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Lo stomaco di Naruto brontolava così forte che persino gli uccelli tra i rami si alzarono in volo, spaventati dal suono improvviso.
«Kaze, mi spieghi come fai a farti andare bene solo quei tonici?» sbottò, portandosi una mano alla pancia. «Io sto avendo le allucinazioni sul ramen di Teuchi. Ogni cosa dalla forma circolare ormai mi ricorda le sue ciotole!»
Kaze sospirò, lanciandogli uno sguardo seccato. «Accidenti, era meglio se salvavo il tuo amico. Lui sì che è uno che parla solo se necessario.»
«Beh, mi spiace per te, ma ci sono io» replicò Naruto con tono offeso. «E se ho fame, mi lamento quanto mi pare e piace. Bisognerebbe cercare qualcosa da mangiare. Magari potremmo pescare.»
«Perdere tempo in riva al fiume?» ribatté Kaze, aggrottando le sopracciglia. «Ti sei dimenticato che sei il mio prigioniero?»
Naruto si portò le mani ai fianchi e assottigliò gli occhi, facendo una smorfia capricciosa mentre sporgeva in avanti la bocca. «A maggior ragione! I prigionieri non hanno diritto all’ultimo pasto?»
Kaze serrò la mascella, trattenendo a stento l’irritazione. «Se perdiamo ore preziose, anche questo tonico che sto per ingerire potrebbe diventare il mio ultimo pasto.»
Naruto si grattò la testa, pensieroso. «Permettimi allora di evocare le mie copie. Con qualche decina di loro sarà più facile procurarci provviste.»
«E lasciami indovinare…» disse Kaze, piegando le labbra in un sorriso sarcastico. «La nostra prossima mossa sarà il nostro scontro, in un’epica battaglia tra Cercoteri.»
Naruto fece per ribattere, ma lei si fermò di colpo, si voltò e gli assestò un pugnetto secco sulla testa, un gesto più ammonitore che doloroso, accompagnato da uno sguardo eloquente che diceva chiaramente: “Non ci casco.”
«Certo che sei…» iniziò lui, massaggiandosi la testa.
«Silenzio!» lo zittì Kaze bruscamente, posandogli una mano sulla bocca.
Naruto si immobilizzò, gli occhi che roteavano spaesati. In quel momento non sentiva più nulla, solo il fruscio del vento che si insinuava tra le foglie alte degli alberi.
«Viene da quella parte!» disse Kaze con decisione, prima di scattare in avanti verso la direzione da cui proveniva un verso lamentoso, nascosto tra la vegetazione fitta.
Naruto, inizialmente, rimase dov’era, seduto con una gamba incrociata sull’altra e le mani intrecciate dietro la nuca, con un’espressione annoiata. Ma subito dopo una folata di vento improvvisa lo investì alle spalle, sollevandolo di peso e spingendolo in avanti, facendolo barcollare mentre cercava di riprendere l’equilibrio.
I lamenti provenivano da una stretta gabbia di ferro arrugginito, posta al centro di una piccola radura.
All’interno, rannicchiati l’uno contro l’altra, c’erano un’orsa e il suo cucciolo.
A piangere era quest’ultimo, la voce acuta e disperata che spezzava il silenzio del bosco. La madre, invece, giaceva immobile, il fiato corto e irregolare, mentre una macchia scura di sangue si allargava lentamente sotto il suo fianco.
I due ninja si abbassarono dietro un cespuglio fitto, le foglie che sfioravano le loro guance mentre cercavano di non farsi notare.
Quando i loro occhi si posarono sulla scena, entrambi aggrottarono le sopracciglia, il disappunto dipinto nei loro sguardi.
Kaze fu la prima a uscire allo scoperto, silenziosa come un’ombra, mentre Naruto la seguì subito dopo, un po’ più goffo, facendo frusciare l’erba alta sotto i sandali.
Nei dintorni non sembrava esserci nessuno, solo il vento che agitava i rami e il respiro affannato dell’orsa.
«La riconosci, questa specie, Naruto?» chiese Kaze, senza distogliere lo sguardo dall’animale ferito.
Naruto si piegò in avanti, poggiando le mani sulle ginocchia e strizzando gli occhi per osservare meglio. «Mmm… non proprio. Dovrei?»
Kaze si voltò verso di lui, con un’espressione che mescolava incredulità e fastidio. «Ma che vi insegnano all’accademia? Questi orsi appartengono a una specie capace di entrare in sintonia con il chakra. Hanno persino il potenziale per imparare a parlare come gli esseri umani e diventare ninja, proprio come i tuoi amici cani.»
Fece un breve cenno verso Naruto, che continuava a fissarla senza capire. «Altrimenti, secondo te, perché solo alcuni animali riescono a farlo e altri no?»
Naruto sgranchì il collo, riflettendo. «Oh… quindi è per questo.»
Kaze annuì, con un velo di amarezza nella voce. «Questa specie, in particolare, è molto rara. È stata scoperta di recente, e proprio per questo viene braccata senza sosta.»
Naruto spalancò gli occhi, colto di sorpresa. «Non ne sapevo niente… vi occupate anche di queste cose, voi della confraternita?»
Kaze lo fissò di sottecchi. «Pensavi che svolgessimo solo incarichi di omicidio su commissione?»
Naruto fece una smorfia imbarazzata, abbassando lo sguardo mentre premeva gli indici l’uno contro l’altro. «In effetti…»
Senza aggiungere altro, Kaze estrasse un kunai dalla tasca legata alla coscia. Concentrò il chakra sulla lama, che iniziò a vibrare leggermente, emettendo una sottile luce azzurrina.
