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Luned osservò fuori dalla finestra mentre la sarta terminava di vestirla.
Il cielo quel giorno era limpido e azzurro, senza una nuvola all’orizzonte, il sole splendeva attraverso il vetro illuminando le perline che componevano il disegno sul suo vestito: la testa del metalupo che ululava, in argento, circondata da rose e rovi dorati, su seta cruda grigio chiaro. Ogni dettaglio dell’abito e dei gioielli preparati per l’occasione gridava unione Grande Inverno e Alto Giardino: il freddo e rigido ferro del Nord e il caldo e flessibile oro del Sud. Le rose e i rovi dominavano la gonna e il retro dell’abito che però lasciava scoperte le spalle e parte della schiena.
Luned non portava sottoveste e questo la metteva a disagio ma cercò di pensare positivo: a quel modo, il caldo sarebbe stato più sopportabile.
«Sei splendida, Luned.» Margaery le si avvicinò e la aiutò con gli ultimi ritocchi, insieme a Jeyne.
«Concordo con lady Margaery, mia signora. Siete bellissima.» La domestica le rivolse un sorriso e uno sguardo commossi.
La fecero accomodare alla specchiera per finire di acconciarle i capelli con rose bianche.
«Vorrei solo la mia famiglia fosse qui per vedermi…» Si lasciò sfuggire mentre osservava il proprio riflesso. Stentava a riconoscersi in quell’abito sgargiante ma ciò che vide non le dispiaceva.
«Sono certa sarebbero fieri di voi, mia lady.»
«Jeyne ha ragione, Luned. Sanno che stai facendo tutto questo anche per loro.» La giovane Tyrell cercò di tirarla su di morale mentre si occupava di una delle trecce. «Mi dispiace che le cose siano andate così… mi sarebbe piaciuto conoscere tuo fratello Robb, sai? Me ne hai parlato così bene…»
«In compenso sposerai Renly Baratheon e forse un giorno diventerai regina.»
Margaery sorrise divertita: «Lo ammetto, è allettante l’idea.» Parlava così liberamente solo con lei. Jeyne non era un problema, era diventata un po’ una consigliera di entrambe con il passare del tempo. «Tuttavia, se non ci fosse stata questa possibilità, avrei conosciuto volentieri tuo fratello.»
«Tu saresti salita a governare con lui il Nord ed io sarei rimasta qui al Sud con Willas. Non sarebbe stata tanto male, come prospettiva.»
«No, lo ammetto. Sarebbe stata un’unione tra le nostre famiglie ancora più solida e, forse, sarebbero stati due matrimoni felici.»
Luned sorrise all’idea. Il sorriso si spense quando si rese conto che ciò non avrebbe mai potuto avverarsi.
«Il matrimonio tra me e Willas sarà del tutto surclassato dal tuo con re Renly.» Luned non riuscì a nascondere il disprezzo nel chiamare il giovane Baratheon con quel nome.
«Non credere che l’idea di vedere il giorno speciale tuo e del mio fratellone offuscato mi piaccia. E poi, anche il mio sarà del tutto messo da parte dalla cerimonia di incoronazione.»
Vero. Le due cerimonie si sarebbero tenute lo stesso giorno, Renly sarebbe stato incoronato nel Sept e subito dopo si sarebbe tenuto il matrimonio tra lui e Margaery. Ma era ovvio quale sarebbe stata la cerimonia più importante tra le due.
«Hai comunque il diritto di essere protagonista della tua giornata, Margaery. Quindi incantali tutti con il tuo abito, compreso Renly stesso.» Luned le sorrise.
La giovane Tyrell le sorrise: «Lo farò. Ma questo è il tuo giorno, Luned. Goditelo e non pensare a nient’altro.»
Bussarono alla porta. Jeyne andò ad aprire e Olenna Tyrell entrò seguita da Wylem.
L’anziana donna indossava un completo elegante verde scuro, il cavaliere di Grande Inverno un completo grigio-azzurro e argento con cucito lo stemma degli Stark.
«Sono quasi pronta.»
«Tranquilla, cara, sei puntuale.» La Regina di Spine scosse la mano, appoggiandosi con l’altra al braccio dell’uomo.
