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“Mia cara Luned,
scusa se ho aspettato tanto a scriverti. La mia gamba non vuole smettere di pulsare, maestro Pycelle dice che è un buon segno ma io vorrei solo la smettesse. Mi consiglia sempre il latte di papavero ma non mi sento tranquillo all’idea di prenderlo, ho bisogno di rimanere lucido, di riflettere…
Re Robert è a caccia, è partito subito dopo il mio risveglio alla ricerca di un grande cervo bianco avvistato nel Bosco del Re. Io siedo ogni giorno su quel maledetto trono per ascoltare le lamentele di persone provenienti da tutti i Sette Regni.
Continuo a pensare a ciò che mi hai detto prima di partire, avrei voluto parlarne con Robert ma non ha voluto ascoltarmi. Ha detto che parleremo quando tornerà. Non ho ancora preso provvedimenti a riguardo, mi dispiace ma ti prego di comprendere. Quando Robert tornerà, deciderò assieme a lui cosa fare e gli racconterò tutto, sperando sia ancora l’uomo che conoscevo. L’ultima cosa che desidero è un’altra guerra, su questo mi devi credere. Ti darò notizie al più presto, spero che per l’arrivo del giorno del tuo matrimonio sarà tutto risolto e potremo essere di nuovo tutti assieme, felici per te e per il futuro che ti attende. Nel mentre, rimani al sicuro ad Alto Giardino, non preoccuparti per noi, vedrai che andrà tutto bene. Fammi sapere come passano le tue giornate, come ti trattano, come trovi l’Altopiano. Ho proprio bisogno di sapere che stai bene e che sei felice e di sentirti raccontare cose piacevoli.
Con affetto,
tuo padre, Eddard Stark.”
❅✦❅
Luned finì di fare una colazione veloce nella propria stanza. Il sole non era ancora sorto ma sarebbero partiti di lì a poco. Mentre finiva di mangiare, lesse e rilesse la breve lettera di suo padre. Capiva perché lui fosse stato avido di informazioni, se davvero Approdo del Re non era sicura non poteva rischiare di scrivere cose che potessero comprometterlo, dopotutto i corvi potevano essere intercettati.
«Non ha preso precauzioni a riguardo… vuol dire che non ha fatto nulla contro la sua “fonte” né per liberare Tyrion Lannister. Perché?»
Solo l’onore avrebbe potuto spingerlo ad una cosa del genere. Ma qual era il motivo? E quale lo scopo?
Con quella domanda, ripose la lettera, finì di sistemarsi e uscì dalla propria stanza.
Aveva una nuova divisa da caccia, ricevuta tra i vari regali che Willas continuava a farle: una sottoveste verde e una veste grigio chiaro, con sopra cucito uno stemma che rappresentava sia il fiore dorato dei Tyrell che il meta-lupo degli Stark, posti sul petto. Lo stesso stemma che sarebbe stato presente su tutti gli stendardi al matrimonio. I capelli erano acconciati in una treccia lasciata ricadere sulla sua spalla sinistra. Oltre al suo arco da caccia, aveva un nuovo pugnale che Willas le aveva commissionato dal mastro armaiolo del castello. Era bravo, benché non fosse Mikken.
Quando giunse in cortile, Nebbia era già stata preparata e sellata. Da quando Luned era arrivata ad Alto Giardino l’aveva lasciata nelle stalle a riposare ma la sua giumenta sembrava contenta di tornare a correre.
«Mi sei mancata anche tu.» Le sussurrò mentre le accarezzava il muso.
Margaery la raggiunse con un sorriso: «Buongiorno. Sei arrivata presto.»
«Potrei dirti la stessa cosa.»
«Amo la caccia con il falcone.» Margaery montava una puledra bianca che a Luned ricordò molto quella che il fratello, Loras, aveva usato per il Torneo. Sorrise. Ricordava bene come anche Nebbia e il castrone di Robb fossero stati scelti proprio perché simili.
