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Era intenta a scrivere una lettera a Robb quando Wylem bussò alla sua camera.
«Mia lady, perdona il disturbo, tuo padre desidera vederti.»
«Ha detto il perché?»
«No, mi dispiace.»
Luned spesso faceva visita a suo padre nella sua stanza delle riunioni private, per lo più per andare a chiamarlo per la cena, e lo aveva trovato sempre intento a leggere il solito, grosso tomo. Non era mai stata chiamata da lui in maniera ufficiale.
«Arrivo, solo un momento.»
Tolse la veste da camera ed indossò un abito d’argento con la spilla degli Stark, quando uscì dalla stanza trovò Wylem ad attenderla, lui le porse il braccio e lei accettò volentieri. Fu il cavaliere a bussare alla porta di suo padre.
«Mio lord, ho portato Luned.»
«Entrate.»
Ned Stark era seduto dietro la propria scrivania, molti biglietti sulla propria scrivania: messaggi portati dai corvi.
«Grazie Wylem, puoi andare.»
Il cavaliere fece un inchino ed uscì.
«Luned, accomodati.» Il padre le indicò una sedia davanti alla scrivania.
Lei obbedì e lo sguardo le cadde sui biglietti che coprivano l’intera superficie: «Notizie da casa…? Bran sta bene?»
«Come…? Oh, sì, non preoccuparti… sono per lo più affari del Regno, che io sappia a Grande Inverno per ora è tutto in ordine, Robb se la cava egregiamente.»
«Non avevo dubbi a riguardo, stavo per scrivergli.»
«Ti ho fatta chiamare in tempo, allora, così potrà essere il primo a cui scriverai la novità.» Il padre, con aria solenne, seria, e anche un po’ malinconica, anche se sembrava cercare di nasconderlo, le porse un biglietto che portava un sigillo di ceralacca spezzato, verde con l’immagine di un fiore.
Luned prese il biglietto, sul momento non capì, finché non lesse le poche parole, scritte con una calligrafia elegante ed inchiostro color smeraldo:
“Mio lord Primo Cavaliere,
ho ricevuto la vostra proposta con grande gioia ed è con onore che accetto di unire le nostre casate tramite il matrimonio tra mio figlio Willas, mio erede, e la vostra Luned. Scriverò a mio figlio la notizia immediatamente e la spedirò insieme a questa lettera, così che possiate ricevere entrambi la mia conferma nello stesso giorno. Mi piacerebbe che vostra figlia potesse seguire Willas nel suo imminente ritorno ad Alto Giardino, così che sia io che la mia famiglia possiamo conoscerla meglio ed iniziare i preparativi per le nozze al più presto. Spero in seguito di avere tutta la vostra famiglia qui ad Alto Giardino per l’evento, così da suggellare ufficialmente quest’alleanza tra protettori del Nord e protettori del Sud.
I miei distinti saluti,
Mace Tyrell, Lord di Alto Giardino e protettore del Sud.”
Luned rimase in silenzio qualche istante, ad osservare il biglietto, nel tentativo di metabolizzare cosa quelle parole significassero. Infine, sollevò lo sguardo sul padre: «Io non capisco…»
«Willas, al banchetto di fine torneo, mi ha parlato in privato. Mi ha chiesto di poterti corteggiare come si deve, così ho scritto a Mace. Ho ricevuto la sua risposta stamattina stesso.»
Luned rimase confusa ad osservare il padre: «Io… padre…»
«Ho deciso. Ho rimandato anche troppo a lungo, Luned… perché volevo tenerti con me. Non lo nego, anche io come Robb ho sempre pensato saresti in grado di guidare Grande Inverno ma devo essere realistico. Willas è un uomo buono e giusto, è un po’ più grande di te ma so che saprà rispettarti e amarti ed è raro che un matrimonio conveniente possa rivelarsi felice.» Il suo sguardo si fece triste ma lui cercò di apparire comunque autoritario, come se non ci fosse spazio per ribattere. Fu la prima volta, per Luned, in cui suo padre prendeva una scelta per lei senza prima confrontarsi, chiederle cosa lei volesse… e fu una strana sensazione. Un misto di sollievo, perché la scelta non era toccata a lei, e rabbia per non essere stata prima consultata. Le era accaduto con sua madre ma mai con lui. Benché lei avesse sempre detto di essere disposta ad accettare qualunque cosa suo padre avrebbe scelto per lei, ora che la situazione si era presentata non sapeva cosa pensare o come reagire.