Da quando avevano saputo della cattura di Ned e dello sterminio dei suoi uomini, Wylem aveva lo sguardo cupo e spesso gli occhi arrossati. Si sentiva in colpa per non essere stato lì ed essere l’unico sopravvissuto ma Luned aveva cercato di rassicurarlo, quando lo aveva trovato più di una volta sotto i Tre Cantori a pregare.
«Loro hanno avuto fiducia in te quando ti hanno mandato a proteggermi, Wylem. Conoscevano i rischi e li conoscevi anche tu… sono morti facendo il loro dovere. In maniera orribile, è vero, ma facendo il loro dovere. Tu stai continuando a compiere il tuo.»
Era servita a ben poco come consolazione ma si erano fatti compagnia e supporto a vicenda in quei giorni ed entrambi iniziavano a superare il lutto.
Tre giorni prima delle nozze, Luned lo aveva incontrato di nuovo lì e gli aveva fatto la proposta: «Vuoi essere tu a fare le veci di mio padre, al matrimonio?»
Al cavaliere gli occhi avevano ripreso a brillare all’improvviso: «Ne sarei onorato, mia lady…»
«Sei splendida, Luned.» Wylem le si avvicinò, tra le braccia il mantello da fanciulla, così come era stato progettato, in broccato bianco e argento con lo stemma del meta-lupo che correva nelle montagne innevate del Nord. «Vorrei tuo padre fosse qui al posto mio…»
Prima che lui le mettesse indosso il mantello, Luned poggiò le proprie mani sulle sue: «Se qualcuno deve sostituire lui e mio fratello, sono lieta sia tu, Wylem, di questo non devi dubitare. Sei l’unico degno di questo ruolo, oggi.» A quel punto si voltò dandogli le spalle, lasciando che lui le poggiasse il mantello sulle spalle e chiudesse la spilla a forma di cristallo di neve. Il caldo la invase ma sarebbe durato poco, si consolò con quel pensiero. Accettò il braccio di Wylem e si avviò fuori dalla propria stanza, seguita da Olenna, aiutata da Margaery.
Alla, Megga ed Elinor la attendevano fuori, nel cortile, tutte e tre vestite dai colori accesi dell’estate e fiori. La aiutarono a salire sulla carrozza, Wylem, Margaery ed Olenna accanto a lei, loro tre sedute di fronte, emozionate come bambine.
«Mi ricordano così tanto Sansa…»
Chissà come stava sua sorella. Le ultime informazioni su di lei erano che aveva scritto un biglietto per Robb, dichiarando loro padre colpevole di alto tradimento e chiedendo al fratello di recarsi alla Capitale per inginocchiarsi e giurare fedeltà a Joffrey.
Era ovvio fosse stata costretta, forse minacciata, o non avrebbe mai fatto nulla del genere. Luned non si era arrabbiata, aveva ritenuto fosse stata la scelta più saggia da parte di Sansa prendere tempo per difendersi, in attesa che la situazione si risolvesse. Di Arya non avevano avuto notizia, conoscendola Luned temeva si fosse messa nei guai con il suo carattere ribelle.
«Avrei dovuto insistere con mio padre e farle venire con noi…» Avrebbe voluto averle lì, con lei.
Sansa con indosso gli eleganti abiti di Alto Giardino, le sarebbero piaciuti tanto… e Arya che si lamentava perché non voleva indossare gonne e gioielli o farsi acconciare i capelli. In quel momento, le mancarono persino i loro soliti litigi.
«Tutto bene, Luned?» Margaery la osservò preoccupata e lei si rese conto di essere sul punto di piangere. Prese il fazzoletto bianco che Alla le porse e si asciugò una lacrime: «Sto bene, scusate, è solo l’emozione…»
La carrozza procedette lungo la strada principale, la gente si accalcava lungo i lati per poterla vedere anche solo un momento attraverso le finestre.
«Luned!» Gridarono. «Lady Luned!»
«Stark!»
«Grande Inverno!»
«Alto Giardino!»
Le grida proseguirono durante tutto il suo viaggio fino al tempio.
