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← La leggenda di Hime: la reliquia della Terra

Creato il 13/07/2026, 19:56 · Aggiornato il 13/07/2026, 19:56

Capitolo 15: Non voglio tornare tra gli abissi

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoCompleta

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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La squadra di Yamato non aveva avuto sosta. Per macinare i chilometri che li separavano dal gruppo di Toshiro, si era concessa poche soste.

Il più provato era il capitano stesso, che oltre a correre doveva mantenere l’evocazione dei Ninken, i quali erano sulla buona strada, senza più tentativi da parte dei nemici di nascondersi.

«Maestro, se vuoi, posso stipulare io il patto con questi pelosetti: ho molto più chakra di lei» disse Tailin, sorridendo a trentadue denti.

«Non stipulerei mai un patto con te, neanche se fossi l’ultima evocatrice rimasta!» abbaiò Pakkun, contrariato.

«Ce l’hai proprio con me, vero?»

«Non potrei mai perdonare qualcuno che aggredisce un animale come hai fatto tu. Anche se siamo ninja e rischiamo la vita ogni giorno.»

Pakkun alzò un sopracciglio, notando che la ragazza non replicava, e si voltò appena.

Tailin assunse un’aria seria, come se un lampo di pensieri le attraversasse la mente in quell’istante.

Il suono assordante della cascata arrivò presto alle loro orecchie.

«Non possono essere passati da queste parti» commentò Sakura, titubante.

Tailin avanzò fino al bordo e si piegò su un ginocchio, passando la mano su alcuni ciottoli e odorando l’aria.
«È una traccia flebile, ma qui è stato evocato un ninjutsu potente. Non può che trattarsi di Mizu: ne riconosco l’odore.»

«Hei, che fai, mi rubi il mestiere, rossa?» le disse Pakkun, sollevando la zampetta destra.

«Prego, avvicinati te al bordo o uno dei tuoi amici».

Il cagnolino allungò il collo, ma non protestò ulteriormente quando comprese quanto il bordo fosse instabile e la forza della cascata così dirompente.

«Dici quindi che sono passati da qui?» chiese Yamato, avanzando pensieroso.

«Non c’è alcun dubbio, ma è strano che mia sorella non mi abbia lasciato un marcatore di chakra per confermarmelo. Non vorrei che qualcosa le abbia impedito di farlo o glielo abbia fatto dimenticare».

«Che genere di "qualcosa"?» chiese Temari, pensierosa.

«Non credo abbiamo tempo per supposizioni. Come ho già detto, sono passati di qui. Dobbiamo raggiungere l’altra sponda.»

«E in questo caso temo di essere l’unica opzione» sospirò Yamato, già pronto a prepararsi a costruire un ponte di legno.

«Maestro, prenda una pillola di chakra» disse Sakura, avvicinandosi all'uomo con la sua scorta.

Alla vista di quelle palline nere, Temari e Kankuro fecero un passo indietro, poi un altro. Il sapore forte che ricordavano dell’altro giorno sembrava risalire improvvisamente nelle loro bocche, come se le stessero mangiando in quel momento. Anche Yamato esitò, ricordando i tempi in cui Naruto le utilizzava per allenarsi alla cascata di Konoha per sviluppare il suo rasen-shuriken.

«Vuole provare le mie?» chiese Tailin, offrendo il suo blister. «Non dubito che quelle di Sakura siano altrettanto efficaci, ma queste sono state sviluppate dai nostri ninja medici per noi sorelle, per colmare l’enorme consumo di chakra delle nostre tecniche. L’effetto è immediato, eccellente.»

L’uomo della Foglia avrebbe potuto rifiutare, se non fosse che l’alternativa era assumere le pillole di Sakura. Decise quindi di dare una possibilità alla ninja dai capelli rossi.

La pallina non sembrava poi così diversa da quelle di Sakura. La passò tra le dita, poi la portò alla bocca. Non appena la inghiottì, dovette piegarsi sulle ginocchia, travolto da un’improvvisa scarica di energia. Il suo chakra si ricaricò immediatamente, diventando persino visibile ad occhio nudo. Non si sentiva male, anzi: mai si era sentito meglio in vita sua. Lo choc di quella ricarica improvvisa lo lasciò però completamente spiazzato.