Ned riprese: «Sappiamo già entrambi che è un’opportunità. Un’alleanza tra Alto Giardino e Grande Inverno, protettori del Sud e protettori del Nord… e i Tyrell sono la seconda famiglia più ricca dei Sette Regni, secondi solo ai Lannister. Saresti lontana da noi… lontana dal Nord. Più di quanto lo saresti stata sposandoti nella Valle o nelle Terre dei Fiumi. Non voglio che pensi più a questo, al Nord, a Grande Inverno, alla famiglia. Voglio che pensi, per una volta, a te stessa.»
«Quando dovrò partire?» Fu l’unica domanda che riuscì a comporre.
«Parlerò con Willas. Terremo una cena. Ora ho un incontro con il Concilio.» Lui si alzò. «Continueremo dopo, se vorrai ancora parlarne. Ma la decisione è presa.»
Nel Sud, gli antichi dei erano stati dimenticati in favore dei nuovi, tutti gli alberi-diga abbattuti in un passato lontano, gli alberi del cuore quindi erano semplici querce o faggi o altri alberi senza alcuna particolarità se non la grandezza. Niente volti scolpiti nella corteggia che sanguinavano resina rossa, niente tronco bianco, niente foglie color sangue. Luned le vedeva spesso quelle foglie rosse, nei propri sogni, e quel volto e quel tronco bianco, e lo stagno d’acqua fredda dove suo padre puliva Ghiaccio dopo un’esecuzione e dove, quando si specchiava nei suoi sogni, non vedeva il proprio viso ma la testa di una lupa dagli occhi azzurri.
«Mia povera Pioggia…» Mormorò. «Anche tu mi manchi, da morire… vorrei presto potessimo essere di nuovo assieme. Chissà se mi permetteranno di tenerti ad Alto Giardino…»
Rimase lì a pregare da sola per un tempo imprecisato, cercando di fare ordine tra i propri pensieri e sentimenti. Non udì i passi soffici di pantofole sulle foglie, avvertì il forte profumo solo quando fu molto vicino.
«Ti disturbo?»
Si aspettava di vedere chiunque lì: suo padre, Sansa, la Regina… ma mai il Ragno Tessitore.
«Lord Varys…» Non lo aveva mai conosciuto di persona, ne aveva sentito parlare e lo aveva visto a distanza, sapeva trattarsi del Maestro dei sussurri, l’addetto allo spionaggio. Il fatto che in quel momento fosse lì, la fece preoccupare. Non aveva avuto l’impressione qualcuno potesse ascoltare la discussione tra lei e suo padre… ma in quel momento ebbe un dubbio. «No, si figuri. Mi perdoni…» Si alzò in piedi ripulì la gonna del vestito grigio che indossava in quel momento. Si asciugò le lacrime e provò a ricomporsi.
«Non preoccuparti, piccola mia. Non hai motivo di fare tutte queste cerimonie di fronte a me.» L’eunuco si avvicinò, lo sguardo puntato sull’albero. «Willas Tyrell, uh…?»
Luned non si sorprese. Si chiamava Maestro dei sussurri per un motivo.
«Sei fortunata.»
«Sì, immagino molti possano pensarlo.»
«Non sei felice?»
«Lo sono.» Ed era vero, non una menzogna. A lei Willas piaceva, molto.
«Non vi sentite pronta ad allontanarvi dalla vostra famiglia.»
«Se sapete già tutto, perché siete qui a farmi domande, lord Varys?»
Lui sorrise: «Le tue sorelle non sanno nemmeno chi sono, tu hai già capito come funziona questo posto, più di molti altri. Vieni, facciamo una passeggiata.»
Sapeva di non avere scelta. Lo seguì più a fondo nel Parco degli dei ma rimase in allerta, il fatto che lord Varys non fosse più un uomo non significava essere al sicuro nel rimanere da sola con lui in mezzo ad un bosco. Si tenne sempre qualche passo indietro.
«Prudente ma non molto cortese.»
«Mi dispiace se vi ho offeso…»
«No, anzi.» Lui si voltò, con un sorriso. «Lo apprezzo. Mi dispiace ma è l’unico posto in cui possiamo parlare tranquilli, non viene quasi nessuno qui ormai dopo la costruzione del tempio di Baelor.»
