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← La leggenda di Hime: la reliquia della Terra

Creato il 08/05/2026, 08:52 · Aggiornato il 08/05/2026, 08:52

Capitolo 2: Missione livello S+

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoIn corso

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«Naruto.»«Naruto.»

«Ma insomma, vuoi svegliarti, sì o no!? »

La voce furibonda di Sakura, ormai spazientita perché il suo compagno dormiva talmente della grossa, che neanche la bollicina che usciva dal suo naso voleva ritirarsi, fece tremare anche i vetri, da cui entrava una leggera brezza fresca, e di conseguenza, dallo spavento, il ragazzo biondo cadde dal letto. Gli insegnamenti di Tsunade avevano dato i frutti in ogni aspetto della ragazza.

«S-s-s-Sakura... ti paiono questi i modi? Almeno potevi portami la colazione, magari fatta con le tue mani eheheh!»

«Smettila di fare l'imbecille e svegliati!» Questa volta, l'urlo lo fece rotolare dall'altra parte della stanza.

«Se vuoi te la porto io la prossima volta, Naruto. Ho letto che offrire la colazione è un gesto molto apprezzato dagli amici.» Affacciato alla finestra della camera di Naruto, oltre a Sakura, c'era anche Sai - la postura rigida ma gli occhi curiosi - il loro nuovo compagno che solo da poco aveva provato ad imparare ad interagire col prossimo, benché il suo vissuto nella Radice avesse ostacolato questa parte di apprendimento che in giovane età è fondamentale.

«Ragazzi, ma si può sapere che volete? Abbiamo vendicato il maestro Asuma, al momento non abbiamo altre missioni, mi è concesso dormire un po' di più?» Gli occhi di Naruto erano talmente chiusi che il suo volto sembrava quello di una volpe. Le guance rosate e i capelli scompigliati aggiungevano un tocco di morbidezza infantile a quel momento caotico.

«La signorina Tsunade ci ha convocato. Il maestro Yamato è già lì ed ha mandato noi due a venirti a prendere. Sembra ci sia una nuova missione. Livello S+.»

A quelle ultime parole, gli occhi di Naruto si fecero luminosi come quelli di anime di genere moe e tutta la sonnolenza era sparita. Un sorriso largo, quasi sfidante, gli si dipinse sul volto e i pugni si strinsero pronti all’azione. In un attimo, dal pigiama era passato alla sua solita tuta arancione.

«Potevi almeno lavarti i denti, prima». Commentò Sakura, tra il perplesso e lo schifato, ma l'amico le rispose che per un tale grado di missione, l'igiene personale cadeva in secondo piano e con un balzo spettacolare, come se il pavimento fosse trampolino, schizzò dalla finestra, tra i due, come un lampo.

«Veramente neanche a noi della Radice hanno mai detto una frase del genere. Anzi, emanare cattivo odore potrebbe rischiare di farsi scoprire».

«Ma tu gli dai anche retta!? » Sakura aveva ormai gettato la spugna con quei due e la loro sanità mentale, stringendosi le mani sul petto e sospirando, come se dovesse raccogliere tutte le energie per non impazzire insieme a loro, per salvaguardare la sua.

L’alba stava appena sfumando all’orizzonte, quando il trio giunse davanti al palazzo del capo villaggio. Senza esitazioni, varcarono le porte e avanzarono a passo deciso verso l’ufficio di Tsunade, un percorso ormai talmente noto da poterlo percorrere ad occhi chiusi.

All’interno, li attendevano il capitano Yamato, l’Hokage e la sua instancabile assistente. Al centro della stanza era stato predisposto uno schermo, con cavi spessi che scendevano fino al pavimento, collegato direttamente al Kazekage e ai suoi consiglieri.

«Gaara! Che bello rivederti! Vedo che sei tornato totalmente in forma, dall'ultima volta che ci siamo visti. Come vanno le cose?»