Il Sept di Alto Giardino era grande quasi quanto il tempio di Baelor di Approdo del Re. Come tutti i luoghi di fede legati al culto dei Sette, aveva pianta a sette mura e da fuori erano visibili le sue vetrate colorate. In cima alla porta, un prisma che rappresentava il simbolo di quella fede, una stella a sette punte dai colori dell’arcobaleno, rifletteva i raggi del sole.
«Una stella, sette punte, sette colori, come i sette nuovi dei rappresentano vari volti di un unico dio.»
Wylem la aiutò a scendere dalla carrozza e la gente radunata attorno all’entrata del tempio si voltò a guardarla, emettendo sospiri di meraviglia per poi applaudire e continuare a gridare il suo nome. Si trattava di cittadini, contadini, bottegai… gente che non era invitata ad assistere alla cerimonia ma si era comunque radunata lì per lei.
Luned aveva fatto in modo di farsi conoscere il più possibile dal suo futuro popolo, aveva fatto lunghe cavalcate con Margaery e Willas per visitare i frutteti e le botteghe e i mercati ma non aveva pensato sarebbe bastato questo a farle ottenere l’approvazione della gente…
Passò attraverso di loro, salutando e sorridendo ad ognuno di loro. Infine, attraversò la porta del tempio, passando sotto al prisma che rifletteva sulle perle del suo abito i sette colori dell’arcobaleno.
La vetrata centrale sopra all’altare rappresentava il Padre, disegnato con pezzi di vetro dalle varie sfumature di rosso. Nonostante la lunga barba e capelli, il suo volto severo e lo sguardo a Luned ricordarono il suo, di padre. Pregò per lui, perché potesse resistere, solo un altro po’…
Alla sua destra, in ordine, era invece rappresentati il Fabbro, dai colori arancioni, con il suo martello capelli più corti di quelli lunghi del Padre e un principio di barba. Rappresentava il duro lavoro, il protettore di qualunque mestiere e fatica e Luned volle rivolgergli una preghiera per il proprio popolo, sia quello del Nord che quello del Sud, per Bran che in quel momento stava facendo le veci di lord di Grande Inverno e per tutti coloro che lo stavano aiutando a portarlo avanti, da maestro Luwin a ser Rodrick Cassell.
Il Guerriero, rappresentato dal colore Giallo, era in armatura ed elmo completi e Luned in cuor suo pensò a suo fratello Robb, che si era posto a capo dell’esercito del Nord e in quel momento, forse, stava combattendo qualche battaglia che avrebbe potuto costargli la vita. In silenzio, pregò anche per lui, perché potesse sopravvivere alle difficili battaglie future. Pensò anche per i cavalieri e soldati morti per proteggere suo padre e la sua famiglia.
La vetrata verde rappresentava lo Sconosciuto, né uomo né donna, e allo stesso tempo entrambi, l’entità misteriosa che rappresentava la morte e a cui le Sorelle del Silenzio giuravano fedeltà. Era raffigurato come un incappucciato. Le vennero in mente Tyrion Lannister, da cui erano partiti quegli scontri mortali, ma anche la figura misteriosa che aveva detto a suo padre che la daga apparteneva proprio al Folletto. Pregò per la salvezza del primo, che con lei era stato così gentile, e perché il secondo morisse tra atroci sofferenze.
Al centro, nella vetrata che sovrastava il portone d’entrata, Luned sapeva essere rappresentato,, con un verde più scuro, Garth Greenhand.
Alla sua sinistra, invece, passò prima davanti alla vetrata blu: la Fanciulla. Rivolse una preghiera per le sue sorelle, e per sé stessa che presto da fanciulla sarebbe divenuta ufficialmente una donna adulta e presto Madre.
Quest’ultima era rappresentata dall’indaco, dal volto dolce e affettuoso, con in braccio un infante. Pregò per la sua, di madre, e perché lei stessa potesse dare a Willas dei figli sani e forti.
Per ultima, alla destra del Padre, la Vecchia con il colore viola, dal volto rugoso, un misto tra le figure in mezzo alle quali era rappresentata, severa, materna e saggia allo stesso tempo.
«Dammi la tua saggezza per affrontare le difficoltà future.»