Nel blister di Tailin rimanevano quattro pillole su cinque, e il capitano non poté fare a meno di immaginare che, se la ragazza fosse stata ancora loro nemica, con una scorta del genere avrebbero esaurito le energie ben prima di scendere a tre. E da quanto ricordava, anche senza, aveva dato loro un bel filo da torcere.

«Accidenti, i vostri ninja medici sono davvero incredibili. Hanno sintetizzato delle formule che immagino che nessuno dei villaggi sia a conoscenza» disse Sakura, anche lei rimasta stupita, come tutti gli altri del resto.

«Credo di sì… mia madre era un genio… almeno così mi hanno detto» rispose Tailin con tono vago, stringendosi nelle spalle.

Kojama aveva detto loro che la madre era morta poco prima che venisse applicato a lei e alle sorelle il sigillo d'obbedienza, ma non aveva spiegato come.
Certo, in quel momento non era il caso di porre certe domande, così il discorso cadde, e Yamato, rinnovato di nuova energia, fece emergere un ponte grande e robusto. Forse il migliore che gli fosse mai riuscito finora.

«Maestro, ha mai pensato di aprirsi una ditta di costruzioni?» disse Kankuro, con soddisfazione, portandosi le mani ai fianchi.
La battuta fece ridere con imbarazzo il jonin.

Raggiunta l’altra parte della sponda, trovarono immediatamente delle impronte di scarpe. Erano quasi del tutto scomparse, mischiate al fango a causa degli spruzzi della cascata, ma ancora riconoscibili.

«Questa goccia di sangue… credo sia di Gaara» disse Pakkun, odorando una macchiolina rossa finita su un ciottolo.

La notizia allarmò tutti, in particolare i fratelli. Solo Tailin non mostrò particolare preoccupazione.

«Il maestro Toshiro, appreso che ci sarebbe stato il Kazekage con voi, decise di rapirlo per utilizzarlo come merce di scambio, qualora fosse stato necessario» spiegò la ragazza.

«Certo, ciò non è garanzia di un trattamento con i guanti, a meno che non abbia fatto qualcosa per farlo infuriare…»

Improvvisamente il suo sguardo si incupì. «E se lo ha chiesto a lei… bastardo.»

Il gruppo la guardò interrogativo, comprendendo a malapena a cosa si riferisse. Tailin, senza aggiungere altro, lasciò in sospeso quella frase.

Il sole calò poco dopo e furono costretti ad accamparsi da qualche parte. La tecnica del richiamo venne annullata e, notato il monte a forma di drago, Tailin era abbastanza sicura della direzione da seguire. La kunoichi della confraternita voleva proseguire, ma i compagni non avevano la sua stessa resistenza e ben presto anche lei si accorse che le gambe le erano diventate pesanti.

All’interno della baita costruita da Yamato accesero il braciere e prepararono della zuppa.

Tailin osservava quei ninja della luce chiacchierare tra loro. Erano sì preoccupati per la sorte dei compagni, ma il loro animo appariva tranquillo, probabilmente speranzoso di aver ormai colmato abbastanza distanza da poterli finalmente raggiungere. Le loro movenze erano naturali, le espressioni sincere. Anche Sai, pur avendo un passato simile al suo, cercava di ridere e di conversare, sforzandosi di integrarsi nel gruppo.

Solo lei non riusciva a tenere il passo. Ora che aveva riacquistato le sue emozioni, era totalmente incapace di sfruttarle. Nella sua mente martellava soltanto il senso del dovere, la promessa fatta al maestro Kojama di salvare le sorelle. Si guardò il palmo della mano, dove ancora spiccava, seppur sbiadito, il kanji "libertà" che il jonin di Konoha le aveva scritto.

Si sentiva come un pesce fuor d’acqua. Cosa doveva fare ora? Doveva imparare a diventare un essere umano e comportarsi come una ragazza? Guardò Temari e Sakura: l’una più riflessiva, l’altra più esuberante, ma entrambe molto serie quando si trattava di scendere in campo a combattere. E poi? Oltre a questo, cos’altro facevano?

