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← La leggenda di Hime: la reliquia della Terra

Creato il 13/07/2026, 19:57 · Aggiornato il 13/07/2026, 19:57

Capitolo 16: Rivelazioni

@ladyele1991LadyEle1991
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  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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«Mmh?» Kaze si voltò di scatto, percependo una folata improvvisa, subito seguita da un boato lontano. Per un attimo rimase in ascolto, poi un sorriso le sfiorò le labbra.

Quando atterrò con grazia, Toshiro la fissava con impazienza, le braccia conserte.
«Dobbiamo proseguire, sempre dritti. Ho intravisto le rovine del villaggio: ci siamo quasi».

L’uomo di mezza età spalancò un sorriso carico di euforia.
«Finalmente! Presto arriveremo a destinazione e la quarta reliquia sarà mia!»

«Della Confraternita, maestro» lo corresse Kaze, con tono controllato.

Lui le lanciò un’occhiata gelida, ma subito dopo smorzò l’espressione con un sorriso forzato e un cenno della mano.
«Ma certo, della Confraternita…» disse con voce melliflua. Poi, con un entusiasmo che aveva qualcosa di disturbante, aggiunse: «E quando l’avremo recuperata, il prossimo passo sarà trovare un’altra donna incinta a cui impiantare il Cercoterio. Non siete felici? Avrete presto una sorellina… o un fratellino».

Nessuno rispose. Il silenzio che calò tra le file era carico di tensione e di disgusto trattenuto.

Toshiro, intanto, non poté negare che da quando i prigionieri erano liberi di muoversi, la spedizione si fosse fatta molto più rapida.

Le gemelle non erano più costrette a occuparsi di nutrirli né a trascinarli lungo i sentieri dissestati, evitando che inciampassero a ogni passo.

Ciò che continuava a stupirlo, tuttavia, era il comportamento di Naruto.
Era comprensibile che Gaara si sentisse legato a Eilin, vista la prigionia che aveva subito a Suna e il passato che li accomunava.
Ma Naruto?

Aveva letto il suo profilo e sapeva che era noto per il suo altruismo, eppure non avrebbe mai immaginato che arrivasse a provare una simile empatia per quelle ragazze.
Dopotutto, loro non provavano nulla: nessun sentimento, nessuna emozione. Erano vuote.
Come poteva qualcuno affezionarsi a chi non era in grado di ricambiare? A un nemico, per di più?

Scosse la testa, infastidito.
Qualunque fosse la ragione, anche se fosse solo l’attrazione fisica dettata dall’adolescenza e dagli ormoni, per lui andava bene lo stesso… finché serviva ai suoi scopi.

Il sole splendeva alto nel cielo, limpido e senza una sola nuvola.
Ora che il bosco si era aperto, gli alberi avevano lasciato spazio a un terreno disseminato di rocce bianche, che riflettevano i raggi solari con un bagliore accecante, rendendo l’aria pesante e afosa.

Gaara procedeva impassibile, come se il calore non lo sfiorasse.
Naruto, invece, era madido di sudore, il respiro affannoso, e arrancava dietro agli altri, asciugandosi la fronte di continuo.

La squadra di Toshiro avanzava senza mostrare il minimo cedimento: se erano stanchi, lo nascondevano bene, con la stessa disciplina glaciale che li aveva sempre contraddistinti.

«Kaze, non è che potresti alzare un po’ di vento?» implorò Naruto, quasi supplichevole. «Sto morendo di caldo!»

La ragazza si voltò verso di lui, un sopracciglio inarcato. «Mi hai preso per un ventilatore?»

«No, ma... sarebbe bello se—»

«Silenzio!» tagliò corto Toshiro, alzando una mano in segno di comando.
Si chinò a terra, scostando alcune spighe secche, e osservò con attenzione le tracce, i muschi, persino la direzione delle ombre. Poi sollevò il capo, lo sguardo che saettava rapido a destra e a sinistra.
Qualcosa non lo convinceva.

«Kaze, sollevati di nuovo in aria. Voglio un aggiornamento preciso sulla nostra posizione.»

La kunoichi annuì e, dopo aver formato alcuni sigilli, un piccolo vortice d’aria si sprigionò sotto i suoi piedi.

Naruto, con un sospiro di sollievo, si lasciò investire dalla brezza rinfrescante, chiudendo gli occhi per un istante.

Ma quando Kaze raggiunse una certa altezza e scrutò l’orizzonte, la sua espressione si oscurò.

«Non è possibile…» mormorò tra sé, per poi gridare verso il basso: «Dovremmo aver percorso almeno quattro chilometri da quando siamo partiti, eppure… la nostra posizione sembra identica a quella di prima.»

Un brivido corse lungo la schiena di Naruto.

«Come se… stessimo camminando in tondo?»

«Esatto,» disse Mizu con voce tesa, mentre i suoi occhi correvano tra i tronchi d’albero. «E non sento nulla. Non un insetto, non un animale, persino il vento è… morto.»

Lo sguardo di Gaara si indurì. Quel silenzio innaturale era la conferma che qualcosa di anomalo stava accadendo.

«Proprio come temevo,» ringhiò Toshiro, serrando la mascella. «Ho già visto questo stesso tratto erboso almeno due volte. Qualcosa ci sta intrappolando qui.»

Kaze tornò a terra, le sopracciglia aggrottate. «È un genjutsu su vasta scala.»

«Puoi spezzarlo?» domandò l’uomo del clan della Terra, con un filo di speranza nella voce.

Lei scosse il capo, frustrata. «Se ci fosse un ninja delle arti illusorie nei paraggi, lo avrei già individuato. Non percepisco alcuna presenza viva.»

«Allora non è opera diretta di qualcuno… ma di una trappola,» dedusse Toshiro, stringendo i pugni. «Dobbiamo trovare la fonte che alimenta l’illusione e distruggerla.»

Si chinò per consultare la mappa, convinto che potesse dargli un indizio sul punto esatto da cui partire, ma quando aprì la pergamena… impallidì.
«Non c’è!» gridò, sbattendo le palpebre come se i suoi occhi lo stessero ingannando. «La mappa non c’è più!»

