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«Lord Willas Tyrell, davvero?» Jeyne Poole portò una mano alla bocca.
«Sì, proprio lui! E vedessi com’è arrossita Luned quando li ho beccati a parlare di libri su quella panchina, come se fossero stati scoperti a fare qualcosa di inopportuno.»
«Sansa, per favore, quanto tempo intendi portare ancora avanti questa storia?»
Si trovavano su un’elegante carrozza decorata con nastri colorati, dirette al luogo dove si sarebbe tenuto il torneo.
Suo padre si era rifiutato fino all’ultimo di assistere. Stava sempre o in riunione con il Concilio Ristretto o chiuso in camera sua a leggere un grosso libro.
Arya non era voluta andare con loro. Aveva le sue “lezioni di danza”. Poiché si era comportata molto bene in quei giorni, Luned non aveva voluto costringerla a partecipare per forza al torneo e l’aveva lasciata rimanere al castello. In ogni caso, aveva perso ogni fascino per il mondo dei cavalieri dopo ciò che era accaduto con Mycah.
Con loro erano andate Septa Mordane e Jeyne Poole, migliore amica di Sansa. Le due continuavano a spettegolare su ciò che era accaduto il giorno prima: Luned si era presentata sul luogo del giardino sottostante gli appartamenti di Renly ma stavolta non aveva trovato Willas seduto sul terrazzo, bensì sulla panchina dove di solito stava seduta lei e invece di leggere entrambi in silenzio come sempre, avevano chiacchierato dei loro libri preferiti, di storia, di caccia… e Sansa, che la era andata a richiamare per l’ultima prova dell’abito, li aveva trovati a ridere e scherzare. Ne aveva ovviamente parlato prima con Arya ed entrambe l’avevano tenuta sotto torchio tutta la notte sul bel giovane. Durante il viaggio, Sansa ne aveva parlato anche con Jeyne Poole, la pettegola numero uno di Grande Inverno.
Per fortuna, la strada non fu lunga.
Lo spazio era stato allestito presso la riva delle Rapide Nere, le tende dei cavalieri che avrebbero partecipato e del loro seguito avevano formato un grande accampamento di circa un centinaio di unità, davanti ad ogni tenda sorgeva un diverso stendardo che rappresentava la casata di appartenenza.
Per prima si sarebbe svolta la Giostra, l’evento principale, seguita dalla gara di Tiro con l’Arco, alla quale Luned era particolarmente interessata, e dalla Mischia.
Scese dalla carrozza, sentirono nell’aria profumo di carne arrostita, quella con cui probabilmente i cavalieri avevano fatto colazione.
Molti occhi si voltarono a guardare le due sorelle Stark scendere dalla lussuosa carrozza.
Sansa era particolarmente bella quel giorno nel suo abito color smeraldo con intarsi d’oro che faceva risaltare i suoi capelli rossi; Luned aveva finito di cucire per se un abito con la stoffa compratale da suo padre durante l’ultimo giro in città, unendovi anche qualche residuo di abiti ormai inutilizzabili per lei, il risultato era un vestito color del cielo con un corpetto di una sfumatura di blu un po’ più scura, uno scollo non troppo profondo che le lasciava scoperte le spalle caratterizzato da fiori ricamati e maniche con balze.
Guidate da Septa Mordane, raggiunsero il proprio posto d’onore sulla tribuna del re. Erano in prima fila, in quanto figlie del Primo Cavaliere, ma più in basso rispetto alla famiglia del sovrano e ai membri del Concilio Ristretto che non avrebbero partecipato come lord Varys e il Gran Maestro di corte, Pycelle. Sulla tribuna erano presenti altri ospiti d’onore del re o della regina e lord Willas Tyrell. Luned lo vide, lui vide lei e si guardarono per un lungo istante prima di sedersi ognuno al proprio posto.
I Cavalieri della Guardia Reale entrarono per primi, con le loro cappe bianche che sventolavano mentre facevano il giro dell’arena. Jaime Lannister era l’unico con l’armatura dorata sotto il mantello della Guardia, e indossava un elmo anch’esso dorato a forma di testa di leone. Luned sapeva che la sua armatura, come quelle di altri cavalieri tra i quali lord Renly e Ser Loras, erano state fatte dal fabbro che aveva visitato suo padre qualche settimana prima. Erano effettivamente dei capolavori e l’uomo si faceva pagare un occhio della testa.