Quando Luned fu passata sotto tutte e sette le figure, giunse all’altare e lì vide Willas, vestito con un completo verde e dorato, al petto una spilla che rappresentava la rosa dei Tyrell, i capelli e la barba perfettamente curati. Era poggiato ad un bastone più elegante di quello che portava di solito, completamente dorato. Seppur appoggiasse su di esso in maniera un po’ storta, inclinato sulla gamba non offesa, Luned non poté non pensare che fosse ugualmente bellissimo.
«Lo è, sempre… ma oggi più del solito.» Quel completo evidenziava perfettamente la sua figura.
Willas la osservava con occhi adoranti e spalancati mentre il suo sguardo scorreva sui capelli, sui gioielli e sull’abito e sui suoi morbidi mocassini argentati.
Aprì la bocca come per dirle qualcosa ma si trattenne, gli ospiti attendevano pronti ai lati della navata e il septon era già di fronte a loro.
Wylem si mise in disparte ma rimase nei pressi dell’altare, attendendo il proprio turno.
«Quest’oggi…» Iniziò il Septon. «…Willas di casa Tyrell e Luned di casa Stark, vengono al cospetto dei Sette per promettersi l’una all’altro. Così come i Sette sono Uno e l’Uno è Sette, da oggi essi saranno una cosa sola.» Sì voltò verso Wylem. «È giunto il momento dello scambio dei mantelli.»
Il cavaliere si fece avanti e staccò la spilla che teneva il mantello di Luned, togliendoglielo dalle spalle con delicatezza, lo sguardo commosso. Si allontanò nuovamente.
Mace Tyrell prese il bastone del figlio e gli porse in cambio un mantello di seta verde con sopra ricamata in grande il simbolo de Tyrell.
Luned si voltò, emozionata, e lasciò che lo sposo le poggiasse sulle spalle la stoffa, chiudendola al suo collo con un fermaglio d’oro a forma di rosa. Si voltò di nuovo verso di lui e cercò di non far tremare la voce mentre pronunciava le parole di rito.
«Con questo bacio io ti prometto il mio amore e ti prendo come mio signore e marito.»
«Con questo bacio io ti prometto il mio amore e ti prendo come mia signora e moglie.»
Willas le prese le mani tra le proprie e si chinò in avanti per poggiare le proprie labbra sulle sue, Luned chiuse gli occhi e si avvicinò di un passo per sorreggerlo mentre si scambiavano quel primo, fugace bacio. Avrebbe voluto non staccarsi più ma non era il momento né il luogo per lasciarsi andare. Si staccarono e si voltarono di nuovo verso il Septon.
«Qui, alla vista degli dèi e degli uomini, io solennemente dichiaro Willas di Casa Tyrell e Luned di Casa Stark marito e moglie, un corpo, un cuore, un’anima, ora e sempre, e maledetto sia chiunque verrà a frapporsi tra loro.»
Willas riprese in mano il proprio bastone e le porse il braccio che Luned accettò con un sorriso. Mentre uscivano dal Tempio ebbero modo di alzare lo sguardo sulla vetrata che rappresentava Garth Greenhand e la luce che filtrava da essa li illuminò.
Una volta fuori, fu la luce del prisma a brillare con i propri colori su di loro, specchiandosi nell’oro e nell’argento, e la folla che li attendeva esultò fragorosamente. Porsero e lanciarono loro fiori di diversi tipi e colori e Luned ne accettò alcuni personalmente.
«Lord Willas! Lady Luned!» Gridarono.
I due sposi avevano già deciso che sarebbero tornati a palazzo non sulla carrozza ma in groppa ai loro cavalli, dopo aver fatto un giro della città e aver salutato tutti. Luned ci teneva che il popolo fosse coinvolta in quell’evento. Dopotutto, interessava anche i cittadini e non solo i Tyrell e gli Stark.
Montarono entrambi sui due destrieri che già li attendevano fuori, Luned si costrinse a montare all’amazzone, con due gambe da un lato, solo per quella volta.
Wylem e Ser Igon Vyrwel li seguivano da dietro e subito dopo vi era un’altra parte delle guardie di Alto Giardino e le carrozze che portavano gli altri lord e lady che avrebbero partecipato al banchetto. I negozi, i mercati, era tutto chiuso per la giornata di riposo richiesta da Luned e tutti si erano preparati per festeggiare le nozze, vestendosi con quelli che dovevano essere i loro abiti migliori. Bambini correvano affiancando i cavalli e le carrozze, riconobbe la piccola Marigold e le sorrise. Infine, giunsero di nuovo al castello.