Con un colpo secco, spezzò il lucchetto della gabbia. Il metallo cedette con un clang acuto, spegnendosi in un tintinnio.
«Mavrrmma» gemette il cucciolo, avvicinandosi a Kaze con occhi lucidi e pieni di speranza.
L’orsa, invece, sollevò appena le palpebre, emettendo un sospiro roco mentre lottava per respirare.
Kaze si inginocchiò accanto a lei, muovendosi rapida ma delicata. Le impose le mani sulla ferita e cominciò a prestarle le cure necessarie, i movimenti fermi nonostante l’urgenza della situazione.
Naruto osservava la scena con stupore e un pizzico di ammirazione, colpito da un lato della ragazza che non aveva mai visto prima. Ma quel momento di quiete durò poco.
Alle sue spalle, una voce roca e carica di rabbia squarciò l’aria.
Naruto si voltò di scatto, sentendo il rumore di passi pesanti e il tintinnio di armi.
Dalla cima di una piccola altura emersero tre uomini dall’aspetto minaccioso.
Scendevano verso di loro con passo rapido e aggressivo, sollevando polvere e piccoli sassi a ogni movimento.
I loro occhi, carichi di cupidigia, si fissarono sulla gabbia aperta.
«Che ci fate con le nostre prede, mocciosi impiccioni?» ringhiò uno di loro, stringendo con forza l’impugnatura di una mazza chiodata.
«Non fate un passo di più! In quanto shinobi di Konoha vi accuso di aver commesso un crimine nella terra del Paese del Fuoco!»
In risposta, i tre uomini scoppiarono a ridere, deridendoli.
«Pensate davvero che due bambini come voi possano farci paura?» ghignò uno di loro. «Guardatevi: lui non ha nemmeno un’arma, e lei è solo una ragazzina gracile con un bastoncino sulla schiena.»
**
«Ha un bel visino, però,»** soggiunse un altro, con uno sguardo lascivo. «Entrambi ce l’hanno.»
Un brivido corse lungo la schiena di Naruto. Si voltò verso Kaze, che aveva interrotto le cure all’orsa e li fissava con un’espressione glaciale.
«Accidenti, Kaze, hai ancora il volto scoperto… non dovreste mantenere l’anonimato?»
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«Non preoccuparti.»** La sua voce era fredda. «Non vivranno abbastanza per raccontarlo.»
I bracconieri non ebbero nemmeno il tempo di reagire. All’improvviso l’aria si fece pesante, come se venisse risucchiata via dai loro polmoni. Caddero a terra ansimando, confusi, mentre una folata di vento si sollevava attorno a loro.
Kaze apparve in mezzo a loro come un lampo: due kunai saettarono nei colli dei primi due uomini. Prima ancora che i corpi cadessero, estrasse la lama sinistra e, con un movimento fluido e preciso, recise la gola dell’ultimo rimasto.
In una manciata di secondi, tre uomini nerboruti giacevano a terra, senza vita.
Naruto barcollò, poi cadde di sedere, tremando. Il respiro gli si bloccò in gola: non riusciva a credere a ciò che aveva appena visto.
Kaze, con i capelli mossi dal vortice di vento che ancora le turbinava attorno, si voltò verso di lui. I suoi occhi erano tornati di un giallo scintillante.
Questa… questa è la letalità di cui parlavano quando nominavano la Confraternita delle Ombre? pensò Naruto, paralizzato dall’incredulità.
Senza curarsi minimamente dello stato d’animo del ragazzo, Kaze tornò alla gabbia. Non avendo potuto terminare le cure, l’orsa era peggiorata e il cucciolo piangeva disperato.
«Credo che sia morta!» singhiozzò.
Kaze si chinò sulla madre e posò una mano sul petto dell’animale. «C’è ancora un flebile battito. Siete stati fortunati ad avermi trovata.»
Poggiò entrambe le mani sulla ferita e, all’improvviso, venne avvolta da un chakra giallo e demoniaco.
Il vento si sollevò di nuovo, forte, sollevando polvere e foglie secche. Naruto si coprì il volto con le braccia per non farsi accecare.
Quando il bagliore si affievolì, il profondo squarcio sul ventre dell’orsa era completamente scomparso.
Kaze estrasse rapidamente da una delle sue scarselle un panno di cuoio contenente siringhe e fiale, ne riempì una e la iniettò all’animale.
In pochi istanti, l’orsa riprese a respirare regolarmente e aprì gli occhi.
«Mavrrmma!» esultò il cucciolo, saltandole addosso e iniziando a leccarle il muso.
L’orsa, in lacrime, sollevò lo sguardo verso Kaze. «Non so come ringraziarvi!»
Kaze si raddrizzò, riprendendo un tono neutro.
«La lotta al bracconaggio rientra nelle disposizioni dei sette Paesi ninja. Secondo la norma 5, comma 3, noi confratelli possiamo intervenire come riteniamo necessario per proteggere una creatura catturata. Io mi sono solo attenuta alla legge.»
Naruto sbuffò, incrociando le braccia. «Secondo me, bastava dire “prego”.»
Dal modo in cui l’orsa abbassò lo sguardo, era evidente che concordava con lui.
Proprio allora, il silenzio fu interrotto da un forte brontolio: lo stomaco di Naruto che protestava.
Kaze lo fissò impassibile. «Signora, se volete davvero ringraziarci, potreste procurarci un po’ di pesce fresco?»
