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«Della sua leggenda ormai non si parla nemmeno più, il "fiore" dell'Eremita è appassito per la salvezza di tutti noi.
Grande fu il suo sacrificio per l'umanità, ma l'uomo è avido e dimentica.
Anziché imparare una lezione, egli ancora una volta coglie l'occasione di trovare una nuova via del potere.
Oh saggia Hime, perdona questi uomini che non sanno della bestemmia che stanno compiendo.
Nessuno sarà mai degno dei tuoi prodigi».
- capostipite dell'acqua della Confra________
Le fronde degli alberi frusciavano come colpiti improvvisamente da rapide folate di vento, le foglie si spargevano e cadevano a terra. Un odore di resina e terra umida si diffondeva nell’aria, mentre la luce argentea della luna filtrava tra i rami, disegnando ombre frastagliate sul terreno. Il "toc" prodotto dai passi rapidi dei ninja sul legno, era talmente rapido da poter quasi sfuggire ad orecchio umano.
Le figure vestite interamente di nero che attraversano il bosco delle terre di Konoha non rimaneva che un rapido disegno, il flash di un attimo. Il fruscio delle loro vesti e il bagliore appena percettibile delle lame legate alla coscia erano gli unici indizi del loro passaggio.
Solo dei guerrieri esperti, potevano muoversi così rapidamente e allo stesso tempo lasciare alcuna traccia dietro di sé. Qualcuno che aveva dedicato tutta la vita ad addestrarsi all'arte dell'invisibilità e al compimento di missioni estremamente riservate.
Era notte fonda ed il cielo era sgombro dalle nuvole, lasciando così spazio ad una volta celeste limpida ed una nitida mezza luna. Il silenzio era rotto solo dal richiamo lontano di un gufo e dal frinire continuo delle cicale, un suono quasi ipnotico che avvolgeva l’intera foresta. L'estate era ormai al suo culmine e l'aria era umida e appiccicosa.
«Mura di Konoha a meno di un chilometro di distanza, anticipo il nostro imminente arrivo con un messaggio, per recarci direttamente al palazzo del Kage.»
«Accordato. Non ho intenzione di perdere tempo con dei ninja di rango inferiore.»
«Aaawww… che notte noiosa. Con questo caldo, avrei preferito andare alle terme a rilassarmi.» Disse Como Izumo, piegando leggermente la schiena contro la guardiola, le braccia incrociate e il mento puntato verso il cielo. Una goccia di sudore gli scese lentamente dalla tempia fino al collo, segno di un’afa che neppure la notte riusciva a spegnere.
«Lo sai che la signorina Tsunade ci vuole tutti attivi, l'attacco a Suna non è che l'inizio. Siamo riusciti a salvare la vita del Kazekage, ma Akatsuki è ugualmente riuscita ad ottenere un altro Cercoterio, guadagnando ulteriormente punti.» Rispose il suo compagno, Kotetsu Hagane, tenendo lo sguardo fisso oltre il grande cancello, come se cercasse di intravedere ombre nascoste oltre la linea degli alberi.. «Non oso immaginare cosa potrebbe accadere, se riuscissero ad ottenere anche l'ennacoda...» La sua voce calò in un tono più cupo e scosse il capo, come per scacciare immagini che preferiva non affrontare.
Proprio in quel momento, un battito d’ali secco e ravvicinato tagliò il silenzio: una piccola civetta scese rapida davanti a loro, con movimenti netti e precisi, come guidata da un istinto infallibile.
«Cosa...» Izumo non riuscì a terminare la frase: in un soffio, il volatile svanì in una nuvola di fumo bianco, lasciando nell’aria un vago odore acre. Tra le dita dell’uomo, si materializzò una pergamena, il rotolo fresco di chakra.
«Izumo, di che si tratta?» chiese Kotetsu, cogliendo al volo l’ombra di serietà che attraversava il volto dell’amico e collega.
Improvvisamente due scie nere attraversarono il cielo sopra le loro teste con la velocità di un lampo, silenziose come artigli d’ombra. Le sagome toccarono un tetto, poi un altro, saltando in sequenza e dirigendosi verso il cuore del villaggio.
