Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
Aveva sentito dire che Alto Giardino fosse il castello più bello dei Sette Regni. Le voci non rendevano giustizia a quel luogo.
Superata la prima porta si entrava in un labirinto di siepi: «In pochi conoscono la strada esatta per arrivare alla seconda porta.» Le spiegò Willas. «Intrattiene gli ospiti. E i nemici ne vengono confusi.» La guidò con maestria e sicurezza tra i corridoi, rivolgendole sorrisi quando la osservava guardarsi attorno con curiosità e meraviglia. Luned ricambiò i sorrisi e lo seguì, felice e divertita da quel gioco come una bambina. Furono di nuovo da soli per la prima volta dopo tanto tempo.
Willas prese una curva, lei lo seguì ma quando svoltò lui era già scomparso. Vide tre sentieri davanti a lei: uno proseguiva dritto, uno svoltava a destra, un altro a sinistra.
«Willas?» Provò a chiamarlo.
Nessuna risposta.
«Non è divertente!» Mentiva, ovviamente. Prese il percorso a sinistra, si ritrovò ad un altro bivio, stavolta andò dritto. Vicolo cieco. Tornò indietro e provò l'altra strada ma anche lì dopo una serie di bivi di trovò di nuovo bloccata. Tornò al primo crocevia e stavolta prese la strada dritta, poi svoltò a destra e di nuovo a sinistra. Proseguì per un altro paio di incroci finché non lo trovò lì, ad aspettarla mentre beveva dell'acqua dalla propria borraccia e mangiava una mela.
«Credevo ci avresti messo di più.» Ammise lui con un sorriso divertito.
Luned lo superò al trotto e gli strappò la borraccia di mano per dispetto, svuotandola in pochi sorsi.
Lui rise: «Dove vai? Rischi di perderti!» La seguì.
Giunti alla seconda porta, Garlan li aspettava già lì, insieme alla carrozza e a Leonette e a Wylem. Il giovane soldato Stark, non appena li vide tirò un sospiro di sollievo.
«Finalmente!» Esclamò il fratello di Willas con una risata. «Temevo avrei dovuto venirvi a cercare.»
Willas sorrise divertito: «Conosco meglio di te come muovermi in questo posto, Garlan.»
«Tutto bene, mia lady?» Wylem le porse una borraccia d'acqua.
«Tutto bene, grazie.» Bevve un sorso.
«Il povero Wylem temeva avessi rapito la sua signora.»
L’erede di Alto Giardino si voltò verso di loro: «Mi dispiace avervi fatto preoccupare, Ser Wylem.»
«Nessun problema, signore.»
Una volta ripresosi tutti, superarono il secondo portone.
«Fate largo a lord Willas Tyrell, erede di Alto Giardino, e alla sua futura sposa, Luned Stark di Grande Inverno!»
Stavolta, entrarono a cavallo, in testa al gruppo.
Luned per l'occasione aveva indossato un abito color del cielo e il fermaglio con gli zaffiri che le aveva regalato Willas. Si guardò attorno mentre passavano lungo la via principale: uomini, donne, bambini vivevano in strutture circondate da vigne e su cui crescevano rampicanti di rose, per le strade erano costruite fontane e cascate artificiali, piccoli frutteti rendevano il luogo come uscito da una ballata. Profumo di frutta, fiori, erba fresca bagnata dalla rugiada del mattino, le invasero le narici e si sentì improvvisamente bene. Le persone la salutarono con sorrisi gioviali, mentre trasportavano cesti di frutta e fiori che le offrirono al suo passaggio.
«Lady Luned!» Esclamavano. «Stark!» e «Grande Inverno!»
E altri: «Willas!», «Tyrell!» e «Alto Giardino!»
«Ti amano già.» Le sussurrò il suo promesso sposo.
«Non capisco perché…» Luned fu sorpresa da tale accoglienza. Accettò con gentilezza e un sorriso i fiori che le porsero: rose bianche, fiordalisi, nontiscordardime. Non vi erano rose dell'inverno lì ma quei fiori erano ugualmente stupendi. I cesti di frutta li presero Wylem e gli altri uomini che li seguivano. Una bambina si avvicinò per offrirle un cesto di fragole. Luned si fermò e scese da cavallo, intenerita da quella bambina che le ricordava un po' Arya.