«Ma certo, signorina!» rispose l’orsa con un sorriso raggiante, mentre il cucciolo la seguiva saltellando. «Mi sento in gran forma grazie a lei. Aspettate qui, tornerò presto con qualcosa di buono.»
Naruto si massaggiò la pancia, imbarazzato. «Ah… finalmente si comincia a parlare di pranzo.»
Non appena la coppia di orsi si allontanò in direzione del fiume, Naruto sorrise soddisfatto.
«Hai avuto una gran bella idea a chiedere aiuto ai migliori pescatori della zona,» disse, complimentandosi.
Kaze però lo ignorò e si diresse verso i tre corpi senza vita. Dallo zaino estrasse un lungo rotolo di pergamena e lo srotolò ai loro piedi.
«Cosa stai facendo?» chiese Naruto, incuriosito.
«Li spedisco alla Confraternita, così che possano verificare la loro taglia nel Libro Nero.»
Naruto aggrottò la fronte. «Aspetta… ma non eravate stati dichiarati traditori dalla Confraternita?»
Kaze, ancora accovacciata, si voltò verso di lui con uno sguardo tagliente.
«Credevi davvero che la Confraternita avrebbe chiesto a Konoha e a Suna di aiutarla con un problema interno?»
«Beh… voi e le tue sorelle siete forze portanti. Avevate bisogno di me.»
Kaze scosse lentamente la testa. «Abbiamo bisogno di te per i nostri scopi, non perché non possiamo affrontare la minaccia da soli. Pensavi che, in secoli di esistenza, il nostro ordine non avesse trovato un modo per gestire persino le forze portanti? Nessuno è invincibile. C’è sempre un modo.»
Si interruppe, guardandolo dritto negli occhi. «Pensa a tuo padre, che da solo ha fronteggiato l’Ennacoda. Noi, come Cercoteri di categoria inferiore, possediamo solo una frazione della potenza che scorre dentro di te.»
Applicò un sigillo sul petto di ognuno dei cadaveri, poi ripeté lo stesso simbolo sul rotolo. Unì le mani nella posizione del sigillo della capra e rilasciò la tecnica.
In un istante, i corpi svanirono in una piccola nuvola di fumo.
Naruto gonfiò le guance, facendo il broncio. «In effetti… era un po’ strano. Immagino che, se me lo stai raccontando, non sia più un segreto da non rivelare.»
Kaze non rispose. Di spalle, il ragazzo non poté notare la contrazione della sua mascella.
Dopo qualche istante, Naruto tentò di cambiare argomento. «Senti… ma non hai provato niente quando hai fatto fuori quegli uomini?»
Kaze lo fissò impassibile. «E cosa dovrei provare per feccia simile?»
«Hai ucciso tre persone a sangue freddo. Io… io non ce l’avrei mai fatta.»
Lei si alzò, chiudendo con calma il rotolo. «La differenza tra me e te è che tu cerchi sempre il buono negli altri. Avresti parlato, discusso, cercato di convincerli. Sai cosa avresti ottenuto? Solo un combattimento lungo e qualche ferita. Non ho dubbi che avresti vinto, Naruto, ma a che scopo sprecare energie… solo per sperare che, grazie alle tue parole, si facessero un esame di coscienza e liberassero i prigionieri?»
Naruto abbassò lo sguardo, stringendo i pugni. «Anche il peggior nemico, se capito, può cambiare. Altrimenti… non sarebbe che un ciclo infinito di odio.»
Kaze gli voltò le spalle, la voce carica di disprezzo. «Porta questa morale altrove. Quello che dici funziona solo con chi è diventato “l’antagonista della storia” a causa di circostanze. Ma non viviamo in una favola, Naruto. Molti uomini scelgono la crudeltà: per smania di potere, per sadismo, o semplicemente per saziare i loro istinti. Tu non puoi neanche immaginare quante persone, uomini e donne, ho dovuto eliminare per motivi come questi… o persino peggiori.»
Naruto tacque, scosso dalle sue parole, poi le rivolse una domanda che gli bruciava dentro. «Se voi doveste ottenere questo nuovo potere… come lo userete?»
«Di sicuro sarà uno strumento in più per combattere certi crimini,» rispose Kaze con calma apparente. «Ma i nostri capi hanno progetti molto più grandi. Non avrebbero orchestrato certi stratagemmi solo per convincerti a unirti a noi.»
Naruto serrò la mascella. «E se a quel punto foste voi la minaccia da eliminare?»
Kaze si fermò per un attimo, senza voltarsi. Poi riprese a camminare, in silenzio.
Gli orsi tornarono poco dopo, con un grosso carico di pesci stretti tra le fauci e appesi alle zampe. Naruto spalancò gli occhi e, con un salto, esultò come un bambino davanti a un regalo tanto atteso.
«Sììì! Stasera si mangia davvero!»
Accesero un fuoco e, poco dopo, tutti e quattro si godettero un pasto sostanzioso.
Il profumo del pesce arrostito si diffuse nell’aria, mescolandosi al crepitio della legna e al fruscio leggero delle foglie mosse dalla brezza pomeridiana.
Kaze, come al solito, cercò di limitarsi a ingerire solo un tonico e un piccolo pesce, ma Naruto si mise subito di traverso.
«Non ci pensi proprio!» protestò, incrociando le braccia. «Con tutto quello che mamma orsa ha pescato per noi, non puoi cavartela con due misere boccate!»
La ragazza tentò di ribattere, ma lui afferrò uno spiedino con un piccolo persico e glielo agitò sotto il naso, insistente.