Sapeva solo uccidere, era questo il punto. Non aveva mai saputo fare altro per tutta la sua vita. Era ancora giovane, certo, e poteva imparare. Ma chi le avrebbe insegnato? La confraternita non l’avrebbe riaccolta e, per quanto riguardava i villaggi di Suna e Konoha…

Sentì improvvisamente freddo, nonostante il calore del braciere le accarezzasse la pelle. Lei, che era la reincarnazione del fuoco vivo, aveva freddo.

Improvvisamente il buio la avvolse. Tutto quell’entusiasmo dei suoi nuovi compagni, che nelle ore precedenti l’aveva spinta ad andare avanti, la stava abbandonando. Sapeva di non dover alimentare quei pensieri negativi, eppure più cercava di fermarli e più la sua mente si isolava, mentre il chiacchiericcio circostante diventava un’eco lontana.

Ormai non vedeva più i volti, ma esseri informi che la circondavano. Forse, una volta finito il loro interesse, le avrebbero tagliato la gola. Del resto, era stata loro nemica: se Kojama non si fosse intromesso, li avrebbe uccisi.

Come le disse Mizu anni prima, quando incontrò Gaara nel suo periodo di prigionia… «Amico»? Quelle persone erano davvero «amiche»? Ne dubitava profondamente. Nessuno vorrebbe mai avere un mostro accanto a sé.

Il cuore le batteva forte, accelerato da un turbamento che non riusciva a spiegarsi: era come se una spirale improvvisa la stesse risucchiando. Desiderava tornare allo stato sicuro di qualche ora prima, mentre attraversavano la fitta foresta. Perché ora si sentiva così oppressa da pensieri negativi?

Improvvisamente, le fiamme del braciere si alzarono, sorprendendo i ninja attorno a lei, che inevitabilmente volgono lo sguardo nella sua direzione. Non si era accorta che i suoi occhi si erano fatti rossi, e non si stupì quando notò Temari con la mano pronta verso il suo porta-kunai.
«Io non…»

Le mancava il respiro. Si alzò, barcollando verso l’uscita; essersi alzata troppo in fretta, dopo essere stata a lungo inginocchiata, la fece vacillare appena oltre l’uscio. Si riprese subito e corse via, di nuovo in direzione della cascata.

Il cuore le martellava nel petto, il chakra fumava da più parti del corpo. E allora lo sentì ridere…

Un suono che proveniva dal profondo della sua anima, una risata divertita e maligna. L’occhio iniettato di sangue di un serpente.

«Finalmente ti sei accorta di me, bambina.»

La voce aveva note femminili, ma era diabolica allo stesso tempo.

«Sì, non stai sognando: questa voce proviene dal tuo stesso animo.»

«Chi sei?»

«Io sono te. O meglio, il tuo lato demoniaco, il serpente del fuoco.»

«Non ti avevo… non ti avevo mai sentito prima.»

«Il sigillo d’obbedienza ti rendeva incapace di provare emozioni, ma il fuoco si alimenta di questo: del sangue che scorre nelle vene, del cuore che batte all’impazzata, dell’adrenalina del combattimento. Tutto ciò tu non l’hai mai vissuto, ed ora ti travolge come un’onda» rispose la voce, intrisa di amarezza. «Ma ora Kojama ha liberato la tua mente dalle catene. Oh povero… voleva solo il tuo bene, voleva farti diventare un essere umano, ma il suo amore paterno per te e le tue sorelle lo ha accecato. Tu e le tue gemelle non lo siete mai state. Voi vi siete fuse al demone serpente, non impiantato, ma fuso nel DNA. Un tutt’uno, proprio come avvenne con Hime Otsutsuki… ma voi non siete lei. Nel vostro sangue non scorre sangue divino. Questo significa che non avete una volontà propria. Siete solo il nostro contenitore, la nostra forma tramutata in umano, e presto sopprimerò la tua coscienza, così che rimarrà solo il demone del fuoco in questo corpo.»

Seguì un’altra risata, maligna e gutturale.

Il gruppo arrivò poco dopo.

Nella penombra della luna, che si rifletteva sugli spruzzi d’acqua, la ragazza era inginocchiata.
Lapilli di chakra fiammeggiante uscivano dal suo corpo, ormai piegato al suolo. Il palmo destro premuto contro la terra, la mano sinistra affondata nella folta chioma. Gli occhi brillavano di un rosso acceso. Tremava, respirando con affanno.