«Perché volete parlare da solo con me?»
«Per dirti che stai facendo la cosa giusta.» Lord Varys fece un paio di passi avanti, le mani dietro la schiena.
Luned tenne lo sguardo fisso su quello dell’eunuco: «Cosa intendete?»
«Quest’alleanza con i Tyrell potrebbe rivelarsi utile, nel futuro. Vedi, mia giovane lady, tuo padre venendo qui si è infilato in una situazione… complicata. Ma sono sicuro questo tu lo sappia già o non avresti cercato di preparare le tue sorelle.»
Luned serrò le labbra. Non pensava che quelle lezioni a Sansa ed Arya potessero destare quel genere di sospetti. Non era stata attenta come aveva creduto.
Il Ragno Tessitore forse lesse nella sua espressione la sua preoccupazione: «Forse la regina e Ditocorto sospettano qualcosa ma non credo vi abbiano prese sul serio ma io sì.»
«Questo dovrebbe tranquillizzarmi?»
«Dipende.» Lui sorrise divertito e riprese a camminare. «È più tuo padre a preoccuparli, attualmente, e questo ti ha protetta. Meglio così, lascia che ti sottovalutino.»
«Dovrei essere contenta di sapere mio padre in pericolo?»
«Non dico questo. Tuttavia, se le cose dovessero andar male, cosa che spero di riuscire ad evitare, l’alleanza tra gli Stark e i Tyrell potrebbe essere decisiva. Stiamo camminando tutti sul filo di una ragnatela, mia giovane lady, tessuta da qualcuno che sfugge persino alle mie spie… e basta un passo falso da parte di uno solo di noi per gettare tutti nel baratro.»
Luned non comprese ma quelle parole le causarono un brivido lungo tutta la spina dorsale. Si ricordò una delle frasi che aveva pronunciato ad Arya durante una delle loro ultime lezioni, che aveva letto tempo prima in una delle storie della buonanotte di Bran: «A volte, il modo migliore per fare del bene a chi amiamo, è pensare al nostro, di bene…»
«Esattamente. Sei molto intelligente, piccola Luned, e indubbiamente sei più matura della tua età… tuttavia, hai ancora molto da imparare. Tutto ciò che fino ad ora hai insegnato alle tue sorelle? Pura teoria. Non intendo dire che sia sbagliata ma finché non avrai fatto esperienza in prima persona del mondo al di fuori della tua sfera familiare, rimarranno parole impresse su carta.»
Lo sapeva, lo aveva sempre saputo. Erano parole a vuoto, basate su insegnamenti dati dai maestri di Grande Inverno a suo fratello, non a lei; tratti da storie scritte su carta, non sempre realmente accadute; aveva riempito le teste di Sansa e Arya con quelle parole ma se si fosse davvero trovata in quelle situazioni, lei come avrebbe agito? Non poteva saperlo. Tutte le sue certezze, ogni suo equilibrio, erano volati via nel momento in cui aveva lasciato Grande Inverno, aveva cercato di costruirsene altre, di certezze, di stabilità, e poi era arrivato Willas. Willas aveva sconvolto tutta la sua realtà, di nuovo. Era questo a spaventarla.
Quando alzò lo sguardo per rispondere al Ragno Tessitore, si accorse di essere da sola. Se ne era andato, senza fare alcun rumore, lasciandola di nuovo da sola con i propri pensieri. Non che avesse molto, su cui riflettere, visto che sembrava non avere alcuna scelta. Tornò verso l’albero del cuore e poggiò una mano sul tronco: «State cercando di indicarmi la via giusta da seguire? O è forse una prova?»
«Ti hanno mai risposto?»
Sul lato opposto a quello dove si trovava lei, vide lord Willas avvicinarsi, con il suo bastone da passeggio. Quel giorno indossava un elegante completo interamente dorato che si abbinava perfettavemente ai suoi ricci castani e agli occhi color nocciola.
«Forse. Vi lascerò con il dubbio.» Cercò di apparire serena e di sdrammatizzare. Si staccò dall’albero, avvicinandosi, con un sorrisetto dipinto in viso.
Lui sorrise divertito: «Siete una lady davvero crudele.» Lui allungò la mano libera per prendere una delle sue: «Devo immaginare che, quando ci sposeremo, continuerete ad essere altrettanto crudele?»
Il cuore di Luned ebbe un sussulto: «Avete già saputo?»
