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Erano trascorse quasi trentasei ore da quando il gruppo era riemerso dalla grotta. Appena ripresero le forze, avevano ampliato le ricerche il più possibile, ma ormai era chiaro: lì intorno non c’era altro da scoprire. La missione si era arenata.
«Possiamo tornare indietro e riferire almeno i progressi» propose Naruto, durante la pausa.
«Progressi? Quelli hanno già smantellato tutto. Chissà dove sono adesso» sbuffò Kankuro.
«Abbiamo comunque il rotolo di evocazione» ricordò Temari, toccando la bisaccia da cui spuntava il rotolo.
«Vorrei evitarlo per ora. Concediamoci ancora un po’ di tempo. Cambiamo zona, e se non troviamo nulla, allora contatteremo la confraternita» rispose Yamato. Poi si interruppe, e un lampo gli attraversò lo sguardo. «Aspetta… forse possiamo provare così. Non l’ho mai fatto, ma Kakashi è stato un ottimo maestro.»
Si alzò di scatto. Con una sequenza rapida di sigilli, poggiò la mano a terra: dal palmo si irradiarono stringhe di kanji che correvano come vene luminose, intrecciandosi in due cerchi concentrici.
Non appena si staccò, una nuvola di fumo si sprigionò e, quando si dissipò, al suo posto apparve un branco di cani ninja.
«Ehilà, Naruto, ti sei fatto grande.» disse con voce profonda il più piccolo del gruppo: un vecchio bulldog francese dalla bocca larga, con il coprifronte di Konoha legato in testa e un gilet blu, uguale a quello degli altri sei. Se ne stava seduto comodamente sulla testa di un enorme mastino e salutò alzando una zampetta.
«Pakkun! Che bello rivederti, era un sacco che non ci si incontrava!» esclamò Naruto.
«Già. E a dirla tutta pensavo che ad evocarci fosse stato Kakashi, invece è stato lei… Yamato.»
«Sei deluso, Pakkun?» domandò Yamato con un sorriso. «Questa volta sono io ad aver bisogno di voi. Dobbiamo rintracciare un gruppo di traditori, ma al momento non abbiamo alcuna pista.»
«Rintracciare è il nostro lavoro. Avete qualcosa che possiamo annusare?»
«Abbiamo raccolto questa traccia di chakra. Non è molto, ma potrebbe aiutarvi.»
Sakura estrasse dalla bisaccia una piccola fiala, dentro la quale un pezzo di stoffa conservava ancora il residuo del chakra lasciato indietro dalla copia, recuperato in fretta prima che svanisse del tutto. Pakkun annusò, aggrottando il muso. «Mh… è molto debole. Se ci aveste evocato qualche ora fa sarebbe stato più facile, ma ce la metteremo tutta.»
«Vi ringraziamo, ogni vostro aiuto può fare la differenza.» disse Yamato con serietà.
«Accidenti che odore pungente… ma con chi avete a che fare?» si lamentò Pakkun, mentre lui e gli altri arricciavano il naso disgustati.
«Ve l’ho detto, è gente pericolosa» rispose Yamato.
«Ci credo. Mischiato al chakra si sente anche l’odore del sangue. Mi ricorda quello di Gaara… nei suoi anni più bui.»
Gaara abbassò lo sguardo. Non era passato molto tempo da quando vivere significava togliere la vita agli altri. Un’ombra di quel passato lo accompagnava ancora, e sapeva che ci sarebbe voluto molto per liberarsene del tutto.
Memorizzato l’odore, il branco si mise subito in marcia. I cani si dispersero, agili e rapidi, coprendo in poco tempo un’ampia area. Restavano in contatto tra loro e con il gruppo tramite le radio, mentre Naruto e gli altri attendevano in silenzio. Era l’ultima carta a disposizione, prima di dover evocare un membro della confraternita e dichiarare la missione fallita.
«Credo di aver trovato una pista!» esclamò all’improvviso il segugio dagli occhialini tondi.
«Fantastico! Mandaci le coordinate e ti raggiungiamo subito.»
In un lampo il branco si mosse verso il punto indicato. Lì, la traccia era appena percettibile, ma reale. E non era sola: altre tre presenze si mescolavano all’odore, due quasi identiche alla prima.
«Maestro Yamato, siete stati fortunati» riferì Pakkun. «Crediamo sia la pista giusta. Se non vi dispiace, ci spingiamo ancora più avanti: così potremo darvi indicazioni precise sul percorso.»
«Grazie, Pakkun. Ma fate attenzione.»
Gli esperti cani da ricerca si muovevano rapidi da un ramo all’altro. Il paesaggio brullo mutò presto in una fitta foresta di sempreverdi: si trovavano ormai al confine con il Paese del Fuoco, dove il terreno tornava a rivestirsi di verde. Era però una zona poco esplorata, lontana da qualsiasi insediamento umano, poiché soggetta a frane e inondazioni improvvise.
