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Creato il 19/08/2026, 22:41 · Aggiornato il 19/08/2026, 22:44

Capitolo 21: L'Attentato

@daisy_eastDaisyEast
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Contenuto sessuale esplicito
  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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“Mia cara sorella. A quest’ora la notizia dovrebbe già esserti arrivata. Mi dispiace non essere stato io stesso a scriverti ma volevo che tutto fosse fatto come si deve. La situazione attuale mi costringe a scelte difficili, cosa di cui sono certo tu sia ben consapevole e che capirai. Non è stata una mia idea proclamarmi Re del Nord, sono stati i nostri vassalli a volerlo. Non credere io mi senta all’altezza di tale compito, ma farò del mio meglio per non deluderli. So che questo potrebbe causarti dei disagi, Luned, ed è e rimarrà sempre un peso sulla mia coscienza. Ma so che tu avresti fatto lo stesso al posto mio e questo mi rincuora. Non ti obbligherò ad appoggiarmi, tu hai i tuoi doveri da compiere ad Alto Giardino come io ho i miei da perseguire qui. Mi manchi, Luned. Vorrei fossi qui, vorrei essere con te, piangere assieme la morte di nostro padre. Anche nostra madre lo vorrebbe, sente la mancanza delle sue figlie ogni giorno. C’è Pioggia con me. Benché sia sempre insieme a Vento Grigio, ed entrambi mi abbiano salvato la vita più di una volta in battaglia, so che con il suo cuore è lì con te, dove dovrebbe essere. Se saremo fortunati, riuscirete presto ad essere di nuovo insieme. Vorrei poterti dire di più ma vista la situazione attuale sarebbe rischioso. Per il momento, ti saluto qui. Prego ogni notte perché questa guerra finisca presto, così da essere di nuovo tutti insieme. Con affetto,

tuo fratello Robb.”

Luned ripiegò la lettera e la ripose nel cassetto del proprio scrittoio. Lo chiuse a chiave e infilò quest’ultima nella tasca.

Sentì la porta aprirsi. Era Willas: «Mia cara. Jeyne mi ha avvertito che stamattina sei stata male.»

«Oh, non preoccuparti.» Luned si alzò. «Credo di aver semplicemente fatto indigestione al banchetto di ieri sera.»

Era stato pesante. Il fatto che Robb si fosse dichiarato Re del Nord aveva sconvolto tutti, molti lord avevano gridato al tradimento, sostenendo il fatto che il Giovane Lupo, come usavano chiamarlo da un po’ di tempo, dovesse invece sottomettersi a Renly.

In fondo, era quello il piano all’inizio: riunire tutte e tre le famiglie, Stark, Baratheon e Tyrell.

Era normale che, alla vista di quell’alleanza che rischiava di spezzarsi, il popolo e i lord fossero spaventati.

«Cosa ti scrive tuo fratello?»

«Mi ha detto che sono stati i suoi alfieri a chiedergli di rendere di nuovo il Nord indipendente. Non mi sorprenderebbe, soprattutto dopo tutto ciò che hanno passato… non si fideranno più di chiunque salirà sul Trono di Spade.»

«Ma appoggeranno Renly?»

«Se lui accetterà di concedere al Nord l’indipendenza.» Luned si versò dell’acqua. «Robb è cresciuto… credevo avrebbe sostenuto Renly perché glie lo avevo chiesto io, ma quei tempi sono passati…» Sospirò. «Nulla tornerà più come prima…»

«Tuo fratello si trova davanti ad un compito arduo, Luned. Non biasimarlo…»

«Oh, non lo faccio.» Gli sorrise, per rassicurarlo. «Sono fiera di lui, di ciò che è diventato…» Ammise.

«Ma…?» Willas la anticipò sui tempi, come ormai accadeva piuttosto spesso.

«Questo rende più difficile l’alleanza che Renly aveva prospettato.»

«Sì, questo è vero.» Ammise lui. «Renly non se lo aspettava…»

«Nessuno di noi se lo aspettava. La morte di mio padre ha cambiato tutto…»

Willas le strinse la mano e si sedette sul letto con lei: «Ma tu stai gestendo la cosa egregiamente. Mi hai sostenuto nel mio nuovo ruolo, hai risolto il problema dei profughi… la Guardia dei Fiumi sta facendo un lavoro eccellente nel tenere sotto controllo la situazione, molte persone ti sono grate.»