Sansa si ricordò di Yohn Royce, che aveva fatto visita a Grande Inverno un paio di anni prima, e spiegò a Jeyne Poole che la sua armatura era di bronzo.
«Antica migliaia e migliaia di anni, ornata con rune magiche che lo proteggono dalle ferite.»
Luned sorrise soddisfatta nel vedere che la sorella ricordasse quel dettaglio.
Partecipavano anche i due Clegane. Luned cercò di evitare lo sguardo de la Montagna che cavalca. Quell’uomo, che appariva quasi come un mezzo gigante, rozzo e brutale, su cui giravano voci terribili.
Entrò anche Renly Baratheon con la sua armatura verde e dorata e l’elmo con corna di cervo, e Ser Loras, il “Cavaliere di Fiori”, con un’armatura decorata di fiordalisi fatti da puri zaffiri.
Quando Jeyne vide lord Beric Dondarrion, se ne innamorò subito.
«Al confronto di tutti questi nobili signori, Jory Cassel sembra un mendicante.» Commentò Septa Mordane.
«Non è da un'armatura elaborata che si distingue un vero cavaliere.» Rispose Luned con cortesia, nascondendo un certo fastidio.
I cavalieri che rappresentavano Grande Inverno non avevano armature scintillanti o elaborate ma valevano più di molti di quei cavalieri e lo dimostrarono, giungendo piuttosto avanti nel torneo.
La prova che nessuno avrebbe dimenticato fu la seconda di Gregor Clegane, contro un giovane cavaliere della Valle di Arryn, Ser Hugh. Quest’ultimo partecipò senza scudiero, era chiaro fosse il suo primo torneo perché l’elmo era messo male e non copriva bene la gola. Il colpo inferto dal Mastino proprio in quel punto scoperto fu brutale, un pezzo di legno rimase incastrato nella gola del povero giovane cavaliere che morì ai loro piedi, in un bagno di sangue.
Luned strinse la mano a Sansa ma entrambe si sforzarono di rimanere impassibili. Una lady non reagiva in quei frangenti, non lasciava trasparire dolore o disappunto.
Trattenne il conato di vomito e le lacrime che le pizzicavano gli occhi, fissi su quel corpo che perdeva gradualmente la vita. Era la prima volta che vedeva un uomo morire, si rese conto. Si voltò ad osservare la sorella. Se stesse trattenendo anche lei le lacrime, Luned non riuscì a capirlo.
Jeyne Poole invece fu portata via tra i singhiozzi da Septa Mordane.
Qualche turno dopo, Sandor Clegane sconfisse Renly Baratheon che cadde a terra. Un corno dorato del suo elmo si spezzo e lui lo concesse al suo avversario come ammissione della propria sconfitta ma il Mastino lanciò il pegno tra la folla. Le donne si spintonarono a vicenda per poterlo avere, Renly dovette intervenire in prima persona per evitare la sommossa.
Septa Mordane tornò in quel momento. Jeyne era stata rimandata al castello.
Luned annuì, comprendendo.
In semifinale giunsero i due fratelli Clegane, Ser Loras e lord Jaime.
Dopo la lotta che lo portò in semifinale, Loras Tyrell si avvicinò a loro. Dopo ogni vittoria aveva donato ad una giovane donna del pubblico una delle rose che adornavano il suo destriero, tutte bianche. In quel momento, ne scelse una di un vivido rosso e la porse a Sansa.
«Dolce lady, la bellezza di una vittoria sul campo non è nemmeno la metà della tua bellezza.»
Luned dovette trattenere una risatina nel vedere come la sorella stava divorando con gli occhi il bel cavaliere di Alto Giardino.
Forse per questo Sansa non notò subito lord Baelish avvicinarsi a loro, ma lei sì.
«Lord Baelish.» Lo salutò con un gesto cordiale.
«Lady Luned, lady Sansa.» L’uomo rivolse loro un sorriso cordiale. «Vi ho riconosciute subito. Avete gli inconfondibili tratti dei Tully.»
