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← La leggenda di Hime: la reliquia della Terra

Creato il 13/07/2026, 19:55 · Aggiornato il 13/07/2026, 19:56

Capitolo 14: Il guardiano della foresta

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoCompleta

Avvertenze (opera)

  • Abuso (fisico o emotivo o psicologico)
  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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«Stanno arrivando» comunicò Mizu, non appena percepì l’aura di chakra di Kaze espandersi nell’aria come un segnale.

«Alla buon’ora» sbottò Toshiro, incrociando le braccia. «Abbiamo perso un giorno intero ad aspettarli. E Ho non si vede ancora all’orizzonte.»

«Se i miei calcoli sono corretti, dovrebbe raggiungerci entro le prossime quarantotto ore» replicò Mizu con voce calma e neutra. «Potremmo attendere anche lei.»

«Non se ne parla» tagliò corto Toshiro, la fronte corrucciata. «Abbiamo un accordo, e ogni ora persa è un punto a nostro svantaggio.»

Gaara osservava la scena in silenzio. Non riusciva a capire a quale accordo si riferissero, né perché fosse così importante. Aveva provato a rivolgere qualche domanda a Mizu durante il cammino, ma lei eseguiva gli ordini di Toshiro con disciplina ferrea, senza lasciar trapelare alcuna emozione.

Intanto, a qualche chilometro di distanza, Naruto continuava a preoccuparsi per l’amico.
«Gaara… spero che stia bene. Se gli hanno fatto del male, giuro che…»

«Stai tranquillo» lo rassicurò Kaze con voce ferma. «Se Mizu era con lui, non poteva non salvarlo. È la sua priorità.»

Mentre si avvicinavano alla meta, Naruto cercò di distrarsi, ma Kaze, forse per fargli passare l’ansia, iniziò a raccontargli qualcosa che non aveva mai detto a nessuno.

«Avevo nove anni quando Mizu venne catturata. Quando finalmente riuscimmo a liberarla… non era più la stessa.»

La sua voce si incrinò appena, come una crepa invisibile.
«La confraternita… decise di cancellarle la memoria. Dissero che era l’unico modo per impedirle di ricordare quello che aveva visto e subito durante la prigionia.»

Naruto sgranò gli occhi, sconvolto. «Cancellarle la memoria?! Ma… come si può accettare una cosa del genere?»

Kaze abbassò lo sguardo. «Noi non siamo persone per loro, siamo strumenti. Persino i nostri ricordi… possono essere tolti e gettati via come se fossero niente.»

Naruto sentì un brivido corrergli lungo la schiena e comprese ancora di più quanto profonda e crudele fosse la prigione invisibile in cui Kaze e le sue sorelle erano costrette a vivere.

«Gaara, stai bene, che immenso piacere rivederti!» esclamò Naruto, appena atterrato. Si prese un momento per riprendersi dal mal d’aria: volare era stato emozionante, ma una volta sola gli era più che sufficiente.

«Naruto, anche per me è un sollievo vederti incolume. Dopo quella caduta… non sapevo cosa pensare.»

«Mi dispiace, è stata un’idea un po’ avventata per tentare la fuga. Con le mani legate e a quell’altezza, non era certo il piano migliore, eheh!»

Toshiro intervenne, la voce carica di disappunto: «A proposito di corde, Kaze, perché il prigioniero non è più legato?»

Kaze, impassibile, rispose con calma: «Per abbreviare i tempi di ritorno, è stato necessario slegarlo. Come potete vedere, maestro, ho avuto cura che non potesse tentare la fuga nonostante questo.»

Naruto annuì. «Sì, non mi ha mollato neanche per un attimo. La sua sottoposta è fin troppo efficiente.»

Toshiro si gonfiò d’orgoglio, con un sorriso appena accennato. «Noi formiamo ninja d’élite, con una percentuale di successo che sfiora il cento per cento. I nostri clienti sono sempre soddisfatti.»

"Sta cercando di vendermi un servizio?" pensò Naruto, sentendosi a disagio di fronte a quell’atteggiamento.

«Bene, ora che ci siamo riuniti, possiamo proseguire subito» decretò Toshiro.

«Eh!? Ma noi siamo appena arrivati!» protestò Naruto. «Kaze deve riposare, ha speso un sacco di chakra!»

«Le basterà una pillola di chakra» replicò Toshiro, sprezzante. «È nella norma per noi proseguire giorno e notte. Uno sforzo che voi ninja della luce probabilmente non riuscite neppure a immaginare, rammolliti come siete.»

Naruto strinse i pugni, trattenendo a stento la voglia di spaccargli la faccia. «L’ors…» stava per parlare di ciò che aveva appreso dalla mamma orsa, ma Kaze lo colpì con una gomitata rapida, facendolo tacere.
Il messaggio era chiaro: quello che avevano scoperto non doveva essere condiviso con il resto del gruppo.

Nel frattempo, le squadre di Konoha e di Suna, insieme a Tailin, avevano recuperato molto terreno grazie all’incidente della cascata.
Era stata evocata di nuovo la squadra dei cani ninja per agevolare le ricerche.

Sicuri che il gruppo di Toshiro fosse già stato sconfitto da Tailin, non c’era più motivo di nascondere le proprie tracce. Inoltre, Kaze e Mizu ne lasciavano volutamente alcune, così che la ragazza dai capelli rossi potesse seguire la via.

