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Questa volta non fu come le precedenti.
Il suo sguardo si posò nuovamente sullo shinobi della Foglia, ma anche su Kaze, il cui spirito aveva ereditato quello della sua omonima antenata. Sia lei che Naruto erano il filo che avrebbe di nuovo potuto unire ombre e luci. Non per forza in un legame come quello che lei aveva avuto con Togo, ma sarebbe potuto essere molto simile a quello di Ashura e la sua Kaze. Anche se non destinati a stare insieme, inconsciamente, avrebbero sempre avuto una sincronia dei loro spiriti e le loro azioni avrebbero portato al cambiamento, in quella terra di tumulti.
Naruto sorrise a trentadue denti. «Piacere di conoscerti, Aylin!»
«Beh è arrivato il momento di andare, abbiamo sicuramente molto di cui discutere riguardo Danzo e le altre situazioni attualmente in corso,» disse Yamato, «ma ne discuteremo in un altro momento, una volta stabiliti i contatti. Ciò che è accaduto, sicuramente non lo dimenticheremo e sarà per noi un onore combattere al vostro fianco, ancora una volta. Spero solo che abbiate cura di voi.»
«Sì, mi raccomando, buttate via quelle pillole e imparate a nutrirvi per davvero!» Esclamò Sakura, facendo riemergere il suo lato di ninja medico.
Kankuro assottigliò lo sguardo e soffiò dalle narici. «Già che le hai chiamate "bambole", per ogni giorno di ritardo ci metterò su gli interessi!»
Tailin spalancò la bocca, indignata, ma prima che potesse replicare, si fece avanti Sai. «Se vuoi posso anticipare io la somma e me li ridarai non appena avrai l'occasione. Ho letto che è una buona azione aiutare un amico in difficoltà economica.»
Tailin diede una pacca a Sai, come a volerlo ringraziare per l'averla tirata fuori da un bell'impiccio.
Gli occhi di Aylin si erano fatti di un giallo acceso, avendo richiamato la sua innata, un vortice che avvolse lei ed il resto dei suoi compagni.
Un attimo prima che scomparissero, la ragazza mandò un baciò al volo a Naruto, il quale sia lui - ma anche Sakura e Yamato che non proprio non si aspettavano una cosa del genere - divenne rosso come un peperone.
«Cosa glielo fa credere, capitano Yamato?» Chiese Gaara.
Naruto guardò il capitano con un'espressione stupita. Anche se era già da qualche anno che qualcuno lo chiamava "amico" gli spettri del suo passato lo rimandavano sempre ad una vocina che gli sussurrava di non fidarsi del prossimo, che il prossimo non lo avrebbe mai amato per quello che era. Le parole dell'uomo quindi lo rincuorarono, facendogli capire che il piano della Confraternita era già fallito a monte, perché nessuno di loro lo avrebbe abbandonato al suo destino.
«Avrebbero consegnato il Nove Code, il Cercoterio tra tutti gli altri, noto per essere il più potente,» commentò Gaara con serietà, per poi guardare Naruto con espressione profonda.
«Cosa è successo!?»
Il palazzo dell'Hokage tremò al grido furente di Tsunade, non appena Yamato terminò il racconto.
«Per favore si calmi, signorina.» Disse Shizune, mentre dal nervoso represso stava strozzando la povera maialina che portava sempre con sé. «Era così contenta quando oggi le hanno consegnato questa poltrona nuova di zecca che ha vinto alla lotteria!»
Tsunade strinse con forza i pugni e chinò il capo, chiuse gli occhi ed un nervo le spuntò da una tempia. «Sapevo che gatta ci covava, non era possibile che avessi vinto il primo premio subito dopo la vostra partenza.»
La squadra 7 non sapeva che rispondere, fissava la donna, rimanendo fermi lì sul posto.
«Evvaiii!» Esclamò Naruto, saltando sul posto con entusiasmo.
«Sì, però, non c'è una ricompensa... i nostri committenti si sono rivelati essere i nostri nemici.» Commentò Shizune, sinceramente dispiaciuta.
