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A dispetto di ciò che temevano, il loro pasto si rivelò essere luculliano. Dopo giorni di cammino, la fame si era fatta sentire eccome. Non c'era da stupirsi che Naruto avesse iniziato a fare colonne di ciotole di ramen.
La squadra di ricognitori, dopo aver adempiuto al loro dovere, se ne era andata e non l'avrebbero più rivista per tutta la loro presenza nell'insediamento. Di loro avevano carpito un nome, se non alla fine, ma a parte questo, non sapevano nulla di loro. Non rimase impresso niente di quelle giornate passate insieme. Delle ombre che come erano apparse, se ne ero andate.
L’atmosfera nella sala si era fatta più distesa, con il calore delle lampade a olio che tremolavano sulle pareti e il profumo intenso del brodo che ancora aleggiava nell’aria. Naruto sorrideva soddisfatto, con la pancia finalmente piena, mentre Sakura osservava in silenzio le ciotole vuote, cercando di ordinare i pensieri sulle parole udite poco prima.
«Maestro, a giudicare dai kanji delle loro divise, deduco che Terra sia il quarto traditore e che abbia portato con sé questa squadra Shinigami. Mi chiedo cosa possa essere accaduto.» Commentò Sakura.
«Considerando come vivono qui, inizio a pensare che quei quattro non siano altri che un gruppo di fuggitivi in cerca di una vita migliore.» Disse Kankuro.
«Concordo in pieno!» Disse Naruto, con le braccia incrociate ed annuendo con forza.
«No, le mie bambine sanno bene che c'è solo la morte, come ricompensa per il tradimento!»
Una voce mai udita prima, irruppe nella stanza. Nessuno si era accorto dell'entrata di un uomo dai folti capelli rossi e ricci e occhiali da sole con lenti a cerchio, finché egli non aveva aperto bocca. Oltre alla tuta ordinaria, indossava anche un gilet militare verde oliva, un modello non molto dissimile da quello utilizzato dai ninja di Konoha.
Il suo ingresso fu talmente silenzioso che per un istante parve come se fosse sempre stato lì, un’ombra confusa tra i presenti.
Il portamento era rilassato, quasi disinvolto: un contrasto netto con la compostezza ferrea a cui si erano abituati, stando lì.
Incredibilmente, si presentò a volto scoperto e sorrideva.
Per educazione, tutti si alzarono da tavola e gli porsero un inchino.
«Piacere di fare la vostra conoscenza, mi chiamo Kojama e fino a poco fa ero il capitano della "squadra Shinigami".» L'uomo era alto e snello e dall'aspetto doveva avere almeno una quartina d'anni. «Che bello poter interloquire con persone che non portano costantemente una maschera, siete più che i benvenuti e mi spiace per tutto il disagio che abbiate provato fino ad ora.»
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«Beh grazie a questo più che gradito pranzo, tutto il malumore è passato. Piacere di fare la sua conoscenza, maestro Kojima. Io sono il capitano Yamato, il qui presente ragazzo è l'onorevole Kazekage, Gaara del Deserto… ma immagino che anche lei ci conosca tutti a menadito.»**
L'uomo annuì, ridacchiando. «Sappiamo persino quante volte siete soliti andare al bagno!»
Un silenzio stranito cadde sul tavolo, spezzato subito dopo da un paio di risatine trattenute. Naruto guardò Sai come a chiedere conferma di aver capito bene, mentre Kankuro si passava una mano sul volto per mascherare l’imbarazzo.
Se prima si sentivano a disagio per l'atteggiamento così rigido di quelle persone, quello del maestro Kojama li fece sentire totalmente spiazzati. Mai avrebbero pensato di incontrare un personaggio simile tra quelle mura.
«Anche a noi fa piacere di poter conversare con una persona a volto scoperto e così "aperta". Davvero, non ce l'aspettavamo.» Disse Yamato.
«Questo mio approccio vi fa sentire più a casa? Mi fa piacere. Anche l'arte di sapersi mimetizzare tra la folla, tra la "gente comune" è un'arte che abbiamo sviluppato negli anni. Sappiamo che le nostre maschere possono mettere soggezione, se non si è abituati, così ho avuto l'autorizzazione di presentarmi a volto scoperto e personalmente vado abbastanza orgoglioso delle mia capacità di conversazione amichevole.»