Quando Yamato li richiamò — dopo la cattura temporanea di Kojama, se ne erano andati — ci fu un momento di caos.
Alla vista di Tailin, i cani ninja non avevano dimenticato ciò che lei aveva fatto a Buch, e si scatenò una vera e propria “cagnara”.

Tuttavia, erano pur sempre ninja, e il dovere ebbe la meglio sul rancore.

Nonostante ciò, Pakkun non si trattenne dal rilasciare “per sbaglio” un getto di pipì, che andò a centrare in pieno il volto della ragazza mentre si muovevano tra i rami, saltando da un albero all’altro.

Tailin si asciugò lentamente il viso con il dorso della mano, senza scomporsi. Un sorriso sottile, freddo e inquietante le si disegnò sulle labbra.

«Sai che, in caso di necessità, non ho problemi a mangiare carne di cane, Pakkun?»

La voce era calma, ma nella sua espressione c’era qualcosa di sinistro.

I cani si pietrificarono all’istante e, da quel momento, si guardarono bene dal farle ulteriori dispetti.

Più tardi, Sai notò come Kankuro si fosse posizionato dietro la scia di Tailin, mantenendo costantemente la distanza giusta per sorvegliarla. Decise allora di avvicinarsi a lui.

«La stai tenendo d’occhio?» chiese, con la sua solita aria neutra.

«Già.» Kankuro abbassò la voce. «Il maestro Kojama mi ha chiesto di restare vicino alla sua pupilla.»

«Come mai hai accettato? Non gli dovevi niente.»

«Beh… ci ha salvati, no? E poi, dopo quello che ci ha raccontato, non mi dispiace accontentarlo.»

Sai lo fissò per un momento, poi, con un tono innocente, lasciò cadere:
«Quindi non la stai seguendo perché ti interessa… fisicamente. Non è che stai guardando il suo sedere, vero?»

Kankuro inciampò quasi su un ramo, diventando paonazzo. «Ma che ti viene in mente?!» sbottò, scandalizzato. «Ti devo ricordare che mi ha quasi ucciso!?»

Sai, impassibile, replicò: «Ho letto che, a volte, la vittima può sviluppare un’attrazione per il proprio carnefice.»

«Fidati, non è questo il caso!» rispose Kankuro, sdegnato.

«Capisco. Allora ho interpretato male la situazione.»

Detto questo, Sai accelerò il passo e raggiunse Tailin, mettendosi al suo fianco.

Kankuro li osservò per qualche istante, perplesso. Non riusciva a sentire di cosa stessero parlando, ma, essendo entrambi membri delle forze speciali, immaginò che avessero molte informazioni riservate da scambiarsi… forse troppe.

Temari, che aveva seguito la conversazione tra i due, non si stupì quando vide il fratello assumere un’espressione ancora più infastidita nel momento in cui Sai poggiò una mano sulla spalla di Tailin, come se fossero già complici.

«Maestro Yamato, quando li raggiungeremo…» Sakura esitò, stringendo i pugni. «…ha idea di come potremo affrontarli? Anche con Tailin dalla nostra parte, temo che non sia sufficiente per contrastare le sue sorelle.»

Il suo sguardo si fece cupo. «Abbiamo già visto con i nostri occhi cosa è in grado di fare una sola di loro: ha tenuto testa a cinque di noi senza difficoltà.»

Yamato annuì lentamente. «Comprendo bene la tua preoccupazione. Ma non possiamo permettere che la confraternita porti a termine i propri piani.»

La sua voce era ferma, ma tradiva un filo di tensione. «Ci hanno ingannati, Sakura. Hanno sfruttato la loro reputazione per farci abbassare la guardia e spingerci a fidarci cieca-mente di loro. Ora sappiamo che non c'è spazio per esitazioni.»

«Quindi qual è il piano?» domandò lei, con un misto di speranza e timore.

«Dovremo separarli.» Yamato serrò la mascella. «Affrontare più sorelle insieme sarebbe una condanna certa. Se riusciamo a isolarle, avremo qualche possibilità.»

Scosse lentamente il capo, quasi tra sé e sé. «Ma anche riuscendoci… non possiamo dare per scontato che, sconfitte, decidano automaticamente di schierarsi dalla nostra parte.»

Sakura abbassò lo sguardo, pensando a Tailin. «Tailin l’ha fatto. Non appena ha visto il maestro Kojama ridotto in quelle condizioni, ha scelto senza esitazione di aiutarci.»

Un leggero sorriso le ammorbidì l’espressione. «Per lei lui è stato come un padre… e quel legame è stato più forte di qualsiasi giuramento alla confraternita.»

Yamato le rivolse uno sguardo serio. «È vero. Ma non tutti i legami hanno la stessa forza. Non possiamo contare sulla fortuna due volte.»

La boscaglia, illuminata d’argento dalla luce della luna, sembrava animata da presenze oscure. Gli alberi, cresciuti storti e contorti come artigli, creavano un dedalo di rami che rendeva impossibile avanzare sui rami alti.
Decisero quindi di scendere a terra, procedendo in fila indiana, attenti a ogni passo.

Naruto si voltò più volte verso Kaze, pronto a intervenire se avesse dato segni di cedimento. Fortunatamente la ragazza camminava con passo saldo, senza mostrare stanchezza, anche se lui sapeva quanto chakra avesse speso per portarli fin lì.

