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← La leggenda di Hime: la reliquia della Terra

Creato il 21/05/2026, 13:01 · Aggiornato il 11/06/2026, 23:02

Capitolo 5: Un luogo dove lasciare il cuore

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoIn corso

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Sorse un nuovo giorno, e la squadra Konoha/Suna era finalmente pronta a muoversi. Oltre ad aver di nuovo indossato i loro abiti - ma con raccomandazione di non indossare il copri-fronte, durante il corso della missione - avevano ricevuto le istruzioni sulle ultime tracce dei fuggitivi, da seguire fino a fermarli.Prima della partenza, l’accampamento si sarebbe spostato, ma consegnarono loro dei rotoli di evocazione, per eventuali necessità di supporto.

Il saluto fu freddo. Tutta la confraternita si schierò: persino i bambini assunsero quella postura rigida e militaresca con precisione perfetta. Ogni volto era nascosto, gli occhi privi di emozioni. Naruto e i suoi si congedarono da quel luogo inospitale, sperando che quella fosse la prima e l’ultima missione da affrontare con loro.

«Accidenti, da ora avrò gli incubi.» disse Naruto, stringendosi nelle braccia. «Ma quelli davvero sono praticamente ovunque, senza che noi ce ne accorgiamo?» Finalmente aveva ritrovato la voglia di parlare e di esprimere tutto ciò che gli passava per la testa.

«Certamente. Sono persino in grado di spiare noi ANBU. Magari qualche volta li avevi in doccia e non ci hai mai fatto caso.» rispose Sai.

«Ma non dire assurdità!» Incredibilmente, la risposta giunse da Sakura, che d'istinto si abbracciò il petto e strinse le gambe.

«A me hanno fatto una gran pena, se devo essere sincero. Non mi era mai capitato di avere un così stretto contatto con loro. Ci avete fatto caso? Benché i loro volti fossero celati dal colletto della tuta, non c'era neanche un vecchio tra di loro.» disse Kankuro.

«È vero, l’ho notato anch’io. Forse li tengono nascosti, così come fanno con i loro figli al di sotto dei sei anni», provò ad ipotizzare Temari.

«Con lo stile di vita che hanno, forse è oro che cola se arrivano fino a cinquant'anni. Gli unici "anziani" mi sono sembrati solo i loro capi stipiti.» concluse il marionettista, scuotendo la testa.

Non avevano altro d'aggiungere al riguardo, ormai avevano dato la loro parola che avrebbero svolto quella missione. Non c’era modo di tornare indietro.

Si trovavano nel Paese del Vento, ma in una zona dove le montagne erano più basse e la possibilità che le nuvole attraversassero la catena, anziché rimanere sui territori di Ame, consentiva la presenza di un po’ di vegetazione anche lì. Il circondario era brullo, lasciando ben pochi nascondigli, a meno che i fuggitivi non avessero trovato qualche caverna in cui rifugiarsi.

La confraternita aveva lasciato loro una copia della pergamena che nominava la quarta reliquia, sperando che potessero scorgere, tra quelle parole, un qualsiasi indizio sulla sua possibile ubicazione.

Del cuore tuo io mi sazio,
> oh dolce fanciulla dai capelli d'argento.
> Il tuo cuore di madre, dona la vita,
> così come la terra lo fa con noi mortali, vegetali e animali.
> Il tuo cuore batterà ancora una volta,
> se solo a noi vorrai concederci.
> La tua volontà è la nostra e
> nel nome Tuo noi prosperiamo.
> Lì dove i cuori si uniscono,
> anche noi un giorno ci ricongiungeremo al tuo.

«Questi versi vennero scritti da qualcuno del culto di Hime, così come gli altri tre, che volevano lasciare una traccia per i posteri affinché le reliquie non rimanessero celate per sempre, così come voleva l'Eremita. Non è di facile comprensione, si tratta di un testo che indica luoghi probabilmente ormai scomparsi nel tempo, considerando che la morfologia del terreno stesso è cambiata.» disse Yamato. «Pare, però, che anche così Toshiro sia riuscito ad individuare il luogo che porti alla reliquia.»

**
«Accidenti, qui ci voleva Shikamaru. Se l’avessimo saputo prima, questa missione sarebbe stata tutta un’altra storia…»** brontolò Naruto.

