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Il banchetto si sarebbe svolto nei quartieri del Primo Cavaliere, Robert Baratheon aveva insistito perché venisse usata la Sala Grande ma Ned era riuscito almeno a convincerlo a lasciare che festeggiassero in intimità. Ovviamente, aveva dato per scontata la presenza del re e della sua famiglia.
«Potrebbe essere l'ultima volta che voi mi aiutate a prepararmi.» Luned stava finendo di vestirsi nei propri alloggi, insieme a Septa Mordane. La tutrice si era occupata prima delle due sorelle più piccole, Luned ne aveva approfittato per fare un lungo bagno caldo e cercare di rilassarsi. Quella festa avrebbe reso tutto più reale.
Mace Tyrell non poteva allontanarsi da Alto Giardino: essendo Willas alla Capitale, come anche Loras, non se la sentiva di lasciare il castello scoperto, avendo anche suo figlio Garlan lontano. Ned, con il suo ruolo di Primo Cavaliere, doveva rimanere alla Fortezza Rossa. Così, Renly e Loras avevano proposto di organizzare un banchetto in onore del fidanzamento prima della partenza, in modo che Luned potesse festeggiare con la propria famiglia. Era stato un pensiero molto gentile.
«Mi mancherai Luned ma quando ti vedrò andare via su quella carrozza saprò che il mio lavoro sarà finito.»
«Spero lo riteniate un successo.»
«Assolutamente, mia cara. Non potrei essere più orgogliosa di te.» La Septa finì di acconciarle i capelli: «Willas è stato molto generoso a donarti questo splendido abito.»
L'abito in questione era verde e argento, i colori di entrambe le loro casate, così da sottolinearne l'unione in quel matrimonio. Luned aveva deciso di indossarlo per l'occasione, con un semplice nastro verde tra i capelli e un bracciale di puro argento con incisi fiori. Niente zaffiri, niente gemme. I suoi gioielli non sarebbero stati bene con l'abito ma non aveva gemme verdi da indossare. Usò il pendente con inciso lo stemma di casa Stark e si avviò fuori dalle proprie stanze, fino alla Sala Piccola. La sala in questione poteva contenere fino a duecento persone, di solito loro erano circa sessanta tra i cavalieri del padre, loro quattro, septa Mordane, Jeyne Poole e pochi altri. Quella sera la sala fu per la prima volta piena. Willas era già lì, stava chiacchierando in un angolo della stanza con Loras, Renly, re Robert e suo padre. Fece per dirigersi verso di loro ma venne bloccata da una figura che le si parò davanti.
«Lady Luned, mi concedete l’onore di essere il primo a complimentarsi?»
«Lord Baelish… è una sorpresa trovarvi qui.» Luned gli porse la mano, lui la prese delicatamente e vi poggiò sopra le labbra in un gesto galante.
«Tutto il concilio ristretto è presente, mia lady. Non avremmo lasciato il caro lord Renly a godersi tutto la festa.»
Luned sorrise: «Siete il benvenuto, mio lord.»
«Ammetto di essere rimasto sorpreso. Anche se avrei dovuto capirlo, quel giorno al torneo...»
«Eravate troppo occupato a farvi prosciugare da lord Renly.»
L'uomo rise alla battuta e le offrì un bicchiere di vino che Luned accettò volentieri, con un sorriso.
«Spero questa infatuazione non svanisca troppo presto.»
Il sorriso di lei si gelò in volto: «Cosa intendete, lord Baelish?»
«Credete davvero che questo matrimonio vi renderà felice per sempre?»
«Un matrimonio non si basa sulla felicità ma sulle alleanze politiche ed economiche.»
«Vero, ma voi ammettete di amare lord Willas Tyrell.»
«Sì, è così.» Le parole le uscirono senza pensarci.
Il viso di Ditocorto si accese in un altro sorriso: «Perché ha buon cuore, è intelligente, gentile, cortese…»
«Dove volete arrivare, lord Baelish?» Luned lo guardò negli occhi, improvvisamente seria.
«Finirà per annoiarvi a morte.»
«Come osate…?»
«Dite che non sarà così?»
«Certo che non sarà così. Cos'altro potrebbe volere una donna da un matrimonio?»