Sansa rivolse alla sorella uno sguardo interrogativo.
Fu Septa Mordane a intercedere: «Questi è lord Petyr Baelish, membro del concilio ristretto del re.»
Luned lo aveva riconosciuto subito, lo aveva incrociato una volta mentre usciva dagli appartamenti di suo padre.
«E un tempo.» Disse l’uomo guardandole. «Vostra madre era la mia regina di bellezza.»
Sapeva la storia dell’ex protetto di suo nonno Hoster Tully, innamorato di sua madre. Lord Baelish aveva persino sfidato Brandon Stark, quando quest’ultimo era ancora vivo e promesso sposo a Catelyn, per poter avere la mano di quest’ultima. Aveva perso. Quando Brandon era morto in guerra, la sua futura sposa, come da tradizione, era andata in moglie al suo fratello più piccolo, Eddard Stark.
Luned osservò il Maestro del conio allungare una mano verso Sansa accarezzandole una ciocca di capelli rossi, a lei rivolse invece uno sguardo che le risultò difficile decifrare, poco prima di allontanarsi.
Gli ultimi tre turni si sarebbero svolti il giorno dopo, la luna era ormai alta in cielo, un banchetto era stato allestito sulla riva del fiume. Loro avevano un posto d’onore sulla piattaforma rialzata del re.
Il posto accanto a Sansa era già stato occupato da Joffrey Baratheon. Il principe sorrise dolcemente a sua sorella e i due iniziarono a chiacchierare con serenità. Luned sedette a sinistra di Septa Mordane per lasciare loro un po’ di intimità, senza però perderli mai di vista. La loro tutrice era anche lei intenta a divertirsi. Fu la prima volta in cui la vide bere tanto.
Luned non rimase molto. Mangiò qualcosa e bevve un po’ anche lei, un po’ più di quanto le fosse concesso al Nord ma non abbastanza da sentire la mente annebbiarsi.
«Sansa, dovremmo rientrare.»
«Dobbiamo proprio...?» Sansa la pregò con lo sguardo di permetterle di rimanere.
«Ci penserò io a farla tornare a palazzo sana e salva.» Joffrey le rivolse uno dei suoi affascinanti sorrisi, che avrebbero potuto incantare sua sorella ma non lei, soprattutto dopo ciò che era accaduto al Tridente. L’erede al trono non era affatto il suo tipo. Se fosse assomigliato di più a suo padre o a suo zio Renly, forse…
Tuttavia, non poteva andargli contro. La richiesta di qualcuno con sangue reale non era mai solo una richiesta ma un ordine mascherato con cortesia.
Osservò preoccupata i due giovani promessi sposi ma non poteva creare altri contrasti con i Baratheon e i Lannister.
«Mi fido della vostra parola, mio principe.» Dopotutto, c’era anche Septa Mordane e Re Robert non avrebbe mai permesso che capitasse qualcosa alla figlia del suo migliore amico, ubriaco o meno. Non in sua presenza. Si congedò dal banchetto con un inchino alla famiglia reale e si avviò verso le carrozze.
«Mia lady.» Willas Tyrell la raggiunse a passo zoppicante. «Tornate a palazzo da sola?»
«Non voglio disturbare le guardie di mio padre. Si stanno divertendo, è la loro giornata, se lo meritano.»
«Molto cortese da parte vostra ma non è sicuro per una giovane lady tornare a castello da sola. Posso farvi compagnia?”
«Siete sicuro di voler rientrare tanto presto?»
«A dire la verità, inizio a sentirmi un po’ fuori luogo…»
Luned sorrise, comprensiva: «Allora accetto la vostra proposta, mio lord.»
Willas fermò una carrozza e le porse la mano per aiutarla a salire. La seguì subito dopo e si sedette di fronte a lei.
«Siete davvero incantevole oggi, mia lady.» Lui le sorrise. «Vi ho vista, quando siete giunta al Torneo…»
Sentì le guance scaldarsi e fu contenta che non ci fosse abbastanza luce perché lui potesse notarlo. Non capiva cosa le stesse accadendo. Accanto a quel giovane uomo si sentiva a disagio e a proprio agio allo stesso tempo. Era una strana sensazione.