Si voltò appena a guardarli.
«Il maestro Kojama ha commesso un errore…» disse, prima di essere scossa da uno spasmo: il demone serpente stava cercando di emergere.

«Parlaci! Che ti succede?» urlò Kankuro, gli occhi spalancati. Fece per correre verso di lei, ma Yamato lo trattenne: non era il caso di avvicinarsi.

«Vuole il mio… vuole il mio corpo. Ora che provo dei sentimenti, vuole il mio corpo…»

«Chi vuole il tuo corpo?» chiese Kankuro.

«Io lo voglio!»

rispose una voce gutturale, completamente diversa da quella di poco prima, lanciando subito una lingua di fuoco in loro direzione.Se non fosse stato per l’intervento della mente di Tailin, che la fece deviare appena in tempo, Kankuro sarebbe rimasto gravemente ferito.

La ragazza strinse con tutte le sue forze, affondando le unghie nella carne.

«Maestro, cosa possiamo fare?» chiese Sakura, disperata, aggrappandosi a Yamato.

«Forse ci conviene riapplicare il sigillo, finché ancora riesce a resistere» rispose lui.

«Non se ne parla!» protestò Kankuro. «L'ho promesso al maestro Kojama… le ho promesso che l'avrei protetta e che non sarebbe stata sola in questo suo nuovo mondo».

«Ma Kankuro, se si scatena…» iniziò Temari.

«Voi non l'avete vista quella mattina, il giorno del suo risveglio…» aggiunse lui, richiamando alla mente il ricordo del momento in cui aveva aperto la porta, attratto da un trambusto particolare. L'aveva vista danzante e allegra, una fanciulla come tutte le altre, con le guance rosee e lo sguardo luminoso. No, non poteva spegnere quel sorriso e non poteva vanificare il sacrificio del maestro Kojama. Doveva esserci un’altra soluzione.

«Neanche io voglio che perda di nuovo le emozioni» disse Sai, con tono serio e deciso. «Troveremo un modo per aiutarla».

Vista la determinazione dei due ragazzi, anche Sakura, Temari e Yamato si convinsero che applicare il sigillo d’obbedienza sarebbe stata davvero l’ultima spiaggia.

Il serpente rideva, giocando a schiacciare la sua mente. Tailin cercava di resistere come meglio poteva.

«Era da secoli che non sentivo così tanta forza scorrere in me. Hime mi sopprimeva, mi voleva piegata alla sua volontà, ma io sono energia, io sono passione, sono il fuoco inarrestabile che inghiotte tutto e non lascia cenere dietro di sé. Non puoi imbrigliarmi e aspettarti che non esploda come un vulcano. I tuoi sentimenti sono così forti e intensi, il tuo animo ha fame di riappropriarsi di ciò che per dieci anni gli è stato sottratto, e tutto ciò che fai non fa che accrescere il mio potere».

«Non è giusto… io ti schiaccerò, così come Hime fece al suo tempo!» protestò la kunoichi, e dallo sforzo il sangue le colò dalle narici.

Il drago rise ancora, gutturale e crudele.
«Hime si è tolta la vita, nella speranza di portarci nella tomba con lei… ma ha commesso un grave errore. Ciò che si è portata dietro è stata solo la metà Yang, l’energia spirituale che dona vita, la luce. Lo Yin, invece, è la parte legata alle ombre. Noi siamo la metà più forte e dirompente: grazie alla nostra furia, tutto viene costantemente plasmato, distrutto e ri-assemblato. Quando prenderò il totale controllo del tuo corpo, la terra tremerà!»

«Una ninja delle ombre, non poteva che avere un demone ombra, del resto». Disse Tailin, sorridendo ma con dolore.

Lentamente provò a mettersi in piedi: era come se alle spalle avesse un grosso macigno, ma si sforzò di farlo. Il respiro era profondo e affannoso.