Era stato nuovamente legato. Le corde gli segnavano i polsi, ma sotto la manica sentiva la piccola lama che Kaze gli aveva passato di nascosto: una via di fuga silenziosa, da usare solo al momento giusto.

Il silenzio era innaturale. Non si sentiva il frinire degli insetti, né il verso di animali notturni. Persino il vento sembrava trattenere il respiro.
Quel luogo aveva qualcosa di antico, più antico persino dei ruderi che avevano incontrato ai piedi del colle.

Naruto ebbe un brivido, ripensando alla caverna sul lago: anche lì l’aria era pregna di memorie dimenticate.

Forse, un tempo, in quella radura c’erano state case, mercati, scene di vita quotidiana…
Forse, tra la gente, si aggirava la leggendaria fanciulla dai capelli d’argento, portando gioia e speranza a chiunque incontrasse.
Ora di lei non restava che un’ombra nella leggenda, e la foresta sembrava un sepolcro vivente, custode di segreti che l’Eremita delle Sei Vie aveva voluto seppellire per sempre.

«Mizu, Kaze.» La voce di Toshiro ruppe il silenzio, bassa e tesa. «Percepite qualcosa?»

Le due ragazze si scambiarono uno sguardo veloce, poi scossero la testa.

Toshiro socchiuse gli occhi, visibilmente contrariato. «Come sapete, la reliquia dell’Acqua è stata la più difficile da trovare. Anni di ricerche, false piste e sacrifici. Era la “testa principale” del Cercoterio.»

Fece una breve pausa, come se stesse parlando più a sé stesso che agli altri. «Ma per le altre due… le cose sono andate diversamente. Il Cercoterio è uno e multiplo al tempo stesso: ogni parte che lo compone anela alle altre. È questa “risonanza” che ci ha guidati verso i luoghi di sepoltura. Come se la bestia demoniaca chiamasse a sé i suoi frammenti mancanti.»

Naruto serrò la mascella, sentendo crescere dentro di sé una rabbia impotente. «E allora che centro io?» domandò a denti stretti. «Se vi basta il serpente dell’Acqua per trovare l’ultimo manufatto, perché mi tenete prigioniero?»

Le sue parole si persero nel silenzio della foresta. Nessuno si voltò verso di lui, nessuno rispose.
E quel silenzio era molto più inquietante di qualsiasi minaccia pronunciata a voce alta.

Naruto e Gaara notarono che Toshiro stava osservando la mappa con crescente agitazione.
Era evidente che nemmeno lui poteva sapere quanto quel luogo fosse cambiato nel corso dei secoli.

Kaze e Naruto, invece, grazie alle indicazioni della mamma orsa, conoscevano i mutamenti avvenuti… ma scelsero di non rivelare nulla.

Un tonfo improvviso spezzò il silenzio.
Gaara era inciampato, sbilanciandosi in avanti. Naruto si chinò subito per aiutarlo, ma il compagno era illeso: non si era nemmeno sbucciato un ginocchio.
Il problema era sotto il piede.
Il terreno era ceduto rivelando un blocco di pietra quadrato, troppo regolare per essere naturale.

Un sinistro clangore metallico si diffuse nella boscaglia, seguito da un rumore cupo e profondo, come se qualcosa di antico si stesse destando dopo secoli di sonno.

Il battito cardiaco di tutti accelerò di colpo: i muscoli si tesero, pronti a scattare, mentre i sensi si affinavano all’istante.
I kunai furono estratti senza esitazione.

Naruto e Gaara vennero fatti arretrare, schiena contro schiena, mentre gli altri tre formavano un cerchio attorno a loro.

Il vento smosse lentamente le foglie, portando con sé un silenzio carico di tensione.
Mizu e Kaze si disposero in posizione, respirando profondamente per mantenere il sangue freddo.

Intanto, nel buio, i cigolii si moltiplicarono.

Clac. Clac. Criiic. Tonf.
Qualcosa di enorme stava avanzando, calpestando cespugli e radici che si spezzavano sotto il suo peso.

All’improvviso, Mizu scorse due riflessi nel buio, simili a lenti di un cannocchiale che brillavano alla luce lunare.
Poi, tra le ombre, una sagoma imponente prese forma: dalle fessure del suo corpo filtrava un bagliore di chakra azzurro.

«Aaah, capperi… e adesso quello cos’è?!» urlò Naruto, diventando paonazzo.

La creatura avanzò, rivelandosi completamente.
Era un golem, costruito principalmente in legno, rinforzato con placche e cilindri metallici.
Non aveva bocca, ma un suono gutturale e inquietante proveniva dall’interno, come se qualcosa vi fosse intrappolato.
Le giunture, rimaste ferme per secoli, si mossero con stridii metallici, rilasciando polvere e frammenti.
Alto cinque metri e largo tre, aveva una forma tozza e tondeggiante.
Sul ventre era inciso un sigillo, ma nella penombra non era possibile distinguere chiaramente di quale si trattasse. Era però evidente che quello fosse la fonte del suo movimento.

Mizu inclinò leggermente la testa, scrutandolo con occhi socchiusi.
«Ha un chakra… familiare…» mormorò, perplessa.

«Familiare?» Toshiro si voltò verso di lei, confuso. «Vuoi dire che l’hai già percepito prima?»

Kaze annuì lentamente. «Anche per me lo è.»

Una luce bianca, fredda e innaturale, emerse dal fondo degli occhi a cannocchiale del golem.
Il suono dei meccanismi interni si fece più intenso, accompagnato da sbuffi di chakra che fuoriuscivano dalle intercapedini del suo corpo.

