporto vedendola nervosa.
Era sempre attento e premuroso, come se si trattasse di una sorella cresciuta con lui da sempre.
«Il giovane Kidwell è noto per essere un cavaliere presuntuoso, Luned. Non ti far toccare sul personale dalle sue parole.»
«Non dirmi che alcune ragazze ci cadono davvero, alle sue stupidaggini.»
«Purtroppo, molte sì.»
Luned non riuscì a crederci. Quel tipo era così villano… cercò di distrarsi ballando prima con Garlan, poi con Loras e infine anche con Renly stesso che le sorrise.
«Spero tu ti stia divertendo.»
«A momenti alterni… e tu? Il tuo matrimonio è come lo immaginavi?»
«Sì, direi di sì. All’incirca…»
Luned notò che il suo sguardo cadde su Margaery che danzava con il fratello Loras. Capì subito qual era l’unica cosa che non andava, in quella giornata…
«Sei proprio sicuro di questa scelta, Renly…? Mi scusi… vostra altezza?»
Lui sorrise: «Non perderti in queste formalità con me. Non quando stiamo parlando tra noi. Comunque sì, sono sicuro. Non preoccuparti, Luned. Ho promesso di riportarti tuo padre e lo farò, partiremo domattina presto. Dopo la notte di nozze.»
«Sicuro di farcela?»
«Una volta recuperati gli uomini da Capo Tempesta…»
«Parlo della tua notte di nozze.»
Lui si bloccò un momento, poi si fece serio: «Sappiamo già cosa fare…»
Luned annuì. Nessuna critica, alcuna protesta, si limitò a fargli un cenno d’assenso. Il ballo si interruppe.
Prima che potesse tornare a sedersi, Willas la raggiunse. Le prese una mano: «Credo non se ne renderà conto nessuno se manchiamo per la messa a letto…»
Luned accettò subito la sua mano e insieme si diressero verso i loro appartamenti del castello.
Da quando erano sposati, avevano una zona tutta per loro nella Fortezza delle Rose, con una sala che chiamavano Sala dei Salici per via degli affreschi sulle pareti, confortevole e accogliente.
Willas non aveva mai dormito nel proprio letto da quando si erano spostati lì, passavano ogni notte assieme, nella camera di lei.
Era una camera da letto con baldacchino, tende celesti, piante e fiori ovunque che a Luned ricordavano quelle della stanza di sua madre, e il soffitto dipinto come un cielo limpido con nuvole e rondini.
Anche quella notte, Willas si infilò nel suo letto.
Luned non era sicura di come stesse andando la prima notte di nozze di Margaery, ma era pronta a giurare che la propria, di notte, fosse perfetta. Riuscì a svuotare la mente da ogni preoccupazione, ogni pensiero negativo svanì, si concentrò solo su Willas, sulla sua dolcezza, sul suo calore…
Quando infine si stesero, abbracciati l’uno all’altra, con le dita di lui che le accarezzavano delicatamente la schiena e quelle di lei poggiate sul suo petto, Luned si chiese quanto tempo ci sarebbe voluto prima di riuscire ad avere un figlio. D’istinto, la sua mano scese a poggiarsi sul proprio ventre.
Willas notò subito il gesto, poggiò una mano sulla sua: «Cosa ti turba?»
«Nulla, mi chiedevo solo…» Abbassò lo sguardo, imbarazzata dalle proprie preoccupazioni. «Spero di riuscire a darti figli forti… che possano dare a tuo padre la certezza di avere un erede, nel caso la guerra dovesse durare troppo a lungo e rivelarsi più pericolosa del previsto per lui…»
«Luned, non devi avere questo tipo di preoccupazioni.» Willas le poggiò una mano sul viso. «Sono certo sarai una moglie fantastica, una madre fantastica, una lady fantastica per Alto Giardino. Devi smetterla di dubitare di te stessa…»
Era vero, Luned dubitava molto di sé stessa. Finché era con le proprie sorelle, doveva atteggiarsi da sorella maggiore, da seconda madre, cercare di essere forte per appoggiare il padre ed educarle, ma la sua vita era cambiata dal giorno alla notte e… doveva dimostrare di essere all’altezza del ruolo che era destinata ad occupare.
«Mi basta che tu sia dalla mia parte. Non ho bisogno di avere fiducia in me se ci sei tu, a farlo…» Poggiò le labbra su quelle di lui e si lasciò andare di nuovo fra le sue braccia.
Willas la sollevò portandola sopra di sé, la guidò tenendola per i fianchi, con pazienza, lentamente. Non avevano mai fretta, si prendevano il loro tempo, godendosi ogni istante insieme.