Parlava con un tono pacato e una gestualità curata, come se stesse recitando un copione ben studiato. Eppure il suo sorriso sembrava sincero, tanto che Naruto si sentì stranamente a proprio agio, pur continuando a percepire qualcosa di enigmatico in quell’uomo.
«Perciò lei sta "simulando" una conversazione amichevole, applicando movenze ed espressioni del viso che danno l'illusione che voi siate una persona cordiale e non assoggettata ai dogmi della confraternita.» Disse Sai, con tono più che interessato.
«Esattamente, ragazzo. Siamo esperti della soppressione delle emozioni, fino a mostrare la più totale apatia, ma anche noi sappiamo quando è necessario averne, soprattutto in missioni d'infiltrazione. Insomma, se dobbiamo ingannare qualcuno, non possiamo certo mostrare loro un muso lungo ahah!» Il riso di Kojama fu breve e genuino.
In men che non si dica, Sai estrasse dalla scarsella il suo taccuino, per prendere appunti.
«Avete detto poco fa "le mie bambine" o sbaglio? Modo singolare di parlare così delle proprie allieve, sono per caso anche le vostre figlie?» Chiese Gaara.
Kojama scosse il capo. «No, ma è come se lo fossero. Erano le figlie dei miei compagni d'infanzia, aihmé ormai caduti da diversi anni. Mi sono sempre occupato io della loro formazione, fin da quando hanno raggiunto l'età che voi definireste adatta a diventare dei genin. Come forse chi fa parte degli ANBU qui sa, in ordini come il nostro titoli come genin, chunin e jonin non esistono.»
Un’ombra di malinconia velò per un istante la sua voce, tanto da far calare il brusio nella stanza. Persino Naruto, che fino a poco prima si stava distraendo con le ultime ciotole di ramen, rimase in silenzio.
«Perciò dovreste esservi fatto un'idea del perché le ragazze abbiano deciso di seguire quell'uomo.»
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«Toshiro. Il capo con il kanji della terra.»** La sua espressione si fece improvvisamente grave, al punto da togliersi gli occhiali, rivelando due occhi color paglierino acceso. «Ora ciò che seguirà è di natura strettamente confidenziale. Non sto scherzando. Ciò che viene rivelato da qui in avanti è di una segretezza fondamentale, a cui persino i daimyo sono all'oscuro. Se lo venissero a sapere, si creerebbe il caos, il nostro ordine verrebbe spazzato via e al nostro posto potrebbe sorgere persino qualcosa di peggio. Tuttavia se i piani di Toshiro andassero in porto, le sette terre ninja non avrebbero solo Akatsuki come gatta da pelare.»
Tutti tornarono a sedersi ed anche Kojima si unì al tavolo. L'atmosfera leggera, era stata soverchiata improvvisamente da una pesante e cupa.
«Voi avete capito che la presenza di Naruto è essenziale per dare una speranza alla riuscita della missione. Solo una forza portante ha la possibilità di porre fine a tutto questo. Neanche noi, con tutta la nostra esperienza, ne saremmo in grado. è qualcosa al di là delle nostre forze, a patto di un sacrificio di sangue che la nostra confraternita non può permettersi di versare. Che ci siate anche voi altri, è un gradito supporto e di tutti i Paesi, al di là che il raggio di azione dei traditori riguarda i vostri territori, sono gli unici di cui abbiamo fiducia che tutto ciò che venga confidato non ci si rivolti contro.»
«Arrivi al punto, maestro. Di che minaccia sta parlando?» Disse Yamato, tradendo una certa irrequietudine.
«Per parlarvi di questa missione, mi è doveroso farvi una premessa, affinché vi sia più chiaro il quadro della situazione. Come tutti sapete, per mantenere l'equilibrio tra i vari Paesi, ad ognuno di loro è stato assegnato un Cercoterio. Equilibrio che Akatsuki sta sconvolgendo, rapendoli ai loro padroni. Ebbene, essi non sono altro che l'emanazione scissa del Juubi, che risiedeva nel corpo dell'Eremita delle Sei Vie della Trasmigrazione. Dalla sua discendenza, si dice nacquero il clan Uchiha e Senju. Rispettivamente dai figli Indra e Ashura. Tuttavia, seppur i libri di storia ufficiali parlano di solo due figli, la confraternita riuscì a recuperare dei testi apocrifi a cui i nostri antenati credettero fermamente.»
La sua voce si abbassò, quasi un sussurro che costringeva tutti a sporgersi in avanti per ascoltare.