Lo sguardo si mosse lentamente, scandagliando uno a uno i presenti, come a valutarli.

Kaze sguainò il suo bastone, caricandolo di chakra giallo che ne irrigidì la struttura fino a renderla quasi metallica.

Mizu, invece, impugnò il suo enorme shuriken, che brillò di un blu intenso, pronto a colpire.
Il terreno sotto i loro piedi vibrava, come se perfino la foresta temesse l’imminente battaglia.

Toshiro fece alcuni rapidi balzi indietro, raggiungendo un punto rialzato e sicuro da cui osservare lo scontro.

Gaara e Naruto vennero spinti dietro le due ragazze: erano solo di intralcio, almeno per ora.

«Dev’essere il guardiano di questo luogo.» commentò Toshiro, con un lampo d’entusiasmo nello sguardo. «Anche negli altri tre siti c’erano custodi simili. Questo significa che ci siamo quasi!»

Naruto deglutì, il cuore che martellava nel petto. «E… e che fine hanno fatto gli altri?» chiese con voce tremante, senza distogliere lo sguardo dal mostro.

«Sono stati tutti abbattuti.» rispose Toshiro, con un ghigno cupo. «Non senza un alto pagamento di sangue, però.»

Poi, alzando la voce, gridò: «Squadra Shinigami! Vi ordino di abbatterlo!»

«Sissignore!» risposero le due sorelle, in perfetta sincronia.

Un’aura esplose dai loro corpi: gialla e fulminea per Kaze, blu e profonda come il mare in tempesta per Mizu.
I loro occhi brillarono all’unisono mentre concentravano il chakra nei muscoli delle gambe.

Il loro scatto fu talmente veloce che Naruto e Gaara videro solo una nuvola di polvere alzarsi da terra.

Poi, due colpi simultanei rimbombarono nell’aria come tuoni, facendo tremare la foresta.
Il golem venne scaraventato all’indietro, schiantandosi contro alcuni alberi che si spezzarono come ramoscelli sotto il suo peso.

Un suono gutturale, simile a un grido di sorpresa, uscì dal suo interno.
Barcollò, afferrandosi a due tronchi con le enormi braccia di legno e metallo per stabilizzarsi, mentre dai suoi ingranaggi fuoriuscivano getti di chakra incandescenti.

Poi, la luce dei suoi occhi virò improvvisamente dal bianco al rosso cremisi.
Un urlo disumano squarciò la notte, seguito da un movimento vorticoso delle braccia.
Dalle sue giunture partirono centinaia di kunai, che si dispersero nell’aria come una pioggia letale.

Naruto sgranò gli occhi.

Quelle armi non erano arrugginite dal tempo: brillavano, affilate e lucenti, come se fossero state forgiate un istante prima.
Era come se il tempo stesso le avesse ignorate, preservandole per quel momento.

Le sorelle si prepararono a contrattaccare, mentre la foresta veniva sommersa dal frastuono dei kunai che si conficcavano ovunque.

Intervenne Kaze, facendo roteare il suo bastone e così facendo scatenò una turbina atta deviare la direzione delle armi nemiche.

«Fa attenzione, ragazzina!» esclamò Toshiro, costretto a spostarsi di lato per deviare un paio di kunai che erano riusciti a sfuggire alla barriera difensiva di Kaze.

«Non ti è sembrato che l’abbia fatto apposta?» mormorò Gaara a bassa voce, rivolgendosi a Naruto.

Naruto si strinse nelle spalle, incerto su cosa rispondere. Ma in quel momento il suo cuore prese a battere all’impazzata e nei suoi occhi brillò una luce determinata: la voglia di combattere era tornata a bruciare in lui.

Terminato l’attacco con i kunai, il golem cambiò strategia: passò da un movimento verticale delle braccia a uno orizzontale, iniziando a roteare come una trottola minacciosa che incombette su di loro con una forza devastante.

Le sue mani, serrate in pugni enormi, colpivano l’aria e il terreno con tale violenza che grosse schegge di legno si staccarono dal suo corpo, volando in ogni direzione come proiettili.

Kaze, ancora una volta, richiamò il suo chakra giallo e sollevò un vortice protettivo, per parare i detriti che piovevano contro di loro.
Ma a fermare l’avanzata del mostro ci pensò Mizu: la ragazza lanciò il suo shuriken gigante, potenziandolo con un vortice d’acqua che si scontrò frontalmente con la rotazione del golem.

Lo scontro tra le due forze fu violentissimo e generò un’onda d’urto che fece tremare la foresta.

Quell’attimo di tregua fu sufficiente a Kaze per recuperare Naruto e Gaara, sollevandoli entrambi con un vortice e trascinandoli lontano dal centro della battaglia, mettendoli momentaneamente al sicuro.

«Ti prego, fammi aiutare!» implorò Naruto, fremendo dalla voglia di entrare in azione mentre osservava le sorelle combattere da sole.

«Fa il bravo e lascia fare agli addetti ai lavori.» rispose Kaze, con un tono solo leggermente canzonatorio, mentre lo teneva stretto per impedirgli di buttarsi nella mischia.

Il costrutto si rivelò incredibilmente forte e resistente. La sua avanzata non si arrestò nemmeno di fronte allo shuriken acquatico di Mizu: l’attacco venne annullato con una forza disumana, ma la ragazza non si arrese.