La traccia divenne all’improvviso più netta, confermando che si trovavano sul percorso giusto. In testa alla muta correva il segugio che per primo aveva agganciato l’odore, staccando i compagni di qualche centinaio di metri pur restando collegato via radio.
«Credo che ormai ci siamo, i criminali devono essersi accampati da queste parti. No… aspettate… mi sbaglio… la traccia è troppo intensa… è come se…»
Un fischio acuto tagliò la comunicazione, e il contatto radio si interruppe bruscamente.
«Buch?… Ehi, Buch, che fine hai fatto?» chiamò Pakkun, improvvisamente teso.
«Tutto bene là?» chiese Yamato, allarmato anche lui per l’interruzione, mentre con il resto del gruppo continuava a seguirli a debita distanza. Sperò che fosse solo una perdita di segnale dovuta alla distanza.
«Non lo so, capitano… sto cercando di mettermi in cont…»
«Ma che bel gruppo di cagnolini.»
Una voce apatica, ma carica di un’inquietudine capace di far rizzare i peli sul collo, si udì improvvisamente attraverso la trasmissione di Pakkun.
Nel giro di pochi istanti, dalla foresta si levò un forte guaito di cani.
«Cosa diavolo sta succedendo?» Naruto incanalò il chakra nelle gambe, aumentando la forza della spinta per macinare il più in fretta possibile i metri che lo separavano dal gruppo dei ricognitori a quattro zampe.
Improvvisamente una pancia pelosa e maleodorante gli piombò in faccia, avvinghiandosi alla sua testa e coprendogli la visuale.
«Pakkun, togliti! Non vedo niente!»
«Torna indietro, Naruto! C'è un mostro più avanti. Un demone assetato di sangue.»
Naruto giurò che in vita sua non aveva mai visto Pakkun così terrorizzato. Subito dopo, gli altri cani gli corsero accanto, superandolo come un fulmine.
«Ha preso Buch... gli ha spezzato il collo con una sola mano. Non è un essere umano!»
Naruto lo afferrò con entrambe le mani e lo staccò a forza dal volto.
«Non ho intenzione di tirarmi indietro. Sono qui proprio perché sono l'unico che può fermarli! Raggiungi il capitano Yamato e riferiscigli cosa hai visto!»
«Sei sempre il solito sconsiderato, ragazzo.»
«No, solo colui che porterà a termine questa missione, e tutto da solo! Sasuke non potrà che diventare verde dall'invidia, quando lo saprà!» rispose lo shinobi, sorridendo a trentadue denti e strofinandosi l’indice destro sotto il naso.
«Stai attento, Naruto» mormorò Pakkun.
«Lo sarò» lo rassicurò lui, con tono serio.
Il cuore di Naruto rimbombava nelle orecchie. Sapeva che, da un momento all’altro, si sarebbe trovato faccia a faccia con qualcuno di estremamente pericoloso. Non credeva più che fosse possibile incontrare un’altra delle forze portanti, eppure, superato qualche centinaio di metri, eccola lì.
La lunga coda rossa ondeggiava appena nella brezza che fendeva le fronde. Alle spalle portava due sciabole incrociate a X, la tuta interamente nera. Solo gli occhi, due pozzi scuri privi di espressione, spiccavano sul volto nascosto.
Il braccio destro era sollevato a metà, e nella mano stringeva il collo penzolante del cane dagli occhiali da sole. Non era morto: il corpo aveva ancora spasmi leggeri, la bocca spalancata in cerca d’aria.
Quando lo sguardo della ragazza incrociò quello di Naruto, senza dire una parola aprì la mano. Il cane cadde a peso morto nel vuoto, sparendo tra le fronde.
«Sei un essere spietato, senza cuore!» esplose Naruto, pregando dentro di sé che non fosse solo un’altra copia.
«Non preoccuparti. Sono vera» rispose lei. «Mi odi per ciò che ho fatto?»
«Certo che sì! Solo uno psicopatico può fare una cosa del genere a un animale!»
«Ma io non ho provato niente.» La voce della ragazza aveva una sfumatura infantile, ma Naruto capì che stava simulando dispiacere, tentando di impietosirlo.
Aveva la testa dura, ma almeno quella lezione l’aveva imparata.
«Naruto, fermo, non fare mosse avventate!» Gridò Yamato. Anche lui e gli altri, saputo dai cani ninja l'accaduto, accelerarono l'andamento, così da raggiungere il compagno il più rapidamente possibile.
«Un'altra copia?» Chiese Temari, inarcando le sopracciglia.
«No, stavolta ci troviamo di fronte a un reale membro della squadra Shinigami» Rispose Naruto.
«Il mio nome in codice è Ho».
«Il serpente del fuoco». Disse Yamato.
«Vedo che il mio ex maestro vi ha istruiti sul nostro conto. Non gli si è arricciata la lingua?» Strizzò appena gli occhi, come se stesse sorridendo sotto la maschera di tessuto nera.
«Siete stati dichiarati dei traditori, ora le informazioni sul vostro conto non sono più un tabù. Consegnati spontaneamente, il tuo maestro è consapevole che sei stata costretta ad eseguire degli ordini».