«Avanti, dagli un bel morso, adesso!»
Kaze sospirò, arresa. «Va bene… ma solo perché, dopo tutto il chakra che ho consumato oggi, ho bisogno di omega 3.»
Si chinò verso lo spiedino e diede un morso elegante e rapido, mentre Naruto sorrideva trionfante.
L’orsa e il suo cucciolo osservarono la scena divertiti. La madre sorrise bonariamente, inclinando la testa.
«Certo che ci tiene proprio a te. Si vede che è innamorato!»
Le parole colpirono Naruto come un fulmine. I suoi capelli sembrarono drizzarsi e il viso gli diventò rosso fuoco.
«Ma… ma che sta dicendo?! Io… io innamorato di questa qua? Non se ne parla nemmeno! E poi… sono suo prigioniero!»
Il cucciolo rise, mostrando i dentini bianchi. «A me non sembri molto impedito nei movimenti!»
Naruto agitò le mani davanti a sé, cercando disperatamente di spiegarsi. «Si fidi, non ho modo di scappare! Ogni volta che provo ad allontanarmi, lei mi riporta qui in un lampo!»
«Vuole solo che tu le stia sempre vicino!» commentò l’orsa, con uno sguardo sognante, come se stesse assistendo a una scena romantica di qualche vecchia leggenda.
Naruto si portò le mani nei capelli, disperato. Aveva ormai capito che, nella testa dell’orsa, loro due erano già stati sposati e con tanto di festeggiamenti.
«Avanti, Kaze, dì qualcosa anche tu! Davvero vuoi che pensino che siamo una coppia? Diglielo che per te i sentimenti non contano niente!»
Kaze si fermò, e per un istante il crepitio del fuoco fu l’unico suono udibile. Poi parlò, con voce calma ma tagliente come una lama.
«Chi ti dice che per me i sentimenti non contano niente?»
Naruto sgranò gli occhi, sorpreso da quella risposta.
La ragazza abbassò lo sguardo verso le fiamme, e per un momento la loro luce dorata mise in risalto la tensione che le serrava la mascella.
«I nostri sentimenti ci sono stati sottratti, Naruto. Non li abbiamo ceduti di nostra volontà. Ce li hanno strappati quando eravamo bambini, lasciandoci solo gusci vuoti… capaci di obbedire e di uccidere senza esitazione.»
Inspirò lentamente, ma nel suo sguardo passò un lampo di rabbia.
«L’unico modo che abbiamo per conoscere la risata o la gioia… è simularle. Persino la rabbia e la tristezza ci sono estranee. Ci hanno privato di tutto, così che nessuno possa ribellarsi… o lasciarsi andare alla disperazione per una vita che ci è stata negata.»
Le sue parole caddero come pietre, spegnendo l’atmosfera leggera di pochi istanti prima.
Naruto la fissò, con il cuore stretto. Se era davvero priva di emozioni, come poteva aver provato quel lampo di rabbia che aveva appena intravisto nei suoi occhi?
Era possibile che lei non se ne rendesse conto?
Venire a conoscenza di quella verità lo rattristò profondamente. Si sentì in colpa per le battute di poco prima e provò un forte dispiacere per averla messa in quella posizione, capendo quanto pesasse il fardello che Kaze portava dentro di sé.
«Non preoccuparti, shinobi della Foglia. Non essendo come te, non c’è motivo di accalorarsi così tanto. Del resto, viviamo in due mondi completamente diversi» concluse Kaze, con tono neutro, ma non ostile.
Terminato il pesce che le era stato offerto, si alzò dal falò ed estrasse una piccola bussola, osservandola con attenzione per orientarsi meglio.
«Ma dove siete diretti?» chiese mamma orsa, cercando di cambiare argomento.
«Pare che stiamo cercando un luogo in cui si trova un’antica reliquia appartenuta a una certa Hime. Ci stavamo muovendo verso nord con sua sorella e il loro maestro, quando io… beh, per scappare li ho fatti finire giù da una cascata» spiegò Naruto, grattandosi la testa con un sorriso nervoso.
«E non siete rimasti uccisi?» domandò l’orsa, incredula.
**«No, Kaze mi ha protetto con il suo corpo. Il suo chakra le rigenera i tessuti… una cosa raccapricciante, bleah!»** rabbrividì il ragazzo.
«Spero tu l’abbia ringraziata. Ti ha salvato la vita» osservò l’orsa, seria.
«Solo per non perdere il suo prigioniero» ribatté Naruto, incrociando le braccia.
«Ma si è lanciata senza esitare, vero?»
«Beh, sì… in effetti è già la seconda volta che lo fa» ammise, a denti stretti.
«Se fossi soltanto un prigioniero, credo che avrebbe scelto un altro modo di tenerti a bada. Prendi quegli uomini, ad esempio: hanno dovuto ferirmi e rinchiudermi in una gabbia per portare me e mio figlio dove volevano. Non si sono mai presi cura di noi» disse mamma orsa, con una nota amara nella voce.
Quelle parole scatenarono in Naruto un ricordo vivido: l’episodio di qualche ora prima, quando nel suo subconscio aveva percepito il tepore di Kaze accanto a lui, la sensazione di sicurezza, quasi… di famiglia.
Al solo pensiero, il cuore iniziò a martellargli nel petto.