Il legno delle travi scricchiolava sotto la pressione del vento, e in quel silenzio irreale sembrava che l’intera stanza trattenesse il fiato.
«Essi narravo che prima dei due fratelli, Hagoromo Ootsutsuki ebbe anche una figlia. Essa era figlia degli uomini, ma nel suo sangue scorreva in maniera quasi pura quello di sua nonna, madre di Hagoromo, la quale si diceva essere una creatura divina, caduta dalle stelle. Ella camminava tra la gente e da essi veniva onorata. Le sue abilità, soprattutto in ambito medico, erano straordinarie. Capacità dimostrate fin dalla più tenera età.
Al tempo, i fratelli non erano ancora nati e l'abilità di manipolazione del chakra era qualcosa di magico e soprannaturale.»
Gli occhi di Sakura scintillarono d’interesse, mentre Naruto si grattava la nuca, combattuto tra lo stupore e una confusione crescente.
«Il padre ne andava orgoglioso e la considerava la sua legittima erede… ma non tutto è oro ciò che luccica. L'eredità trasmessa ad Hime Ootsutsuki, questo era il suo nome, era troppo per un essere umano e per cercare di domarla il suo chakra mutò in forma fisica. Dei serpenti, ognuno raffigurante un elemento. Fuoco, Acqua ed Aria. Era un Cercoterio unico e allo stesso tempo era diviso in tre e come sapete, se un chakra demoniaco può portare alla follia, pensate tre in un unico corpo.»
Naruto e Gaara abbassarono entrambi lo sguardo, davanti a loro innumerevoli ricordi sfrecciavano nella loro mente. Sapevano bene cosa Kojama intendeva e sapevano fin troppo bene cosa significasse nascere con un potere che non si è scelto.
«Tutto questo per Hime era diventato troppo. Voleva fare del bene, ma la sua mente andava man mano sgretolandosi e sapeva che prima o poi tutto quello che aveva costruito sarebbe andato perduto. Il padre era impotente, lui ed il fratello Hamura provarono ad aiutarla, ma il chakra che scorreva in lei era di una natura "non di questo mondo" e ogni tecnica per portare equilibrio nello spirito della fanciulla si rivelò vano.
Si rivolsero anche alla matriarca, ma ella provava orgoglio per ciò in cui stava mutando la nipote e non fece nulla per supportarli.»
L’eco della voce di Kojama si fece più grave, e per un istante la figura di Hime sembrò materializzarsi davanti agli ascoltatori: una giovane donna sola, circondata da poteri che la divoravano dall’interno.
«Infine, raggiunti i diciotto anni, ormai isolata nel suo palazzo e divenuta solo l'ombra di quello che era una volta, in un lampo di lucidità, ella afferrò un kunai e si pugnalò al cuore. In quel momento, Hagoromo si era appena presentato al suo cospetto, per presentarle il fratello Indra, appena nato.
Accorse in suo aiuto, ma per lei non c'era ormai niente da fare, ma con l'ultimo respiro che gli rimaneva, ella riconobbe di aver fatto un terribile errore a compiere quel gesto estremo. Così facendo, stava liberando gli spiriti, non li stava portando via con sé, così supplicò il padre di sigillarli in alcune parti del suo corpo. Per lei non c'era più niente da fare, ma l'uomo sapeva che se i serpenti fossero usciti dal suo corpo, disperdendosi per il mondo delle catastrofi si sarebbero abbattute sul mondo.
Aiutato così da Hamura, fecero come richiesto. Negli occhi sigillarono lo spirito del fuoco, nel cervello quello dell'acqua ed i polmoni per l'aria.»
Gli ascoltatori rabbrividirono al solo immaginare un tale potere incatenato in organi umani, come fuoco vivo chiuso in un fragile guscio di carne.
«Dovevano rimanere celati per sempre, ma l'Eremita non aveva fatto i conti con il fanatismo che in quegli anni era andato crescendo tra coloro che veneravano Hime.
A un certo punto qualcuno rubò le reliquie e di esse per anni non si seppe più niente, finché Indra e Ashura, al tempo ancora alleati, non riuscirono a mettersi sulle tracce dei ladri.
Si raccontò dell'immensa commozione che l'Eremita provò, si dice persino che non appena le sue lacrime toccarono terra dal terreno emersero dei fiori.