Willas le sorrise. I suoi non erano i sorrisi arroganti della maggior parte dei cavalieri e dei lord, ma sinceri, dolci, gentili. Luned sentì una morsa allo stomaco e non riuscì a non ricambiare.
«Secondo voi chi vincerà domani, lady Luned?»
«Non saprei dire, mio lord.» Si voltò a guardare fuori dalla finestra.
«Sono sinceramente interessato a sentire il vostro parere.»
«Sarebbe una novità ben gradita, non molti uomini sono interessati ai pareri di noi donne su certi argomenti.»
«Ma io voglio saperlo davvero.»
Luned non riuscì a reprimere un sorriso: «Sono sincera quando dico che non lo so. I Clegane sono molto forti ma anche tendenzialmente aggressivi, un cavaliere intelligente come vostro fratello saprebbe come trasformare quella forza in una debolezza. Ma Jaime Lannister non è intelligente.»
«Ma voi si, mia lady.» Willas le sorrise. «Credete Jaime Lannister non arriverà in finale?»
«Credo dipenderà dal suo avversario.»
«Immagino sia così.»
Per qualche minuto, all’interno della carrozza scese il silenzio. Non un silenzio imbarazzante, solo un momento di tranquillità e intimità che Luned trovò piacevole. Le ricordò i momenti passati con suo padre sotto l’albero-diga del loro Parco degli dei, a Nord. Lunghe ore in cui il silenzio diventava un modo per tenersi compagnia a vicenda, che nessun altro dei suoi fratelli riusciva a comprendere.
«Posso farvi una domanda, lord Willas, se non sono indiscreta…?»
«Prego, mia lady.»
«Vi manca mai quel mondo?»
«Intendete quello dei cavalieri e dei tornei?»
Luned annuì.
Lui le sorrise, c’era un velo di malinconia nel suo sguardo: «A volte. Devo ringraziare di essere il figlio primogenito di Mace Tyrell o non so che fine avrei fatto. Se non fosse così, non sarei nemmeno un buon partito.» Si voltò a guardare fuori mentre continuava a parlare. «Mi piace la vita tranquilla tra i miei libri e ad allevare i miei falchi, posso comunque cavalcare e cacciare ma quando guardo Loras e Garlan allenarsi con la spada o osservo i loro tornei… ammetto di provare un po’ di invidia.»
La sorprese la sincerità con cui lui le parlò. Si stava confidando così apertamente con lei…
«Piacerebbe anche a me, a volte, indossare un’armatura scintillante e dimostrare le mie abilità, poter portare onore alla mia famiglia nella “giostra”, chiedere ad una lady un pegno da poter indossare durante il torneo e incoronarla mia regina di bellezza in caso di vittoria…»
La sorprese quel lato romantico del giovane lord. Sembrava un ragazzo così intelligente e pratico che non l’aveva nemmeno sfiorata l’idea potesse nascondere un sogno del genere.
Lui forse si rese conto di aver parlato troppo e si voltò di nuovo verso di lei: «Perdonatemi se vi ho rattristata, mia lady. Mi è facile essere onesto con voi…»
Lei scosse la testa, prontamente: «Non dovete scusarvi. Mi ha fatto piacere.»
La carrozza si fermò in quel momento. Loras recuperò il proprio bastone da passeggio e scese dalla carrozza per primo per poi porgerle la mano e aiutarla.
«Vi ringrazio, mio buon signore.» Offrì una moneta al cocchiere e si voltò di nuovo verso di lei e le porse il braccio: «Mi permetterete di accompagnarvi alla Torre del Primo Cavaliere?»
Lei accettò volentieri, con un sorriso: «Spero non vi costi troppo dover tornare dopo nei vostri alloggi, mio lord.»
«Siete gentile a preoccuparvi ma non dovete.» La rassicurò lui.
Il cortile era tranquillo, incrociarono solo un paio di guardie durante i loro giri di ronda, qualcuno lanciò loro occhiate curiose, qualcun altro ridacchiò alle loro spalle.
A Luned non importò. Si sentiva bene.