Lui era sempre più divertito. La trattava come una ragazzina ingenua e la cosa la infastidì non poco: «Se ad una donna bastassero amore, rispetto e gentilezza… vostra madre sarebbe fuggita via con me. Voi non solo siete sua figlia ma possedete anche sangue Stark. Ricordate queste mie parole.» La lasciò lì, in mezzo alla stanza, con la bocca semi aperta e gli occhi sgranati.
«Luned, tutto bene?» Willas si avvicinò, preoccupato. «È accaduto qualcosa con lord Baelish?»
«No, Willas. Non ti preoccupare.» Era la loro festa di fidanzamento, non avrebbe permesso a Ditocorto e alle sue questioni irrisolte di rovinare la serata. Sorrise al proprio promesso sposo ed insieme, sottobraccio, si avvicinarono alla tavola imbandita.
«Ecco i nostri sposini!» Re Robert tuonò dal suo posto a capo del tavolo, alzandosi in piedi. Era già ubriaco.
Accanto a lui, Luned vide suo padre che sorseggiava del vino. Non appena la vide, le si avvicinò con un sorriso: «Sei bellissima stasera, figlia mia.»
«Grazie, padre.» Per un momento, le parve di vedere un velo di commozione nel suo sguardo.
«Accomodatevi.» Erano stati loro riservati dei posti al centro della tavolata, a destra Luned e tutta la sua famiglia, a sinistra Willas con il fratello e gli uomini Tyrell che li accompagnavano.
«Sono contento ti sia piaciuto il vestito…» Le sussurrò Willas ad un certo punto della cena.
«Ti ringrazio, è davvero stupendo.»
Lui le sorrise: «Ti mostrerò Alto Giardino, i sarti e i gioiellieri migliori, la biblioteca. Andremo a caccia insieme, avrai un tuo falco tutto tuo.»
Luned trovava molto dolce il modo in cui Willas la corteggiava. Non faceva altro che seguire l’etichetta, promettendole doni, gioielli, lussi inutili… e questo la colpiva molto.
Willas sapeva essere tanto intelligente quando ingenuo, a volte. In quel momento lo dimostrò di nuovo. Certo, stava solo seguendo l'etichetta corteggiandola con doni e promesse ma tutto ciò a Luned non importava.
«Potrò far portare Pioggia da Grande Inverno?»
Lui ci pensò un momento: «Dovremo parlarne con mio padre ma per me non ci sarebbe alcun problema, anzi. Non vedo l'ora di conoscerla. Farò in modo di convincerlo. Loras potrebbe aiutarmi, nostro padre non gli nega mai nulla.»
Il figlio preferito, Luned ne sapeva qualcosa. Non era segreto per nessuno che lei fosse la prediletta di suo padre, mentre sua madre amava Bran con tutto il cuore.
«Chissà se è tornata sana e salva a Grande Inverno e ha potuto riabbracciarlo.»
Anche lei non vedeva l'ora di essere di nuovo tutti assieme, anche se per poco, a quel matrimonio.
«Luned?» La principessa Myrcella si avvicinò insieme a suo fratello Tommen e a sua madre. «Congratulazioni per il fidanzamento.»
«Vi ringrazio, principessa.»
Tommen invece era imbronciato e non sembrava affatto contento, non volle dirle nulla.
La regina provò a dimostrarsi gentile ma il suo sorriso era freddo quanto il suo sguardo. Re Robert rise, mangiò, bevve e festeggiò con gli altri cavalieri presenti.
Venne suonata della musica, Willas non poté ballare ma Loras la invitò, in un gesto che voleva simboleggiare ulteriormente l'unione tra le due casate, e danzò anche con Sansa, finché Joffrey non si fece avanti per reclamare la sua fidanzata.
Benché fosse la loro festa di fidanzamento, pochi diedero attenzione a Willas e Luned se non Myrcella che chiacchierò serenamente con lei e Sansa mentre immaginava come potesse essere Alto Giardino.
«Ho sentito dire che sia bellissimo, mi piacerebbe molto andarci un giorno!.»
«Se i vostri genitori lo permetteranno, potreste venire con noi al matrimonio, principessa.»
Alle parole di Sansa, Arya storse il naso ma non si intromise nella discussione e rimase per conto proprio, in silenzio.