Era sicuro di aver estratto il rotolo giusto. Lo srotolò in fretta, poi ancora e ancora, ma niente: la pergamena era completamente bianca, come se l’inchiostro fosse svanito nel nulla.
Un brivido di rabbia gli attraversò la schiena: qualunque cosa stesse accadendo, era un’altra maledetta trappola per impedire loro di raggiungere la reliquia.

Con un ringhio frustrato, Toshiro batté i piedi a terra, facendo vibrare la roccia sotto di loro. Il suono riecheggiò cupo nel silenzio innaturale che li circondava.

I ragazzi rimasero immobili: Kaze e Mizu nella rigida posizione di attesa, impassibili come statue, mentre Naruto e Gaara si scambiarono uno sguardo sorpreso.

Naruto fece per aprire bocca, ma Kaze gli rivolse un rapido sguardo gelido e un impercettibile gesto con la testa, intimandogli di tacere.
Il ragazzo serrò le labbra, contrariato, ma obbedì.

Gaara, invece, avanzò di un passo, il suo tono calmo ma deciso. «In passato, vi siete mai trovati in una difficoltà simile?»

Toshiro inspirò profondamente, costringendosi a ritrovare il controllo. «I miei predecessori, sì. Hanno affrontato mille peripezie per ottenere le reliquie. Indra e Ashura erano uomini abili e determinati, pronti a usare ogni mezzo per onorare la volontà del Padre.»

Gaara abbassò lentamente lo sguardo verso il terreno, riflettendo. «Posso provare ad aiutarvi io.»

Quelle parole attirarono subito l’attenzione di tutti. Naruto spalancò gli occhi, speranzoso, mentre Toshiro lo fissava con una punta di scetticismo.
«Davvero? E cosa avresti in mente?» chiese, mentre ripiegava la pergamena e la riponeva nello zaino, come se non volesse più guardarla.

«Probabilmente, qui attorno sono nascosti dei feticci o dei sigilli antichi, incaricati di attivare l’arte illusoria su chiunque entri nel loro raggio d’azione,» spiegò Gaara con calma. «Se riuscirò a connettermi con la terra, potrei percepire la loro presenza. A quel punto, voi potreste distruggerli.»

«Potrebbe funzionare,» mormorò Toshiro, passandosi la mano sul mento. Poi si voltò verso Kaze.

La ragazza annuì lentamente. «Maestro, se il Kazekage ha davvero questa capacità, dovremmo concedergli di tentare. Anche distruggere un solo feticcio potrebbe indebolire la barriera illusoria e aprirci un varco.»

Toshiro rimase in silenzio per qualche istante, riflettendo. Alla fine, sospirò, accettando l’idea.
«Va bene. Ma per farlo dovremo rimuovere i sigilli di inibizione che bloccano il suo chakra.»

Si voltò verso Mizu, la cui espressione rimase impenetrabile.
«Se Gaara proverà a compiere anche un solo passo falso e tenterà di attaccarmi, ti riterrò direttamente responsabile, Mizu. E la tua sentenza sarà la morte.»

Naruto scattò in avanti, furioso. «Come puoi dare un ordine del genere!?» gridò, le braccia agitate come a volerlo afferrare.

Toshiro lo fulminò con lo sguardo, glaciale. «Mizu è una consorella della Confraternita. Farà tutto ciò che io ordinerò.»

Naruto stava per replicare, ma Gaara gli posò una mano sul braccio, fermandolo. Il Kazekage scosse appena il capo, mantenendo la calma.
«Naruto, lascia fare a me. Se c’è una possibilità di liberarci da questa illusione, dobbiamo tentarla, anche a costo di correre un rischio.»

Il ninja della Foglia serrò i denti, combattuto tra la fiducia nell’amico e l’istinto di proteggerlo. Alla fine, si costrinse a indietreggiare di un passo, seppur riluttante.

Toshiro non mentiva: non appena pronunciò quelle parole, Mizu si puntò il kunai alla gola senza la minima esitazione.

«Kaze, sblocca i sigilli. Solo quel tanto che basta perché il Kazekage possa propagare il suo chakra.»

La ragazza eseguì l’ordine. Immediatamente Gaara avvertì l’energia rifluire nel suo corpo, ma non a piena potenza: Kaze era abile nella manipolazione dei sigilli e aveva calibrato lo sblocco con precisione, lasciandolo appena al livello necessario.

Gaara si inginocchiò, poggiando le mani a terra, e chiuse gli occhi per concentrarsi.

Naruto strinse i pugni, furioso, mentre Kaze si posizionava al suo fianco. «E adesso vuoi che non intervenga?» sibilò tra i denti.

«Se ti muovi adesso,» rispose lei sottovoce, «la barriera potrebbe reagire al tuo chakra… e mia sorella ti bloccherebbe subito. Poi il maestro la scaglierebbe contro di me, perché è ovvio che sono io ad aver riattivato il tuo flusso.» Si morse il labbro, il volto teso. «Non costringermi a combattere contro di lei, ti prego.»

Naruto la fissò, combattuto. Avrebbe già affrontato Toshiro da un pezzo, ma Kaze sembrava seguire un piano ben preciso: se continuava a chiedergli di aspettare, significava che stava preparando qualcosa. Quante altre prove avrebbero dovuto superare prima di raggiungere il villaggio segreto? Quanto ancora doveva trattenersi, restando a guardare?

Un’onda di chakra si propagò dal corpo di Gaara, espandendosi in tutte le direzioni. Scandagliò rocce, radici, tane sotterranee, ogni singolo granello di sabbia.
La concentrazione era massima: era come se Gaara vedesse l’intera area circostante attraverso una mappa vivente, ma il genjutsu e i limiti imposti ai suoi sigilli distorcevano la percezione, come interferenze su uno schermo.
Nonostante la fatica, il Kazekage riuscì a mantenere il controllo, affinando la ricerca.

Ed eccoli: quattro bastoni, perfettamente mimetizzati tra gli anfratti della boscaglia, disposti ai vertici del perimetro illusorio.
Il corpo di Gaara tremò per lo sforzo mentre regolava il respiro, poi concentrò il chakra proprio sul terreno che li circondava.
La terra si sollevò, avvolgendoli come un serpente, per poi stringere e spezzare i feticci in un solo, netto movimento.