«Ci abbiamo lavorato assieme.»

«Ma tu hai portato un nuovo punto di vista ad Alto Giardino.» Le sorrise lui. «Qui la gente è abituata al lusso, alla ricchezza, alle comodità…» Le accarezzò una guancia. «Se sopravvivremo fino alla prossima estate, sarà grazie a te e alle tue idee. Allora capiranno tutti che avevi ragione.»

«Aspettiamo di arrivarci, alla prossima estate.» Luned sospirò.

Si sentiva stanca, sfiduciata… forse ne aveva semplicemente passate troppe, aveva bisogno di distrarsi, di riposare.

«Pensavo di andare a caccia, uno di questi giorni.» Si voltò verso Willas. «È da tanto che non lo facciamo…»

Gli occhi di lui parvero illuminarsi: «Credo non ci sarà alcun problema. Chiederò a mia madre di fare le nostre veci per un giorno. Potremmo andare domani. Farò preparare i cavalli e i falchi.»

Dopo diverse settimane, si meritavano una giornata di riposo, solo loro due. E Luned sperava di trovare delle anatre.

Fece chiamare Jeyne e le chiese di farle trovare per il mattino dopo la tenuta da caccia.

«Provvedo subito, mia lady.» Jeyne le sorrise e uscì di nuovo dalla stanza.

Willas sorrise alla moglie e si alzò per avvicinarsi alla scrivania. Passò la mano sul grosso libro poggiato su di essa: Storie e discendenze delle grandi Case nobili dei Sette Regni, completa di descrizioni di molti grandi lord, delle loro nobili signore e dei loro figli.

«Hai scoperto qualcosa?»

«No.» Luned si alzò e lo affiancò. «Non faccio altro che sfogliarlo e cercare di capire cosa mio padre stesse cercando, ma non riesco a comprendere… credo mi sfugga qualcosa. Probabilmente lui aveva qualche indizio in più.»

«Davvero non ricordi nulla che possa tornarti utile?»

Lei scosse la testa: «Per la prima volta, mio padre non mi ha resa partecipe. Ed è stato molto attento a non lasciare indizi. Non che io abbia notato, almeno…»

Chissà se oltre alla lettera scritta a Stannis aveva lasciato qualcosa per lei…

«Se voleva mettersi d’accordo con Stannis, forse lui sa qualcosa…» Ma loro erano alleati con Renly, Stannis non le avrebbe mai detto nulla anche se avesse saputo.

Willas doveva pensarla come lei perché non disse nulla, poggiò il bastone alla scrivania e la strinse tra le proprie braccia: «Mi dispiace che tu sia costretta in questa situazione, amore mio…»

«Non è colpa tua…»

«Lo immaginavo diverso il nostro matrimonio.»

«Anche io.»

Lui le prese il viso tra le mani, con dolcezza, e con la stessa tenerezza poggiò le labbra sulle sue.

«Sei sicura di voler venire a pranzo nella Sala Grande? Possiamo mangiare qui, ti faccio compagnia…»

«No… devi andare. Ed io sarò accanto a te.»

Non intendeva far preoccupare nessuno, né mostrarsi debole in un momento tanto delicato per Alto Giardino.

Raggiunsero la Sala Grande. Luned si mostrò dritta, composta e con lo sguardo alto, nel suo abito nero e grigio scuro. Sentiva la gente sussurrare alle sue spalle della pretesa a suo fratello di spezzare i regni e governare personalmente il Nord, tra l’altro poco tempo dopo la condanna a morte di suo padre per tradimento.

Prese comunque posto accanto a Willas.

Vennero servite varie portate. Quando un vassoio con del cinghiale, sentì all’improvviso lo stomaco protestare e un forte senso di nausea.

Il marito dovette notare il suo cambio di colorito: «Ti senti male, cara…?»

«No, sto bene, solo… non ho molta voglia di cinghiale, oggi. Credo opterò per una scodella di zuppa di trota.»