«Non hai l'autorità per dirmi cosa fare. Io rispondo solo al maestro Toshiro». Pronunciò quelle parole con tono profondo eppure meccanico.
«Ma non dovrebbe avere sedici anni? Mi sembra un po’ bassina per essere nostra coetanea.» Disse Kankuro a bassa voce.
«Forse dipende dalla loro dieta o da pratiche particolari a cui vengono sottoposti». Rispose Sakura, con tono riflessivo. «Non escludo che abbiano modi studiati per rendere i loro corpi più adatti alle missioni. Tutto ciò resta comunque un mistero…»
«Perciò intendi perseguire la campagna di Toshiro?» chiese Temari ad alta voce.
Ho portò le braccia dietro la schiena e, con un rapido movimento, estrasse le sciabole. Si piegò sulle ginocchia, assumendo una postura simile a quella di una mantide religiosa, pronta a colpire.
Il primo ad attaccare fu Yamato. Cercò di sbilanciarla facendo spuntare un bastone dal ramo su cui ella era poggiata, ma Ho, con un salto fulmineo, si librò su un altro ramo e puntò direttamente verso Sakura.
Temari intervenne appena in tempo, parando il colpo delle spade con il dorso del suo ventaglio. La forza dell’impatto la sbalzò indietro, ma fu immediatamente trattenuta dalla sabbia sollevata dal fratello minore.
Sai dipinse un leone, il quale, nonostante venisse tagliato più volte dalle lame, riuscì a ricostituirsi e a trovare un’apertura per colpire Ho con una zampata e sbalzarla via. Ho fu catturata al volo da Kurari, la marionetta di Kankuro progettata per intrappolare il nemico e finirlo con le lame.
Ma pochi istanti dopo, la marionetta esplose in un lampo di cenere, annientata dalla sola emanazione di chakra di Ho. Nessuno dei ninja poteva credere ai propri occhi: la sua potenza era assoluta, e il gruppo comprese che affrontarla significava misurarsi con una forza oltre ogni previsione.
«Chi è l’idiota che pensa di farmi fuori usando del legno secco!? È ovvio che non fate parte del mio ordine: una scelta del genere verrebbe punita con le frustate!»
«Sono stato io! E allora? Hai distrutto la mia marionetta!» sbottò Kankuro, indicandosi con il pollice. Preso dall’ira, si tolse anche il copricapo da marionettista, mostrando una folta chioma castana e gli stessi tratti del fratello.
«Sei senza pitture da guerra, ma riconosco il tuo volto e le marionette non lasciano alcun dubbio. Sei Kankuro, fratello maggiore del Kazekage».
«Esatto, vedo che ci conosci».
«Certo, conosco ognuno di voi. Il ventaglio… ella è Temari, la sorella maggiore, e la manipolazione della sabbia… accidenti, che onore, Kazekage». La ragazza fece un solenne inchino, piegandosi in avanti con la mano destra sul ventre e la sinistra portata indietro, in chiaro sarcasmo. Poi scrutò gli altri quattro. «Voi invece siete ninja di Konoha, riconosco anche voi. E tu… Naruto Uzumaki, forza portante dell’ennacoda».
Naruto era più determinato che mai. Richiamò un numero considerevole di copie, tutte pronte alla carica, il rasengan vorticante nei loro palmi emanava un bagliore blu intenso che illuminava i rami circostanti e faceva fremere le foglie sotto l’energia sprigionata.
Ho, con un movimento fulmineo delle sue sciabole, riuscì a dissipare diverse copie, il suono metallico dei colpi riecheggiava tra i tronchi come un tuono sordo. Ma la sua vita veniva resa ancora più difficile da Gaara, che con lingue di sabbia tentava di immobilizzarla.
Costretta a schivare continuamente, iniziò a respirare con forza dalla bocca; Naruto e Gaara erano due forze inesorabili, inseguendola e attaccandola con la sabbia, mentre Yamato, che anche lui non le lasciava tregua, faceva emergere improvvisi pezzi di legno che cercavano di catturarla o farla vacillare.
Tentò di allargare il movimento, cercando spazio tra gli alberi, ma Temari la respinse immediatamente con una folata di vento generata dal suo ventaglio, che fischiava tra le fronde e faceva vibrare le corde degli alberi come corde di liuto tese.
Sembrava che la vittoria fosse ormai vicina, Sai stava già preparando il rotolo sigillante, pronto a imprigionare la preda. Ma Ho era tutt’altro che rassegnata. Con un rapido gesto delle mani, lanciò le sciabole che si conficcarono nei tronchi circostanti con un tonfo sordo, liberando le mani per estrarre dalla cintura alcune palline esplosive.
Le tenne tra le dita, sentendo la superficie ruvida e fredda, poi le lanciò verso le lingue di sabbia e le copie di Naruto. Un intenso bagliore emerse dalle sfere mentre Ho unì le mani e pronunciò «Kai!», formando il sigillo del rilascio. Un’esplosione luminosa, accompagnata da un boato che fece tremare la terra e i rami, si propagò attorno a loro, sollevando polvere, sabbia e foglie in una nuvola turbinante, segnando l’inizio di un nuovo scontro ancora più caotico.