All’istante l’aria attorno a loro parve piegarsi, come se un velo invisibile si strappasse.
Poi, finalmente, il canto degli uccelli riempì la foresta.
Erano usciti dall’illusione.

«Bene, ora riblocca il chakra a Gaara. Immediatamente!» ordinò Toshiro, la voce dura come la pietra.

Kaze si mosse senza esitare e si avvicinò al Kazekage. Gli afferrò delicatamente le braccia, mentre un alone di chakra dorato si avvolgeva attorno alle sue mani. Sollevò lo sguardo verso di lui, fissandolo negli occhi.

Gaara sentì un brivido corrergli lungo la schiena: il suo cipiglio si irrigidì per un istante, poi la verità gli fu chiara.
Non lo stava vincolando di nuovo.
Al contrario, stava sciogliendo con discrezione gli ultimi sigilli rimasti.
Con le maniche lunghe della giacca che nascondevano i sigilli che andavano ritirandosi, all’esterno sembrava semplicemente che Kaze stesse eseguendo l’ordine del maestro.

«Fatto, maestro,» dichiarò infine con tono fermo, arretrando di qualche passo.

«Bene. Possiamo procedere. Non escludo che più avanti troveremo altre trappole.»
Toshiro si voltò, rimettendo la mappa — ora finalmente tornata leggibile — davanti a sé.

Gaara rimase immobile per qualche istante, ancora incredulo. Sentiva la libertà scorrergli nelle vene, ma non poteva tradire alcuna emozione.
Mizu lo osservò di sottecchi, con le sopracciglia leggermente aggrottate, senza dire una parola.

Fu Naruto ad avvicinarsi a lui, dandogli una leggera spinta sulla spalla per farlo rimettere in marcia.

Quando ebbero qualche passo di vantaggio rispetto agli altri, Gaara gli mormorò:
«Me li ha rimossi… i sigilli.»

Naruto non poté trattenere un lieve sorriso. «Molto bene. Ha fatto lo stesso con me. Ora dobbiamo solo aspettare il suo segnale.»

La spedizione proseguì a passo sicuro.
Né Mizu né Toshiro avevano la minima idea che Kaze avesse segretamente liberato Gaara e Naruto dai sigilli, e i due ragazzi, a loro volta, accettarono la condizione di attendere pazientemente il momento stabilito dalla ninja bionda per ribellarsi.

Dopo un tratto di cammino, si accorsero che il terreno sotto i loro piedi stava cambiando.
Non era più terra o roccia, ma un lastricato antico, quasi completamente inghiottito dall’erba e dalle radici degli alberi. Seguendo il sentiero, giunsero a una piccola radura, dove l’edera copriva una statua consunta dal tempo. Raffigurava una donna dai lunghi capelli, con la mano sinistra alzata a paletta, come in un gesto di protezione.

«Un antico altarino dedicato a Hime,» mormorò Kaze, osservandolo con rispetto.

«Proprio così,» confermò Toshiro, avvicinandosi. «Hagoromo, come già sapete, decise di dividere le sue reliquie, nascondendole nei luoghi che più erano cari a sua figlia.
Sapeva che le avrebbero protette con le unghie e con i denti, persino sigillando le proprie case.»

La voce dell’uomo si fece quasi solenne. «Dovevano essere custodite anche dalla stessa madre, che già allora iniziava a mostrare la sua vera faccia… e le sue vere intenzioni sugli esseri umani.»

Naruto, incuriosito, si sporse in avanti. «E cosa voleva fare, esattamente?»

Toshiro si voltò verso di lui, il volto improvvisamente duro. «È una storia troppo lunga da raccontare… e non siamo qui per una lezione sulla nascita del chakra.»

Serrò le sopracciglia, come a troncare qualsiasi ulteriore domanda. «Quel che conta è che Hagoromo temeva i suoi accoliti più… fanatici. Tenere le reliquie lontane da loro era essenziale.»

Gaara incrociò le braccia, lo sguardo freddo. «Aveva intuito che, prima o poi, quella venerazione cieca si sarebbe trasformata in smania di potere.
E che qualcuno avrebbe tentato di usarle per dominare… invece di limitarsi a onorarle.»

Il tono era accusatorio, e il modo in cui fissava Toshiro non lasciava dubbi su chi fosse il bersaglio delle sue parole.

«Hime era la nostra Dea reincarnata in forma mortale!» esclamò Toshiro, con un fervore quasi fanatico negli occhi.

«Grazie ai suoi prodigi, queste terre hanno prosperato. Il suo dono non era rivolto solo all’uomo, ma alla terra stessa. La natura del suo chakra era intimamente connessa alla natura, molto più di quanto qualsiasi ninja ordinario possa concepire.
Si potrebbe persino definirlo una proto-abilità dell’arte eremitica.»

La sua voce si fece sempre più appassionata, mentre gesticolava con enfasi.
«Fu grazie alla fonte che ella stessa purificò che comparvero persino animali in grado di parlare, creature la cui mente si sviluppò tanto da padroneggiare antiche tecniche proibite, riservate a pochissimi.
Ebbene,»
proseguì, alzando lo sguardo verso la statua di Hime, «sapendo che i suoi doni esistono ancora oggi, ditemi… perché dovremmo limitarci a venerarli come reliquie, quando possiamo continuare la sua opera?»

Naruto serrò i pugni, scosso da quelle parole. «Io non credo proprio che Hime avrebbe voluto che i suoi prodigi finissero nelle mani di chi riduce in schiavitù i propri sottoposti e li priva delle loro emozioni!» ribatté con rabbia.

Toshiro scosse il capo, quasi con commiserazione. «Ragazzo della Volpe a Nove Code… sei solo uno sbarbatello pieno di ideali, ma ancora troppo giovane per capire come gira veramente il mondo.»
La sua voce si abbassò, diventando tagliente come una lama. «E lo stesso vale per il tuo amico qui presente.»