«Non possiamo farci niente. E poi vuoi dire che noi non siamo all’altezza del tuo amico?» scherzò il capitano.

«Sicuramente non è da queste parti. Si parla di vita e ricongiungimento, e in questo semi-deserto non mi pare ci sia nulla di tutto questo.» commentò Kankuro.

«Non dimentichiamoci che più di mille anni fa, qui poteva essere del tutto differente. È a causa dell’innalzamento roccioso che Suna vive nel cuore di un deserto, mentre la confinante Ame è costantemente sotto la pioggia. Prima qui tutto poteva essere verdeggiante.»

Le ultime parole del capitano Yamato, diedero da pensare ai ragazzi.

«Non lo escluderei. Del resto basta osservare gli abitanti di Suna stessa: la loro pelle è chiara, nonostante alle spalle abbiano generazioni e generazioni di persone originarie di queste zone. Se fosse stato così fin dagli albori, avrebbero avuto un aspetto completamente diverso. Ciò significa che qualcosa è cambiato a un certo punto, ma il colore della pelle non può mutare in poche centinaia di anni.»

**
«Dobbiamo avvalerci di tutte le nostre conoscenze ed abilità per individuare anche noi questo luogo segreto.»** annuì Yamato.

Sai realizzò con la sua arte ninja una grande aquila, sulla quale montò per andare in ricognizione. Così fece Naruto, evocando qualche decina di copie.Gaara invece poggiò le mani a terra, concentrandosi per percepire ogni variazione del terreno, captando vibrazioni, correnti sotterranee e possibili fessure, fiumi nascosti o caverne. I restanti quattro ninja invece si riunirono a cerchio sotto un raggio di sole filtrante, per continuare a studiare lo scritto e condividere ogni dettaglio, ipotesi e ricordo collegato a quelle reliquie.

«Abbiamo detto che in questa zona probabilmente c'erano boschi e fiumi. Se era abitato, magari c'erano anche dei campi, con cui la gente "si saziava".» iniziò a spiegare Yamato con tono riflessivo. «Non ci hanno detto dove hanno trovato le tre reliquie, ma se Toshiro si è diretto da queste parti, possiamo intuire che gli altri fossero altrove.»

**
«Va bene, ma c'è qualcosa che non mi torna. Vogliono che li catturiamo il prima possibile? Perché tutto questo mistero, perché nessuno di loro è venuto con noi. È un’impresa che può richiedere mesi, e con Akatsuki che incombe su di noi, come possono pretendere che abbiamo tutto questo tempo a disposizione?»** borbottò Kankuro.

«Sono d'accordo. Hanno condiviso molto di loro, ma non tutto, non in maniera esauriente. Dobbiamo farci bastare ciò che ci hanno dato. Sicuramente hanno calcolato anche questa possibilità, quando ci hanno affidato la missione.»

«Lì dove i cuori si uniscono.» Commentò Sakura. «Deve trattarsi di una metafora che indica un luogo di giunzione, un punto simbolico. Toshiro ha capito a quale luogo si riferisce; ora tocca a noi scoprirlo.»

«Pensiamo ad un padre che ha perso una figlia in maniera così tragica, costretto a sezionarla per sigillare i demoni che l'hanno portata alla follia e poi questi resti gli vengono persino sottratti per anni. Dove vorrebbe che sua figlia riposasse?» Disse Temari.

«Deve essere un luogo dove sua figlia "ci ha messo il cuore". Occhi, cervello, polmoni, cuore, non sono scelti solo perché di facile maneggio.» Aggiunse Sakura.

«Il suo cuore batterà ancora una volta. Ricongiungeremo al tuo. Ragazzi, il maestro Kojama ha detto che ella si è tolta la vita diciotto anni e che era molto amata. Non è possibile che lei abbia amato a sua volta?» L'espressione sorpresa delle due ragazze e di Yamato, fecero diventare Kankuro rosso in viso.

«Non ti facevo così sensibile, fratellino!» Lo canzonò Temari.

«Perché escluderlo? Chi ha lasciato questi scritti? Il padre voleva proteggere la figlia, celandola, ma qualcuno che si oppose in segreto, qualcuno che non avrebbe mai potuto dimenticarla e sperava che la sua discendenza un giorno potesse ritrovarla e onorarla. Certo, quel qualcuno non poteva immaginare che invece tutto ciò che rimaneva di lei sarebbe stato strumentalizzato per scopi politici, lasciando marcire ciò che per secoli aveva resistito.»