Guardò i ninja della luce e sorrise.
«Per dieci anni ho nuotato in acque oscure, vedevo il mio corpo muoversi ma non era il mio; le mie mani, il mio volto, tingersi di rosso, guardare i miei compagni soccombere e non poter provare niente. Uccidere il mio maestro sotto le lingue delle tue fiamme e non provare niente. Vedere il corpo di mia madre trafitto e non provare niente». Disse, con tono stanco ma determinato. «Ora sono emersa da quelle acque, e i raggi del sole hanno colpito il mio viso; una mano mi è stata tesa. La libertà. La libertà di essere finalmente me stessa. E tu vuoi portarmela via sul nascere?»

Il capitano Yamato fece disporre tutti a semicerchio.

«Ebbene, io non sono mai stato un tipo molto intelligente. Credo che tutta l’intelligenza sia defluita nel corpo di mia sorella Kaze, ma una cosa è certa: forse c’è un motivo per cui ogni serpente ha aderito a un determinato corpo. E tu sai perché hai attecchito al mio?»

Il demone serpente non rispose.

«Perché proprio come te, anche il mio animo ora finalmente è libero! E ti dico con forza che col cazzo che ti faccio prendere il controllo del mio corpo, mi hai sentito, stupida biscia?»

Come un’energia opposta, il demone serpente iniziò a sentirsi spinto indietro. Come poteva la sola forza d’animo di Tailin avere tanto potere?

«Ragazzi, per ora ce l’ho sotto controllo, ma ho bisogno del vostro aiuto!» La sua voce si fece improvvisamente lucida e sicura.

«Tailin, dicci come possiamo aiutarti e lo faremo!» urlò il maestro Yamato.

«Maestro, come nella leggenda, anche in me il "cuore del potere" del mio demone risiede in un organo specifico. Nel mio caso sono gli occhi. Mi sigillate gli occhi!»

«Sigillare gli occhi?» chiese Kankuro. «Sei sicura?»

«Non c’è altro modo. Finché non mi riunisco al mio ordine, devo perdere la vista. Meglio quella che… che tutto ciò che sto provando.» Lacrime roventi e copiose le scorrevano sul volto. Chinò la testa di lato e mostrò un sorriso dolce, malinconico. «Io non voglio tornare negli abissi».

Il gruppo non se lo fece ripetere due volte. Yamato corse verso di lei, ma la volontà del demone serpente era altrettanto forte e aveva preso il controllo del corpo.

Tailin saltò di lato, schivando il sigillo che il jonin stava per applicarle, e appena in tempo evitò un pugno di fuoco diretto verso di sé.

«La ragazzina non vuole arrendersi e voi, "i suoi amici", la volete salvare? Mi spiace per voi… ascoltate» Si fermò un attimo, portando la mano all’orecchio. «C’è un’altra battaglia che imperversa, non molto lontana da qui… e lo sento… sento il chakra delle mie sorelle agitarsi. Esse sono più forti di me. Pensate che cosa faremo, quando saremo libere. E tra poco ci riuniremo anche al demone della terra»

«Non sottovalutare le mie sorelle, bastarda. Se ce la faccio io a tenerti testa, anche loro faranno lo stesso», protestò Tailin.

Sai le lanciò contro un leone per farla sbilanciare. Il demone serpente provò a schivare, ma Tailin rallentò il movimento e così l’animale le finì addosso. Si dissolse subito dopo, non appena il corpo della ragazza emanò chakra rovente.

Fece per alzarsi, ma dal terreno uscirono le braccia di Kuroari, che la tennero immobilizzata a terra. Provò di nuovo a usare il chakra demoniaco, ma le fiamme non attecchirono sul legno, proprio come l’altra sera, quando Kojama le spezzò il sigillo.

«Mi spiace, ma il maestro Kojama ci ha istruito bene. Ho applicato dei sigilli temporanei che rendono persino il legno ignifugo», spiegò Sakura, con il chakra ancora fumante sui polpastrelli.

Yamato incombette su di lei, poggiando entrambi i palmi sugli occhi. La ragazza emise un urlo sovrumano e gutturale. Il serpente protestava con tutta la sua forza, ma Yamato era più grosso e pesante, e Tailin, nella sua mente, più determinata che mai, lo teneva saldamente per le briglie.

Lingue di kanji fuoriuscirono e si impadronirono della sua pelle candida, addensandosi fino a formare un disegno a raggi ondulati attorno agli occhi. Le palpebre si serrarono come colla e, improvvisamente, il demone serpente tacque.