Il culto era ben lungi da lasciare andare, così si dette ordine di dividere le reliquie nei quattro angoli delle terre ninja. Sigillate, nascoste e cancellate dai memoriali. Il nome stesso di Hime doveva essere cancellato. Ma degli scritti sopravvissero ai secoli.»
«Scritti che la Confraternita delle Ombre è riuscita a recuperare.» Commentò Yamato. «Esattamente. Ebbene, la nostra confraternita si può definire "un'erede" di quel culto fanatico.» Kojama inspirò a fondo, come se dovesse attingere a ricordi custoditi per troppo tempo. «Non che se ne seguano ancora i principi, sia chiaro. Ma da loro nasce e nel tempo è mutato ad un ordine che risponde direttamente e solo ai daimyo, molti qui non sanno nemmeno di appartenere a tale discendenza, ma è questa antica appartenenza che spinse gli antenati nel compiere queste ricerche. E ci riuscirono.»
«Volete dirmi che qui, ora, sono presenti le reliquie della figlia dell'Eremita delle Sei Vie!?» Disse Yamato, scattando in piedi.
Kojama scosse il capo. «Esse non esistono più. Dovete sapere che essendo che negli organi di Hime dimorano questi demoni, essi non si sono mai decomposti. Erano "vivi", pulsanti come se risiedessero ancora in un corpo e così, quando le conoscenze mediche lo permisero furono effettuati… degli esperimenti.»
Tutto quello che Kojama raccontava, riguardo questa figlia dell'Eremita, suonava del tutto sconosciuto alle loro orecchie, non avevano mai sentito di una storia simile.
«Provarono ad impiantare gli occhi ed i polmoni a delle persone viventi, il cervello in un morto, ma tutto ciò era risultato vano. Gli organi rigettavano l'ospite. Lo avvelenavano e le cavie viventi perirono tra atroci sofferenze.
Provarono e riprovarono negli anni, man mano che le tecniche si affinavano, ma non sembrava esserci alcuna caratteristica o abilità innata per cui le reliquie sembrassero essere compatibili. Infine, circa venti anni fa, si giunse ad una conclusione che nessuno aveva mai osato nemmeno prendere in considerazione prima: spezzare i sigilli e trasferire i demoni.
Si tentò con potenziali forze portanti che potessero ospitare sia i Cercoteri in maniera singola che tutti in tre insieme, ma anche così non funzionò, anzi, ora le terre ninja correvano seriamente il rischio temuto da Hagoromo secoli prima, poiché le tecniche sigillanti non erano assolutamente all'altezza di quelle applicate dall'Eremita ed i nuovi contenitori dovevano essere spesso rinnovati perché si deterioravano.
Così Toshiro ebbe un'idea.
Quando circa sedici anni fa, i miei compagni d'arme Junko e Yan scoprirono di aspettare un bambino, Toshiro formulò una proposta che dagli altri capi venne accolta con entusiasmo, ma che per noi altri era assolutamente immorale, ma non potevamo opporci.
Junko era di pochi giorni, ancora non si era sviluppato nemmeno un embrione, ottimo tempismo per poter impiantare i demoni nel suo ventre.
Toshiro aveva ragione.
L'istinto di sopravvivenza della vita che cresceva nel grembo della mia collega, si adattò a questa "invasione" e anziché svilupparsi un solo embrione, le cellule ne crearono tre. Ognuno destinato ad ogni demone. È così che Mizu, Ho e Kaze sono venute al mondo.» Guardò poi Gaara «Qualcosa di simile lo fecero anche con lei, onorevole Kazekage. Anche a lei sigillarono Shukaku mentre si trovava ancora nella pancia di sua madre, ma almeno lei era già in fase di sviluppo, tuttavia è da lei che i miei superiori presero ispirazione.»
Sul viso dei presenti passarono diverse espressioni. Dovevano elaborare chiaramente quanto appreso e in quegli attimi il silenzio era solo spezzato dai suoni fuori dalla finestra: frecce che si conficcavano nei bersagli, il cinguettio degli uccelli, il vento che soffiava tra i canneti.
L’atmosfera nella stanza divenne più densa, come se ogni parola detta avesse lasciato un peso sospeso nell’aria. Gli sguardi dei ninja si incrociavano a tratti, ma nessuno osava interrompere il filo di quel discorso, come se temessero di perdere un frammento di verità celata da secoli.