L’entusiasmo di Naruto, incontenibile, fece dimenticare ogni formalità: il ragazzo si agitava come un bambino in festa, mentre Tsunade osservava il suo comportamento con un misto di irritazione e rassegnazione.

«Vogliamo tè e pasticcini, Naruto, o preferisci ascoltare subito i dettagli della missione?» La voce di Tsunade aveva un tono che oscillava tra la severità e l’esasperazione. «Sbaglio o sei te di solito che mi preghi per incarichi di così alto livello?»

Naruto si fece piccolo, piccolo, facendo un inchino goffo con la mano dietro la nuca.

«Signora Hokage, deduco dalla presenza del capo villaggio della Sabbia, qui in diretta visiva, che si tratterà di una missione congiunta.» Commentò Sai, con la calma tipica di chi misura ogni parola.

«Esattamente. I territori interessati, sono quelli del Paese del Fuoco e del Vento, di conseguenza, una collaborazione tra di noi è necessaria.» Incrociò poi le dita sotto il mento ed assottigliò lo sguardo. «Voi conoscete la "Confraternita delle Ombre"?»

Naruto fece un’espressione confusa.

«Eh? Che roba è, sembra un nome uscito da un fumetto!»

Sakura trattenne a stento la voglia di colpirlo: il ragazzo non aveva ancora imparato a distinguere il momento giusto dalle battute fuori luogo.

«Si tratta di un ordine di ninja assassini che risponde direttamente ai daimyo dei vari Paesi. Non hanno alleanze fisse, accettano incarichi dal miglior offerente e il loro livello è pari o superiore agli ANBU. Agiscono nell’ombra, come suggerisce il loro nome, e molte minacce sono state eliminate senza che il mondo ne venisse a conoscenza.» Spiegò Sai, rispondendo prontamente, lasciando sbalorditi Sakura e Naruto, che non avevano mai sentito parlare di un gruppo di ninja simile.

«Grazie, Sai». Tsunade annuì, poi fece cenno a Shizune di distribuire a ciascuno un foglio.

Il documento riportava le foto segnaletiche di tre kunoichi dell'ordine e di conseguenza anche il loro volto era nascosto, ma poteva intravedersi di che colore erano i capelli: una rossa, una bionda ed una mora. Il taglio degli occhi e l'iride nera erano, però, praticamente identici.

C'era poi la foto di un quarto ninja, i cui occhi erano grigi e segnati dalle rughe dell'età.

Gaara e i suoi consiglieri consultavano lo stesso documento, concentrati e attenti.

«Ieri notte, sia qui che al palazzo del Kazekage, si sono presentati due rappresentati dell'ordine, chiedendoci il nostro aiuto.» Iniziò con lo spiegare, la donna. «Le loro risorse sono limitate, a causa delle azioni di Akatsuki e anche di altre faccende. In compenso, avremo accesso prioritario sui prossimi movimenti del nemico e anche un supporto militare, in caso di un nuovo attacco diretto ai villaggi. Sono consapevoli della posizione che andrebbero a coprire, rivolgendoci a noi e tenendo all'oscuro i daimyo, ma le persone che vedete lì riportate sono dei loro disertori. E non si tratta di ninja qualsiasi. Il trio è conosciuto come "squadra Shinigami", sono il loro team più forte e in più con loro c'è uno dei capi della confraternita. Non hanno spiegato come e perché hanno tradito, queste sono informazioni che solo una volta giunti alla loro base segreta verranno rivelate, ma hanno detto che all'altezza di questo compito potrà essere solo il portatore della Volpe A Nove Code.»

«Siamo certi che si trattasse proprio di due ninja della Confraternita delle Ombre?» Yamato sollevò un sopracciglio. «Esporre Naruto a missioni fuori dal villaggio potrebbe rivelarsi rischioso.»

Tsunade scosse il capo con fermezza. «Non c’è dubbio: hanno pronunciato la parola segreta di ogni villaggio e accettato la lettura dei sigilli impiantati nei loro corpi. Solo un Uzumaki sarebbe stato in grado di replicare simili sigilli.»

