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Creato il 26/06/2026, 04:45 · Aggiornato il 26/06/2026, 04:55

Capitolo 8: Cani e padroni

@bergadavideDavide
EsplicitoIn corso

Avvertenze (opera)

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  • Contenuto sessuale esplicito
  • Copertina AI
  • Gaslighting / Manipolazione psicologica
  • Sangue
  • Violenza
  • Violenza Esplicita
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Spalanco la portiera della Yaris prima ancora che Francesco abbia spento del tutto il motore e col mio sguardo gelido la obbligo a farsi da parte, quella nullità. Scivolo dentro con un movimento rapido, portandomi dietro una ventata di aria fredda, l'odore di benzina e il profumo maschio di Juri che mi è rimasto appiccicato sulla giacca e sulla pelle come un marchio. Mi siedo davanti, sul sedile del passeggero. Il mio posto. Non mi importa se dentro c'è qualcuno, se la obbligo al sedile posteriore. Non mi importa di niente.

Ma dietro all' abitacolo il fruscio di un vestito pulito interrompe il mio silenzio. Sabrina si irrigidisce, fa un piccolo scatto di tosse infastidito e poi si sporge in avanti, stringendo le mani sul mio poggiatesta.

«Certo che hai proprio una bella faccia tosta, Francesca», dice, e la sua voce flautata stasera è acida come il latte andato a male. «Ti fai sbattere fuori dal tipo di turno a notte fonda e squilli come se niente fosse. Sembri proprio il padrone che fischia, e Francesco il cagnolino che corre a riportarti l'osso. Dovresti darti una regolata».

Il silenzio dura un millesimo di secondo. Un silenzio elettrico.

Padrone. Cane.

Le parole mi rimbalzano nel cervello, risvegliando il catrame. Prima ancora che Francesco possa anche solo aprire la bocca per fare il suo solito pezzo da bravo ragazzo, la mia mano scatta sul tunnel centrale. Afferro la leva del freno a mano e la tiro su con un colpo secco, violento, usando tutta la forza che ho. I freni posteriori fischiano sull'asfalto, la Yaris inchioda di colpo in mezzo alla carreggiata deserta e ci fa sobbalzare tutti in avanti.

Mi giro sul sedile con la lentezza di un predatore. I miei occhi color ghiaccio, illuminati dai riflessi verdi del cruscotto, si piantano nei suoi. La incenerisco con uno sguardo che ridurrebbe in polvere un muro di cemento.

«Ripetilo», sussurro, e la mia voce è una lama affilata che taglia l'oscurità dell'abitacolo. «Ripeti ancora una volta la parola cane, Sabrina. Tu non sai nemmeno di cosa stai parlando. Sei una nullità vestita bene che pensa di aver capito il mondo perché ha un buon conto in banca e legge le frasi sui cioccolatini. Io e Francesco abbiamo una storia che tu non potresti nemmeno sognare nei tuoi incubi peggiori. Se sono qui, è perché lui sa chi sono. Tu sei solo un passatempo per le sere in cui fa troppo caldo».

«Fra, adesso basta! Calmati!» interviene Francesco, alzando la voce e stringendo le mani sul volante fino a farsi sbiancare le nocche. Ma sta solo buttando benzina sul fuoco. Parlare di "calma" a me, adesso, è come lanciare un fiammifero in una cisterna di gasolio.

«Calmarmi? Il cagnolino ha imparato a ringhiare?», sibilo, voltandomi verso di lui.

Sabrina, fuori di sé dalla rabbia e dall'umiliazione, afferra la maniglia, apre la portiera posteriore e scende in mezzo alla strada. «Io con questa pazza non ci sto in macchina! Francesco, falla scendere o me ne vado io!».

Non me lo faccio ripetere. Calcio la mia portiera, scendo a piedi nudi sull'asfalto freddo. Francesco spegne il motore, sfila le chiavi e scende a sua volta, correndo dietro a entrambe in mezzo a quella via deserta di periferia, illuminata solo dai fari abbaglianti della macchina rimasti accesi.

«Francesca, cazzo! Fermati!», mi urla dietro, afferrandomi per una spalla. «Ti ricordi cosa mi hai detto? Eri stata tu a dirmi di fare il bravo con Sabrina! Tu mi hai detto di trovarmi una ragazza normale, di lasciarti in pace! E adesso fai questa scenata?».

Mi blocco di colpo. Mi giro. Il mazzo di capelli sciolti mi cade sul viso, ma quando lo scosto, lo guardo con una freddezza tagliente, gelandolo sul posto.

«È questo che vuoi, Fra?», gli chiedo, e la mia voce melodiosa torna bassa, felina, a pochi millimetri dal suo viso. «Vuoi davvero la ragazza normale? Vuoi la vita pulita con Sabrina?».

Non gli lascio il tempo di rispondere. Faccio una mossa che non si aspetta. Nonostante io sia esile, minuta rispetto a lui, lo afferro con una forza d'acciaio per il colletto della camicia. Lo spingo indietro con violenza, facendolo sbattere con la schiena contro la portiera della sua Yaris. Il metallo flette sotto il suo peso con un rumore sordo.

Incollo il mio corpo al suo. Infilo una delle mie gambe lasciate quasi nude dagli shorts di jeans in mezzo alle sue, bloccandogli le cosce, senza lasciargli spazio per respirare, premendo contro di lui. Sento l'odore del sesso di Juri ancora addosso e lo sente anche lui, la mia pelle che brucia di freddo, e pianto i miei occhi nei suoi, così vicini che riesco a vedere il terrore e il desiderio che gli confondono le pupille.

«O forse quello che vuoi davvero...», gli sussurro, con le labbra che quasi sfiorano le sue«...è venire all'inferno con me? Vuoi finire nel fango, Fra? Vuoi affogare nel catrame insieme a me? Dimmelo. Dimmi che è questo che desideri».

Vedo il suo respiro mozzarsi, farsi pesante, corto, spezzato. E nonostante la rabbia, nonostante la presenza di Sabrina che ci guarda a bocca aperta dall'altro lato della strada, il suo corpo mi risponde subito. Avverto la sua erezione improvvisa che mi preme contro la coscia, sente il suo sussulto, il suo cedimento totale di fronte al mio potere. È mio. Lo è sempre stato.

Mi viene da ridere, ma è un sorriso cinico, amaro, pieno di un disgusto profondo che è tutto per me stessa.

Lo mollo di colpo, facendogli quasi perdere l'equilibrio contro la portiera. Mi tiro indietro, mi scosto i capelli dalla fronte e lo guardo come se fosse l'ennesima delusione della mia serata. Anche lui, l'unico pulito, si piega davanti a questo schifo.

«Sei prevedibile, Fra. Esattamente come tutti gli altri», dico, con una voce che mi esce improvvisamente stanchissima.

Mi volto di spalle, senza guardare né lui né quella nullità sul marciapiede. Mi incammino a piedi nudi lungo la mezzeria della strada, dondolando i fianchi nel buio, diretta verso casa mia. Li lascio lì entrambi, fermi sotto la luce dei fari, a raccogliere i pezzi di quello che ho appena distrutto.

Mentre cammino nella notte, il battito industriale dei Nine Inch Nails ricomincia a pomparmi dentro le orecchie, l'unica colonna sonora possibile per il mio vuoto.

Help me become somebody else.

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