Willas la accompagnò fino alla porta della torre: «Buonanotte, mia lady.» Poggiò un bacio sul suo anello di zaffiro.
«Buonanotte, lord Willas.»
Lo osservò allontanarsi con quel passo claudicante e il ticchettio costante del bastone sul terreno.
Sentì una morsa allo stomaco. Le mancava già la sua compagnia.
❅✦❅
Ned le raggiunse poco prima dell’inizio delle ultime tenzoni.
Luned sorrise contenta quando lo vide accomodarsi tra lei e Sansa: «Padre. Ci sei mancato, ieri.»
Quel giorno Jeyne Poole e Septa Mordane non erano con loro. La tutrice aveva bevuto troppo la sera prima e quella mattina era rimasta a letto con il mal di testa, la giovane Jeyne era ancora traumatizzata dagli eventi della giornata precedente. Lei e Sansa erano giunte in carrozza con lord Renly e lord Willas che quel giorno erano seduti accanto a loro.
«Grazie per aver vegliato sulle mie figlie.» Ned strinse la mano ad entrambi.
«È stato un piacere, lord Stark.» Renly era sorridente come sempre.
Willas fece per alzarsi ma Ned gli fece cenno di stare comodo.
I primi a scendere in campo furono Ser Jaime Lannister e Ser Sandor Clegane.
Luned sentì Willas irrigidirsi accanto a lei. Non riuscì a trattenersi dal poggiare una mano sulla sua. Se Sandor Clegane gareggiava contro lo Sterminatore di Re, voleva dire che Loras avrebbe dovuto affrontare la Montagna. Le tornarono in mente le immagini del giorno prima, il povero Ser Hugh della Valle che moriva davanti ai suoi occhi…
Si voltò di nuovo verso i due cavalieri.
«Cento dragoni d’oro sullo Sterminatore di Re!» Gridò Petyr Baelish poco dietro di loro.
Renly accettò subito: «Persi! Il Mastino ha lo sguardo affamato questa mattina.»
«Ma perfino un cane famelico sa che è meglio non mordere la mano che lo nutre.»
Luned non riuscì a trattenersi e si voltò a guardare il Maestro del conio con un sorriso: «E per voi questo per Ser Sandor vale più di un’occasione per scontrarsi con il fratello?»
Vide il dubbio iniziare a nascere negli occhi di Baelish che però le sorrise, divertito.
Luned vide anche Ned e Willas rivolgerle un sorriso.
Giravano molte voci sull’incendio che aveva sfigurato il Mastino, e tutte riguardavano il fratello maggiore. Era risaputo che i due non andassero d’accordo.
Se Sandor Clegane aveva un’occasione per vendicarsi del fratello umiliandolo pubblicamente, era quel torneo e l’unico modo era sbarazzarsi prima di Jaime Lannister.
Al primo scontro, fu il Leone a colpire l’avversario ma il Mastino riuscì a rimanere in sella. I cavalli ripresero posizione ai lati opposti della pista. Jaime Lannister ebbe appena il tempo di cambiare rapidamente lancia, i cavalli ripartirono. Un sonoro colpo, entrambe le lance si spezzarono contro le armature scintillanti dei contendenti ma solo uno di loro cadde a terra.
Lo Sterminatore di Re rotolò nella sabbia nella sua armatura d’oro.
Sansa sembrava particolarmente contenta del risultato: «Lo sapevo. Sapevo il Mastino avrebbe vinto.»
Baelish sorrise divertito: «Se sai anche chi vincerà nel secondo ingaggio, mia giovane lady, dammi una voce, prima che lord Renly mi ripulisca del tutto.»
Ned sorrise e anche Luned si lasciò sfuggire una risata.
L’aria era più allegra e leggera rispetto al giorno prima.
Renly le sussurrò: «Peccato non ci fosse anche il Folletto o avrei vinto il doppio.»
«Avrebbe scommesso su suo fratello?»
«Non scommette mai contro la propria famiglia. Un Lannister in tutto e per tutto, tranne che per il suo aspetto.»
Jaime Lannister non riusciva più a togliere l’elmo a forma di testa di leone che si era deformato a causa della caduta e questo causò ulteriori risate tra il pubblico.