La bevve accompagnata da un po’ di pane. Era strano per lei preferire il pesce alla carne, aveva sempre avuto più i gusti del Nord che quelli delle Terre dei Fiumi ma era da qualche tempo che l’odore di cinghiale le dava fastidio.

«…bisogna capire come Re Renly risponderà a questo…» Stava dicendo un giovane cavaliere.

«Se sarà necessario, risponderà con le armi.»

Poggiò il cucchiaio, pensierosa.

«Non farci caso, cara.» Alerie si sporse verso di lei. «Faremo il possibile perché non si arrivi a questo.»

«Se iniziamo a litigare tra di noi, saremo perduti…» Si voltò a guardarla. «Spero né Renly né Robb facciano stupidaggini…»

Anche se ormai aveva smesso di sperare che tutto potesse andare per il meglio. Dopo la morte di suo padre, non intendeva illudersi.

Wylem le si avvicinò. Si chinò prima davanti ad Alerie e Willas per poi rivolgersi a lei.

«Mia signora.»

«Wylem, dimmi pure»

«Mia lady, permettetemi di venire con voi domani.»

«Grazie, Wylem, ma abbiamo già una scorta.»

«Ma mia signora...»

«Andrà tutto bene, non preoccuparti. E poi, hai un compito importante.» Luned si alzò e gli si avvicinò. Gli poggiò una mano sulla spalla. «Mi fido solo di te per portarlo a compimento.»

Lui prese la mano di lei e la strinse tra le proprie: «Questo mi onora, mia lady. Vorrei solo potervi stare più vicino, come prima…»

«Lo so, Wylem, e anche io mi sentirei più sicura a riavere te a coprirmi le spalle. Ma questo è più importante.»

Lui non parve convinto ma annuì, rassegnato, e si congedò.

❅✦❅

C’è maestro Lomys per voi, lady Luned.»

«Fallo accomodare, Jeyne.»

Il vecchio maestro entrò nella stanza: «Mi avete fatto chiamare, mia signora?»

Luned si era assicurata di convocarlo ad un’ora in cui fosse sicura di essere sola.

«Sì, Lomys. Ho bisogno della tua esperienza e del tuo consiglio.» La imbarazzava l’idea di chiedere a lui ma, se i suoi sospetti fossero stati fondati, sarebbe stato lui a doverla seguire nel processo. Si avvicinò alla finestra, evitando di guardarlo negli occhi mentre parlava: «Ecco… sono due lune che non… beh…» Lasciò che fosse l’anziano a comprendere.

Lui parve capire: «Vada avanti.»

«Mi è capitato di avere ritardi, in passato, come dopo il matrimonio, ma questo è del tutto diverso…»

«Altro da segnalare, mia lady?»

«Nausee mattutine, o quando percepisco alcuni odori… ad esempio quello della carne di cinghiale. Voglie. Non sono mai stata schizzinosa ma adesso trovo appetibili cose che prima mangiavo malvolentieri, o non riesco a mangiare cibi che prima adoravo.»

Lomys annuì: «Darò qualcosa a Jeyne per raccogliere la vostra prossima urina e la analizzerò, vi farò sapere. Sicura di voler andare domani a caccia?»

«Non intendo dire nulla a Willas prima di esserne sicura, non voglio illuderlo. Farò attenzione, promesso, eviterò di sforzarmi troppo.»

«Promettete di fermarvi se doveste sentirvi affaticata.»

«Lo prometto.»

Lui annuì: «Io e Jeyne terremo il vostro segreto, finché non saremo sicuri, ma se dovessi rivelare la presenza di un’effettiva gravidanza sarò costretto ad avvertire lord Willas.»

«Certo, lo capisco. Grazie, maestro.»

«Per servirvi, mia signora.» Lui si chinò e uscì dalla stanza.

Luned tolse l’abito nero e la sottoveste e indossò una camicia da notte. Si sedette allo scrittoio e riprese a sfogliare il grosso volume sulle discendenze delle casate.

«Hai trovato nulla?»

Sussultò quando udì la voce di Willas, circa un’ora dopo. Ormai non bussava nemmeno più prima di entrare nella sua stanza.

«No, ancora nulla.» Sospirò lei.