Erano notoriamente delle bombe di infima intensità, più degli scoppietti se paragonate alle bombe carta, ma l’elemento naturale di Ho era il fuoco, e non deluse le sue abilità.
L’esplosione che ne derivò li scosse tra i rami, facendo tremare i tronchi sotto i loro piedi e sollevando frammenti di corteccia e polvere. Il calore bruciacchiava l’aria, e il fumo acre si insinuava tra le fronde. Anche Ho, sospesa a mezz’aria mentre lanciava l’attacco, venne sbalzata leggermente, i capelli rossi che ondeggiavano come fiamme tra i rami.
«Tutto bene?» Sakura accorse in soccorso di Kankuro; schegge di legno, ancora incandescenti, si erano conficcate sul suo braccio destro. «Non preoccuparti, affidati a me».
«Grazie Sakura… accidenti, io a quella le tiro il collo come le galline, appena ce l’ho tra le mani». La rabbia e l’ansia tremavano nella sua voce.
Gli altri non stavano meglio. Yamato cercava di stabilizzare tronchi e rami con le sue abilità del legno per proteggere se stesso e Sai, mentre Gaara tentava di mantenere le lingue di sabbia sospese per difendere il gruppo, scricchiolando sotto il peso della battaglia.
«Dove accidenti è andata?» disse Temari, scrutando tra i rami. Le fronde emettevano un leggero fruscio, quasi un sussurro tra gli alberi, e l’ombra di Ho si muoveva con innaturale rapidità.
Fu un attimo. «Siete miei». Il sibilo, simile a un serpente che striscia tra le foglie secche, fece gelare il sangue nelle loro vene. In un battito di ciglia, una nuova esplosione scosse i rami alle loro spalle, colpendo Naruto e Gaara: i tronchi oscillavano, rami si spezzavano e cadaveri di foglie e corteccia volavano come schegge tra gli alberi, mentre l’onda d’urto li sbilanciava pericolosamente.
«Ragazzi!» Gridò il capitano Yamato, ma era troppo tardi. L’esplosione aveva ferito e fatto perdere i sensi a entrambi gli shinobi, i quali caddero a peso morto tra i fitti rami, facendo scricchiolare e oscillare tronchi e rami sottili. «Che tu sia maledetta, vieni fuori!» Furente dalla rabbia, Yamato evocò due copie lignee, che si intrecciarono ai rami creando spine e palizzate improvvisate, cercando di stanare la ragazza. Ma ella o se ne era andata o era riuscita a schivare ogni attacco con movimenti fluidi tra le fronde oscillanti.
«Ci penso io, ora non potrà più nascondersi… lame di vento!» Temari, che aveva da poco superato il trauma della quasi morte del fratello, concentrò tutto il chakra residuo nel suo ventaglio. La corrente d’aria che ne scaturì fischiava tra gli alberi, facendo tremare rami e foglie come se un uragano improvviso li attraversasse.
Per la prima volta in diciannove anni, il vento emesso era carico di così tanta potenza, tanto da far piegare i tronchi più sottili. Anni addietro aveva dimostrato la sua forza, combattendo una ninja del suono in supporto allo shinobi Shikamaru Nara, ma questa volta l’attacco era personale, colmo di un dolore profondo e rabbioso.
I tronchi superiori degli alberi si recisero per un raggio impressionante. Alcuni vennero abbattuti con un tonfo sordo, mentre stormi di uccelli impauriti si librarono in aria, urlando nel cielo. Versi di animali spaventati echeggiarono tra le fronde, amplificando il senso di caos e devastazione tra le alte chiome. Il vento faceva svolazzare polvere e foglie secche come una pioggia dorata tra i raggi di luce che filtravano tra gli alberi.
Dopo quest’attacco, Temari fu pervasa da un profondo affanno. Aveva immesso tutto il suo chakra ed ora si sentiva indebolita, reggendo a stento il ventaglio che le tremava tra le mani.
«Non c'è. Come ha fatto ad andarsene così rapidamente?» commentò Sakura, i capelli leggermente scompigliati dal vento e il respiro affannoso, mentre cercava di mantenere la stabilità sui rami mossi dall’onda d’urto.
«Perché sono qui!» La voce di Ho proveniva dall’alto. La ragazza fluttuava a qualche metro sopra le loro teste, la lunga coda rossa agitata dalla brezza e occhi che sorridevano beffardi. Agitava la mano come una bambina per prenderli in giro.
«Maestro, non mi dica che queste sanno anche volare!?» esclamò Sakura, i capelli che le si sollevavano con il vento e gli occhi spalancati dall’incredulità.
«Certo che no, ma conosco alcuni trucchetti!» Una nuova voce si fece sentire. La Shinigami dai capelli biondi era apparsa sulla cima di un albero reciso, stava controllando tre vortici d’aria che mantenevano sospesi Naruto, Gaara e persino il cane precedentemente neutralizzato.