Le si inginocchiò davanti: «Come ti chiami?»
«Marigold… mia lady…»
«Come il fiore? È un nome davvero bello. Sai, Marigold? Adoro le fragole, sono il mio frutto preferito.»
Alla bambina, fino a quel momento con la testa bassa e l'espressione timida, brillarono gli occhi.
«Le accetto molto volentieri.» Prese lei stessa il cesto e assaggiò lì uno dei frutti rossi e succosi. «Sono davvero buone. Le coltivate voi?»
La bambina annuì e si voltò verso i genitori, che stavano indietro insieme ad un altro bambino, poco più grande della piccola Marigold.
«Vi ringrazio per il gentile dono. Sono le fragole più buone che abbia mai assaggiato.» Con un sorriso e l'aiuto di Wylem, risalì a cavallo.
Proseguirono verso l'ultimo portone, più grande e più pesante, le mura così alte da farle girare la testa al solo guardarle, ma più robuste e impenetrabili. La folla, dietro di loro, continuava ad acclamarli.
Servitori, cavalieri e molti uomini li attendevano anche nel cortile principale. Li accolsero e li salutarono con un inchino.
«Lord Willas, ser Garlan, bentornati a casa.» Li salutò un attendente.
Alcune servitrici aiutarono lady Leonette a scendere dalla carrozza e presero in custodia i bagagli.
«Lady Luned.» Una ragazza vestita con un abito in seta verde le si avvicinò, non doveva avere più della sua età. «Mi chiamò Jeyne e da oggi sarò la vostra domestica personale. Vi prego di seguirmi, vi è stata assegnata una stanza nella Fortezza delle Rose.»
«Jeyne, eh?» Trovò curioso che la ragazza avesse lo stesso nome della giovane figlia di Poole.
Non voleva una domestica personale ma non sarebbe stato saggio rifiutare un dono da parte della famiglia del suo futuro marito quindi salutò Jeyne con un gesto del capo e un sorriso: «Ti ringrazio, Jeyne.» Smontò da Nebbia e porse le redini allo stalliere che si era avvicinato per prelevarla. Si voltò verso Willas.
Lui le sorrise: «Riposati. Ci vedremo a pranzo insieme alla mia famiglia.»
«Potete assicurarvi un posto anche per Wylem?»
«Certamente, ci penso io.»
Luned annuì e seguì Jeyne.
Raggiunsero la sua stanza: molto più grande di quella della Fortezza Rossa, decorata con tappeti dai ricami floreali, tende bianche e verdi, un'ampia finestra ad arco a sesto acuto che affacciava sui giardini e sopra la testa il soffitto non era chiuso da tegole o mattoni, bensì da vetri che permettevano di osservare il cielo. Il letto era incassettato nella parete, in una cornice di legno scuro intagliato con motivi floreali.
La sua nuova dama di compagnia entrò dopo di lei portando il suo baule: «Spero sia di vostro gradimento, mia signora.»
«Lo è, Jeyne. È tutto stupendo.»
«Vi preparo il bagno, mia signora?»
«Sì, ti ringrazio, ne ho proprio bisogno.»
La ragazza iniziò a preparare la vasca: «Lady Margaery, lady Alerie e lady Olenna si sono premurate di trovarvi dei vestiti adatti al clima e alcuni doni, in onore del fidanzamento tra voi e lord Willas.»
«Un pensiero davvero gentile.» Soprattutto, utile. Non aveva portato molto con sé durante il viaggio. «Posso lavarmi da sola, Jeyne, ma gradirei mi aiutassi a scegliere l'abito e gli accessori più adatti all'occasione, visto che conosci il posto meglio di me.»
«Volentieri, mia signora.»
Jeyne le scelse un abito verde fumo decorato con foglie ricamate in oro e argento. Lasciava le braccia piuttosto scoperte ma non era particolarmente scollato. La cintura alla vita divideva il corpetto ricamato dalla gonna, in semplice tulle. Indossò una spilla a forma di rosa, il pendente degli Stark, un anello a fascia molto semplice e il bracciale regalatole da Willas.