Il banchetto si tenne nella Sala Grande ma molti tavoli erano stati montati anche nei giardini e nel cortile.
I due sposi e gli ospiti giunsero dopo essersi cambiati d’abito.
Luned aveva tolto il mantello e il complesso abito da sposa, optando per un abito leggero in seta di Lys color avorio regalatole da Alerie Hightower e aveva sciolto i capelli.
Raggiunse Willas all’ingresso della sala, tra gli applausi si recarono verso la tavolata centrale del banchetto.
Prima che si accomodassero, Wylem le sussurrò: «Non ho parole per dire quanto ti trovi splendida oggi, mia signora.» Le sussurrò Willas dopo che si furono seduti.
«Tu sei sempre splendido, mio sposo.»
Si scambiarono un bacio tra le ovazioni degli invitati.
«Andateci piano, è ancora presto prima della messa a letto!» Gridò qualcuno.
Tutti esplosero in una fragorosa risata e Luned non poté fare a meno di sorridere, ogni pensiero cupo era andato via, nella sua mente c’era solo il suo nuovo marito e il pomeriggio di divertimento che aveva davanti a sé e poi la loro intera vita insieme…
Gli antipasti furono fresche insalate con frutti e verdure della zona, Luned trovò anche qualche petalo dorato di rosa nella propria ciotola. Ad affiancare le insalate più leggere, c’erano taglieri di formaggi, tanto amati da Olenna Tyrell, e salumi.
La zuppa era fatta con pesci d’acqua dolce pescati nel fiume Mander, ricca e saporita.
Indubbiamente il piatto più gradito fu l’oca arrosto glassata con miele e limone, che fece impazzire gli ospiti e Luned stessa che la trovò squisita, cotta al punto giusto e alla fine si leccò alle dita ancora sporche di glassa. Erano mesi che non mangiava fino a sentirsi piena.
«Spero tu abbia gradito.» Le sussurrò Willas.
«Era tutto delizioso.»
«Manca ancora la torta.»
Era alta tre piani, prettamente bianca e decorata ovviamente con rose dorate.
Anche altri dolci accompagnarono la torta nuziale, soprattutto dolci alla fragola, notò Luned.
Lei e Willas afferrarono il coltello. Fecero attenzione a tagliare la torta nel punto giusto, sapendo cosa sarebbe capitato di lì a poco: dal taglio fuggirono in volo dei pappagalli. I colombi bianchi erano gli uccelli più comuni ma in quel caso qualcuno, forse Olenna, aveva voluto giocare di creatività. Luned rise, evitando per un pelo che uno le volasse dritto in faccia. Prima di svanire liberi nel cielo, i volatili lasciarono qualche regalino su alcuni degli ospiti tra l’ilarità generale.
I domestici si occuparono di servire i dessert.
Intrattenitori da tutto l’Altopiano, musici e giullari, presentarono numeri, canti, anche tipici del Nord per far piacere a lei e Luned ne fu commossa.
Dopo il banchetto, giunse il momento dei doni. Il sole stava già tramontando all’orizzonte e da fuori provenivano le grida di festa di chi era costretto a festeggiare nei giardini, nel cortile e per le strade della città ma a Luned parve si stessero divertendo tutti.
Il primo a farsi avanti fu il lord di Alto Giardino con la moglie: «Per nostro figlio e la sua nuova sposa.» Un valletto portò per lui uno scrigno. Quando lo aprì, in mezzo a stoffe verdi erano poggiati due calici, uno d’oro, più elegante e raffinato, la cui base appariva come una corona di foglie, lo stelo un gambo che saliva attorno alla coppa verde giada come tanti viticci ricchi di petali e foglie; il secondo era in argento, la base appariva come un intreccio di radici e lo stelo appariva come un tronco che saliva su per la coppa, in madreperla, aprendosi come i rami di un albero-diga.
I doni Margaery e delle cugine di quest’ultima furono abiti, veli e stoffe.
Il regalo della Regina di Spine fu uno splendido arazzo che rappresentava la storia di Garth Greenhand, compresa la scena in cui faceva piantare i tre alberi diga.