Margaery e Loras non erano gemelli ma avevano poca differenza di età e si somigliavano molto, dovevano essere anche molto legati da come lei ne parlava. I due primogeniti Tyrell, Willas e Garlan, giunsero per ultimi, accompagnati da una piccola scorta. Avrebbe partecipato anche Wylem, che non sembrava intenzionato a lasciarla da sola, lord Mace Tyrell e alcuni uomini che avevano iniziato ad arrivare al Castello in vista delle future nozze: i Redwyne, i Fossoway di New Barrel (il cui simbolo era una mela verde su sfondo dorato, e non rossa), i Rowan e i Tarly.
Lord Tarly a Luned dava l’impressione di un uomo austero, le incuteva un certo timore reverenziale. Il figlio Dickon appariva invece molto gentile.
«Dickon Tarly è il secondogenito di lord Randyll Tarly di Collina del Corno.» Le aveva spiegato Willas quando i due erano giunti, insieme alla moglie Melessa Florent e alla figlia Talla. «Il primogenito, Samwell Tarly, è partito per unirsi ai Guardiani della Notte.»
«Come mio fratello Jon… avevo sempre creduto che a far parte dei Guardiani, a parte pochi uomini onorevoli, fossero solo criminali che cercavano di salvarsi la vita. Almeno negli ultimi anni.»
«Di base è così. Quel ragazzo non era minimamente adatto a fare il Guardiano. Era di animo mite, amava leggere più che combattere o andare a caccia, era molto intelligente ma coraggioso o forte no… girano voci. Suo padre non lo ha mai ritenuto un erede adatto al titolo di Lord di Collina del Corno, è opinione comune che lo abbia costretto a rinunciare al titolo partendo per la Barriera.»
A Luned, quella storia aveva fatto molta tristezza. Osservando lo sguardo rigido e il volto severo del lord in questione si disse che capiva perché quella fosse un opinione comune. I figli, invece, Dickon e Talla, sembravano tanto dei bravi ragazzi… e a giudicare da come Willas le aveva parlato di Samwell Tarly, anche lui doveva essere una persona di buon cuore.
Lo stesso giorno, aveva provato a scrivere a Jon, magari lui lo conosceva e aveva notizie. Non sapeva se al fratellastro fosse permesso risponderle o ricevere sue lettere ma provare non le costò nulla.
«Siamo pronti per partire?» Margaery si avvicinò ai due fratelli maggiori.
«Solo un momento.» Willas fece avvicinare gli uomini incaricati di portare le gabbie con i falchi.
«Luned. L’ho selezionato appositamente per te.» Le indicò una gabbia all’interno del quale era rinchiuso un falco pellegrino dal piumaggio prettamente grigio, con delle piume bianche sulla parte inferiore del corpo.
«Grazie, Willas. È stupendo.» Luned si avvicinò meravigliata.
Tra tutti i doni di Willas, quello era forse il più bello.
Fu lui stesso a far uscire il falco dalla gabbia, la creatura si appoggiò sul suo guanto e Willas lo avvicinò a lei perché potesse osservarlo.
Con calma, Luned provò ad accarezzargli le piume, osservandone lo splendido colore e quando fu sicura che la creatura fosse docile nei suoi confronti provò a prenderla lei stessa sulla mano.
Era un maschio, si accorse. Le dimensioni erano più ridotte ma ciò lo rendeva più veloce e agile, benché meno potente. Willas doveva averlo selezionato di proposito conoscendo le sue preferenze.
Luned lo ripose nel trasportino e si avviò con Willas in testa al gruppo di caccia, subito dietro a lord Mace, seguiti da Garlan e Margaery e poi da lord Tarly, Wylem e dagli altri.
Quando uscirono dalle mura del castello e si avviarono verso i boschi, Willas le sussurrò: «Ho saputo che ti è arrivata una lettera da tuo padre. Ci sono novità?»