Quando fu pronta, Wylem la andò a prendere. Anche lui si era lavato, aveva tagliato barba e capelli e indossava un completo della guardia di Alto Giardino.
«Non avevano altro.» Le spiegò mentre la accompagnava nella Sala Grande.
«Immagino di no. Non stai male.»
«Preferirei portare di nuovo lo stemma Stark, mia signora.»
«Sapremo presto se sono giunte notizie dalla Capitale.»
La Sala Grande di Alto Giardino era ampia quanto quella della Fortezza Rossa ma più luminosa grazie alla moltitudine di finestre che fiancheggiavano i lati, quasi tutte aperte in modo da lasciar entrare luce, aria e il profumo dei giardini e dei frutteti.
Al centro della grande tavola rialzata sedeva Mace Tyrell.
«Capisco cosa intendesse la regina Cersei…» Doveva essere stato bello quanto i figli, un tempo, si poteva intuire dal suo viso, ora rotondo e morbido come il resto del suo corpo. Non era comunque grasso quanto re Robert. Accanto a lui sedeva Alerie Hightower, tutto l'opposto del marito: alta, magra, bellissima, con lunghi capelli argentati. Si credeva gli Hightower avessero sangue Targaryen, Luned non aveva mai visto un Targaryen ma quei capelli argentati per le avrebbero potuto essere benissimo una prova di tale teoria.
Accanto a lord Tyrell, c'era Willas, e accanto a lui un posto vuoto, destinato a lei, mentre alla sinistra di Alerie sedevano Garlan, la moglie Leonette e una giovane ragazza molto simile a Loras.
«Margaery Tyrell. È più bella di quanto dicano le voci.» Doveva avere la sua età.
Accanto al posto che spettava a lei, sul lato opposto rispetto a quello di Willas, sedeva una donna anziana, bassa, dai capelli bianchi.
«Olenna Tyrell.»
Luned si fermò davanti al tavolo e si chinò con eleganza davanti ai due padroni di casa: «Mio lord, mia lady…»
Fu Alerie a parlare per prima: «Alzati giovane lady Stark, fatti guardare.»
Obbedì.
I due la guardarono, poi Mace commentò: «Sì, assomigli a tua madre come mi era stato detto. La bella Catelyn Tully. Ma in te c’è qualcosa di tuo padre, non parlo solo del colore di capelli. Una certa fierezza nello sguardo. Non trovi anche tu, madre?»
Luned non si aspettava che la Regina di Spine venisse interpellata subito. Era evidente quanto il lord di Alto Giardino fosse in qualche modo ancora dipendente dall'anziana madre.
«Questo lo vedremo.» Rispose lei. Da subito, Luned capì il perché del soprannome. «Siediti, cara. Qui, accanto a me.» Non attese che lei si fosse accomodata per continuare a parlare. «Di certo, per aver attirato l'attenzione di mio nipote Willas devi avere qualcosa di speciale.»
«Mi piace pensare sia così, lady Olenna.»
Leonette l'aveva avvertita. Non sarebbero servite a nulla le formalità, non con la matriarca di Tyrell. Luned poteva fare solo una cosa: dimostrarle ciò che era. Una lady, sì, ma di Grande Inverno. Una Stark.
«Piacerebbe anche a me sapere cosa.»
L'anziana donna accennò un sorriso divertito: «Dovremmo chiederlo a lui. Sperando si tratti di qualcosa di diverso da quei begli occhi da Tully.»
«Luned ed io abbiamo molte cose in comune, nonna, ci siamo trovati bene insieme. È una ragazza molto intelligente...»
«Anche questo è da vedere.» La Regina di Spine iniziò a tagliare con forza la bistecca nel proprio piatto. «Abbiamo ricevuto notizie dalla Capitale e dal Nord.»
«Madre…» Mace Tyrell si intromise, seppur titubante. «Non sono argomenti da trattare a tavola. Meglio parlarne dopo, in privato.»
«Sciocchezze!»
«Non si preoccupi, lord Tyrell.» Luned si voltò verso l’uomo. «Voglio sapere.» Si voltò verso Olenna.