Con un rapido gesto, fece fuoriuscire dalla borraccia dell’acqua che portava con sé e, mescolandola alle particelle sospese nell’aria, ne moltiplicò la quantità. Con movimenti fluidi e precisi, iniziò a scagliarle contro il mostro sotto forma di proiettili acquatici, controllandoli come fossero estensioni del proprio corpo.

Ogni suo gesto era armonioso e sinuoso, come le onde di un fiume che cambia direzione senza mai perdere la sua potenza.

Il golem rallentò lievemente, ma non si fermò.

Nel frattempo, Kaze, sospesa dal vento, si portò alle spalle della creatura. Con una folata più intensa si proiettò in avanti, concentrando nel pugno sinistro una potente carica di chakra demoniaco.

Il colpo andò a segno, sfondando la corazza esterna del mostro. Ma sotto lo strato di legno, una fitta rete di ingranaggi prese immediatamente a muoversi, incastrando il suo braccio e tirandola verso l’interno come in una morsa mortale.

Kaze strinse i denti, mentre il dolore le attraversava l’arto, sentendolo maciullare dai meccanismi. Con uno sforzo disperato riuscì a tirarsi indietro, e quando finalmente liberò il braccio, era ridotto a brandelli, come se fosse passato attraverso un tritacarne.
Immediatamente, la sua Innata si attivò e tessuti e ossa iniziarono a rigenerarsi sotto lo sguardo attonito degli altri.

«Il suo chakra…» sussurrò con affanno, cercando di restare in equilibrio sulla groppa del mostro. «È come quello dei Senju…»

Non ebbe il tempo di dire altro. Dal corpo di legno del golem emersero improvvisamente pali appuntiti, che la trafissero in più punti.

Il corpo di Kaze tremò violentemente. Era completamente immobilizzata, gli occhi paonazzi per il dolore, mentre il suo chakra tentava di rigenerarla. Ma finché fosse rimasta prigioniera dei pali, non avrebbe potuto guarire.

«Kaze!» gridò Naruto, cercando di liberarsi, ma Gaara lo trattenne con uno sguardo: era inutile farsi colpire.

Mizu reagì subito, moltiplicando gli attacchi. I suoi flussi d’acqua cercavano non solo di danneggiare il mostro, ma anche di spezzare i pali che intrappolavano la sorella. Tuttavia, il movimento rotatorio del golem non accennava a rallentare.

La creatura incombeva su di lei con forza sempre crescente, costringendola a schivare continuamente, mentre il terreno intorno veniva devastato. Polvere, schegge di legno e sassi volavano ovunque, rendendo difficile persino respirare.

«Ma perché non le aiuta?!» urlò Naruto, esasperato, rivolgendosi a Toshiro che osservava la scena immobile, le braccia conserte e lo sguardo freddo. «Non vede che sono in difficoltà con quel mostro?!»

Kaze continuava a lottare contro i pali che la tenevano immobilizzata. I loro punti di contatto erano precisi, come se il mostro sapesse esattamente dove bloccarla.

Vide Mizu, svantaggiata perché limitata a usare solo l’acqua della sua borraccia, lanciare attacchi che in altre circostanze sarebbero stati di supporto, ma che ora dovevano servire da principale forma di difesa. La "trottola" di legno continuava a dirigersi inesorabilmente verso Naruto e Gaara, ancora legati e vulnerabili.

Kaze inspirò profondamente, cercò di sgombrare la mente e chiuse gli occhi, digrignando i denti.
«Lame di vento!»

Un vortice tagliente si formò attorno a lei. Il vento le procurò diversi tagli sul corpo, recise ciocche di capelli, ma allo stesso tempo spezzò i pali che la imprigionavano. Finalmente, la kunoichi si liberò. Le ferite si richiusero istantaneamente, mentre il controllo dell’aria le permise di allontanarsi rapidamente dal mostro.

La sua tuta era strappata in più punti, ma la manifattura resistente aveva limitato i danni: il braccio sinistro era completamente scoperto. I capelli, ora sciolti, svolazzavano ovunque e i suoi occhi brillavano di una luce intensa e innaturale.
«Toglietevi di mezzo», disse con una voce profonda e potente, quasi irreale.

Mizu non aveva bisogno di spiegazioni: sentiva dentro di sé la concentrazione e l’accrescimento del potere della sorella, e capì che stava per scatenare un attacco devastante. Si precipitò verso Naruto e Gaara, che raccolse con le braccia rafforzate dal chakra e portò in salvo.

«Non hai la sensazione a volte di essere diventato una bambola?» disse Naruto, rivolto a Gaara mentre venivano trascinati via.
Gaara rispose con un sorriso imbarazzato, consapevole della situazione.

Anche Toshiro intuì che non era più sicuro restare nei dintorni e corse via insieme a Mizu.

Kaze, intanto, allargò le braccia. Intorno a sé, le fronde degli alberi e persino le nuvole a bassa quota iniziarono a roteare in senso orario, mentre il suo chakra si concentrava per il colpo decisivo.

Il golem avanzò verso la direzione presa da Mizu e Toshiro, ma una barriera di vento si parò davanti a esso. Il movimento rotatorio del costrutto venne intercettato dal vortice e, continuando a girare, fu sollevato in aria.