Poi aprì il palmo destro, come se stesse mostrando loro una verità indiscutibile.
**«Ascoltatemi bene. In questo mondo, chiunque ottenga anche un minimo di potere farà di tutto per conservarlo… e per usarlo contro chi gli sta sotto. È un ciclo infinito: tu mi fai un torto, io te lo restituisco doppio. Così è sempre stato, e così sempre sarà.
Sì, da fuori può sembrare crudele, ma se si erigerà una forza superiore, incontestabile, allora — e solo allora — sarà possibile dire finalmente la parola pace.»**

Fece una pausa, i suoi occhi gelidi che brillavano di determinazione. «Sono le emozioni, dopotutto, che ci spingono a combattere, a bramare di più, a scatenare guerre.
Senza emozioni… non ci sarà nessuno che cercherà qualcosa di più. E dunque, nessuna guerra.»

Gaara incrociò le braccia, il tono calmo ma intriso di disprezzo. «E voi pensate di raggiungere questo scopo usando i cercoteri di Hime?»

Si chinò leggermente in avanti, fissandolo con intensità. «Akatsuki è già in movimento, sta catturando i cercoteri discendenti dell’Eremita delle Sei Vie.
Prima di sognare di diventare i padroni delle Sette Terre, imponendo il vostro sigillo di obbedienza al mondo, dovreste affrontare una minaccia ben più grande.
Anziché inimicarvi i villaggi, avreste dovuto cercare un’alleanza.»

Toshiro scoppiò in una risata priva di gioia, per poi fissarli con un’espressione fredda e implacabile. «Noi non ci alleiamo con chi è destinato a essere distrutto.»

Naruto e Gaara sgranarono gli occhi all’unisono.
Quelle parole non lasciavano spazio a dubbi: la Confraternita sapeva molto più di quanto avesse mai rivelato.
Ma quanto, esattamente?
E quanti segreti, intrighi e doppi giochi erano ancora celati dietro le sue mosse?

L’aria era calda e immobile, ma la vegetazione lì era meno fitta, permettendo alla luce del sole di filtrare tra i rami.
Da qualche parte, non lontano, si udiva il gorgoglio di un ruscello, un suono costante e sottile che contrastava con il silenzio quasi innaturale del bosco.

La rupe del drago si stava finalmente avvicinando e, nel petto di Naruto e Gaara, l’ansia cresceva a ogni passo.

All’improvviso, tra il fruscio delle foglie, riecheggiò una risata argentina, leggera ma inquietante, come se provenisse da più direzioni contemporaneamente.
Mizu e Kaze si arrestarono di colpo, irrigidendosi.

«Che c’è?» chiese Toshiro, aggrottando le sopracciglia.

«Io non… mh?» Kaze si voltò bruscamente, cercando con lo sguardo l’origine di quel suono.
La risata si ripeté, più vicina, facendole drizzare i peli della nuca.

Dal tronco di un albero emerse una piccola mano eterea, pallida come la nebbia.
Poi, lentamente, due occhi bianco giada si aprirono nell’ombra, seguiti da lunghi capelli dello stesso colore.
Una bambina, o forse solo l’eco di ciò che era stata, li fissava in silenzio, immobile come una statua.

Mizu trattenne il respiro e, istintivamente, ricambiò quello sguardo.
La creatura inclinò appena il capo, e in quell’istante, un bagliore verde scuro si accese nelle profondità dei suoi occhi.

Gli sguardi di Kaze e Mizu si velarono di luce: la prima con il chakra del vento, la seconda con quello dell’acqua.
Come se rispondessero a un richiamo invisibile, entrambe si voltarono lentamente nella stessa direzione, i loro volti privi di emozione.

«Che succede?!» esclamò Naruto, sentendo il cuore accelerare.

Toshiro, invece, sorrise compiaciuto.

«La risonanza.»

Si voltò verso i due giovani ninja, il tono colmo di un’euforia inquietante.
«I quattro cercoteri sono connessi… uno e quattro allo stesso tempo. L’Acqua, la Fonte, è la testa: richiama gli altri tre, li percepisce e li influenza.»

Gaara socchiuse gli occhi, mantenendo la calma. «Quindi… Mizu sta entrando in risonanza con qualcosa?»

Toshiro annuì lentamente. «E questa risonanza sta contagiando anche Kaze, che le è accanto. Sono come due corde di uno stesso strumento.»

Improvvisamente, un vortice di vento esplose attorno alle due ragazze, sollevando foglie e detriti.
Kaze, senza dire una parola, avvolse se stessa e la sorella nella spirale, i loro corpi ormai guidati solo da quella forza misteriosa.

«Dobbiamo seguirle!» ordinò Toshiro, con lo sguardo febbrile.
«Loro ci condurranno al tempio dove è nascosta la reliquia!»

Le due ragazze sfrecciavano tra gli alberi come ombre, veloci e inarrestabili. Sembrava sapessero esattamente dove andare, guidate da un antico istinto, quello delle teste del cercoterio che anelavano a riunirsi.

Toshiro, Naruto e Gaara cercavano disperatamente di restare al passo, ma non era facile.
Mentre correvano, un suono sinistro iniziò a diffondersi nel bosco: canglori metallici, il ruggito di vecchi ingranaggi che si rimettevano in moto dopo secoli di silenzio.
All’improvviso, trappole si attivarono da ogni direzione: lance che scattavano da fessure nascoste, kunai volanti che fendevano l’aria, bastoni appuntiti lanciati da piattaforme ormai consunte dal tempo.

Schivare quei colpi richiese tutta la loro concentrazione.

Per Naruto e Gaara fu una vera impresa trattenersi dal richiamare le proprie tecniche, costretti a combattere solo con agilità e riflessi per non rivelare che erano ormai totalmente liberi dalle catene che li avevano vincolati.

Toshiro, invece, si muoveva con una precisione impressionante.
Sollevava muri di terreno, deviava attacchi, sfruttava ogni minimo appiglio.
Nonostante l’età e la sua posizione di leader, dimostrava di non aver guadagnato quel ruolo per caso: era un guerriero temprato fin dalla nascita nelle più spietate arti ninja, uno dei pochissimi ad aver raggiunto i cinquant’anni nella Confraternita, dove la sopravvivenza era un privilegio raro.

La forza portante dell’Ennacoda non poteva permettersi di cadere vittima di trappole così banali.
La sua sopravvivenza era essenziale per il compimento dello scopo finale, e per questo Toshiro si impegnava a proteggere anche Naruto e Gaara, trascinandoli fuori dai pericoli quando necessario.