Luned la raggiunse dopo un po': «Tutto bene?»
«Perché te ne vai?»
La domanda prese Luned alla sprovvista: «Io devo…»
«Devi o vuoi?» Arya si voltò a guardarla, aveva gli occhi lucidi ma era chiaro stesse cercando di apparire forte. «Ci stai abbandonando… proprio ora che…» Non concluse la frase ma Luned comprese comunque cosa intendesse dire.
«Arya, vi ho dato l'unico insegnamento che valesse la pena darvi: rimanere fedeli al branco Finché metteremo la famiglia davanti a tutto, anche se divisi, riusciremo a sopravvivere. So che siete pronte. Ognuna di noi farà degli errori, è inevitabile… ma finché seguiremo tutte quest'unico insegnamento, a modo nostro e secondo le nostre possibilità, andrà tutto bene.»
«Ed è così che intendi proteggere la tua famiglia? Sposando un lord del Sud, tra l'altro storpio? Non sarà mai neanche cavaliere.»
«Sssh…» Luned le fece cenno di abbassare la voce. «Willas è un brav'uomo. Ed io sono felice di poterlo sposare. Mi mancherete anche voi, Arya, da morire, ma devo fare la mia parte, lo capisci?» Avrebbe tanto voluto dirle del pericolo che la famiglia correva, degli avvertimenti di Varys ma non spettava a lei.
«Una maniera stupida di fare la tua parte.» Arya si alzò. «Non lo stai facendo per la famiglia ma per te stessa.» Lasciò la stanza.
Luned ci rimase molto male ma si ripromise di parlare alla sorella più tardi.
«Non lo sto facendo per me stessa…» Si disse. «Non solo…»
Aveva bisogno di un po' d'aria. Uscì nel terrazzo su cui affacciava la Sala Piccola. Non si avvicinò alla balaustra, si limitò a rimanere appoggiata alla parete, vicino alla porta, sorseggiando il proprio vino. Poco dopo sentì qualcun altro uscire dalla sala, si voltò e vide la regina Cersei.
«Ripensamenti?»
Luned scosse la testa.
«Meglio così. Non che tu possa tirarti indietro, in ogni caso.»
«Anche se dipendesse da me, non lo farei mai. Willas è un uomo fantastico. È bello e gentile e intelligente… credo non molte donne possano dirsi altrettanto fortunate.»
La regina parve divertita: «Ho conosciuto quella sensazione.» Si appoggiò alla balaustra con la schiena, poggiando accanto a sé il proprio calice di vino. «Potrà sembrarti incredibile ma Robert un tempo era un uomo diverso.»
«Mio padre mi ha raccontato.»
«Immagino di sì. Anche io ero contenta del matrimonio e piena di aspettative… ma si sono dissolte in poco tempo.»
Luned la guardò. Ricordò come avesse provato pietà per la regina quella prima volta a Grande Inverno, quando Robert aveva insistito per essere portato subito nelle cripte. Era ovvio che chi volesse visitare fosse una persona, una donna in particolare. Ricordava bene come aveva risposto alla regina quando lei aveva provato ad obiettare.
Willas non era Robert. Lei aveva avuto modo di conoscerlo. Per poche settimane, certo, ma sapeva bene che lui ricambiava i suoi sentimenti.
«Scusa, non volevo rattristarti o metterti dubbi.» Cersei bevve un sorso di vino. «Willas sembra una brava persona. Starete bene insieme, ne sono certa. Dimmi, tuo fratello come l’ha presa?»
«È presto per dirlo, non so nemmeno se il corvo sia già arrivato…»
Cersei sorrise divertita: «Ricordo come reagì Jaime. Eravamo stati lontani per anni, lui come scudiero a Crakehall, io portata alla Fortezza Rossa nella speranza di un matrimonio Targaryen. Quando lui divenne cavaliere della Guardia Reale, io venni riportata a Castel Granito, e in seguito, dopo la ribellione di Robert, divenni la sua promessa sposa. Jaime non ne fu affatto contento… e aveva ragione.»