«Chi sei!?» urlò Yamato, le mani tese a preparare un attacco, gli occhi fissi sulla nuova minaccia.
«Sono Kaze, il demone dell'aria. Se non vi spiace, prendo in custodia i vostri amici. Due bei ragazzi come loro come ostaggi… e quando mi ricapita!» La corrente d’aria attorno a lei sibilava tra i rami, piegando tronchi e fronde, mentre Naruto e Gaara erano inermi e gravemente feriti.
«Non puoi farlo, non puoi portarli via così!»
«Perché no? Ah certo, vi aspettate uno scambio equo… Beh, vi lascio mia sorella Ho, vedo che si sta molto divertendo con voi.»
Improvvisamente la corrente che teneva sospesa Ho scomparve, e la ninja dai capelli rossi scivolò lungo un tronco, cercando di non farsi male nella caduta. Il rumore secco della legna e le foglie fruscianti accompagnarono il suo impatto.
Kaze, come era apparsa, se ne era già andata, portando con sé i ragazzi.
«Rieccomi qui! Allora, chi vuole morire per mano mia?» Gli occhi di Ho si accesero di un rosso infuocato, brillando minacciosamente.
Il gruppo di Yamato era ormai allo stremo; quella ragazza era un osso duro e non mostrava alcun segno di cedimento. Anzi, sembrava quasi divertirsi a prolungare la loro agonia.
Kankuro, grazie alle cure di Sakura, aveva riottenuto la piena mobilità dell’arto ferito e si lanciò in una serie di attacchi con ciò che restava delle sue marionette. Smantellò Karasu e, con movimenti rapidi e precisi delle dita, cercò di costringerla a rivelarsi.
La ragazza si nascose dietro un cespuglio di rami, ma Kankuro riuscì a condurla allo scoperto, spruzzandole in pieno viso una cortina di veleno, pensata per paralizzarla.
Eppure, invece di piegarsi o tossire disperata, ella si limitò a tossire leggermente e a sventolare la mano davanti al viso. «Coff… coff… che puzza!»
Un brivido di rabbia e incredulità attraversò la mente del giovane marionettista.
«Un veleno, dici? Mi dispiace, ma te la stai vedendo con l’avversario sbagliato. Il mio demone mi conferisce immunità innata». La ragazza sprigionava un’aura di chakra rosso, pulsante e vibrante, che avvolgeva il suo corpo come una barriera invisibile, annullando gli effetti della tossina.
Portò le mani ai fianchi, il colletto alto continuava a coprirle il volto, ma il suo corpo emanava sicurezza e determinazione. «Arte del Legno, veleno…» Sollevò il mento e gridò, la voce tagliente che si propagava tra i rami. «Mizu, Kaze, prendete il mio posto! Mi sto annoiando a morte!»
Ma le sorelle non erano nei paraggi.
«E va bene, è il momento di liberarmi delle formiche». Stiracchiò le braccia con calma.
In un lampo, iniziò a comporre i sigilli del kanji con le mani: uno, due, tre… fino a portarli in sequenza fino all’ultimo, quello della capra, sotto il mento. Dal suo respiro fuoriuscì una colossale sputata di fuoco. Il calore e l’odore acre di zolfo si propagò tra le fronde, lambendo gli alberi e facendo tremare rami e foglie.
«Via di qui, ragazzi!» gridò Sakura, mentre il bagliore illuminava i loro volti e la foresta circostante. L’esplosione era enorme, non c'era alcuna via di fuga.
Eppure, nulla la colpì.
«Sigillò di contenimento attivato». La voce rimbombò tra i rami, ferma e autoritaria, proveniente da un uomo che si era frapposto tra il gruppo di Yamato e l’avversaria.
«Maestro Kojama!» esclamò Yamato, voltandosi verso Sai, che ancora teneva in mano il rotolo di evocazione fumante. «Bravo Sai, lo hai richiamato in tempo!»
«Veramente non ho fatto nulla, il rotolo si è attivato da solo», rispose il ragazzo, confuso.
Kojama, con passo deciso, mostrava un rotolo verticale tra le mani. Un sigillo appena attivato era visibile sulla pergamena, e con esso aveva assorbito la palla di fuoco lanciata da Ho, potenziata dal chakra demoniaco del Cercoterio.
«Maestro» disse Ho, stringendo i denti e lanciando un intenso sguardo rosso carico di rabbia.
«Il divertimento è finito. Arrenditi o ti prendo a sculacciante», annunciò Kojama con tono serio, mentre il vento faceva ondeggiare le foglie intorno a lui.
«Sculacciate? Io ho qualcosa di peggio in mente», borbottò Kankuro, staccando con gesti rapidi i fili di chakra da ciò che restava delle sue marionette, danneggiate dalla palla di fuoco.
«Maestro Kojama, ma come avete fatto?» chiese Yamato, sorpreso.