Poi, all’improvviso, la fitta boscaglia si aprì.
Davanti a loro si stendeva ciò che restava di un antico villaggio.
Case di pietra ridotte a ruderi, il pozzo centrale della piazza crollato e sommerso dalla vegetazione, scalinate di cui rimanevano solo le scanalature scavate dal tempo.

Un luogo che parlava di vite vissute secoli prima, di storie ormai dimenticate e custodite dai boschi.
Per l’antica Otsutsuki quei posti erano sacri, e l’affetto era ricambiato: tra le rovine si potevano ancora intravedere statue e statuette che un tempo la veneravano, ormai spezzate e consumate.

Ma neppure lì le gemelle rallentarono.
Scivolarono tra le macerie come guidate da una forza invisibile, lasciando solo una scia di vento e foglie smosse.

Naruto, Gaara e Toshiro ansimavano, i polmoni in fiamme, ma se avessero rallentato anche solo di un istante le avrebbero perse di vista.

Infine giunsero alla grande roccia dalla forma di drago, luogo che dava il nome alla rupe.
Da una fenditura tra le sue “fauci” sgorgava un fiume basso e placido, che scorreva come un ruscello ma dal letto sorprendentemente largo.

L’acqua era pura e cristallina, così limpida da permettere di vedere avannotti e girini guizzare tra le pietre levigate. Era un luogo vivo, un piccolo rifugio sicuro per creature fragili che si affacciavano per la prima volta sul vasto mondo.

Fu quasi un peccato dover calpestare quella purezza, ma le due ragazze non avevano rallentato la loro corsa e si stavano già dirigendo verso l’altra sponda.
Naruto, Gaara e Toshiro le seguirono senza esitazione: i loro sandali cigolavano a ogni passo nell’acqua gelida, e, una volta usciti, erba e fango si appiccicavano fastidiosamente alle piante dei piedi. Ma neanche quel disagio riuscì a frenare la loro corsa.

Davanti a Mizu e Kaze, continuava a materializzarsi la figura eterea di una bambina dai lunghi capelli bianchi e dagli occhi illuminati di un verde intenso.
Correva leggera, quasi danzando, e di tanto in tanto si voltava verso di loro con un sorriso innocente, come a incoraggiarle a seguirla.
Le stava guidando verso il tempio. Loro, che erano parte di lei, erano accolte come figlie predilette.
Finalmente, il serpente della terra stava per ricongiungersi alle sue sorelle.

Nelle loro menti iniziò a risuonare un antico canto, in una lingua ormai perduta.
La melodia era gioiosa, colma di amore e di calore, ma anche stranamente familiare.
Quelle note, pur mai udite prima, riecheggiavano come un ricordo sopito: la voce della loro madre quando, da bambine, cantava loro una ninna nanna per farle addormentare.
Tre piccole anime che allora non conoscevano il male, il cui mondo era solo il sorriso e l’abbraccio materno.

Quel fragile equilibrio si era spezzato al compimento dei sei anni.

«Non abbiate paura. Non è colpa vostra. Non lo sarà mai. Non è colpa tua… Eilin.»

Le parole echeggiarono nella mente di Mizu come un sussurro caldo e straziante, costringendola a rallentare.

Quando riacquistò la propria volontà, si accorse di essere ferma di fronte a un’enorme porta di pietra, ricoperta di edera.
Al suo fianco, Kaze osservava l’entrata con sguardo aggrottato, il respiro ancora affannoso.
Entrambe capirono che quel luogo non era solo una meta… ma anche un ricordo sepolto che stava per tornare a galla.

«Accidenti, finalmente si sono fermate!» esclamò Naruto, con il cuore che gli martellava nel petto.

«Ci siamo. L’entrata al tempio della reliquia della terra. È proprio qui, davanti ai nostri occhi!»

«Questa è l’entrata?» chiese Naruto, inclinando la testa di lato e poggiandosi il mento sulla mano.

«A me sembra solo una scanalatura nella roccia. Credevo sarebbe stato qualcosa di più… solenne. Se fossimo entrati nella testa del drago, sarebbe stato più figo.»

«Secondo te un “tempio nascosto” ha l’aspetto di “eccomi, sono qui in bella vista”?» rispose Kaze, alzando un sopracciglio.

Naruto si chiese per un attimo se Kze non fosse segretamente complice di Sakura, per farlo sentire scemo in sua assenza.

«Smettetela di fare i bambini e avvicinatevi tutti», intervenne Toshiro, intento a esaminare la parete.
Passò i palmi lungo la pietra finché non si fermò su una particolare incisione.

Un sorriso gli illuminò il volto. «Ci siamo. Ecco il sigillo dell’Eremita delle Sei Vie. Solo qualcuno con il suo stesso chakra può attivarlo e aprire l’antica porta.»

Si voltò verso Naruto, che incrociò le braccia, contrariato.

«Non ci penso neanche per idea. Dopo tutto quello che ci ha detto e fatto, pensa davvero che continuerò a collaborare?»

«Perciò ora non ti interessa più delle ragazze? Vuoi metterle in pericolo pur di portare avanti i tuoi piani?»

«Non ho detto che le ucciderò… ma se necessario, le metterò K.O.!»

«Molto bene. Mizu.»

La ragazza scattò dietro Gaara e, in una rapida sequenza, gli portò indietro un braccio con il suo, mentre con l’altra mano gli puntò un kunai alla gola.

«Ora tocca il sigillo o il tuo amico farà una brutta fine», disse Toshiro con un sorriso maligno, convinto di avere la situazione sotto controllo.

Naruto, incredibilmente, continuava a rifiutarsi.

«Bene, scoprirai che le mie minacce non sono vuote. Mizu… uccidilo!»

Mizu premette la punta del kunai sul collo di Gaara, ma subito notò un ostacolo: la sabbia gli impediva di affondare.

Poi, all’improvviso, una lingua di sabbia spinse via la ragazza, del tutto colta alla sprovvista.

«Ma che cosa…?» Lo sguardo di Toshiro si fece paonazzo.
Fissò Gaara, poi ruotò verso Kaze, che lo fissava con determinazione. «Che significa tutto questo?»

«Significa che i tuoi giochi sono finiti!» esclamò Naruto. «Tecnica della moltiplicazione del corpo!»