Tailin smise di respirare.

«Sakura, presto!» chiamò Yamato, allarmato.

La ninja dai capelli rosa non se lo fece ripetere due volte e iniziò subito le manovre di rianimazione.

Preso da un improvviso sconforto, Kankuro, mentre la cassa toracica di Tailin veniva compressa, staccò i fili che tenevano le braccia della marionetta, così da liberarla. Poi cadde a sedere a terra. «Si salverà… ditemi che si salverà» balbettò.

Temari si chinò al suo fianco e lo abbracciò per le spalle. «Certo che sì, quella ragazza è forte.»

Proprio come aveva detto Temari, Tailin si riprese, respirando affannosamente e tossendo. Si girò di lato e Sakura iniziò a massaggiarle la schiena, invitandola a stare comoda.

«Tailin, come ti senti?» le chiese Sai, chinandosi al suo fianco.

La ragazza sollevò il capo, ma si rese conto di non poter ricambiare lo sguardo: non ci vedeva più, i suoi occhi erano chiusi. «Io… sento che ancora prova a protestare, ma grazie a questo sigillo… sì, credo di potercela fare».

«Il maestro Kojama me lo ha insegnato, quando siamo andati alla base. Considerando che la confraternita era in combutta, credo proprio che agisse di sua iniziativa fin dal principio. Non sarà sofisticato come quello che mi ha mostrato, ma penso che possa reggere per un po'.»

«Maestro Kojama… grazie, capitano Yamato. Si vede che anche lei è un ninja d’élite» disse Tailin, sorridente.

«Non ti ho bloccato del tutto i poteri: devi poter combattere anche tu. Ma almeno in questo modo puoi attingervi senza che il demone ti dia troppi problemi».

«Avete fatto bene. Non ho intenzione di essere un peso morto in questa spedizione. Senza la vista potrei avere difficoltà a usare le armi ordinarie, ma con il chakra riuscirò a orientarmi abbastanza bene».

L’aiutarono a rialzarsi e, assicurati che non ci fosse più alcun pericolo, tornarono alla baita per godersi il meritato riposo.

Passarono un paio d’ore. La luna era ormai calata e, tra poco, il cielo si sarebbe rischiarito e gli uccellini avrebbero iniziato a cinguettare.

Kankuro aveva bisogno di andare a urinare, ma proprio mentre scavalcava i sacchi a pelo, notò che quello di Tailin era vuoto.

Il cuore gli salì in gola. Dove poteva essere andata?

Uscì dalla baita e si guardò febbrilmente attorno.

Fortunatamente, poco distante, la trovò seduta su un vecchio tronco, a godersi la fresca aria estiva.

«Sai, ora che non ci vedo più, mi sembra che gli altri miei sensi si siano amplificati».

«Come sapevi che ero qui?» chiese il ragazzo, stupito.

«Il tuo odore. Ormai l’ho imparato bene».

«Fa bene Pakkun a temere per il suo posto di lavoro!» disse Kankuro, con tono scherzoso.

«Beh…» si strinse nelle spalle. «Ti confesso che il mio maestro ogni tanto mi paragonava a un cagnolino. Forse perché tra le mie sorelle sono quella più piccola e “esuberante e scalmanata”. A volte mi diceva che se fossi stata un animale, sarei stata un cane di piccola taglia».

Kankuro se la immaginò esattamente come il maestro l’aveva descritta: un piccolo cagnolino che, abbaiando, tremava tutto. Quasi se la fece sotto a quella scena.

Non le piacque quella risata canzonatoria e allungò una mano per colpirlo, ma non si trovava esattamente dove se lo immaginava, così andò a vuoto.
Di rimando, Kankuro la prese per il polso.

«Sono qui. Certo che il maestro Kojama vi conosceva proprio bene», disse, sedendosi al suo fianco.

«Ci ha visto nascere, e dai miei ricordi lui è sempre stato accanto a noi. Ora finalmente ricordo la gioia che provavo quando veniva a trovarci… era proprio come ritrovare un papà. Ma il sigillo non gli permetteva di giocare con noi, gli faceva troppo male, e quando l’ho avuto anche io… ormai era tutto buio», sospirò con malinconia. «Avrei voluto viverlo più intensamente e invece tutto ciò che ha ottenuto da me è stata la morte».