Lei iniziò a parlare: «I Lannister hanno iniziato a razziare e conquistare le Terre dei Fiumi di tuo nonno Hoster, dopo che tua madre ha rapito il Folletto. Tuo padre è rimasto svenuto una settimana dopo essere stato attaccato da ser Jaime.»
«Come sta adesso…?»
«Per quanto ne sappiamo, è ancora lì, come Primo Cavaliere del Re.»
Cos'era accaduto, per far sì che suo padre rimanesse ad Approdo? Aveva risolto i problemi con re Robert, o forse dopo ciò che lei gli aveva detto sull'inganno del pugnale temeva il suo amico potesse essere in pericolo?
«Capisci, però, che una guerra tra Lannister e Stark potrebbe creare non pochi problemi ai Tyrell se mio nipote Willas ti sposasse.»
«Ne sono consapevole, lady Olenna.» Luned rimase in silenzio qualche istante ad osservare il proprio piatto, tagliò un pezzo di bistecca di cervo e lo mise in bocca. Non aveva fame ma non doveva mostrarsi debole.
Conosceva i rischi, ci aveva pensato dopo aver saputo di ciò che aveva fatto sua madre. Forse era egoista da parte sua voler sposare comunque Willas… ma ricordò le parole di Varys.
«Amo Willas, non mi piace l’idea di sfruttarlo, ma se questo matrimonio può essere d’aiuto agli Stark, in qualche modo…»
Finalmente, dopo un paio di bocconi buttati giù a fatica, parlò: «Mio padre non ha ordinato la cattura di Tyrion Lannister, per quanto lui possa continuare a ripetere il contrario. Io amo mia madre, le voglio bene, ma ha sempre avuto un carattere impulsivo. Solo l’idea di proteggere la famiglia può averla spinta ad un tale gesto.» Non poteva entrare nei dettagli ma poteva dipingere loro il quadro generale. «Non so se siano stati davvero i Lannister a minacciare la mia famiglia ma so per certo che non è stato lord Tyrion ed ho espresso i miei dubbi a mio padre, non è assolutamente mia intenzione mettere i Tyrell in difficoltà.» Alzò lo sguardo sulla donna.
Olenna Tyrell la osservava in silenzio.
«Spero solo che, prima di venire ferito, sia riuscito a mandare un messaggio a Grande Inverno per scagionare il Folletto. O che lo abbia fatto dopo essersi svegliato. Non nego, tuttavia, che l'odio tra gli Stark e i Lannister sia grande e vada avanti da molto tempo. Se davvero Tywin ha cercato di conquistare le Terre dei Fiumi e Jaime ha ucciso gli uomini di mio padre alla Fortezza Rossa… mio padre potrebbe non perdonarli mai.»
«In quel caso, tu lo appoggeresti?»
Quella domanda ne nascondeva un'altra, Luned lo sapeva bene.
«Appoggerò sempre la mia famiglia, lady Olenna. Presto, anche i Tyrell saranno la mia famiglia, con la vostra benedizione. Non intendo chiedervi di appoggiare il Nord, non mi permetterei ma il sangue degli Stark non smetterà di scorrere dentro di me quando sposerò Willas, voglio che questo sia chiaro, qualunque sarà la vostra scelta.»
Luned non distolse mai lo sguardo da quello dell’anziana donna. Era sceso il silenzio in tutto il tavolo dei Tyrell, mentre quelli al di sotto continuavano ad essere percorsi da brusii, chiacchiere, risate, inconsapevoli.
Infine, la donna accennò un sorriso.
Luned lo ricambiò.
Quell’espressione da parte di Olenna ebbe come effetto quello di far sciogliere gli altri della tavolata. Presto, argomenti su guerre, ribellioni e rapimenti vennero rimpiazzati.
Mace Tyrell le chiese del Nord, di Grande Inverno, dei suoi fratelli… e quando parlò di Robb e di Bran e delle giornate passate a caccia o in biblioteca, Margaery volle saperne di più, rispecchiandosi in Bran quando Luned le raccontò delle storie che lei gli leggeva prima di andare a dormire.
«Willas mi leggeva spesso storie quando mi metteva a letto, sono momenti che ricordo con molto affetto.»
«Ami molto i tuoi fratelli, Luned?» Le chiese Alerie.
«Più della mia vita, lady Tyrell.»