Lui si avvicinò, battendo il bastone sul pavimento ad ogni passo, un ritmo ormai così familiare e tanto confortevole… allungò il braccio e chiuse il libro: «Ora a dormire, però.» Le porse la mano e la aiutò ad alzarsi. La accompagnò fino al letto.

«È ancora presto…»

«Ma domani dobbiamo alzarci all’alba. Voglio vederti in forze, per la nostra prima caccia assieme dopo tanto tempo.»

Non pretese nulla, neanche quella notte. Willas stava rispettando il suo lutto con pazienza e affetto ma persino Luned capiva quanto lui si stesse sforzando. Era di buon cuore ed educato, Willas, ma era pur sempre un uomo. Ma adesso che lei aveva il sospetto di aspettare un bambino… non poteva rischiare.

La sua mente iniziò a vagare: «Se sarà maschio, si chiamerà Eddard…» Si disse.

❅✦❅

Aveva promesso a maestro Lomys che non si sarebbe sforzata ma quando fu in groppa a Nebbia non riuscì a trattenersi. Corse fuori dai tre portoni di Alto Giardino, superò la siepe e si inoltrò nella foresta con Willas e la scorta che le correvano dietro a fatica.

«Luned, rallenta!»

Non ne aveva alcuna voglia. Non si sentiva così bene da mesi: l’odore del bosco, del fiume, della rugiada mattutina… Alto Giardino era piena di verde ma non era la stessa cosa della natura incontaminata. Corse, godendosi il vento tra i capelli, la velocità, il senso di libertà.

Quando si fermò, erano ormai nei profondi meandri della foresta e i loro falchi volavano in cerca di prede.

«Luned…» Willas aveva il fiatone ed il suo cavallo era esausto. «Dovresti essere più prudente. La scorta non servirà a niente, se la lasci indietro.»

«Hai ragione, scusa…» Vedendolo trafelato, si sentì in colpa per il proprio gesto impulsivo. Scesero da cavallo e lasciarono abbeverare i cavalli, loro bevvero dalle borracce e le riempirono alla sorgente lì vicino. Luned aiutò Willas a camminare nel terreno ancora umido e fangoso. Quando si furono ripresi, la caccia vera e propria ebbe inizio.

Il falco pellegrino di Luned tornò dopo diversi minuti con l’anatra tanto agognata.

«Che bravo ragazzo…» Lo fece appoggiare sul proprio braccio e gli accarezzò le piume, lui parve gradire. Dopo un po’, ripartì in volo.

Mentre passeggiavano a cavallo, seguendone i movimenti, Luned si voltò verso Willas, che cavalcava accanto a lei.

«Mi dispiace amore mio, davvero…»

«Non preoccuparti, cara. Capisco che avessi la necessità di sfogarti.»

Lei scosse la testa: «Giustifichi sempre ogni mia azione, cerchi di non farmi sentire in colpa… la verità è che sei fin troppo buono. Dovresti essere più severo con me.» Gli strinse la mano. «Accetterei i tuoi rimproveri, senza battere ciglio.»

«Perché dovrei rimproverarti?»

«Sei mio marito. E il lord di Alto Giardino. Se mi impongo troppo, se parlo troppo, se sto uscendo dai binari… dovresti fermarmi.»

«Sono il lord solo finché mio padre non torna.»

«E lo sarai dopo la sua morte. Avresti tutto il diritto di rimproverarmi se sbaglio.»

Willas la osservò, serio: «Non l’ho mai fatto perché non ho mai avuto motivo di farlo, Luned. Non sarai perfetta, ma lo sei ai miei occhi. Non avrei potuto desiderare una donna migliore al mio fianco e so che sarai una perfetta lady, una donna al fianco della quale potrò regnare su queste terre un giorno.»

In quel momento Luned avrebbe voluto essere sola con lui, sedere in quel luogo paradisiaco con lui e baciarlo, tenerlo tra le proprie braccia e sentire quelle di lui attorno al proprio corpo, che la proteggevano da tutto e da tutti.

Un suono secco, un sibilo. Nebbia si irrigidì, si impennò. Luned provò a reggersi ma perse la presa sulle redini e cadde rovinosamente a terra. Riuscì ad evitare di battere la testa ma non di farsi male.

Si voltò verso la propria cavalcatura. La vide cadere a terra con un tonfo secco, accanto a lei. Il suo cuore perse un battito.