«In effetti, non è così campato per aria questo tuo ragionamento. Non era solo un culto fanatico, tra di loro c'era chi l'amava veramente.» Annuì Yamato, con la mano poggiata sul mento. «Forse l'Eremita delle Sei Vie della Trasmigrazione non ha scelto a caso i luoghi per nascondere le reliquie. Potrebbero essere stati siti di importanza emotiva per la figlia o per lui stesso.»

Sai dopo una paio d'ore ritornò dalla ricognizione. Era madido di sudore, con un po' di affanno, ma sembrava stare bene. Non era stato facile girare in quei luoghi, con quel caldo afoso.

«C'è una depressione a qualche chilometro a sud. Ho trovato delle tracce che sembrano di scavi recenti.»

«Naruto, comunica con l'auricolare alle tue copie di controllare meglio, se ce n'è qualcuna da quelle parti.» Ordinò Yamato allo shinobi biondo, anche lui rientrato da poco. Fortunatamente, un paio di loro erano proprio da quelle parti.

«Confermato, c'è una spaccatura che va sottoterra, ma la crepa sembra essere stata fatta in tempi recenti.»

«Restate lì, veniamo noi da voi.» Disse Naruto, alla sua copia.

Il sole era salito allo zenit, irradiando luce calda e intensa, facendo luccicare il terreno brullo sopra la loro testa, quando finalmente il gruppo raggiunse le copie di Naruto e confermarono anche loro la veridicità della cosa.

«Da adesso fate molta attenzione, se sono qui sotto non sarà uno scontro facile». Disse Yamato con voce ferma, ma non c’era bisogno di aggiungere altro: i ninja erano già tesi e pronti, ogni muscolo in allerta.

Dovettero calarsi con una corda, per raggiungere il fondo. Lì l'aria era decisamente più fresca, profumata di terra bagnata e muschio, quasi piacevole dopo il sole cocente di fuori, cosa che non dispiacque loro affatto. Accesero delle torce per guardarsi attorno. Lì una volta doveva passarci dell'acqua, a giudicare dal tipo di erosione e dalle punte rocciose.

«Questa zona doveva essere indubbiamente ricca di acqua e vegetazione. Un luogo accogliente per gli abitanti della zona.» Commentò Yamato, osservando attentamente le pareti segnate dall’antico passaggio di ruscelli e dalle radici intrise di umidità.

C'era una sorta di sentiero o quantomeno una via dove non rischiavano di prendere una storta o peggio rompersi un piede. Gaara aveva di nuovo toccato il terreno e percepì la vibrazione dell’acqua sotto di esso: al centro della grotta doveva esserci un lago, nascosto nel silenzio millenario. I loro passi rimbombavano in quel luogo dimenticato nel tempo, creando un’eco che sembrava riportarli indietro di secoli. Cercarono di fare meno rumore possibile, ma era decisamente difficile non inciampare o non prendere a calci qualche sasso.

A un certo punto, Sakura sentì un "crac" sotto il suo piede e quando lo risollevò scoprì di aver spezzato un osso. «Uh mamma!!!» Dovette auto-tapparsi la bocca, per non dire più di questo. Il cuore le batteva forte, tra paura e sorpresa, mentre osservava il frammento oscuro nella poca luce. Data la poca luminosità, non riuscirono a determinare se esso fosse di origine animale o umana, ma era un'ulteriore conferma che lì una volta quel luogo era frequentato. Andando avanti, trovarono persino il resto di qualche costruzione di legno e degli attrezzi da lavoro, ormai arrugginiti nel tempo. Stavano ripercorrendo la storia.

Non avevano idea di che ore fossero e per non perdersi avevano dovuto lasciare delle tracce di chakra, piccoli filamenti luminosi appena percettibili, così sottili che avrebbero potuto sfuggire a un occhio inesperto, per ritrovare la via d'uscita. Se così avevano fatto anche le persone a cui stavano dando la caccia, ne avrebbero trovata qualcuna. Questo fece impensierire il gruppo. Se erano veramente passati di lì, doveva essere stato talmente tanto tempo prima che ormai esse erano evaporate. Peggio, forse non erano passati affatto da quelle parti.