«Maestro, avete detto che la vostra confraternita ha abbandonato i dogmi dell'antico culto ad Hime Ootsutsuki, allora perché così tanto accanimento nel "riportare in vita" dei Cercoteri la cui stessa creatrice ne ripudiava l'esistenza?»
«Qui il nostro discorso vira sulla faccenda di equilibri e poteri, un argomento che poterebbe a discorsi politici non inerenti con la vostra missione.»
«Tutto ciò, però, maestro Kojama non mi piace affatto, lei stesso ha detto che persino i damiyo ne sono all'oscuro».
«È per questo che quanto rivelato dovrete tenervelo per voi».
«Altrimenti?»
Kojama non rispose.
«C'è una cosa non mi torna.» Disse Gaara. «Voi avete finora parlato di "tre" Cercoteri… ma avete anche detto che l'Eremita dispose che vennero dispersi ai "quattro" angoli dei paesi ninja. Voleva essere solo un modo di dire, oppure...»
Kojama sorrise. «Lieto di notare la sua attenzione ai dettagli, giovane Kazekage. Non ho utilizzato questa espressione a caso, infatti.»
Ancora una volta, il gruppo si ritrovò a pendere dalle labbra dell'uomo.
«Solo un manoscritto ne parlava ed è talmente antico da essere parzialmente rovinato, ma nonostante ciò siamo riusciti a scoprire esserci un quarto demone, quello legato alla terra.
A differenza degli attuali cinque elementi, alle origini essi erano solo quattro. Il fulmine non è che un derivato dal fuoco che poi è stato considerato come elemento indipendente.
Hime era l'incarnazione di questi quattro elementi. Fuoco, Aria, Terra ed Acqua danno la vita e allo stesso tempo essi se la riprendono.
Per secoli si è narrato di "yin e yang", rappresentato dai grandi eroi del nostro passato, la continua lotta tra bene e male. In Hime, questo principio viveva direttamente in lei, ma non è stata in grado di mantenere a lungo questo equilibrio, finché il lato negativo alla fine ha prevalso.
Si dice che il demone della terra fosse stato sigillato nel cuore, ma ad oggi si suppone sia solo una leggenda, non essendo mai stato trovato. Anche con il perfezionamento delle tecniche in questi ultimi anni, normalmente gli umani non arrivano a domare oltre i tre elementi.»
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«Credete abbia tradito per andare alla ricerca di questo quarto demone?»** chiese Temari, con lo sguardo serio e le braccia incrociate, il tono duro ma attraversato da un’ombra di dubbio.
«Nessuno lascia la confraternita. Si vive e si muore per essa, non c'è motivazione che regge.» La voce era ferma, eppure un’incrinatura di amarezza tradiva la fatica di pronunciare quelle parole. «Il fatto che sia voluto partire e portarsi con sé le ragazze, lascia presupporre che alla fine sia riuscito oppure è fermamente convinto, di aver trovato il sito ove risiede l'ultimo manufatto.»
«Se così fosse, cosa intende farci, ha qualche idea?»
Gli occhi si spostarono uno sull’altro attorno al tavolo, come se ognuno cercasse negli sguardi altrui una conferma delle proprie paure.
«Egli è un uomo con fame di potere e probabilmente ha ereditato l'antica scintilla del fanatismo dei nostri antenati.» Il tono si fece grave. «Ora che Akatsuki sta diventando una serie minaccia per il mondo ninja, Toshiro non vuole rischiare di rimanerne schiacciato. Non escludo che ostentando una così grande potenza, voglia persino proporre un'alleanza. L'organizzazione, del resto, non pare avere mai avuto interesse per i Cercoteri di Hime o forse non ne era affatto a conoscenza. Questo non lo sappiamo.»
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«Perché le ragazze avrebbero deciso di seguire Toshiro?»** Chiese Yamato, corrucciato.
«Se lo hanno fatto, non è per loro volontà, è per questo che mi sono fin da subito opposto alla classificazione di "traditrici" anche nei loro confronti.» La voce si fece più accorta, ma il corpo rimase immobile in quella sua posizione statuaria, le mani poggiate sulle cosce.
«Non lo accetto, hanno dato tanto per il nostro ordine, portando a termine ogni missione a loro affidata.»
«Come le avrebbe costrette?»
A questa domanda, Kojima strinse i pugni e i presenti si chiesero se questa reazione fosse ancora una simulazione o reale rabbia.
«Con i sigilli d'obbedienza.»