Guardò Naruto che, sentendo interpellare il suo cognome, tradì un'espressione sorpresa, ma immediatamente la donna sollevò una mano per interrompere il suo eventuale fiume di domande. «Di questo ne parleremo un'altra volta, ora non perdiamo il punto».

«Anche noi li abbiamo sottoposti alla procedura di prassi e posso confermare quanto affermato dalla vostra Hokage.» A parlare questa volta era stato Gaara. «Sono state promesse le medesime cose, pur di avere il supporto della nostra migliore squadra. La faccenda deve essere veramente grave se hanno scelto di rivolgersi ai "ninja della luce" per risolvere una delle loro questioni interne, specificando persino che hanno bisogno di una forza portante.»

«Kazekage, ha già scelto chi mandare… sempre se vorrete accogliere la loro richiesta?» Chiese Tsunade.

Il ragazzo dai capelli rossi a spazzola annuì. «Non ci è chiara la natura della richiesta. Un livello S+ è qualcosa di raro, si potrebbe quasi paragonare all'intervento per scongiurare una calamità naturale. Certo, ci può essere qualcosa peggiore dell'ascesa di Akatsuki ed i loro intenti criminali?»

«Esatto, è davvero qualcosa privo di precedenti, Naruto.» Questa volta Tsunade guardò dritto negli occhi il giovane ninja, quasi volesse penetrarlo con uno sguardo. «Sono arrivati al punto di dichiarare che non daranno la caccia a Sasuke, così come ordinato loro dai daimyo, se accetterai questa missione».

Naruto saltò un battito. Sasuke, il suo più caro amico, era già stato dichiarato dal villaggio come ninja traditore e persino complice di Orochimaru, ma se persino i signori delle sette terre ninja avevano dato l'ordine di dargli la caccia... "Amico mio, ti prego, torna in te".

«Accetto. Non ho capito che cosa vogliono questi da noi e che minaccia rappresentano questi quattro, ma se ciò servirà a proteggere Sasuke e darmi quindi la possibilità di farlo tornare sui suoi passi, io accetto. Dove devo andare?»

«Molto bene. Sia per Konoha che per Suna, un'offerta del genere offre un vantaggio militare non indifferente, benché la richiesta è alquanto lacunosa. Tuttavia, essa proviene da un ordine secolare e neutro e anche loro hanno un codice morale. Di certo, non vanno ad inventarsi trucchetti del genere per poter prendere possesso della forza portante dell'ennacoda. Sarebbe bastato loro prenderti mentre dormivi. Non te ne saresti nemmeno accorto, se non una volta che fosse stato troppo tardi.»

«Su questo non ho alcun dubbio.» Commentò Sakura, a denti stretti, mentre Naruto diventava viola in viso dal disagio.

«Kazekage, ecco qui. La squadra che invieremo è davanti ai tuoi occhi, il team 7 è pronto a scendere in azione.» Disse Tsunade, non nascondendo una certa punta di orgoglio.

«Anche voi l'avete qui di fronte ai vostri occhi, quella inviata da Suna.»

I membri di Konoha assunsero un'espressione perplessa, a parte Temari e Kankuro, il resto dei consiglieri collegati era un branco di vecchi e burocrati, forse persino incapaci di impastare il chakra. Ne mancava uno.

«Kazekage… non vorrete dirmi...» Tsunade aveva capito e Gaara annuì.

«Sì, andrò io stesso. La confraternita ha chiesto i ninja migliori.»

«Ma vi siete rimesso da poco e siete il Kazekage, non potete...» Tsunade tentò di protestare, ma Gaara alzò una mano.