A un certo punto, si ritrovarono la strada sbarrata da un crollo, ma anche quello risultava essere avvenuto in tempi recenti.

«C'è uno spazio vuoto dall'altra parte». Constatò Gaara.

«Chiunque abbia provato questo crollo, non voleva che altri lo raggiungessero questo luogo». Affermò Yamato, con tono grave, scrutando attentamente le pareti e la stabilità del soffitto.

«Bene, questo ci dà allora la speranza di essere nel posto giusto. Le indicazioni della confraternita si sono rivelate corrette». Disse con soddisfazione Temari, mentre una lieve smorfia di sollievo le attraversava il volto.

«Non lo dire troppo ad alta voce, con tutte le orecchie che hanno, ci manca solo che vengano a sapere che ci complimentiamo con il loro operato». Disse a denti stretti Naruto.

Sakura propose di abbatterlo con un pugno, ma il capitano Yamato la ammonì. Era un luogo antico, le pareti mostravano segni di erosione centenaria, non potevano rischiare che il soffitto della grotta ricadesse sopra le loro teste. Era già un miracolo che quel primo collo non lo avesse causato.

A risolvere la situazione ci pensò Gaara. Stese le braccia e socchiuse gli occhi. Un silenzio quasi reverenziale calò sulla grotta, interrotto solo dal fruscio leggero della sabbia che cominciava a muoversi. Un paio di secondi dopo, il chakra che fece fluire dal suo corpo verso la sua sacca fece sì che la sabbia contenuta uscisse fuori e, come spire viventi, andasse a spargersi sui detriti. I filamenti scorrevano rapidi e, man mano che si insinuavano nelle fessure della roccia, riuscivano a sollevare e contenere i detriti più pesanti, e la sabbia prodotta si aggiungeva a quella di base. I filamenti si diffusero rapidamente, intrecciandosi come una ragnatela perfetta, finché alla fine, in una manciata di minuti, l'ostruzione scomparve in un’onda di polvere e detriti, ma tutto rimase ordinato, raccolto e spostato con precisione dal controllo magistrale del ragazzo.

Quello che si presentò davanti ai loro occhi era qualcosa d'incantevole. Erano sulla soglia di uno spiazzo ove al centro c'era un lago. La sua superficie era così calma da riflettere la volta della grotta come uno specchio perfetto. Grazie ad una luminescenza naturale della roccia, il luogo era quasi illuminato a giorno, una luce soffusa che rendeva tutto surreale e faceva brillare ogni dettaglio della vegetazione residua sulle sponde. Quel lago sotterraneo forse era tutto ciò che restava di un antico fiume. Un’ultima testimonianza silenziosa di un luogo una volta ricco di vita, ora sospeso nel tempo e nella memoria della terra.

«Non vi pare sia stato troppo facile?» disse Temari, con tono dubbioso.
«Fa silenzio! Tutte le volte che è stata detta una cosa del genere, poi ci siamo ritrovati in un mucchio di guai!» esclamò Naruto, sinceramente preoccupato. Spuntò un nero sulla tempia di Temari, essendo stata zittita per la seconda volta da Naruto.

«Laggiù, c'è qualcosa! Sembra un piccolo altare.» disse Sai, indicando dall'altra parte della sala una piccola costruzione di roccia, con un'incisione sopra, così antica e consumata dal tempo che a quella distanza era impossibile distinguerne le lettere.

Scesero il sentiero che li avrebbe portati da lì a poco verso le sponde del lago. Erano molto stanchi, data la lunga traversata, ed optarono di fare lì una pausa per recuperare le forze. Come quindi poggiarono i bagagli a terra, un'enorme stanchezza li pervase. Ogni movimento sembrava richiedere uno sforzo sovrumano, e il peso dei loro zaini si fece quasi insostenibile. Dovevano veramente aver camminato per un tempo indeterminato perché non appena si sedettero, una sonnolenza improvvisa e profonda li colse, rendendo difficile persino tenere gli occhi aperti. Si concessero un pasto frugale, masticando lentamente, come per prolungare quei pochi istanti di energia, per poi aprire i sacchi a pelo e prepararsi a un meritato riposo. Ma nell’aria umida e silenziosa del lago sotterraneo, un leggero gorgoglio, appena percettibile, sembrava emergere dalle profondità, come se qualcosa o qualcuno li stesse osservando.