«Come quello di Sai?» Chiese Sakura, la voce leggermente tremante.
«Quello è solo un sigillo che fa desistere il sottoposto, prima di farsi sfuggire qualche informazione cruciale. Ma a parte quello, esistono anche altri sigilli dell'obbedienza.» Kojama fece una pausa, fissando gli interlocutori uno a uno, forse per capirne la reazione. «Tu, Sai, hai comunque avuto una libertà di scelta ed hai scelto di rimanere con questa squadra. Inoltre la tua è "un'incapacità" di esprimere sentimenti, perché te l'hanno imposto con un trauma che un giorno potresti anche superare.
I nostri sigilli ti "costringono" a reprimere le emozioni. Non possiamo "osare" nel "lasciarci andare" ai sentimenti. Non possiamo ridere di cuore, non possiamo provare pietà. La confraternita vive al servizio dei daimyo e non ha altri scopi nella vita.
Anche le nostre nascite non sono che un atto organizzato per ottenere future leve con alti livelli di prestazioni. I sigilli vengono applicati fin dai sei anni, l'età in cui ognuno di noi ha ormai acquisito un pensiero logico, dai nostri stessi capostipiti.
Essi dispongono della nostra vita e della nostra morte. Se qualcuno di noi dovesse tradire, basterà che essi attivino i sigilli, per causare loro un'emorragia celebrare.»
Naruto sentì lo stomaco contorcersi. Il ramen ingerito poco prima gli sembrava voler rigettarsi, il respiro gli mancava. Come poteva esistere un ordine così spietato, così inumano?
Ma Kojama non aveva ancora terminato. «Ora, ad aver applicato i sigilli d’obbedienza alle mie bambine è stato Toshiro stesso. Esse lo seguiranno ovunque e, dato il loro addestramento, lo faranno ciecamente. Neanche io, da adesso, ho potere di comando su di loro, poiché quell’uomo è mio superiore.»
«Mi fate tutti schifo e non ho timore a gridarlo ad alta voce! Che razza di luogo è questo? Dovreste essere smantellati seduta stante, non dovrebbe esistere un ordine del genere!»
Naruto non ce la faceva più. Sentiva le pareti stringersi attorno a lui e il silenzio assordante del resto del gruppo lo soffocava ancora di più. Neanche Kojama sembrava offeso dalle sue parole: non era un essere umano, nessuno di quella confraternita lo era, e adesso Naruto capiva il perché. Provò persino a strappare la tuta da dosso, ma subito constatò quanto fosse elastica e resistente.
«In quanto ninja della luce, comprendo che il nostro stile possa sembrarvi alieno». Guardò il resto del gruppo. «Apprezzo che almeno voi altri abbiate trattenuto i vostri sentimenti contrari».
«Siamo in grado di mantenere la calma, ciò non vuol dire che non condividiamo ciò che Naruto ha detto.» Intervenne Gaara, mantenendo il tono pacato, benché il suo sguardo fosse rigidissimo.
«Lo comprendo.» Replicò Kojama «Ma non ci troviamo in questa situazione per discutere sull'etica. Ci siamo esposti con voi, raccontato qualcosa che doveva rimanere segreto. Quel che seguirà da questa riunione, lo affronteremo in seguito. Ora la priorità è recuperare i fuggitivi.»
«Che tipo di ordine di cattura abbiamo?» Chiese Sai.
«Catturare i fuggitivi,» Rispose Kojama «ma se non ci fosse altra scelta siete autorizzati ad ucciderli, purché abbiate cura di sigillare i corpi delle ragazze per evitare la dispersione dei demoni.»
«Se questa quarta reliquia dovesse rivelarsi realmente esistente, noi che dovremmo fare?»
«Indicarcela e penseremo noi al da farsi».
«Lasciarvi quindi campo libero con un quarto Cercoterio?»
Kojama scrollò le spalle, quasi con indifferenza. «Vi risulta che abbiamo utilizzato quelli già in nostro possesso per soverchiare Paesi stabili o dichiararci padroni delle sette terre ninja? Per quanto ritenete il nostro modo di vivere deprecabile, noi serviamo la luce, vivendo tra le ombre. Il nostro è un sacrificio in atto da secoli. Nessuno ha mai intessuto le nostre lodi, nessuno conosce i nostri eroi. Dai daimyo solo una ricompensa monetaria e la pergamena per la prossima missione.