A Luned, Cersei Lannister non piaceva, tuttavia doveva ammettere di provare rispetto per lei. Si chiese se sua zia Lyanna avrebbe retto ad una vita simile: il marito fuori controllo, impegnato a bere, mangiare, festeggiare, a passare le notti e le giornate con altre donne. O re Robert avrebbe retto a tutto ciò, se fosse stato affiancato da Lyanna?
La regina riusciva comunque a mantenere una certa dignità.
«Sai? Quando eravamo giovani, io e Jaime ci assomigliavamo così tanto che a volte ci scambiavamo i vestiti e passavamo la giornata l’una nei panni dell’altro. Mi chiedevo perché, pur essendo uguali, non avessimo diritto agli stessi studi… tu sei stata più fortunata di me, in questo.»
«Non mi è stato mai concesso nulla, ho lavorato duro in modo da avere il diritto di seguire Robb durante i suoi studi, e quel che non mi è stato concesso di studiare con lui, l’ho studiato da sola. Ore e ore in biblioteca, notti insonni dopo le lezioni di ricamo. Non è stato facile. Mia madre non mi ha mai potuto dire nulla perché non trascuravo i miei doveri con lei e septa Mordane.» Non le giunse alcuna risposta, così continuò: «Io e Robb non avremmo mai potuto scambiarci di posto, per via del colore diverso dei capelli, altrimenti forse ci avremmo pensato anche noi.»
Cersei le rispose con uno dei suoi sorrisi, che non raggiungevano mai gli occhi: «Sarebbe stato divertente condividere quelle storie.»
«Sì, lo sarebbe stato.» Luned decise di stare al gioco. Bevve anche lei un sorso di vino.
«Mi sarebbe piaciuto ti fermassi più a lungo qui alla Fortezza Rossa, Luned. Avremmo avuto modo di conoscerci meglio.»
«Sarò comunque più vicina rispetto a prima, e intendo tenermi in contatto con mio padre e le mie sorelle. Se ci sarà modo, verrò spesso a trovarli. Soprattutto quando vi raggiungerà Bran.»
«Mi farebbe molto piacere.»
«Anche a me.»
Forse, se fosse riuscita ad andare d’accordo con Cersei Lannister, avrebbe risolto le tensioni tra le loro famiglie.
❅✦❅
Le voci si diffusero nel giro di un paio di giorni. Quando passeggiavano per la Fortezza, sentivano ovunque sguardi addosso e la gente parlare alle loro spalle: le figlie di Catelyn Stark, una delle quali promessa a Joffrey Baratheon. Le figlie di colei che aveva rapito lord Tyrion Lannister.
Le tensioni con i Leoni di Castel Granito, invece di svanire, si fecero più forti. Luned non capiva perché sua madre avesse voluto fare una cosa del genere, Tyrion era stato gentile con loro. Avevano parlato spesso nella biblioteca di Grande Inverno, avevano legato, e lui aveva regalato a Bran il progetto per la sua sella, così che potesse tornare a cavalcare. Luned aveva provato ad avere risposte dal padre ma lui non aveva voluto dirle nulla.
“Preoccupati solo del tuo fidanzamento con Willas. Lascia che mi occupi io della faccenda.” Le aveva detto.
«Non si fida di me.» Era seduta sotto l’albero del cuore della Fortezza Rossa, insieme a Willas, accomodato su una roccia con il suo bastone accanto e la gamba distesa.
«Non è vero e lo sai. Sta cercando di proteggerti e limitare i danni.»
«Mio padre non avrebbe mai ordinato di fare una cosa del genere, non con noi qui, in mezzo ai Lannister. È una dichiarazione di guerra, Willas, cosa credi accadrà tra Grande Inverno e Castel Granito? Re Robert è alleato dei Lannister per matrimonio, persino lui potrà fare poco per difenderci, stavolta.»
Willas la osservava andare avanti e indietro, in silenzio. Accennò un sorriso e la prese per mano quando passò davanti a lui: «Sei davvero troppo sveglia per il tuo stesso bene, Luned. A volte vorrei vivessi nell’innocenza come le tue sorelle.» Le accarezzò il dorso con un dito.