Si voltò verso di lei. In quel momento, Kaze era di spalle, i capelli sciolti che ricadevano in avanti, lasciando la nuca scoperta. Naruto sentì un desiderio improvviso e travolgente: alzarsi, avvicinarsi in silenzio, stringerla da dietro… e nascondere il viso proprio in quel punto del collo.
«Magrrmma, ma a nord non ci sono tutte quelle trappole?» chiese l’orsetto, riportando di colpo Naruto alla realtà.
«Sì» confermò mamma orsa, con un tono preoccupato. «Noi non ci dirigiamo mai da quelle parti, è troppo pericoloso. Si dice che lì sorgesse un antico villaggio proibito. Anche quando iniziò a spopolarsi, i suoi abitanti si impegnarono a mantenerlo protetto e segreto. Forse è lì che si trova questa reliquia che state cercando?»
«Sapete dove si trova?» domandò Kaze, che fino a quel momento era rimasta in silenzio, ma che aveva ascoltato ogni parola con crescente attenzione.
«Sì, certo. Tutti gli animali della zona conoscono quel posto» rispose l’orsa, abbassando la voce quasi a voler sottolineare la gravità dell’argomento. «Da lì sgorga una fonte che si riversa nel fiume principale, carica di chakra. È bevendo da quelle acque che molti di noi hanno sviluppato un intelletto superiore… e imparato a parlare.»
Gli occhi di Kaze si illuminarono di entusiasmo. «Puoi descrivermi il percorso?» chiese con impazienza, quasi protendendosi verso l’orsa, mentre agitava un rotolo di pergamena bianco davanti al suo grosso muso.
«Certo. Prendi calamaio e pennello» rispose mamma orsa, pronta a guidarla nella mappa.
Kaze ascoltava con attenzione, annotando ogni dettaglio sul rotolo, mentre Naruto osservava la scena con un’espressione confusa.
Del resto, Toshiro aveva già una mappa. Forse, pensò Naruto, Kaze crede che, dopo tanto tempo, affidarsi a un vecchio manoscritto sia rischioso. Meglio chiedere a qualcuno del posto… ha una sua logica, in effetti.
Poco dopo, le due coppie si salutarono cordialmente e si divisero.
Naruto e Kaze ripresero il cammino, iniziando una lunga salita lungo un vecchio sentiero semi-nascosto dalla vegetazione cresciuta in maniera incontrollata.
La pendenza era tale che, di tanto in tanto, erano costretti a sorreggersi a vicenda, tenendosi per mano.
La fauna locale li osservava in silenzio da dietro gli alberi, con occhi curiosi e diffidenti. Visti da fuori, non sembravano affatto un prigioniero e la sua rapitrice, ma piuttosto due compagni di viaggio.
Ogni tanto si fermavano per riposare. Il caldo estivo li disidratava facilmente e li costringeva a bere spesso.
Durante una di queste pause, Naruto agitò la borraccia ormai vuota con aria sconsolata.
«Accidenti, è finita tutta l’acqua» si lamentò, facendo tintinnare l’oggetto che non conteneva neanche più una goccia.
«Prendi la mia» disse Kaze con semplicità, porgendogli la sua borraccia.
Naruto sgranò gli occhi e arrossì all’improvviso, prendendola come un gesto fin troppo intimo.
«N-no, non preoccuparti!» balbettò, facendo un passo indietro con evidente imbarazzo.
«Perché no? Tra poco ci riaccosteremo al fiume e lì potremo riempirle di nuovo, non mi togli niente» disse Kaze, con un’espressione interrogativa.
«No, non è questo» replicò Naruto, fissando il bordo della borraccia con aria imbarazzata. «È che… ci hai poggiato le labbra. Sarebbe come… darsi un bacio indiretto. Poi cosa direbbe Sakura?»
Kaze lo guardò per un istante, incredula, e poi sbottò:
«Direbbe che sei un pezzo di cretino!»
Gli tirò la borraccia in piena fronte. Il colpo secco fece spuntare immediatamente un bernoccolo.
«Ahi! Fa male!» si lamentò Naruto, portandosi una mano sulla testa. Raccolse l’oggetto da terra e, brontolando, iniziò comunque a bere. Pazienza per Sakura, pensò, la mia gola ringrazia per questo prezioso liquido.
Dopo alcuni sorsi, la guardò con fare serio.
«Questa è la seconda volta che ti vedo arrabbiata senza un motivo reale per simulare un sentimento. Perché lo fai?»
«Non è di tuo interesse. Ti ricordo che sei mio prigioniero» rispose lei fredda, voltandogli le spalle.
«Ora sei sulla difensiva, si vede lontano un miglio» replicò lui, aggrottando la fronte.
Kaze riprese la sua borraccia e, senza aggiungere altro, ricominciò a camminare lungo il sentiero.
Naruto la seguì, ma non mollò l’argomento.
«Il sigillo blocca i sentimenti, ma non i desideri, vero?» alzò la voce, costringendola ad ascoltarlo.
«Tu desideri essere come tutte le altre persone, per questo ti sforzi di apparire tale. Perché non ti ribelli, allora?»
La vide irrigidirsi leggermente, ma lei continuò a camminare, silenziosa.
«Io ti ho vista curare quell’orso ferito» insistette Naruto, il tono ora più accorato. «E vedo ogni giorno come ti prendi cura di me, anche se non vuoi ammetterlo. Scommetto che queste cose non collimano affatto con i principi della tua confraternita, vero?»
La ragazza non arrestò il passo, continuando a ignorare le parole di Naruto, come se non le avesse nemmeno sentite.
Il ragazzo, però, non riusciva più a contenere la frustrazione.