«Non preoccupatevi, la ricompensa di sapere che delle anime incatenate sono finalmente libere, per noi è la ricompensa più grande,» disse Naruto, sicuro di star parlando a nome di tutto il gruppo. «Sapere che finalmente lei è finalmente libera di sorridere, è per me più prezioso di tutto l'oro del mondo.»
Tsunade e Shizune chinarono la testa ed il busto di lato, in contemporanea, non comprendendo a chi il ragazzo si riferisse.
«Pare che in quest'avventura, Naruto si sia trovato la ragazza,» spiegò Sakura, chinandosi su di loro, con la mano davanti alla bocca.
Naruto si irrigidì improvvisamente, con i capelli drizzati e la faccia rossa. «Ma no, Aylin è un'amica ma non, non... e poi Sakura, non essere gelosa, sai che ci sei solo tu nel mio cuore!»
«Ah è così che si chiama davvero? A noi non ce l'aveva detto. Non sbaglio, non sbaglio!»
«In effetti è una confidenza che un ninja dei servizi segreti non rivela così facilmente, il tuo livello di vicinanza con quella ragazza, deve essere pari a quello che ha Gaara con Eilin.» Osservò Sai.
L'odore di ramen appena preparato, usciva dal camino dell'esercizio di Teuchi. Era stata un'intensa serata come al solito, il chiosco era stato ghermito di persone fino a poco fa, ma ora che era passata l'ora di cena, finalmente l'uomo di mezza età e sua figlia, potevano concedersi un momento di riposo tra i fornelli.
«Siete ancora aperti?»
Una voce femminile, fece sollevare il capo di Ayame, da sotto il bancone.
Tre persone dall'aspetto minuto con la maschera del colletto tirato fin sotto gli occhi, stavano lì ferme alla soglia con le gambe leggermente divaricate e le braccia dietro la schiena, in attesa di una risposta.
Di loro si potevano vedere solo gli occhi, tre sguardi sottili ed attenti di chi è abituato a non abbassare mai la guardia.
«P-papà... siamo aperti?»
Deglutì per un attimo, ma poi confermò di essere ancora operativi.
«Ah menomale! Non abbiamo fatto tardi!» Esclamò la kunoichi al centro, abbassandosi la maschera e sfilandosi la fascia dalla testa, rivelando una chioma bionda.
«Avanti ragazze, solitamente il nostro obiettivo è il palazzo del Kage, quando entriamo nei villaggi, non certo un ristorante di ramen!» Commentò, cercando di fare da pacere, il ragazzo alla destra, un po' più alto di loro, con i capelli corti e neri.
Teuchi si illuminò. «Quel caro ragazzo! Certo, assolutamente questo è il miglior posto per ritenersi soddisfatti di aver trascorso una buona serata.»
Improvvisamente il trio si incupì ed i due ristoratori si guardarono in faccia, con espressione interrogativa.
I ninja non avevano un'espressione disgustata, bensì spaventata.
Teuchi e Ayame non lo sapevano, ma l'istinto di sopravvivenza del trio aveva appena fatto salire loro il cuore in gola. Persino godersi una buona pietanza, farsi avvolgere dal piacere di un buon pasto, gli si sarebbe rivoltato contro.
Gli spaghetti raccolti, sotto la luce della lampada, apparivano lucidi e ancora fumanti.
Se li portò alla bocca e dopo averli assaporati ed ingeriti, poggiò di colpo le mani sul tavolo e chinò il capo.
«Che... che succede, ho messo troppa spezia?» Chiese Teuchi, sinceramente preoccupato di aver sbagliato qualcosa.
«Al contrario.» Rispose lei, con la voce improvvisamente incrinata. «Sono ottimi. Veramente ottimi.»
Sì, finalmente era libera.
Ashura era avanti con l'età, ma più che gli anni del tempo, erano quelli trascorsi in battaglia a combattere contro il fratello ad averlo provato più di qualunque altra cosa.
Benché non fosse ancora la fine dei suoi giorni, egli aveva ritenuto fosse il momento di approfondire gli affari di famiglia, così che i figli conoscessero ogni cosa del loro retaggio.