Passò circa un'ora e ormai il gruppo era sprofondato in un profondo sonno.

Gaara, che si era messo rispetto agli altri più vicino di tutti alla sponda, captò uno strano gorgoglio dell'acqua.

A causa delle poche ore di sonno che lo Shukaku gli concedeva, quando era piccolo, aveva da sempre avuto un sonno leggero e molto sensibile e quell'insolito suono lo ridestò in un attimo.

Aprì lentamente gli occhi, proprio nel momento in cui una colonna d'acqua si alzò al centro del lago, con un bagliore che si andò a riflettere nelle sue iridi color verde acqua e quando essa si ritirò al suo posto c'era una figura femminile, con abiti neri. La divisa della confraternita.

Sopra il nodo della fascia che le avvolgeva il capo, fuoriusciva un lunga coda color corvino e sulla schiena era appeso uno shuriken gigante. Era in piedi, sul pelo dell'acqua e guardava dritto proprio verso di lui.

«Ragazzi, svegliatevi!» gridò il ragazzo, sollevando di scatto la schiena. Rapidamente, tutti erano di nuovo in piedi, in posizione di difesa. La kunoichi continuava a rimanere sul posto, in silenzio ed immobile.

«Chi sei, identificati!» ordinò Yamato.

In tutta risposta, i suoi occhi che dapprima erano neri come la pece, improvvisamente divennero di un azzurro luminoso, come due lanterne in un buio abisso. L'acqua intorno a sé iniziò ad agitarsi e a sollevarsi, frusciando e ribollendo come se la stessa energia del lago fosse stata risvegliata. In un innaturale angolo di 90°, i getti d'acqua vennero poi sparati in loro direzione. Erano talmente rapidi che il gruppo riuscì a schivare appena in tempo. Si divisero, andando in varie direzioni, ma la sconosciuta, muovendo il suo stesso corpo come stesse eseguendo una danza, riusciva a gestire le varie direzioni che i getti dovevano prendere, come una coreografia perfetta di potere e precisione. A un certo punto, non poterono fare altro che provare a contrattaccare.

Yamato compose i sigilli per realizzare una piattaforma di legno, grazie al terreno e l'acqua lì presenti, e con esso avere la possibilità di muoversi tridimensionalmente per tutta la sala. Qualcosa di simile, fece lo stesso Sai, evocando ancora una volta la sua aquila. Questo, però, non parve turbare la ragazza, i suoi movimenti erano fluidi e armoniosi, come se avesse previsto ogni contromossa.

Improvvisamente, spuntarono diverse copie di Naruto con il rasengan che girava su sé stesso come una trottola sul palmo delle loro mani. «Ti faccio vedere io!!!» gridarono le copie, la loro voce moltiplicata riecheggiava contro le pareti della grotta.

Sempre con gesti rapidi allora ella staccò lo shuriken gigante dal supporto della schiena e semi ruotando su sé stessa, diede lo slancio all'attrezzo, che compì un rapido movimento di 360° attorno a lei, lasciando scie d'acqua scintillanti nell’aria. In contemporanea, si alzò un getto d'acqua che si legò all'arma e gli diede ulteriore slancio. Fortunatamente, ognuno dei Naruto colpiti non erano altro che ricettacoli di chakra.

Questo diversivo diede, però, l'occasione a Sakura di avvicinarsi, pronta a colpire con uno dei suoi micidiali pugni. Purtroppo, proprio un attimo prima che potesse portare il colpo a segno, una bolla d'acqua emerse da sotto i suoi piedi e la intrappolò, sollevandola leggermente da terra come in una morsa liquida che la immobilizzava completamente.

«Sakura! No!» esclamò il vero Naruto, poco distante, il cuore che gli batteva all’impazzata, tra paura e rabbia. Sakura provò a trattenere il respiro, ma era chiaro che non poteva durare a lungo. Il battito del suo cuore risuonava nelle orecchie, mentre il peso dell’acqua le stringeva il corpo come una morsa invisibile.

«Lame di vento!» Temari cercò di liberare la compagna, colpendo la bolla e allo stesso tempo investendo anche la nemica. Quest'ultima, però, riuscì a mitigare l'attacco sollevando di fronte a sé una colonna d'acqua.