Due copie d’ombra apparvero all’improvviso e, assieme all’originale, si lanciarono contro Toshiro.
Quando lo colpirono, tuttavia, in una nuvoletta di fumo spuntò un tronco: l’uomo si era sostituito appena in tempo, nascondendosi nella boscaglia circostante.

«Mizu, attacca i ragazzi e quella traditrice di tua sorella!» urlò, la voce proveniente da una direzione indefinita.

La ninja dai capelli corvini non si fece ripetere l’ordine.
I suoi occhi si illuminarono di blu e l’acqua del fiume alle loro spalle cominciò a ribollire, sollevandosi in colonne vorticosamente.

Proiettili d’acqua furono lanciati a grande velocità.
Ora, vicino al suo elemento naturale, Mizu non era più svantaggiata come contro il golem, e Naruto e Gaara non poterono fare a meno di ricordare quella volta in cui avevano affrontato la sua copia…

«Avreste dovuto aspettare il mio segnale…» borbottò Kaze, il volto teso.

«Dovresti conoscermi, sai che sono impulsivo e che non so seguire le regole della squadra!» esclamò Naruto, con un sorriso entusiasta.

«E io sono il Kazekage. Non prendo ordini da nessuno!» aggiunse Gaara, incredibilmente spavaldo per la sua indole solitamente pacata e seria.

Gli occhi di Kaze si illuminarono di giallo, e un vortice di vento la avvolse. «Sorella… non voglio combattere contro di te.»

«Sei una traditrice! Non sei degna del tuo nome!» rispose Mizu, a denti stretti.
L’acqua attorno a lei cominciò a ribollire e, al suo fianco, emersero altre due copie, eguagliando il numero dei suoi avversari.

Kaze scagliò una folata di vento, ma fu intercettata da una colonna d’acqua che esplose in spruzzi ovunque.
Le fronde degli alberi venivano scosse con violenza, rami e foglie volavano in tutte le direzioni.

Gaara, evocando una lingua di sabbia dal terreno sminuzzato col suo chakra, tentò di colpire una delle copie, ma questa reagì richiamando un getto d’acqua che si frappose.
I due elementi si mescolarono, annullandosi a vicenda; il fango che ne derivò cadde pesantemente a terra.

Naruto corse verso l’altra copia, la mano destra avvolta da un Rasengan vorticante. L’attacco colpì il bersaglio, perforandole il petto, ma la copia si liquefò istantaneamente, permettendo a Naruto di attraversarla. Prima che potesse reagire, la copia si ricompose dietro di lui e, con un rapido gesto, gli scagliò una palla d’acqua che lo fece volare via, facendolo atterrare pesantemente a terra.

Kaze sguainò il suo bastone e si lanciò verso la sorella originale. Con maestria lo agitò, cercando di colpirla, ma Mizu era altrettanto abile e veloce. Cresciute insieme, conosceva perfettamente ogni mossa della gemella.

Era chiaro che lo scontro sarebbe stato lungo e dispendioso, un ostacolo che Toshiro non aveva tempo di tollerare. Aveva un accordo in scadenza e queste schermaglie erano solo un impiccio.

«Sigillo di ubbidienza…» sussurrò, nascosto tra le rocce, componendo il sigillo della capra. Era certo che così Kaze sarebbe stata fermata, portata sull’orlo della resa. Non avrebbe avuto scampo da quella morsa che lui stesso le aveva impiantato dieci anni prima, quando era entrata nell’ordine, come aveva fatto con le sue sorelle.

Eppure, nulla accadde. Non percepiva alcun segnale, il sigillo non reagiva, e Kaze continuava a lottare, più agguerrita che mai.

«Perché… perché non funziona?» borbottò, visibilmente frustato.

Poi un lampo di lucidità attraversò la sua mente. Kojama aveva parlato del sigillo a degli sconosciuti. L’uomo più vicino alle ragazze, il loro padrino: un Uzumaki di discendenza, ninja medico, esperto di sigilli.

«Non mi dire che…»

Mizu continuava a combattere come una leonessa, adempiendo al suo dovere senza risparmiarsi. Anche da sola, con al massimo due copie, creava non pochi problemi ai tre avversari. Le sue mosse erano rapide, precise, degne di colei che non era solo la “testa” del Cercoterio di Hime, ma anche capo squadra delle Shinigami.

Kaze era al suo fianco, ma le sue tecniche erano per lo più difensive o di supporto, non attacchi diretti. La quantità di chakra e la forza di Mizu erano di gran lunga superiori, rendendo ogni intervento della sorella secondaria utile ma insufficiente.

Anche Gaara non aveva dimenticato la volta in cui Mizu lo aveva attaccato da bambini, benché inesperti. La sua maestria con l’elemento dell’acqua, anche in un luogo che le era sfavorevole, era evidente sin da allora.

Nessuno dei tre voleva realmente ferirla, ma Mizu era addestrata per uccidere, e l’unico che doveva rimanere vivo era Naruto, almeno il tempo necessario per aprire la porta di pietra.

Era in una posizione di vantaggio, quando improvvisamente si bloccò e le copie esplosero. Si portò le mani alle tempie e cadde in ginocchio. Il respiro divenne pesante, gli occhi si muovevano frenetici da tutte le parti, e cominciò a sanguinare dalla bocca, dagli occhi, dalle orecchie.

«Sono una servitrice delle ombre, sono una servitrice delle ombre, sono una servitrice delle ombre…»

I suoi avversari si fermarono, allarmati e spiazzati.

«Perché le ha attivato il sigillo di ubbidienza! Stava facendo il suo dovere!» Esclamò Naruto, mentre Kaze gli sfilò accanto, agitandogli le ciocche dei capelli.

La ninja dai capelli biondi si mise al fianco di Mizu e cercò di arrestare l’emorragia, ma a un certo punto anche lei si fermò, portandosi le mani alla testa. Il demone di Mizu, nel tentativo di opporsi al male che la stava assalendo, stava influenzando anche la sorella, che lottava per non perdere il controllo di sé stessa.

Acqua e vento si agitavano furiosamente e l’oasi di pace intorno a loro si trasformò in un luogo caotico e pericoloso. Gli alberi venivano scossi da folate impetuose, l’acqua del fiume turbinava con violenza e la sua potenza travolgente uccise persino le piccole creature che vi abitavano.