Durarono poco e svanirono con l’ingresso di Gregor Clegane.
Luned distolse lo sguardo dall’uomo, come il giorno prima, quando si fermò davanti a loro per rendere omaggio al re.
Lo seguiva ser Loras.
«Oh, quanto è bello…» Sussurrò Sansa.
Lo era, davvero. Luned notò che, mentre salutava il re, si voltò verso di loro. O meglio, verso uno di loro in particolare. Si voltò a guardare Renly, che ricambiava lo sguardo del suo ex scudiero.
Guardò dispiaciuta la sorella ma non riuscì a trattenere un sorrisetto e sussurrò a sé stessa: «Povere le donne dei Sette Regni…»
Ma Willas la sentì e le rivolse uno sguardo preoccupato.
Lei gli sorrise, facendogli capire che quel segreto era al sicuro con lei.
Luned però non riusciva a non temere per il giovane cavaliere. La sua armatura decorata con scintillanti non-ti-scordar-di-me fatti di zaffiri e il mantello decorato di fiori freschi non lo avrebbero salvato dalla Montagna. Eppure…
A Luned non sfuggì la puledra grigia che montava il Cavaliere dei Fiori, e il modo in cui l’enorme stallone di Clegane sembrasse irrequieto sentendone l’odore. Lanciò uno sguardo a Willas e lesse nei suoi occhi che anche lui aveva capito in quanto famoso allevatore di cavalli. Gli sorrise.
«Vincerà Ser Loras.» Ammise, convinta, e rivolse un sorriso incoraggiante anche alla sorella che stringeva in mano la rosa rossa che lui le aveva regalato il giorno prima.
«Siete pronta a scommetterci cento monete d’oro, mia lady?» Fu Lord Baelish a parlarle, con un sorrisetto.
Luned non rispose. Non perché non fosse convinta delle proprie parole ma perché non possedeva quei soldi. E scommettere non era una cosa che una lady avrebbe dovuto fare.
«Scommetto io.» Intervenne Willas. «Per me e per lady Luned. Cento dragoni d’oro ciascuno.»
«Lord Willas, non dovete…»
«Non vi preoccupate, lady Luned.»
«Scommetto anche io.» Renly le sorrise. «Ser Loras vincerà.»
«Chissà cosa potrò fare con tutti quei soldi…» Petyr Baelish dava già Gregor Clegane come vincitore.
Ebbe una brutta delusione.
Lo stallone della Montagna era fuori controllo e bastò un colpo di Ser Loras per scaraventare cavallo e cavaliere a terra.
La folla esultò, Willas più di tutti. Luned lo aiutò ad alzarsi per permettergli di applaudire il fratello e si unì all’ovazione. La risata del Mastino sovrastava qualunque altra voce.
Le grida di giubilo si trasformarono in grida di orrore quando la Montagna riuscì a rialzarsi.
«La mia spada!»
Lo scudiero corse e non appena Clegane ebbe estratto la propria lama uccise il proprio cavallo con un colpo che quasi gli staccò la testa.
«Loras!» Willas gridò contemporaneamente a Ned che stava implorando le guardie: «Fermatelo!»
Sansa era in lacrime mentre il cane rabbioso di Tywin Lannister si avvicinava con grandi falcate verso il suo avversario che cercava di invocare la propria, di spada, e di tenere sotto controllo la sua puledra, spaventata dall’odore del sangue.
Luned avrebbe voluto guardare altrove ma non riusciva a distogliere lo sguardo da quella scena, i pianti di sua sorella si mischiavano alle grida di orrore degli altri uomini e alle preghiere di Willas.
«Non toccarlo!»
Non aveva visto arrivare Sandor, che tirò il proprio fratello maggiore lontano dal Cavaliere dei Fiori. La situazione mutò all’improvviso, ora erano i due Clegane al centro della scena, si tiravano colpi di spada brutalmente, col chiaro intento di uccidersi a vicenda.
Era una questione personale, non in difesa di Ser Loras ma per la prima volta Luned si ritrovò a tifare per il Mastino
Finalmente, la voce di Re Robert risuonò su tutto quel frastuono: «Fermate questa follia! Nel nome del vostro re!»