La bolla si ruppe, ma le lame di vento avevano colpito anche il soffitto della sala, che ora iniziavano a rombare pericolosamente.

«Temari, prenditi cura di Sakura, è il nostro medico, non possiamo rischiare che rimanga ferita. Qui i tuoi attacchi non sono adatti al terreno di scontro!» gli disse il capitano Yamato.

Temari annuì e rapidamente si diresse a recuperare l'amica che barcollava, semi svenuta.

«Capitano, quella tipa riesce a respingere ogni nostra mossa, dobbiamo attaccarla tutti insieme.» disse Kankuro, che era riuscito a riparare appena in tempo dietro la sua marionetta Sanshouo.

«Accidenti, se solo avessi terminato per tempo la mia nuova marionetta, gliela farei vedere a questa maledetta.» aggiunse a denti stretti, con lo sguardo fisso sulla nemica che si muoveva come un’ombra liquida.

«Rasen-shuriken!» gridò improvvisamente Naruto, che lasciando piacevolmente stupiti gli shinobi della sabbia, che non avevano ancora visto questa nuova mossa, la cui energia scintillava di un azzurro accecante. La sconosciuta di nuovo provò a pararsi con un muro d'acqua, ma la forza formidabile dell'attacco, riuscì a passarci nel mezzo senza troppi problemi, andando a colpirla finalmente. Un lampo d’impatto illuminò la grotta come un fulmine, e l’eco rimbombò tra le rocce.

Venne sbalzata via, ma poco prima che il suo corpo potesse sbattere contro la parete di roccia, il suo corpo divenne d'acqua e scivolò via.

L'ennesima esplosione di chakra, diede il colpo di grazia alla struttura e dal soffitto iniziarono a cadere grossi detriti di roccia, ma Gaara prontamente riuscì ad intercettarli, appena in tempo, prima che rovinassero sulle teste dei suoi compagni. Strinse i denti e con una grande forza di volontà, supportato dalla sabbia che aveva sollevato, riuscì ad adagiarli in punti sicuri. L'azione, però, non terminò lì. Individuò la nuova posizione della nemica e con i detriti più piccoli e di migliore manipolazione, cercò di colpirla. La ragazza rispose a colpi di proiettili d'acqua, che all’impatto con le rocce esplodevano in schegge liquide, facendo volare spruzzi e frammenti come scintille di vetro liquido. I compagni furono molto abili a schivare e a parare, ma la tensione era palpabile, ogni secondo contava e il respiro era corto come il filo di un rasoio.

Certo, chi avevano di fronte era chiaro sapere il fatto suo. Sembrava una forza inarrestabile e quel che li lasciava ulteriormente sbalorditi, era l’assoluta calma con cui agiva, come se il combattimento fosse un semplice esercizio di controllo elementale. Non una parola veniva pronunciata, né un gesto di dolore o di rabbia. Non sembrava nemmeno di star combattendo contro una persona.

Era chiaro, però, che si trovavano in un momento di stallo. La kunoichi attaccava e contrattaccava senza esclusione di colpi, scivolando e roteando tra spruzzi e schegge d’acqua con una fluidità quasi innaturale, anche loro con le loro abilità erano stati bravi a tenerle testa, ma non poteva andare avanti così all'infinito.

Compreso di aver raggiunto il culmine della battaglia, quando improvvisamente la guerriera iniziò a comporre velocemente con le mani una lunga serie di sigilli e mentre eseguiva ciò, l'acqua del lago iniziò a vorticare attorno a sé, coinvolgendo tutto il diametro della conca.

«Accidenti, è la tecnica del drago acquatico!» Esclamò Yamato.

«Gliela vidi fare una volta al maestro Kakashi, ma di una portata così grande d'acqua mai». Aggiunse Naruto, con gli occhi spalancati e il respiro corto, percependo la potenza dell’energia scatenata davanti a sé.

In pochi secondi, emanando un ruggito furente che rimbombava tra le rocce come un tuono, un lungo e spesso collo acquatico, sormontato da una testa draconica, lunghi baffi ed occhi azzurro inteso, così come la padrona che l'aveva evocato, puntò il gruppo.