Luned osservò Olenna con sguardo pieno di gratitudine. «È davvero meraviglioso.» E si promise di metterlo ben in mostra nei suoi nuovi appartamenti.
I Tarly portarono pellicce e trofei di caccia: «Che possano tenervi al caldo all’arrivo dell’Inverno.» E ciò fece sentire Luned un po’ più a casa di prima.
Molti regali furono per lo più stoffe ricamate, fazzoletti o botti di olio, vino e birra prodotte lì sul territorio e poi strumenti musicali come flauti ricavati dal legno, arpe, lire…
Tra i più graditi ci furono i libri e le pergamene, di storia, ballate e canzoni ma anche sullo studio delle stelle, argomento che appassionava tanto Willas. Tra questi, alcuni furono donati proprio da Loras, come una mappa del cielo stellato dell’età dei primi uomini.
Leyton Hightower, padre di Alerie, e la sua terza moglie, Rhea Florent, portarono rotoli di pergamena con sopra disegnati i progetti di una piccola nave.
«La troverete sulle rive del fiume Mander.» Spiegò loro il lord di Città Vecchia. «Spero la gradirete.»
Dai progetti, sembrava davvero molto bella.
«Ti ringrazio, nonno.» Willas strinse la mano all’uomo con affetto e lui ricambiò.
Garlan e Leonette fecero loro dono di due nuovi cavalli per le stalle di Willas, entrambi bianchi.
Renly si avvicinò per ultimo offrendo loro una rara copia illustrata della storia di Capo Tempesta dagli splendidi disegni. Luned non poté non apprezzare, visto che secondo la leggenda fu Brandon il Costruttore ad aiutare nella realizzazione della fortezza.
«Ti ringrazio, Renly.»
«Di nulla, mia lady.»
Willas prese i due nuovi calici e versò al loro interno parte della botte del vino di Arbor regalato loro dai Redwyne. Alzò il calice d’argento e porse a Luned quello dorato.
«Alla mia sposa. Grazie a tutti per essere venuti qui, oggi, per partecipare alle nostre nozze. A lady Luned Stark di Grande Inverno.»
«A Luned!» Esclamarono tutti.
In conclusione del banchetto, Willas e Luned aprirono le danze ma lui non poté ballare troppo a lungo e la cedette al fratello Loras. In seguito, Luned ballò con Garlan, con Mace e con Renly, con il giovane Dickon e altri uomini presenti alla festa.
Margaery incantò tutti danzando con lord Renly e in seguito anche con i propri fratelli e altri invitati, chi stupì tutti però fu Olenna che fu accompagnata sia dal figlio che da lord Hightower.
Una volta che il banchetto fu concluso, fu Mace Tyrell ad esclamare. «È il momento della messa a letto!»
Quella tradizione non faceva impazzire Luned, la trovava oscena ma non voleva creare scontri con le tradizioni locali, non il giorno delle sue nozze.
Secondo le usanze, il gruppo di uomini afferrò lei, le donne afferrarono Willas ed entrambi vennero condotti verso la stanza preparata per la consumazione. Mentre li tiravano, strattonavano e spingevano verso gli appartamenti, vennero strappati loro di dosso gli abiti e attorno a loro furono gridate frasi ed espressioni oscene. Luned cercò di rimanere composta, tenne la testa alta nonostante la sua mente le gridasse di fuggire da quella massa e coprirsi. Qualcuno, ma non vide chi, ne approfittò per toccarla da dietro e sentì un’altra mano stringersi attorno ad uno dei seni. Si morse il labbro e si costrinse a ricacciare indietro le lacrime.
«Sapevi che sarebbe accaduto, non puoi tirarti indietro. Resisti solo un altro po’…»
Vennero infine spinti dentro la camera, la porta fu chiusa ma gli ospiti sarebbero rimasti dietro di essa a gridare consigli.
Si ritrovarono da soli, dentro la camera illuminata da candele, con petali di rosa sparsi per terra, sul letto e sui mobili. A lei non era rimasto nemmeno l’intimo addosso.