Luned sospirò e cercò di calmarsi. Si sedette accanto a lui: «I tuoi genitori come la prenderanno? Potrebbero ritirare la proposta di matrimonio…»
«Non preoccuparti di questo. Quando li incontreremo, chiariremo tutto, vedrai. Sei la mia promessa sposa e non ho intenzione di permettere a nulla e nessuno di impedire questa unione.» La avvolse tra le proprie braccia e Luned si sciolse, prese dei grossi respiri e cercò di calmarsi.
«Mantieni la mente fredda, come hai sempre detto a Sansa e Arya.»
«Posso provare a scrivere a mia madre e chiederle di liberare Tyrion, per il bene della famiglia…»
La notizia aveva tardato ad arrivare al Sud, di sicuro era giunta a Tywin Lannister molto prima. Forse era già in marcia. Ad interrompere le sue riflessioni, che si seguivano una dopo l’altra nella sua mente mentre Willas le accarezzava la mano e i capelli, furono dei passi sulle foglie secche. Luned si alzò subito e aiutò Willas a fare lo stesso. Non fu una guardia del Re a raggiungerla o un Lannister, fu Wylem.
«Wylem, tutto bene?»
«Sì, mia lady. Tuo padre intende vedervi, sia te che il tuo promesso sposo.»
Luned si voltò verso Willas, preoccupata. Lui le strinse la mano prima di prenderla sotto braccio ed entrambi, zoppicanti, si diressero verso la torre del Primo Cavaliere. Ci volle molto per aiutare Willas a salire tutti quei gradini a chiocciola ma infine arrivarono, proprio mentre salivano incrociarono lord Baelish che rivolse loro un inchino e uno dei suoi sorrisi sardonici che sembravano nascondere un qualche segreto che nessun altro, oltre a lui, conosceva.
Luned cercò di ignorarlo ma lo aveva ancora stampato in mente quando entrarono nella sala delle riunioni di suo padre: «Volevi vederci?»
«Sì, Luned. Lord Willas… vi prego, accomodatevi.» Indicò loro due poltrone e si sedette sul lato opposto al loro. Sembrava stanco, turbato.
«Padre… cosa non va?»
«Mi sono dimesso dal ruolo di Primo Cavaliere.»
Non erano le parole che Luned si aspettava ma non sapeva se esserne più preoccupata o sollevata: «Come mai?»
«Ho avuto una discussione con Robert.»
«Per ciò che riguarda mia madre e Tyrion?»
«No, Luned. Per un’altra faccenda. Questione di punti di vista e priorità ma ora non ha importanza. Tornerò a Grande Inverno il prima possibile, probabilmente domani, porterò con me le tue sorelle. Credo prenderemo il mare. Voglio che tu parta oggi stesso per Alto Giardino.»
«Cosa…? Ma padre, la partenza è prevista tra una settimana…»
«Non abbiamo tempo, Luned. Re Robert è furibondo, i Lannister probabilmente si stanno muovendo verso Grande Inverno in questo momento, per riprendersi il Folletto. Non siamo al sicuro qui, né io né tu, tantomeno le tue sorelle.»
«Allora andiamo tutti assieme, permettimi di portare anche loro ad Alto Giardino.»
«Non posso, Luned.» Ned le prese una mano. «Far partire te così all’improvviso è già rischioso, farà insospettire i Lannister, se ti affidassi anche le tue sorelle apparirebbe come una fuga in piena regola, un’ammissione di colpevolezza e metteremmo in pericolo anche i Tyrell prima ancora del matrimonio.»
«Tuo padre ha ragione, Luned.» Willas si fece avanti. «Capisco che tu sia spaventata, lo sarei anch’io se riguardasse Margeary, ma lui sa cos’è meglio fare.»
Luned sapeva che avevano ragione, lo sapeva, eppure… andarsene sapendo la propria famiglia in pericolo non le piaceva.
«Loras rimarrà qui con parte dei nostri uomini. Noi porteremo solo quelli necessari a difenderci lungo la strada. Se avrete bisogno, lord Eddard, contate pure sul suo appoggio.»
«Vi ringrazio, Lord Willas. Mi dispiace darvi questo peso…»
«Amo vostra figlia, mio signore. Non è affatto un peso per me, proteggerla. La terrò al sicuro, lo giuro sulla mia stessa vita.» Willas fece peso sul proprio bastone e si alzò. «Vado subito a preparare la partenza, se mi verranno fatte domande troverò una scusa plausibile.»