Un’alta colonna d’aria si innalzò, con al centro la shinigami del demone dell’aria. Il vortice crebbe di potenza, e il golem fu completamente in balia di esso. Nel tentativo di contrattaccare, dal suo corpo fuoriuscirono kunai e shuriken, catturati anch’essi dalla tromba d’aria appena formata. Alcuni colpirono Kaze, ma i tagli si rimarginarono immediatamente in uno sbuffo di chakra.

Naruto e Gaara, al sicuro in un punto distante, osservavano con sconcerto e stupore la colonna d’aria. Non avevano mai visto una simile concentrazione di chakra: abbastanza potente da dominare una forza portante senza rischiare di perderne il controllo.

«Kaze è sempre stata portata per tutto ciò che riguarda il controllo del chakra, che siano arti mediche, sigilli o la padronanza del suo demone», osservò Toshiro. «È l’arma perfetta».

Il golem emetteva versi di sdegno e frustrazione. Il corpo, nonostante cercasse di rigenerarsi con il chakra della sua innata manipolazione del legno, perdeva pezzi a ogni colpo.

Kaze sollevò le braccia e il cono d’aria si strinse attorno al mostro. Dalla cima superiore, una testa dragonesca si formò, occhi gialli fiammeggianti, e un ruggito vibrante scosse l’aria circostante. Il drago d’aria si sollevò ancora e poi, curvando a U, scagliò il golem a terra con una forza devastante.

Il costrutto subì danni ingenti: un occhio e un braccio persi, parti del corpo scoperte, ma il chakra infuso dal sigillo sullo stomaco gli permetteva ancora di muoversi.

Kaze scese a terra, provata dallo sforzo. La tecnica l’aveva svuotata, sommata a tutte le energie spese dal mattino precedente per proteggere Naruto e unirsi al gruppo.

Il golem, cigolando e stridendo, si rimise lentamente in piedi. Barcollante e malconcio, restava una minaccia: creato per proteggere la reliquia, avrebbe continuato a combattere finché un ingranaggio fosse rimasto funzionante.

Quando la sorella gemella e gli altri tornarono sul luogo, la trovarono intenta a un ultimo sforzo sovrumano per respingere l’avanzata del mostro, usando una barriera d’aria. Aveva esaurito ogni energia: il volto era mutato, canini simili a quelli di un serpente spuntati, occhi diventati rettiliani, manifestazione estrema del suo potere.

Mizu non esitò un attimo e corse in soccorso della sorella, posizionandosi dietro di lei. Con le ultime gocce rimaste, creò una palla d’acqua di un metro di diametro, che lanciò contro il golem, sbalzandolo a terra.

Il mostro atterrò sulla schiena e tentò di rialzarsi, ma Mizu non aveva ancora terminato il suo attacco. Ogni volta che il golem provava a sollevarsi, la palla, ormai scomposta in diversi getti, lo respingeva nuovamente a terra.

«Liberatemi, lo finisco io con il mio rasengan!» urlò Naruto, sputando dalla bocca, desideroso di intervenire.

«Te lo puoi scordare, ragazzino», gli rispose aspramente Toshiro.

«Allora dobbiamo fuggire, ora che Mizu lo tiene impegnato. Lei non potrà trattenerlo a lungo e Kaze è fuori combattimento», disse Gaara, allarmato. «Vuoi portare a termine la tua missione? Questo golem non si fermerà mai. Hai detto tu stesso che per sconfiggere gli altri guardiani sono morti molti ninja. Vuoi perdere anche loro?»

Toshiro digrignò i denti, ma lo sguardo deciso del Kazekage, quello disperato di Naruto e soprattutto la vista di Kaze allo stremo e Mizu in difficoltà non gli lasciarono altra scelta.
«E sia…», disse, arrendendosi all’ovvietà della situazione. «Mizu, tienilo ancora impegnato mentre ci allontaniamo e raggiungici».

«Sì, maestro!» rispose prontamente Mizu, capo della squadra Shinigami.

Toshiro si piegò per prendere Kaze per un braccio e strattonarla, tentando di farla rialzare. Ma, ora che la sorella era intervenuta, la tecnica di Kaze si era sciolta e tutta la stanchezza l’aveva fatta cadere in una sorta di catalessi.

Naruto gli diede una spallata per farlo indietreggiare.
«Smettila, non vedi che non ce la fa più? Doveva riposare da ore, ma l’hai costretta ad assumere quell’intruglio per farla andare avanti e questo è il risultato!»

**
«Moccioso impertinente, non ti devi impicciare di ciò che faccio con le mie cose!»**

Naruto aveva raggiunto il limite e iniziò a tirare le corde che gli tenevano le braccia legate dietro la schiena.

«Smettila, il nodo è troppo stretto…»
Ma Toshiro non aveva tenuto conto che lo spirito del fuoco del ragazzo ardeva dentro di lui, e che i soprusi non li poteva sopportare.

Nelle ore precedenti, Naruto aveva iniziato a rovinare le corde grazie al coltellino che Kaze stessa gli aveva infilato sotto la manica della giacca. Toshiro, ignaro, credette che fosse stata la sola forza di volontà del ragazzo a spezzarle, e rimase di stucco.

Il biondo si chinò su Kaze, che gli sussurrò di aspettare ancora, prima di rivelargli che in realtà aveva di nuovo accesso al suo chakra. Naruto non comprese il motivo, ma le diede retta, limitandosi a prenderla in braccio.

«Via, ora!» disse Mizu, girandosi appena e constatando che i guerrieri erano ancora lì.