«Tale argomento chiaramente è stato affrontato già in sede privata, ma ho dei fidati consiglieri che possono farmi da sovrintendenti. Inoltre è proprio perché mi sono rimesso, che sono pronto a scendere in azione. Non sono più una forza portante, è vero, perciò devo riscoprire me stesso. Un Kage è il ninja più forte del villaggio, l'ultima speranza per il proprio popolo ed ho bisogno di capire quanta di quella forza mi è rimasta. Non correrò rischi inutili, l'ho promesso al consiglio ed ai miei fratelli, ma voglio essere un leader che guida con l’esempio, non un capo attaccato alla poltrona. Se ho la possibilità ancora una volta di scendere in campo, voglio coglierla. Voglio misurare la mia forza e crescere come uomo e come guerriero.»

Gli adulti, soprattutto, rimasero colpiti dalle parole di quel ragazzo appena sedicenne. La determinazione nei suoi occhi tradiva un’esperienza ben oltre gli anni che possedeva, e il passato turbolento l’aveva temprato. Il rinnovato supporto dei fratelli, con cui si era riappacificato da qualche anno, l’aveva aiutato a maturare.

«Inoltre ho un debito con Naruto e la sua squadra. Mi hanno riportato a casa e Naruto è come un terzo fratello, per me. Voglio poter combattere al suo fianco, provare l’emozione di una missione condivisa, sentire il peso e l’adrenalina di affrontare il nemico insieme. Voglio poterlo aiutare e avere la soddisfazione di vivere una missione con lui, come compagni alla pari.»

Tsunade non sapeva proprio che rispondere, ma del resto Gaara era libero di fare le sue scelte e se il concilio aveva acconsentito, non c'era altro da fare, se non rispettare la decisione del giovane Kazekage.

Naruto si dimostrò immediatamente più che entusiasta della notizia. Anche lui era felice di poter fare una missione con Gaara. Gli occhi gli brillavano di eccitazione pura, e un sorriso enorme gli deformava il volto come solo lui sapeva fare. Anche se quest'ultimo non era più una forza portante, era forse l’unico tra i presenti a sapere perfettamente cosa significasse esserlo, e questo creava un legame speciale che neanche la distanza o i ruoli diversi potevano indebolire.

«Daremo allora notizia alla confraternita che entrambi accettiamo la risposta. Questa notte si ripresenteranno e scorteranno la squadra che invieremo loro. Riposate bene e preparatevi. Sappiamo che i territori coinvolti sono i nostri, ma in quanto i più estesi, non posso stimare quanti chilometri dovrete percorrere e quella non è gente che si risparmia dall'attendere i vostri comodi.»

Dettò ciò, l'Hokage li congedò e la diretta si chiuse.

«Maestro Yamato o forse Sai, vi è mai capitato di avere a che fare con questi ninja?» Chiese Sakura, mentre attraversavano il lungo corridoio curvo.

«Io personalmente no. Sono ninja che raramente collaborano con quelli dei villaggi. I daimyo li impiegano anche al di fuori delle sette terre. Quel che posso dirvi è che non sono persone con cui sperare di fare amicizia. Sono implacabili, indifferenti al dolore, privi di scrupoli. Anzi, stento persino a definirle tali… persone, intendo.» Disse Yamato.

«Accidenti, sembrano spaventosi!» Esclamò Naruto.

«E lo sono.» Intervenne Sai. «Neanche io ho mai collaborato con loro… ma a quanto pare la Radice di Danzo, ha ispirato proprio il modello di allenamento sul loro.»

Un brivido freddo corse lungo la schiena di Sakura e Naruto. Solo recentemente avevano scoperto come la Radice allenava i bambini, privandoli delle emozioni per trasformarli in macchine da guerra, e la prospettiva che un simile rigore fosse praticato dai membri della Confraternita li inquietava.

«Cosa ci aspetterà?» Disse Sakura, con voce tremante.

«Non preoccuparti, Sakura.» Disse Sai, simulando un sorriso. «Non sei abbastanza importante perché i daimyo ordinino la tua morte.»

A quelle parole, Sakura non sapeva seriamente se ringraziarlo o dargli un pugno talmente forte da mandarlo all'ordine per linea diretta.