«Si sta riprendendo dalla ferita. Secondo Pycelle sta guarendo bene ma si rifiuta di prendere il latte di papavero. Re Robert è partito per una battuta di caccia, quindi lui al momento ha la gestione dei Sette Regni. Appena re Robert tornerà, discuteranno il da farsi.»
«Speriamo torni presto, allora.»
«Dicono di aver avvistato un cervo bianco nel Bosco del Re. Sarebbe stato bello poter essere lì…»
Willas annuì: «Avrei voluto vederlo. Qui non sono stati avvistati cervi bianchi ma noterai una grande presenza di volatili.»
Anatre, pernici, fagiani, quaglie, aironi… le aree attorno ad Alto Giardino ne erano effettivamente piene. Si divisero in gruppi per avere maggiori probabilità: Margaery andò con suo padre e suo fratello Garlan; Wylem e lord Tarly, insieme ad un altro paio di nobili, si diressero in un’altra direzione; Luned, dopo aver tranquillizzato Wylem, si recò invece con Willas, un’altra guardia di Alto Giardino e un giovane attendente incaricato di supportare il futuro lord in caso di bisogno. Seppur da qualche tempo, fosse Luned a prendersi cura di Willas quando aveva bisogno di aiuto a causa della gamba.
Decisero di seguire il corso del fiume Mander per concentrarsi sui volatili acquatici, il resto del gruppo li avrebbe raggiunti lì in seguito.
«Direi che questo è un buon punto.» Willas fece cenno all’attendente di liberare i due falchi pellegrini e il giovane così fece. Li presero entrambi sul braccio prima di dare il comando e farli librare in volo.
Luned sorrise contenta: «Ho fatto volare un falco solo una volta nella mia vita… ho sempre preferito l’arco.»
«Noi andiamo spesso a calcia con il falcone, lo preferiamo, ma se un giorno vorrai partecipare ad una caccia più tradizionale nessuno te lo vieta.»
Seguirono tutti e quattro a cavallo i due volatili, Luned e Willas davanti, l’attendente e il membro della guardia di Alto Giardino subito dietro. Gli alberi li coprivano dalla luce del sole che iniziava a sorgere, il fruscio delle foglie unito allo scorrere dell’acqua era piacevole, a volte versi di uccelli in lontananza e il suono di qualche rapace da caccia interruppero quella pace idilliaca facendo loro intendere che gli altri erano già riusciti a trovare e recuperare qualcosa.
Non ci volle molto perché anche i loro due falchi pellegrini si lanciassero in picchiata. Subito spronarono i cavalli per raggiungerli e quando arrivarono i due falchi poggiavano vittoriosi sopra due grosse anatre. Luned si avvicinò, con un sorriso e il suo compagno volò a poggiarsi sul suo braccio.
«Ben fatto.» Gli accarezzò le piume grigie con un dito e a lui la cosa parve piacere.
«Domani sera anatra all’arancia, direi.» Willas le sorrise.
«Adoro l’anatra all’arancia.»
Quando si riunirono al resto del gruppo, il bottino era piuttosto consistente.
Accesero un fuoco in riva al fiume per iniziare a pulire alcuni conigli presi dalle due poiane di Wylem e di lord Tarly, mentre le altre prede vennero accumulate dentro alle borse di cuoio.
Il sole ormai era alto e indicava che fosse ora di pranzo, il caldo si fece insopportabile.
L’estate stava finendo ma gli ultimi mesi erano sempre i peggiori e in quei momenti a Luned mancavano molto le nevicate estive di Grande Inverno.
«Immagino ti servirà tempo per abituarti.» Willas si rinfrescò il viso e i capelli. «Spero non ti sia troppo insopportabile.»