La squadra Shinigami ci ha permesso di compiere imprese che prima avrebbero richiesto il costo di diverse vite di ninja ordinari. Potete odiarci, ma ognuno di voi ha un profondo debito con noi, anche se non ne siete consapevoli.»
«Lei dice che sono le "sue bambine", ma almeno per loro ha mai provato un minimo di compassione? Nate appositamente per essere degli strumenti nelle vostre mani.» Disse a un certo punto Naruto, con il volto cupo e gli occhi colmi di disprezzo.
«Ho fatto del mio meglio perché i loro primi anni di vita fossero i più sereni possibili. Prima dei sei anni, anche tra di noi è riconosciuto un sano sviluppo pedagogico.»
«E dopo? Dopo che hanno applicato loro il sigillo di ubbidienza?»
«Ho cercato di essere una buona guida per loro, di far apprendere tutto ciò che sapevo e sfruttare al massimo il loro potenziale. È un bene che le ragazze siano vostre coetanee. Grazie agli errori e le conquiste dei villaggi con i loro Cercoteri, abbiamo sperimentato diverse tecniche di controllo affinché i loro demoni non soverchiassero le loro menti.
Grazie alla repressione dei sentimenti, gli episodi di perdita di controllo sono stati nettamente inferiori a quelli registrati dai villaggi. In particolare da quello di Suna.»
Detto questo, Kojama si alzò e si sgranchì le spalle. Sul volto tornò a comparire un sorriso, mentre con un battito di mani fece saltare tutti dalle sedie.
«Avete saputo tutta la premessa. Sapete la nostra storia e gli affari nostri. Ora chi mi segue per apprendere i sigilli di contenimento dei nostri demoni? Il kanji è simile a quello che solitamente si utilizza per i Cercoteri dell'Eremita delle Sei Vie, non sarà di difficile comprensione. Maestro Kojama, Sakura... anche Sai, immagino... volete seguirmi? Voi siete i più avvezzi, se non ricordo male.»
«Vengo anche io, ho anche io dimestichezza con i sigilli». Disse Temari, alzandosi.
«Anche io.» Aggiunse Kankuro.
«Ma certo, dimenticavo che voi due conoscete l'arte delle evocazioni. A voi due insegneremo altri tipi di sigilli, utili alla missione». Lo sguardo di Kojima poi si concentrò su Naruto e Gaara. «Voi potete rimanere qui. So bene quanto possa avervi scosso a voi in particolare. C'è ancora tanto ben di Dio in tavola, rifocillatevi».
I ragazzi rimasero da soli, ma in loro era morta la voglia di avere alcun tipo di conversazione.
«L'obiettivo è a tre metri da te, è ferito ma ha ancora l'agilità per muoversi.»
**
«Ricevuto, lo vedo.»**
...
«Colpito, centrato in un punto vitale, possiamo avvicinarci.»
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«Ben fatto, Ho.»**
**
«La ringrazio... maestro Toshiro.»**
La cerva aveva corso per metri e metri, guidata dall'istinto di sopravvivenza, ma quella zampa ferita le aveva fatto perdere l'agilità di cui aveva bisogno.
Gli spilli lanciati dalla kunoichi erano arrivati come proiettili, conficcandosi nelle sue tempie. Per ella non c'era stata alcuna possibilità.
«Grazie al sacrificio di questa nobile creatura, avremo razioni per giorni», commentò Toshiro, mentre si chinava a darle il colpo di grazia. «Ora dissezionatela e poi sbarazzatevi dei resti, ricordatevi che anche noi siamo braccati».
«Sì, maestro», risposero all'unisono le tre ninja.
Erano ormai giorni che Toshiro, Ho, Mizu e Kaze avevano lasciato la confraternita. L'uomo sapeva che presto qualcuno sarebbe andato sulle loro tracce. Era consapevole che per riportarli indietro, non poteva che essere una forza portante. Nessun altro avrebbe potuto fermare le sue sottoposte, altrimenti.
Aveva trovato, dopo anni di ricerche, la mappa che indicava l'ubicazione della quarta reliquia. Sapeva che non poteva essere inventato. Hime era la rappresentazione in terra dell'energia vitale della natura, non poteva essere che gli elementi che domasse fossero solo tre.
Ora l'obiettivo era prossimo al suo raggiungimento, ma sapeva che avvalersi solo di loro tre non sarebbe bastato. Per avere accesso alla cripta, c'era bisogno ancora di un ingrediente…