«Appena è giunta la lettera da mio padre, l’ho strappata dalle mani del mio servitore e ho letto tutto d’un fiato. Mi ha reso felice come non ero più ormai da lungo tempo…» Le baciò il dorso della mano. «Voi non siete felice, mia lady?»
«Io…» Luned esitò e questo spense il sorriso di Willas. Si sentì in colpa e si sbrigò a rispondere: «Sono felice Willas, davvero, tu sei un uomo tanto gentile e intelligente… e con te sto bene, davvero bene.»
«Cosa ti blocca, allora?»
«Io…» Luned prese un profondo respiro: «Non riesco ad immaginare una vita lontana dal Nord.»
«Preferiresti annullassi tutto?»
Alzò lo sguardo su di lui, sorpresa. Era serio. «Tu… saresti disposto a farlo?» Trovò la cosa impossibile.
«Mi spezzerebbe il cuore ma non sopporto l’idea di vederti soffrire.»
«No!» La parola le uscì più forte di quanto avrebbe voluto. Strinse la sua mano. Non sapeva se a convincerla fosse stato quel suo gesto o l’idea di perderlo ma strinse la mano di Willas, come ad impedirgli di allontanarsi. «Non annullare il matrimonio, ti prego…»
Il viso di lui si illuminò di nuovo. Le lasciò la mano solo per portare le dita ad accarezzarle una guancia. Come spesso accadeva tra di loro, non ebbero bisogno di parole.
Willas prese da sotto il mantello una piccola scatola dalla forma allungata: «L’ho fatto preparare in questi giorni, mentre attendevo una risposta da mio padre.»
«Come facevi ad essere sicuro avrebbe detto di sì?»
«Non lo ero. Te lo avrei dato comunque, se non avesse accettato, come regalo d’addio… sono lieto che l’occasione sia ben più felice.» Aprì la scatola.
Dentro, sopra un tessuto blu scuro, era poggiato un fermaglio allungato, in argento, la punta era stata lavorata con un intreccio e in mezzo ad ogni nodo era stata incastonata una gemma di zaffiro a forma di fiore.
«È… meraviglioso…»
«Ho notato che indossi solo gioielli di zaffiri. A fabbro Tobho ne era avanzato qualcuno dall’armatura di Loras. Mi sembrava ingiusto ne possedessi così pochi…»
«Willas…» Luned sfiorò il meraviglioso fermaglio con le dita. «È bellissimo ma non voglio che tu pensi di dovermi riempire di doni, gioielli o abiti costosi…»
«Luned, io non penso di doverlo fare. Io voglio riempirti di doni, gioielli e abiti costosi, voglio darti tutto ciò che posso. Per me i soldi non sono nulla.»
«Non intendo cambiare il mio stile di vita, Willas…»
Lui si sedette lentamente su una roccia e poggiò il bastone accanto a sé, le fece cenno di sedersi. Luned stese il proprio mantello sulle foglie e vi si sedette sopra, vicino a lui che la fece voltare e le sciolse i capelli per acconciarli usando il fermaglio.
Lei arrossì: «Come hai imparato…?»
«Acconcio spesso i capelli a mia sorella Margeary.»
«Ne ho sentito parlare, dicono sia bellissima…»
«Lo è. Cresce così in fretta… quando era piccola le leggevo delle storie prima di andare a dormire e disegnavamo assieme le stelle… ma è stato molto tempo fa.»
«Anche io leggevo delle storie a Bran quando lo mettevo a letto.» Luned chiuse gli occhi ricordando quei momenti, mentre le mani di Willas si muovevano delicate e gentili tra i suoi capelli. «Ogni tanto, se trovo una nuova storia tra i libri della biblioteca della Fortezza Rossa, le riscrivo e glie le mando tramite lettera.»
«Fai bene. Arriverà il giorno in cui non le vorrà più, le tue storie, e le sue priorità saranno altre. Ha sette anni, giusto?»
«Sì, esatto.»
«Allora quel tempo non è lontano.» Willas finì di acconciarle i capelli. «Goditelo finché riesci.»
Luned si alzò e lo aiutò ad alzarsi a sua volta.
«Io non voglio che cambi il tuo stile di vita, Luned. Tuttavia, anche noi abbiamo le nostre usanze, se vivrai ad Alto Giardino dovrai trovare il modo di adattarti. Quindi permettimi di donarti abiti, gioielli, fiori, libri… non intendo impedirti di praticare i tuoi passatempi, deciderai tu se e quando sfruttare quei regali.»