❅✦❅
Osservò l’esercito partire. Affacciata alla balconata della propria stanza, li guardò finché non uscirono dal cancello del cortile. Margaery cavalcava in prima fila accanto a Renly, subito dietro di loro Loras e Garlan e Mace Tyrell.
Quando Luned si era svegliata, Willas non era lì. Infatti, in quel momento si trovava in cortile per veder partire la sorella, i fratelli e il padre, accanto alla madre che aveva le lacrime agli occhi ma si tenne composta e solenne. Olenna Tyrell non era lì per veder partire il figlio.
Lei aveva preferito non mostrarsi, lasciando alla famiglia quel momento per salutarsi.
Willas si voltò, il braccio attorno alle spalle della madre per rassicurarla, per rientrare dal portone. Alzò lo sguardo verso la sua finestra, Luned gli fece capire con un cenno della testa che era giusto in quel momento stesse accanto a lei e rientrò in camera.
«Jeyne?» Chiamò.
«Sì, mia signora?»
«Prepara il bagno per favore e aiutami a scegliere dei vestiti per la riunione di oggi.»
Lei e Willas quel giorno prendevano ufficialmente il controllo dell’Altopiano, seppur sotto la supervisione di Alerie. E lei non intendeva di certo scavalcare la madre. Voleva però stare vicino a Willas e supportarlo, non le importava cosa pensassero Crane e Vyrwel.
Entrò nella Sala Grande. Jeyne l’aveva aiutata a scegliere una sottoveste nera con sopra una veste azzurra, non troppo scollata e con maniche a tre quarti, un abito bello ma anche semplice e solenne. Senza dire nulla, e ignorando le occhiate del maestro d’armi e del capitano delle guardie, si sedette tra Willas e maestro Lomys.
Non prese parola, nella prima ora, limitandosi ad ascoltare per capire. Dopotutto, non si era mai ritrovata ad assistere ad una riunione dovuta ad una crisi di guerra. Voleva imparare e non interruppe nemmeno Vyrwel, lasciando che parlasse e dicesse la propria. Dopotutto, era lui l’esperto in materia e Willas seppe come confrontarsi con lui.
Quando però gli argomenti toccarono l’arrivo dell’inverno e il conteggio delle scorte, che avrebbero potuto finire toccate per via della guerra, non poté rimanere indietro.
Alerie propose di attingere alle scorte destinate alla Capitale, ma Luned avrebbe voluto evitarlo.
«Se vinciamo la guerra, a quel punto dovremo riprendere a mandare loro vettovaglie. Approdo del Re alla fine della guerra sarà devastata, se vogliamo che i cittadini appoggino la salita di Renly al trono dovremo fare in modo che lui possa garantirgli cibo e sicurezza.» Sospirò. «Questa guerra proprio alla fine dell’estate non ci voleva…»
Secondo i rapporti, nel migliore dei casi le scorte dei Sette Regni avrebbero potuto gestire un inverno lungo massimo cinque anni. La Grande Estate era durata dieci, lunghissimi anni e secondo la tradizione ad un’estate lunga seguiva un inverno altrettanto lungo. Cinque anni… non era sufficiente.
«Alto Giardino può reggere.» Intervenne Crane. «E così tutti i castelli dell’Altopiano.»
«E i contadini?» Luned si voltò verso di lui.
«Non possiamo salvare tutti, mia signora.»
«Ma possiamo provarci.» Luned lo osservò con freddezza e un pizzico di disgusto. «Se non fosse stato per quei contadini, quel grano nei nostri capanni non ci sarebbe nemmeno. Non lasceremo che parte della popolazione finisca sterminata, per lo più con il rischio che, finito l’inverno, non ci siano più contadini ad occuparsi dei raccolti.»
«Cosa proponi, Luned?» Willas si voltò verso di lei.
«Dobbiamo iniziare un razionamento delle scorte già da adesso.»
«Il popolo non accetterà mai…» Vyrwel provò a ribattere.
«Chi ha parlato del popolo?»
Un silenzio agghiacciante cadde nella sala.
«Mi odiano ancor di più…»
«Oh, bambina mia, non hai idea di quanto odio io abbia raccolto nel corso degli anni!» Olenna le batté una mano sulla spalla del braccio che la aiutava a sostenersi.
Luned poteva ben immaginarlo.
«Hai avuto coraggio e c’è bisogno di persone come te e mio nipote alla guida di questa famiglia.»