«Cosa vuoi fare, ragazzino?» gli chiese Toshiro, gli occhi iniettati di sangue.

«Per ora salvarci la pellaccia!» rispose frettolosamente Naruto, iniziando a correre in direzione opposta al golem.

Gaara lo seguì a ruota e, dopo un attimo di esitazione, anche il capostipite della Terra fece lo stesso.

L’acqua manipolata da Mizu stava quasi per esaurirsi e anche lei cominciava a sentirsi stanca, provata dall’utilizzo di tutto quel chakra e dal peso dello sforzo di Kaze, che aveva raggiunto il suo limite.

Fortunatamente gli altri erano ormai a debita distanza, permettendole di approfittarne per allontanarsi. Concentrò il chakra nelle gambe e raggiunse una velocità considerevole, colmando rapidamente la distanza verso il resto del gruppo.

Gaara, con le mani legate, era il più sbilanciato e quindi più lento, ma venne intercettato dalla ragazza, che lo raccolse al volo. Quando Naruto si ritrovò improvvisamente al fianco della coppia in pieno volo, non poté che fare una smorfia stranita, stupito da questa “inversione dei ruoli”, dove era la donna a portare in braccio un uomo.

Anche Gaara si sentì strano, ma non ebbe tempo di provare vero disagio: il gesto era stato talmente rapido da non lasciargli nemmeno il tempo di rendersene conto.

Le urla frustrate del mostro si alzarono fino alla cima degli alberi, diventando un’eco lontana, mentre il gruppo si allontanava sotto la luna calante.

Trovarono riparo in una grotta, un’insenatura nella montagna a qualche metro dal terreno, così da poter tenere d’occhio la situazione, nel caso il golem riuscisse a raggiungerli.

Naruto adagiò Kaze con delicatezza: il respiro era irregolare e i canini non si erano ancora del tutto rientrati.

«Sta cercando di stabilizzare il chakra, il demone ha provato a prendere il sopravvento nella sua mente», spiegò Mizu, mentre adagiava a terra anche Gaara.

Ora che anche lei poteva riposare, lasciò scivolare il chakra da braccia e gambe, usate per correre e trasportare una persona più grande di lei, e cadde sulle ginocchia, facendo profondi respiri.

«Sono molto deluso da voi due, vi siete fatte sopraffare», disse Toshiro, intento a consultare mappa e bussola per capire dove si trovassero.

«Maestro, se ci fosse stata Ho…» provò a dire Mizu, ma lui la zittì bruscamente.

«Hanno fatto del loro meglio, erano già stanche. Non hanno fatto altro che affidarsi ai loro poteri: che cosa pretendeva?» sbottò Naruto.

«Tu, moccioso… Mizu, legalo immediatamente».

«Maestro, abbiamo perso le corde alla cascata», rispose la ragazza, tentando comunque di alzarsi per eseguire l’ordine.

«Allora gli taglieremo i tendini, così non proverà a scappare».

«Non ho intenzione di farlo!» intervenne Naruto. «Vi seguirò volontariamente, a patto che liberiate anche Gaara e smettiate di sfruttare le ragazze».

«Sfruttare le ragazze? Loro eseguono i miei ordini, come è stato insegnato loro!», rispose Toshiro, lasciandosi scappare una risata aspra.

«Sono certo che se avessero una volontà propria, ti avrebbero già fatto la festa. Hai la loro obbedienza solo perché gliel’hai imposta con un sigillo!»

«Chi ti ha parlato del sigillo d’ubbidienza, ragazzo?»

«Il maestro Kojama, quando ci ha spiegato i dettagli della missione».

«Kojama te lo ha detto? Quel bastardo non doveva scendere nei dettagli, doveva solo parlarvi della missione, dove vi avremmo trovato, così da poterci intercettare».

Gaara e Naruto impallidirono: era la conferma definitiva che la squadra Shinigami e il capostipite della Terra non avevano mai tradito. Le parole di Kojama risuonarono come un tuono nella loro mente: “Nessuno lascia la confraternita. Si vive e si muore per essa.”

«Perché questa messa in scena?» chiese Naruto, balbettando.

Toshiro, ormai senza più niente da nascondere, mostrò un ghigno.
«Perché le grotte delle reliquie sono tutte sigillate col chakra dell’Eremita. Solo un suo Cercoterio possiede il chakra compatibile per aprire la porta. A causa di Akatsuki, quasi tutti i Cercoteri sono stati catturati, ma l’Ottacoda risiede nel Paese del Fulmine, e il Raikage non è uomo che cede a patti… a differenza della tua Hokage e di questo sbarbatello del Kazekage, sempre pronti a credere a tutti e a prodigarsi per chiunque, rendendo i loro paesi deboli. Di fronte a un vantaggio militare, hanno permesso all’Ennacoda di uscire dalla sicurezza del Villaggio della Foglia. Sarà il vostro più grave errore e la nostra più grande fortuna».

Naruto immaginò la signorina Tsunade sbraitare e rompere tutto se solo avesse saputo in che pasticcio si erano cacciati. Non era una donna sprovveduta, ma la confraternita aveva giocato bene le proprie carte: aveva sfruttato la sua stessa fama come custodi di grandi minacce… quando in realtà erano proprio loro a covare la stessa ambizione.

La prospettiva di un trattamento di favore da parte di un ordine tanto potente era troppo allettante, soprattutto in tempi in cui Akatsuki diventava sempre più minacciosa, abbastanza forte da sconfiggere e rapire persino i kage dei villaggi. Tsunade aveva voluto scommettere… ma la dea della fortuna non è mai stata dalla sua parte.