Due elementi che danno la vita, acqua e vento, stavano mostrando la loro faccia più feroce, un lato distruttivo capace di ribaltare qualsiasi equilibrio.

Gaara creò una cupola di sabbia attorno a sé e a Naruto, ma il vento era così impetuoso da rendere difficile mantenere la tecnica.

«Toshiro, dove sei? Stai sabotando il tuo stesso piano! Libera Mizu!» urlò Gaara, cercando di proteggere l’amico.

«È colpa della sorella. Neanche i sigilli di autodistruzione vi ha più impiantato» rispose Toshiro, la voce proveniente da un punto nascosto. «Volevo far esplodere Gaara, ma prima scopro che il sigillo di ubbidienza in Kaze non funziona… e voi siete completamente liberi!»

Kaze li aveva aiutati fin dal principio. Qualunque fosse stato il suo piano, certo non era sostenere l’uomo. Apprendere che il sigillo era inattivo mise Naruto in uno stato di incredulità e imbarazzo.

«Ma allora quel bacio...!» esclamò, diventando rosso in viso.

Gaara, ignaro di tutto, non comprese la reazione dell’amico. La sua attenzione era tutta rivolta a Mizu, che lottava per resistere alla pressione nel cranio.

«Se non volete aiutarmi, preferisco farvi fuori qui e subito» borbottò Toshiro, come se volesse giocare il tutto per tutto. «Naruto, attiva il sigillo o tra poco vedrete la testa di Mizu implodere.»

Il Kazekage tentò di sondare il terreno con la mente: rocce, terra, ogni granello gli avrebbe comunicato la presenza dell'uomo nascosto. Ma vento e acqua imperversavano, rendendo impossibile la concentrazione.

Mizu era allo stremo. Kaze, nonostante il demone interno la spingesse a scatenarsi, faceva del suo meglio per proteggere la sorella. Entrambe avevano ora canini simili a quelli di un serpente, e i loro occhi lampeggiavano tra il normale e il bagliore dei serpenti.

A un certo punto Naruto la notò: una lacrima scivolava sul viso di Kaze, insieme a un’ondata di ricordi — abbracci, momenti condivisi nel subconscio che appartenevano solo a loro due. Il suo sorriso, i suoi occhi, la malinconia nascosta… il desiderio di vivere come un essere umano qualunque.

«Naruto, dove stai andando?» chiese Gaara, preoccupato, mentre l’amico correva verso la parete di roccia.

Con frenesia, Naruto staccò l’edera, scoprendo finalmente il sigillo di cui Toshiro parlava: un occhio con cerchi concentrici. Ci poggiò il palmo sopra e fece fluire un po’ del chakra della Volpe.

Improvvisamente un rombo proveniente dal sottosuolo, un lieve terremoto, si unì al caos già in corso attorno a loro.

Il portale si aprì, lento ma inesorabile, rivelando al suo interno un’enorme caverna. L’aria che si riversò prepotente lo sospinse in avanti.

«Wow» sussurrò Naruto, sgranando gli occhi.

Di fronte a sé si stagliava una statua di un grosso serpente, austero e imponente, alto almeno venti metri. Ai suoi piedi, statue di servitori a grandezza naturale sorreggevano vassoi di pietra, come se stessero offrendo un tributo. Un menhir con antiche incisioni si trovava davanti alla statua principale.

Il sito era intatto, preservato dall’isolamento totale. Eppure il luogo non si limitava alla statua: cunicoli secondari si aprivano verso stanze ancora ignote, celando misteri che avrebbero atteso la loro curiosità.

Il sigillo non aveva solo aperto la porta: il tempio stesso sembrava tornato a nuova vita. Bracieri secolari si accesero, creando giochi di luci e ombre sulla statua del serpente, che ora appariva ancora più sinistra e minacciosa.

«Ho fatto quello che volevi, ora smettila con il tuo supplizio!» urlò Naruto, cercando Toshiro nell’ombra.

«Molto bene, hai fatto esattamente ciò che desideravo, bravo!» rispose Toshiro, emergendo finalmente dallo stesso masso da cui sembrava essere nato. Dovette sorreggersi con una mano per mantenere l’equilibrio, mentre il vento vorticoso provocato da Kaze, ormai sull’orlo di perdere il controllo, sferzava tutto intorno.

«Kai!» pronunciò Toshiro, componendo il sigillo della capra. L’agonia di Mizu cessò immediatamente.

Il corpo della ragazza tremava ancora, lo sguardo paonazzo, e la sua cantilena sulla fedeltà verso le ombre si era finalmente interrotta. Il cranio non subiva più la pressione, ma gli effetti collaterali di quel trauma erano devastanti.

Acqua e vento smisero finalmente di agitarsi, lasciando attorno a sé uno scenario distrutto. Quel luogo segreto e intatto da secoli era stato devastato dagli elementi, testimone della potenza dei due Cercoteri.

Gli occhi di Kaze tornarono normali. Tirò un sospiro di sollievo, frastornata ma vigile. Grazie alle sue abilità, già al suo interno stava riequilibrando chakra, mente e spirito, preparandosi per il prossimo passo.

«Sorella, come stai?» chiese Kaze, con tono apprensivo, passandole le mani sulle spalle per aiutarla a raddrizzarsi.

Mizu, il viso adombrato dalla frangia, inizialmente non rispose. Ma appena raddrizzò la schiena, dal palmo della sua mano partì una sfera d’acqua che colpì Kaze in pieno. I suoi occhi erano ancora di un azzurro brillante, l’espressione furente. «Traditrice!»

Kaze venne sbalzata all’indietro e la nuca sbatté con forza contro una roccia. Schizzi di sangue si sparsero lungo la superficie chiara, ma la ragazza non subì danni letali grazie alla sua innata resistenza.

«Pazzesco, dopo quello che Toshiro ti ha fatto!» esclamò Naruto, tra sorpresa e indignazione.

«È questa la fedeltà di un sottoposto» disse Toshiro, trionfante.

«No, questo è il frutto di anni di lavaggio del cervello!» urlò Gaara, furioso, dirigendo immediatamente una lingua di sabbia verso l’uomo.