«Ad essere qui o a fermare il suo att…» Non riuscì a terminare la frase: Ho balzò dai rami, affilando il suo kunai e puntandolo verso di lui con precisione fulminea. Kojama schivò saltando all’indietro, il legno degli alberi scricchiolò sotto il peso del suo balzo. «Accidenti, sei proprio impertinente, ragazzina!»
Ho non fece alcuna pausa. Dallo scorrere rapido delle mani, estrasse shuriken impregnati di chakra demoniaco, facendoli avvolgere da fiamme rosse, per poi scagliarli contro Kojama.
Kojama parò con la spada corta, le scintille del contatto illuminarono per un istante i rami circostanti. Rispose immediatamente, lanciando una falce con catena, ma Ho la parò con riflessi velocissimi, facendo vibrare l’aria intorno e sollevando polvere e frammenti di corteccia.
Sai si mosse per prendere il rotolo e evocare una nuova "ultra-illustrazione animale", ma Yamato lo fermò. «Risparmia il chakra per altro. Kojama sta attirando tutta la sua attenzione su di sé. Se giochiamo bene le nostre carte, potremmo intrappolarla. Prepara il rotolo di contenimento».
Poi si rivolse a Kankuro: «Hai ancora chakra per evocare nuove marionette? Sarebbe necessaria Kurari».
«Ancora un po’, ma sì» rispose lui.
«Prendi questo tonico di chakra» disse Sakura, porgendogli una pallina scura. «L’ho appena dato anche a Temari».
«Grazie, Sak…» Il suo sguardo incrociò quello della sorella, ormai verde in viso mentre inghiottiva il tonico, ma anche lui lo aveva già preso: troppo tardi per sottrarsi a quel sapore disgustoso. «Oh, avanti, Naruto ne mangiava a decine ogni giorno, per allenarsi al rasen-shuriken!»
Con le lacrime agli occhi per lo sforzo, Kankuro sollevò il pollice in segno di ringraziamento, quindi estrasse il rotolo centrale contenente i sigilli per richiamare Kurari. «Fatto. Mi dica tutto».
Nel frattempo, Kojama, che aveva addestrato personalmente Ho e le sorelle, riusciva a cavarsela respingendo gli attacchi di taijutsu, ma doveva schivare quando ella rispondeva con tecniche di fuoco. Una fiamma gli aveva già procurato un’ustione superficiale sulla spalla, attenuata dalla resistenza della tuta d’ordinanza.
L’aria era diventata rovente, il calore delle fiamme faceva sudare i ninja, e alcune foglie secche presero fuoco. Se non scoppiò un incendio fu solo grazie al fatto che gli alberi ancora in piedi erano verdi e sani. Grazie ai tonici di Sakura, però, nessuno era ancora collassato, sebbene il respiro fosse affannoso.
«Avanti ragazzina, non mi hai ancora fatto fuori? E che figura ci facciamo?» La canzonò il maestro, provocandola deliberatamente ed Ho reagì con proiettili di fuoco. L'uomo quindi corse verso il basso, per venire poi intercettato da Yamato, che rapidamente gli sussurrò qualcosa.
«Ho, se vuoi farmi fuori, fallo ora, o sarà peggio per te» disse Kojama, tornando allo scoperto.
Ho eseguì di nuovo i sigilli, pronta a lanciare una nuova palla di fuoco. Kojama, dai riflessi incredibilmente rapidi, estrasse un altro rotolo di contenimento per assorbire il colpo, ma la ragazza aveva altro in mente. Con un rapido balzo, attraversò la sua stessa palla di fuoco e con il pugno destro, in cui aveva concentrato del chakra, colpì in pieno petto l'uomo. Un colpo talmente potente da sfondare la cassa toracica.
Fortunatamente, si rivelò essere una copia lignea di Yamato, dalla quale poi si diramarono dei rami che rapidamente l'avvolsero. Nel tentativo di divincolarsi, non si accorse in tempo che alle sue spalle era appena apparsa Kurari, la quale la intrappolò, assieme al fantoccio.
«Battete ancora questo dente!?» Urlò da dentro la marionetta.
Richiamò quindi il suo chakra demoniaco, per emanare del nuovo calore, ma subito si accorse che non riusciva ad emetterne più, cosa che non riteneva plausibile, sapeva di averne ancora in abbondanza.
Provò a staccarsi dalla morsa del fantoccio di legno, che si stringeva sempre più a lei e dentro alla marionetta iniziò a mancarle l'aria. Le spire di legno si erano avvolte attorno alle sue braccia e non riusciva a muoverle, neanche per provare ad estrarre qualche attrezzo.
Diede fondo a tutte le sue forze per richiamare il chakra. La testa le pulsava, come se stesse per esplodere. Poi iniziò a percepire un moto viscerale, una sensazione che le percorreva ogni fibra del corpo. Da fuori, i ninja notarono che la marionetta iniziava a fumare.
«Ma non era stata applicata nella marionetta un sigillo di soppressione del chakra, maestro Kojima?» Disse Kankuro, che iniziava a sentire un forte bruciore ai polpastrelli da cui partivano i fili di chakra.