Kotetsu fece per azionare la corda dell’allarme, ma Izumo lo fermò con una mano decisa. «Non sono nemici…» lo sguardo di Izumo rimase fisso sulle figure che già svanivano in lontananza «…anche se non li definirei nemmeno amici.»
Le luci del palazzo del Kage erano spente, così come anche le abitazioni nei dintorni. L’intero quartiere giaceva immerso in una profonda quiete, rotta solo da qualche cigolio lontano di persiane e dal canto isolato di un grillo. Le strade, strette e lastricate, sembravano quasi più ampie nella penombra, prive di voci, di passi, di vita visibile.
Gli abitanti di Konoha erano tutti immersi in un sonno profondo... un sonno apparente per molti. Sotto la superficie di quella calma, le paure ribollivano come acqua su fuoco lento: il rapimento di Gaara del Deserto, la morte del maestro Asuma, ma anche la scoperta che altre "forze portanti" erano state intercettate e sconfitte. Nonché il tradimento dell'ultimo degli Uchiha a Konoha, Sasuke, che aveva scelto di seguire il ninja traditore, Orochimaru.
Tutto questo rendeva quei giorni carichi d'incertezze, benché ognuno cercasse a modo suo di vivere una parvenza di quotidianità.
Tutte le speranze che il villaggio potesse sopravvivere a tutto questo, erano sulle spalle di Tsunade, l'Hokage attualmente in carica, una dei tre ninja leggendari.
E anche di un altro guerriero, benché ancora molti, nel profondo, non potessero trattenere un istintivo senso di ripudio al solo nominarlo.
I due ninja vestiti interamente di nero, avanzavano con passo misurato. Le fasce che coprivano i capelli lasciavano scoperti solo gli occhi, scrutatori e attenti, come due lame scure tra la penombra. Nessun vessillo, nessun simbolo: la loro appartenenza restava un mistero assoluto.
Finalmente raggiunsero il cancello dell’edificio principale. Le guardie di turno, allertate dai movimenti rapidi e silenziosi, si disposero di fronte a loro, leve pronte e sguardi interrogativi.
«Signorina Tsunade, signorina Tsunade, presto si svegli… accidenti, ma che sono queste bottiglie, non mi dica che ha fatto bisboccia anche questa sera!»
«mmm... Shizune, ma che vuoi, spero ci sia un valido motivo per svegliarmi a quest'ora...» L'Hokage aveva perso l'ennesima scommessa e "per dimenticare", aveva dato fondo alla bottiglia. Certo, non si aspettava che da lì a poche ore, sarebbe stata svegliata di soprassalto da Shizune, con in braccio il suo solito porcellino ed in vestaglia da notte.
Lei invece aveva ancora i vestiti del giorno a dosso. Sfiorò con lo sguardo la luce fredda che filtrava dalla finestra, come se il mattino cercasse di punirla per la notte trascorsa. I capelli arruffati e il viso segnato dall’alcol non tradivano certo la sua carica, respirava già l’urgenza di quanto stava accadendo.
«Si sono presentati due ninja della "Confraternita delle Ombre", hanno delle informazioni importanti da comunicarci!»
«E che aspettavi a dirmelo!» La sbronza evaporò in un istante. Persino il suo aspetto si era di colpo aggiustato. La sua espressione furente ed il suo passo deciso, fecero venire i brividi freddi all'assistente, che poté solo balbettare un «mi, mi, mi s-scusi».
Gli uomini erano già nell’ufficio del Kage, una grande stanza circolare illuminata dal tenue chiarore lunare che filtrava dalle ampie finestre. Le foto dei Kage passati e presenti dominavano una parete, mentre dall’altra parte la scrivania, con già alcuni fascicoli ben disposti e timbrati.
Indossavano una tuta intera nera e sandali dalla suola militare, le scarselle aderenti alle loro forme snelle. Uno portava tre grandi rotoli di pergamena sulla schiena, l’altro un arco e una bisaccia.