«Oh, non chiamarmi più in modo tanto formale, presto sarai mia figlia. Chiamami Alerie, per cominciare.»
«Va bene, mia l… cioè, Alerie…»
Lady Olenna non aprì altre discussioni, non intervenne, non li interruppe.
Quando finirono di mangiare, Willas fece per porgerle il braccio, per invitarla, ma Margeary si mise in mezzo e la prese sottobraccio prima che lei potesse afferrare quello del futuro sposo.
«Mostro io i giardini a Luned, Willas!» Non attese risposta, la trascinò via, Luned ebbe solo modo di voltarsi e vedere il volto di Willas passare dal sorpreso al divertito. Ricambiò il sorriso e seguì la futura sorella.
I giardini erano pieni di rose dorate: non ne aveva mai viste così.
«Sono splendide…» Mormorò.
«Vero?» Margaery passeggiava accanto a lei, sorridente. «Non ho mai visto una rosa dell’inverno, sai?»
«Magari un giorno potrei portarvi al Nord e mostrarti il Parco degli dèi, lì ne crescono molte.»
«Mi farebbe molto piacere, se solo non infuriassero quelle lotte intorno all’Incollatura…»
Luned sospirò. «Vorrei che tutta la mia famiglia potesse essere presente al mio matrimonio con Willas ma se non restituiamo Tyrion ai Lannister…»
Margaery le sorrise, seppur un sorriso un po’ malinconico: «A questo proposito, mi è piaciuto come hai tenuto testa a mia nonna. E anche a lei. Apprezza quando una ragazza si dimostra intelligente e determinata.»
Lei ricambiò il sorriso: «Ho solo da imparare da lady Olenna.»
«Diglielo, ti farà guadagnare punti in più.»
Risero entrambe.
«La mia famiglia ha un grande rispetto per la tua, Luned. Davvero. Mio padre apprezza molto lord Eddard. Non credo deciderebbe di appoggiare i Lannister in caso di una vera e propria guerra, soprattutto se sposerai Willas.»
«Re Robert non permetterà una guerra tra Lannister e Stark.»
«Spero tu abbia ragione.» Margaery raccolse una rosa dorata per lei e Luned la accettò con un sorriso.
«Lo spero anche io…»
Guardare quella rosa, le fece tornare in mente Willas e tutti i pensieri cupi svanirono dalla sua mente. Come poteva quel giovane uomo ridurla in quello stato?
Margaery dovette accorgersi del rossore sulle sue guance perché le rivolse un sorrisetto: «Willas ha un cuore buono. Sono contenta che finalmente abbia trovato una brava ragazza. Avere ventiquattro anni e non ancora una promessa sposa per lui è stato pesante anche se non lo ammetterà mai…»
«Nemmeno una?»
«Non proprio. Arianne Martell avrebbe voluto conoscerlo e sposarlo ma come sai tra Tyrell e Martell non scorre buon sangue, soprattutto dopo ciò che è accaduto a Willas.»
«Willas ha detto che è stato un incidente e che non porta rancore ad Oberyn.»
«Lui no. Nostro padre sì.»
Luned annuì, comprensiva, rigirando la rosa tra le mani. Sapeva delle lotte per il territorio tra Dorne e Alto Giardino: «Beh, devo comunque ringraziare questa rivalità. So che Arianne è una donna molto bella, Willas avrebbe potuto davvero innamorarsi di lei…»
Margaery sorrise: «Sì, pare sia molto bella. Ma credi Willas si sarebbe accontentata di un bel viso e di un corpo formoso?»
Luned arrossì: «No, non credo…»
Si ritrovò per la prima volta a pensare al rapporto tra lei e Willas da quel punto di vista. Lei trovava Willas davvero bello ma non aveva mai pensato a cosa sarebbe accaduto tra di loro dopo il matrimonio. Non sapeva cosa Willas pensasse di lei, del suo aspetto, del suo fisico… si fermò, il volto rosso, gli occhi sgranati.
«Tutto bene, cara? Sei tutta rossa… ti serve un po’ d’acqua? Non è che hai preso un colpo di sole?»
«No… no, sto bene, scusa. Avevo… la mente altrove.»
«Con me puoi parlare liberamente.»