«Presto, apri lo scomparto superiore!» Ordinò Kojima, mentre Yamato corse verso il costrutto.
Non appena il viso di Ho emerse, gli occhi della ragazza erano di un rosso ancora più intenso di prima, le pupille erano divenute romboidali ed i canini si erano allungati. I connotati stavano mutando in qualcosa che ricordava vagamente un rettile.
Yamato applicò il sigillo sulla sua fronte e compose i sigilli che giorni prima gli erano stati insegnati alla confraternita. Non appena le mani si congiunsero in quello della capra, dei fulmini scaturirono dal sigillo, andando ad avvolgere il corpo della ragazza, che urlò di dolore e rabbia.
Dovettero coprirsi gli occhi, dato il forte bagliore emesso, ma non appena si dissipò, scoprirono che Ho aveva perso i sensi.
"Che teppista, ma che vuole?"
"Non avvicinarti, figliolo, è pericoloso!"
"Va via, non ti vogliamo qui!"
Le parole maligne degli abitanti del villaggio erano come spine nella sua testa. Lui si impegnava, gridava con tutto il cuore che lui non era il suo demone, che non era stato lui la causa di così tante morti, ma nessuno lo ascoltava.
Era piccolo, solo, abbandonato a sé stesso.
Poi un'esplosione alle sue spalle, aveva sentito i capelli bruciare, la pelle squagliarsi. Un boato improvviso gli rimbombò nelle orecchie, e l’aria intorno a lui si fece calda e acre, intrisa di polvere e fumo. Qualcosa di talmente improvviso che non aveva fatto in tempo neanche a provare dolore.
A un certo punto, qualcosa lo aveva sollevato un dolce tepore lo avvolse, come un manto morbido che gli rigenerava i tessuti e gli calmava il cuore affranto.
Lentamente, Naruto riaprì gli occhi.
Era calata la notte.
Il gruppo di Toshiro aveva trovato un piccolo spiazzo bene appartato dove poter accendere un falò.
Grazie all'abilità di Kaze di manipolare l'aria, ella fece sì che il fumo che ne derivava rimanesse sempre basso, così per quella sera poterono arrostire la carne, senza rischiare di essere scoperti.
Il crepitio della legna ardeva lento, e le fiamme proiettavano ombre tremolanti sugli alberi circostanti, mentre il profumo caldo e speziato della carne in cottura riempiva l’aria fredda della notte.
L'odore emanato dalla preda era molto buona, cosa che fece brontolare la pancia a Naruto, prima ancora di aver potuto mettere bene a fuoco. Ma non appena lo fece, i peli sulla nuca si rizzarono, e un brivido freddo gli corse lungo la schiena.
Una testa dalla forma allungata e lunghe orecchie, stava venendo fatta rosolare.
«Bastardi, che avete fatto a Buch!»
«Naruto, sono qui». Una voce famigliare, ma dal tono stanco, era proprio lì a pochi centimetri da lui.
Al suo fianco c'era Kaze, che grazie al suo potere guarente gli aveva appena rimesso a posto il collo.
«Credevo, credevo...» Balbettò il ragazzo.
«Cosa? Che ci mangiassimo il cane? Non lo vedi che quella è una testa di cervo?»
Naruto tornò a guardare il falò ed ora riconobbe meglio la forma, la luce delle fiamme faceva risaltare il pelo rossiccio, rendendo chiara la differenza con il suo amico a quattro zampe. Poi tornò a guardare Kaze.
«Lo hai salvato, perché?»
«Solo perché Mizu ed il maestro Toshiro non sono qui nei paraggi, sono in avanscoperta. Sono un ninja medico, salvare vite fa parte del mio giuramento e nessuno mi ha ordinato di uccidere un cane». Disse con tono distaccato. «Pur essendo un animale, rimane pur sempre un ninja con facoltà intellettive pari a quelle di un umano, se il mio maestro fosse qui mi ordinerebbe la sua soppressione e Mizu, la capo squadra, non avrebbe permesso che lo curassi, fino a nuovo ordine di Toshiro, appunto.»
Il cane si alzò in piedi e si sgrullò il pelo, era tornato in perfetta forma. «Come ringraziamento, ti autorizzo ad accarezzarmi la testa».
Kaze sorrise da sotto la maschera. Gli occhi le brillavano, riflettendo i bagliori delle fiamme e dando vita a un’espressione leggermente maliziosa. «Ho già avuto ciò che volevo. Mentre eri svenuto, ti ho applicato un sigillo di obbedienza, se solo proverai a comunicare tutto quello che sai sul nostro conto, ti ingoierai la lingua».
Il cane tirò fuori la lingua allora e Naruto constatò un sigillo simile a quello che aveva Sai, ma con un disegno leggermente più intricato.
«Nessuno a Konoha te lo potrà togliere, così ora sei perfettamente inutile per darci la caccia».
«Accidenti, questo sì che è un bel problema».
«Sei stato evocato, non è vero? Torna da dove sei venuto, i tuoi compagni saranno felici di rivederti sano e salvo».