Da parte della Regina di Spine era un grande complimento, tuttavia… Crane e Vyrwel, i loro sguardi d’odio, Luned non li avrebbe mai dimenticati.
«Qualunque scelta compirai nella tua vita, Luned, ci sarà sempre qualcuno a cui farai del torto e che ti odierà. Inizia ad abituarti da adesso, e non verrai mai presa alla sprovvista.»
Una verità cruda ma dovette ammettere che il consiglio era saggio e le conveniva ascoltarlo.
Forse i nobili dell’Altopiano inizialmente avrebbero preso a male il fatto di dover cedere un po’ della loro parte di raccolto per il bene delle scorte invernali, ma sarebbe stato solo temporaneo… e non avrebbero rischiato di perdere braccianti e lavoratori. L’impatto sarebbe stato temporaneo, avrebbero comunque continuato a vivere una vita di lusso, la differenza sarebbe stata pressocché nulla visto tutto il cibo che avanzava in continuazione dai banchetti.
Solo quella mattina, Willas aveva mandato a distribuire il cibo avanzato dal matrimonio ad Alto Giardino, che sarebbe bastato per tutte le famiglie di contadini dell’Altopiano.
Il maestro d’armi e il capo delle guardie le superarono con passo affrettato e nervoso, come a voler sottolineare il loro disappunto. Luned cercò di ignorarli e si voltò verso Willas che stava finendo di parlare con maestro Lomys mentre uscivano con calma dalla Sala Grande.
Luned cercò di concentrarsi sul marito, sul sorriso dolce che le rivolse, ma mentre ricambiava avvertì un improvviso giramento di testa. Il suo cuore si fermò, solo per un momento, e quando si riprese si ritrovò ad appoggiarsi al muro per non cadere a terra.
Sentì le voci allarmate di Olenna e Willas ovattate, lontane, con la coda dell’occhio vide maestro Lomys correre verso di lei. A sovrastare quelle grida, un ululato, lontano, etereo, e tutti i cani di Alto Giardino e i lupi del bosco iniziarono ad ululare e abbaiare, come se piangessero una tragedia appena avvenuta.
«Sicura di stare bene?»
«Per l’ennesima volta, Willas, è stato solo un capogiro.»
Lui non sembrava affatto convinto. Non lasciò il suo capezzale nemmeno per un momento mentre maestro Lomys le faceva un controllo completo.
«Deve essere stato solo un momento di stanchezza dovuto al caldo.» Concluse l’anziano, una volta finito di controllarla. «Per sicurezza, vi darò qualcosa per tenervi su. Ma per il momento, consiglio un po’ di riposo.»
«Siete sicuro non sia nulla di grave, maestro?»
«Non preoccuparti, mio lord. Sono state giornate stressanti per la tua sposa e molto frenetiche, con questo caldo è facile avere qualche momento di mancamento.»
Solo a quelle parole Willas sembrò calmarsi. Aveva molta fiducia nell’anziano maestro che lo aveva cresciuto e istruito.
Luned gli strinse la mano: «Vai pure, hai molte cose da fare. Rimarrà Jeyne con me.»
«Ma…»
«Il tuo dovere nei confronti di Alto Giardino è la cosa più importante.»
Con rammarico, lui rispose con un cenno d’assenso ma esitò prima di lasciarla sola.
«Dormite bene, lady Luned?» Le chiese Lomys quando rimasero soli.
Sorpresa dalla domanda, fu tentata di rispondere con una bugia ma si sentiva in colpa a mentire all’uomo che si stava preoccupando tanto per lei: «No… spesso faccio sogni inquieti.»
«In questo periodo di tensione, immagino sia normale. Per sicurezza, posso darvi qualcosa per dormire la notte e poi qualcosa per tenervi su la mattina.»
Per quella sera, le diede dell’essenza di Belladonna e pochi istanti dopo Luned cadde in un sonno profondo.
❅✦❅
Scendeva lungo le scale della cripta di Grande Inverno. Pioggia la precedeva, fermandosi ogni tanto ad aspettarla, uno sguardo triste, uggiolando.
«Pioggia… cosa succede?»
Ma il meta-lupo non le rispose e proseguì a farle strada. Giunsero in fondo. Luned continuò a muovere la torcia illuminando i volti dei propri antenati dai cui occhi colava qualcosa, le gocce che cadevano a terra sembravano creare un ritmo inquietante.
«Lacrime.»
«Perché state piangendo…?»
I lupi scolpiti ai loro piedi voltavano le teste, osservandola camminare lungo il corridoio come se stesse svolgendo una macabra processione e Pioggia fosse la sua guida, destinata ad accompagnarla verso un obiettivo specifico.