Il mastino mise un ginocchio a terra, chinandosi in direzione del sovrano, l’ultimo colpo di suo fratello gli passò sopra la testa. Dovettero intervenire altre venti guardie.
Vedendosi circondato, Gregor Clegane superò Ser Barristan Selmy. Il re ordinò di lasciarlo andare, con disappunto da parte della maggior parte del pubblico, compresa Luned.
Ser Loras Tyrell offrì la vittoria a Sandor Clegane come ringraziamento per avergli salvato la vita. Il Mastino accettò la borsa del vincitore ma andò via senza troppe cerimonie, per la prima volta acclamato dal pubblico.
«Tuo fratello si è comportato da vero cavaliere.» Mentre si dirigevano verso il campo di Tiro con l’Arco, Luned camminò accanto a Willas.
«In questo non lo batte nessuno.»
«Da vero cavaliere?» Ditocorto rivolse loro un ghigno. «Tyrell deve aver saputo che la sua puledra era in calore. Io dico che il ragazzo ha studiato l’intera cosa fin dal principio. Gregor ha sempre montato enormi stalloni dal brutto carattere, con più ardore che cervello.»
«C’è ben poco onore in simili trucchi.» Intervenne Barristan Selmy.»
«C’è onore in ciò che ha fatto Gregor Clegane a quel povero cavaliere della Valle, Ser Barristan?» Luned si rivolse direttamente all’anziano cavaliere. «O in ciò che ha fatto poco fa? Loras ha fatto quel che riteneva giusto per difendere la propria vita.»
Barristan la guardò negli occhi: «Non posso darvi torto, lady Luned. Ciò non toglie che si è trattato di un trucco.»
«Io la chiamo strategia. Anche la scelta del destriero da montare è importante in un torneo. Fa parte del gioco.»
«Ammetto di non averla mai vista in questo modo, mia lady. Avete il cervello di vostro padre.»
Si accomodarono per assistere alla gara di tiro.
Fu vinta da un uomo che Luned dovette riconoscere avere molto talento. Non si trattava di un cavaliere, non era obbligatorio possedere quel titolo per partecipare. Era un certo Anguy, giovane, dai capelli rossi, che batté Balon Swann e Jalabhar Xho, re delle isole dell’Estate in esilio.
Si voltò a guardare Willas: «Se si tenesse a cavallo, nemmeno lui potrebbe gareggiare con voi, Lord Willas.»
Lui le sorrise: «Purtroppo non funziona così. E non sono d’accordo.» Si chinò su di lei. «Voi potreste tranquillamente gareggiare contro di me.»
«Le donne non partecipano.»
«Nemmeno gli storpi.»
La Mischia fu vinta da Thoros di Myr, il prete rosso che combatteva con una spada infuocata.
Le avevano raccontato che avesse scalato le mura di Pyke con la sua spada fiammeggiante aiutando a sconfiggere Balon Greyjoy e a sventare la sua ribellione contro Re Robert.
Tutti, compresi i cavalli, furono spaventati da quelle fiamme e quindi ebbe una vittoria non troppo difficile.
Arya li raggiunse al banchetto, accompagnata da Jory Cassell.
Luned fu sollevata quando la sorellina le andò incontro con un sorriso a trentadue denti.
«Arya, cosa sono tutti quei lividi?»
«Lezione di danza.»
«Devi essere una pessima ballerina.» Sansa sembrava stranita, evidentemente non capiva come una lezione di danza potesse provocare ad una ragazza tanti lividi.
Luned trattenne a stento una risata: «Arya, ti presento Lord Willas Tyrell di Alto Giardino. Willas, lei è mia sorella, Arya Stark di Grande Inverno.»
«Molto piacere, piccola lady.» Willas le porse la mano.
«Non sono una lady.» Rispose lei con il broncio.
Lo sguardo di Arya cadde sulla gamba storpia del giovane lord: «Cosa ti è successo alla gamba?»