«Non dovremmo rischiare la vita ma abbassate mai la guardia, ragazzi. Le trame dei "ninja della notte" sono più intricate di una ragnatela. Ma come ha detto la signorina Tsunade, avere il supporto di ninja d'elite come quelli, porta ad un vantaggio non indifferente. Le persone che dovremmo recuperare per loro, sono la squadra Shinigami. Anche essa avvolta nel mistero, ma tra le forze speciali questo nome è circolato spesso. Pare non abbiano mai fallito una missione. Perché abbiano tradito, questo è un mistero.»

Usciti da palazzo, ognuno prese la sua strada, dedicando l'intera giornata ad allenamento e preparazione dell'attrezzatura. Un misto di emozione e ansia li accompagnò per tutta la giornata, mentre il sole attraversava il cielo fino a scomparire dietro le colline, tingendo di rosso e oro l’orizzonte, simbolo silenzioso di ciò che li attendeva.

Come promesso, sia a Suna che a Konoha, gli ambasciatori si ripresentarono e ricevuta notizia che entrambi i villaggi avevano accolto la loro richiesta, consegnarono loro un documento ufficiale che attestava ciò che avevano promesso. Il tutto si svolse in maniera rapida e senza alcun tentativo di compromessi, da nessuna delle due parti.

Quando la squadra di Yamato era giunta al punto d'incontro, gli ambasciatori dell'ordine guardarono appena negli occhi le squadre a cui avrebbero fatto da guida per condurli alla loro base segreta. I loro modi erano assolutamente freddi, come se ogni emozione fosse stata rimossa dalla loro espressione, non sembrava quasi di parlare con persone in carne ed ossa.

Non avevano una base fissa, in realtà, perciò non sarebbe mai stato necessario bendarli. Si sarebbero nuovamente spostati, silenziosi e invisibili, non appena le squadre ingaggiate avessero ricevuto i dettagli dell’incarico. I due gruppi si sarebbero prima incontrati al confine tra i due Paesi e da lì si sarebbero diretti verso la loro meta comune.

Ben presto, i "ninja della luce", scoprirono quanto quelli "dell'ombra" si trovassero bene nel muoversi tra le tenebre. Tra la scarsa illuminazione, i loro passo svelto e appena percepibile ed il loro abbigliamento "total black", essi faticavano non poco a star loro dietro.

Sai e Yamato, grazie alla loro esperienza negli ANBU, avevano nettamente meno difficoltà, ma gli altri due, così come anche la squadra di Suna, avevano bisogno che le guide producessero occasionalmente un segnale luminoso per indicare la propria posizione, un piccolo lampo che si accendeva e spegneva come un messaggio in codice.

Non mostravano la minima empatia, non pronunciavano una parola se non assolutamente necessario. Ogni loro movimento, ogni sguardo, era finalizzato unicamente all’obiettivo. Nessuna distrazione, nessun sorriso o parola di incoraggiamento. La loro missione era solo quella di condurli al campo e così avrebbero fatto, come automi perfettamente sincronizzati, senza spiegare nulla di ciò che li attendeva.

Ben tre giorni passarono, per raggiungere intanto il punto d'incontro. In quei giorni, entrambe le squadre notarono quanto quei misteriosi uomini si nutrissero a malapena. Perlopiù con tonici e piccole razioni. Addormentarsi e risvegliarsi sembrava per loro un semplice gesto meccanico, come se avessero un interruttore incorporato; ogni pausa e ogni ripresa dell’avanzata avveniva con una precisione quasi matematica. Come aveva detto Yamato, si faceva fatica a considerarli delle "persone".

All’alba del quarto giorno, finalmente, all’orizzonte Naruto e i suoi intravidero le sagome di Gaara, i suoi fratelli e delle loro due guide, una donna e un uomo. Così come le loro, le figure apparivano minute, snelle e controllate, ma gli occhi tradivano una calma ed un’esperienza che superava di gran lunga l’età apparente. Dal taglio degli occhi si poteva intuire che fossero coetanei del maestro Kakashi, e la loro presenza emanava un’aura di competenza assoluta, silenziosa ma palpabile.

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