«Padre, che piacere rivederti.» Disse Koyama, porgendo un inchino al padre, per rendergli onore.
«Il piacere è mio, caro figlio. Ho saputo che ormai in tanti si sono presentati alla porta del tuo palazzo, desiderosi di apprendere le abilità che tu stesso hai sviluppato in questi anni.»
«È così,» confermò l'uomo dai capelli rossi con ciocche bianche. «A differenza di altri clan che sono esclusivamente famigliari, il nostro è un gruppo di persone guidate dal desiderio comune di migliorarsi e di fare la differenza per queste terre. Cerco di trasmettere lo stesso spirito di unione che hanno sempre avuto gli Accoliti, nonostante provenissero tutti da estrazioni diverse, uniti solo dall'amore per la somma Hime.»
Era una bella sera d'estate e si stava bene, la leggera brezza serale era un toccasana contro l'afa del giorno.
Ashura indicò la luna grande e brillante che spiccava sopra le loro teste.
Koyama annuì. «Mi chiedo se Hamura Otsutsuki sia ancora in vita»
«Non te lo so dire, solo Hagoromo era in grado di comunicare con il fratello, nonostante l'incredibile distanza.» disse Ashura, sedendosi sul camminamento di legno, con accanto il figlio, sorseggiando del tè tiepido che i servi avevano portato loro poco prima.
Siamo così arrivati alla fine del primo racconto de "La leggenda di Hime". Se siete giunti fino a qui, spero che la storia vi abbia lasciato una bella sensazione.
- Il nome di Aylin significa "lunare", per questo guarda la luna, quando lo rivela a Naruto. Inoltre vuole essere anche un riferimento al dualismo tra lei che serve il bene nella notte, in contrapposizione a lui che lo fa alla luce del sole.
Inoltre, è anche un piccolo omaggio alla strega dell'aria "Hay Lin", del fumetto W.H.I.T.C.H. che da ragazzina mi piaceva molto.
- Tailin è una variante di orchidea rosa. Per questo quando Hime della Terra fa spuntare un'orchidea dal terreno, essa è rosa - anche se a quel punto la ninja non può vederla. L'orchidea rosa rappresenta amore, affetto, femminilità e gioia, in sostanza Hime della Terra le sta esprimendo la sua gioia e l'affetto nei suoi confronti, in quanto in un certo senso erano sorelle.
- Eilin invece significa splendente, luce brillante. Una ragazza che però era stata condannata a vivere nell'ombra e tra tutte e tre anche quella dal destino più cupo. Per Gaara è riuscita comunque ad essere la sua luce, quando anche lui vagava tra le tenebre.
- Koyama e Kojama.
Ko= bambino;
Jama significa "bambino che disturba", un modo per maltrattare il figlio di Ashura. Yama invece è la divinità indù della morte e del giudizio. Inizialmente, infatti, viene conosciuto come "Shinigami", ma poi questo suo ruolo è mutato in giudice per riappacificare le due famiglie.
- La Confraternita delle Ombre, è un omaggio e un'ispirazione al film di Batman Begins, benché questa cosa si limiti al nome. I ninja della confraternita sono ispirati ad i ninja classici.
- Perché i serpenti e perché quello dell'acqua è considerato la "testa": il significato del serpente in Giappone è complesso e sfaccettato, associato a protezione, saggezza, fertilità e trasformazione. È considerato un messaggero divino, un guardiano contro le sfortune e una figura legata all'acqua, simile in alcuni aspetti al drago. Grazie alla sua capacità di cambiare pelle (muta), rappresenta anche la rinascita, il rinnovamento, la longevità e la guarigione.
Protezione e saggezza: Il serpente (hebi) è visto come un guardiano che allontana il male, le malattie e la sfortuna, e come simbolo di saggezza, aiutando a prendere decisioni corrette.
Trasformazione e rinascita: La muta della pelle lo rende un emblema di rinnovamento, trasformazione, guarigione e longevità.
Fertilità e acqua: È associato all'acqua e alla fertilità.
Divinità: È considerato un messaggero di divinità shintoiste e una figura collegata a entità come Ryujin, il dio drago del mare.