«Ricorda ciò che ha detto. Non è stata colpa tua».

«Invece sì. Il demone ed io siamo un tutt’uno. Le sue azioni sono anche le mie… e in quel momento io lo vedevo come un traditore, e il mio dovere era abbatterlo».

Kankuro le poggiò una mano sulla spalla, costringendola a voltarsi. Tailin non poteva vedere il suo volto, ma percepiva l’intensità del suo sguardo.

«Quella era la tua vecchia te! Era Ho, la kunoichi della Confraternita delle Ombre. Tu sei Tailin, una donna libera».

«Una libertà ottenuta sulla pelle di qualcun altro».

«Ah, ma come sei testarda! Kojama ha dato volentieri la tua vita per la sua libertà e, se fosse qui, ti direbbe che rifarebbe esattamente tutto quanto. In passato lui avallava il sigillo di restrizione, e fu anche grazie a lui che tanti bambini come te subirono la privazione dei sentimenti. Questo è stato il suo gesto per redimersi: un dono prezioso di un padre a una figlia.»

«Quindi dovrei onorarlo…»

«…Vivendo! Ridendo, sognando, danzando. Una fanciulla allegra e bellissima, che deve amare con tutta sé stessa la propria vita!»

Il labbro inferiore della ragazza tremò, e di nuovo delle lacrime spuntarono da sotto le sue lunghe ciglia.

«Va bene, farò come dici», rispose infine, asciugandosi gli occhi col palmo delle mani e tirando su col naso.

«Bene, mi fa piacere», sospirò Kankuro, rasserenandosi.
Si tolse il cappuccio e iniziò a sventolarsi, improvvisamente accaldato.
Poi la guardò di nuovo, soffermandosi sui nuovi fregi che le sigillavano gli occhi.
«Ora sì che hai anche tu una bella maschera da battaglia, da guerriero di Suna.»

«Dici?» chiese lei con curiosità. «Ora faccio paura?»

Kankuro alzò un sopracciglio e si portò la mano al mento. Poi si sporse verso di lei per metterle il suo cappuccio sulla testa.

«E adesso?»

Kankuro si soffermò sul suo viso. Ora che le aveva infilato il cappuccio, sarebbe stato naturale ritirarsi, eppure non volle farlo. Sentiva il suo respiro così vicino al proprio, e il cuore gli batteva come un tamburo.

“Che altro… cosa hai provato?” La domanda che Kojama gli aveva fatto l’altro giorno gli risuonava nelle orecchie.

«No, nemmeno così mi fai paura…» sussurrò a bassa voce, poi abbassò il capo e sfiorò delicatamente le labbra di Tailin.

La ragazza sussultò per quel contatto improvviso. Non violento, né possessivo, ma gentile e incerto, come se fosse mosso da timidezza.

«Perdonami… non so cosa mi sia preso. Non ho saputo trattenermi», disse lui, ritraendosi con lo sguardo colpevole.

«Che cos’era?» le chiese lei, sorpresa eppure incuriosita.

«Quello?» Kankuro si grattò la nuca. «Credo fosse… un bacio. Oh, ma perché me lo chiedi? È già abbastanza imbarazzante così!»

«Mi è piaciuto.»

Kankuro quasi scivolò in avanti per lo stupore; le guance gli diventarono roventi. Che gli avesse attaccato qualcosa il serpente di fuoco? Temari aveva ragione: quando l’aveva morso, gli aveva trasmesso davvero qualcosa.

«D-davvero? Non avevi mai baciato nessuno prima?» chiese, anche se la risposta la conosceva già. Probabilmente non si era mai nemmeno abbracciata con le sorelle.

«Mi è piaciuta la sensazione… non so come descriverla. Qualcosa è partita dalle mie labbra e si è diffusa in tutto il corpo… fino al cuore.» Si portò le mani al petto. «Ha iniziato a battere forte.»

«Nemmeno io so come chiamarla, ma è un’emozione fortissima… e sai? È la prima volta anche per me che provo questa sensazione.»