Si muovevano con calma misurata, gambe leggermente divaricate, mani intrecciate dietro la schiena: statue inquietanti nella loro rigidità, ma respiravano, sottilmente, come se ogni inspirazione fosse calcolata.
Avevano un corpo snello, ma comunque ben allenato. La loro altezza era sotto la media, rispetto a quella di uomo adulto.
Non batterono ciglio, quando la donna sopraggiunse come una furia, facendo vibrare persino le finestre.«Spero che abbiate delle novità interessanti, riguardo all'organizzazione di ninja traditori nota come Akatsuki. I vostri capi saranno furibondi, che non siete per ora riusciti a fermare nemmeno uno degli attacchi organizzati, per non parlare che a salvare il Kazekage ci ha pensato Konoha… ah sì, certo, avete il permesso di parlare… uff voi e le vostre regole.»
Si fece avanti l'uomo con i rotoli. «Comprendiamo il vostro sfogo, benché, come lei saprà, non possiamo rispondere direttamente ai vostri quesiti, in quanto il nostro ordine risponde direttamente ai daimyo e solo a loro rendiamo conto, se il nostro operato è degno o no di nota.
Quanto ad Akatsuki, oltre a ciò che è stato già divulgato, possiamo solo aggiungere che l'ennacoda di Konoha e l'ottacoda del villaggio della Nuvola, devono stare in campana. Prospettiamo che un attacco diretto non sia poi così lontano. Il loro gruppo deve ancora mettere in campo le sue pedine migliori, le uniche a poter essere all'altezza di demoni così potenti.»
«Voi, però, non siete venuti fin qui per delle raccomandazioni o sbaglio? Proprio perché rispondete direttamente ai daimyo, è insolito che vi presentiate alla porta di un Kage, a meno che non siano stati loro stessi a mandarvi.»
«Non siamo qui per conto loro.» Il ninja con l’arco parlò con voce ferma, priva di sfumature emotive, occhi fissi e imperscrutabili. «Siamo qui perché dobbiamo farvi una richiesta.»
A quelle parole, Tsunade quasi cadde dalla sedia, la curiosità che le faceva balzare il cuore come un tamburo impazzito. L’istante in cui lo sconosciuto concluse la frase fu come un colpo secco nella stanza silenziosa.
Note dell'autore: Grazie di aver letto fino a qui, l'introduzione del racconto*"La Leggenda di Hime: la reliquia della terra".*Questo è il primo di tre racconti, che si dipaneranno negli anni, in concomitanza con la crescita dei personaggi.
Questa è l'unica nota che inserirò, ma che ritengo utile per immergersi al meglio nella fan-fiction.
Appassionata fin dalla prima adolescenza al mondo di Naruto, come tanti altri fan, mi sono divertita a fantasticare su eventuali storie aggiuntive dell'universo di questo manga. Nel corso degli anni, seguendo la serie, questo racconto che avevo già in mente da tempo, ha potuto quindi svilupparsi ed approfondirsi (e con soddisfazione ho anche avuto conferme ad ipotesi che in sostanza anticipavano quello che poi Masashi Kishimoto ha rivelato).
Saranno presenti scenette comiche ambigue, nello spirito degli anime di una volta, con cui sono cresciuta, ma trattandosi di minori, per quanto siano personaggi di fantasia, non saranno presenti scene di intimità erotica esplicita ma neanche accennata con frasi come: "il giorno dopo si risvegliarono nel letto insieme".
Per quanto riguarda gli episodi di lotta o ricordi drammatici (sappiamo tutti del passato rosa e fiori di Gaara, no?), la descrizione degli atti violenti non sarà descritta nel dettaglio minuzioso o di una scabrosità fine a sé stessa, per quello lascio la ricostruzione nella mente del lettore che ama lo splatter e cerco di proteggere chi invece di certe tematiche è sensibile. Tuttavia, il racconto, è sconsigliato per chi di fine violente, non ne vuole proprio sapere.
Vi invito a leggere i capitoli successivi, con gli occhi di un fan che ha sempre desiderato "qualcosa di più" ai meri filler riempitivi e magari qualcosa che si avvicinasse di più alle atmosfere dei film usciti negli anni. Buona lettura.