«Nebbia! Cosa succede?!» Vide la freccia conficcata sul fianco della compagna. Osservò impotente, spaventata e sconvolta mentre gli occhi di quest’ultima si spegnevano e il suo petto smetteva di muoversi. «No… è impossibile…»

Un altro nitrito, un altro tonfo. Si voltò a guardare il cavallo di un’altra delle guardie che correva via, trascinandosi in groppa il proprio cavaliere senza vita, con una freccia conficcata dietro la schiena.

«Willas…!»

«Luned, stai giù!»

Obbedì, nascondendosi dietro il corpo senza vita della propria puledra.

Recuperò il proprio arco e il pugnale da caccia, mentre la scorta cercava di colpire chiunque si nascondesse dietro gli alberi e i cespugli. Ogni tanto, sentiva qualcuno cadere.

In qualche modo, Willas era riuscito a scendere da cavallo e raggiungerla.

«Sei riuscito a vedere da dove arrivavano?» Gli chiese a bassa voce.

«No…»

Avrebbe bestemmiato se non avesse temuto l’ira degli dèi. Non che in quel momento le stessero dando una gran mano. Alzò lo sguardo al cielo, disperata… e lì vide il suo falco pellegrino volare sopra le loro teste, in cerchio.

«Se solo potessi osservare da quella prospettiva…»

Durò un attimo. In un primo momento le girò la testa, poi la vide: la scena dall’alto.

Lei e Willas nascosti dietro il cavallo, la loro scorta decimata, cinque sagome nascoste nel fitto della foresta. Individuò ogni loro posizione.

Quando tornò in sé, rimase confusa per qualche istante. L’istinto di sopravvivenza ebbe però la meglio. Si alzò abbastanza da sporgersi da dietro il cadavere di Nebbia, incoccò una freccia e la scoccò, diretta dietro un cespuglio. Udì un grido strozzato e un tonfo. Tornò a nascondersi.

«L’albero di gelsi a destra, davanti a te…» Sussurrò a Willas.

Lui rimase per un attimo sorpreso ma annuì, si preparò. Fece capolino dalla carcassa del cavallo, scoccò, un altro gemito, un altro tonfo.

«Meno due, ne mancano tre…»

Luned si preparò di nuovo. Stavolta, però, gli avversari erano pronti. Non appena si sollevò, pronta a scoccare, una freccia la raggiunse su una spalla. Gridò di dolore e cadde all’indietro.

«Luned!» Willas si chinò su di lei.

Il dolore fu atroce, non aveva mai avvertito nulla del genere prima di allora. Lei non era una combattente, non aveva mai partecipato ad una battaglia. Non aveva mai subito ferite da guerra.

Prese dei grossi respiri, cercando di rimanere lucida e non farsi prendere dal panico. Quando riaprì gli occhi vide tre figure sopra di loro. Willas si alzò, pronto a farle da scudo.

I tre incappucciati risero.

«Cosa intendete fare, lord Willas?»

«Avvicinatevi di un altro passo a mia moglie e lo scoprirete.»

«E cosa pensate di fare, picchiarci con il vostro bastone?»

In tutta risposta, lui brandì proprio il bastone da passeggio. Gli altri risero. Il futuro lord di Alto Giardino non si scompose, afferrò l’asta con entrambe le mani… e ne estrasse una spada.

Questo prese alla sprovvista i tre ma uno di loro si fece avanti comunque.

«Uno zoppo che crede di poter fare l’eroe? Sarà fin troppo facile sbarazzarsi di voi, quasi non ne vale la pena. Quasi…»

Willas si teneva a malapena in piedi ma in qualche modo riuscì a respingere l’avversario. Era abile, come spadaccino. Luned non lo avrebbe mai immaginato… e anche i suoi avversari parvero sorpresi. Mentre suo marito era però impegnato nel duello, uno degli altri due lo colpì al fianco a tradimento.

Allora lei scattò, in un momento di lucidità. Estrasse il proprio pugnale e si alzò in piedi, e si lanciò proprio contro quest’ultimo. La lama finì in mezzo alla sua schiena. Per un attimo rabbrividì, sentì il sangue caldo bagnarle le mani, le ossa rompersi sotto la sua spinta. Il corpo dell’uomo si irrigidì… e poi cadde a terra con un tonfo.