«Arya!» Luned la rimproverò, sentendosi in imbarazzo. «Lord Willas, mi dispiace, deve sempre dire ciò che le passa per la testa…»
«Non vi preoccupate.» Willas le sorrise e si chinò abbastanza da trovarsi all’altezza della bambina, tenendosi sul bastone. «Quando ero piccolo, facevo lo scudiero. Mio padre mi obbligò ad iniziare giovane a combattere nei tornei. Mi trovai ad affrontare un giovane principe di Dorne, Oberyn Martell. Mi disarcionò ma la mia gamba rimase impigliata nelle staffe, caddi a terra e il mio cavallo sopra la mia gamba. Non ci fu modo di rimetterla a posto.»
«Ti sei vendicato?»
«No. Io e Oberyn ci scriviamo tutt'ora, soprattutto di quanto amiamo la carne equina.»
Tutte e tre le sorelle scoppiarono a ridere.
«Quindi non sei un cavaliere.» Continuò Arya.
«No, non mi è stato possibile… ma non potendo più contare sul mio corpo, ho capito che dovevo concentrarmi sull’allenare la mia mente. Ho quindi iniziato a studiare: storia, geografia, tutto ciò che potesse tornarmi utile. E potendomi affidare solo al mio cavallo e agli animali, quando caccio, ho imparato ad allevare mastini e falchi.»
Luned capì dove Willas volesse arrivare prima ancora che proseguisse il suo discorso.
«Luned mi ha detto che vostra madre vi ha promesso dei falchi da caccia, quando avreste avuto l’età giusta.»
Ad Arya gli occhi brillarono: «Sì, ma ho già raggiunto l’età e non l’ho ancora ricevuto.»
«Farò in modo che tu abbia il migliore del mio allevamento.»
Luned capì che Willas aveva già conquistato la sua sorellina.
Quando sia Sansa che Arya si allontanarono per andarsi a sedere, Ned si rivolse all’erede di Alto Giardino: «Siete molto gentile, Lord Willas.»
«Le vostre figlie sono speciali, Lord Eddard. Sono diverse da qualunque lady abbia mai incontrato. Sono donne del Nord, è chiarò.»
Luned sentì le proprie guance colorarsi: «Io… raggiungo Sansa e Arya. Ho paura a lasciarle sole senza la supervisione di Septa Mordane.»
«Vi auguro una piacevole serata, lady Luned.» Willas, in un gesto di galanteria, la salutò con un bacio sull’anello.
«Ed io a voi, lord Willas.»
Quando raggiunse Sansa e Arya, le due stavano ridacchiando.
«Cos’avete da ridere, voi due?»
«Te.» Rispose Arya.
«Ho qualcosa sulla viso?» Prese posto accanto a loro.
«Il modo in cui arrossisci quando Willas ti fa un complimento.» Rispose Sansa. «Lo vediamo. Il modo in cui lo guardi.»
«Vi sembrano cose da dire, queste? Vergognatevi, gli unici momenti in cui deponete le armi e vi alleate sono per prendere in giro vostra sorella maggiore.»
«Non provare a cambiare argomento. Ecco, sei arrossita ancora.»
Luned si versò nervosamente un bicchiere di vino e bevve. Si voltò a guardare suo padre e Willas che camminavano, parlando tra di loro. Un paio di volte guardarono nella sua direzione, sembravano entrambi molto seri.
«Lo sposerai?» Sansa la guardò, speranzosa.
Arya non sembrava molto convinta. «È storpio.»
«È comunque molto bello. Come suo fratello Loras. Ed è l’erede di Alto Giardino.»
«Luned dovrebbe seguirlo e non starebbe più con noi.»
«Prima o poi dovrà andarsene comunque e un giorno dovrai farlo anche tu.»
«Nemmeno sotto tortura.»
«Voi due, basta adesso.» Luned le guardò, seria. «Sarà nostro padre a decidere con chi dovrò sposarmi e quando. La scelta sta a lui ed eventualmente a Mace Tyrell.»
«Ma tu ne saresti felice?»
All’ingenua domanda di Sansa, Luned si ritrovò a pensare seriamente ad un matrimonio con Willas. Alzò lo sguardo. Lui e suo padre si stavano salutando e mentre Ned camminava verso di loro, l’erede di Alto Giardino andava a sedersi accanto al fratello, in mezzo agli altri cavalieri.
«Sì… ne sarei felice…» Mormorò.