In un moto di rabbia, accelerò il passo, raggiungendola. Le afferrò con decisione un braccio e, con l’altra mano, la spinse contro il tronco di un albero.
Kaze sussultò appena, sorpresa dal gesto, ma non mostrò paura.
Erano quasi della stessa altezza: lei era solo di pochi centimetri più bassa, abbastanza perché Naruto potesse guardarla quasi dritta negli occhi, scrutando con ostinazione quel muro di freddezza dietro cui lei si nascondeva.
«Tu non sai niente di me» ringhiò lei, con voce bassa e tagliente. «Quindi continua a fare il prigioniero. Te lo sei dimenticato che siamo nemici?»
Naruto scosse la testa, il respiro accelerato. «E tu ti sei dimenticata che per me non esistono nemici?» ribatté, la voce vibrante di emozione. «Non posso redimere tutti, lo so. Ma persino un uomo spietato come Zabuza, nei suoi ultimi istanti di vita, ha rivolto i suoi pensieri al suo pupillo Haku. Questo vuol dire che, nel profondo, c’era ancora qualcosa di buono in lui. E io non ho dubbi che anche dentro di te ci sia quel lato gentile e compassionevole che cerchi disperatamente di nascondere.»
Gli occhi di Kaze si strinsero in una fessura, ma Naruto non arretrò.
«Perché hai salvato Buch? Per un semplice regolamento sugli animali intelligenti… o perché non volevi davvero che un cane indifeso morisse?»
«Ho fatto il mio dovere» rispose lei fredda, quasi meccanica.
Naruto scosse il capo con forza. «No. Hai fatto ciò che desideravi fare. Hai desiderato salvare Buch. Come hai desiderato salvare l’orsa e suo figlio. Come hai desiderato salvare me.»
Si avvicinò di un passo, lo sguardo fisso nel suo. «Sei un ninja medico, no? È nella tua natura salvare le vite, non spegnerle.»
Per un istante, lo sguardo di Kaze vacillò, ma subito si ricompose.
Gli premette una mano contro il petto, tenendolo fermo, e sporse leggermente la testa in avanti, fino a sfiorare quasi il suo viso. «Ho capito. Stai cercando di aggrapparti a questa convinzione perché non vuoi essere ucciso. Vuoi farmi provare compassione, così che io ti salvi all’ultimo momento.»
«Niente affatto» replicò Naruto senza esitazione. «Non sono abbastanza intelligente per manipolare qualcuno. Non morirò, ma non perché tu decida di risparmiarmi: non morirò perché non permetterò a nessuno di togliermi la vita!»
Si scostò appena, puntandosi il pollice contro il petto, lo sguardo acceso di determinazione. «Io diventerò Hokage! E sicuro del mio sogno, non posso morire adesso, non alla soglia dei miei sedici anni!»
Per la prima volta, la maschera di Kaze sembrò incrinarsi, seppur di poco.
«Vuoi dirmi…» disse con un filo di voce, «che ti stai interessando a me perché ti dispiace della mia condizione?»
«Certo che anche tu hai la testa dura!» sbottò Naruto, il volto leggermente arrossato ma lo sguardo determinato. «È ovvio che è solo per quello. Io non ti porto rancore e anzi… mi fa rabbia sapere che tu, le tue sorelle e i tuoi confratelli non possiate godere di sentimenti come quelli che ti portano a scherzare, ridere, piangere o gridare ad alta voce tutto ciò che avete dentro. È ingiusto.»
Kaze rimase in silenzio per un istante, poi la sua voce si incrinò, impercettibilmente, come se una crepa si stesse formando nella corazza che la proteggeva.
«Ma tu…» sussurrò, il tono improvvisamente incerto. «Dopo tutto quello che hai passato tu… come puoi parlare così? Come fai a conoscere questi sentimenti, quando non hanno fatto altro che scacciarti, fin da quando eri solo un bambino?»
Naruto abbassò lo sguardo, aggrottando la fronte, mentre le labbra si incurvavano verso il basso. Il dolore di vecchie ferite riemerse nei suoi occhi.
Poi, con estrema delicatezza, sollevò una mano e prese il mento della ragazza, costringendola a guardarlo. Il contatto della sua pelle era caldo, inaspettatamente gentile.
"Accidenti, se è bella..." pensò, sentendo il cuore accelerare.
«Kaze…» disse, la voce bassa ma vibrante. «Proprio perché mi sono ribellato a quello status quo ho scoperto come fare. Quelle persone volevano che scomparissi, che non provassi gioia, che me ne stessi nascosto, lontano dai loro sguardi. Per loro non ero nemmeno un essere umano. Avrei potuto diventare quel mostro che tutti temevano… oppure avrei potuto brillare così forte da costringerli a vedermi per quello che sono.»
Inspirò profondamente, la presa sul mento di Kaze leggermente più salda. «Certo, da solo forse non ce l’avrei mai fatta. Sono stato accolto e ascoltato da persone fantastiche, ed è grazie a loro che non sono rimasto per sempre in quel limbo di solitudine e abbandono.»
Kaze socchiuse gli occhi, il respiro più affannoso, come se quelle parole stessero scavando dentro di lei.
«Quindi…» mormorò, con un filo di voce, «per te è possibile ribellarsi a tutto questo? Vuoi dirmi che esiste una possibilità che io possa liberare non solo me stessa, ma anche le mie sorelle… e tutti i miei compagni… da una vita di comandi e privazioni?»