«Devo dire che non immaginavo esistessero temperature più alte di quelle di Approdo del Re.» Ammise lei. Si voltò verso di lui e si soffermò sulle gocce d’acqua che gli cadevano lungo le linee degli zigomi e gocciolavano dalla barba ben curata, alcune ricadevano lungo la poca pelle scoperta del collo sotto il farsetto.
Si costrinse a distogliere lo sguardo prima che Willas la notasse e si sciacquò il viso, tamponando le mani bagnate d’acqua fresca attorno al collo per alleviare la sensazione di calore.
«Mia signora.» Wylem le porse una borraccia d’acqua.
Luned si era completamente dimenticata di lui. Arrossì, sperando non avesse notato il suo sguardo su Willas: «Grazie.» Bevve un paio di sorsi. «Ottima caccia, Wylem.»
«Ti ringrazio, lady Luned. Certo, è stato divertente cacciare in maniera diversa dal solito.»
«Concordo. Anche se temo il mio arco stia soffrendo un po’.»
«Sarà fatta un’altra battuta prima del matrimonio.» Lord Mace si avvicinò in groppa al suo cavallo e si fece aiutare a scendere con una scaletta. «Avrete un banchetto con i fiocchi, ve lo assicuro.»
Si radunarono tutti ma lasciarono che fossero i poveretti incaricati di cucinare a “godersi” il falò, tutti loro si sedettero sulla fresca riva del fiume.
«Luned, a questo proposito.» Margaery si avvicinò, sedendosi accanto a lei. «Abbiamo un appuntamento con la sarta domani pomeriggio per le misure dell’abito.»
L’abito. Tutto stava diventando così reale ogni giorno che passava… eppure lei non riusciva a togliersi di dosso la sgradevole sensazione che le attanagliava lo stomaco, e quegli incubi dominati dal sangue, da suoni di metallo contro metallo, fuoco e morte… sperava fossero solo dovuti alla tensione che stava vivendo in quel periodo.
«Tuo padre risolverà tutto, Luned. Abbi fiducia in lui. Calmati…»
Alzò lo sguardo su Margaery e le sorrise: «Grazie. Sarò puntuale.»
Mangiarono e si riposarono sull’erba fresca, qualcuno ne approfittò per sonnecchiare. Quando le temperature si fecero sopportabili, si alzarono per riprendere il cammino.
Luned lasciò che gli altri andassero avanti mentre lei cercava di aiutare Willas a rialzarsi dalla riva del fiume e farlo salire a cavallo. Si avvicinò al purosangue di lui, che la seguiva con il proprio bastone da passeggio, lo sentì afferrarla con delicatezza ma decisione la mano. Si fermò, ricambiando la stretta, lui si chinò per sussurrarle all’orecchio. «Non vedo l’ora di vederti nel tuo abito da sposa…»
Rossa in viso, Luned lo aiutò a montare e raggiunse Nebbia. Non disse nulla, si limitò a raggiungere gli altri.
❅✦❅
«Il colore dell’abito e del mantello da fanciulla saranno bianco e argento.» Margaery la osservava mentre la sarta personale di Olenna Tyrell le prendeva le misure. «Il mantello da sposa sarà verde con rose ricamate in oro, ma hai piena scelta sui particolari con cui ricamarli.»
«So come funziona.» Luned si guardava allo specchio mentre la donna le prendeva le misure delle braccia, della vita e del petto. «Septa Mordane mi ha spiegato tutto durante la mia educazione, anche se ho sempre pensato mi sarei sposata secondo la cerimonia dell’Antica Via.»
«È molto differente?» Margaery apparve curiosa.
«Non c’è un Septon. Il padre accompagna la sposa sotto l’albero-diga, dove la attende lo sposo, a volte con un testimone, ad esempio il padre di lui, ma non necessariamente. La sposa viene presentata allo sposo secondo la tradizione, dal padre, e quando lei accetta di prendere l’uomo come marito i due devono inchinarsi in segno di sottomissione all’albero, che simboleggia gli antichi dei, e pregare in silenzio.»