«Perciò, sei davvero disposto a seguirci di tua spontanea volontà?» chiese Toshiro, con uno sguardo scettico.

«Non mento. Libera Gaara, e ti seguirò fin dove vorrai condurmi», rispose Naruto con tono deciso.

Toshiro soffiò dalle narici. «E il tuo amico rosso? Una volta liberato, starà buono? Io direi di immobilizzare te…»

«Non cercherò di scappare nemmeno io. Te lo prometto», replicò Gaara, lanciando fugacemente un’occhiata a Mizu. L’occhiata non sfuggì a Toshiro, che strinse leggermente gli occhi, e una luce particolare vi brillò dentro.

Il capostipite cambiò improvvisamente espressione e, sorridendo, si portò le mani sui fianchi.
«Sapete cosa vi dico? Voglio fidarmi. Voi ninja della luce siete così leali che non dubito che non mi salterete alla gola appena chiuderò gli occhi… anche perché, se solo osaste farlo, il sigillo di obbedienza nella testa di Mizu e Kaze si attiverebbe e non ci sarebbe nessuno in grado di fermarlo. Morirebbero dissanguate».

Il sangue di Naruto e Gaara si gelò.

Osservarono le due ragazze, stanche e provate. Avevano udito la minaccia del loro superiore? Forse già la conoscevano. Anche questa consapevolezza faceva parte della loro vita. La loro non-vita.

Se Gaara avesse saputo questo diversi anni prima, non avrebbe mai permesso a Mizu di uscire dalle mura di Suna. L’avrebbe tenuta sempre accanto, protetta da qualsiasi minaccia, da qualsiasi privazione. In qualche modo, le avrebbe fatto rimuovere quel sigillo e l’avrebbe mantenuta al suo fianco. Forse, con un obiettivo del genere, tutte quelle nefandezze della sua preadolescenza non sarebbero mai avvenute, perché avrebbe avuto la certezza di avere almeno una persona amica al mondo.

Per Naruto, invece, i ricordi tornavano a poche ore prima, quando era solo con Kaze e in lei aveva intravisto qualcosa di più di una semplice macchina da guerra. Sapeva che in lei c’era vita, passione, altruismo. Cercava di nasconderlo, ma anche un sigillo di costrizione non può soffocare un cuore tanto grande, pensò.

Un rapido pensiero gli attraversò la mente, facendogli pulsare le guance. Si chiese se il rossore fosse visibile anche all’esterno. Non sapeva esattamente cosa provasse, sapeva solo che mille scuse verso Sakura — la Sakura dei suoi sogni — non sarebbero bastate a giustificare questo nuovo batticuore.

Quella notte, entrambi i ragazzi si offrirono di fare a turno.
Le urla frustrate del golem ferito si levavano tra quegli antichi alberi. Chiunque l’avesse costruito aveva messo tutto sé stesso affinché rimanesse efficace anche a secoli di distanza: qualcuno che aveva a cuore le volontà di Hime e del padre, per celarle alla storia e, soprattutto, a chi cercava di impossessarsi dei loro poteri divini.

Avrebbero realmente seguito la squadra Shinigami fino al monte a forma di drago e fin dove possibile, ma chiaramente non avevano intenzione di arrivare fino in fondo. In qualche modo avrebbero fermato Toshiro… anche se ciò significava affrontare le gemelle.

Non parlarono apertamente dei sentimenti che provavano per esse. Come qualsiasi ragazzo adolescente, dichiarare certe cose ad alta voce era imbarazzante. Si creò, però, un tacito accordo: prima di preoccuparsi di sfuggire alle grinfie della confraternita, avrebbero preso di peso Mizu e Kaze e se le sarebbero portate con loro.

Quando iniziò ad albeggiare, Kaze aveva finalmente riottenuto il suo aspetto abituale, e anche Mizu appariva decisamente più distesa.

Il golem non si era fatto sentire da un po’; forse aveva cambiato zona di ricerca o forse aveva finalmente esaurito la sua energia.

Tutti e cinque consumarono colazione con i tonici e con il poco di carne essiccata rimasta, della cerva abbattuta il giorno prima. La minaccia del mostro non aveva permesso loro di fare scorte, e per i due shinobi della Foglia e della Sabbia, poco abituati a nutrirsi di un pasto così misero, quel pasto era quasi ridicolo. Almeno, finalmente, nessuno dei due doveva più essere imboccato.

Usciti allo scoperto e saliti di qualche metro, Toshiro ordinò a Kaze di librarsi in aria e comunicare quanto mancava al monte del drago.

La ragazza obbedì, puntando i palmi verso il terreno e generando un piccolo vortice sufficiente a sostenerla.
Librandosi diversi metri sopra le fronde, fu investita dalla luce calda del sole mattutino a est. A nord, invece, intravedeva le nuvole addensate, tipiche del territorio di Ame.

Posizionata proprio sulla linea di congiunzione tra i tre paesi confinanti — Vento, Fuoco e Pioggia — poteva ammirare l’incredibile diversità geografica generata dalla conformazione montuosa.
Non si stupì quindi di scorgere, al centro di questi territori, il drago indicato dagli antichi scritti come custode della reliquia della Terra, a soli pochi chilometri di distanza, proprio davanti a lei.

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