Buch si voltò verso Naruto, aveva un'aria sinceramente dispiaciuta. «Non so come farò, ma in qualche modo troverò la soluzione. Ci si vede, Naruto».
Subito dopo, il cane era scomparso in una nuvola di fumo, che si dissolse lentamente nel vento della notte, e Kaze ridacchiò. «Se solo ci prova, ci sarà un posto vagante nella squadra dei cagnolini ninja!»
«Ti fa ridere questa cosa?» Le disse Naruto, indignato.
Provò a liberarsi, aveva le mani legate dietro la schiena, ma quelle corde non si scioglievano neanche mettendoci tutta la forza.
«È inutile. Non sono semplice corde, anche a te ed il tuo amico ho applicato un sigillo di restrizione, sono molto brava in questa abilità sai? Il maestro Kojama mi ha insegnata bene».
In quel momento, Naruto si voltò dall'altra parte, attirato da un mugugno. Accanto a lui, era sdraiato Gaara, che si stava ridestando anche lui. La luce fioca del falò illuminava il volto ancora semi addormentato del Kazekage e le gocce di sudore che colavano dalla fronte di Naruto, mentre i rami circostanti frusciavano lievemente nella notte.
La sua corazza di sabbia era in frantumi e si sgretolò del tutto, scivolandogli di dosso, quando si sollevò anche lui.
La zucca non esisteva più, distrutta durante l'attacco.
«Dove ci troviamo?» Chiese il Kazekage.
«In un piccolo accampamento che io stessa ho allestito. La cena è quasi pronta».
«Chi sei tu?»
«Sono Kaze, la forza portante del demone dell'aria, nonché ninja medico. Siete in ottime mani con me, vi ho fatto ricrescere persino i capelli. Sapete, a mia sorella piace rifare i connotati alla gente, ma è un po' rozza, la gente non ne esce molto bene».
Naruto e Gaara si resero meglio conto delle loro condizioni, guardandosi l'un, l'altro. Era vero che non avevano neanche un segno, ma i loro vestiti parlavano chiaro.
La giacca arancione di Naruto era bruciata e strappata sulla schiena.
Lo stesso valeva per gli indumenti del Kazekage. Il gilet grigio, con cui sorreggeva la sacca, non lo aveva più, fatto a brandelli, ed anche la giacca sotto, essendosi rovinata, si era aperta rivelando sotto una maglia nera con un retino attaccato alle maniche.
**«Quindi non era un sogno...»**Disse con tono grave Naruto.
«Una bomba esplosa a pochi centimetri da voi? Ringraziate che potete ancora ricordarlo».
Kaze si diresse verso il falò. Fece fare un altro paio di giri alla testa e poi l'allontanò dal fuoco.
Dalla bisaccia, estrasse un rotolo di stoffa, contenenti alcuni tipi di coltelli. Afferrò una mannaia e con un colpo secco la spaccò in due. Il rumore metallico e lo scintillio delle lame catturarono l’attenzione dei ragazzi, facendoli sobbalzare leggermente.
I ragazzi assunsero un'espressione un po' disgustata, non appena Kaze porse loro i piatti.
«Ma insomma, non sapete che il cervello è una delle parti più nutrienti? Sviluppa l'intelligenza ed è ricco di proteine. Ingozzarsi di ramen, ecco quello sì che fa male, con tutti quei carboidrati!»
«Se assaggiassi il ramen di Teuchi, ti rimangeresti ciò che hai detto!» Esclamò Naruto, fermo sostenitore della bontà del ramen.
«Ma fammi il piacere, se non fosse che il chakra della volpe ti fa bruciare più calorie del normale, persino il clan degli Akimichi non ti vorrebbe!»
«Grrr… a questo punto vi preferisco quando fate gli apatici, a voi membri della confraternita. Siete un po' troppo chiacchieroni, quando simulate di essere umani!»
Calò il silenzio. Il crepitio del fuoco del falò sembrava l’unico suono rimasto, e l’odore di legna bruciata e carne arrostita si mescolava nell’aria fresca della notte.
Gli occhi di Kaze, da che erano ilari, passarono rapidamente ad un'espressione vuota e distaccata e non disse più niente. Ma non potevano mangiare con le mani legate, così fu lei stessa ad imboccarli.
Aprì poi il suo zaino e quello di uno delle sue sorelle, dai quale estrasse i sacchi a pelo e li aiutò ad entrarci dentro, un gesto gentile, se non fosse che in realtà era la loro rapitrice.
Rimase persino a fare la guardia, mentre gli shinobi scivolavano nel sonno. Doveva averli drogati, perché la sonnolenza sopraggiunse troppo in fretta per essere naturale.
Poco prima di chiudere gli occhi ed addormentarsi definitivamente, con la vista appannata, a Naruto parve di notare dei lunghi capelli biondi, sciolti al vento, e il viso che sembrava quello di una bambola di porcellana, illuminato dalla fioca luce del falò, ma forse era solo un sogno.