Luned emise un sospiro. Sapeva bene che Willas aveva ragione, una volta giunti ad Alto Giardino avrebbe dovuto adattarsi alle usanze locali e, una volta sposata, non sarebbe più stata una Stark ma una Tyrell. A questo doveva abituarsi.
«Ma il mio sangue rimarrà quello di una Stark.» Si voltò verso l'albero del cuore.
Willas seguì il suo sguardo: «Al Nord vi sposate al cospetto degli alberi-diga, vero?»
«Prestiamo giuramento di fronte ai nostri dei.»
«Ad Alto Giardino dovremo sposarci all'interno del tempio dei Sette. La cosa ti disturba?»
«Mia madre venera i nuovi dei, la cosa non mi arreca particolarmente disturbo. Tuttavia, ammetto che avrei preferito seguire le usanze del Nord, non ve lo nascondo.»
«Se volete, possiamo ripetere i voti anche nel Parco degli dei di Alto Giardino. Non abbiamo un albero-diga ma il nostro albero del cuore è molto particolare.»
Luned gli rivolse uno sguardo curioso ma lui tirò fuori lo stesso sorrisetto che lei aveva usato poco prima: «Sarà una sorpresa.»
Lei sorrise, divertita da quel gioco e si avviò verso l'uscita del parco: «Quando partiremo?»
«Entro un paio di settimane, così avrai tutto il tempo di prepararti e salutare come si deve la tua famiglia.» Lui le porse il braccio e così si avviarono insieme verso la Fortezza Rossa, dove la voce iniziava già a girare.
“Mio caro Robb,
la vita alla Fortezza Rossa procede sempre uguale da quando il Torneo è terminato, salvo per il fatto che nostro padre ha offerto ad alcuni valorosi ser che si sono distinti di unirsi alla guardia del Primo Cavaliere. I cinquanta uomini che ha portato con sé da Grande Inverno non potevano bastare. Molti sono rimasti alla Capitale, come lord Beric Dondarrion e il suo seguito. Anche i Tyrell si sono attualmente trattenuti qui ad Approdo del Re. Questo rende il tutto molto più movimentato di quanto già non fosse. Sansa e Arya si stanno abituando a vivere qui, hanno le loro routine, i loro sogni, le loro speranze… vorrei potesse durare per sempre. So che non è così.
Mi ha resa felice la tua ultima lettera e sapere che Tyrion Lannister ha compiuto un gesto tanto generoso nei confronti di Bran, donandogli il progetto per quella sella. Nostro fratello sarà contento di poter tornare a cavalcare, e a tirare con l'arco. A questo proposito, nel mio ultimo messaggio ti ho raccontato di aver conosciuto Willas Tyrell, l'erede di Alto Giardino. Sarebbe bello se Bran e lui potessero conoscersi, Willas gli racconterebbe della propria esperienza così da incoraggiarlo ulteriormente. Si tratta di un uomo tanto gentile e di buon cuore… non immaginavo potesse esistere qualcuno come lui.
La seconda parte di questa lettera la scrivo dopo essere stata convocata da nostro padre. Probabilmente la voce qui al castello sta già girando, i domestici non si lasciano di certo sfuggire questo genere di notizie… ma voglio tu sia il primo a cui io la riferisco.
Sto per sposarmi.
Nostro padre ha stretto un accordo matrimoniale con Mace Tyrell, sposerò suo figlio Willas. Dovrò recarmi ad Alto Giardino entro un paio di settimane per incontrare la sua famiglia ed iniziare i preparativi, una volta giunta lì manderò una lettera a te e a nostra madre per invitarvi all'Altopiano, per le nozze.
Non credevo di poter essere felice di sposare un uomo che non sia del Nord. I dubbi sono tanti ma non posso ignorare di amare l'idea di passare il resto della mia vita con Willas. Una volta che lo avrai conosciuto, sono certa capirai anche tu di che uomo fantastico sia e non potrai non apprezzarlo. Sii felice per me, fratello, perché io lo sono, davvero. Dì a Bran che ci rivedremo presto e questo non cambierà la promessa che gli ho fatto di essere qui per lui quando starà meglio e ci raggiungerà.
Con affetto,
tua Luned.”