Luned continuò. Si fermò davanti al volto di suo nonno Rickard. Lui e il figlio Brandon piangevano, proprio come le altre statue, se non di più, e sua zia Lyanna… il suo volto era il più sofferente di tutti. Le parve quasi di sentire i suoi singhiozzi. Poi, guardò avanti a sé.
Pioggia si unì insieme ad altri sei metalupi, tutti disposti in semicerchio davanti alla conca vuota accanto a quella dove riposava Lyanna. Dietro ogni lupo, una figura.
«Robb…?» Si avvicinò al gemello ma lui aveva gli occhi puntati davanti a sé, colmi di dolore. Era cresciuto, si rese conto Luned, iniziava a portare una barba scura, diversa dal colore fulvo dei suoi capelli, che lo rendeva più simile a loro padre. Jon era lì anche lui, accanto a Robb, poi Sansa, Arya, Bran che era in piedi, in qualche modo… anche loro apparivano diversi, Sansa non era più la bambina sorridente di un tempo. Piangeva. Piangeva a dirotto, il suo sguardo era vuoto. Arya aveva i capelli corti ed era vestita da maschio. Brandon… qualcosa sporgeva sulla sua fronte ma Luned non riuscì a vedere di cosa si trattasse. Rickon, il piccolo Rickon, appariva feroce quanto il suo metalupo. Tutti i loro occhi, azzurri o grigi, erano puntati verso la conca con orrore, tristezza, disperazione. Luned, vedendo che nessuno di loro le rispondeva, si voltò. E lì lo vide. La realizzazione la colpì come un colpo di spada dritto al cuore, la torcia le cadde di mano.
«No…» Provò a fare un passo avanti.
Suo padre le sorrideva, posizionato lì, dove avrebbe dovuto essere la sua statua un giorno. Un giorno che lei aveva sempre sperato fosse lontano, irraggiungibile…
Aveva gli occhi tristi, nonostante il sorriso sul suo volto, era magro, pallido, storto per via della ferita alla gamba… e attorno al suo collo…
«Padre…» Qualcosa di non visibile non le permise di raggiungerlo. «Padre!» Poggiò le mani su quella superficie solida e invisibile.
«Mi dispiace, figlia mia, ti ho deluso…»
«No, no! Non può essere…! Ti prego, devi resistere, Renly sta arrivando… devi resistere!» Ma mentre parlava, lei stessa si rese conto che non ci fosse più nulla da fare. Quel segno netto attorno al collo, sanguinante, non lasciava spazio ai dubbi.
«Sii forte. So che avevo promesso che non ti avrei più lasciato portare i miei pesi, Luned, e mi dispiace non essere riuscito a mantenere la mia parola…»
Lei scosse la testa. Non voleva ascoltare, non poteva ascoltare. «Si tratta di un brutto sogno… è tutto un brutto sogno…» Ma dentro di sé sapeva non fosse così.
«Lascio tutto nelle vostre mani, figli miei. Vi amo, più di ogni altra cosa al mondo. Tutti voi.»
La sagoma di Eddard Stark iniziò ad allontanarsi. No… erano loro che venivano spinti via, mentre attorno a loro tutto sbiadiva.
«No… padre!» Luned provò ad allungare verso di lui un’ultima volta la mano, in un gesto disperato.
«PADRE!» Si svegliò tra le lacrime, sudata, piangendo disperata, un dolore al petto più forte di qualunque sensazione avesse mai provato.
Jeyne accorse, preoccupata, in camicia da notte. Quanto aveva dormito…?
«Mia signora? Tutto bene?» Recuperò una pezza e la bagnò nell’acqua fredda del catino, iniziando a passarla sul suo volto rigato dalle lacrime e sulla fronte e sul collo.
Luned non riuscì a trattenere il pianto, il suo corpo era scosso dai singhiozzi, Jeyne gridò ad un’altra servitrice che era accorsa di andare a chiamare il dottore. Giunse anche Willas, dalla propria camera, e le si sedette accanto cercando di capire cosa stesse accadendo, di farla parlare ma lei non riuscì a mettere assieme le parole, i pensieri e le emozioni finché Lomys non giunse e la aiutò a bere una qualche sostanza che, pian piano, le rilassò i nervi.
Willas la strinse a sé, occupandosi personalmente di passarle la stoffa bagnata sulla fronte e sul collo: «Luned… non farmi preoccupare… cos’è accaduto?»
Lei appoggiò la testa contro la sua spalla e riuscì a mormorare solo una parola: «Padre…»