«Eccolo che arriva, state dietro di me!» Urlò Yamato, mentre rapidamente creava una struttura di legno, dalla forma curva, atta a ricevere l'attacco e disperderne l'energia.

L'onda acquatica li travolse come uno tsunami, ma non si limitò a un colpo, avendo resistito al primo, la sconosciuta ne caricò un altro, gesticolando con le mani per ritrarre il drago acquatico e dargli lo slancio per un nuovo attacco. Le assi scricchiolavano sotto la pressione dell’acqua, vibrando come corde tese pronte a spezzarsi.

Così fece una seconda ed una terza volta. Yamato e la sua struttura erano allo stremo, le sue mani tremavano, nello sforzo di mantenere il sigillo, non potevano durare a lungo.

«Ora basta!» Esclamò Gaara, esasperato.

Non appena la kunoichi ritrasse di nuovo il drago per colpire una quarta volta, il ragazzo uscì allo scoperto. Le mani tese davanti a sé, gli occhi fissi su l'avversaria, respirava a pieni polmoni, pronto a dare tutto ciò che aveva. Allargò le braccia e con aria di sfida, diede fondo a tutte le sue forze per raccogliere e corrodere la polvere ed i detriti attorno a sé.

La sabbia brilluccicante si sollevava da terra, turbinii di granelli che scintillavano alla luce dei riflessi sulla roccia, ancora una volta come una fitta ragnatela, per poi unirsi rapidamente in un unico vortice, la cui punta mirò proprio in direzione del drago, quando esso si mosse per andare a colpire.

L'impatto emise un forte rumore. Un boato secco risuonò tra le pareti della grotta, con spruzzi d’acqua e polvere che volavano ovunque. Sabbia e terra si scontrarono in un gioco di forza e resistenza. Nessuno dei due indietreggiava di un passo.

«Gaara, resisti!» Urlò Naruto, notando che l'amico, per il grande sforzo, iniziava a perdere sangue dal naso. Lo shinobi biondo non poteva rimanere a guardare un minuto di più.

Grazie all'ausilio di una copia, creò rapidamente un nuovo rasengan e più veloce che poteva, scattò in avanti come una freccia verso la loro avversaria, il chakra che gli pulsava nelle mani illuminava il suo volto teso dalla determinazione.

Incredibilmente, quest'ultima riuscì a fermare l'attacco, afferrandolo con una presa fulminea al polso e quindi evitando di venire colpita al petto per un centimetro. La frustrazione di Naruto crebbe tutta di getto, i denti serrati, il cuore che batteva all’impazzata, e il respiro affannoso che tradiva la tensione accumulata, non poteva credere che anche in questa situazione, ella fosse stato in grado di fermarlo.

La rabbia era tale, che del chakra demoniaco venne rilasciato dal sigillo dell'ennacoda e la palla di chakra, prima luminosa e celeste, si trasformò in un vortice infuocato di rosso e arancio, pulsante e minaccioso.

Questa nuova forza rilasciata, fu troppo e la ragazza non riuscì più a trattenerlo ed il colpo andò a segno.
L'impatto rimbalzò sulle pareti rocciose con un fragore che fece tremare anche l’acqua rimasta nel lago, facendola increspare in onde concentriche.

Il drago acquatico si sciolse e l'acqua rimasta ricadde nella conca. Gaara abbassò le braccia, divenute ora pesantissime, e per fortuna il fratello lo recuperò appena in tempo, prima che potesse cadere a terra dalla stanchezza.

La kunoichi era stata sbattuta con forza al muro, tanto che la roccia cedette leggermente sotto il suo corpo, lasciando una piccola impronta della schiena, ma non disse niente. Si limitò a fissare Naruto negli occhi, i quali ora erano diventati di un rosso intenso, le pupille allungate e romboidali.

«Naruto, grande, ce l'hai fatta!» Si complimentò Sakura, che nel frattempo era tornata lucida, con un sorriso di sollievo che le illuminava il volto stanco.

Il ragazzo sorrise con compiacimento. «Dopo se vuoi, puoi abbracciare l'eroe!» Disse scherzando, nei suoi occhi brillava ancora l’adrenalina dello scontro appena concluso. «Ma prima vediamo d'interrogare questa bastarda».