Naruto annuì con convinzione, i suoi occhi brillanti di determinazione. «Certo che sì! Ne sono assolutamente sicuro! Sei forte, sei intelligente. Libererai te stessa, le tue sorelle e i tuoi compagni da queste catene. Sarete liberi. Liberi di vivere davvero!»
Le parole colpirono Kaze come un fulmine.
Si morsicò il labbro inferiore, gli occhi stretti, mentre lottava contro qualcosa di invisibile che la stava lacerando dall’interno. Poi, in un gesto improvviso, istintivo, si spinse in avanti e baciò Naruto.
Lui sgranò gli occhi, completamente spiazzato. Il calore improvviso delle sue labbra lo paralizzò per un istante, mentre sentiva la mano sinistra di Kaze scivolare sulla sua nuca. Le sue dita, inaspettatamente delicate, si intrecciarono tra i suoi capelli a spazzola, accarezzandoli come se avesse paura che potesse svanire da un momento all’altro.
Il bacio era carico di emozioni confuse: rabbia, paura, desiderio e… un barlume di speranza.
Naruto sentì il cuore esplodergli nel petto, mentre il mondo attorno a loro sembrava dissolversi, lasciando solo il battito dei loro cuori, impetuoso e incontrollabile.
Le poggiò delicatamente le mani sui fianchi, contraccambiando il bacio e godendosi anche lui quel momento così intimo.
Si scambiarono una serie di piccoli baci sulle labbra, prendendosi quel tempo solo per loro. Nel frattempo, Kaze portò lentamente le mani sugli avambracci di lui, quasi come se stesse cercando qualcosa.
All’improvviso, un’aura di chakra gialla divenne visibile attorno ai due e Naruto sentì un’ondata di energia attraversargli il corpo. Un calore piacevole lo pervase, facendolo sentire subito meglio. Abbassò lo sguardo, e con stupore notò che i sigilli che bloccavano il flusso del suo chakra erano scomparsi.
Si voltò verso Kaze, confuso, alla ricerca di una spiegazione.
Lei, con un lieve sorriso, gli disse:
«Se hai detto che non vuoi morire e che mi sosterrai, di certo non potrai farlo senza nemmeno essere in grado di camminare sul tronco di un albero».
Naruto rimase un attimo in silenzio, poi rise piano. «E che dirà il tuo maestro, quando lo scoprirà?»
Kaze incrociò le braccia, con uno sguardo che si fece subito più deciso. «Beh, ovviamente ora dovrò disegnarne di falsi… sempre che tu stia attento a non farli sbavare».
Il ragazzo si passò una mano tra i capelli, imbarazzato. «Accidenti, adesso non riuscirò a pensare ad altro!»
Lei si piegò leggermente verso di lui, assottigliando lo sguardo in un misto di sfida e divertimento. «Allora impegnati… così non succederà.»
Quando ebbe finito di dipingergli le braccia, Kaze gli disse di agitarle un po’, così da aiutare l’inchiostro ad asciugarsi prima, prima di poter tirare giù le maniche della tuta.
Naruto seguì il consiglio… ma, come al solito, lo fece in maniera buffa: agitava le braccia velocemente, come se fosse un uccello che cercava di spiccare il volo. Strinse persino la faccia, nello sforzo di andare il più veloce possibile, e Kaze non riuscì a trattenere un sorriso.
«Fallo sempre» disse Naruto, sorridendo a sua volta.
«Che cosa?»
«Sorridere. Anche se ora lo stai simulando, un giorno sarà vero e sincero. Ti rende ancora più carina.»
Kaze abbassò leggermente lo sguardo, ma poi lo fissò con aria provocatoria, poggiando il mento sulle mani e le braccia sulle gambe incrociate.
«Hei, Naruto… non è che ti sei davvero innamorato di me, come aveva detto l’orsa, per caso?»
Naruto arrossì di colpo, agitandosi. «Io, beh… oh, non farmi queste domande imbarazzanti!» Poi si voltò di lato, assumendo un’aria sognante. «Comunque mi spiace, ma il mio cuore è solo per Sakura… Oh, Sakura-chan, sarà così in pensiero per me, lo so!»
«Sakura Haruno dev’essere proprio fortunata ad essere la prediletta del tuo cuore.» disse Kaze con tono neutro, poi aggiunse con un lieve sorriso ironico: «È un vero peccato che lei non abbia occhi che per il vostro amico Sasuke Uchiha.»
Naruto si bloccò di colpo, saltando quasi sul posto. «Come fai a sapere anche questo?!»
Kaze lo fissò con uno sguardo furbo. «Lo sai cosa si dice di noi, no? Un confratello potrebbe essere nella tua doccia e tu non avresti la minima idea che sia lì.»
Naruto impallidì. «Allora è veroooooo!» urlò, ricordandosi di una conversazione simile avuta solo pochi giorni prima.
La ragazza scoppiò a ridacchiare. «Ma dai, ti sto prendendo in giro!» Poi tornò seria. «Ma credo fosse chiaro che una persona d’interesse come Sasuke, così come suo fratello Itachi, fosse tenuta d’occhio con molta attenzione. A maggior ragione ora che è ricercato. Considerando che Sasuke è noto anche per essere un rubacuori — solo per il suo aspetto, alla fine, perché il suo carattere è… molto discutibile — non si esclude che riceva aiuto da persone invaghite di lui. E le persone innamorate sono le più pericolose.»
Naruto aggrottò le sopracciglia. «I tuoi confratelli, quando vennero al palazzo del Kage per trattare, dissero che avrebbero collaborato con Konoha, in cambio della nostra partecipazione per questa missione.»