L’attacco venne intercettato da Mizu, appena rimessasi in piedi. Nella mano destra teneva un blister di pillole di chakra: due scomparti erano vuoti. Il suo corpo era avvolto da un’aura blu che fluttuava come spruzzi d’acqua.

Gaara la guardò con un misto di sconcerto e incredulità. La ragazza che aveva sempre considerato un’amica era diventata una forza implacabile. «Ti fermerò… anche se dovrò ucciderti», disse, ma le parole gli pesavano come macigni sul cuore.

«Non è più quella ragazzina inesperta che anni fa venne inviata per ucciderti», disse Toshiro con malignità.

«Ti ricordo che anche io ho percorso una strada diversa da allora», replicò Gaara, caricando a sua volta il chakra.

«Tecnica superiore della moltiplicazione!» esclamò Naruto, pronto a intervenire. Non avrebbe restato a guardare: mentre Gaara si scontrava con Mizu e Kaze si riprendeva dal colpo, lui si sarebbe concentrato su Toshiro. Anche con il tempio ormai aperto, la possibilità di fermare tutto ciò era ancora viva.

Il ninja, nonostante avesse più del doppio degli anni di Naruto, era agile e dotato di riflessi eccezionali, sia nelle arti marziali che in quelle magiche. Le copie cercarono di fermarlo, ma alcune vennero eliminate, scomparendo in sbuffi di fumo.

Nuovamente, Toshiro riuscì a ottenere una posizione di vantaggio, salendo in cima a un gruppo di rocce della parete del monte del drago. Con rapidità, portò le mani dietro la schiena ed estrasse dalle scarselle due rotoli.
«Lo avrete capito: noi ninja della notte siamo letali quando le nostre missioni richiedono furtività e l’ombra è nostra alleata. Ma sappiamo farci valere anche in campo aperto, se l’occasione lo richiede», disse con un sorriso euforico, mentre apriva i rotoli con un gesto fluido, mostrando dipinti pieni di sigilli. «Non ci credete? Guardate allora!»

L’aria si riempì di fumo e scoppi; ciò che evocava erano molteplici figure, o meglio… molte persone.
Figure vestite interamente di nero, da cui si intravedevano solo gli occhi, armi alla mano. Seri, precisi, letali. Ninja d’élite, forgiati da secoli di allenamento, missioni al limite e privi di scrupoli. Macchine da guerra nate per un solo scopo.
Venivano evocati almeno cinquanta ninja della Confraternita delle Ombre, pronti a intervenire al richiamo del loro capostipite. Ognuno eccelleva in qualcosa: ninjutsu, taijutsu o genjutsu.

Naruto e Gaara si ritrovarono improvvisamente circondati, ma questo non li scoraggiò.
Naruto evocò immediatamente decine di copie di sé stesso, ognuna con un rasengan pronto a colpire. Le copie attaccarono senza esitazione, ma gli avversari erano duri a morire: molte furono distrutte e quelle sopravvissute non riuscirono nemmeno a graffiarle.

Gaara provò a reagire, catturando alcuni nemici e rinchiudendoli in una morsa di sabbia per preparare il suo «funerale del deserto». Non aveva però fatto i conti con Mizu, che reclamava il ruolo di sfidante: con getti d’acqua precisi e potenti, sciolse la sabbia prima che la morsa potesse uccidere i suoi compagni.

Non era facile per nessuno dei due. Nessuno dei due voleva uccidere; soprattutto Naruto, per cui togliere la vita non era affatto nella sua natura. Eppure davanti a sé si trovava di fronte a persone prive di scrupoli, capaci di ridurlo in pezzi senza esitazione.

“Non puoi fermare tutti limitandoti a parlare con loro. Molti di loro uccidono solo per il gusto di farlo. Non puoi salvarli tutti.” Non erano esattamente le parole che Kaze aveva pronunciato, ma il senso era quello.

Il cuore di Naruto batteva all’impazzata: adrenalina pura, certo, ma anche confusione e timore. Avrebbe dovuto uccidere per sopravvivere? Questa volta?

Mentre i pensieri si affollavano nella sua mente, non si accorse che uno dei nemici aveva individuato l’originale e stava per recidergli la testa.
La testa che perse… fu quella del nemico.
Naruto vide solo una folata di vento e occhi gialli, prima di rendersi conto che Kaze aveva attraversato metri di distanza in un istante. Con un colpo secco del suo bastone, aveva staccato la testa del nemico per proteggere il ninja della Foglia.

«Non permetterò a nessuno di farti del male», disse, a denti stretti, con un’espressione fiammeggiante.

Toshiro, ancora in cima alle rocce, osservava la scena con disprezzo e freddezza assoluti. «Ti sei ripresa, ragazzina… dimmi allora, da quanto tempo complotti con Kojama alle nostre spalle?»

«Complotto? No, missione di salvataggio!» rispose Kaze, librandosi in aria fino a raggiungere l’altezza di Toshiro, fissandolo dritto negli occhi. «È da quando ho otto anni che non sono più afflitta da alcun sigillo. Il maestro mi ha liberata, affinché un giorno potessi salvare le mie sorelle e i miei compagni!»

Toshiro strabuzzò gli occhi. «Otto anni… libera dai sigilli di costrizione? Ma tutti i controlli…»
Poi un lampo attraversò la sua mente: i controlli. Kojama, il fedelissimo del sigillo dell’ubbidienza, la sua persona di fiducia.

Kaze strinse i pugni. «Ho dovuto aspettare anni, agire nell’ombra, resistere a ogni missione, sopprimere me stessa. Solo per diventare più forte. Diventare abbastanza forte. E ora, che la reliquia della Terra è stata trovata, non potevo più attendere. Ora che ho scoperto che la Confraternita si è alleata con Akatsuki, devo porre fine alla sua ascesa e a quella degli altri capostipiti. Basta.»

Gaara e Naruto rimasero sbalorditi. La Confraternita delle Ombre si era alleata persino con il nemico più temuto, quello che minacciava le sette terre?
Non solo i Cercoteri dell’Eremita delle Sei Vie della Trasmigrazione, ma anche quelli di Hime sarebbero potuti cadere sotto il loro controllo. Chi mai avrebbe potuto fermare una simile potenza?

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