«E lo scambio del mantello?»
«È simile ma è lo sposo stesso a togliere il mantello da fanciulla per sostituirlo con quello da sposa.»
Al Sud, il padre o la figura parentale più vicina accompagnava la sposa all’altare, le toglieva il mantello della fanciulla dai colori e dallo stemma della casata di origine e lasciava che lo sposo le mettesse sulle spalle il mantello che simboleggiava la propria casa di appartenenza. Uno scambio di possesso, nulla di più, una sottomissione alla casata del marito.
Nella fede degli antichi dèi del Nord, Luned trovava il significato del gesto molto diverso, un segno che l’uomo si impegnava a proteggere per sempre la sposa agli occhi degli antichi dei.
Willas si era proposto di svolgere due cerimonie, una nel Sept e un’altra nel Parco degli Dei sotto i Tre Cantori ma Luned aveva paura che questo avrebbe potuto causare del malcontento nel popolo e si era rifiutata. Avrebbero tuttavia svolto le loro preghiere e giuramenti al cospetto degli alberi-diga in seguito, in privato. In quel caso non era necessario si svolgesse tutto in pubblico.
«L’abito potremmo lavorarlo in seta cruda.» Rifletté la sarta. «Grigio argento. Per quanto riguarda le decorazioni, pensavo a rose dorate…»
Luned la interruppe con cortesia: «C’è modo di unire il simbolo degli Stark a quello dei Tyrell, sull’abito?»
«In che modo, cara?» La donna parve confusa.
«La testa di un metalupo sul corpetto, magari, circondato da rovi e rose. E i rovi e le rose potrebbero poi scendere lungo la gonna e dietro la schiena.»
Era evidente che la gentile signora non avesse mai cucito un abito da sposa per celebrare l’unione tra due casate così diverse. Non doveva essere difficile cucire un abito che rappresentasse sia rose che alberi di melo o viti d’uva, con un metalupo tuttavia era tutto diverso.
La donna si voltò verso Margaery, Alerie e Olenna che erano sedute in un angolo della stanza. La Regina di Spine sorrise divertita e annuì: «È il matrimonio della ragazza. Fate come vi chiede. Porterà un tocco diverso rispetto ai soliti noiosi abiti floreali che ho visto nei matrimoni degli ultimi anni.»
La donna arrossì e si sbrigò a rispondere: «Ma certo, mia signora…»
I seguenti minuti passarono a parlare delle decorazioni e dei materiali. Il metalupo sarebbe stato ricamato con filo argenteo più scuro rispetto al tessuto dell’abito, che sarebbe stato più chiaro, le rose e i rovi attorno sarebbero stati ovviamente dorati e perline d’argento e oro avrebbero completato la composizione del disegno. Il resto dell’abito sarebbe stato unicamente ricamato. Sarebbe stato senza maniche e scollato sulla schiena ma Luned trovò come compromesso il permesso di essere del tutto coperta almeno davanti, sarebbe stato lasciato lo scollo necessario ad indossare una collana, un girocollo formato da piccole pietre simili a cristalli di ghiaccio e al centro una rosa dorata. Essendo un abito senza maniche, optarono per bracciali più rigidi e complessi: uno in ferro che copriva il polso sinistro fino a metà avambraccio, semplice e rigido; uno in oro sul polso destro, dalla forma di un rovo che si arrampicava su per l’avambraccio alla stessa altezza dell’altro. Un unico anello alla mano destra sarebbe stata una semplice fascia d’oro.
Il Mantello della Fanciulla sarebbe stato in broccato, bianco e argento a rappresentare il metalupo che correva nella neve, mentre il Mantello della Sposa in seta cruda con ricamata una grande rosa dorata.
Luned avrebbe voluto indossare delle rose dell’inverno per l’acconciatura dei capelli ma sapeva essere impossibile farle arrivare ancora fresche dal Nord.