Il vento si alzò leggero e delicato. Per un attimo ci fu silenzio tra loro, ma non era imbarazzante: era come se avessero bisogno di un momento per realizzare che, in quell’istante, le loro anime si stavano incontrando.

Lentamente, Kankuro avvicinò la mano a quella più minuta di Tailin, sfiorandole delicatamente il dorso.

In quel silenzio, i loro respiri si fecero più profondi. Stavano vivendo un qui ed ora tutto loro, sospeso nel tempo.

«Posso riprovare questa sensazione?» chiese Tailin, un po’ esitante.

Lo sguardo di Kankuro si illuminò e sorrise di gioia. «Tutte le volte che vuoi!»

Si chinò di nuovo verso di lei, e le loro labbra si unirono ancora una volta.

Quando il sole fece capolino tra i monti, Tailin si risvegliò a nuova vita.
Ora aveva perso l’uso della vista, ma era un prezzo che accettava volentieri pur di conservare questa ritrovata umanità. Grazie a Yamato, che aveva fatto in modo che potesse comunque attingere al suo chakra demoniaco senza che la volontà del Cercoterio interferisse, le percezioni sensoriali la aiutavano a orientarsi.

Certo, agilità e sicurezza di prima erano al momento compromesse, ma era solo questione di tempo e allenamento perché imparasse a gestire questa nuova condizione.

«Ieri abbiamo sentito suoni di combattimento, dite che erano Naruto e gli altri?» chiese Sakura mentre saltavano tra gli alberi.

«A meno di sorprese, stiamo andando verso uno dei villaggi proibiti e segreti. Così come avvenne per le reliquie del fuoco, del vento e dell’acqua, anche questo non sarà privo di pericoli e di trappole» spiegò Tailin.

«Ma sono passati secoli… possibile che siano ancora attive?» chiese Temari, incredula.

«Furono i fratelli di Hime a prepararle. Sì, anche a distanza di secoli, esse sono ancora attive ed efficienti. Nessuno avrebbe dovuto recuperare le reliquie della sorella.»

Improvvisamente, proprio davanti a loro, dei rami furono spezzati con violenza.

Pakkun, che guidava la fila, venne quasi travolto, se non fosse stato per la prontezza di Tailin, che lo afferrò per la collottola. Il cagnolino rimase completamente stupito.

Tra le fronde emerse il golem che la squadra Toshiro aveva affrontato la notte precedente. Aveva un solo occhio, numerosi buchi nella sua armatura e gli mancava un braccio, ma era ancora attivo e pericoloso.

«Accidenti, sembra una grossa marionetta! Chi l’avrà costruita?» esclamò Kankuro, fermandosi di colpo e tendendo un braccio per trattenere anche la sorella.

Udendo quelle parole, Tailin sorrise mostrando i denti.
«Una marionetta, dici?»
Con un rapido movimento, lanciò Pakkun all’indietro, dove Sakura lo afferrò al volo.
«Ma perché la gente continua a scagliarmi contro roba di legno!?»

Venne avvolta da un’aura di chakra rosso e rovente, tanto intensa da costringere gli altri a proteggersi.

Anche se i suoi occhi erano sigillati, la sua percezione affinata le indicava esattamente dove colpire. Avvolse il pugno destro nelle fiamme e balzò rapida verso il golem.

L’esplosione fece fuggire via tutti gli animali nei dintorni, propagandosi nell’aria e tra la vegetazione circostante.

Per il povero golem non ci fu scampo: aveva subito il colpo di grazia, e il poco chakra che ancora rimaneva nei suoi resti evaporò pochi istanti dopo.

Ora, in cima a ciò che restava del costrutto, Tailin poté finalmente percepire tutta la potenza di cui era capace. Per la prima volta poteva godersi uno scontro senza che l’entusiasmo attivasse il sigillo di costrizione. Rise di cuore, a bocca larga, con entrambi i pugni infiammati.

«Sì! Dov’è il mio prossimo avversario? Lo voglio qui, ora!»

Il gruppo, pur grato per il suo intervento, la fissò tra perplessità e disagio.
«Maestro, è sicuro di aver davvero fermato il serpente e non aver scambiato l’obiettivo?» chiese Temari, con un piccolo sorriso che tradiva un tic ironico.
Yamato rise, imbarazzato, senza sapere bene come rispondere.

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