«Lo so Margaery, grazie, sei davvero gentile. Ma affrontiamo un problema per volta. Attendiamo notizie sugli scontri nelle Terre dei Fiumi e preghiamo per il meglio.»
❅✦❅
Fu Willas ad accompagnarla nel Parco degli Dèi quella notte, dopo cena.
La prese sotto braccio e lasciò la Sala Grande insieme a lei.
«Di cosa avete spettegolato tu e mia sorella, oggi?» Le chiese mentre camminavano a passo lento, in modo che lui non dovesse sforzare troppo la gamba.
«Ci siamo solo conosciute un po’ meglio. Dopotutto, presto saremo sorelle.»
«Sicure di non aver parlato male alle mie spalle?»
Luned sorrise divertita alla battuta: «Se fosse, credi che te lo verremmo a dire?»
Lui rise: «Dubito. Margaery è stata cresciuta da mia nonna, è una ragazza dolce ma la conosco, è molto arguta.»
«È vero. È una ragazza molto intelligente rispetto alle altre della sua età.»
«Anche tu hai la sua età.»
Luned rise: «Lo so bene. Tua nonna ha fatto con Margaery ciò che mia madre avrebbe dovuto fare con me e le mie sorelle molto tempo fa… le ha insegnato a proteggersi, anche senza l’uso delle armi.»
«Tu ci hai provato, Luned. Ad insegnare alle tue sorelle.» Willas si fermò ad aiutarla su un punto un po’ scosceso.
Luned accettò volentieri il suo aiuto: «Spero sia bastato, Willas. Lo spero davvero…» Aveva insegnato loro bene? Dopotutto, non era convinta sarebbe stata in grado lei stessa di difendersi, se fossero arrivati tempi peggiori.
Superarono il muro interno e si avviarono all’interno della zona centrale del Castello. Molti si inchinarono al loro passaggio e Luned salutò educatamente ognuno di loro, si lasciarono però la folla alle spalle quando si inoltrarono nel Parco. Era evidente che nessuno in quella città seguisse più la fede negli Antichi Dei.
Il bosco era lussureggiante, verde e rigoglioso, aveva un’atmosfera del tutto diversa sia dal Parco di Grande Inverno che da quello di Approdo del Re. Si avviarono sempre più in profondità, finché Luned non le vide: le foglie rosse tanto familiari, il tronco bianco e liscio… anzi… i tronchi.
Tre alberi-diga si ergevano al centro di quel bosco, così vicini che i loro rami, crescendo, si erano intrecciati in modo da farli apparire come un unico albero. I tre volti incisi sui tronchi parevano tristi, feriti forse dalla lunga assenza di qualcuno che pregasse ai loro piedi. Eppure, a Luned furono di conforto, sotto la luce della luna le loro lacrime rosse brillavano.
«Noi li chiamiamo “I Tre Cantori”.» Le spiegò Willas. «Li fece piantare Garth Greenhand in antichità. Garth Gardner nono, pur facendo costruire il primo Sept qui ad Alto Giardino, continuò a pregare ai loro piedi.»
I Gardner, la famiglia reale che aveva preceduto i Tyrell nel dominio dell’Altopiano. Ne aveva sentito parlare. Forse, lì si sarebbe sentita più a casa di quanto avesse pensato.
Willas continuò ad osservarla in attesa di una risposta, ma cosa poteva dirgli? Un “grazie” non sarebbe mai stato abbastanza. Si limitò a stringergli la mano e con lui si avvicinò ai tre tronchi, li accarezzò con la mano libera e chiuse gli occhi. In quel momento, una folata di vento fece risuonare le foglie rosse sopra le loro teste. I Tre Cantori, e in quel momento a Luned parve davvero di sentire gli Antichi Dei cantare, forse per la prima volta tra quei rami, dopo anni e anni in cui nessuno aveva rivolto loro alcuna preghiera in quel luogo abbandonato dall’antica via. Quelle bocche spalancate nella corteccia parevano essersi aperte ancor di più
«Grazie, Willas.» Mormorò. «Non ti ringrazierò mai abbastanza per questo…»
Rimase lì a pregare per un tempo che le parve infinito per la propria famiglia e Willas accanto a lei.