«Potremmo usare delle rose bianche. So che non è lo stesso, ma…»
«Andranno benissimo, grazie Margaery.»
Quando ebbero finito di mettersi d’accordo, lei e Margaery uscirono da sole a cavallo per fare un giro della città interna alle mura e delle fattorie presenti nei dintorni.
Luned aveva un piano e lo aveva confidato unicamente alla futura sorella perché non voleva creare false aspettative nel popolo senza prima essersi assicurata fosse fattibile.
«Avremmo dovuto farci accompagnare da maestro Lomys.» Le disse Margaery mentre cavalcavano tra le strade. «Per farci consigliare e prendere appunti.»
«Ho aiutato ad organizzare una festa per la Corte del Re a Grande Inverno, non potrà essere più difficile.» Luned rise scherzosamente.
Alto Giardino era una città molto ricca, anche dal punto di vista economico ma soprattutto di risorse. Luned voleva che non fossero solo i nobili e i ricchi a godere dello sfarzo del banchetto nuziale, voleva capire se fosse possibile coinvolgere anche il popolo. Non dentro la fortezza principale visto che non era possibile farvi entrare tutti, ma permettere una festa in città controllata dalle guardie in modo che non cadesse in disordini, facendo entrare anche i contadini e i fattori della zona.
Le strade, ampie in modo da far passare carri di merci, avrebbero permesso di montare grandi tavolate e chi partecipava avrebbe potuto contribuire con qualcosa di proprio, anche se piccolo.
Le era passato anche per la mente di scrivere a suo padre di portare qualcosa dalla Capitale ma si ricordò poi che le casse dei Tyrell erano probabilmente messe meglio di quelle del Reame.
«E l’inverno sta arrivando…»
Ripensò ai poveri di fondo delle pulci, alla gente che al Nord alla fine dell’estate si riuniva a Città dell’Inverno.
«Potrei provare a capire se ci fosse la possibilità di mandare alcuni carri di cibo al Nord e alla Capitale… quando questa guerra starà finita, ci saranno persone che avranno bisogno di aiuto.»
Dopo un giro di perlustrazione tra la cinta muraria esterna e quella centrale, Margaery le chiese di fermarsi davanti ad una struttura.
«Cosa c’è qui?»
«Un orfanotrofio.» Margaery scese da cavallo. «Accolgono i bambini senza famiglia finché non sono abbastanza grandi, a quel punto cerchiamo di trovare loro un lavoro o un posto in cui possano stare, a volte in fattorie che hanno bisogno di braccianti o come apprendisti in qualche bottega.»
A Luned l’idea piaceva molto. Nonostante fosse lì da un paio di settimane, non aveva ancora avuto modo di visitare del tutto la città.
«Avrei dovuto farlo molto tempo fa.» Scese anche lei da cavallo. Voleva vedere. Non si era mai avvicinata tanto a quel mondo, lo aveva sempre visto da lontano chiedendosi se avrebbe mai potuto fare qualcosa. A quanto pareva, Margaery c’era riuscita da tempo.
Insieme entrarono nella struttura.
Era piccola ma ben tenuta, il numero di bambini lì contenuti non era minimamente paragonabile a quelli di Approdo del Re ed erano nettamente meglio tenuti. Quando videro Margaery, le corsero incontro e iniziarono a salutarla, a saltarle attorno e a chiamarla per nome per avere anche solo un po’ della sua attenzione.
Luned sorrise osservando la scena.
«Mi dispiace se vi ho fatti aspettare.» La giovane Tyrell si sedette in mezzo a loro, prendendo anche un bambino piccolo in braccio. «Ho avuto molto da fare. Lei è Luned Stark, presto sarà moglie di mio fratello Willas e mia sorella.» Allungò la mano verso di lei e Luned le si avvicinò.