Luned non si mosse, si voltò a guardarlo: «Fatti aiutare da Wylem, voglio parlare un momento con mio padre.»
Lui annuì e uscì dalla stanza.
Rimasero da soli, padre e figlia.
«Non cambierò idea, Luned, tu partirai con Willas stanotte stessa…»
Lei non gli permise di concludere la frase: «Cosa succede?»
Ci fu qualche istante di silenzio.
«Padre, se vuoi che io parta oggi stesso devi dirmi almeno cosa succede. Perché mia madre ha rapito Tyrion Lannister? Perché questa fretta di andarcene? Non tirare fuori la scusa che Tyrion è stato preso per tuo ordine perché so che non è così, non è una cosa da te.»
Lui la guardò negli occhi qualche istante, si alzò dalla poltrona, chiuse le finestre e controllò non ci fosse nessuno ad ascoltare nemmeno dietro la porta. Si sedette dietro la propria scrivania e fece accomodare Luned di fronte a lui in modo da poter parlare a voce bassa.
«Te lo dirò ma non deve saperlo nessuno, nemmeno Willas, non ancora. Mi hai capito?»
Luned annuì. Non le piaceva l’idea di iniziare quel matrimonio con dei segreti ma era l’unico modo per poter sapere e, forse, poter fare qualcosa.
Ned prese da un cassetto della scrivania un pugnale, sembrava molto raffinato ed elegante: «Questa è la daga con cui hanno provato ad uccidere Bran.»
Luned la prese tra le mani, maneggiandola con cura, tastandone i materiali con le mani.
«Impugnatura in osso di drago, con intarsi d’oro… e lama in acciaio di Valyria.» Si voltò verso suo padre. «Credete siano stati i Lannister perché solo loro potrebbero permettersi una lama così?»
«Non solo.» Ned la riprese, riponendola sulla superficie della scrivania: «Sappiamo da… una fonte certa, mettiamola così, che il pugnale appartiene a Lord Tyrion.»
Luned non ci credeva. Non poteva crederci: «Lord Tyrion è stato molto gentile con me, con Bran… sai che è tornato a Grande Inverno dopo essere stato alla Barriera? Ha regalato a Bran il progetto per una sella fatta appositamente per lui perché potesse tornare a cavalcare, se lo avesse voluto morto lo avrebbe fatto davvero? Non avrebbe provato invece ad ucciderlo di nuovo?»
«Magari voleva sviare i sospetti o ci avrebbe riprovato davvero se non fosse stato catturato da tua madre.»
«Chi è questa fonte certa?»
«Non posso dirtelo…»
«Come fa a sapere che il pugnale è di Tyrion? E perché Tyrion dovrebbe dare il proprio pugnale ad un sicario con il rischio che qualcuno possa riconoscerlo? È più intelligente di così.»
Queste parole sembrarono per un momento insinuare un dubbio nella mente di suo padre, perché la sua espressione cambiò. Solo per un momento: «Lord Tyrion ha vinto questo pugnale al torneo in onore del compleanno di Joffrey Baratheon.»
«Quello vinto da Ser Loras?»
«Esatto. Ha scommesso contro suo fratello Jaime e ha vinto questo pugnale.»
Luned rimase qualche istante in silenzio ma non riuscì a trattenere un sorrisetto: «Quali testimoni? Questa tua famosa fonte? Dovresti interrogare meglio gli altri presenti al torneo.»
Suo padre parve non capire: «Cosa intendi?»
«Tyrion Lannister non scommesse su Ser Loras ma su suo fratello Jaime. Non scommette mai contro la propria famiglia.»
«Tu come fai a saperlo…?»
«Renly Baratheon.» Luned incrociò le braccia sulla scrivania: «C’eri anche tu seduto accanto a me, non ricordi? Renly vinse una scommessa contro Ditocorto, puntando a favore del Mastino. Mi rivelò anche che se ci fosse stato Tyrion Lannister, avrebbe vinto il doppio, perché il Folletto punta sempre sulla propria famiglia. Se avesse fatto un’eccezione, al torneo per il compleanno di Joffrey, se ne sarebbe ricordato, non credi anche tu?»