Estrasse la lama. La sua mano tremava. Cercò di non perdere la presa.

Gli altri due voltarono lo sguardo verso di lei. Uno afferrò Willas per i ricci castani.

«No, lasciatelo andare…!» Provò a parlare ma la voce le uscì flebile, all’improvviso sentì mancare le forze. Cadde a terra in ginocchio.

«Luned! Luned, resi…!» Il tipo che teneva Willas gli sferrò un calcio al petto che gli mozzò il fiato.

«Willas…!»

«Non si sforzi, mia signora. Servirà solo ad accelerare il processo.»

La voce le giunse ovattata: «Di cosa state parlando…?»

«Più vi agitate, più rapidamente il veleno entrerà in circolo. Una piccola precauzione nel caso non fossimo riusciti ad avvicinarci… ma è stato fin troppo facile.»

Veleno… il cuore iniziò a batterle all’impazzata, cominciò ad avvertire i primi sintomi. Provò a chiamare il nome del marito. Ebbe paura, come mai in vita sua. Ma non per sé stessa…

Portò d’istinto una mano al ventre: «No… no, non posso morire, non adesso…»

Si sentì afferrare per i capelli, una voce nelle orecchie: «Credevate davvero di poter arrivare qui, ad Alto Giardino e sconvolgere le nostre vite? Che sareste stata amata e riverita? Atti di carità, preghiere nel Sept e nel Parco degli dèi… avete recitato bene la parte della virtuosa, perfetta e compassionevole lady.» Sentiva il suo fiato che puzzava di fino addosso. «Ma noi sappiamo bene chi siete in realtà… la figlia di un traditore, la sorella di un traditore, che ha portato la guerra in casa nostra. Casa nostra.» Avvertì qualcosa di freddo sfiorarle il petto e tagliarle la casacca. Rabbrividì al contatto diretto della lama contro il petto. «Questa è la terra delle rose, dei frutti, dell’estate. Non c’è posto per quei vagabondi che puzzano di pesce, non c’è spazio per il Nord o per le vostre ideologie. Potete nascondervi dietro i sorrisi quanto volete, fingere di essere una lady del Sud, ma noi sappiamo bene chi siete.» La punta premette contro la sua pelle. Sussultò «Una Stark. E tutti sanno che gli Stark sono senza cuore.»

Trattenne il fiato. La mano del sicario fremette… ma la lama non affondò. Avvertì la presa sui suoi capelli indebolirsi, aprì gli occhi per un attimo. Il corpo dell’uomo cadde a terra, rigido, una freccia che gli passava da parte a parte la testa. Fu l’ultima cosa che vide prima di svenire.

❅✦❅

Si svegliò due volte, la prima travolta da forti dolori. Si trovava sopra un letto, circondata da uomini in tunica verde, con pesanti collane attorno al collo. Riconobbe uno di loro.

«Maestro…» Provò a parlare.

«Mia Lady…» Lomys notò che era sveglia. «Rimanere giù, stiamo facendo il possibile…»

«Maestro…» Cercò di trovare la forza di parlare. «Salvatelo…» Fu l’unica cosa che riuscì a dire. «Salvate… il mio bambino…»

L’anziano uomo non le rispose. Le avvicinò un bicchiere alle labbra. Lei bevve. Latte di papavero. Crollò di nuovo.

Al secondo risveglio, si sentiva stanca, debole, svuotata. Qualcosa non andava, lo percepì subito. Provò a muoversi, il solo tentativo le causò terribili fitte al ventre.

«Resta giù!»

Era Willas. Rivederlo le diede sollievo.

«Sei… vivo…» Riuscì a mormorare.

«Sì, amore mio. Sono vivo. Lo siamo entrambi.» Lui le baciò con affetto le nocche di una mano. La tenne stretta dalle proprie, intenzionato a non lasciarla andare. «Wylem e la Guardia dei Fiumi sono arrivati in tempo.»

La Guardia dei Fiumi, gli uomini del Tridente che avevano accolto e ingaggiato perché tenessero sotto sorveglianza la convivenza dei profughi e dell’Altopiano.