Si sedette in mezzo a loro e li ascoltò le loro storie, rispose alle loro domande…
Ragazzini con più di dieci anni avevano perso le famiglie a causa della ribellione di Balon Greyjoy, altri erano stati portati lì dalla capitale dai genitori che avevano lasciato la città nella speranza di una vita migliore e di un aiuto in altri posti, altri ancora erano stati vittime di terribili malattie che si erano portate via madri e padri.
Luned ripensò a molti dei vestiti che aveva lasciato sia a Nord che ad Approdo del Re. Se avesse saputo, li avrebbe portati per quelle bambine, molte stoffe si sarebbero potute usare per realizzare nuovi vestiti su misura per loro. Per il tempo che stette lì con Margaery, giocò con loro come giocava con i propri fratellini e sorelline, lesse loro delle storie come faceva con Bran, li aiutò a riparare alcuni loro abiti con ago e filo e persino un paio di bambole di alcune bambine.
Quando lasciò quel luogo, si chiese perché non avesse mai preso l’iniziativa di fare una cosa del genere.
«Quando sarai lady di Alto Giardino, spero continuerai a prendertene cura, Luned.» Le disse Margaery mentre risalivano a cavallo.
«Certamente. Continueremo a farlo insieme. Saremo sorelle, giusto?»
Lei le sorrise: «Sì, anche se non sono sicura che potrò fare loro visita spesso quando avrò anche io un marito. Non è detto rimarremo ad Alto Giardino.»
«Potrai a quel punto occuparti dei bisognosi nella tua nuova casa. Io lo farò qui anche a nome tuo.»
Margaery le sorrise: «Sono sollevata sapendo che ci sarai tu ad occuparti di Alto Giardino, Luned. Sei davvero una brava ragazza.»
Tornarono insieme, l’una affianco all’altra, verso il palazzo.
❅✦❅
«Una festa per il popolo?»
«Esatto, lord Tyrell. Non chiedo di coinvolgere tutto l’Altopiano, non sarebbe possibile, ma mi piacerebbe la gente di Alto Giardino e le fattorie dei dintorni potessero in qualche modo essere coinvolte.» Luned assaggiò un pezzo della propria pernice arrosto. «Ovviamente con i dovuti controlli, si intende. Non dico di spendere somme alte per dare loro da mangiare e da bere, solo concedere loro spazio e tempo per organizzare delle tavolate comuni a cui tutti possano partecipare, con la collaborazione delle stesse famiglie e solo una piccola spinta da parte nostra.»
«Spiegati meglio, cara.» Alerie la osservava curiosa.
«Ci penserà la stessa gente del popolo ad organizzare tutto. Porteranno cibo dalle loro fattorie, dalle loro case, la frutta delle loro coltivazioni e la carne dei loro allevamenti, noi dobbiamo solo concedere loro una giornata e una notte di svago in cui possano divertirsi, possiamo partecipare con piccoli doni concedendo una piccola parte del nostro banchetto. Ho letto l’elenco fatto per l’organizzazione, in base al numero di invitati, molto cibo avanzerebbe comunque. Piuttosto che buttarlo, perché non usarlo per coloro che hanno meno?»
L’intera famiglia Tyrell si guardò negli occhi, Olenna e Margaery erano le uniche a sorridere all’idea, seppur in due modi completamente differenti.
Willas invece in segno di supporto le strinse una mano sul tavolo: «Io sono d’accordo, per me non c’è alcun problema.»
Olenna intervenne subito dopo: «In questo modo il popolo sarà più propenso ad accettare la nuova futura lady di Alto Giardino e l’unione con gli Stark, soprattutto se i disordini con i Lannister dovessero crescere invece che alleviarsi.»
Il suo modo di vedere la cosa era più crudo e concreto, Luned lo riconobbe. Non che non ci avesse pensato anche lei ma quello non era il punto della sua idea… tuttavia, era ovvio che le parole di Olenna ebbero più presa. Capì che avrebbe dovuto adattarsi anche lei a quel modo pratico e realista di pensare e parlare, se voleva far parte di quella famiglia. Almeno, finché Willas non sarebbe stato lord di Alto Giardino.