Allungò la mano destra verso il suo colletto, per vederla finalmente in faccia, ma con suo enorme stupore, la figura davanti a lui si liquefece come se fosse fatta d’acqua, scivolando via e dissolvendosi nel nulla.

«Io non ci posso credere». Balbettò. «Non… non ditemi che era solo una copia».

«Così pare». Disse il capitano Yamato, dispiaciuto come tutti gli altri, il volto segnato dall’amarezza di aver visto una tale forza sfuggire senza possibilità di confronto diretto.

«Ma è stata, è stata formidabile. Come poteva essere che fosse solo una copia. Non poteva essere solo una parte di chakra rimasto qui a...» «… a tenderci una trappola, sì». Confermò il capitano, di fronte all'incredulità del suo sottoposto.

«Per questo la confraternita si era raccomandata di ingaggiare te. Ce lo hanno detto, sono forza portanti e se questa era solo una di loro e nemmeno originale, non oso immaginare la reale potenza di attacco». Disse Temari, serrando i pugni e guardando il lago come a voler imprimere nella memoria quel momento incredibile.

«La teca, è vuota!» Kankuro si era nel frattempo diretto verso l'altare che fortunatamente era rimasto intatto durante lo scontro.

«Hanno già recuperato il cuore?» Chiese, allarmata, Sakura, il respiro ancora affannato per la battaglia appena conclusa.

«No, aspettate, leggiamo l'incisione, io non credo che si trovasse in un posto del genere». Disse Yamato, avvicinandosi e piegandosi leggermente per scrutare meglio le parole scolpite nella pietra.

"Hime, qui io ti ricordo. Qui il tuo cuore divenne mio e il mio divenne il tuo.
> Ma il tuo cuore ora dimora in luogo proibito a me, ma un giorno, sono certo, esso tornerà a battere per la gioia di tutti noi.
> Il cammino verso il tuo cuore è qui custodito.
> Un giorno tornerà a me. Lo so."

«Chiunque fosse, amava Hime al punto da voler trascendere il tempo, che ne dite?» Disse Temari, la voce quasi un sussurro, colma di rispetto e stupore.

«E aveva realizzato una mappa che conduceva al luogo ove l'Eremita nascose la reliquia del cuore, così che un giorno la sua discendenza potesse ritrovarla. Dunque è tutto vero.» Aggiunse Kankuro.

«Toshiro e la squadra Shinigami ha trovato questo luogo e ci ha piazzato una trappola, consapevole che presto i loro ex confratelli l'avrebbero trovato a loro volta. Non oso immaginare, se noi o la confraternita, si fosse recata qui, senza una persona dal chakra potente, come quello di Naruto.» Concluse Sakura.

Ora lì non c'era più niente da fare, l'unica pista che avevano era ormai diventata obsoleta. Non avevano idea di dove potevano essersi recati, né dove fosse questo "luogo proibito", un segreto che si estendeva oltre la loro comprensione.

Poco prima di andarsene, Naruto e Gaara si voltarono un'ultima volta verso il lago, sulla quale ora si rifletteva una bellissima luna piena, che filtrava attraverso la spaccatura nel soffitto.

«Doveva essere un luogo di pace». Commentò Gaara, la voce appena percettibile, come se temesse di turbare la memoria di quel posto antico.

«Un luogo dove lasciare il cuore». Aggiunse Naruto, fissando la superficie argentata del lago con uno sguardo misto a rispetto e nostalgia.


Tutto ciò che vide alla fine, furono un paio di occhi rossi con pupille romboidali.
Mizu si risvegliò di scatto dal suo sonno, i muscoli erano tesi, come se avesse appena terminato un estenuante esercizio fisico.

«Tutto bene?» Le chiese la sorella, dalla lunga coda bionda.

«La mia copia, è stata distrutta.» Rispose la ragazza, portandosi una mano al petto, come se una vaga fitta le ricordasse il legame con quel frammento di chakra ormai disperso.

«Distrutta?» Disse, incredula, l'altra sorella la cui coda invece era di un rosso acceso.

«Non erano ninja ordinari, con loro c'era una forza portante. Un demone dell’Eremita». Spiegò Mizu e a quella notizia, Toshiro si abbassò il colletto per mostrare un sorriso ingiallito, carico di soddisfazione e di compiacimento per il perfetto svolgimento del piano.

«Proprio come da programma.»

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