«Maestro Lomys ha dovuto agire subito…» Gli occhi di Willas erano gonfi per le lacrime e la stanchezza. «Ti abbiamo portata qui il prima possibile… amore mio… c’è mancato poco…» Calde lacrime gli scendevano lungo le guance. «Io… non ho saputo proteggerti… mi dispiace così tanto… sono un uomo inutile…»

«Non… dirlo neanche…» Luned allungò una mano verso il suo viso e asciugò una delle sue lacrime. «Tu… non sei inutile. Hai tenuto testa a quel tizio… nemmeno io sapevo ne fossi in grado.»

«Ma non ho potuto proteggerti…» Una delle mani di lui scivolò con delicatezza sul ventre di lei. «…non ho potuto proteggere nostro figlio…»

Il dolore che Luned provò fu più forte di qualunque ferita, di qualunque veleno, più forte di quello provato quando aveva saputo della morte di suo padre.

«Nostro… figlio…»

Willas scosse la testa: «Lomys ci avrebbe dato la conferma una volta che saremmo tornati…» Le strinse di più la mano. «Ma quando sei arrivata… avevi già una forte emorragia…» La guardò negli occhi. «Non poteva più fare nulla… ha potuto salvare solo te…»

Non si accorse di star piangendo finché non avvertì il calore delle lacrime sul proprio viso. Willas si stese accanto a lei e la tenne stretta a sé. Non provò a trattenere le lacrime, nessuno dei due lo fece. Si lasciarono andare al loro comune dolore.

Alerie, Olenna… tutti provarono ad andarla a trovare, cercando di alleviare almeno un po’ il suo dolore. Fu inutile. Persino la Regina di Spine rimase in silenzio e si limitò a tenerle la mano durante le sue visite. Nessuna frase tagliente, nessuna critica o giudizio. Solo silenziosa vicinanza.

Nessuno aveva capito chi avesse assoldato i mercenari: avevano trovato solo le sacche d’oro ma nessun indizio dei mandanti, le guardie erano quindi tutte in allerta, poiché avrebbero potuto riprovare ad attentare alla vita del futuro lord e della sua consorte. Wylem non lasciava mai scoperta la porta dell’infermeria.

Venti giorni a letto, era il minimo indispensabile perché si riprendesse: il maestro la costringeva a bere infusi dal sapore rivoltante, per fermare l’emorragia interna e ripulire l’utero da eventuali residui; Jeyne le portava da mangiare cibi a base di carne rossa per aiutarla con l’anemia; Willas, quando non era impegnato, si sedeva vicino a lei e le leggeva libri, poesie, canzoni… tutto ciò che Luned voleva fare, però, era dormire. Quando dormiva, non pensava a nulla, non vedeva nulla, non sentiva nulla… almeno, per i primi giorni.

A partire dalla terza settimana, i sogni ripresero, più prepotenti di prima:

Camminava a quattro zampe nel folto della foresta, affiancando un gruppo di cavalli cavalcati da bipedi. Accanto a lei, la sua sorella più giovane. Vedendola triste e stanca, le diede un colpetto con la testa per farla riprendere. Non potevano permettersi di fermarsi, era un viaggio importante, quello. Non sapeva perché lo fosse per i bipedi, ma di certo lo era per lei, che finalmente, se lo sentiva, avrebbe rivisto la sua amica, dopo tante lune.

La bipede a capo del gruppo che stavano seguendo, che assomigliava tanto alla sua amica, aveva lo sguardo triste e determinato contemporaneamente, una cosa che lei aveva imparato ad ammirare di quelle strane creature. Un ululato in lontananza le fece rizzare le orecchie, sua sorella ebbe la stessa reazione e si fermò, guardandosi indietro, scodinzolante.

«Pioggia, Lady.»

Eccoli, gli strani suoni con cui le chiamavano. Si voltarono di nuovo a guardare quello strano branco. Prima di riprendere a seguirli, però, risposero all’ululato: «Ti sentiamo, sorella.»

Note di capitolo

Ed eccoci qui con l'ultimo capitolo che segna la fine della storia di Luned corrispondente a "Un gioco di Troni".

Spero fino ad adesso l'avventura vi sia piaciuta! Ci vediamo alla prossima!

Commenti

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