«Molto bene, ci daremo da fare per organizzare il tutto. Parlerò con maestro Lomys.»
Lomys era il maestro di corte, come lo era Luwin a Grande Inverno. Un paio di volte Luned si era ritrovata a parlargli e benché per lei non sostituisse Luwin, era un brav’uomo e abile nel proprio mestiere. In quel momento stava mangiando insieme ad altri uomini della cittadella su uno dei tavoli inferiori della sala, uno dei quali, il più giovane, si occupava della biblioteca. Luned aveva avuto modo di conoscerlo.
«Vi ringrazio, lord Tyrell.» Luned sorrise al futuro padre. «Per quanto mi riguarda, questo è il miglior regalo di matrimonio che poteste mai farmi.»
Tornò a mangiare. Si rese conto che Olenna Tyrell non le toglieva gli occhi di dosso e sorrideva. La cosa la inquietò non poco ma si disse che era solo un buon segno.
Finita la cena, si alzò e chiese a Jeyne di accompagnarla in camera: «Sono stanca.» Si voltò verso Willas. «Vado a dormire. Ci vediamo domani mattina.»
Lui le poggiò un bacio sul dorso della mano: «Dormi bene, mia signora.» La guardava con occhi più luminosi e intensi del solito, quella sera.
Jeyne la accompagnò in camera, la aiutò a spogliarsi e ad indossare una tunica per la notte. Le sciolse la treccia e le spazzolò i capelli. «È stato un pensiero molto gentile, mia signora.» Le disse mentre continuava ad accarezzarle i capelli con le dita per dividere le ciocche: «Alcuni di noi hanno sentito. Siete stata coraggiosa e altruista.»
«Ti ringrazio, Jeyne.» Luned sorrise. «Spero il popolo approvi.»
«Ne sono certa. Qui all’Altopiano la guerra ci raggiunge raramente, se non dal mare e da Dorne. In questi ultimi anni di pace abbiamo vissuto in relativa ricchezza, quantomeno nessuno è morto di fame. Lady Margaery fin da piccola si è approcciata molto al popolo, per aiutare i più bisognosi.»
«Spero di fare bene quanto lei.» Luned si guardò allo specchio.
«Ne sono certa, mia signora.»
Jeyne, una volta finito, le diede la buonanotte e si congedò per andare nella propria camera.
Luned si coricò nel proprio letto e chiuse gli occhi. Si addormentò subito.
Qualcosa non andava, i suoi sogni furono più inquieti del solito: non sognò guerre.
Era stesa sotto l’albero-diga di Grande Inverno, la testa poggiata sopra la schiena della sorella che dormiva sotto di lei. Ma era inquieta, lo erano entrambe, sentiva il corpo della più piccola tremare nel sonno, il suo uggiolare. Qualcosa non andava. Lo sentiva dentro di sé. La luna attraverso le foglie rosse le parve rosso sangue, vento frusciava tra le foglie che sembravano emettere suoni di odio, rabbia e pianti. La orrida faccia incisa sulla corteccia era più spaventosa del solito, sembrava gridare per qualche orrore.
Un ululato nacque nel suo petto, istintivo. Lo rivolse alla luna, al cielo. Un grido di pausa, di dolore, di angoscia. La sorella si svegliò e la seguì poco dopo. I loro fratelli, in lontananza, risposero, tutti e tre, e nel suo cuore avvertì altri due ululati lontano, l’altra loro sorella, e l’altro loro fratello. Se lo sentiva, anche loro avevano avvertito gli orrori che stavano per avvicinarsi.
Altri lupi, i loro cugini lontani, si unirono al loro canto. Quella notte, Grande Inverno pianse un presagio di sventura.