La realizzazione si fece largo sul volto di suo padre mentre lei parlava.
«Prova a chiedere a Renly e magari a qualcun altro presente sugli spalti con loro quella volta.» Luned si alzò. «Se non ti fidi del mio giudizio, fidati almeno delle testimonianze dei presenti e prova ad ascoltare entrambe le campane, prima di saltare a conclusioni.» Fece per uscire ma suo padre la fermò.
«Luned.»
Si voltò verso di lui.
«Grazie, figlia mia… davvero. Grazie. Ti prego, stai al sicuro.»
Luned cercò di trattenere le lacrime. Non ci riuscì. Corse tra le braccia del padre come una bambina e lo strinse forte a sé, lui fece lo stesso ma non la trattenne troppo a lungo.
«Vai.»
«Posso salutare Sansa e Arya?»
«Temo di no. Non c’è tempo. Vai.»
«Ci rivedremo presto…?»
Lui le diede un bacio sulla fronte. «È una promessa. Ti do la mia benedizione, figlia mia. Adesso vai.»
Luned corse nella propria stanza. Non prese molto: i libri che si era portata dietro da Grande Inverno, un paio di cambi, il vestito e i gioielli che le aveva donato Willas, il suo arco, il pendente in argento con il simbolo di casa Stark.
Furono Wylem e un altro paio di guardie ad arrivare per portare tutto giù dalla torre, quando fu il momento. Nell’attesa, Luned prese carta, piuma e calamaio ed iniziò a scrivere:
“Sansa, Arya. Non ho tempo per spiegarvi e non è nemmeno sicuro farlo con una lettera. Avrei voluto salutarvi come si deve, raccontarvi tutto, tutto ciò che non ho potuto in questi mesi qui ad Approdo del Re. Sarà nostro padre a farlo, quando arriverà il momento. Dategli ascolto, obbeditegli, cercate di farlo anche se non comprenderete del tutto. Proteggetevi a vicenda, aiutatevi, supportatevi, siate forti. È tutto ciò che vi chiedo. Attualmente dobbiamo separarci ma non sarà per sempre. Quando ci rivedremo, capirete. Tutti i miei vestiti, i miei vecchi gioielli, li lascio qui per voi. Sansa, prendi il mio anello di zaffiri. Arya, tu prendi il mio fermaglio a forma di rosa blu. Ti starà bene, a te che più di tutti possiedi i tratti degli Stark. Io inizierò presto una nuova vita come Luned Tyrell ma voi rimarrete Stark ancora per molto tempo ma sappiate che il mio cuore rimarrà sempre al Nord, con la nostra famiglia, e voglio che anche voi non dimentichiate mai da dove venite, anche dopo esservi sposate.”
Trattenne le lacrime mentre scriveva, piegò la lettera e la sigillò. Quando raggiunse la carrozza dei Tyrell, consegnò il messaggio a Wylem.
«Fatelo avere alle mie sorelle, per favore. Fate in modo che lo brucino dopo averlo letto.» Gli sussurrò.
«Certo, mia lady. Mi mancherai.»
«Anche tu mi mancherai, Wylem.» Salutò con affetto lui, Joey e Tom il Grasso e tutti gli altri che erano presenti.
«Salutatemi anche septa Mordane e ditele che la ringrazio per tutti i suoi insegnamenti.»
«Lo faremo.»
«Luned.» Willas le porse la mano.
Trattenendo le lacrime, Luned lo raggiunse e accettò il suo aiuto per salire in carrozza. Prima, però, alzò lo sguardo verso la finestra della stanza di suo padre. Lo vide lì, affacciato, mentre la osservava. Si guardarono per l’ultima volta, per un breve istante, poi la porta della carrozza venne chiusa e il cocchiere partì.
Si lasciarono la Fortezza Rossa alle spalle, attraversarono la città fino alla Porta del Re e proseguirono verso Sud, dove la Strada del Re si divideva in una biforcazione che dava inizio alla Strada delle Rose.
«Sii forte.» Continuava a ripetersi, cercando di non guardarsi indietro. «Lo stai facendo per loro.»
Luned le strinse forte la mano e Luned ricambiò.
«No… lo sto facendo per tutti noi.»