Willas aveva ancora indosso i pantaloni: per rispetto nei confronti della sua gamba, tenuta ferma da cinghie di cuoio, gli ospiti gli avevano risparmiato almeno quello. I suoi occhi color nocciola scorrevano lungo il corpo di lei, con fare quasi adorante.
Il primo istinto di Luned fu quello di coprirsi con le braccia.
«Non farlo…» Lui si sedette sul letto, appoggiò il bastone al comodino e la prese per le mani, spostandole le braccia delicatamente dal corpo in modo da poterla vedere, in un gesto fermo e gentile allo stesso tempo. Osservò ogni centimetro della sua pelle nuda mentre lei teneva lo sguardo altrove, troppo in imbarazzo per guardarlo negli occhi.
«Sei bellissima, Luned.» Le prese il viso tra le mani. «Guardami.»
Da fuori la porta, le grida continuarono. Qualcuno gridò: «Non sentiamo nulla!»
«Non ascoltarli. Dimenticati di loro. Guardami.»
«Devo fare il mio dovere…» Finalmente, Luned trovò la forza di incrociare i suoi occhi.
Si soffermò a sua volta sui lineamenti del marito, scese con lo sguardo giù per il collo, sulle spalle robuste, i muscoli delle braccia e del dorso… non ebbe il coraggio di andare più in basso, nonostante lui indossasse ancora i pantaloni.
Willas portò le mani sui suoi fianchi e la fece sedere sulle proprie gambe. Poggiò le labbra sulle sue e la baciò con dolcezza, così a lungo che quasi le fece dimenticare la situazione nella quale si trovarono. Quando ritenne fosse il momento, iniziò ad esplorare il suo corpo. Con le dita di una mano la accarezzò lungo la schiena e con l’altra salì lungo in fianco.
Luned si irrigidì ma lasciò che lui continuasse, con pazienza e dolcezza, finché non sentì il proprio corpo iniziare a sciogliersi, nonostante la sua mente continuasse a gridare per l’imbarazzo e per la paura.
Quando Willas se ne accorse, si sistemò meglio, la schiena contro la spalliera del letto, la gamba offesa distesa in modo che non gli facesse male e la cinse con le braccia, stringendola di più a sé: «Hai paura…?»
«Un po’… perdonami…»
«Non scusarti. A volte dimentico la nostra differenza di età…» Continuò ad accarezzarle la schiena, mandandole brividi lungo la spina dorsale.
Luned alzò la testa per guardarlo negli occhi: «Tu lo hai già fatto…» Non era una domanda.
Il sorriso di lui si spense.
«Non preoccuparti, non è una critica. Non sono arrabbiata. Puoi dirmelo. Robb e Theon andavano spesso al bordello di Città dell’Inverno, ed io li coprivo. Sarei ipocrita a prendermela con te.» Accennò un sorriso, cercando di spezzare la tensione.
Questo parve rassicurare Willas che emise un sospiro: «Sì. L’ho già fatto, in passato.»
«Come si chiamava?»
«Elinor Flowers…»
Luned sorrise: «Era bella?»
«Bellissima.» Lui le tolse una ciocca di capelli da davanti al viso. «Ma tu lo sei molto di più…»
«Ne dubito…» Così come dubitava di riuscire a dargli piacere.
«Non ti fidi di me?»
«Sarei qui se non mi fidassi?»
«Allora fidati delle mie parole. E lascia che sia io a guidarti.» Riprese a baciarla, con un’intensità che la sorprese. Salì con la mano lungo il suo ventre, fino ai suoi seni.
«Sono così piccoli rispetto alle sue mani…» Pensò con imbarazzo Luned.
Ma a lui la cosa parve non dispiacere e vi si soffermò a lungo, prima con le mani, in seguito con la bocca e quest’ultimo gesto la sorprese. Non lo immaginava così sicuro di sé, in quei frangenti...
Quando sentì le sue mani accarezzarle le gambe e dirigersi sempre più verso l’interno, non fu più in condizioni di tirarsi indietro.
«Willas…» Gli sussurrò.
«Mh?» Mormorò lui, le labbra che ancora accarezzavano la sua pelle.
«Ti prego… fai piano…» Per la prima volta, Luned si sentì una bambina spaventata.
Lui alzò la testa per guardarla negli occhi e le accarezzò una lacrima: «Te lo prometto.»