Kaze scosse appena la testa. «Chiaramente era una bugia. Abbiamo un ordine di cattura per lui, come per tutti i ninja traditori. Se ancora non l’abbiamo preso è solo grazie a chi lo sta proteggendo… ma è questione di tempo.» Fece una breve pausa, il tono leggermente più cupo. «Sperando che non si unisca ad Akatsuki.»
Naruto spalancò gli occhi. «Lui non lo farebbe mai! Akatsuki è l’organizzazione di suo fratello Itachi, che ha sterminato tutto il suo clan!»
Kaze rimase impassibile. «Il futuro ce lo dirà.»
Il ragazzo ebbe l’impressione che lei non gli stesse raccontando tutto. Probabilmente non sarebbe riuscito a ottenere altre informazioni da lei su quell’argomento, così decise di non insistere.
Avrebbe cercato le risposte da solo, una volta terminata questa faccenda della reliquia di Hime.
Quando furono di nuovo pronti per partire, il cielo aveva iniziato a tingersi di rosa.
«Dobbiamo accelerare, o il maestro Toshiro andrà su tutte le furie» disse Kaze, con tono pensieroso. Poi, tendendogli le mani, aggiunse: «Puoi darmi le mani?»
Naruto gliele porse, confuso. «Eh? Perché?»
«È come pensavo…» mormorò lei, chiudendo per un attimo gli occhi. «Hai affinità con l’elemento dell’aria, come me. Questo ci avvantaggia.»
Il ragazzo la fissò, incuriosito. «Che cosa intendi dire?»
«Posso sollevarci entrambi, ma muovere due corpi umani richiede molto chakra. Finché si tratta solo del proprio peso va bene, ma due persone, per una lunga distanza, diventano un peso enorme.» Kaze parlava calma, ma il suo sguardo era serio. «Dalla cascata siamo ancora distanti diversi chilometri. Però, visto che anche tu sei affine al chakra del vento, se attivo la tecnica puoi alimentarla con il tuo chakra. Così mi eviti di spingermi sull’orlo del sopravvento del mio demone.»
«Capisco…» Naruto annuì, con un’espressione comprensiva. Non molto tempo prima aveva perso il controllo della Volpe, quando gli erano spuntate quattro code. Sapeva bene quanto fosse doloroso e umiliante per una forza portante perdere la propria coscienza… e poi risvegliarsi senza sapere quante distruzioni si erano causate.
Si strinsero la mano, e quando gli occhi di Kaze si illuminarono, Naruto venne investito dalla sua aura di chakra. Era intensa, quasi travolgente, eppure non aveva nulla di sgradevole. Due vortici iniziarono a formarsi attorno ai loro corpi, vorticando sempre più veloci, finché li sollevarono da terra.
«Accidenti, che forza!» esclamò Naruto, entusiasta come un bambino al luna park.
«Non deconcentrarti!» lo ammonì Kaze, con tono fermo ma non severo. «Senti il mio flusso di chakra che si mescola al tuo. Immagina che questo vortice sia come un tuo rasengan: il principio è molto simile.»
Naruto si illuminò di entusiasmo. «Sissignora!»
Colli e cime di alberi scorrevano sotto di loro come un fiume di smeraldo, ma era il loro volo a far sembrare il mondo in movimento.
Il vento, più freddo a quell’altitudine, soffiava tra i capelli di Naruto, scompigliandoli come raggi di sole spezzati, mentre Kaze lo guidava con mano sicura, sfruttando le correnti d’aria per spingerli nella direzione desiderata.
Naruto sentiva la mano di lei nella sua: piccola, calda, eppure incredibilmente forte. Ogni tanto, Kaze lanciava uno sguardo al suo profilo, soffermandosi su quegli occhi azzurri, limpidi come il cielo, e sui capelli dorati che sembravano catturare l’ultima luce del giorno. Quelle linee sulle guance, simili a baffi di volpe, erano la prova di un potere che lei conosceva bene, ma che in quel momento le sembrava parte integrante di lui, come se lo rendessero ancora più unico.
Naruto, con il cuore che batteva forte per l’adrenalina e per la vicinanza della ragazza, sorrise spontaneamente.
In quel volo non c’erano ruoli, non c’erano catene: solo due giovani sospesi tra cielo e terra. Per un attimo fu come se il mondo intero fosse scomparso, lasciandoli danzare tra le correnti, lontani dall’odio e dagli ordini che li volevano nemici. Due ragazzi con un’infanzia calpestata, ma con una disperata voglia di vivere, di afferrare ogni attimo che la vita concedeva loro.
Kaze sentiva il chakra di Naruto fondersi col suo, due energie che si intrecciavano come le loro mani. Lui era calore, luce, un sole che non conosce ombre. Lei era silenzio e mistero, una creatura della notte che aveva imparato a muoversi nel buio.
Quando l’orizzonte iniziò a incendiarsi di rosso e arancio, il giorno e la notte si toccarono per un istante, proprio come loro due.
Naruto la attirò a sé, poggiandole la mano libera sul fianco. Questa volta non ci fu esitazione né imbarazzo. I loro volti si avvicinarono, e le loro labbra si incontrarono mentre, alle loro spalle, il sole calava dietro i monti e l’oscurità saliva a reclamare il cielo.
Un bacio che suggellava quell’attimo sospeso, dove un ninja del giorno e una ninja della notte avevano trovato, anche solo per un respiro, la libertà di essere semplicemente Naruto e Kaze.